(Gastronomia del riciclo, articolo di Federica Zanini da VicenzaPiù Viva n. 306, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr).
Questa volta la mia idolatrata friggitrice ad aria mi ha tradita. O forse sono io ad aver deluso lei? Mi avevano avvertita che acquistarne una mi avrebbe cambiato la vita, ma non credevo potesse creare dipendenza. E soprattutto minare l’equilibrio (mentale) in cucina.
Sta di fatto che, colpa mia o colpa sua non importa, il riciclo che vado a proporvi è partito dalla pessima riuscita di polpo e zucca arrosto. Avevo già sperimentato, con grande successo. Una meraviglia per l’occhio e per il palato. Il pesce croccantino fuori e morbido dentro, una favola. Stavolta però niente lieto fine: immangiabile, non per il sapore per carità, ma letteralmente impossibile da masticare, duro e gommoso. Peggio delle stracaganasse (per i vicentini d’adozione, le castagne secche la cui consistenza gli ha regalato appunto il nome di stanca-mascelle).
Alla rabbia per il fallimento, vuoi aggiungere l’onta dello spreco? Non sia mai! Contrario alla mia etica e alla mission di questa rubrica. E così scatta la ricetta di recupero. Più che mai ardita, ma davvero d’effetto.
Partiamo dunque dalla zucca e dal polpo incartapecorito. Strappiamoli dalla presuntuosa friggitrice e affidiamoli al mixer salva-tutto. Tritiamo bene, aiutandoci con un goccio di brodo, fino a ridurre il tutto in una morbida poltiglia. In una casseruola a parte, soffriggiamo una bella cipolla grande, ridotta a pezzettini, irrorandola con vino bianco. Quando quest’ultimo è sfumato del tutto, aggiungiamo in abbondanza il brodo in cui avevamo precotto il polpo e lessiamoci un paio di patate non troppo grandi, precedentemente tagliate a fettine.
A questo punto aggiungiamo il contenuto del mixer, mescoliamo bene. Regoliamo di sale, pepe e aglio in polvere, quindi personalizziamo con erbe aromatiche secche (o fresche ben tritate, la stagione comincia a consentirlo) a piacere. Ripensando alla presenza della zucca, incolpevole e dimenticata per colpa del polpo io ho optato per rosmarino, salvia, santoreggia e timo.
Per rendere tutto più omogeneo e piacevole al palato, diamo un paio di colpi di mixer a immersione. Eventualmente allunghiamo con acqua o brodo del polipo, ma solo un goccio: la consistenza deve essere quella di una vellutata. A gusto, possiamo aumentare l’effetto “velluto” aggiungendo una vescica di panna da cucina.
A questo punto non resta che impiattare. Io ho completato con fette di pane tostato, qualche pomodorino a pezzetti (avevo quelli gialli) e un paio di cucchiaini di fiocchi di formaggio. Volendo si può optare per una versione dal sapore più deciso, sostituendo i pomodorini freschi con quelli secchi sott’olio (tagliati a listarelle) e il formaggio con yogurt greco bianco.
Tocco finale: una macinata di pepe nero e una croce di olio evo.
Una bontà, con cui fare anche un figurone con gli amici. Evitate però di arrostire apposta troppo il polpo! La vellutata sarà piacevolissima anche con “semplici” avanzi di altro pesce.



