(da VicenzaPiù Viva n. 306, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr)
L’ingresso di Massimo Calearo Ciman nel comitato tecnico-scientifico dell’intergruppo parlamentare “AI, Empowerment e mercati emergenti” riporta al centro dell’attenzione una figura che, tra industria e politica, ha segnato in modo rilevante – e discusso – la storia recente vicentina.
Un incarico che può apparire come un riconoscimento delle competenze maturate nel settore delle telecomunicazioni e dell’innovazione, ma che inevitabilmente riapre anche interrogativi su un percorso pubblico caratterizzato da svolte, rotture e trasformazioni. Dalle telecomunicazioni al vertice di Confindustria Vicenza
Nato come imprenditore nel settore della connettività, Calearo – il cui nome originario è Massimo Calearo prima dell’aggiunta del cognome Ciman della madre Lucia Ciman Calearo a cui sono molto legati i suoi successi aziendali prima che la società Antenne Calearo finisse in liquidazione per decisione del tribunale di Vicenza – ha costruito il proprio percorso industriale con l’azienda familiare attiva nelle telecomunicazioni, affermandosi anche sui mercati internazionali.
La sua ascesa lo porta a diventare presidente nazionale di Federmeccanica e di Confindustria Vicenza, ruolo che ne consolida l’immagine di rappresentante dell’imprenditoria locale e nazionale, in una fase di trasformazione dell’industria verso modelli sempre più tecnologici e globali.

La svolta politica e le contraddizioni
È però con l’ingresso in politica che la figura di Calearo diventa più controversa. Eletto nel 2008 nelle liste del Partito Democratico, in una fase in cui il centrosinistra cercava un dialogo più stretto con il mondo produttivo, intraprende poi un percorso segnato da cambi di posizione e progressivo distacco dal partito.
Nel corso della legislatura, il suo spostamento verso posizioni più vicine al centrodestra e il successivo avvicinamento a esperienze politiche differenti hanno alimentato critiche e perplessità, contribuendo a costruire un’immagine pubblica segnata dalla discontinuità.
Crisi aziendali e difficoltà economiche
Parallelamente, anche il percorso imprenditoriale ha conosciuto fasi difficili. Le aziende legate al gruppo Calearo hanno attraversato crisi rilevanti, tra ristrutturazioni e tensioni finanziarie, ridimensionando nel tempo il peso industriale costruito negli anni precedenti soprattutto dal padre e dalla madre e ora affidato anche ai figli tra cui Eugenio Calearo Ciman, già presidente dei Giovani di Confindustria Veneto e, tra l’altro, membro del Comitato di gestione del Premio Campiello.
Un elemento che ha inciso sulla percezione complessiva della figura, tra riconoscimento dei risultati ottenuti e critiche per le difficoltà successive.
Il ritorno con il tema dell’intelligenza artificiale
L’ingresso nell’intergruppo parlamentare dedicato all’intelligenza artificiale rappresenta oggi un nuovo capitolo. Calearo Ciman è stato chiamato a contribuire ai lavori delle commissioni su energia sostenibile, aerospace e mercati emergenti, portando – secondo quanto dichiarato – la propria esperienza internazionale. «Metto a disposizione le mie competenze per promuovere uno sviluppo etico e sostenibile dell’IA», ha affermato.

Un “premio” che riapre il dibattito
È proprio qui che si colloca il nodo più delicato. La nomina può essere letta come un riconoscimento tecnico, legato alle competenze maturate nel campo dell’innovazione e della connettività. Ma allo stesso tempo solleva interrogativi sul significato politico e simbolico di questo ritorno sulla scena pubblica. Per alcuni, una valorizzazione di un profilo con esperienza internazionale; per altri, un “premio” difficilmente comprensibile alla luce delle controversie passate.
In questo equilibrio tra meriti e ombre si colloca oggi la figura di Calearo Ciman, chiamata ancora una volta a misurarsi con il giudizio pubblico in un ambito – quello dell’intelligenza artificiale – destinato a segnare il futuro economico e sociale del Paese purché viva soprattutto degli Up e non anche dei Down, comunque formativi, tipo quelli che hanno caratterizzato la storia personale e resiliente di un esponente… Massimo di Vicenza.


