(articolo di Serena Balbo, da VicenzaPiù Viva n. 306, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr)
Di acqua si parla spesso a Vicenza, e non sempre dal punto di vista degli scorci poetici di cui sono protagonisti i suoi fiumi. L’acqua è il bene primario dell’uomo e, se inquinata, può mettere a rischio la salute dei cittadini.
Per l’acqua si è battuto un Comitato denominato “Tuteliamo la Salute”, in lotta contro il progetto di sviluppo delle attività della Silva S.r.l., ex Safond-Martini, azienda del Gruppo Ecoeridania specializzata nel trattamento e recupero di rifiuti industriali, a Montecchio Precalcino (VI).
Capita raramente, nella vita reale, che Davide vinca contro Golia, ma in questo caso, così come per la lotta di 20 anni del Coordinamento Comitati di Giancarlo Albera per la destinazione pubblica dell’area della ex Centrale del Latte di Vicenza, l’attivismo popolare ha dato i suoi frutti.
Ma facciamo un passo indietro…
Safond-Martini – nata nel 2009 dalla fusione di Safond Sabbie da Fonderia in Via Terraglioni 50 (sito denominato T50 e Martini Sabbie sito in via Terraglioni 44 (denominato T44), attive fin dagli anni ‘80, e poi acquisita nel 2022 dal Gruppo Ecoeridania – includeva un impianto di trattamento di rifiuti costituiti da sabbie di fonderia esauste; oggi il progetto proposto da Silva prevedeva l’installazione di tre nuovi impianti: uno per la sterilizzazione termica di rifiuti ospedalieri (provenienti da fuori provincia), un impianto per la rigenerazione di sabbie da fonderia, con aumento della capacità da 15mila a 70mila tonnellate annue, e il terzo un deposito di rifiuti pericolosi e non, liquidi e solidi, comprendente sostanze altamente tossiche e corrosive. Il sito si trova al centro della zona di ricarica di falda dei pozzi di Villaverla e Dueville e a ridosso delle risorgive del fiume Bacchiglione, aree che andrebbero rese zone di salvaguardia, come già stabilito da più di 70 sindaci dei comuni del consorzio di bacino ATO Bacchiglione ad agosto 2025.
La vicenda inizia nel 2024, quando il sindaco di Montecchio Precalcino, Fabrizio Parisotto, viene riconfermato e viene eletta la giunta comunale; l’Opposizione solleva la questione del progetto Silva – allora i cittadini non ne erano a conoscenza -. Il progetto a luglio viene presentato in Provincia di Vicenza con la possibilità da parte di cittadini ed enti di avanzare delle osservazioni; Silvia Peruzzo, ex assessore del comune di Montecchio Precalcino, ha formulato le considerazioni che, corredate da circa 400 firme di cittadini, sono state inviate dall’avvocato Pierantonio Cenci tramite il portale preposto della Provincia. Da quel momento è nata la consapevolezza, in molti cittadini anche dei comuni limitrofi, che il progetto se approvato sarebbe stato troppo impattante per le conseguenze ambientali irreversibili che avrebbe comportato.
Il 20 gennaio 2025 si è costituito un Comitato, “Tuteliamo la Salute”, che ha preso a cuore la vicenda; l’obiettivo dei firmatari provenienti da diversi paesi tra cui Montecchio Precalcino, Dueville, Villaverla, Sarcedo, è quello di informare i cittadini attraverso incontri pubblici e sensibilizzare enti e istituzioni, ricercando un dialogo con i sindaci. La preoccupazione era legata in particolare al rischio inquinamento dell’acqua, ma anche alla qualità dell’aria e alla sicurezza stradale: nel progetto si parlava di 104 mezzi pesanti e 222 furgoni che ogni giorno avrebbero transitato per il Comune di Montecchio Precalcino, portando un notevole aumento di inquinamento, oltre che un pericolo per gli studenti che ogni giorno viaggiano in bicicletta per raggiungere lo scalo ferroviario di Montecchio-Villaverla.
Inizialmente i tre sindaci dei comuni coinvolti (Montecchio Precalcino, Dueville, Villaverla) erano unanimi nel definire “allarmistiche” le posizioni del Comitato, in quanto il progetto era da considerarsi, a loro detta, “migliorativo”, e lo avevano espresso attraverso un comunicato stampa congiunto emanato il 14 febbraio 2025.
Nel frattempo il Comitato ha interpellato esperti, idrogeologi, ingegneri e medici, tra cui Vincenzo Cordiano di Associazione Medici per l’Ambiente, Lorenzo Altissimo, ex direttore del Centro idrico di Novoledo, e Andrea Rinaldo, insignito del Premio Nobel per le Scienze dell’Acqua; tutti hanno dato parere negativo al progetto.

A fine luglio 2025 il Comitato ha inviato una lettera alla Regione Veneto, all’attenzione del Presidente Luca Zaia e dell’assessore all’Ambiente e Protezione Civile Gianpaolo Bottacin, per sollecitare l’approvazione delle aree di salvaguardia, corredata da 5.000 firme raccolte dal Comitato che ha acquisito, nel frattempo, sempre più notorietà e consenso a livello locale, ma anche regionale.
Intanto, la preoccupazione dei cittadini è aumentata perché è stata pubblicata una relazione di ARPAV in cui si stabilisce la presenza di PFBA provenienti dai lavori relativi alla Superstrada Pedemontana Veneta anche nelle cave di Montecchio. Il Comitato ha ricordato inoltre che 30.600 metri cubi di materiale contaminato della Pedemontana è stato portato nella “Cava Brugiane”, di cui Silva srl è comproprietaria, ed ha evidenziato la presenza di PFBA nelle acque sotterranee dei piezometri di valle della discarica Terraglioni di Mon tecchio Precalcino, adiacente a Silva.
Intanto, tra i cittadini hanno iniziato a circolare video e foto che immortalano l’area T50 (sita a ovest della stazione ferroviaria di Montecchio-Villaverla): da un lato si sono interrogati sulle emissioni aeree dei cumuli di sabbia di fonderia, e dall’altro ci si è domandati quale sia l’effettivo trattamento delle acque di dilavamento, le quali – in alcuni video – si riversavano copiosamente nei terreni limitrofi e nel fondo cava (potenzialmente potrebbero essere inquinate).
Ad ottobre 2025 il Comitato ha organizzato una serata dal titolo “Un po’ di sana politica” (patrocinata dal comune di Dueville), in cui si è tenuto un dibattito tra diverse formazioni politiche, tre di centrodestra e tre di centrosinistra. A discutere sono stati Francesco Gonzo (FDI), sindaco di Isola Vicentina; Morena Martini (Lega), ex sindaco di Rossano Veneto; Gabriele Tasso (FI), sindaco di San Pietro Mussolino; Simone Contro (M5Stelle); Chiara Luisetto (PD) e Renzo Masolo (Alleanza Verdi Sinistra), entrambi consiglieri regionali uscenti. Parere unanime da parte di tutti contrario all’ampliamento richiesto dalla ditta.
L’8 novembre comitati, associazioni e gruppi ambientalisti hanno organizzato un flash mob davanti alla sede della Provincia di Vicenza, inscenando un sarcastico “funerale di Madre Terra”: un gesto simbolico ma forte per sottolineare l’eccessivo inquinamento di aria e di acqua, nonché lo sfruttamento del suolo in terra vicentina.

Il 6 dicembre il Consiglio comunale di Montecchio Precalcino ha dichiarato all’unanimità la propria contrarietà al progetto (solo) per ragioni viabilistiche, sollevando alcune prescrizioni. Il 9 dicembre successivo i membri del Comitato hanno atteso il “verdetto” sul progetto Silva: nel corso della mattinata si è tenuta la riunione dei tecnici della Commissione Via conclusasi con un “sì con prescrizioni”; nella seconda fase la Conferenza dei Servizi si è riunita per prendere la decisione definitiva. A farne parte, oltre alla Provincia di Vicenza, tredici portatori d’interesse: comune di Montecchio Precalcino (VI), Arpav, Ulss 7 Pedemontana, Italferr, Autostrada A4 Brescia-Padova, E-distribuzione, Genio Civile, Regione del Veneto, Consiglio di Bacino Veneto Orientale, Consorzio di Bonifica Alta Pianura Veneta e Vigili del Fuoco.
In apertura della Conferenza, due membri del Comitato (Rossella Maccà e Mariano Caretta) hanno potuto accedervi e spiegare le motivazioni di preoccupazione dei cittadini di Montecchio Precalcino e dei limitrofi. Dopo tre ore di riunione, però, la seduta è stata rimandata “in attesa di sapere se l’azienda riesce a superare le contrarietà espresse dal Comune”.
In attesa della seduta definitiva della Conferenza dei servizi, nel frattempo è arrivato da Bruxelles, in particolare dal presidente della Commissione per le Petizioni dell’Unione Europea Bogdan Rzonca, il riscontro positivo al ricevimento della petizione che segnala la violazione di normative europee – tra le altre, della Direttiva Quadro per l’Azione Comunitaria in materia di acque -, presentata lo scorso agosto dal Comitato. Della questione si è interessata l’Onorevole Cristina Guarda, vicepresidente della suddetta Commissione, e il 25 febbraio una delegazione del Comitato è volata a Bruxelles presso il Parlamento Europeo per esporre la vicenda e le proprie posizioni; all’unanimità, tutti i gruppi politici hanno deciso di tenere aperta la petizione, scegliendo di procedere con ulteriori approfondimenti sulla vicenda.
Nel frattempo, i sindaci di alcuni Comuni della bassa Padovana hanno inviato una lettera all’attenzione dei neoeletti Alberto Stefani ed Elisa Venturini, rispettivamente presidente e assessore all’Ambiente della Regione. Poco più a sud rispetto al territorio comunale di Montecchio Precalcino si trova Dueville, in cui 13mila persone bevono acqua tramite pozzi privati, mentre l’acquedotto di Padova – gestito da AcegasApsAmga e che serve circa 300mila persone – preleva l’acqua a poco più di un chilometro rispetto all’impianto in oggetto, ed è quindi in gioco l’acqua bevuta da vicentini e padovani. Venturini ha incontrato i sindaci rassicurandoli che “la perimetrazione delle aree di salvaguardia sarà completata entro pochi mesi, probabilmente entro aprile”.
A fine gennaio, dopo un’intervista sul Corriere del Veneto di Andrea Nardin, presidente della Provincia, in cui lo stesso ha dichiarato “Silva non è in prima fascia, non è in stretta salvaguardia”, il Comitato ha dichiarato come la stessa AcegasApsAmga nella documentazione inviata in Provincia, abbia sottolineato che “nella zona di rispetto, indipendentemente quindi che sia ristretta o allargata, è vietata la gestione di rifiuti e lo stoccaggio di prodotti ovvero sostanze chimiche pericolose”. Il Comitato Tuteliamo la Salute ha chiesto dunque la sospensione del voto della Conferenza dei Servizi in attesa che la Regione approvi le zone di salvaguardia e che la stessa Conferenza non fosse convocata prima che la Commissione Europea si fosse espressa sulla petizione. Anche sei consiglieri provinciali di minoranza sono intervenuti per la sospensione della conferenza dei servizi in attesa dell’approvazione delle aree di salvaguardia da parte della Regione.

Il caso Silva (e zone di salvaguardia) è approdato poi al Consiglio regionale del Veneto, convocato a Palazzo Ferro-Fini il 29 gennaio, con discussione della mozione presentata dai consiglieri Luisetto, Cunegato, Dalla Pozza, Manildo, Micalizzi, Ostanel e Sambo. Questi avevano chiesto alla Giunta regionale di ascoltare i territori e individuare le aree di salvaguardia delle captazioni acquedottistiche approvate dal Consiglio di Bacino Bacchiglione, bloccando così l’impianto di Silva. La decisione è stata rimandata al 10 febbraio per approfondimenti voluti dall’assessore Venturini che ha richiesto una valutazione avanzata nell’ambito dei procedimenti in corso presso la Provincia di Vicenza; nella seconda seduta del Consiglio regionale è stata approvata all’unanimità la Mozione n. 2 che “impegna la Giunta regionale a proseguire, in tempi tempestivi ed adeguati alla circostanza in esame, l’attività istruttoria per l’approvazione delle aree di salvaguardia delle captazioni acquedottistiche, percorrendo la proposta tecnica elaborata dal Consiglio di bacino territorialmente competente”.
Intanto numerosi enti si sono dichiarati contrari al progetto: prima è arrivato un freno dall’Autorità di Bacino Distrettuale delle Alpi Orientali che ha sospeso i procedimenti autorizzativi in grado di interferire con le aree di salvaguardia delle opere di captazione destinate al consumo umano nei Comuni di Dueville e Villaverla (tra questi Silva). L’Autorità, preso atto dell’istruttoria per l’approvazione della perimetrazione delle aree di salvaguardia proposta dal Consiglio di Bacino Bacchiglione, ha ritenuto necessario che le amministrazioni interessate sospendessero ogni procedimento volto al rilascio di titoli abilitativi e alle valutazioni ambientali per interventi con potenziali interferenze sui corpi idrici coinvolti. Il secondo stop è giunto da Ulss 7 Pedemontana, il cui parere, sollecitato dalla Provincia di Vicenza, è stato ufficialmente depositato con esito negativo; l’azienda sanitaria ha dichiarato senza mezzi termini la “non compatibilità con il sito su cui andrebbe ad inserirsi” l’impianto, sollevando numerosi dubbi.
Dal canto suo, Silva SRL è intervenuta a difesa dell’investimento complessivo di circa 30 milioni di euro sull’impianto di trattamento rifiuti progettato, affermando che il piano di sviluppo “ha l’obiettivo di rafforzare la gestione industriale del sito attraverso nuove tecnologie e standard ambientali più avanzati“. A sostenere il piano, Assofond, l’associazione di Confindustria che rappresenta le fonderie italiane, il cui vicepresidente Franco Vicentini ha dichiarato: “Questo progetto è importante non solo perché garantisce l’immediata riqualificazione ambientale dell’area e la creazione di nuovi posti di lavoro diretti e indiretti, ma anche per i benefici connessi al recupero delle sabbie esauste”. Pioggia di critiche in particolare dai comitati contro il progetto e dal Coordinamento Veneto Pedemontana Alternativa (CoVePA). Subito dopo, cartelloni, striscioni, manifesti sono stati esposti dalle abitazioni, ma anche lungo le strade e affissi alle vetrine nei comuni di Villaverla, Dueville e Montecchio Precalcino.
Fino alla grande vittoria: il 13 marzo nella sede della Provincia di Vicenza a Palazzo Nievo si è tenuta la Conferenza dei Servizi che ha dato il parere definitivo sul progetto Silva. Negativo, secondo le voci, grazie al decisivo voto contrario dell’Ulss 7 Pedemontana. “A volte, raramente, ma succede, Davide batte Golia!” è stato il commento a caldo del Comitato Tuteliamo la Salute che ha festeggiato una storica giornata. Non solo per il comitato stesso, ma per tutti i cittadini di Vicenza e Padova che possono continuare a bere l’acqua che esce dal rubinetto della propria casa.
In un momento storico in cui dilaga una sfiducia verso la politica e verso le istituzioni, questa è una vera e propria vittoria dei cittadini e delle loro preoccupazioni verso la qualità dell’aria e dell’acqua. Ai membri del Comitato Tuteliamo la Salute va dato atto di essersi impegnati in modo tenace, acquisendo nel tempo i pareri di medici e studiosi del settore ambientale, ma anche di aver bussato alle porte della politica (e della Corona inglese) per ricevere supporto, oltre che di aver combattuto per infondere la consapevolezza del rischio che il Progetto Silva avrebbe potuto comportare. L’auspicio è che questa vicenda sia un monito: da un lato per i cittadini, affinché si impegnino a lottare per la tutela dei territori ormai eccessivamente sfruttati. Dall’altro, per i politici affinché salute e ambiente non vengano subordinati agli interessi economici e le decisioni siano sempre prese dopo un’attenta analisi di tutte le forze in gioco e dei danni che potrebbero provocare.


