venerdì, Maggio 29, 2026

Vellutata di polpo? Può capitare…

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(Gastronomia del riciclo, articolo di Federica Zanini da VicenzaPiù Viva n. 306sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr).

Questa volta la mia idolatrata frig­gitrice ad aria mi ha tradita. O forse sono io ad aver deluso lei? Mi avevano avvertita che acquistarne una mi avrebbe cambiato la vita, ma non credevo potesse creare dipenden­za. E soprattutto minare l’equilibrio (mentale) in cucina.

Sta di fatto che, colpa mia o colpa sua non importa, il riciclo che vado a proporvi è partito dalla pessima ri­uscita di polpo e zucca arrosto. Avevo già sperimentato, con grande succes­so. Una meraviglia per l’occhio e per il palato. Il pesce croccantino fuori e morbido dentro, una favola. Stavolta però niente lieto fine: im­mangiabile, non per il sapore per ca­rità, ma letteralmente impossibile da masticare, duro e gommoso. Peggio delle stracaganasse (per i vicentini d’adozione, le castagne secche la cui consistenza gli ha regalato appunto il nome di stanca-mascelle).

Alla rabbia per il fallimento, vuoi ag­giungere l’onta dello spreco? Non sia mai! Contrario alla mia etica e alla mission di questa rubrica. E così scat­ta la ricetta di recupero. Più che mai ardita, ma davvero d’effetto.

Partiamo dunque dalla zucca e dal polpo incartapecorito. Strappiamoli dalla presuntuosa friggitrice e affi­diamoli al mixer salva-tutto. Tritiamo bene, aiutandoci con un goccio di brodo, fino a ridurre il tutto in una morbida poltiglia. In una casseruola a parte, soffriggiamo una bella cipol­la grande, ridotta a pezzettini, irrorandola con vino bianco. Quando quest’ultimo è sfumato del tutto, aggiungiamo in abbondanza il brodo in cui avevamo precotto il polpo e lessiamoci un paio di patate non troppo grandi, preceden­temente tagliate a fettine.

A questo punto aggiungiamo il contenuto del mixer, mescoliamo bene. Regoliamo di sale, pepe e aglio in polvere, quindi personalizziamo con erbe aromatiche secche (o fresche ben trita­te, la stagione comincia a consentirlo) a piacere. Ripensando alla presenza della zucca, incolpe­vole e dimenticata per colpa del polpo io ho op­tato per rosmarino, salvia, santoreggia e timo.

Per rendere tutto più omogeneo e piacevole al palato, diamo un paio di colpi di mixer a im­mersione. Eventualmente allunghiamo con ac­qua o brodo del polipo, ma solo un goccio: la consistenza deve essere quella di una vellutata. A gusto, possiamo aumentare l’effetto “velluto” aggiungendo una vescica di panna da cucina.

A questo punto non resta che impiattare. Io ho completato con fette di pane tostato, qualche pomodorino a pezzetti (avevo quelli gialli) e un paio di cucchiaini di fiocchi di formaggio. Vo­lendo si può optare per una versione dal sapore più deciso, sostituendo i pomodorini freschi con quelli secchi sott’olio (tagliati a listarelle) e il formaggio con yogurt greco bianco.

Tocco finale: una macinata di pepe nero e una croce di olio evo.

Una bontà, con cui fare anche un figurone con gli amici. Evitate però di arrostire apposta trop­po il polpo! La vellutata sarà piacevolissima an­che con “semplici” avanzi di altro pesce.

Le fasi della ricetta

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