MILANO (ITALPRESS) – L’epilessia è una condizione neurologica caratterizzata dalla tendenza a sviluppare crisi epilettiche ricorrenti, cioè episodi improvvisi dovuti a un’attività elettrica anomala e improvvisa delle cellule cerebrali: le crisi possono assumere forme differenti, da brevi assenze o sensazioni insolite fino a movimenti involontari più evidenti e perdita di coscienza. La loro durata è generalmente limitata a pochi secondi o minuti e nella maggior parte dei casi si risolve spontaneamente. L’incidenza dell’epilessia varia molto con l’età: secondo i dati raccolti dalla Lega italiana contro l’epilessia, ci sono 86 nuovi casi per 100mila individui nel primo anno di vita e 180 nuovi casi per 100 mila dopo i 75 anni.
“L’epilessia è una condizione cronica del cervello in cui i neuroni hanno una certa facilità a fare un’attività elettrica anormale, che determina questi momenti di crisi epilettiche. Si tratta di una situazione che si ripete spontaneamente: spesso si pensa alle convulsioni come tipo di crisi, ma ci sono anche cose molto brevi”, ha dichiarato Maria Paola Canevini, docente di Neuropsichiatria infantile all’Università degli Studi di Milano, intervistata da Marco Klinger per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress.
(ITALPRESS) – (SEGUE).
IN ITALIA OLTRE 500MILA PERSONE CONVIVONO CON L’EPILESSIA, FONDAMENTALE PARLARNE
Zelensky incontra Papa Leone XIV: “L’ho informato del lavoro diplomatico con gli Usa per raggiungere la pace”
ROMA (ITALPRESS) – L’Ucraina condividerà oggi con gli Stati Uniti un piano di pace rivisto dopo i colloqui a Londra tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e i leader di Francia, Germania e Gran Bretagna. E’ quanto riportano i media internazionali.
Il leader ucraino ha aggiunto che il piano di pace iniziale del presidente Usa, Donald Trump, composto da 28 punti, criticato perchè favoriva la Russia, è stato ridotto a 20 punti. “I punti anti-ucraini sono stati rimossi”, ha precisato Zelensky.
ZELENSKY INCONTRA PAPA LEONE XIV E GIORGIA MELONI
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Castel Gandolfo ha incontrato nella residenza pontificia Papa Leone XIV. Zelensky nel primo pomeriggio incontrerà la premier Giorgia Meloni a Palazzo Chigi.
“L’Ucraina apprezza profondamente tutto il sostegno di Papa Leone XIV e della Santa Sede: i costanti aiuti umanitari, la disponibilità ad ampliare la presenza delle missioni umanitarie. Oggi, durante un’udienza con Sua Santità, l’ho ringraziato per le sue costanti preghiere per l’Ucraina e gli ucraini e per i suoi appelli per una pace giusta. Ho informato il Papa del lavoro diplomatico con gli Stati Uniti per raggiungere la pace”. Così il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, dopo l’incontro con Papa Leone XIV nella residenza di Castel Gandolfo. “Abbiamo parlato di ulteriori sforzi e mediazione da parte del Vaticano per il ritorno dei nostri figli rapiti dalla Russia. Ringrazio sua Santità per tutti gli sforzi a sostegno dei giovani ucraini. Sono grato per questa conversazione e per tutta l’attenzione rivolta al nostro popolo. Ho invitato il Papa a visitare l’Ucraina. Questo sarà un forte segnale di sostegno per il nostro popolo”, ha aggunto.
Da parte sua il Santo Padre ha ribadito la necessità di continuare il dialogo e rinnovato l’auspicio che le iniziative diplomatiche in corso possano portare ad una pace giusta e duratura. Inoltre, non è mancato il riferimento alla questione dei prigionieri di guerra e alla necessità di assicurare il ritorno dei bambini ucraini alle loro famiglie.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).
Zelensky incontra Papa Leone XIV: “Oggi condivideremo un piano di pace rivisto con gli Usa”
ROMA (ITALPRESS) – L’Ucraina condividerà oggi con gli Stati Uniti un piano di pace rivisto dopo i colloqui a Londra tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e i leader di Francia, Germania e Gran Bretagna. E’ quanto riportano i media internazionali.
Il leader ucraino ha aggiunto che il piano di pace iniziale del presidente Usa, Donald Trump, composto da 28 punti, criticato perchè favoriva la Russia, è stato ridotto a 20 punti. “I punti anti-ucraini sono stati rimossi”, ha precisato Zelensky.
ZELENSKY INCONTRA PAPA LEONE XIV E GIORGIA MELONI
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Castel Gandolfo ha incontrato nella residenza pontificia Papa Leone XIV. Zelensky nel primo pomeriggio incontrerà la premier Giorgia Meloni a Palazzo Chigi.
– foto Ipa Agency –
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Zelensky è a Roma: “Oggi condivideremo un piano di pace rivisto con gli Usa”
ROMA (ITALPRESS) – L’Ucraina condividerà oggi con gli Stati Uniti un piano di pace rivisto dopo i colloqui a Londra tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e i leader di Francia, Germania e Gran Bretagna. E’ quanto riportano i media internazionali.
Il leader ucraino ha aggiunto che il piano di pace iniziale del presidente Usa, Donald Trump, composto da 28 punti, criticato perchè favoriva la Russia, è stato ridotto a 20 punti. “I punti anti-ucraini sono stati rimossi”, ha precisato Zelensky.
ZELENSKY INCONTRA PAPA LEONE XIV E GIORGIA MELONI
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è a Castel Gandolfo per incontrare nella residenza pontificia Papa Leone XIV. Zelensky nel primo pomeriggio incontrerà la premier Giorgia Meloni a Palazzo Chigi.
– foto Ipa Agency –
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Zelensky “Oggi condivideremo piano di pace rivisto con Usa”
ROMA (ITALPRESS) – L’Ucraina condividerà oggi con gli Stati Uniti un piano di pace rivisto dopo i colloqui a Londra tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e i leader di Francia, Germania e Gran Bretagna. E’ quanto riportano i media internazionali.
Il leader ucraino ha aggiunto che il piano di pace iniziale del presidente Usa, Donald Trump, composto da 28 punti, criticato perchè favoriva la Russia, è stato ridotto a 20 punti. “I punti anti-ucraini sono stati rimossi”, ha precisato Zelensky.
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Nel 2025 sono stati uccisi 67 giornalisti, quasi la metà sono morti a Gaza
ROMA (ITALPRESS) – Il giornalismo continua a pagare un prezzo altissimo per il diritto all’informazione: è quanto emerge dal rapporto appena pubblicato da Reporters Without Borders (RSF) che fotografa una situazione drammatica per la libertà di stampa e la sicurezza dei giornalisti nel 2025.
Su 67 professionisti dei media uccisi in tutto il mondo, quasi la metà — il 43% — ha trovato la morte in Gaza, colpita dalle azioni dell’esercito israeliano. La denuncia dell’organizzazione internazionale, con sede a Parigi, evidenzia come la guerra in corso nella Striscia stia producendo un bilancio umano devastante anche per chi documenta con il proprio lavoro le conseguenze del conflitto.
Secondo il rapporto, almeno 53 delle vittime appartengono a quelle che RSF definisce “pratiche criminali da parte di gruppi militari e organizzazioni criminali”. A ciò si aggiunge un dato agghiacciante: circa 220 giornalisti sarebbero stati uccisi dalle forze israeliane dal 2023, 65 dei quali presi di mira direttamente per il loro mestiere o mentre svolgevano il loro lavoro. Numeri che confermano come l’esposizione al pericolo sia diventata sistematica per i professionisti dell’informazione nella zona.
Il rapporto non si limita alla dimensione tragica degli omicidi: secondo RSF, Israele figura anche come la seconda nazione al mondo per numero di detenuti fra i giornalisti stranieri, con 20 reporter incarcerati nel 2025, oltre ai 16 già arrestati negli anni precedenti nella Striscia di Gaza e nella Cisgiordania occupata.
Fuori dal contesto mediorientale, il report denuncia l’estrema pericolosità del lavoro di cronista anche in paesi apparentemente distanti dal teatro di guerra. Il Messico è indicato come il secondo Stato più pericoloso al mondo per la stampa libera, con 9 giornalisti uccisi nel 2025; la Cina, invece, ospiterebbe la più grande prigione di giornalisti al mondo, con 121 reporter dietro le sbarre. RSF sottolinea come, in generale, i giornalisti corrono i maggiori rischi nei loro paesi d’origine: quasi tutti coloro che sono stati uccisi lo sono stati mentre svolgevano il loro lavoro a casa, tranne due casi.
Il rapporto denuncia inoltre casi egiziani di gravi violazioni dei diritti umani in corso di conflitto: in Sudan, ad esempio, le forze paramilitari hanno ucciso 4 giornalisti nel 2025, di cui due rapiti.
In Siria, rimangono ancora 37 cronisti dispersi fra prigionia del regime e sequestri da parte di gruppi come lo Stato Islamico. L’analisi di RSF offre un quadro preoccupante, che mette in allarme le istituzioni internazionali, le ong per la libertà di stampa e i governi nazionali: la protezione dei giornalisti in zone di guerra o in Paesi con forte repressione resta una priorità urgente.
Il rapporto giunge in un contesto di crescente conflittualità globale, che vede la guerra in Medio Oriente, lo scontro tra forze militari e milizie, e la repressione dei diritti civili come fenomeni interconnessi.
-Foto IPA Agency-
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Urso “Governo italiano ha garantito stabilità e credibilità, siamo un modello”
MILANO (ITALPRESS) – Tra guerre vere e commerciali, dazi, crisi industriali e caccia alle materie prime, il mondo è un mare in tempesta. Ma l’Italia ha la forza per affrontare le onde della fine della globalizzazione. Ne è convinto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intervistato da MF-Milano Finanza e Class Cnbc in occasione dell’evento Expert Talk.
“Siamo stati tra i protagonisti del regolamento europeo sulle materie prime critiche e abbiamo approvato un decreto legge che crea in Italia un contesto favorevole all’estrazione, alla lavorazione e al riciclo – dichiara Urso -. Con il Ministero dell’Ambiente abbiamo aggiornato la mappa: disponiamo di 16 delle 34 materie prime critiche individuate dall’Ue. Abbiamo assistito le imprese nei bandi europei: quattro progetti italiani sono stati riconosciuti strategici, tutti sul riciclo. E abbiamo già detto alla Commissione che l’Italia si candida a ospitare un deposito europeo di stoccaggio, grazie alla nostra collocazione geografica che ci consente di rifornire con facilità l’intero continente”.
Urso ritiene che ci sia la possibilità che l’Italia ottenga questo deposito, “perchè sarebbe nell’interesse dell’intera Europa”. Per quanto riguarda la candidatura italiana per la gigafactory europea sull’intelligenza artificiale “La Commissione – spiega – ha ricevuto 77 proposte, ma noi, a differenza degli altri Paesi, abbiamo saputo fare sistema e presentare un unico consorzio. E’ composto dalle grandi imprese a controllo pubblico, Leonardo ed Eni, ed è molto competitivo. Sono convinto che nella prossima primavera una delle cinque gigafactory sarà assegnata all’Italia”.
“Abbiamo già data center, un piano sul calcolo quantistico, tre dei più grandi supercalcolatori d’Europa e università all’avanguardia, anche al Sud. Tutto questo mostra che stiamo costruendo un’Italia assertiva, a vantaggio delle imprese, dei cittadini e dell’Europa”, aggiunge Urso, che alla domanda se sono state individuate le zone dove realizzare la gigafactory e questo hub per le materie prime risponde: “Sì, il gruppo di imprese ha individuato alcune aree. E’ un progetto polivalente e policentrico. Ma non posso dire altro perchè è in corso il confronto con la Commissione”.
Per quanto riguarda i dazi americani l’Italia sta reagendo “meglio del previsto e meglio di altri. Perchè i consumatori americani non vogliono rinunciare alla qualità del made in Italy e perchè le nostre imprese sono resilienti. Bisognerà vedere i dati definitivi a fine anno, però il pericolo vero non sono i dazi diretti, che in media valgono il 15%”.
“Il problema – aggiunge – è l’effetto indiretto: se i prodotti asiatici non entrano negli Stati Uniti per via dei dazi più alti, la sovrapproduzione si dirige verso il mercato europeo, il più aperto e il più ricco. E’ come un maremoto: la scossa avviene altrove, ma l’onda arriva da noi. Per questo abbiamo chiesto che il raddoppio dei dazi e il dimezzamento delle quote sull’acciaio cinese, già annunciate dal commissario Sèjournè, entrino in vigore subito”.
Noi, intanto “stiamo contrastando fenomeni di contraffazione e concorrenza sleale. Pensiamo all’ultra fast fashion che ha portato lo scorso anno 12 milioni di pacchi al giorno in Europa senza alcun controllo, perchè sotto la soglia dei 150 euro. Spesso contengono prodotti spacciati come italiani e non sostenibili dal punto di vista ambientale. Abbiamo chiesto che il dazio su questi pacchi entri subito in vigore, non tra tre anni, perchè permetterebbe almeno il controllo alle dogane”.
“Se Bruxelles non anticipasse la misura “interverremo con una legislazione nazionale, sul tema c’è un dibattito anche in Francia. Potremmo mettere una tassa alla consegna dei pacchi provenienti da fuori Europa. E abbiamo già previsto la responsabilizzazione delle piattaforme digitali: se il prodotto non corrisponde alla realtà, i costi non possono ricadere sulle nostre imprese”.
“Oggi l’Italia – sottolinea Urso – ha un ruolo da protagonista. Lo spread è passato da 242 a meno di 70 e la nostra credibilità ci permette di essere decisivi nelle riforme europee. Con la Germania siamo riusciti a far anticipare la revisione delle norme sull’automotive. Ora chiediamo una revisione radicale: neutralità tecnologica, riconoscimento pieno dell’ibrido, utilizzo dei biocarburanti e superamento della soglia del 2035, pur mantenendo fermo l’obiettivo finale. Dobbiamo arrivare al futuro, che sarà prevalentemente elettrico, con le fabbriche europee ancora in funzione”.
Alla domanda se il rapporto con Stellantis è migliorato, risponde: “Sì. C’è una nuova governance, più consapevole della realtà italiana. Stellantis oggi esprime posizioni pragmatiche e responsabili, in linea con quelle italiane e con Acea. La presentazione della 500 ibrida a Mirafiori, con nuove assunzioni, è un segnale importante”.
In merito all‘ex Ilva, alla domanda se la nazionalizzazione è un’ipotesi sul tavolo, risponde: “Dal punto di vista costituzionale no. Lo Stato può intervenire solo in casi molto precisi che qui non ricorrono. Ma può entrare nella gara, ove necessario, per garantire continuità produttiva, occupazione e decarbonizzazione”. “L’eredità è pesante: i commissari hanno stimato in quasi 5 miliardi il danno arrecato da ArcelorMittal. Però, come abbiamo fatto a Terni e a Piombino, sono convinto che, con la collaborazione di tutti, si possa trovare una soluzione che garantisca produzione e occupazione”.
“L’economia italiana – ricorda Urso – è legata alla Germania, che è in recessione da quasi tre anni. Nonostante questo l’Italia è andata avanti. E ci sono segnali positivi: investimenti fissi lordi in crescita, fatturato industriale in aumento, indice delle Pmi tornato sopra la soglia espansiva. Ma dobbiamo completare le riforme della politica industriale europea”. Ed il fattore demografico “pesa molto. L’Italia è un Paese sempre più anziano e con una popolazione che non cresce. Serve tempo per invertire la rotta, ma il governo ha già avviato politiche per sostenere la natalità”.
Guardando al settore della difesa, “Leonardo opera su terra, aria, spazio e cyber, Fincantieri sulla parte navale e nei sommergibili. Questo produce ottimi frutti e consente una regia efficace tra i ministeri”. Ed alla domanda su qual è lo stato di salute dell’industria italiana, risponde: “Abbiamo fatto trasparenza sui tavoli di crisi: erano 55, oggi sono 38. Ne abbiamo risolti molti mantenendo attivi gli stabilimenti. La linea è realismo, responsabilità, lavoro di squadra. Il mondo è in tempesta, ma il governo italiano ha garantito stabilità, affidabilità e credibilità. Ed è per questo che stiamo diventando un modello per gli altri”.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).
Urso “Governo italiano ha garantito stabilità e credibilità, siamo un modello”
MILANO (ITALPRESS) – Tra guerre vere e commerciali, dazi, crisi industriali e caccia alle materie prime, il mondo è un mare in tempesta. Ma l’Italia ha la forza per affrontare le onde della fine della globalizzazione. Ne è convinto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intervistato da MF-Milano Finanza e Class Cnbc in occasione dell’evento Expert Talk.
“Siamo stati tra i protagonisti del regolamento europeo sulle materie prime critiche e abbiamo approvato un decreto legge che crea in Italia un contesto favorevole all’estrazione, alla lavorazione e al riciclo – dichiara Urso -. Con il Ministero dell’Ambiente abbiamo aggiornato la mappa: disponiamo di 16 delle 34 materie prime critiche individuate dall’Ue. Abbiamo assistito le imprese nei bandi europei: quattro progetti italiani sono stati riconosciuti strategici, tutti sul riciclo. E abbiamo già detto alla Commissione che l’Italia si candida a ospitare un deposito europeo di stoccaggio, grazie alla nostra collocazione geografica che ci consente di rifornire con facilità l’intero continente”. Urso ritiene che ci sia la possibilità che l’Italia ottenga questo deposito, “perchè sarebbe nell’interesse dell’intera Europa”. Per quanto riguarda la candidatura italiana per la gigafactory europea sull’intelligenza artificiale “La Commissione – spiega – ha ricevuto 77 proposte, ma noi, a differenza degli altri Paesi, abbiamo saputo fare sistema e presentare un unico consorzio. E’ composto dalle grandi imprese a controllo pubblico, Leonardo ed Eni, ed è molto competitivo. Sono convinto che nella prossima primavera una delle cinque gigafactory sarà assegnata all’Italia”. “Abbiamo già data center, un piano sul calcolo quantistico, tre dei più grandi supercalcolatori d’Europa e università all’avanguardia, anche al Sud. Tutto questo mostra che stiamo costruendo un’Italia assertiva, a vantaggio delle imprese, dei cittadini e dell’Europa”, aggiunge Urso, che alla domanda se sono state individuate le zone dove realizzare la gigafactory e questo hub per le materie prime risponde: “Sì, il gruppo di imprese ha individuato alcune aree. E’ un progetto polivalente e policentrico. Ma non posso dire altro perchè è in corso il confronto con la Commissione”.
Per quanto riguarda i dazi americani l’Italia sta reagendo “meglio del previsto e meglio di altri. Perchè i consumatori americani non vogliono rinunciare alla qualità del made in Italy e perchè le nostre imprese sono resilienti. Bisognerà vedere i dati definitivi a fine anno, però il pericolo vero non sono i dazi diretti, che in media valgono il 15%”. “Il problema – aggiunge – è l’effetto indiretto: se i prodotti asiatici non entrano negli Stati Uniti per via dei dazi più alti, la sovrapproduzione si dirige verso il mercato europeo, il più aperto e il più ricco. E’ come un maremoto: la scossa avviene altrove, ma l’onda arriva da noi. Per questo abbiamo chiesto che il raddoppio dei dazi e il dimezzamento delle quote sull’acciaio cinese, già annunciate dal commissario Sèjournè, entrino in vigore subito”. Noi, intanto “stiamo contrastando fenomeni di contraffazione e concorrenza sleale. Pensiamo all’ultra fast fashion che ha portato lo scorso anno 12 milioni di pacchi al giorno in Europa senza alcun controllo, perchè sotto la soglia dei 150 euro. Spesso contengono prodotti spacciati come italiani e non sostenibili dal punto di vista ambientale. Abbiamo chiesto che il dazio su questi pacchi entri subito in vigore, non tra tre anni, perchè permetterebbe almeno il controllo alle dogane”. “Se Bruxelles non anticipasse la misura “interverremo con una legislazione nazionale, sul tema c’è un dibattito anche in Francia. Potremmo mettere una tassa alla consegna dei pacchi provenienti da fuori Europa. E abbiamo già previsto la responsabilizzazione delle piattaforme digitali: se il prodotto non corrisponde alla realtà, i costi non possono ricadere sulle nostre imprese”.
“Oggi l’Italia – sottolinea Urso – ha un ruolo da protagonista. Lo spread è passato da 242 a meno di 70 e la nostra credibilità ci permette di essere decisivi nelle riforme europee. Con la Germania siamo riusciti a far anticipare la revisione delle norme sull’automotive. Ora chiediamo una revisione radicale: neutralità tecnologica, riconoscimento pieno dell’ibrido, utilizzo dei biocarburanti e superamento della soglia del 2035, pur mantenendo fermo l’obiettivo finale. Dobbiamo arrivare al futuro, che sarà prevalentemente elettrico, con le fabbriche europee ancora in funzione”. Alla domanda se il rapporto con Stellantis è migliorato, risponde: “Sì. C’è una nuova governance, più consapevole della realtà italiana. Stellantis oggi esprime posizioni pragmatiche e responsabili, in linea con quelle italiane e con Acea. La presentazione della 500 ibrida a Mirafiori, con nuove assunzioni, è un segnale importante”.
In merito all’ex Ilva, alla domanda se la nazionalizzazione è un’ipotesi sul tavolo, risponde: “Dal punto di vista costituzionale no. Lo Stato può intervenire solo in casi molto precisi che qui non ricorrono. Ma può entrare nella gara, ove necessario, per garantire continuità produttiva, occupazione e decarbonizzazione”. “L’eredità è pesante: i commissari hanno stimato in quasi 5 miliardi il danno arrecato da ArcelorMittal. Però, come abbiamo fatto a Terni e a Piombino, sono convinto che, con la collaborazione di tutti, si possa trovare una soluzione che garantisca produzione e occupazione”.
“L’economia italiana – ricorda Urso – è legata alla Germania, che è in recessione da quasi tre anni. Nonostante questo l’Italia è andata avanti. E ci sono segnali positivi: investimenti fissi lordi in crescita, fatturato industriale in aumento, indice delle Pmi tornato sopra la soglia espansiva. Ma dobbiamo completare le riforme della politica industriale europea”. Ed il fattore demografico “pesa molto. L’Italia è un Paese sempre più anziano e con una popolazione che non cresce. Serve tempo per invertire la rotta, ma il governo ha già avviato politiche per sostenere la natalità”.
Guardando al settore della difesa, “Leonardo opera su terra, aria, spazio e cyber, Fincantieri sulla parte navale e nei sommergibili. Questo produce ottimi frutti e consente una regia efficace tra i ministeri”. Ed alla domanda su qual è lo stato di salute dell’industria italiana, risponde: “Abbiamo fatto trasparenza sui tavoli di crisi: erano 55, oggi sono 38. Ne abbiamo risolti molti mantenendo attivi gli stabilimenti. La linea è realismo, responsabilità, lavoro di squadra. Il mondo è in tempesta, ma il governo italiano ha garantito stabilità, affidabilità e credibilità. Ed è per questo che stiamo diventando un modello per gli altri”.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).
Resta alta la tensione tra Cambogia e Thailandia, scontri e morti al confine
ROMA (ITALPRESS) – Ancora alta la tensione tra Cambogia e Thailandia, dove da due giorni sono riprese le ostilità lungo i confini.
Uccisi sei civili cambogiani in una provincia di confine e tre soldati tailandesi, con scambi di accuse su quali dei due paesi abbia violato il cessate il fuoco mediato dal presidente Usa Donald Trump e siglato a ottobre.
Cambogia e Thailandia confinano per 800 chilometri. Lungo il confine, diversi templi nelle aree contese.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).
In uscita film su percorso di sviluppo della contea più elevata della Cina
LHASA (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Un film che racconta il percorso di sviluppo di Tsonyi, la contea ad altitudine più elevata della Cina nella regione autonoma dello Xizang, uscirà nelle sale di tutto il Paese il 16 dicembre.
Prodotto quest’anno per celebrare il 60esimo anniversario della regione autonoma, il film, intitolato “Puruo Gangri”, è presentato congiuntamente dai dipartimenti dell’Informazione dello Xizang, della provincia dello Zhejiang e della città di Nagqu, sotto la cui giurisdizione si trova la contea di Tsonyi. Il titolo si riferisce al ghiacciaio Purog Kangri della contea, il più spesso dell’altopiano Qinghai-Tibet.
Con un’altitudine media superiore ai 5.000 metri, la contea copre quasi 120.000 chilometri quadrati all’interno della Riserva Naturale Nazionale di Changtang. L’area dispone di appena il 40% dell’ossigeno presente al livello del mare. L’inverno può durare fino a 10 mesi, con temperature che scendono fino a -40°C.
Attraverso la storia della giovane studentessa universitaria Tong Xiaofan e dei pastori locali, il film ripercorre la trasformazione della contea dalla sua fondazione fino a un recente programma di ricollocazione ecologica, un’iniziativa mirata a migliorare le condizioni di vita delle persone e a proteggere il fragile ecosistema locale.
La troupe ha girato per 62 giorni a quote superiori ai 5.000 metri, raggiungendo un punto massimo di ripresa a 5.800 metri.
“Abbiamo superato enormi difficoltà. Questa ripresa è stata una sfida estrema”, ha dichiarato Cai Yu, co-regista del film, aggiungendo che molti membri della squadra hanno sofferto di mal di montagna durante la produzione.
Una scena notevole mostra l’attore Ngawang Rinqen tuffarsi in un fiume ghiacciato per salvare uno yak dall’annegamento. Con temperature che scendevano a -27 °C a 5.300 metri di altitudine, i capelli si congelavano in pochi secondi dopo l’emersione dall’acqua.
“Per quella scena, ho trascorso in totale oltre 40 minuti immerso nel fiume gelido”, ha raccontato l’attore tibetano. “Come attore professionista, volevo rappresentare lo stato reale dei personaggi originali”.
Il film si basa sulle esperienze di funzionari e pastori locali. Una delle figure originali, l’ufficiale di base Sangda Tsomo, ha espresso gratitudine alla troupe per aver portato la storia di Tsonyi sul grande schermo.
“La contea di Tsonyi è stata la mia casa per 15 anni. Quei bagliori di speranza provenienti dalla ‘terra di nessuno’ meritano di essere ricordati”, ha affermato l’uomo.
(ITALPRESS).


