giovedì, Giugno 4, 2026
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Lumen Festival: dal 18 al 28 giugno tanti artisti sul palco a Vicenza

Torna il Lumen Festival, l’evento musicale e culturale che dal 2013 trasforma il cuore di Vicenza in un palcoscenico di musica, arte e creatività. La 13ª edizione si terrà dal 18 al 28 giugno 2026 e promette di regalare un’esperienza unica, con artisti di spicco e nuovi talenti, talk, dj set, food trucks e tanto altro.

Dal 18 al 21 giugno, per la prima volta il festival sarà la sede del CaterRaduno, lo storico meeting annuale della trasmissione Caterpillar di Rai Radio 2, condotta da Sara Gambotti e Massimo Cirri. Come da tradizione, il CaterRaduno prevederà, nell’arco di quattro giornate e serate, un calendario di appuntamenti ed iniziative ad ingresso gratuito tra concerti, stand-up comedy, talk, sport e molto altro, che sarà presto annunciato.

Tra gli appuntamenti già annunciati figura quello di venerdì 19 giugno, quando sul palco saliranno i Marlene Kuntz per un imperdibile concerto gratuito. I Marlene Kuntz tornano a far rumore per celebrare i trent’anni de “Il Vile”, il disco che nel 1996 li ha consacrati come l’anima più cruda e poetica del rock alternativo italiano. Non è solo un anniversario, ma un ritorno alle origini in cui la band riporta dal vivo l’energia incendiaria di brani come Retroscena e 3 min. Un rito collettivo per chi c’era allora e per chi vuole scoprire oggi la forza di un disco che non ha mai smesso di bruciare, oltre agli altri brani storici del repertorio dei Marlene.

In apertura ci saranno i Sì! Boom! Voilà!, collettivo noise-punk nato dall’incontro esplosivo tra Roberta Sammarelli (Verdena), N.A.I.P., Giulio Ragno Favero, Davide Lasala e Giulia Formica. Il loro primo disco omonimo, uscito a gennaio, è un debutto diretto, essenziale, senza sovrastrutture.

Sabato 20 giugno la giornata prevederà una serie di appuntamenti legati al CaterRaduno, mentre la sera il palco sarà tutto del cantautore siciliano Marco Castello. Senza dubbio tra gli artisti più interessanti che il panorama della musica italiana abbia partorito negli ultimi anni, Marco Castello si laurea in tromba jazz a Milano, ma è polistrumentista capace di suonare, oltre alla tromba, batteria, chitarra e piano, abile con la voce e soprattutto con la penna. Protagonisti del suo show saranno i brani del suo terzo album “Quaglia Sovversiva”, insieme a tutto il suo repertorio più amato, per una serata che si preannuncia indimenticabile.

Ad aprire la serata sarà invece Nico Arezzo, un altro giovane cantautore siciliano reduce da una strabiliante esibizione sul palco del Primo Maggio a Roma. L’ingresso prevede un biglietto acquistabile online o alla porta.

Ancora da annunciare gli appuntamenti che chiuderanno il CaterRaduno domenica 21 giugno, mentre il festival rimarrà chiuso lunedì 22 e martedì 23 giugno.

Si riparte mercoledì 24 giugno con il concerto di Tutti Fenomeni, al Giorgio Quarzo Guarascio, una delle figure più originali della scena indipendente. Romano, classe 1996, è cresciuto con il mito di Battiato pur muovendo i primi passi nell’era della trap: un contrasto che ha generato uno stile unico, capace di mescolare citazioni colte (da Mozart a D’Annunzio) e riferimenti pop (da Berlusconi a Elon Musk). Dopo i successi di “Merce Funebre” e “Privilegio Raro” — veri e propri piccoli culti prodotti da Niccolò Contessa (I Cani) — e il debutto sul grande schermo come attore protagonista nel film “Enea” di Pietro Castellitto, l’artista ha pubblicato a inizio anno il suo ultimo lavoro, “Lunedì”, prodotto da Giorgio Poi, che segna una maturazione artistica che lo allontana dalle origini rap per abbracciare una forma canzone più luminosa e orchestrale. Prima di lui, spazio a le irossa, giovanissima band torinese a cavallo tra post-punk, indie e art-rock che ha conquistato la critica.

Spazio poi ai migliori talenti del rap giovedì 25 giugno, con protagonisti Ele A e Promessa. La prima è la rapper donna più seguita e amata d’Italia: classe 2002, originaria di Lugano, la sua musica è un manifesto di amore per il rap “puro”. Dopo il successo degli EP “GLOBO” e “ACQUA”, ha consolidato il suo status con il primo album ufficiale “Pixel” (2025). Il suo talento è certificato da collaborazioni con pesi massimi come Guè, MACE, Neffa, Franco126 e Colapesce, per citarne alcuni.

Prima di lei si esibirà Promessa, classe 2003 originario di Milano. Dopo essersi fatto notare con i successi di “DANZA DEL GRANO” e dell’EP “VITE SGRAMMATE”, che hanno raccolto milioni di streaming, si è confermato come uno dei profili più credibili della scena urban. Con l’uscita nel 2026 dell’album “MORENDO AD OCCHI APERTI”, l’artista ha messo definitivamente a fuoco il proprio vissuto e lo ha confermato come uno dei protagonisti della nuova scena rap italiana.

Ad aprire la serata saranno la rapper vicentina Nyiama e il padovano Gio Fog, vincitore dell’Underdog Contest, il concorso per selezionare artisti emergenti lanciato per la prima volta 4 anni fa dal Lumen Festival.  

Dal rap si passa alla trap venerdì 26 giugno: non una serata qualunque, ma l’unica data di reunion dal vivo della Sugo Gang, collettivo vicentino che, tra 2017 e 2018, è stato tra i protagonisti assoluti dell’esplosione della trap nel nostro Paese. Sul palco, di nuovo insieme dopo tanti anni, Mambolosco, Nashley, Edo Fendy, Kerim e il loro produttore Nardi. Prima di loro ci sarà spazio per uno show di freestyle del cypher Rimerie Vicentine e, a chiudere la serata, un dj set di Back To 2016, il format che suona le hit storiche della trap italiana.

Sabato 27 giugno il protagonista sul palco sarà okgiorgio, al secolo Giorgio Pesenti. Musicista e produttore bergamasco, si è distinto negli ultimi anni per un approccio originale all’elettronica, basato sulla decostruzione di suoni e l’uso di voci eteree. Il suo stile unisce i ritmi della dance a una dimensione più intima e riflessiva. Dopo i primi EP “ok” e “ok?”, ha pubblicato nel 2025 il “KO Mixtape”, un progetto che mette al centro la sperimentazione sonora e la scrittura immediata. Già attivo con performance dal vivo tra Italia, Europa e Stati Uniti, è oggi considerato uno dei produttori più interessanti della nuova scena.

Prima di lui toccherà a Nashley, artista nato con la trap ma che oggi abbraccia l’indie e il pop, e in chiusura di serata un afterparty a cura dei DJ di èora, collettivo vicentino estremamente attivo e popolare nell’ambito della dance music. 

La tredicesima edizione del festival si chiuderà domenica 28 giugno con una grande serata con ingresso a offerta libera, che vedrà esibirsi i Casino Royale. La band è tra le formazioni più longeve in Italia: nasce nel 1987 in una Milano post-punk e con il suo Ska ribalta palchi con un suono caldo, pieno di fiati e carico di energia. L’occasione per rivederli live sarà quella del 30º anniversario del loro album più amato, “Sempre più vicini”, un disco che ha lasciato il segno nella musica italiana e che ancora oggi suona tutto fuorché datato.

LUMEN FESTIVAL – INFO

Da tredici anni evento per eccellenza dell’estate vicentina, il palco del Lumen Festival ha visto esibirsi nomi come Madame, Sayf, Bresh, Psicologi, gIANMARIA, Coma_Cose, BNKR44, La SAD, Fast Animals and Slow Kids, Ghemon, M¥SS KETA, Venerus, Mecna, Ex-Otago, Lo Stato Sociale, Margherita Vicario, Kid Yugi, Generic Animal, Post Nebbia, Pop X, e OKGIORGIO, dando vita a momenti che hanno segnato la scena musicale italiana. La 13ª edizione non farà eccezione, promettendo appuntamenti di qualità.

Il Lumen Festival non è solo musica, ma un’esperienza immersiva che intreccia suoni, idee e atmosfere uniche. Oltre ai concerti, il festival offre talk e workshop dedicati a temi attuali come l’imprenditoria giovanile, i diritti, la cultura e la sostenibilità, con esperti e personalità di spicco a guidare il confronto. Un’opportunità per arricchire l’esperienza del pubblico e approfondire questioni di grande rilievo.

Lumen Festival è anche sinonimo di innovazione e sostenibilità. In collaborazione con il festival Un Posto in Cui Tornare, impegnato nella promozione di pratiche sostenibili, l’evento attuerà una serie di iniziative concrete per ridurre l’impatto ambientale. Tra queste, la raccolta differenziata, gestita da figure specializzate nel separare i rifiuti, e la promozione dell’uso dei mezzi pubblici. Sarà confermata l’adozione di materiali biodegradabili e la continua sensibilizzazione del pubblico sui temi della sostenibilità. 

 Sito Web

Torri di Teatro 2026: “Al cospetto di Gaber” con protagonista Sergio Sgrilli e la sua fidata chitarra

Venerdì 5 giugno, alle 20:45 presso il Palatenda di Torri di Quartesolo, nell’ambito della seconda edizione di Torri di Teatro, rassegna teatrale promossa dal Comune in collaborazione con l’Unità Pastorale Lerino-Marola-Torri e organizzata dall’associazione culturale Theama, andrà in scena “Al cospetto di Gaber” di Sergio Sgrilli e Corinna Grandi con protagonista lo stesso Sgrilli.

Bisogna sapere che c’è una domanda che insegue Sgrilli da una vita, ovvero “Lei è un attore e comico con la chitarra: come vive il confronto con Giorgio Gaber?” Questione che diventa ancora più insidiosa quando Sandro Luporini, lo storico co-autore di Gaber, lo sceglie come interprete del suo ultimo spettacolo di monologhi e canzoni.

Alla soglia dei 60 anni Sgrilli prova a dare una risposta affrontando la lucente ombra del Signor G, e così nasce “Al cospetto di Gaber”; si tratta perciò di una libera narrazione dal sapore fortemente teatrale, in cui si racconta e svela di come egli si è scoperto un fervido gaberiano. In scena, con l’immancabile chitarra, Sgrilli prova anche a dare un personale colore all’intramontabile padre del teatro canzone. Nel finale e nella totale voglia di condivisione, con una semplice e brillante intuizione, il comico toscano crea il “Piccolo canzoniere gaberiano”, che consegna personalmente al pubblico, per un momento di totale partecipazione, puro divertimento e sincera empatia.

“Il teatro fa vivere le emozioni che la vita ci dà – evidenzia l’assessore alla Cultura del Comune di Torri di Quartesolo Luisa Trivella – Il palcoscenico è la grande piazza dove gli animi si incontrano, si raccontano e si liberano. Questa rassegna teatrale di Theama Teatro e del Comune di Torri di Quartesolo, in collaborazione con l’Unità Pastorale Lerino-Marola-Torri, non è solo un evento culturale, ma vuole essere un’opportunità per rafforzare il tessuto sociale della nostra comunità. Unendo simbolicamente la piazza comunale e quella parrocchiale, vogliamo ribadire che l’arte non è solo una forma di intrattenimento, ma un potente strumento di incontro, crescita e trasformazione collettiva. Le compagnie teatrali e gli artisti che si alterneranno sul palco porteranno con loro storie, idee e visioni che, tra un sorriso e una risata, stimolano la riflessione e l’impegno civile. Attraverso la rassegna teatrale, a Torri di Quartesolo si vuole così dare una nuova chiave di lettura al teatro: presentandolo non solo come uno svago, ma come un’occasione di confronto e un vero catalizzatore del cambiamento. Un ringraziamento speciale va a Theama, responsabile dell’organizzazione di questo evento, per aver dato voce a un progetto che mette al centro l’arte come strumento di crescita civile e sociale”.

Biglietti a euro 8; ingresso gratuito per under 26. Prenotazione consigliata. Info e prenotazioni: Biblioteca di Torri di Quartesolo 0444 250239. email: [email protected] 

La prenotazione darà diritto prioritario all’acquisto del biglietto fino alle ore 20.30 (ore 16.15 per il 31/5) del giorno dello spettacolo. Posti non numerati.

Vicenza, “L’Olimpo all’Olimpico”: celebrazione per 80 anni della Repubblica Italiana

Martedì 2 giugno alle 21 il Veneto Festival approda in uno dei luoghi simbolo della civiltà teatrale europea, il Teatro Olimpico di Vicenza, già Patrimonio Unesco, dove in occasione degli 80 anni della Repubblica Italiana, I Solisti Veneti diretti da Giuliano Carella presenteranno “L’Olimpo all’Olimpico”, concerto celebrativo realizzato in collaborazione con l’Accademia Olimpica, pensato come un dialogo ideale tra la scena classica palladiana e la grande teatralità musicale del Settecento europeo.

Protagonista internazionale della serata sarà la contralto greco Marita Paparizou, interprete dalla vocalità intensa e brunita, particolarmente adatta a restituire la forza drammatica, l’ampiezza espressiva del repertorio barocco. La sua presenza conferisce al programma una dimensione fortemente teatrale: arie virtuosistiche in un percorso attraversato da affetti contrastanti, tempeste interiori, furori, invocazioni e tensioni emotive che trovano nella voce femminile di Paparizou un colore raro e di grande suggestione.

Il titolo del concerto, “L’Olimpo all’Olimpico”, nasce dalla coincidenza felice tra luogo e repertorio. Il Teatro Olimpico, capolavoro di Andrea Palladio e spazio costruito sull’eredità della scena antica, accoglierà infatti pagine che appartengono a un immaginario mitologico, eroico e teatrale: da Vivaldi a Händel, da Gluck a Porpora, fino al sorprendente approdo verdiano conclusivo. Sarà una serata in cui la musica dialogherà con l’architettura, e in cui la parola cantata, l’invenzione strumentale e la memoria della classicità troveranno una cornice di straordinaria coerenza simbolica.

Ad aprire il concerto sarà la Sinfonia da “L’Olimpiade” RV 725 di Antonio Vivaldi, pagina che introduce immediatamente il clima dell’opera seria settecentesca, con il suo equilibrio tra energia ritmica, gesto teatrale e brillantezza orchestrale. Il riferimento olimpico, già nel titolo, assume nel contesto vicentino una risonanza particolare: memoria del mito e dell’antico, ma anche celebrazione della competizione, dell’ideale, della misura, elementi che attraversano tanto la cultura classica quanto la musica del Settecento.

Il programma entrerà poi nel vivo della grande vocalità barocca con “Sperai vicino il lido” dal Demoofonte di Christoph Willibald Gluck, aria sospesa tra speranza e inquietudine, nella quale il canto diventa spazio di attesa e di fragilità emotiva. Gluck, figura cruciale nella trasformazione del teatro musicale europeo, porta nel programma una diversa idea di espressione: meno ornamentale, più diretta, capace di cercare nella parola e nella linea melodica una verità drammatica più essenziale.

Con “Furibondo spira il vento” dalla Partenope di Georg Friedrich Händel, la voce sarà invece chiamata a confrontarsi con una scrittura di grande energia e impeto teatrale. L’immagine del vento furioso diventa metafora musicale dell’agitazione interiore: agilità, ritmo e tensione dinamica costruiscono una pagina di forte impatto, nella quale il virtuosismo non è mai semplice esibizione, ma traduzione sonora di uno stato emotivo estremo.

A bilanciare la dimensione vocale interverrà il Concerto in fa maggiore RV 551 di Vivaldi, per tre violini, archi e basso continuo, pagina di rara luminosità strumentale. Qui la scrittura vivaldiana dispiega tutta la sua fantasia concertante: i tre violini dialogano, si rincorrono, si sovrappongono in una trama mobile e brillante, restituendo quella concezione quasi scenica dello strumento che fa di Vivaldi uno dei grandi drammaturghi del suono. Anche senza parole, la musica conserva un’evidenza teatrale: contrasti, slanci, sospensioni e risposte costruiscono una vera conversazione musicale.

Il cuore più tormentato della serata sarà affidato a Nicola Porpora, con “Torbido intorno al core” da Meride e Selinunte. Grande maestro della scuola napoletana e figura centrale nella storia del canto settecentesco, Porpora fu tra i massimi artefici di una vocalità capace di unire virtuosismo, controllo tecnico e intensità affettiva. In questa aria, il turbamento interiore trova una forma musicale di particolare forza: la voce sembra muoversi dentro un paesaggio emotivo instabile, dove la complessità della scrittura diventa immagine dell’anima agitata.

Ancora Vivaldi tornerà con “Con la face di Megera” da Semiramide RV 733, pagina accesa, drammatica, quasi visionaria, nella quale la furia mitologica diventa gesto vocale. Il riferimento a Megera, una delle Erinni, introduce una dimensione aspra e infera, perfettamente coerente con il gusto barocco per gli affetti estremi e per la rappresentazione musicale delle passioni più violente. Sarà uno dei momenti di maggiore intensità teatrale del concerto, affidato alla capacità dell’interprete di trasformare la difficoltà tecnica in espressione scenica.

A concludere la serata sarà il Quartetto in mi minore di Giuseppe Verdi, nella rara versione dell’autore per orchestra d’archi. La scelta verdiana, dopo il percorso barocco e settecentesco, apre una prospettiva inattesa e profondamente italiana. Composto originariamente per quartetto d’archi, il lavoro rivela un Verdi cameristico, concentrato. Nella versione per orchestra d’archi, la scrittura acquista ampiezza e profondità. Inserito nel concerto del 2 giugno, il Quartetto assume un ulteriore valore simbolico: un omaggio alla grande tradizione musicale italiana e alla sua capacità di parlare, con linguaggi diversi, alla coscienza civile e culturale del Paese.

Una serata di particolare densità artistica e istituzionale: un concerto che unisce celebrazione repubblicana, memoria classica, teatro musicale e identità italiana, nel segno di un Festival che continua a far dialogare il patrimonio veneto con le grandi traiettorie della cultura europea.

Info: clicca qui.

Settimane Musicali: domenica 31 maggio tre appuntamenti a Vicenza tra Chiericati e Olimpico

Prendono il via domenica 31 maggio le Matinée a Palazzo Chiericati, sezione delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico dedicata al dialogo tra musica, parola e arti visive.

Due appuntamenti domenicali, il 31 maggio e il 7 giugno alle ore 11.00, porteranno il pubblico in uno dei luoghi simbolo del patrimonio museale vicentino, attraverso percorsi che intrecciano ascolto musicale, racconto e relazione con lo spazio artistico che li ospita.

Domenica 31 maggio, alle ore 11.00, si partirà con un viaggio alle origini del pianoforte con il melologo buffo Bartolomeo Cristofori – La vera storia dell’invenzione del pianoforte, ideato dal compositore veneziano Claudio Ambrosini, Leone d’Oro alla Biennale di Venezia, con la voce recitante di Emanuele Piovene. Lo spettacolo immagina con ironia cosa sarebbe successo se Cristofori, padovano di nascita e veneziano d’adozione, avesse proposto la sua geniale invenzione al Doge di Venezia prima che al Gran Principe dei Medici. A incarnare il suono del pianoforte sarà uno strumento insolito e affascinante: il disklavier, pianoforte a controllo elettronico capace di suonare da solo.

Le Matinée si concluderanno domenica 7 giugno, alle ore 11.00, con Andante mistico, robustoso et forte, appuntamento dedicato a San Francesco nell’ottavo centenario della morte. Il programma intreccia parola e musica. Il testo Note su San Francesco di Stefano Valanzuolo sarà interpretato dall’attore Eugenio Mastrandrea, mentre al pianoforte Marco Sollini accosterà pagine di Fryderyk Chopin a proprie composizioni ispirate alla figura del Santo, tra cui Méditation à Saint François d’Assise op. 44.  La figura di Francesco si lega in modo naturale al tema di questa edizione, I canti della terra: nel Cantico delle Creature, rivolgendosi alla luna, alle stelle, al vento, all’acqua e al fuoco, il suo sguardo sulla natura si fa canto di stupore, meraviglia e contemplazione. L’appuntamento sarà completato da una visita guidata all’Estasi di San Francesco di Giambattista Piazzetta, conservata a Palazzo Chiericati.

Le Settimane Musicali

Le Settimane Musicali al Teatro Olimpico, riconosciute dal Ministero della Cultura, godono del patrocinio della Regione del Veneto e del Comune di Vicenza e la collaborazione con Musei Civici Vicenza, Teatro Comunale Città di Vicenza, Conservatorio Arrigo PedrolloGallerie d’Italia – Vicenza. Sono inoltre sostenute da Digitec, Infodati, Fondazione Roi, Banca delle Terre Venete, Veronica e Dominique Marzotto, Sanmarco Informatica, Famiglia Brunelli, Belluscio Assicurazioni, Funitek, Fondazione Musicale Omizzolo – Peruzzi, Casa del Blues, Iiriti, Yamaha, Bösendorfer, Forma, The Aries. Grand Boutique Hotel

Anche quest’anno le Settimane Musicali al Teatro Olimpico confermano la poliedrica vocazione del Festival e le molteplici collaborazioni con realtà istituzionali e associative. Proficue collaborazioni a livello artistico sono in atto con il Conservatorio Arrigo Pedrollo di Vicenza, con gli Amici della Musica di Firenze, gli Amici della Musica di Padova, con Asolo Musica, con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, con la Fondazione Accademia di Musica di Pinerolo e con diverse realtà territoriali, tra cui il Liceo Don Giuseppe Fogazzaro.

Cinque concerti con i giovani talenti delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico di Vicenza

La XXXV edizione  delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico di Vicenza dedica cinque appuntamenti ai talenti più promettenti del panorama musicale.

Torna a Palazzo Chiericati il Progetto Giovani, la sezione del festival riservata a musicisti under 35 già affermati in concorsi nazionali e internazionali o selezionati all’interno di percorsi di alta formazione. I concerti, iniziati il 23 maggio e in programma fino al 7 giugno 2026, sempre alle ore 18.00, in uno dei luoghi simbolo della cultura vicentina.

Da anni il Progetto Giovani rappresenta uno degli assi portanti delle Settimane Musicali: un’occasione non solo per ascoltare interpreti, provenienti da percorsi di studio qualificati e che hanno conseguito importanti riconoscimenti, che si affacciano alla scena concertistica, ma anche per scoprire repertori che raramente trovano spazio nei cartelloni più tradizionali. Anche quest’anno si confermano le collaborazioni con il Premio Lamberto Brunelli, il Bando Guglielmo, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e la Fondazione Accademia di Musica di Pinerolo.

I programmi del 2026 attraversano tre secoli di musica, dai grandi classici della letteratura cameristica – Beethoven, Schumann, Franck, Mendelssohn – alla musica del Novecento e del nuovo millennio, con incursioni nel tango di Piazzolla, nelle miniature di Kurtág e in una pagina contemporanea di Rudi De Bouw, fino alle opere di Guido Alberto Fano, compositore veneziano di inizio Novecento.

Ad aprire il Progetto Giovani, sabato 23 maggio, sono stati Julija Andersson al violino e Paul Andersson al pianoforte, vincitori dell’International Chamber Music Competition 2025 della Fondazione Accademia di Musica di Pinerolo. Il loro programma traccia un arco che va dal classicismo di Beethoven, con la Sonata op. 30 n. 1 in la maggiore, all’impressionismo di Debussy, con la Sonata in sol minore, per approdare alla grande Sonata in la maggiore di César Franck, uno dei capolavori della letteratura per violino e pianoforte.

Il secondo appuntamento, sabato 30 maggio, è legato all’Alta Formazione dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e avrà per protagonisti Giorgio Lucchini al violoncello e Barbara Panzarella al pianoforte. Il duo proporrà un percorso che attraversa due secoli di scrittura per violoncello e pianoforte, dal romanticismo nordico al tango argentino, passando per il virtuosismo ottocentesco e la musica d’oggi: da Luzmila di Rudi De Bouw, composta nel 2023, alla grande tradizione romantica della Sonata in la minore op. 36 di Edvard Grieg, fino alle suggestioni latinoamericane di Le Grand Tango di Astor Piazzolla e alle Variazioni sul tema del Mosè di Rossini di Niccolò Paganini.

Vincitore del XIV Premio Lamberto Brunelli, il concorso pianistico nazionale organizzato dalle Settimane Musicali al Teatro Olimpico e, da quest’anno, co-organizzato con il Comune di Vicenza, Alessandro Artese sarà protagonista, domenica 31 maggio, sul palco di Palazzo Chiericati. Il recital si apre con la trascrizione di Busoni del corale Nun komm, der Heiden Heiland BWV 659 di Bach, prosegue con l’Humoreske in si bemolle maggiore op. 20 di Robert Schumann e si conclude con gli Étude-Tableaux op. 33 di Sergei Rachmaninov, riprendendo tre momenti centrali della letteratura pianistica tra trascrizione, forma romantica e virtuosismo novecentesco.

Al pianoforte sarà dedicato anche l’appuntamento con Daniele Martinelli, vincitore del XXXXI Premio Venezia, atteso sabato 6 giugno. In programma una selezione dai Játékok Vol. IX e X di György Kurtág, la Kreisleriana op. 16 di Robert Schumann, con le celebri Otto fantasie per pianoforte, e due opere di Sergej Prokof’ev: i Sarcasmi op. 17 e la Sonata n. 7 in si bemolle maggiore op. 83, pagine che attraversano il Novecento con energia, tensione ritmica e densità espressiva.

La chiusura del Progetto Giovani, domenica 7 giugno, è affidata al duo formato da Chiara Volpato al violino e Davide Scarabottolo al pianoforte, vincitori dell’VIII Bando Guglielmo. I due interpreti si esibiranno in un itinerario musicale di grande suggestione, che spazia dalla spiccata sensibilità lirica di Guido Alberto Fano – con la Sonata Fantasia in re minore e le Pagine d’album – alle atmosfere iberiche de La Vida Breve di Manuel de Falla, per culminare nella freschezza della Sonata n. 3 in Fa maggiore MWV Q26 di Felix Mendelssohn.

Le Settimane Musicali al Teatro Olimpico di Vicenza

Le Settimane Musicali al Teatro Olimpico, riconosciute dal Ministero della Cultura, godono del patrocinio della Regione del Veneto e del Comune di Vicenza e la collaborazione con Musei Civici Vicenza, Teatro Comunale Città di Vicenza, Conservatorio Arrigo Pedrollo, Gallerie d’Italia – Vicenza. Sono inoltre sostenute da Digitec, Infodati, Fondazione Roi, Banca delle Terre Venete, Veronica e Dominique Marzotto, Sanmarco Informatica, Famiglia Brunelli, Belluscio Assicurazioni, Funitek, Fondazione Musicale Omizzolo – Peruzzi, Casa del Blues, Iiriti, Yamaha, Bösendorfer, Forma, The Aries Grand Boutique Hotel.

Anche quest’anno le Settimane Musicali al Teatro Olimpico confermano la poliedrica vocazione del Festival e le molteplici collaborazioni con realtà istituzionali e associative. Proficue collaborazioni a livello artistico sono in atto con il Conservatorio Arrigo Pedrollo di Vicenza, con gli Amici della Musica di Firenze, gli Amici della Musica di Padova, con Asolo Musica, con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, con la Fondazione Accademia di Musica di Pinerolo e con diverse realtà territoriali, tra cui il Liceo Don Giuseppe Fogazzaro.

Pinot grigio del Garda e Verdicchio dei Castelli di Jesi: bianchi raffinati a tutto pasto

(Articolo su Pinot grigio e Verdicchio di Michele Lucivero da VicenzaPiù Viva n. 306sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr).

Le Folate, Pinot grigio del Garda 2025, 12% vol., Cantina di Illasi

Siamo nel cuore della Valpolicella in pro­vincia di Verona, in un territorio vocato alla produzione di grandi e storici vini ros­si, ma anche di interessanti vini bianchi, come il Soave DOC, che intreccia vitigni internazionali a vitigni autoctoni. In que­sto caso, però, vogliamo presentarvi un Pi­not grigio di tutto rispetto allevato tra le colline verone­si da una cantina storica di quasi un secolo, fondata nel 1938, la Cantina di Illasi. Originario della Borgogna, in Francia, il Pinot grigio nasce da una mutazione del nobile Pinot nero, per poi avere una notevole diffusio­ne in Europa, soprattutto nel zone del nord, ma anche in Italia tra Veneto, Friuli Venezia-Giulia e Trentino Al­to-Adige. È caratteristica la sua bacca di colore grigio, che lo rende unico tra i vitigni coltivati in Italia, da cui si ricava un vino bianco fresco, beverino e versatile per tutte le tavole. Questo Pinot grigio della Cantina di Illasi, adattatosi egregiamente tra le colline del Garda e chiamato in maniera evocativa Le Folate, si presenta alla vista di colore giallo paglierino con riflessi verdolini “sull’unghia”, cioè sull’orlo del liquido al contatto con il bicchiere inclinato, che è un segno di giovinezza del vino. Al naso si avverte immediatamente un floreale fresco di fiori bianchi e sentori di pera, mela gialla e anche delle note minerali e ed erbe aromatiche. Col­pisce all’assaggio la discreta acidità e la sapidità di un vino secco che merita di accompagnare anche piatti dal sapore importante e, grazie alla sua versatilità, restare a tavola dall’inizio alla fine di un pranzo.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva 2017, 13,5 %, Villa Bucci

Con tutto il rispetto per il panorama enologico italiano, quello che qui vi stiamo presentando è un vino importante che è stato insignito di uno dei premi internazionali più prestigiosi nel panorama dell’enologia, infatti questo Ver­dicchio di Villa Bucci nella classifica Wine En­thusiast 2021 è stato valutato come il migliore del mondo, dopo un rosso francese. La Cantina Villa Bucci lavora con metodo biodinamico, ma la caratteristica di que­sto bianco è legata al fatto che fa affinamento in botti grandi per otto mesi e poi fa ancora un altro periodo in bottiglia. Dal colore giallo dorato con riflessi verdolini nell’unghia, questo Verdicchio si presenta assolutamente brillante in limpidezza. La sensazione olfattiva è dominata da un sento­re fruttato intenso di litchi, ananas e papaya, frutta esotica, ma anche mela cotogna e frutta gialla, come la susina, il pompelmo rosa e il kumquat (il curioso mandarino cinese). Tra i floreali riconosciamo il profumo di peonia, mimosa, giglio, margherita e fiori di campo, che cedono il passo ad una leggera nota vegetale di bosso e di fieno fresco. Tra le erbe aromatiche emerge l’origano, il timo e l’aneto, mentre tra le spezie avvertiamo lo zenzero, il pepe bianco fresco e la curcuma. Si sentono lievi le tostature e, infine, il balsamico ci arriva con eucalipto e caramella fresca. È interessante la nota di burro fuso spalmato su pane appena leggermente tostato, che è quella che ci fa concordare nel ritenere questo vino molto delicato, complesso con una qualità assoluta­mente definita. All’assaggio il palato si delizia con un vino secco, avvolgente nelle morbidezze, piacevole per l’equili­brio delle parti, ma con una spiccata acidità.

Vellutata di polpo? Può capitare…

(Gastronomia del riciclo, articolo di Federica Zanini da VicenzaPiù Viva n. 306sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr).

Questa volta la mia idolatrata frig­gitrice ad aria mi ha tradita. O forse sono io ad aver deluso lei? Mi avevano avvertita che acquistarne una mi avrebbe cambiato la vita, ma non credevo potesse creare dipenden­za. E soprattutto minare l’equilibrio (mentale) in cucina.

Sta di fatto che, colpa mia o colpa sua non importa, il riciclo che vado a proporvi è partito dalla pessima ri­uscita di polpo e zucca arrosto. Avevo già sperimentato, con grande succes­so. Una meraviglia per l’occhio e per il palato. Il pesce croccantino fuori e morbido dentro, una favola. Stavolta però niente lieto fine: im­mangiabile, non per il sapore per ca­rità, ma letteralmente impossibile da masticare, duro e gommoso. Peggio delle stracaganasse (per i vicentini d’adozione, le castagne secche la cui consistenza gli ha regalato appunto il nome di stanca-mascelle).

Alla rabbia per il fallimento, vuoi ag­giungere l’onta dello spreco? Non sia mai! Contrario alla mia etica e alla mission di questa rubrica. E così scat­ta la ricetta di recupero. Più che mai ardita, ma davvero d’effetto.

Partiamo dunque dalla zucca e dal polpo incartapecorito. Strappiamoli dalla presuntuosa friggitrice e affi­diamoli al mixer salva-tutto. Tritiamo bene, aiutandoci con un goccio di brodo, fino a ridurre il tutto in una morbida poltiglia. In una casseruola a parte, soffriggiamo una bella cipol­la grande, ridotta a pezzettini, irrorandola con vino bianco. Quando quest’ultimo è sfumato del tutto, aggiungiamo in abbondanza il brodo in cui avevamo precotto il polpo e lessiamoci un paio di patate non troppo grandi, preceden­temente tagliate a fettine.

A questo punto aggiungiamo il contenuto del mixer, mescoliamo bene. Regoliamo di sale, pepe e aglio in polvere, quindi personalizziamo con erbe aromatiche secche (o fresche ben trita­te, la stagione comincia a consentirlo) a piacere. Ripensando alla presenza della zucca, incolpe­vole e dimenticata per colpa del polpo io ho op­tato per rosmarino, salvia, santoreggia e timo.

Per rendere tutto più omogeneo e piacevole al palato, diamo un paio di colpi di mixer a im­mersione. Eventualmente allunghiamo con ac­qua o brodo del polipo, ma solo un goccio: la consistenza deve essere quella di una vellutata. A gusto, possiamo aumentare l’effetto “velluto” aggiungendo una vescica di panna da cucina.

A questo punto non resta che impiattare. Io ho completato con fette di pane tostato, qualche pomodorino a pezzetti (avevo quelli gialli) e un paio di cucchiaini di fiocchi di formaggio. Vo­lendo si può optare per una versione dal sapore più deciso, sostituendo i pomodorini freschi con quelli secchi sott’olio (tagliati a listarelle) e il formaggio con yogurt greco bianco.

Tocco finale: una macinata di pepe nero e una croce di olio evo.

Una bontà, con cui fare anche un figurone con gli amici. Evitate però di arrostire apposta trop­po il polpo! La vellutata sarà piacevolissima an­che con “semplici” avanzi di altro pesce.

Le fasi della ricetta

Vicenza Calcio, oltre un secolo di successi

(Articolo di Claudio Raimondi sul Vicenza Calcio da VicenzaPiù Viva n. 306sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr).

E’ stata soprannominata la “Nobile Provin­ciale” per i 20 campionati consecutivi, dal 1955-1956 al 1974-1975, in serie A, un ventennio caratterizzato da alcune salvezze miracolose e sofferte, ma anche da piaz­zamenti di grande prestigio, come nella stagione 1965-1966, quando trascinata da un bomber di razza come il brasiliano Luis Vinicio concluse al sesto posto, davanti a “squadroni” come Milan, Roma e Torino. Con le ulteriori presenze accumulate nel­la massima serie con i tecnici G.B. Fabbri (nell’epopea di Paolo Rossi) e Francesco Guidolin, il L.R. Vicenza ha totalizzato complessivamente 30 campionati di A, che la pongono attualmente al 16° posto nazionale (assieme al Bari) per numero di presenze nella massima categoria.

DUE SECONDI POSTI IN A

A livello di piazzamenti il risultato più prestigioso è il secondo posto del “Real Vicenza” trascinato dal futuro “Pablito” che nella stagione 1977-1978, in cui partì nello scomodo ruolo di matricola (l’anno precedente aveva vinto il campionato di B con l’esplosione di Paolo, a segno 21 volte) dopo un inizio di torneo difficile e l’arrivo nel mercato autunnale (in quegli anni non esisteva la “finestra” a gennaio) di Cerilli e Guidetti. Tra la sorpresa generale la squa­dra scalò la classifica sino a contendere alla Juventus il vertice già alla fine del girone d’andata: i bianconeri poi vinsero lo scu­detto con 44 punti, con il Lanerossi alle spalle a quota 39 con il Torino. Un altro secondo posto è datato 1910-1911 quan­do nel primo campionato a livello assoluto l’allora ACIVI giunse alla finale nazionale venendo sconfitta dalla Pro Vercelli, che vinse 3-0 all’andata in Piemonte e 2-1 al ritorno a Vicenza. Seppur a livello parziale vanno rilevate anche le quasi tre settimane in testa alla classifica di A, tra novembre e dicembre 1996, in un’annata conclusa trionfalmente.

COPPE IN BACHECA

Nella bacheca del club a brillare maggiormente (non solo perché è la più grande) è la Coppa Ita­lia 1997, in assoluto il traguardo più prestigioso in 124 anni di storia. Un cammino trionfale con l’eliminazione nell’ordine di avversarie del calibro di Genoa (negli ottavi di finale), Milan (quarti), Bologna (semifinale) e poi culminata con la dop­pia tiratissima sfida contro il Napoli: 0-1 al San Paolo e ritorno il 29 maggio al “Menti” con il gol di Maini che pareggiò i conti e poi i gol allo scade­re dei supplementari di Maurizio Rossi e Iannuz­zi per il definitivo 3-0. Due le partecipazioni alle coppe europee: in Uefa nel 1978-79 (eliminazione al primo turno per opera del Dukla Praga, a quel tempo squadra molto forte) e nella Coppa delle Coppe 1997-98, dove Lopez & compagni arri­varono sino alle semifinali, eliminati dal Chelsea, poi vincitore del trofeo. Nel palmares biancorosso – riassunto nella tabella a fondo pagina con l’in­serimento di altri importanti risultati – figurano anche due Coppe Italia di C, nel 1981-1982 e nel 2022-2023, quest’ultimo sinora unico trofeo nell’era della famiglia Rosso.

ASSALTO ALLA SUPERCOPPA DI C

Con la promozione diretta in serie B, il L.R. Vi­cenza avrà la possibilità di conquistare un trofeo che la vede in lizza per la prima volta: si tratta del­la Supercoppa di serie C che si disputa dal 2000 e che vede protagoniste a fine torneo (in conco­mitanza con i playoff promozione, che regalano il quarto pass per la B) le prime classificate dei 3 gironi. Ognuna disputerà due match, uno in tra­sferta e uno in casa, che sarà l’occasione per ulte­riori festeggiamenti. Nella scorsa stagione il torneo è stato vinto dalla Virtus Entella guidato proprio da mister Gallo (nella sfida decisiva sconfitto il Pa­dova), ora pronto a riprovarci per puntare al bis personale.

ACIVI Vicenza nasce nel 1902: tutto inizia in una palestra scolastica

La sede di contra’ Santa Caterina 7 dove è nato l’ACIVI Vicenza il 9 marzo 1902. Nella foto i festeggiamenti in occasione del 120° compleanno

La storia calcistica biancorossa inizia ufficialmen­te il 9 marzo 1902. In quel giorno, era una domenica, nella palestra della scuola di contra’ Santa Caterina 7 a Vicenza, via tuttora esistente all’interno delle mura storiche cittadine, viene stipulato l’atto di fondazione con la nomina del primo consiglio direttivo, che nella riunione della settimana successiva, darà vita al primo organigramma della neocostituita Associazione Calcio Vicenza, conosciuta con l’acronimo di ACIVI, così com­posta: presidente Tito Buy (Direttore Scuola Tecnica), vicepresidente Giovanni Ghilardini, revisori Francesco Buy e Giovanni Tonello, insegnante tecnico (corrispon­dente all’attuale mister) professor Antonio Libero Scar­pa. La squadra, composta dagli stessi soci della società, disputa in quell’anno solo gare amichevoli con squadre composte da elementi reclutati tra le altre realtà sportive cittadine, giocando nel cortile interno della palestra. La prima uscita ufficiale avverrà 14 mesi dopo, il 18 mag­gio 1903, nel Campionato provinciale per Scuole con la compagine berica opposta ad altri istituti.

Foto scattata domenica 9 marzo 1902 quando inizia la storia calcistica del Vicenza composta da giocatori
rigorosamente locali (fonte sito ufficiale Vicenza Calcio)

Schio Teatro 80, va in scena “Fragilità e Potere”

Sabato 6 giugno 2026, alle 20 e 30, e domenica 7 giugno, alle 17, il palco di Sala Poleo a Schio ospita Fragilità e Potere: l’illusione del potere in cinque commedie e una tragedia, spettacolo conclusivo della Bottega di Schio Teatro 80.

In scena quaranta attori, protagonisti di un percorso teatrale che attraversa ironia, contraddizioni e cadute del potere umano, mettendone a nudo fragilità, maschere e illusioni. Come il re raffigurato è simbolicamente privo di ogni difesa, anche i personaggi portati sul palco si confrontano con ciò che resta quando l’autorità perde il suo abito e rivela tutta la propria vulnerabilità.

Con Fragilità e Potere la Bottega di Schio Teatro 80 accompagna il pubblico in un viaggio tra ambizione, debolezza, desiderio di controllo e bisogno di riconoscimento, alternando momenti di ironia, sarcasmo e tensione teatrale.

Lo spettacolo dura 90 minuti e l’invito è aperto a tutti. Ingresso libero con prenotazione: [email protected].

L’evento è parte del progetto FUORI CANOVACCIO – Storie che tornano a casa, un invito a riscoprire il teatro come luogo di comunità, tradizione e nuove visioni.

Valzer, un abbraccio scandaloso

(Articolo della serie dedicata al ballo di Serena Balbo da VicenzaPiù Viva n. 306, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr)

Marzo invoca la primavera, le giornate più lunghe, il sole che fa capolino e ri­scalda, il cinguettio degli uccellini che accompagna le passeggiate e i colori dei fiori che riscaldano l’animo dopo il lungo inverno.

Se penso alla primavera è inevitabile pensare ai quadri impressionisti: uno dei dipinti più noti è “Ballo a Bougival”, di­pinto nel 1883 da Pierre-Auguste Renoir e conservato al Museum of Fine Arts di Boston. Al centro della scena un barcaio­lo dilettante trascina la sua compagna in un delicato ballo; l’artista francese vole­va ritrarre uno spaccato di vita mondana parigina. Le tonalità cromatiche accese e intense danno al dipinto un senso di gioia e armonia. I protagonisti del quadro ballano un val­zer (o walzer), dal tedesco walzen, “girare, ruotare, volteggiare”, nato alla fine del XVIII secolo come evoluzione del Länd­ler, danza popolare tipica dell’Austria, delle regioni meridionali tedesche e della Svizzera tedesca.

Inizialmente diffuso solo nel paese au­striaco e nel sud della Germania, conqui­stò presto il resto dell’Europa grazie alle sue sonorità orecchiabili: Russia, Inghil­terra, Italia, persino Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI, ne rimase colpita tanto da portarlo alla corte di Versailles, da cui poi si diffuse in tutta Francia.

Aveva una particolarità: per la prima volta la coppia di ballerini danzava abbracciata, in opposizione alle tipiche danze prece­denti in cui uomo e donna si tenevano solo per mano nel compiere i passi. A inizio Ottocento piacque in particolare ai giovani perché rappresentava l’espressio­ne della nascente borghesia che si lasciava alle spalle i costumi aristocratici: un ballo che raccontava una sensazione di libertà e una differenza notevole rispetto ai balli di corte rigidi e ingessati, come il minuetto. Con il valzer la coppia volteggiava avvol­ta in un abbraccio armonioso: per que­sto motivo fu osteggiato dalle menti più conservatrici che ritenevano immorale ballare a così stretto contatto; addirittu­ra nel 1833 un manuale inglese di buone maniere lo sconsigliava alle donne non sposate, perché era «un ballo troppo im­morale per le signorine».

Goethe inserì nel volume “I dolori del giovane Werther” (1774) una perfetta de­scrizione della danza dove il protagonista partecipa a una serata di ballo, iniziata con dei minuetti: «Venne poi il momento del valzer, le coppie iniziarono a volteg­giare come sfere celesti le une attorno alle altre […] Non mi sono mai sentito così sciolto, leggero: non ero più nemmeno un uomo. Avere tra le mie braccia la più ado­rabile delle creature, farsi travolgere con lei in un turbine, svelti come la saetta, e non percepire più nulla intorno a sé…».

Sarà in particolare Vienna il fulcro del valzer all’inizio del 1800, affermatosi gra­zie a Johann Strauss (padre) assieme al collega Joseph Lanner. Con Strauss, de­finito il padre del valzer viennese, al ballo venne attribuita una dignità, smise di es­sere una semplice danza contadina e fece il suo ingresso fra i livelli più elevati della società. In ambito colto si diffuse grazie alle opere di Johann Nepomuk Hummel (che ne definì il canone formale) e Carl Maria von Weber, entrambi compositori, il primo austriaco e il secondo tedesco.

In seguito il ballo assunse diverse conformazioni in base al Paese: con Johann Strauss (figlio) il valzer viennese mantenne un andamento spigliato e rapido; in Inghilterra a fine ‘800 si affermò il valzer lento, mentre la Francia scelse il genere operettistico con un ritmo più sentimentale ma anche la forma sinfonica e pianistica di Fryderyk Chopin.

Nel XX secolo il valzer viennese assunse anche uno spirito nuovo e dissacratorio grazie a compositori come Gustav Mahler, Richard Strauss e Alban Berg.

Di certo, il valzer più noto è “Sul bel Danubio blu” di Johann Strauss figlio composto nel 1867, per cui si ispirò a un poema di Karl Beck che decantava la bellezza di Vienna (o di una donna) «sulle sponde del bel Danubio blu»; la musica fu interpretata da tut­te le orchestre di Vienna al passaggio del suo feretro quando morì nel 1899.

Molto noto è il valzer ballato da Claudia Cardinale e Burt Lancaster nel film “Il Gattopardo” (Luchino Visconti, 1963) sulle note di un Valzer inedito in Fa maggiore per pianoforte composto da Giuseppe Ver­di nel 1859 ed arrangiato da Nino Rota. La scena rappre­senta un momento di gran­de eleganza e, non a caso, simboleggia la decadenza dell’aristocrazia siciliana durante il periodo di transi­zione dell’Unità d’Italia.

Attualmente vengono praticati differenti tipi di valzer: il valzer lento (English Waltz, elegante e ca­denzato), il valzer viennese (veloce e vorticoso) e il valzer musette (popolare francese), tutti caratterizzati dal tempo in tre quarti. I valzer non si distinguo­no solo per la velocità, ma anche per il contesto di esecuzione: mentre il valzer lento e quello viennese sono inclusi nelle competizioni internazionali nella categoria Danze standard e presentano uno stile tec­nico elegante, accompagnato da sontuosi costumi, il valzer tipicamente romagnolo fa parte del ballo liscio danzato nelle balere.

Il valzer romagnolo

Carlo Brighi, violinista e compositore, è consi­derato il capostipite del genere musicale popola­re che prese il nome di liscio romagnolo. Dopo essersi dedicato alla musica colta, mise in piedi un’orchestra tutta sua e iniziò a girare la Roma­gna suonando valzer, polche e mazurche nei teatri e nei circoli, fino ad inventare il concetto di bale­ra adattando una parte della sua casa di Bellaria a sala da ballo, che divenne il “Salone Brighi”.

Il compositore caratterizzò il valzer, la polka e la mazurca accelerando i tempi tramite l’utilizzo del clarinetto in do; a lui va attribuita l’idea di velocizzare il valzer e di assegnare la parte do­minante del brano allo stesso clarinetto in do, come principale strumento solista.

Il più importante esponente del liscio romagno­lo fu Secondo Casedei che partecipò all’orche­stra di Emilio Brighi (figlio di Carlo) e che in seguito debuttò formando un proprio gruppo, dove introdusse innovazioni importanti negli strumenti utilizzati: batteria, banjo, sax, etc. Scrisse numerose polche, valzer e mazurche, tra cui la celeberrima “Romagna mia” del 1954, un valzer che narra la nostalgia e l’amore di un uomo per la sua terra d’origine, la Romagna.

Il valzer lento

Originatosi a fine Ottocento dal boston o he­sitation statunitense – una danza composta da serie di passi indietro, avanti e volteggi – si è imposto negli anni Venti del Novecento con il nome di valzer diagonale; a seguito dei Campio­nati Mondiali di Londra del 1927 è stato modi­ficato ed ha assunto una standardizzazione.

Viene danzato con 28-30 battute al minuto per le competizioni delle danze standard e a 30 battute al minuto per quelle della discipli­na ballo da sala. La postura è fondamentale, sia dell’uomo, ma soprattutto della donna, la quale conferisce eleganza e armonia ai movimenti. I due ballerini devono toccarsi solo nella parte superiore destra e la dama deve inchinare con eleganza la testa all’indietro per tutta la dura­ta del ballo, facendosi guidare dal cavaliere che sceglierà anche la lunghezza dei passi.