(articolo di Eleonora Boin, da VicenzaPiù Viva n. 305, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr)
Vicenza è conosciuta come la città del Palladio e della lavorazione dell’oro, ma ha in realtà una storia importante anche per quanto riguarda l’aviazione, che nella città è fatta soprattutto di infrastrutture militari riconvertite, tentativi di avviare collegamenti civili e di una presenza costante – seppur poco visibile – di scuole di volo e iniziative imprenditoriali legate al trasporto aereo. A differenza di altre città del Nord Italia, Vicenza non è mai diventata un hub del volo, ma per oltre un secolo ha rappresentato un laboratorio periferico dell’aviazione civile e privata italiana.
Il punto di partenza e più famoso è l’Aeroporto Tommaso Dal Molin, voluto e costruito dal comune già nel 1921 sul luogo dove era collocata la piazza d’armi della città durante la Prima guerra mondiale. L’aeroporto era inizialmente dotato di pista d’atterraggio in erba, lunga 500 metri e permise al neonato Aero Club di operare a Vicenza. In seguito, l’aeroporto venne acquistato dalla Regia Aeronautica, che fece dei lavori di potenziamento importanti: la pista venne cementificata e portata a 1000 metri e venne aggiunta l’illuminazione, che permise di effettuare voli notturni. Il Dal Molin fu il primo aeroporto in Italia ad essere dotato di una pista illuminata, motivo per cui svolse un ruolo rilevante durante il secondo conflitto mondiale, per quanto riguarda l’ambito militare. Infatti, durante la Seconda guerra mondiale fu utilizzato prima dalla Regia Aeronautica e in seguito dalla Repubblica Sociale Italiana, che portò la pista ai definitivi 1500 metri.

Durante il conflitto il Dal Molin venne pesantemente bombardato e subì diversi attacchi aerei, che sono stati precedentemente discussi anche nel nostro giornale.
Alla fine del conflitto il traffico civile rimase molto limitato data la forte presenza dell’aeronautica e l’immobilità politica del periodo e per questo, già nel 1947 cessarono i collegamenti di linea regolari. Così, l’ipotesi di trasformare Vicenza in uno scalo strategico per il Nord-Est venne progressivamente accantonata a favore di Verona. Questa scelta ha inciso in modo decisivo sullo sviluppo successivo e, nonostante il tentativo fallito di creare un nuovo scalo civile negli anni 80, l’aeroporto rimase attivo quasi esclusivamente come base militare. Negli anni 2000, dopo che gli Stati Uniti avevano espresso la volontà di instaurare una nuova base militare nel territorio dell’aeroporto, il Dal Molin venne cancellato dalle mappe aeree e la pista venne smantellata tra le proteste dei vicentini.
Nell’area ad ovest dove sorgeva una volta l’Aeroporto di Vicenza si trova ora la base militare “Del Din”, mentre sulla pista sorge il Parco della Pace.
Accanto allo scalo, però, ha continuato a operare una realtà centrale per l’aviazione locale: l’Aero Club Vicenza, fondato nel 1921. Un club che rappresenta uno degli elementi di maggiore continuità nella storia aeronautica vicentina, dato che dopo la guerra riprese le attività di addestramento dei piloti civili, promuovendo il volo sportivo e favorendo il mantenimento di competenze tecniche che sarebbero rimaste sul territorio anche nei decenni successivi. Con il progressivo ridimensionamento del Dal Molin, l’Aero Club spostò le proprie attività su altri campi volo della provincia, in particolare nell’area di Thiene. Attualmente, l’Aereo Club continua la sua attività nell’aeroporto Romeo Sartori di Asiago.
Le compagnie aeree a Vicenza, invece, sono state perlopiù di piccole dimensioni e sono durate poco nel tempo. Un primo tentativo significativo è stato quello di Voli Regionali Spa, fondata nel 2004 e basata proprio sull’aeroporto Dal Molin, una compagnia che operava voli charter e collegamenti nazionali e internazionali di corto raggio, con l’obiettivo di servire direttamente il bacino vicentino senza passare da Venezia o Verona. Nonostante alcuni accordi commerciali e una fase iniziale di sperimentazione, l’operatività si rivelò insostenibile: i vincoli infrastrutturali dello scalo e una domanda insufficiente portarono alla cessazione dei voli già nel dicembre 2005. In particolare, a contribuire fu anche la cessione dell’area ai militari americani, che non permise l’aumento delle ore di apertura dell’aeroporto. Per questo motivo, nel 2006, Voli Regionali chiese un risarcimento alla società proprietaria dell’aeroporto.

L’esperienza di MyAir fu invece più ambiziosa, ma rimase solo indirettamente legata allo scalo vicentino. MyAir.com, una compagnia nata nel 2004 la cui sede amministrativa si trovava a Vicenza, si inserì nel mercato delle compagnie low cost italiane, operando principalmente da Bergamo, Venezia e Bari. La scelta di collocare la sede amministrativa a Vicenza rimase legata più per logiche manageriali e fiscali che operative, tuttavia contribuì a rafforzare il ruolo della città come centro nel settore. Dopo una rapida espansione, la compagnia entrò in crisi e nel 2009 perse la licenza di volo, chiudendo definitivamente l’anno successivo, quando il tribunale di Vicenza ne dichiarò il fallimento.
Ancora diverso fu invece il caso di Alpi Eagles, fondata nel 1996 a Thiene. Alpi Eagles nacque dall’esperienza di una pattuglia acrobatica civile, dalla quale prese il nome, e si trasformò presto in una compagnia regionale che operava voli di linea e charter, soprattutto dal Nord-Est.
La base operativa principale della compagnia era l’aeroporto di Venezia, ma la compagnia rimase fortemente legata a Vicenza per via della sua fondazione e per quanto riguarda la storia personale di alcuni manager. Dopo oltre dieci anni di attività, la società fu travolta dalla crisi del settore e dopo vari disservizi e ritardi venne dichiarata fallita nel 2008.
Oltre alle compagnie di linea, Vicenza ha ospitato e continua a ospitare un insieme di attività legate all’aviazione generale: scuole di volo, aeroclub, officine di manutenzione e imprese specializzate nella componentistica aeronautica, un tessuto “minore” che ha garantito continuità al settore anche nei periodi in cui mancavano collegamenti civili regolari. In particolare, la presenza di un distretto metalmeccanico avanzato ha favorito lo sviluppo di aziende fornitrici per l’industria aerospaziale, rendendo l’aviazione parte integrante, seppur marginale, dell’economia locale. Alla fine, Vicenza non è stata una città aeroportuale in senso stretto e non è mai diventata un polo di riferimento per il Veneto, ma ha rappresentato un caso interessante di sviluppo aeronautico diffuso, a riprova della forte vocazione industriale del territorio.


