giovedì, Gennaio 15, 2026
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Samuel Peron, il vicentino in Rai di cui Vicenza non parla: il 2025 della rinascita tra danza, teatro e tv

(Articolo su Samuel Peron da VicenzaPiù Viva n. 304sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr).

Il ballerino vicentino racconta un anno lontano da Ballando con le stelle ma ricco di nuovi progetti: teatro, conduzione, viaggi interiori e il ruolo di papà. Un percorso di crescita personale e professionale che conferma la sua voglia inesauribile di mettersi in gioco.

Quest’anno non lo vediamo al sabato sera su Rai Uno, perché Samuel Peron, ballerino di straordinario talento, nato a Marostica il 21 aprile 1982, capace di entrare nella musica con una fluidità e una naturalezza che vanno oltre il semplice andare a tempo, ha fatto come il servo virtuoso nella parabola dei talenti, ha saputo cogliere e mettere a frutto l’opportunità
data dalla televisione per crescere professionalmente e artisticamente, lanciandosi sempre in nuove avventure con immutata passione e voglia di imparare.
Intervistarlo è un’esperienza divertente, perché la sua disponibilità si scontra con giornate piene di impegni, oltretutto una volta che si comincia a chiacchierare con lui è difficile non farsi prendere dall’entusiasmo del suo modo di raccontarsi, fino quasi a perdere il filo del discorso. Però alla fine, tra una chiamata e l’altra, l’invio di lunghi messaggi vocali – che in qualsiasi altra circostanza sarebbero da considerare crimini contro la comunicazione telefonica – e tante risate, siamo arrivati in fondo, e davvero con la sensazione di avere interagito con una persona che è molto più della sua danza, e considerando quanto bravo è a ballare, non è dire poco.

Samuel e la compagna Tania Bambaci
Samuel e la compagna Tania Bambaci

Samuel, la prima domanda riguarda Ballando con le Stelle, che quest’anno festeggia la ventesima edizione. Tu però non partecipi, del resto già nel 2024 non eri nel cast. Un’assenza che ti pesa? Ne senti la mancanza?
“No, non mi dispiace non esserci perché è stata una scelta mia, dopo 17 partecipazioni avevo voglia di cercare qualcosa di diverso. Era già da qualche anno che sostenevo di voler fare altro. Insomma, per dirla chiaramente, nessuno mi ha cacciato e sono rimasto in buoni rapporti con la produzione. Però avevo bisogno di stimoli nuovi.”

Che cosa ha rappresentato per te Ballando?
“Per me è stata un’esperienza formativa che mi ha permesso di studiare. Ho imparato come si sta davanti alla telecamera, ma anche come si lavora dietro, ho cercato di studiare le esigenze tecniche che vanno oltre la performance artistica. Ballando è stato una vera scuola in questo senso, mi ha dato un bagaglio importantissimo che adesso mi ritrovo utile in diverse occasioni, per esempio quando mi capita di fare il direttore artistico di alcuni eventi. Poi ho lavorato con Milly Carlucci, che è una stacanovista, un esempio, una professionista dalla quale apprendere tantissimo. Ballando con le stelle mi è stato utile per formarmi, oltre a regalarmi la popolarità. Senza contare le tante persone che ho incontrato, a partire dalle mie allieve vip, che mi hanno aiutato a crescere anche come persona. È stato un bellissimo, lungo capitolo, ma ho sentito che era il momento di cambiare.”

Samuel Peron guarda al futuro
Samuel Peron guarda al futuro

Voler fare altro, imparare, studiare, crescere è sempre stato il tuo modo di pensare…
“Sì, ma credo sia normale. Se non si cerca di crescere non si dura a lungo. In tutti i campi. Anche in un’azienda, se si rimane fissati sempre ai vecchi modelli si rischia di non saper affrontare i cambiamenti del mercato e del mondo. Ma anche nel lavoro, restare sempre
attaccati allo stesso posto ti fa fossilizzare… E nel mio mondo è così ancora di più. Per questo io continuo ad aggiornarmi, a tentare strade nuove. Anche nelle mie letture prediligo testi in cui si stimola l’uso delle capacità, la crescita personale. Li trovo molto utili”.

spettacolo ti amo o qualcosa del genere riserva
spettacolo ti amo o qualcosa del genere

A proposito di fare altro, nel 2025 hai debuttato come attore con lo spettacolo “Ti amo o qualcosa del genere”. Sul palcoscenico c’eri già stato con altri spettacoli in cui dicevi qualche battuta, nei quali però la parte del leone la faceva il ballo. Qui invece reciti e basta. Che esperienza è stata?
“Meravigliosa. Il teatro è una scuola importante e lavoro con tre attori fantastici, sia professionalmente sia umanamente. Con Diego Ruiz, Tiziana Foschi e Milena Miconi mi trovo benissimo, tra noi si è creata una bella sinergia. Anzi, mi hanno già proposto di essere con loro anche per il prossimo progetto, che partirà nel 2027. Intanto dal primo weekend di novembre è ricominciata la tournée di “Ti amo o qualcosa del genere”.
Il riscontro del pubblico è ogni volta molto positivo, e questo mi rende felice”.

Ma salire sul palco senza il “paracadute” del ballo, con un testo da imparare a memoria e il saper rispettare i tempi comici, ti ha creato qualche difficoltà?
“Mi sembrava più difficoltoso mentre studiavo a tavolino, quando sono salito sul palco per me è stato bellissimo. Ogni volta che sono in scena mi sento come un bambino che sale sulle giostre, sono felice e mi piace tantissimo. Poi, ripeto, con la compagnia si è creato un rapporto davvero di complicità, condividiamo la scena ma anche i viaggi, le ore libere, giochiamo a burraco, andiamo a visitare le città dove siamo in tournée, insomma, siamo sulla stessa lunghezza d’onda, peraltro rispettando anche le necessità individuali: se uno non ha voglia di muoversi o vuole dormire un po’ di più lo fa tranquillamente”.

historia samuel peron veera kinnunen
Historia con Samuel Peron e Veera Kinnunen

Anche l’altro tuo progetto teatrale, Historia, più vicino alle tue corde perché si tratta di uno spettacolo che unisce canto, danza e narrazione, sta continuando?
“Sì, abbiamo parecchie date. Uno spettacolo al quale tengo tantissimo e un altro gruppo di lavoro affiatato, con grandissimi professionisti come la mia collega Veera Kinnunen, la voce di Stefania Caracciolo e cinque musicisti straordinari.”

Peraltro, Historia è stato anche l’occasione di vederti ballare in provincia di Vicenza, dato che era uno degli appuntamenti di Amalo Festival.
“Sì. Peccato che il cattivo tempo ci abbia costretti a ballare nel teatro, che ha meno posti rispetto alla villa dove avremmo dovuto esibirci, perché ho percepito il calore del pubblico e mi dispiace pensare che tanti abbiano dovuto rimanere fuori… Spero che ci saranno altre occasioni”.

Un altro progetto del quale fai parte sin dalla prima edizione è Rumore Bim Festival, un’iniziativa rivolta ai giovani artisti.
“Sì, è un progetto serio, che va oltre il talent e il premio, ma vuole dare occasione ai giovani artisti di imparare, di farsi conoscere e di lavorare. Rumore Bim Festival continua a crescere, quest’anno addirittura ci aspettiamo che possa avere una rubrica televisiva dedicata”.

La sensazione, a sentirti raccontare, è che nonostante tu non abbia fatto Ballando con le stelle, il tuo 2025 sia pieno di attività.
“Sicuramente. Io, ripeto, sono grato a Ballando, ma ho sempre pensato di non dovermi fermare lì. Come ho già detto, io sono così. Voglio continuare a crescere, a imparare, a diversificare le mie attività. Lo scorso anno ho anche fatto l’Isola dei famosi, per provare un’esperienza completamente diversa. E tra le mie ambizioni c’è la conduzione”.

ti amo o qualcosa del genere scena
Scena spettacolo “ti amo o qualcosa del genere”

Conduzione che quest’anno hai sperimentato con la finale di Miss Universo Italy. E sempre a proposito di miss, a settembre hai anche ballato a Miss Italia assieme a Veera Kinnunen. Che cosa pensi dei concorsi di bellezza? Li ritieni superati o possono ancora avere una funzione nel mondo di oggi?
“Detto che condurre Miss Universo Italy è stato bellissimo, e gli organizzatori sono stati contenti del mio lavoro tanto che mi hanno chiesto di esserci anche il prossimo anno, moltissime donne dello spettacolo hanno partecipato a concorsi di bellezza.

Simona Ventura, Caterina Balivo, Silvia Toffanin, Daniela Ferolla, la stessa Martina Colombari attualmente in gara a Ballando con le stelle. Quindi, di che cosa stiamo parlando?

Miss Italia è un’opportunità. E poi, se è superata Miss Italia lo sono anche molti altri programmi, non è che attualmente vadano in onda chissà quali innovazioni. Credo però che si potrebbe sfruttare il concorso per portare avanti altri temi. Tipo la salute, il concetto di mens sana in corpore sano, il mangiare bene, le buone abitudini di vita… Certo, la bellezza deve restare al centro del concorso, ma se le si dà un significato diverso, la si rende veicolo di messaggi positivi, diventa un tema più interessante e più al passo con i tempi”.

historia il cast saluta il pubblico
Historia. il cast saluta il pubblico

A proposito di giovani, ti capita spesso di lavorare con loro. Come ti sembra questa generazione? È davvero schiava dei social e chiusa rispetto al mondo, o se gli si offre l’occasione qualcosa può fare?
“Hai detto tutto tu. I giovani ci sono e sono tanti quelli che hanno capacità e voglia di fare, però è anche vero che non hanno molte occasioni di emergere. Anche nel mondo televisivo i nomi nuovi arrivano molto lentamente”.

Tornando a parlare delle tue esperienze, nel 2024 sei arrivato secondo all’Isola dei famosi. Un’esperienza decisamente fuori dalla tua comfort zone.
“L’isola è stata davvero un’esperienza particolare. Forse da casa non ci si rende conto di quanto sia impegnativa dal punto di vista emotivo oltre che dal punto di vista fisico, per via del poco cibo, dell’assenza di contatti con l’esterno… del resto il programma vive proprio delle dinamiche che si creano tra naufraghi. Per me è stato importantissimo farla. Mi ha aiutato a guardare dentro di me, a confrontarmi con pensieri, ricordi e situazioni che forse non avevo ancora del tutto elaborato, come la scomparsa di mia madre. E poi i tempi si dilatano, quindi ho affrontato anche la lontananza da mio figlio, dalla mia compagna. Ripeto, un’esperienza fortissima”.

La rifaresti, magari con un ruolo diverso?
Se la rifarei? Non come naufrago, però mi piacerebbe fare ancora viaggi da solo, in India o a Bali o nella giungla, insomma in posti lontani da tutto dove immergermi nella natura ed entrare in contatto con me stesso. Però non mi dispiacerebbe fare l’Isola come inviato, anche perché, al di là dei compagni di avventura e della produzione, sono entrato in contatto con persone straordinarie. Gli abitanti del centro-sud America sono belle persone, davvero, e il vivere in un’isola le
rende ancora più speciali…”

Parliamo di te. Nato in Veneto, la tua compagna Tania è siciliana e tuo figlio è nato a Roma. Praticamente la tua famiglia unisce l’Italia.
“Questo è vero (ride)”.

Samuel Peron dietro le quinte
Samuel Peron dietro le quinte

Tu ti senti più veneto-vicentino o vivi più una dimensione cosmopolita? E dove ti senti di più a casa?
Dove mi sento a casa? Non ti so rispondere, perché per me sentirmi a casa non è riferito a una località precisa.
Sentirmi a casa per me è una sensazione intima, legata al mio rapporto col mondo e con la natura, non c’entra dove sto, c’entra essere in sintonia col luogo dove mi trovo. Mi sento a casa in mezzo al bosco, in giardino con i miei cani, naturalmente quando sono con Tania
e con mio figlio, mi sento a casa quando sono in riva al mare. Anche all’Isola dei famosi, quando ero solo in spiaggia al tramonto, immerso nei miei pensieri, ero a casa. Poi certo, Mason Vicentino, oggi Colceresa, dove sono nato, per me è un posto magico. Lì ci sono le mie radici e ho molti amici e molti conoscenti.
Ma per riprendere le tue parole, credo di sentirmi più vicino alla dimensione cosmopolita. Ho la fortuna di aver sempre viaggiato tanto per lavoro, e ho visto posti stupendi.
In Toscana, per dire, sto benissimo, ma anche in Puglia, in Sardegna, in
Piemonte, in Spagna, in Svizzera, in Inghilterra, dove mi sono trovato in mezzo a una brughiera circondato da pecore… E come vedi, si torna sempre alla natura, al contatto con gli animali e con le persone vere…”

Tuo figlio ha appena compiuto tre anni. Che bambino è? E tu che papà sei?

Leonardo è uno spettacolo. È un bambino vivace e curioso. Ed è l’opposto di me che da piccolo ero molto timido.
Lui invece non ha paura di nulla e questo mi piace tantissimo. Quanto a che padre sono… sinceramente non lo so. Lo chiederai a Leonardo quando sarà più grande. Una cosa che non
vedo l’ora di poter fare con Leonardo è viaggiare con lui. Perché guardare il mondo attraverso i suoi occhi sarà un’esperienza straordinaria, sarà come rivedere tutto per la prima volta. Già adesso mi sta insegnando e facendo capire molte cose. Ma è ancora troppo piccolo per partire all’avventura. Aspetto il giorno in cui potrò portarlo con me, partire zaino in spalla, fargli conoscere posti e persone, per farlo crescere e per aiutarlo ad
affrontare la vita. Perché la scuola è importante, ma è importante anche capire che se si cade poi ci si deve rialzare e ricominciare a camminare. Questo spero di riuscire a trasmetterglielo con l’esperienza.”

Con Tania come riuscite a gestire i rispettivi impegni, dato che essendo entrambi persone di spettacolo vi capita spesso di viaggiare?
“Questa è tosta, anche perché i nonni, per ragioni di distanza, da Veneto e Sicilia, non ci possono aiutare e quindi dobbiamo arrangiarci… Con Tania se possibile cerchiamo di alternarci. Se uno è impegnato fuori città, c’è l’altro. Per esempio, recentemente Tania è stata un mese in Sicilia a girare un film e a Leonardo ho pensato io. Viceversa, quando ho fatto l’Isola, ha dovuto fare tutto Tania. Poi se capita che abbiamo da fare tutti e due, possiamo contare su una babysitter molto brava che ci dà una mano. Però devo dire che per me, che sono cresciuto con i nonni in casa, è un dispiacere non poter regalare la stessa esperienza a Leonardo. Perché non solo i nonni sono una manna dal cielo per i genitori, ma sono anche una compagnia bellissima per i bambini.”

Peron
Peron

Oggi si parla molto del pericolo social per i bambini, che sin da giovanissimi hanno spesso in mano lo smartphone, e si discute anche sulla diffusione delle immagini dei bambini, resa oggi ancora più pericolosa per via dell’uso distorto dell’intelligenza artificiale.
Tu e Tania come vi regolate?
“Fino a qualche tempo fa anche noi utilizzavamo i social in modo spensierato, anche se personalmente non ho mai esagerato.
Ho sempre usato e tuttora uso i social soprattutto per comunicare informazioni relative al lavoro, sia per dare notizie di eventi sia come vetrina, per far sapere che cosa faccio e che cosa so fare. Sono sincero, in passato abbiamo condiviso foto anche con Leonardo senza preoccuparci molto.
Però poi, sia perché l’intelligenza artificiale usata male rappresenta un pericolo, sia perché ho studiato l’argomento social e minori e ho letto diversi testi sui rischi che ne derivano, ho fatto non uno, ma dieci passi indietro. Ho detto a Tania che non avrei più postato nessuna immagine di nostro figlio. Al massimo condivido qualche storia in cui lui non è ben visibile. Insomma, cerco di tutelarlo. Quanto a lui, non ha ancora preso in mano uno smartphone,
l’unica cosa che gli lascio fare è mettere la musica, perché gli piace ascoltarla e ha la sua playlist. Ma fa solo quello e con la mia supervisione. Poi, dato che ama i dinosauri, gli facciamo guardare qualche documentario a tema adatto ai bambini, ma a parte questo, per ora non mostra proprio interesse a stare davanti alla tv o al tablet”.

Parliamo del tuo rapporto con Vicenza. Questa estate a Malo hai riempito il teatro e probabilmente ne avreste riempiti due. Però non sei spesso dalle nostre parti e anche la stampa vicentina non parla spesso di quello che fai. La cosa ti infastidisce?
“In realtà a me non interessa, però non sei la prima che me lo fa notare, soprattutto tra amici e parenti. Sembra quasi che siate infastiditi più voi di me. Certo, capisco il punto di vista “abbiamo un vicentino che lavora in Rai e non ne sentiamo mai parlare”. Però che vuoi che ti dica? A me davvero non interessa. Io vado avanti per la mia strada. Quanto al rapporto con la città, più che a Vicenza io sono legato al territorio di Colceresa, Breganze, Marostica.
Lì ritrovo i miei amici, il mio mondo, i miei posti. Reincontro le persone, facciamo una partita a carte, due chiacchiere, un aperitivo, una cena… posso stare lontano anche mesi, ma quando ci ritroviamo è come se ci fossimo appena visti, rientriamo subito in sintonia”.

Parliamo di futuro. Oltre alle tournée dei tuoi spettacoli, hai qualche progetto in mente che ci vuoi anticipare?
“Oltre agli spettacoli, in televisione sto conducendo la rubrica dentro ai Fatti Vostri “Avanzi di balera” con Anna Falchi, dove faccio ballare, soprattutto il liscio (ma anche altri stili), a coppie non giovanissime, che si sfidano in una mini gara di ballo.
Un progetto che mi diverte tantissimo e al quale tengo molto, soprattutto pensando che dopo il Covid le balere hanno fatto un po’ fatica a riprendere l’attività. Ed è un peccato, perché la balera è un luogo di socializzazione importante. In balera c’è la musica dal vivo, si balla ma anche si chiacchiera, magari si ridacchia di chi si muove in un certo modo, poi si ammirano quelli che sono bravi, ci si diverte. E per le persone di una certa età è anche l’occasione di uscire, di stare insieme, di agghindarsi, andare dalla parrucchiera o dal barbiere, vestirsi eleganti… Secondo me la balera è uno dei luoghi che non dovrà mai scomparire e sarei felice di contribuire a rilanciarla con questa rubrica, che a quanto pare sta piacendo e che mi auguro di veder crescere. Poi spero di partecipare ad altri progetti televisivi. Come l’esperienza di Boss in Incognito (dove ha fatto la parte del finto apprendista in un’azienda di panificazione, ndr.), per me bellissima. Mi sono trovato davvero bene a lavorare col gruppo Endemol, mi auguro di avere altre occasioni di interagire con loro. Poi, come detto, mi piacerebbe una conduzione. E in realtà un sogno sarebbe lavorare con Maria De Filippi, per sperimentare un modo diverso di fare tv”.

E a livello personale che cosa speri?
“Riguardo la famiglia, ho sempre detto di volere più di un figlio, perché sono figlio unico e mi è pesato. È vero che da figlio unico hai tutte le attenzioni dei grandi, ma è anche vero che alla fine sei da solo.
Lo so che anche i fratelli litigano, però sono fratelli. Insomma, Leonardo è il primo ma non sarà l’ultimo. Quindi, che cosa spero? Di realizzare tutti i miei sogni”.

Rassegna “El Nostro Teatro” 2025: primo premio Dino Girardi a L’Archibugio con una versione western di “Romeo e Giulietta”

(Articolo di Serena Balbo sul teatro da VicenzaPiù Viva n. 304sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr).

Di teatro si parla sempre poco, è un mondo affascinante, quello di chi calca i palcoscenici d’Italia e fa sentire la propria voce al pubblico. Le compagnie sono spesso poco pagate,
nonostante il grande lavoro dietro le quinte, davvero poco conosciute e valorizzate.
Ma stavolta parliamo di un premio nazionale vinto dalla compagnia leonicena L’Archibugio, durante la 10ª edizione della rassegna teatrale nazionale “El nostro teatro”, organizzata dal Circolo Culturale San Stino di Livenza. È stato il voto del pubblico a decretare la vincita del primo premio “Dino Girardi” per la compagnia che ha messo in scena “Romeo e Giulietta- Una storia di banditi”, tratto dal capolavoro di William Shakespeare, per la drammaturgia di Giovanni Florio e la regia collettiva de L’Archibugio.
Un’operazione artistica non semplicissima: trasporre il dramma shakespeariano degli amanti di Verona nel mondo del western; la città scaligera rimane come ambientazione, ma la tormentata storia osteggiata dalle famiglie diviene il pretesto per narrare antiche storie di giustizia e crimini ritrovate negli archivi della Serenissima.
Non solo western, “Uno spettacolo a metà tra la stand-up e la lezione spettacolo, tra la commedia dell’arte e quella all’italiana, tra il barocco e la pop art. Un delirio organizzato” come l’ha definito il regista Giovanni Florio.
La premiazione, avvenuta il 14 novembre scorso presso il teatro D. Pascutto di San Stino di Livenza (VE), conferma le qualità della compagnia che nei suoi sedici anni di attività ha calcato i palcoscenici d’Italia e che vanta un importante numero di messinscene in forme variegate: commedia, tragedia, grandi classici e sceneggiature originali, ma anche spettacoli itineranti e site specific.
Prossimo appuntamento per scoprire l’innovativa versione di Romeo e Giulietta sabato 10 gennaio 2026 alle ore 20.45 a Seren Del Grappa (BL).

Massimiliano Rossato: curiosità fa cultura

(Articolo di Federica Zanini su Massimiliano Rossato da VicenzaPiù Viva n. 304sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr).

Bastano desiderio di conoscere, capacità di indagare, serietà e amore puro per le proprie radici per fare un grande divulgatore. Fondatore e presidente del Centro Culturale Andrea Palladio, il nostro personaggio del mese parla alla gente il linguaggio della gente e fa conoscere Vicenza ai vicentini.

Curiosity killed the cat (curiosità uccise il gatto), recita il proverbio. Non è il caso di Massimiliano Rossato, per il quale curiosità è vita. Tutto nella sua esistenza è sempre partito dalla curiosità che lo “possiede”. Un po’ curiosa ero anch’io quando ho cominciato a notare le sue iniziative culturali sui social. Poi il destino ha voluto che, durante una visita improvvisata nella Giornata delle Ville Venete, lo conoscessi di persona, nelle vesti di guida sui generis. Formalità al bando, sciorinamenti di noiose date aboliti, tante chicche e aneddoti.
Non lezione, ma amabile divulgazione, alla portata di tutti e in fiera lingua… veneta.
Sarebbe bastato questo (chiamaci poco) a conquistarmi, ma da vicentina di ritorno e sostenitrice del Bello sotto casa quale sono, la mia ammirazione è salita a mille quando ho scoperto come e perché è nato il Centro Culturale Andrea Palladio, di cui Rossato è fondatore e presidente.

Non le solite guide..., Rossato con l'autrice dell'articolo
Non le solite guide…, Rossato con l’autrice dell’articolo

Massimiliano, è impossibile darti del Lei. Tu sei per la cultura per tutti, indipendentemente dallo status e aborri le formalità. C’è anche questo dietro il CCAP?

Mi sono scontrato in passato con ambienti snob e prevenuti, ma la cultura è un bene di tutti e deve essere accessibile a chiunque. Ho analizzato qualche numero e verificato che i vicentini -ma è una pecca comune- poco conoscono lo straordinario territorio e patrimonio artistico che gli appartiene. Quando ero direttore culturale a Villa Valmarana Bressan, dove portai i visitatori da un’ottantina a circa 1600 in 8 mesi, rilevai che di questi solo lo 0,8% era vicentino. Così mi dedicai a un sondaggio personale e scoprii che in pochissimi avevano visitato la Basilica, il Teatro Olimpico o la Rotonda, pur avendoli a portata di mano. La delusione si è subito trasformata in missione: coinvolgere la gente (comune). Incuriosendola, parlando la sua lingua (e non è solo questione di idioma), evitando atteggiamenti saccenti. Restando me stesso, insomma. Nasce così, tre anni fa, il Centro Culturale Andrea Palladio. Eravamo una ventina e agli inizi è stato difficile. Oggi abbiamo superato i 1500 iscritti. Siamo popolari, in tutti i sensi. Nelle tariffe calmierate delle visite, nei temi particolari che le ispirano, nei toni semplici della narrazione.

I granai di Villa Gazzotti, parte del nuovo M useo della Civiltà Contadina di Vicenza
I granai di Villa Gazzotti, parte del nuovo M useo della Civiltà Contadina di Vicenza

Come sei diventato palladianista?

Sempre con la curiosità. Alle superiori ci tennero una lezione di due ore sul Palladio, in particolare sulle sue colonne. All’epoca non me ne poteva importare di meno, ma… Quindicenne me ne andavo spensierato in bicicletta e passando davanti alla settecentesca Villa Da Porto Casarotto, ai Pilastroni, fui colpito dal colonnato, che non rispettava le regole
del Palladio e capii allora quanto geniale fosse stato quest’ultimo, che non lasciava nulla al caso.
Nelle sue architetture, la bellezza e l’armonia complessiva sono il frutto di misurazioni e proporzioni rigidissime e ingegnose. Cominciai ad appassionarmi e a documentarmi, più sulla figura del Palladio che sulla sua architettura. Scarseggiano infatti i ritratti del genio, per suo stesso volere: voleva che fosse la sua arte a parlare. Da allora non ho mai smesso
di studiare, ricercare, approfondire e ho fatto anche qualche interessante scoperta. Nel mio percorso ho avuto la fortuna di conoscere figure di rilievo nello studio del Palladio e nella valorizzazione delle sue opere, da Guido Beltramini a Renato Cevese e altri.
Per uno come me, che umilmente ama e studia Palladio ma non è né uno storico accreditato né un architetto, è stato arricchente.

Affollatissimi tutti i turni del nuovo tour del Cimitero Monumentale di Vicenza
Affollatissimi tutti i turni del nuovo tour del Cimitero Monumentale di Vicenza

Lo so io e lo sai tu: i titoli e le cariche nella vita vera non contano e tu lo dimostri. Per spiegare però ai nostri lettori, come ti definisci?

Molto semplicemente non sono un accademico, ma un divulgatore culturale. Curioso e appassionato. Non mi interessano i riconoscimenti, non mi interessa apparire, ma mi interessa condividere le mie scoperte, portare la conoscenza a tutti. Anche questa
intervista l’ho accettata non per me, ma perché le persone sappiano quello che facciamo, come lo facciamo e che c’è un’opportunità che aspetta solo loro.

La curiosità di solito è bambina. A te è venuta solo avanti con gli anni?

Assolutamente no. Fin da piccolo mi sono appassionato alla cultura veneta e vicentina in particolare.
Mi interessa tutto quello che riguarda il nostro territorio, la nostra identità culturale, le nostre tradizioni e la nostra civiltà contadina. Oggi posseggo una collezione di oggetti raccolti in ben 50 anni: ho cominciato a 8 anni!
Prima mi facevo raccontare e regalare attrezzi destinati a scomparire, poi sono passato ai mercatini, dove amo scovare utensili che nemmeno il venditore sa a che cosa servissero. E anche lì mi metto a studiare. A metà dicembre partirò con le visite al Museo della Civiltà Contadina che ho allestito a Villa Gazzotti, il primo in città. Gazzotti non era nobile e la sua era una villa di relax, un’alternativa al palazzo di città, però la scelta della cornice per il museo non è in contrasto con la mia passione palladiana: non solo la residenza è una delle primissime firmate dall’archistar dei tempi, ma il concetto stesso di villa secondo il Palladio era basato sulla compenetrazione con la natura e l’agricoltura, in quanto concepita come centro direzionale autosufficiente dei fondi agricoli dei signori. Ozio e negozio.

Sei diventato famoso per la tua Vampira di Bertesina. Non ti interessa monetizzare, né apparire, com’è allora che hai ceduto al filone noir?

Da curioso, il mistero mi attira e occupandomi di ville antiche sono incappato spesso in leggende, ma anche in fatti di cronaca nera. Quello del noir è un trend molto forte, ma a me non interessano baggianate inventate, mode forzate… Io tratto solo storie documentate. In tanti anni ho raccolto chicche, curiosità, enigmi e leggende su personaggi mitologici, figure mistiche, briganti e vampiri in previsione di un libro sul tema. Nel frattempo, però, era un peccato non sfruttare quegli appunti e -dopo aver lanciato Storie e mistero a Villa Bressan (un format a cui sto lavorando di nuovo con Daniel Tinto, per un’altra villa)- sono incorso in Tophania grazie alla testimonianza scritta nel ‘600 da Padre Leopoldo, frate esorcista chiamato a Bertesina per via di un evento soprannaturale. Prima di decidermi a confezionare La Vampira di Bertesina, ho condotto uno studio di otto
mesi. Rigorosamente su libri e documenti originali (non mi affido mai a Internet).
Il noir è stato per me solo un pretesto per attirare a Villa Gazzotti chi altrimenti non si sarebbe sognato di visitarla. E più che su Tophania, ho posto l’accento sulla figura del vampiro nei secoli. Senza nulla togliere alla genialità di Bram Stoker e del suo Dracula, i vampiri compaiono nei trattati storici: erano chiamati masticatori di sudari. Comunque, dalle tre edizioni che avevo previsto La Vampira è giunta alla tredicesima e ne mancano
ancora 3. Poi basta, credo, perché non voglio diventare solo “quello della Vampira”.
Oltre a essere stata oggetto di una tavola speciale di Galliano Rosset, comunque, si sta “reincarnando” in uno spettacolo teatrale della compagnia La Giostra ed è stata inserita nel prossimo libro di Roberto Dal Bosco sul vampirismo.

Massimiliano Rossato
Massimiliano Rossato

Hai detto che una villa vera, per essere considerata tale, deve avere tre requisiti: un pozzo della morte, un tunnel segreto e un fantasma. Credi negli spettri?

No, ma sono curioso ad ampio spettro, quindi ho sondato anche il sovrannaturale.
Affidandomi a studiosi del paranormale e armandomi anche io delle bacchette da rabdomante che furono di mio padre, ho indagato su eventuali presenze energetiche sia a Villa Thiene di Quinto Vicentino che a Villa Gazzotti. E anche qui ne è uscito qualcosa di… stimolante.
Se non paranormale, almeno innaturale potrebbe risultare a molti la scelta di vita che hai fatto nel 2014…
Per me fu naturalissimo. Ero dirigente d’azienda nel metalmeccanico e la mia carriera era lanciata, ma il mio amore per il Bello mi portò a scegliere tra soldi e successo e le mie passioni. Scelsi queste.

Rossato illustra le tavole di Galliano Rosset, caro amico e collaboratore
Rossato illustra le tavole di Galliano Rosset, caro amico e collaboratore

Quali sono al momento le tue proposte?

Lavoro con La Rotonda, dove organizzo -scegliendomi personalmente la guidatour
classici, ma anche speciali, come la visita serale con il proprietario, e con Villa Suman a Zugliano, organizzo passeggiate culturali in centro a Vicenza e anche nei suoi sotterranei archeologici.
Sto preparando delle sorprese a Villa Thiene di Quinto e ho appena collaudato con grande partecipazione di pubblico una visita alle tombe monumentali del Cimitero di Vicenza, riuscendo a farmi aprire eccezionalmente anche la parte acattolica.

Riassumendo, sempre che ci si riesca, in cosa sei attualmente impegnato?

Sono presidente del Centro Culturale Andrea Palladio e del Gruppo Arte di Cavazzale, direttore culturale di Villa Gazzotti-Curti, sto scrivendo la biografia di Taddeo Gazzotti in quanto filantropo, continuo a studiare e fare ricerche, presento libri, sostengo scrittori alla prima pubblicazione, organizzo conferenze e mostre, costruisco nuove visite narrate, collaboro con realtà teatrali, con il cinema (docufilm), scuole di danza e associazioni culturali, con diverse ville (Capra, ai Nani e Suman), con il Museo Diocesano e con gli Assessorati alla Cultura di Vicenza e Quinto Vicentino. Non mi basta mai, benedetta curiosità.

Rumba, il ballo nato dalla resistenza degli schiavi: storia, evoluzione e significato culturale

(Articolo di Serena Balbo sulla rumba da VicenzaPiù Viva n. 304, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr).

Dalle radici africane ai quartieri popolari di Cuba, la rumba racconta un viaggio di dolore, libertà e creatività. Musica, ritualità e identità si intrecciano in un ballo divenuto Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO e simbolo di una cultura capace di trasformare la sofferenza in espressione.

Per dare avvio a questa rubrica mensile dedicata al ballo, voglio partire dal mese in cui ci troviamo, dicembre. Al tempo dell’antica Roma, dal 17 al 23 dicembre si svolgevano i saturnalia, un momento dedicato a banchetti e sacrifici in onore di Saturno, in quanto dio della semina. Feste, doni e sovversione delle regole, perché per quella sola occasione gli schiavi potevano essere serviti dai padroni. E proprio agli schiavi è dedicato il ballo scelto per questo numero.
Durante l’epoca coloniale gli schiavi africani, in particolare provenienti dall’Africa occidentale e centrale, vennero deportati nelle Americhe per lavorare nelle piantagioni. Secondo alcuni calcoli, considerando solo Cuba, sbarcarono 600.000 africani, e con le persone giunsero anche le antiche tradizioni. Gli schiavi usavano la danza non solo come forma di intrattenimento, ma anche come mezzo di resistenza culturale e spirituale; i balli, spesso accompagnati da percussioni come tamburi e maracas, avevano una funzione rituale e simbolica: raccontavano storie, rendevano omaggio agli antenati e invocavano le divinità.

RUMBA 2 (La clave)
RUMBA (La clave)

Questi elementi si mescolarono alle tradizioni europee introdotte dai colonizzatori, plasmando quindi uno stile unico che rispecchia la complessità dell’identità cubana.
La rumba, infatti, nacque dalla commistione di ritmi e motivi melodici spagnoli – forti le influenze andaluse – con altri ritmi africani, ufficialmente il ballo sbocciò a Cuba dopo il 1866, con i moti d’indipendenza e l’abolizione della schiavitù: le popolazioni di pelle nera iniziarono a spostarsi dalle campagne (dove non possedevano alcun bene) verso le periferie degli agglomerati urbani, dove costruirono accampamenti di fortuna da cui ebbero
origine poveri quartieri. Per loro la danza rappresentava un modo di esprimersi e avere voce.
All’inizio i suonatori di rumba erano persone estremamente povere che non possedevano veri e propri strumenti musicali, per cui per suonare utilizzavano la clave (composta da due bastoncini di legno e usata tutt’oggi), i mobili di casa, gli utensili da lavoro, le maracas (zucche svuotate e riempite di sassi) e i “cajones” cioè le casse vuote con cui veniva importato il baccalà, che diedero origine al nome “rumba de Cajon”.
In seguito, con il passar del tempo, per suonare le percussioni della rumba si iniziarono ad utilizzare i tamburi di origine africana che generalmente erano tre: tumba, llamador e quinto.
La parola rumba proviene dalla Spagna e originariamente si riferiva alle donne di strada, “donne di rumbo”: non a caso alcuni movimenti della donna in esordio furono ritenuti immorali dalla borghesia. Nella lingua spagnola il verbo “rumbear” definisce un particolare modo di ballare, basato sui movimenti seducenti dei fianchi e del bacino, pertanto il “rumbeare” è tipico di molti balli caraibici e latino-americani.

RUMBA
RUMBA

Inizialmente, sull’isola venivano praticate principalmente tre varianti della rumba:
• lo yambù, molto coreografico, con figure aperte e senza contatto fra i ballerini, ha un ritmo pacato e non vi sono movimenti pelvici.
• la columbia, che serviva come dimostrazione di coraggio e di abilità atletica, era riservata ai maschi, ha un ritmo elevato e vengono eseguiti virtuosismi, passi acrobatici e giri.
• la rumba guaguancò, il genere più praticato e diffuso anche al di fuori di Cuba, è un ballo carico di erotismo, dove l’uomo “insegue” la donna alla ricerca del vacunao (che deriva dal verbo vacunar, vaccinare), ovvero il contatto con il bacino, mentre la donna cerca di
sfuggirgli. In questa forma, la ballerina partecipa ad una sorta di corteggiamento audace.
Nella rumba delle origini alcuni movimenti dei cavalieri furono considerati pericolosi (es. la prova dei coltelli dove ogni ballerino si legava alle caviglie dei coltelli molto affilati e danzava secondo un ritmo crescente), mentre alcuni movimenti della donna furono ritenuti troppo licenziosi dalla borghesia e dalle classi dominanti. Per questo motivo la rumba rimase confinata nelle estreme periferie urbane (tra cui i quartieri popolari della città di Matanzas) e fra la povera gente.
In seguito, all’Avana l’influenza musicale diede origine al son, una sorta di rumba più pacata, apprezzata dalla piccola e media borghesia; le classi sociali più elevate preferirono invece il danzón, ballo raffinato dai toni più sommessi che attingeva alla tradizione francese, nato come reinterpretazione della contraddanza europea (una danza
campagnola che venne via via elevata di rango), e che usava pressoché strumenti a corda.
Con lo sviluppo del turismo statunitense in Sudamerica, il ritmo “viaggiò” negli Stati Uniti, subendo un’ulteriore evoluzione. La rumba americana aveva uno stile più contenuto, essendo una versione modificata del son; principale esponente e soprannominato “re della rumba” Xavier Cugat, spagnolo di nascita che negli anni ’30 si stabilì a New York, esibendosi insieme alla moglie.
In Europa, il ballo si diffuse un po’ negli anni Trenta, ma soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale, anche perché nel 1947 durante un congresso di maestri di ballo a Milano ne furono codificate le regole di base.

La caratteristica principale della rumba è l’utilizzo di un movimento sinuoso e dondolante per i ballerini, dove però la postura va mantenuta perfettamente eretta. È un ballo lento e difficoltoso nell’esecuzione, anche perché è necessario avere il senso ritmico e la coordinazione dei movimenti; la musica è in tempo 2/4 rapido, con ampio uso di sincopi e con una base ritmica costituita da un periodo di quattro battute ripetuto.
Una musica di rumba si può dividere in tre fasi: la prima è l’introduzione, un frammento melodico senza testo, chiamata anche “Diana” o esposizione, la seconda è la parte centrale, la “Décima” o il coro, dove il cantante improvvisa un testo per presentare il tema che dà il motivo alla rumba.
Ed infine la parte denominata “rompe la rumba”, dove entrano in maniera preponderante le percussioni e il cantante alterna le sue improvvisazioni con il ritornello del coro.
Se le radici della musica cubana si possono rinvenire principalmente in Spagna e in Africa, a cui però si sono aggiunte influenze da altri paesi (la Francia e le sue colonie nelle Americhe), gli Stati Uniti d’America e Porto Rico, d’altro canto, la musica cubana ha influenzato la nascita di nuovi generi, contribuendo allo sviluppo del jazz e della salsa, ma anche del tango argentino, dell’highlife ganese, dell’afrobeat africano e del nuevo flamenco spagnolo.
Di antiche origini africane anche la bomba, genere musicale tipico di Porto Rico, le cui basi musicali furono importate dagli schiavi ghanesi e nigeriani.
La rumba, con samba, cha cha cha, paso doble e jive fa parte del gruppo di danze latino-americane riconosciute ufficialmente dalla WDSF (World DanceSport Federation) e in Italia dalla FIDS che stabiliscono le regole di validità.
Nel 2016 la Rumba fu riconosciuta come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO che la definì “una festosa combinazione di musica e balli e tutte le pratiche associate”, un tributo alla sua importanza come simbolo di identità e resilienza culturale.

Stefani “Grande emozione per la liberazione di Trentini, lo attendiamo a Venezia”. Zaia “Notizia meravigliosa”

VENEZIA (ITALPRESS) – “Ho accolto questa notizia davvero con una grande emozione. Finalmente Alberto è libero dopo mesi e mesi di angoscia. Per questo esprimo profonda soddisfazione e sincera gratitudine al presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani e a tutte le autorità italiane che, a vario titolo, hanno lavorato con impegno e determinazione per raggiungere l’obiettivo della liberazione di Alberto, dopo oltre 400 giorni di detenzione in un carcere di massima sicurezza venezuelano”. Il presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, commenta così la notizia della liberazione del cooperante veneziano Alberto Trentini. “Desidero ringraziare il Governo e la rete diplomatica italiana per l’azione costante e silenziosa che ha consentito di arrivare a questo risultato – aggiunge Stefani -. È un grande sollievo per tutti noi. Un pensiero ci tengo a rivolgerlo ai genitori di Alberto, Armanda ed Ezio, che hanno vissuto mesi di grande apprensione. A loro va l’abbraccio dell’intera comunità veneta, che non ha mai smesso di sperare Ora l’incubo è finito, e attendiamo Alberto nella sua città”.

ZAIA “NOTIZIA MERAVIGLIOSA”

“Una notizia meravigliosa che ci riempie il cuore di gioia: Alberto Trentini è finalmente libero. Dopo 423 giorni di prigionia in Venezuela, il nostro concittadino veneto può tornare a casa, tra l’affetto dei suoi cari e della sua comunità. È una giornata di festa per il Veneto e per l’Italia. Sono certo che anche la comunità venezuelana residente nella nostra Regione è pronta a festeggiare il ritorno di Alberto, con occhi di nuova speranza per il futuro del loro Paese”. Con queste parole il Presidente del Consiglio Regionale del Veneto, Luca Zaia, ha commentato la conferma della liberazione del cooperante, in attesa del rientro in patria. “Un risultato importante – sottolinea Zaia – in un momento di forte instabilità del Venezuela, reso possibile grazie al lavoro tenace e silenzioso del Governo italiano, della Farnesina, dell’intelligence, della nostra rete diplomatica e di tutte le donne e gli uomini che, con discrezione e determinazione, hanno lavorato instancabilmente. A tutti loro, dal Veneto va il nostro ringraziamento più sincero, perché hanno saputo costruire, giorno dopo giorno, le condizioni per un esito positivo.”

“Un pensiero speciale – aggiunge il Presidente – va alla mamma e alla famiglia di Alberto, che ha affrontato con coraggio e dignità un lungo periodo di attesa e sofferenza. Oggi, finalmente, può riabbracciare una persona che non ha mai smesso di credere nei valori della solidarietà e della cooperazione.” “Il Veneto – conclude Zaia – attende ora il ritorno imminente di Alberto. La sua liberazione è una vittoria della democrazia”.

– foto di repertorio ufficio stampa Regione Veneto –

(ITALPRESS).

Golden Globe, vincono “Una battaglia dopo l’altra” e “Hamnet”

LOS ANGELES (ITALPRESS) – Ai Golden Globe trionfa Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson che ha conquistato quattro premi: Miglior film musical o commedia, Miglior regista (allo stesso Anderson), Miglior attrice non protagonista a Teyana Taylor e Miglior sceneggiatura cinematografica. Nel corso della cerimonia, che si è svolta a Los Angeles, due riconoscimenti sono andati a Hamnet – Nel nome del figlio di Chloè Zhao, vincitore come Miglior film drammatico, mentre Jessie Buckley ha conquistato il premio come Miglior attrice protagonista in un film drammatico. Il film d’animazione sudcoreano KPop Demon Hunters ha raccolto due statuette, aggiudicandosi sia il premio per il Miglior film d’animazione sia quello per la Miglior canzone originale con Golden.
Tra gli altri vincitori del cinema figurano Timothèe Chalamet, premiato come Miglior attore protagonista in un film musical o commedia per Marty Supreme, Stellan Skarsgard come Miglior attore non protagonista per Sentimental Value e Rose Byrne, vincitrice come Miglior attrice protagonista in un film musical o commedia per If I Had Legs I’d Kick You.
Sul fronte televisivo, Adolescence si è distinta come la serie più premiata, conquistando quattro riconoscimenti: Miglior miniserie o film tv, Miglior attore in una miniserie o film tv a Stephen Graham, Miglior attrice non protagonista in una serie tv a Erin Doherty e Miglior attore non protagonista in una serie tv a Owen Cooper. Seguono The Pitt, che ha vinto come Miglior serie drammatica e ha regalato a Noah Wyle il premio come Miglior attore protagonista, e The Studio, premiata come Miglior serie musical o commedia e con Seth Rogen come Miglior attore nella stessa categoria.
-foto Ipa Agency-
(ITALPRESS).

Trentini e Burlò liberi, in Italia tra stasera e domani mattina

ROMA (ITALPRESS) – Un boato di felicità e liberazione ha accolto all’alba la notizia della scarcerazione di Alberto Trentini e Mario Burlò in America Latina ed in Italia. A Venezia le campane hanno risuonato a festa in tutte le chiese svegliando la città. Grandissime la commozione, la felicità e le lacrime di gioia dei genitori di trentini, Armanda Colussi ed Enzo Trentini che dopo 423 giorni di angoscia hanno potuto parlare col figlio, che si trovava in sicurezza all’Ambasciata d’Italia a Caracas. L’aereo che lo riporterà a casa è già decollato da Ciampino.
Colllaboratore dell’organizzazione non governativa Humanity & Inclusion, Trentini era stato arrestato il 15 novembre 2024 mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito. La conferma ufficiale della sua detenzione era stata fornita all’Ambasciata d’Italia solo dopo due mesi. Prima di Alberto Trentini era liberato Mario Burlò, imprenditore piemontese detenuto dal novembre 2024 con generiche accuse di terrorismo dopo essere entrato via terra dalla Colombia. Burlò che in carcere ha conosciuto Alberto Trentini ha raccontato numerosi particolari della detenzione di entrambi. “Nel penitenziario Rodeo – ha affermato -“si stava sempre nella cella, tranne un’ora al giorno per andare al corridoio esterno dove si vede il cielo. Per portarti lì le guardie ci ammanettavano e mettvano un cappuccio sulla testa. Quando è arrivato, Alberto era sconvolto. Io e lui avevamo attacchi di ansia, per cui il servizio infermeria ci dava delle pillole antidepressive. Ma Mario era più controllato e riusciva a rimanere calmo”. Burlò, che è dimagrito 30 chili, descrive le celle come “un freezer d’inverni e un forno d’estate. Le zanzare ci divoravano. Ogni cella misura quattro metri per due, che diventano uno perchè su un lato c’è la branda a castello. Ci sono sei passi dalla porta al fondo. Mentre “il bagno è un buco per terra, sporco di feci e infestato di scarafaggi”. La Farnesina, sta facendo pressioni per la liberazione di tutti gli altri 20 italiani detenuti in Venezuela. La liberazione dei detenuti politici stranieri segna una parziale evoluzione nel tentativo di normalizzazione della neo Presidente ad interim Delcy Rodriguez.
“Accolgo con gioia e soddisfazione la liberazione dei connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò, che si trovano ora in sicurezza presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas. Ho parlato con loro, e un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa. Desidero esprimere, a nome del governo italiano, un sentito ringraziamento alle Autorità di Caracas, a partire dal presidente Rodriguez, per la costruttiva collaborazione dimostrata in queste ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato” ha dichiarato in una nota il presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
“Trentini e Burlò sono liberi e stanno bene” confermato il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani. “Li ho trovati su di morale e siamo felici di questo risultato ottenuto, frutto di un grande lavoro sottotraccia con la famiglia, il presidente del Consiglio e la rappresentanza diplomatica. Siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo, la decisione della presidente Rodriguez di avviare una nuova stagione con la liberazione dei detenuti politici è uan decisione che crea un nuovo clima nelle relazioni tra Venezuela e l’Italia. Intanto è già partito un aereo da Roma e tra stasera e domani mattina Trentini e Burlò saranno nel nostro paese”.

– Foto: Ipa Agency –

(ITALPRESS).

Venezuela, liberati Alberto Trentini e Mario Burlò. Tra stasera e domattina il rientro in Italia. Meloni “Gioia e soddisfazione”

ROMA (ITALPRESS) – Un boato di felicità e liberazione ha accolto all’alba la notizia della scarcerazione di Alberto Trentini e Mario Burlò in America Latina ed in Italia.

A Venezia le campane hanno risuonato a festa in tutte le chiese svegliando la città. Grandissime la commozione, la felicità e le lacrime di gioia dei genitori di trentini, Armanda Colussi ed Enzo Trentini che dopo 423 giorni di angoscia hanno potuto parlare col figlio, che si trovava in sicurezza all’Ambasciata d’Italia a Caracas. L’aereo che lo riporterà a casa è già decollato da Ciampino.

Colllaboratore dell’organizzazione non governativa Humanity & Inclusion, Trentini era stato arrestato il 15 novembre 2024 mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito. La conferma ufficiale della sua detenzione era stata fornita all’Ambasciata d’Italia solo dopo due mesi. Prima di Alberto Trentini era liberato Mario Burlò, imprenditore piemontese detenuto dal novembre 2024 con generiche accuse di terrorismo dopo essere entrato via terra dalla Colombia. Burlò che in carcere ha conosciuto Alberto Trentini ha raccontato numerosi particolari della detenzione di entrambi.

“Nel penitenziario Rodeo – ha affermato – si stava sempre nella cella, tranne un’ora al giorno per andare al corridoio esterno dove si vede il cielo. Per portarti lì le guardie ci ammanettavano e mettevano un cappuccio sulla testa. Quando è arrivato, Alberto era sconvolto. Io e lui avevamo attacchi di ansia, per cui il servizio infermeria ci dava delle pillole antidepressive. Ma Mario era più controllato e riusciva a rimanere calmo”. Burlò, che è dimagrito 30 chili, descrive le celle come “un freezer d’inverno e un forno d’estate. Le zanzare ci divoravano. Ogni cella misura quattro metri per due, che diventano uno perché su un lato c’è la branda a castello. Ci sono sei passi dalla porta al fondo. Mentre “il bagno é un buco per terra, sporco di feci e infestato di scarafaggi”.

La Farnesina, sta facendo pressioni per la liberazione di tutti gli altri 20 italiani detenuti in Venezuela. La liberazione dei detenuti politici stranieri segna una parziale evoluzione nel tentativo di normalizzazione della neo Presidente ad interim Delcy Rodriguez.

LA SODDISFAZIONE DI MELONI

“Accolgo con gioia e soddisfazione la liberazione dei connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò, che si trovano ora in sicurezza presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas. Ho parlato con loro, e un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa. Desidero esprimere, a nome del governo italiano, un sentito ringraziamento alle Autorità di Caracas, a partire dal presidente Rodriguez, per la costruttiva collaborazione dimostrata in queste ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato”. Lo dichiara in una nota il presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

TAJANI “TRA STASERA E DOMATTINA TORNERANNO IN ITALIA”

“Trentini e Burlò sono liberi e stanno bene”. Lo ha confermato il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, intervenuto a Sky Tg24. “Ho parlato con loro, appena arrivati nella sede diplomatica italiani a Caracas. Li ho trovati su di morale e siamo felici di questo risultato ottenuto, frutto di un grande lavoro sottotraccia con la famiglia, il presidente del Consiglio e la rappresentanza diplomatica. La svolta è arrivata ieri sera quando mi ha chiamato il ministro degli esteri del veneziela per annunciarmi che la decisione era stata presa. Siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo, la decisione della presidente Rodriguez di avviare una nuova stagione con la liberazione dei detenuti politici è uan decisione che crea un nuovo clima nelle relazioni tra Venezuela e l’Italia”. Tajani annuncia che “è già partito un aereo da Roma e tra stasera e domani mattina Trentini e Burlò saranno nel nostro paese”.

LE REAZIONI

“Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi. A nome mio personale e del Senato della Repubblica ringrazio il governo italiano, le autorità venezuelane e chi ha operato nell’ombra e nel silenzio per arrivare a questo importante risultato”. Così sui social il presidente del Senato, Ignazio La Russa.

“La notizia della liberazione di Alberto Trentini e Mario Burlò, che segue quella di altri connazionali nei giorni scorsi, è motivo di profonda gioia. Desidero rivolgere un sincero ringraziamento a coloro che hanno contribuito a rendere possibile questo risultato”. Così il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana.

– foto di repertorio IPA Agency –

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Inter-Napoli 2-2, McTominay riprende due volte i nerazzurri

MILANO (ITALPRESS) – Polemiche e nervi tesi come all’andata. Stavolta, dopo il 3-1 partenopeo del primo atto del “Maradona” di ottobre, il big match tra Inter e Napoli, a San Siro, termina senza vincitori. Il finale è un 2-2 che non fa da spartiacque e che tutto sommato non scontenta nessuno, nemmeno Antonio Conte, espulso nel secondo tempo per proteste dopo la concessione di un calcio di rigore, realizzato da Calhanoglu per il momentaneo 2-1. Due volte va avanti la squadra di Chivu nel punteggio (la prima con Dimarco), per due volte è arrivata la risposta di McTominay. Una doppietta pesante che impedisce la fuga dell’Inter, capolista ora a quota 43, con tre lunghezze di vantaggio sul Milan e quattro punti in più dei partenopei. L’ex United gioca più di un’ora di gioco sontuosa, dopo aver però iniziato nel peggiore dei modi. Al 9′ una sua palla persa su pressione dell’ex Zielinski porta al vantaggio nerazzurro: il polacco serve Thuram, che a sua volta innesca Dimarco, autore di un diagonale letale per Milinkovic-Savic. McTominay si fa perdonare al 26′, chiudendo con una deviazione vincente in anticipo su Akanji una splendida azione partenopea rifinita da Elmas con un cross da sinistra. La prima frazione di gioco si chiude sull’1-1 e ad inizio ripresa è il Napoli a partire forte. Al 48′ Akanji sbaglia i tempi dell’anticipo, spalancando una prateria per Hojlund che si invola verso l’area e calcia in diagonale scheggiando il palo alla sinistra di Sommer.
Due minuti dopo altra chance: cross da sinistra di Spinazzola, Di Lorenzo colpisce di testa da buonissima posizione ma sbaglia la misura. E’ l’ingresso di Mkhitaryan al posto di Zielinski a restituire geometrie all’Inter. Ed è proprio l’armeno a guadagnarsi il calcio di rigore che riporta avanti l’Inter nel punteggio: l’ex Roma anticipa Rrahmani che in area frana sul piede dell’avversario nel più classico degli step on foot. L’arbitro Doveri lascia giocare, ma viene richiamato al Var. Poi concede il penalty ed espelle Antonio Conte per le proteste veementi del tecnico partenopeo. Dagli undici metri va Calhanoglu che spiazza Milinkovic e realizza il 2-1. Il Napoli però resta in partita. E all’81’ arriva il pareggio: Lang trasforma in assist una palla che sembrava destinata sul fondo, McTominay colpisce al volo e batte per la seconda volta Sommer. Nel recupero c’è spazio anche per un palo colpito da Mkhitaryan. E’ l’ultima emozione di un match che non sancisce la fuga scudetto dell’Inter, al primo pareggio in questo campionato.
– foto Ipa Agency –
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Etna, soccorse due famiglie con bambini e neonato sorprese da tormenta di neve

CATANIA (ITALPRESS) – E’ stato un intervento condotto in condizioni meteo particolarmente avverse, quello portato a termine nel tardo pomeriggio dai Tecnici della stazione Etna Nord del Servizio Regionale Sicilia del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, impegnati nel salvataggio di due famiglie con bambini ed un neonato, rimaste bloccate a causa di guasti e della viabilità resa pericolosa dalla presenza di neve e ghiaccio. L’allarme è scattato a seguito della segnalazione dei Carabinieri della Compagnia di Randazzo, che hanno richiesto l’intervento dei Tecnici del Soccorso Alpino, stante la situazione ad alto rischio evolutivo sanitario e le pessime condizioni meteorologiche nell’area. Le famiglie si erano dirette verso Piano Provenzana con due autovetture, una era rimasta immobilizzata a causa della strada ghiacciata, mentre la seconda autovettura aveva riportato un malfunzionamento. Una volta raggiunte le famiglie, i Tecnici del Soccorso Alpino hanno provveduto a mettere in sicurezza i bambini e gli adulti e ad accompagnarli a valle.

foto: ufficio stampa CNSAS Sicilia

(ITALPRESS).