lunedì, Agosto 3, 2026

Salotti Urbani 2026 al Bixio di Vicenza: agosto inizia con libri, poesie e musica

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In questo primo scorcio di agosto, Salotti Urbani nel Giardino del Teatro Spazio Bixio di Vicenza prevede un triplo appuntamento settimanale in due giorni.

La rassegna estiva è giunta alla sua undicesima edizione ed è promossa da Theama Teatro in collaborazione con Magis e con il sostegno dell’assessorato alla Cultura, al turismo e all’attrattività del Comune di Vicenza.

Salotti Urbani 2026: gli appuntamenti nella prima settimana di agosto

Martedì 4 agosto ore 18:30 I love book” a cura di CSV Vicenza con la presentazione del libro “Franco Battiato-Come un incantesimo”di Carla Spessato e con presentazione di Gianluigi Coltri; l’opera contiene le storie di tutte le canzoni di Battiato e il racconto di tutti gli album e delle sue opere, oltre a un’indagine unica nel suo genere sulle decine di interventi come autore, produttore, interprete in musica, teatro, cinema, letteratura. In appendice la storia inedita del primo album del 1969, mai arrivato nei negozi. 

Seguirà, alle ore 20, “I love poetry-Poesie in frequenza” di e con Carlo Stefani e con Alessandro Santoni, Beatrice Achille, Simone Pietribiasi, un evento poetico-elettronico, tra versi contemporanei e paesaggi sonori digitali, dove la parola incontra il beat. 

Venerdì 7 agosto alle ore 19.30 sarà la volta di “I love stories Canti del guardare lontano” con Aristide Genovese e Antonio Gallucci al sax, un evento poetico-sonoro per menti erranti e sguardi aperti, tra racconti e visioni di Giuliano Scabia.

Il titolo riprende quello dell’omonima raccolta poetica di Scabia, e lo spettacolo intreccia a essa brani tratti da “Le foreste sorelle”, l’ultimo grande affresco scabiano, popolato di alberi, animali e voci che parlano la lingua stessa della natura. Da questo incontro di testi nasce una composizione che è essa stessa un piccolo esercizio di stralingua: un montaggio che non si limita a recitare Scabia, ma prova a pensare e a suonare come egli pensava, mescolando i registri, sporcando la lingua colta con l’eco del dialetto e del canto popolare.

Ad accompagnare il cammino delle parole è un sax dal fraseggio sincopato e spezzato, mai illustrativo: un suono che cammina accanto al testo, a volte lo precede, a volte lo contraddice. Lo spettacolo cerca infatti un legame vivo con il territorio, con la sua lingua, con quell’essere agreste che in Scabia non è mai nostalgia, ma sorgente di invenzione, restando insieme, sorprendentemente, contemporaneo.

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