(Articolo di Giovanni Bertacche da Vicenza In Centro n. 5-maggio 2026).
Mentre il mondo intero continua a guardare a Vicenza come alla “Mecca” dell’architettura, i vicentini sembrano vivere questo privilegio con una sorta di appagato fatalismo. Oggi mentre le università straniere, specie americane, spediscono qui i loro migliori talenti per studiare le proporzioni della Rotonda e della Basilica, i nostri giovani sono costretti a cercare altrove un titolo di studio che certifichi la loro competenza.
Mentre, amara ironia, l’università della Virginia ha piantato qui le proprie tende, tra le nostre ville, per offrire ai propri studenti il “titolo” e la competenza. Ma Vicenza resta a guardare. Accogliamo studiosi, ospitiamo ricercatori, ma non offriamo un percorso di laurea o un corso post-laurea in architettura che porti il nostro sigillo. È tempo di chiederci: perché Vicenza non può offrire un titolo accademico d’eccellenza? Perché non trasformare la città stessa in una laurea “sul campo” conosciuta a livello globale? Il Festival delle invenzioni in corso in questi giorni, che anima le pietre del Palladio Museum e del Teatro Olimpico, ci ricorda che Vicenza è stata – ed è – la capitale dell’ingegno. Una verità fondamentale. Il genio del Palladio non fu un atto isolato, ma l’incontro perfetto tra un visionario e una classe dirigente – i vicentini di 500 anni fa – straordinariamente operosa e lungimirante. Quei committenti del Palladio non cercavano solo bellezza, a lustro della personale ricchezza non meno che della propria nobiltà, ma anche funzionalità. Seppero tradurre l’estetica dell’antica Roma in una nuova grammatica per le esigenze di un’area che stava diventando, di fatto e proprio grazie a loro, la prima zona preindustriale d’Europa. I vicentini di oggi devono ritrovare quel coraggio visionario. Non basta essere eccellenti produttori di merci, occorre farsi ambasciatori di un modello culturale e di un “modo di abitare” che il mondo ci invidia. Palladio non è un capitolo chiuso nei libri di storia, ma un metodo di lavoro che unisce arte e utilità estetica al profitto economico. Non abbiamo più bisogno solo di ammiratori o di isolati studiosi che arrivano da lontano. Vicenza deve diventare un’Officina delle Competenze. L’obiettivo è ambizioso, perché ce lo impone la nostra storia. Dobbiamo creare un polo universitario o una Scuola di Alta specializzazione che rilasci titoli accademici di rilievo mondiale nel campo dell’architettura e del design. Smettiamola di essere solo la scenografia per i sogni altrui. Firmare un progetto con un titolo di studio ottenuto a Vicenza dovrebbe essere il massimo vanto per un architetto del futuro. Solo così l’eredità del Palladio smetterà di essere un’ombra del passato per tornare ad essere il motore del nostro domani.
Giovanni Bertacche


