martedì, Maggio 26, 2026

Caso Silva: la vittoria di Davide contro Golia. La storia di un Comitato di cittadini che ha salvato l’acqua di vicentini e padovani

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(articolo di Serena Balbo, da VicenzaPiù Viva n. 306sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr) 

Di acqua si parla spesso a Vicenza, e non sempre dal punto di vista degli scorci po­etici di cui sono protagonisti i suoi fiumi. L’acqua è il bene primario dell’uomo e, se inquinata, può mettere a rischio la salute dei cittadini.

Per l’acqua si è battuto un Comitato de­nominato “Tuteliamo la Salute”, in lotta contro il progetto di sviluppo delle atti­vità della Silva S.r.l., ex Safond-Martini, azienda del Gruppo Ecoeridania specia­lizzata nel trattamento e recupero di rifiu­ti industriali, a Montecchio Precalcino (VI).

Capita raramente, nella vita reale, che Davide vinca contro Golia, ma in questo caso, così come per la lotta di 20 anni del Coordinamento Comitati di Giancar­lo Albera per la destinazione pubblica dell’area della ex Centrale del Latte di Vicenza, l’attivismo popolare ha dato i suoi frutti.

Ma facciamo un passo indietro…

Safond-Martini – nata nel 2009 dalla fu­sione di Safond Sabbie da Fonderia in Via Terraglioni 50 (sito denominato T50 e Martini Sabbie sito in via Terraglioni 44 (denominato T44), attive fin dagli anni ‘80, e poi acquisita nel 2022 dal Gruppo Ecoeridania – includeva un impianto di trattamento di rifiuti costituiti da sabbie di fonderia esauste; oggi il progetto propo­sto da Silva prevedeva l’installazione di tre nuovi impianti: uno per la sterilizzazione termica di rifiuti ospedalieri (provenienti da fuori provincia), un impianto per la ri­generazione di sabbie da fonderia, con au­mento della capacità da 15mila a 70mila tonnellate annue, e il terzo un deposito di rifiuti pericolosi e non, liquidi e solidi, comprendente sostanze altamente tossiche e corrosive. Il sito si trova al centro della zona di ricarica di falda dei pozzi di Vil­laverla e Dueville e a ridosso delle risorgive del fiume Bacchiglione, aree che andreb­bero rese zone di salvaguardia, come già stabilito da più di 70 sindaci dei comuni del consorzio di bacino ATO Bacchiglione ad agosto 2025.

La vicenda inizia nel 2024, quando il sindaco di Montecchio Precalcino, Fabri­zio Parisotto, viene riconfermato e viene eletta la giunta comunale; l’Opposizione solleva la questione del progetto Silva – al­lora i cittadini non ne erano a conoscen­za -. Il progetto a luglio viene presentato in Provincia di Vicenza con la possibilità da parte di cittadini ed enti di avanzare delle osservazioni; Silvia Peruzzo, ex assessore del comune di Mon­tecchio Precalcino, ha formulato le considerazioni che, corredate da circa 400 firme di citta­dini, sono state in­viate dall’avvocato Pierantonio Cenci tramite il porta­le preposto della Provincia. Da quel momento è nata la consapevolezza, in molti cittadini anche dei comu­ni limitrofi, che il progetto se appro­vato sarebbe stato troppo impattante per le conseguenze ambientali irreversibili che avrebbe comportato.

Il 20 gennaio 2025 si è costituito un Co­mitato, “Tuteliamo la Salute”, che ha preso a cuore la vicenda; l’obiettivo dei firmatari provenienti da diversi paesi tra cui Montecchio Precalcino, Dueville, Vil­laverla, Sarcedo, è quello di informare i cittadini attraverso incontri pubblici e sensibilizzare enti e istituzioni, ricercando un dialogo con i sindaci. La preoccupa­zione era legata in particolare al rischio inquinamento dell’acqua, ma anche alla qualità dell’aria e alla sicurezza stradale: nel progetto si parlava di 104 mezzi pe­santi e 222 furgoni che ogni giorno avrebbero transitato per il Comune di Montecchio Precalci­no, portando un notevole aumento di inquinamen­to, oltre che un pericolo per gli studenti che ogni giorno viaggiano in bici­cletta per raggiungere lo scalo ferroviario di Mon­tecchio-Villaverla.

Inizialmente i tre sinda­ci dei comuni coinvolti (Montecchio Precalcino, Dueville, Villaverla) era­no unanimi nel definire “allarmistiche” le posizioni del Comitato, in quanto il progetto era da considerarsi, a loro detta, “migliorativo”, e lo avevano espresso attra­verso un comunicato stampa congiunto emanato il 14 febbraio 2025.

Nel frattempo il Comitato ha interpellato esperti, idrogeologi, ingegneri e medici, tra cui Vincenzo Cordiano di Associa­zione Medici per l’Ambiente, Lorenzo Altissimo, ex direttore del Centro idrico di Novoledo, e Andrea Rinaldo, insignito del Premio Nobel per le Scienze dell’Ac­qua; tutti hanno dato parere negativo al progetto.

Melissa Peruzzo, Rossella Maccà, Silvia Peruzzo, Raffaella De Boni e Giampaolo Graziani

A fine luglio 2025 il Comitato ha inviato una lettera alla Regione Veneto, all’atten­zione del Presidente Luca Zaia e dell’as­sessore all’Ambiente e Protezione Civile Gianpaolo Bottacin, per sollecitare l’ap­provazione delle aree di salvaguardia, corredata da 5.000 firme raccolte dal Co­mitato che ha acquisito, nel frattempo, sempre più notorietà e consenso a livello locale, ma anche regionale.

Intanto, la preoccupazione dei cittadini è aumentata perché è stata pubblicata una relazione di ARPAV in cui si stabilisce la presenza di PFBA provenienti dai lavori relativi alla Superstrada Pedemontana Ve­neta anche nelle cave di Montecchio. Il Comitato ha ricordato inoltre che 30.600 metri cubi di materiale contaminato della Pedemontana è stato portato nella “Cava Brugiane”, di cui Silva srl è comproprieta­ria, ed ha evidenziato la presenza di PFBA nelle acque sotterranee dei piezometri di valle della discarica Terraglioni di Mon­ tecchio Precalcino, adiacente a Silva.

Intanto, tra i cittadini hanno iniziato a cir­colare video e foto che immortalano l’area T50 (sita a ovest della stazione ferroviaria di Montecchio-Villaverla): da un lato si sono interrogati sulle emissioni aeree dei cumuli di sabbia di fonderia, e dall’al­tro ci si è domandati quale sia l’effettivo trattamento delle acque di dilavamento, le quali – in alcuni video – si riversavano copiosamente nei terreni limitrofi e nel fondo cava (potenzialmente potrebbero essere inquinate).

Ad ottobre 2025 il Comitato ha orga­nizzato una serata dal titolo “Un po’ di sana politica” (patrocinata dal comune di Dueville), in cui si è tenuto un dibattito tra diverse formazioni politiche, tre di centrodestra e tre di centrosinistra. A di­scutere sono stati Francesco Gonzo (FDI), sindaco di Isola Vicentina; Morena Marti­ni (Lega), ex sindaco di Rossano Veneto; Gabriele Tasso (FI), sindaco di San Pietro Mussolino; Simone Contro (M5Stelle); Chiara Luisetto (PD) e Renzo Masolo (Alleanza Verdi Sinistra), entrambi consi­glieri regionali uscenti. Parere unanime da parte di tutti contrario all’ampliamento richiesto dalla ditta.

L’8 novembre comitati, associazioni e gruppi ambientalisti hanno organizzato un flash mob davanti alla sede della Pro­vincia di Vicenza, inscenando un sarca­stico “funerale di Madre Terra”: un gesto simbolico ma forte per sottolineare l’ec­cessivo inquinamento di aria e di acqua, nonché lo sfruttamento del suolo in terra vicentina.

da sx a dx Jacopo Graziani, Nadia Visonà, Matteo Rinaldo (consigliere di minoranza di Dueville), Loretta Meneghetti, Moreno Robusti, Daniela Bortoli, Maria Cristina Parisotto, Giampaolo Graziani, Antonia Zambon, Raffaella De Boni, Beniamino Caretta

Il 6 dicembre il Consiglio comunale di Montecchio Precalcino ha dichiarato all’u­nanimità la propria contrarietà al progetto (solo) per ragioni viabilistiche, sollevando alcune prescrizioni. Il 9 dicembre succes­sivo i membri del Comitato hanno atteso il “verdetto” sul progetto Silva: nel corso della mattinata si è tenuta la riunione dei tecnici della Commissione Via conclusasi con un “sì con prescrizioni”; nella seconda fase la Conferenza dei Servizi si è riunita per prendere la decisione definitiva. A far­ne parte, oltre alla Provincia di Vicenza, tredici portatori d’interesse: comune di Montecchio Precalcino (VI), Arpav, Ulss 7 Pedemontana, Italferr, Autostrada A4 Brescia-Padova, E-distribuzione, Genio Civile, Regione del Veneto, Consiglio di Bacino Veneto Orientale, Consorzio di Bonifica Alta Pianura Ve­neta e Vigili del Fuoco.

In apertura della Confe­renza, due membri del Comitato (Rossella Mac­cà e Mariano Caretta) hanno potuto accedervi e spiegare le motivazio­ni di preoccupazione dei cittadini di Montecchio Precalcino e dei limitrofi. Dopo tre ore di riunio­ne, però, la seduta è stata rimandata “in attesa di sapere se l’azienda riesce a superare le contrarietà espresse dal Comune”.

In attesa della seduta de­finitiva della Conferenza dei servizi, nel frattempo è arrivato da Bruxelles, in particolare dal presidente della Commissione per le Petizioni dell’Unione Europea Bogdan Rzon­ca, il riscontro positivo al ricevimento della petizione che segnala la violazione di normative europee – tra le altre, della Direttiva Quadro per l’Azione Comunitaria in materia di acque -, pre­sentata lo scorso agosto dal Comitato. Della questione si è interessata l’Onorevo­le Cristina Guarda, vicepresidente della suddetta Commissione, e il 25 febbraio una delegazione del Comitato è volata a Bruxelles presso il Parlamento Europeo per esporre la vicenda e le proprie posi­zioni; all’unanimità, tutti i gruppi politici hanno deciso di tenere aperta la petizione, scegliendo di procedere con ulteriori ap­profondimenti sulla vicenda.

Nel frattempo, i sindaci di alcuni Comuni della bassa Padovana hanno inviato una lettera all’attenzione dei neoeletti Alberto Stefani ed Elisa Venturini, rispettivamente presidente e assessore all’Ambiente della Regione. Poco più a sud rispetto al terri­torio comunale di Montecchio Precalcino si trova Dueville, in cui 13mila persone bevono acqua tramite pozzi privati, men­tre l’acquedotto di Padova – gestito da AcegasApsAmga e che serve circa 300mila persone – preleva l’acqua a poco più di un chilometro rispetto all’impianto in ogget­to, ed è quindi in gioco l’acqua bevuta da vicentini e padovani. Venturini ha incon­trato i sindaci rassicurandoli che “la peri­metrazione delle aree di salvaguardia sarà completata entro pochi mesi, probabilmente entro aprile”.

A fine gennaio, dopo un’intervista sul Cor­riere del Veneto di Andrea Nardin, presi­dente della Provincia, in cui lo stesso ha dichiarato “Silva non è in prima fascia, non è in stretta salvaguardia”, il Comitato ha dichiarato come la stessa AcegasApsAm­ga nella documentazione inviata in Pro­vincia, abbia sottolineato che “nella zona di rispetto, indipendentemente quindi che sia ristretta o allargata, è vietata la gestione di rifiuti e lo stoccaggio di prodotti ovvero sostanze chimiche pericolose”. Il Comitato Tuteliamo la Salute ha chiesto dunque la sospensione del voto della Conferenza dei Servizi in attesa che la Regione approvi le zone di salvaguardia e che la stessa Con­ferenza non fosse convocata prima che la Commissione Europea si fosse espressa sulla petizione. Anche sei consiglieri pro­vinciali di minoranza sono intervenuti per la sospensione della conferenza dei servizi in attesa dell’approvazione delle aree di salvaguardia da parte della Regione.

I membri del Comitato esultanti dopo il NO della Conferenza dei Servizi al progetto Silva. Con loro il consigliere provinciale Mattia Pilan (Vicenza in Comune)

Il caso Silva (e zone di salvaguardia) è ap­prodato poi al Consiglio regionale del Veneto, convocato a Palazzo Ferro-Fini il 29 gennaio, con discussione della mozio­ne presentata dai consiglieri Luisetto, Cu­negato, Dalla Pozza, Manildo, Micalizzi, Ostanel e Sambo. Questi avevano chiesto alla Giunta regionale di ascoltare i terri­tori e individuare le aree di salvaguardia delle captazioni acquedottistiche appro­vate dal Consiglio di Bacino Bacchiglio­ne, bloccando così l’impianto di Silva. La decisione è stata rimandata al 10 febbraio per approfondimenti voluti dall’assessore Venturini che ha richiesto una valutazione avanzata nell’ambito dei procedimenti in corso presso la Provincia di Vicenza; nella seconda seduta del Consiglio regionale è stata approvata all’unanimità la Mozio­ne n. 2 che “impegna la Giunta regionale a proseguire, in tempi tempestivi ed adeguati alla circostanza in esame, l’attività istrut­toria per l’approvazione delle aree di salva­guardia delle captazioni acquedottistiche, percorrendo la proposta tecnica elaborata dal Consiglio di bacino territorialmente competente”.

Intanto numerosi enti si sono dichiarati contrari al progetto: prima è arrivato un freno dall’Autorità di Bacino Distrettua­le delle Alpi Orientali che ha sospeso i procedimenti autorizzativi in grado di in­terferire con le aree di salvaguardia delle opere di captazione destinate al consumo umano nei Comuni di Dueville e Villa­verla (tra questi Silva). L’Autorità, preso atto dell’istruttoria per l’approvazione della perimetrazione delle aree di salva­guardia proposta dal Consiglio di Bacino Bacchiglione, ha ritenuto necessario che le amministrazioni interessate sospendessero ogni procedimento volto al rilascio di ti­toli abilitativi e alle valutazioni ambientali per interventi con potenziali interferenze sui corpi idrici coinvolti. Il secondo stop è giunto da Ulss 7 Pedemontana, il cui pa­rere, sollecitato dalla Provincia di Vicenza, è stato ufficialmente depositato con esito negativo; l’azienda sanitaria ha dichiarato senza mezzi termini la “non compatibilità con il sito su cui andrebbe ad inserirsi” l’im­pianto, sollevando numerosi dubbi.

Dal canto suo, Silva SRL è intervenuta a difesa dell’investimento complessivo di circa 30 milioni di euro sull’impianto di trattamento rifiuti progettato, afferman­do che il piano di sviluppo “ha l’obiettivo di rafforzare la gestione industriale del sito attraverso nuove tecnologie e standard am­bientali più avanzati“. A sostenere il pia­no, Assofond, l’associazione di Confindu­stria che rappresenta le fonderie italiane, il cui vicepresidente Franco Vicentini ha di­chiarato: “Questo progetto è importante non solo perché garantisce l’immediata riqualifi­cazione ambientale dell’area e la creazione di nuovi posti di lavoro diretti e indiretti, ma anche per i benefici connessi al recupero delle sabbie esauste”. Pioggia di critiche in particolare dai comitati contro il progetto e dal Coordinamento Veneto Pedemon­tana Alternativa (CoVePA). Subito dopo, cartelloni, striscioni, manifesti sono stati esposti dalle abitazioni, ma anche lungo le strade e affissi alle vetrine nei comuni di Villaverla, Dueville e Montecchio Pre­calcino.

Fino alla grande vittoria: il 13 marzo nella sede della Provincia di Vicenza a Palazzo Nievo si è tenuta la Conferenza dei Ser­vizi che ha dato il parere definitivo sul progetto Silva. Negativo, secondo le voci, grazie al decisivo voto contrario dell’Ulss 7 Pedemontana. “A volte, raramente, ma succede, Davide batte Golia!” è stato il commento a caldo del Comitato Tute­liamo la Salute che ha festeggiato una storica giornata. Non solo per il comitato stesso, ma per tutti i cittadini di Vicenza e Padova che possono continuare a bere l’acqua che esce dal rubinetto della pro­pria casa.

In un momento storico in cui dilaga una sfiducia verso la politica e verso le istituzio­ni, questa è una vera e propria vittoria dei cittadini e delle loro preoccupazioni verso la qualità dell’aria e dell’acqua. Ai mem­bri del Comitato Tuteliamo la Salute va dato atto di essersi impegnati in modo tenace, acquisendo nel tempo i pareri di medici e studiosi del settore ambientale, ma anche di aver bussato alle porte della politica (e della Corona inglese) per rice­vere supporto, oltre che di aver combat­tuto per infondere la consapevolezza del rischio che il Progetto Silva avrebbe po­tuto comportare. L’auspicio è che questa vicenda sia un monito: da un lato per i cit­tadini, affinché si impegnino a lottare per la tutela dei territori ormai eccessivamente sfruttati. Dall’altro, per i politici affinché salute e ambiente non vengano subordi­nati agli interessi economici e le decisioni siano sempre prese dopo un’attenta analisi di tutte le forze in gioco e dei danni che potrebbero provocare.

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