Proseguono al Teatro Olimpico di Vicenza i Concerti della XXXV edizione delle Settimane Musicali, intitolata I canti della terra.
Venerdì 29 e domenica 31 maggio, alle ore 20.45, il festival propone due appuntamenti che attraversano epoche, geografie e linguaggi differenti, tenendo insieme il piacere del fare musica, il dialogo tra generazioni e il rapporto tra scrittura colta, radici popolari e memoria sonora.
In entrambi i concerti il tema dell’edizione, I canti della terra, trova una declinazione cameristica e insieme profondamente narrativa. Da una parte la terra è luogo degli affetti, della memoria condivisa e dell’amicizia musicale, che nel concerto dedicato a Bruno Canino prende forma attraverso il dialogo tra il pianista, Alfredo Zamarra alla viola e Alessandro Carbonare al clarinetto. Dall’altra diventa mappa mobile di culture, ritmi e tradizioni, affidata a Sonig Tchakerian al violino, Giovanni Sollima al violoncello, Stefania Redaelli al pianoforte, Maria Luisa Zaltron mezzosoprano, Roberto Loreggian al clavicembalo e Vito De Lorenzi alle percussioni e ai tamburi a cornice del Mediterraneo.
Due percorsi diversi, ma uniti dalla stessa idea di ascolto: la musica come esperienza di incontro, trasmissione e trasformazione.
Bruno Canino e il piacere del fare musica insieme (venerdì 29 maggio)
Venerdì 29 maggio alle ore 20.45 il Teatro Olimpico ospita Musica in amicizia, omaggio ai 90 anni di Bruno Canino, straordinario pianista italiano e protagonista da oltre settant’anni della vita musicale in Italia e nel mondo. Accanto a lui saranno Alfredo Zamarra alla viola e Alessandro Carbonare al clarinetto, tre musicisti di generazioni diverse riuniti per il piacere del fare musica insieme.
Il programma guarda ad alcune tra le più raffinate pagine cameristiche di Mozart, Ysaÿe, Debussy, Stravinskij e Schumann. Quello che a prima vista può apparire come una costellazione di brani distanti per epoca e stile costruisce in realtà un percorso sottile e coerente, nel quale i diversi momenti si richiamano e si rispondono. Ai due estremi si collocano la Vienna classica di Mozart e il Romanticismo più visionario di Schumann, uniti dalla medesima formazione per clarinetto, viola e pianoforte.
Il concerto si apre con il Kegelstatt-Trio KV 498 di Mozart, nato come musica d’amicizia e destinato alla pratica domestica della Hausmusik, all’interno del circolo familiare dei Jacquin, intimi del compositore. Secondo la tradizione, la giovane Franziska Jacquin, allieva di Mozart, avrebbe suonato il pianoforte, il virtuoso Anton Stadler il clarinetto e lo stesso Mozart la viola. In chiusura, le Märchenerzählungen op. 132 di Schumann riprendono lo stesso organico settant’anni dopo, trasfigurandolo in un mondo più fantastico, interiore e notturno.
Al centro del programma questo equilibrio cameristico si apre a momenti di solismo. La Ballade dalla Sonata op. 27 n. 3 di Ysaÿe, proposta in trascrizione per viola, porta nel concerto una tensione drammatica e rapsodica; i Préludes di Debussy dal Secondo Libro trasformano il pianoforte in generatore di immagini e suggestioni; i Tre pezzi per clarinetto solo di Stravinskij asciugano il discorso musicale fino a una scrittura essenziale e ritmica. Il ritorno finale al trio con Schumann chiude un cerchio timbrico e poetico, riportando l’ascolto alla gioia del suonare insieme.
Mappa Mundi: musiche in viaggio tra epoche e culture (domenica 31 maggio)
Domenica 31 maggio alle ore 20.45 nell’amnbito dell’edizione 2026 delle Settimane Musicali sarà la volta di Mappa Mundi, concerto che mette in dialogo musica d’arte, tradizioni popolari e scrittura contemporanea. Protagonisti saranno Sonig Tchakerian al violino, Giovanni Sollima al violoncello, Stefania Redaelli al pianoforte, Maria Luisa Zaltron mezzosoprano, Roberto Loreggian al clavicembalo e Vito De Lorenzi alle percussioni e ai tamburi a cornice del Mediterraneo.
Il programma si presenta come un diario di viaggio attraverso epoche e geografie sonore: la pizzica salentina incontra le sonate di Alessandro e Domenico Scarlatti, i canti scozzesi di Beethoven dialogano con la tradizione armena di Padre Komitas, il canto arbëreshë di Sicilia si affianca alla Tarantella orientale di Eliodoro Sollima e a Continuum Nomade di Giovanni Sollima. Una trama in cui barocco, classicismo, canto popolare e contemporaneità condividono una stessa energia ritmica, narrativa e spirituale.
Il Mediterraneo è il primo grande spazio simbolico del concerto. Le percussioni soliste, la Pizzica Indiavolata salentina e Tremula terra di Vito De Lorenzi, pagina per tamburo a cornice del Mediterraneo, offrono una chiave di lettura per il dialogo con il barocco di Alessandro e Domenico Scarlatti. Nelle sonate di Domenico Scarlatti, segnate anche dalla lunga esperienza nella penisola iberica, si avvertono ritmi popolari, richiami alla danza e inflessioni di matrice iberica: il mondo colto e quello popolare non appaiono separati, ma come parti di una stessa geografia musicale.
Un secondo asse del concerto riguarda il rapporto tra canto, memoria e radici. Nei Canti scozzesi op. 108 Beethoven guarda al patrimonio popolare attraverso la sensibilità del classicismo viennese, rivestendo le melodie tradizionali con la raffinatezza della scrittura cameristica. Accanto a questo sguardo, Krunk di Padre Komitas e Moj E Bukura More della tradizione arbëreshë di Sicilia introducono una dimensione più raccolta, legata alla lontananza, all’esilio e alla trasmissione dell’identità.
La sintesi finale arriva con la Tarantella orientale di Eliodoro Sollima e con Continuum Nomade di Giovanni Sollima, che portano il percorso dentro una scrittura contemporanea capace di raccogliere materiali, memorie e sonorità diverse. Con Continuum Nomade l’organico si ricompone, riunendo strumenti, voce, clavicembalo, pianoforte e percussioni in un unico presente sonoro.
Il termine “nomade” racchiude il senso del concerto: la musica come viaggio e incontro tra luoghi, secoli e culture.


