(da VicenzaPiù Viva n. 305, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr)
Il mondo della scrittura è in continua espansione: sempre più persone, spinte dalla passione, dalle proprie esperienze di vita o dalla voglia di condividere il proprio talento, si avvicinano all’arte di scrivere e di pubblicare un libro. Anche se al giorno d’oggi blog e social danno la possibilità di esprimere al mondo idee e concetti senza alcun costo, attesa o difficoltà, dato che basta avere una connessione internet e uno smartphone per aprire la propria personale finestra letteraria, il fascino del libro “di carta” rimane intatto. E le vie per pubblicare sono come le vie del Signore, cioè infinite.
Come pubblicare, l’imbarazzo della scelta
Oltre agli aspiranti scrittori, infatti, sono aumentate anche le case editrici, alle quali si aggiungono i servizi di stampa on line, cui basta inviare un file pdf del proprio lavoro per avere le copie del libro ben stampate e rilegate. O ancora ci sono piattaforme che offrono il servizio “print on demand”: l’autore mette on line il file del suo libro e chi è interessato può ordinarne una copia. Più di qualche fenomeno letterario recente è nato con pubblicazioni di questo tipo. Ma anche il generale Roberto Vannacci non sarebbe ora europarlamentare e a capo di un partito se non avesse pubblicato in questo modo il suo “Il mondo al contrario” (e se, per dirla tutta, i giornali di centro sinistra, polemizzando con lui “ogni altro giorno”, non avessero fatto una promozione del suo libro che neanche il Premio Campiello… e per giunta a costo zero!).
Ma chi è meno tecnologico, chi preferisce affidarsi ad una persona in carne e ossa e non ad una schermata di istruzioni, chi insomma vuole pubblicare un libro in modo tradizionale, come deve fare?
Provo a dare qualche consiglio, basato sulla mia esperienza quasi trentennale da impaginatrice, per aiutare chi ha la passione di scrivere a muoversi con maggiore consapevolezza nel complesso mondo della pubblicazione e della promozione di un libro. Intendiamoci, non intendo scrivere il manuale del perfetto romanziere, ma solo dare qualche indicazione che ritengo possa essere utile.

Il testo di partenza
Ovviamente la prima cosa da fare è avere uno scritto da pubblicare. Il tema non ha importanza. Può essere la storia della famiglia, un racconto di fantasia, un episodio vissuto, una raccolta di poesie, una serie di riflessioni sull’attualità o un saggio su una qualche materia per la quale si prova interesse. Tra parentesi, si può anche scrivere con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Meglio usarla con parsimonia e solo come supporto, ma non c’è una legge che vieti di pubblicare un romanzo interamente scritto dall’AI, a parte che personalmente non ne capirei il senso…
Con in mano il proprio scritto, bisogna rivolgersi a un editore. C’è solo l’imbarazzo della scelta, gli editori, come detto, sono sempre di più anche in piccole realtà di provincia come Vicenza. Per scegliere a chi affidarsi, magari senza essere “spennati”, non basta fare un giro per le librerie e vedere da chi sono editi i volumi locali, ma si può chiedere a chi ha già fatto questa esperienza in prima persona e, con un po’ di ricerca su Internet, verificare chi pubblica non solo “su commessa” ma anche cercando o aiutando talenti locali su cui investire denaro e/o supporto nella distribuzione e nella promozione, la cosa di cui spesso hanno più bisogno gli autori.
Con l’editore patti chiari
In realtà sono davvero poche le case editrici che possono permettersi di investire su nuovi nomi ogni anno (e probabilmente sono subissate di manoscritti). A livello locale, ma anche nazionale, ormai è più facile imbattersi in editori a pagamento. Non è necessariamente un male. La cosa importante è che le condizioni siano chiare da subito, che non ci siano fraintendimenti o formule dubbie, che siano messe nero su bianco le spese da sostenere e che cosa se ne ottiene in cambio. E no, pagare un editore non è “tanto valeva che me lo stampassi on line”. Nessun “premi invio” e “grazie per averci scelto” può sostituire il contatto diretto con chi riceve lo scritto, lo impagina, lo rilegge, lo corregge e lo commenta con l’autore, facendo crescere con lui la “creatura libro”.
Non è solo questione di professionalità, che comunque è indispensabile. Quello che davvero conta per uno scrittore, specie alle prime armi, è sentirsi seguito e accompagnato nella sua avventura editoriale: dalla valutazione del testo alla creazione della copertina, il percorso di un libro va vissuto in collaborazione e il vantaggio del piccolo editore è proprio quello di poter mantenere con i suoi autori un rapporto diretto, continuo.
Fidarsi dei professionisti
A proposito di consigli, il fatto di scrivere bene non implica che il proprio scritto sia esente da errori, incongruenze, anacronismi, ingenuità. Se l’editore ha a disposizione una figura professionale che cura l’editing, è consigliabile approfittarne e mettere da parte l’orgoglio, accettando di buon grado osservazioni, suggerimenti e cambiamenti: anche quelli che sono diventati bravi ma anche grandi scrittori si fanno supportare da un editor o ne chiedono i consigli.
Tra l’altro ci sono libri e film che illustrano la figura dell’editor. Il famoso film Genius (2016), per esempio, racconta la vera storia del rapporto professionale e di amicizia tra Max Perkins (interpretato da Colin Firth), leggendario editor della casa editrice Scribner’s Sons, e il giovane scrittore Thomas Wolfe (interpretato da Jude Law). Maxwell Perkins è noto per aver scoperto e curato le opere di giganti della letteratura americana come F. Scott Fitzgerald ed Ernest Hemingway. Thomas Wolfe arriva da Perkins come un autore sconosciuto con un manoscritto caotico (“Angelo, guarda il passato”) e grazie all’editoria meticolosa di Perkins diventa uno dei più grandi scrittori del suo tempo…
Dopo questa pausa, piacevole ma anche istruttiva per i nostri lettori che aspirano a scrivere o a scrivere meglio, un discorso molto simile si può fare per la scelta delle immagini, sia se si vuole inserirne nel libro sia per la copertina. Pescarle da Internet è sempre rischioso, sia per i diritti d’autore sia perché le foto on line sono spesso a bassa definizione, apparentemente perfette sullo schermo del pc o dello smartphone (quante volte mi sono sentita dire “ma io la vedo bene!”), ma impubblicabili su carta. Se il grafico dice che non sono utilizzabili, non lo fa per dispetto. Bisogna cercare un’alternativa. E, ribadisco, i diritti d’autore non sono un vezzo: bisogna sempre verificare la provenienza delle foto.
Dopo queste prime informazioni introduttive, ma torneremo sull’argomento per seguirvi passo passo, saltiamo i passi intermedi, di cui appunto scriveremo e che riguardano la lunghezza del testo, il formato, il tipo di carta, il prezzo e tanti altri fattori, supponiamo di averli superati e gestiti correttamente e di essere arrivati ad avere nelle nostre mani emozionate il nostro bellissimo libro ancora “fumante” di inchiostro.
Libro stampato: inizia l’avventura
Una volta che il libro esce dalla tipografia, inizia la parte più complessa dell’avventura, ovvero la distribuzione e la vendita. Purtroppo, non esiste la “formula magica” del successo. A parte le vendite dirette su cui ogni neo-autore che si rispetti può e deve contare, quelle cioè ai suoi conoscenti, utili e/o necessarie anche a ripagarsi parte o tutte le spese quando ce ne siano, la maggior parte delle librerie riceve quotidianamente decine di proposte, e senza una rete di contatti consolidata e una strategia di promozione efficace, vendere anche un numero modesto di copie può risultare difficile.
Certo, aiuta il fatto che un editore abbia un distributore di riferimento, che abbia canali propri pubblicitari, di divulgazione e di vendita come lo shop on line o una sua sezione su Amazon, ad esempio.

Meglio ancora se pubblica una rivista, cartacea e online, con anche, perché no?, dei social collegati e magari con una sezione video, che si occupi anche di cultura dove dare spazio ai propri autori e se organizza presentazioni. Insomma, è importante che l’editore sappia creare occasioni per far conoscere e vendere i libri che pubblica. Ma anche nella migliore delle ipotesi, la gran parte dei libri pubblicati, specialmente da chi è alle prime armi e con i primi testi vuole magari farsi conoscere, non ha troppe probabilità di avere successo. Una volta deciso, intanto, cosa significa per lui successo: vendere le copie per ripagarsi le spese o provare a scoprire una nuova strada di realizzazione personale e magari professionale, perché i libri possono essere anche di tipo tecnico, dei testi, cioè, con cui supportare e far conoscere e apprezzare le proprie attività primarie, quelle, cioè, di un commercialista, di un avvocato, di un dentista…
Ma quindi, tante belle parole per concludere che è meglio lasciar perdere?
No, al contrario il mio consiglio è che se qualcuno ha davvero voglia di scrivere non solo per se stesso ma anche per pubblicare, che lo faccia. Nel mio lavoro ho conosciuto tanti autori, di ogni età, formazione, provenienza, tutti accomunati da grande entusiasmo e tanta generosità da mettere sulla carta un pezzetto di sé, per regalarlo al mondo in forma di libro. Anche se poi le vendite non sono state speciali, è speciale quello che abbiamo condiviso. E magari, con i prossimi consigli, potremmo anche condividerlo meglio e, chissà, con qualche profitto…


