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Giornata della legalità: “Non è stata la mano di Dio” all’Astra di Vicenza in memoria di don Peppe Diana

Giovedì 21 maggio 2026 alle 21, in occasione della Giornata della Legalità, il Teatro Astra di Vicenza ospita Non è stata la mano di Dio del Teatro dei Cipis, spettacolo in memoria di don Peppe Diana, con il patrocinio del Comitato don Peppe Diana.

Lo spettacolo, l’ultimo dei fuori abbonamento di Terrestri 25-26, è inserito all’interno della programmazione di Bill, Biblioteca della Legalità del Comune di Vicenza. Ad introdurre lo spettacolo sarà Paola Cortiana di Bill assieme all’avvocato Igor Brunello del foro di Vicenza che farà un’introduzione giuridica. Parteciperà alla serata anche l’associazione Libera.

Organizzato con la collaborazione dell’Ordine degli Avvocati di Vicenza, della Fondazione Avvocato Gaetano Zilio Grandi, è valido per i crediti deontologici degli iscritti all’Ordine degli Avvocati.

Lo spettacolo “Non è stata la mano di Dio”

Nove capitoli, nove mani di colore, una data da non dimenticare. Il 19 marzo 1994 segna una frattura profonda nella storia di Casal di Principe e dell’intero Paese: l’omicidio di don Peppe Diana, ucciso per il suo impegno contro la camorra. A raccontare quella giornata è Beppe, uomo della comunità, anche lui segnato per sempre da quel giorno.

Attraverso un viaggio nella memoria, Beppe ripercorre gli anni in cui l’impegno di don Peppe Diana si intrecciava a quello di altre “mani operose”, come don Pino Puglisi, Oscar Romero, don Tonino Bello. La narrazione si articola in nove capitoli, “nove mani” come i tentativi di coprire un colore sgradito con nuove passate di vernice: un gesto che evoca il desiderio di nascondere, cancellare, far dimenticare.

Il protagonista, mutilato a una mano proprio in quel 19 marzo, restituisce con lucidità il coraggio di don Peppe Diana nel denunciare la camorra come “componente endemica” del territorio, ma anche la violenta macchina del fango, messa in moto per screditarne l’azione agli occhi del popolo.

Scritto e interpretato da Corrado la Grasta, lo spettacolo è una produzione Teatro dei Cipis, con il patrocinio del Comitato don Peppe Diana, e nasce con l’obiettivo di custodire e trasmettere la memoria, soprattutto a chi non ha vissuto quegli anni, affinché il sacrificio di don Peppe continui a essere testimonianza viva di responsabilità e impegno civile.

Tutte le informazioni sono disponibili su www.teatroastra.it oppure presso l’ufficio Teatro Astra, Contrà Barche 55 – Vicenza, tel. 0444 323725, e-mail [email protected].

Settimane Musicali al Teatro Olimpico: Israel Galván e Michael Leonhart omaggiano Miles Davis

Musica e danza si incontrano mercoledì 20 maggio alle ore 21.00 al Teatro Comunale di Vicenza, nell’ambito della XXXV edizione delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico. In scena New Sketches of Spain, evento realizzato in collaborazione con New Conversations Vicenza Jazz – XXX edizione, che porta sul palco due figure di rilievo internazionale: il danzatore e coreografo spagnolo Israel Galván e il trombettista americano Michael Leonhart.

Nel 2026 Miles Davis avrebbe compiuto cento anni. Al centro dello spettacolo c’è proprio uno dei dischi più celebri e influenti della sua carriera: Sketches of Spain, inciso nell’estate del 1960. L’album rientra nella Top Ten dei dischi jazz più venduti di sempre fra quelli che hanno ottenuto almeno un disco di platino negli Stati Uniti ed è considerato uno dei lavori simbolo del cosiddetto third stream, la “terza corrente” che fonde jazz, musica classica e world music. A decretarne il successo fu soprattutto la rilettura dell’Adagio del Concierto de Aranjuez di Joaquín Rodrigo che apre il disco. Il disco chiudeva inoltre una stagione irripetibile nella produzione di Davis, accanto a capolavori come Kind of BlueJazz Track e Workin’ with the Miles Davis Quintet.

Meno nota è invece la storia che sta dietro alla nascita di quell’album. L’ispirazione arrivò a Davis dopo aver accompagnato la moglie Frances Taylor Davis — prima ballerina afroamericana a esibirsi con il Paris Opera Ballet — a uno spettacolo del danzatore di flamenco Roberto Iglesias. Sketches of Spain nacque dunque, fin dalle origini, come musica pensata per la danza.

Da questa intuizione prende forma il progetto ideato dal trombettista Michael Leonhart appositamente per Israel Galván, fra le figure più innovative e radicali della danza contemporanea. Sul palco con Galván e Leonhart un ensemble composto da Frei Addison Wood al pianoforte, Antonio Leofreddi alla viola, Gilberto Tarocco al clarinetto e clarinetto basso, Giulio Visibelli al flauto, Mattia Boschi al violoncello e Daniel Freedman alle percussioni.

Lo spettacolo riporta il capolavoro di Miles Davis alla sua origine più profonda: una musica nata per essere attraversata dal corpo, dal gesto e dalla danza, in un dialogo continuo tra improvvisazione jazz e flamenco.

Torri di Teatro 2026: Shakespeare rivisitato da BelTeatro-Le Pecore Nere: “Le allegre comari”

Il teatro come strumento di comunità e catalizzatore del cambiamento: questa l’ambiziosa intenzione per l’attesa seconda edizione di Torri di Teatro, rassegna teatrale promossa dal Comune di Torri di Quartesolo in collaborazione con l’Unità Pastorale Lerino-Marola-Torri e organizzata dall’associazione culturale Theama.

Quest’anno, inoltre, la rassegna si arricchisce di un ulteriore aspetto sociale, ospitando con gioia la compagnia teatrale Amici della Fraglia, composta da ragazzi diversamente abili.

Il primo spettacolo è previsto per venerdì 22 maggio ore 20:45 presso il Palatenda in via Roma (dietro la chiesa): si tratterà di “Le allegre comari”, rivisitazione del capolavoro di William Shakespeare “Le allegre comari di Windsor”, a opera di Le Pecore Nere-BelTeatro e con Marina De Luca, Barbara Giovannelli e Monica Sichel.

La vicenda? Le signore Page e Ford come le casalinghe della serie televisiva “Desperate Housewives”: sono donne di mezza età, borghesi, annoiate, bigotte. La loro vita si sussegue monotona tra mariti inesistenti e desideri sopiti; in fondo sono due signore represse e infelici. Ma le lettere d’amore che Falstaff invia loro, identiche per entrambe, diventano lo stimolo per animarsi e divertirsi assieme alla serva Quickly, scatenandosi nel gioco dell’immaginazione e del divertimento. Punire quel “porco” di Falstaff diventa il grimaldello per sentirsi ancora vive.

“È questa una riscrittura esclusivamente al femminile della famosa commedia shakespeariana – evidenzia il regista Bruno Lovadina – nella quale le due comari sperimentano sulla serva Quickly la vendetta verso Falstaff, in questa versione presente solo come evocazione. In scena solo le comari, saranno loro a impersonare gli altri personaggi, a raccontare la storia, a mostrarci i mariti assenti e soprattutto Falstaff, il grande assente. Da lui tutto comincia e tutto finisce”.

“Il teatro fa vivere le emozioni che la vita ci dà – evidenzia l’assessore alla Cultura del Comune di Torri di Quartesolo Luisa Trivella -. Il palcoscenico è la grande piazza dove gli animi si incontrano, si raccontano e si liberano. Questa rassegna teatrale di Theama Teatro e del Comune di Torri di Quartesolo, in collaborazione con l’Unità Pastorale Lerino-Marola-Torri, non è solo un evento culturale, ma vuole essere un’opportunità per rafforzare il tessuto sociale della nostra comunità. Unendo simbolicamente la piazza comunale e quella parrocchiale, vogliamo ribadire che l’arte non è solo una forma di intrattenimento, ma un potente strumento di incontro, crescita e trasformazione collettiva. Le compagnie teatrali e gli artisti che si alterneranno sul palco porteranno con loro storie, idee e visioni che, tra un sorriso e una risata, stimolano la riflessione e l’impegno civile. Attraverso la rassegna teatrale, a Torri di Quartesolo si vuole così dare una nuova chiave di lettura al teatro: presentandolo non solo come uno svago, ma come un’occasione di confronto e un vero catalizzatore del cambiamento. Un ringraziamento speciale va a Theama, responsabile dell’organizzazione di questo evento, per aver dato voce a un progetto che mette al centro l’arte come strumento di crescita civile e sociale”.

Biglietti a euro 8; ingresso gratuito per under 26. Prenotazione consigliata.
Info e prenotazioni: Biblioteca di Torri di Quartesolo 0444 250239
email: [email protected]
La prenotazione darà diritto prioritario all’acquisto del biglietto fino alle ore 20.30 (ore 16.15 per il 31/5) del giorno dello spettacolo. Posti non numerati.

“Pillole di Teatro”: al Teatro Cà Balbi la selezione per la provincia di Vicenza

Venerdì 22 maggio alle ore 20:30, presso il vicentino Teatro Cà Balbi in via Marco da Montegallo 4 a Vicenza, appuntamento con la serata di selezione dei due interpreti della provincia di Vicenza che accederanno alla finalissima della sesta edizione del Festival regionale del monologo “Pillole di Teatro”, promosso da FITA Veneto, d’intesa con i suoi Comitati provinciali, il sostegno della Regione Veneto e il patrocinio dei Comuni ospitanti. 

La serata, presentata dalla regista Liliana Boni e dall’attore Fabio Pegoraro, vedrà esibirsi 12 candidati: Adalberto Zanella, Ilaria Mutterle, Lisa Frison, Barbara Olieri, Noemi Danieli, Sara Segato, Rita Pellizzari, Claudia Beggiato, Marco Casarotto, Vivian Aida Melania, Slagiana Markovic e Veronica Cortese; ognuno di essi avrà a disposizione una manciata di minuti per dimostrare il proprio talento dando prova di ritmo, dizione, capacità interpretativa del testo e originalità.

La giuria sarà composta dall’attrice e speaker Martina Pittarello, dall’attore e regista Pino Costalunga e dal giornalista Filippo Bordignon. Al termine della serata verranno annunciati i due interpreti vincitori della selezione provinciale vicentina, che accederanno alla finalissima programmata per venerdì 11 settembre alla Sala Bisceglie del Cen.Ser di Rovigo.

“Anche per questa nuova edizione abbiamo riscontrato il vivo interesse da parte dei nostri iscritti – evidenzia il presidente di FITA Veneto Emilio Zenato – sono state decine e decine le candidature pervenute da ognuna delle sei Province affiliate, con proposte eclettiche e particolarmente originali; ciò conferma la bontà di una rassegna che, ci auguriamo, incontrerà anche il favore del pubblico, chiamato ad applaudire le migliori performance”. 

Le prossime selezioni si terranno giovedì 25 giugno (Rovigo), venerdì 26 giugno (Verona), giovedì 2 luglio (Treviso), sabato 11 luglio (Venezia), sabato 18 luglio (Padova) e serata finale venerdì 11 settembre a Rovigo.

Ingresso libero.

Gramsci e il Jazz: a Vicenza monologo di Mereu su musiche di Maugeri

Gramsci e il Jazz è lo spettacolo organizzato dall’associazione culturale Grazia Deledda di Vicenza e in programma domenica 17 maggio 2026, alle 19 presso l’Auditorium dei Carmini, in Corso Fogazzaro. L’ingresso all’evento è libero.

Si tratta di uno spettacolo di narrazione con musica dal vivo, tratto dall’omonimo libro di Roberto Franchini e strutturato su un monologo interpretato da Stefano Mereu che unisce riflessioni filosofiche alle sonorità jazz del musicista Federico Maugeri.

Gramsci e il Jazz è uno spettacolo di narrazione e musica che esplora il pensiero del grande intellettuale Antonio Gramsci, mettendo in luce alcune riflessioni sul jazz che scrisse in due Lettere dal carcere, e che l’autore Roberto Franchini analizza nel suo omonimo libro.

In poche righe Gramsci riflette in maniera profonda sull’impatto sociale e storico del Jazz in quegli anni e sulla prospettiva e previsione di una egemonia culturale americana. È un racconto che parte dalla Sardegna e giunge oltre oceano, che intreccia citazioni, pensieri, riflessioni e vicende umane del grande pensatore sardo, con aneddoti, fatti e resoconti storici sulla musica Jazz, il tutto accompagnato da una narrazione musicale che crea un’atmosfera evocativa e coinvolgente.

Al Museo del Gioiello entra Vicenza Jazz: concerto gratuito sax-chitarra

In occasione del trentennale di New Conversations – Vicenza Jazz “Dalle trombe di Gerico al divino Miles”, in programma dal 15 al 25 maggio a Vicenza, il Museo del Gioiello diventa palcoscenico d’eccezione per la musica dal vivo.

Sabato 16 maggio, alle ore 12, nell’ambito del programma Jazz in Basilica Palladiana, in collaborazione con Bacàn e con il sostegno di Fondazione Roi, gli spazi del museo accolgono un concerto gratuito che unisce l’intimità del duo sax-chitarra alla suggestione di un luogo dedicato alla bellezza, in coerenza con la sua vocazione culturale e di apertura al dialogo tra le arti.

Lorenzo Cucco, sax tenore, e Diego Ferrarin, chitarra, sono i protagonisti di un’esibizione coinvolgente inserita in un itinerario musicale che anima Vicenza tra teatri, piazze e architetture storiche. Un’esperienza in cui il dialogo tra note e opere preziose di valore storico amplifica le emozioni, invitando il pubblico a vivere il museo in modo inedito.

Il Museo del Gioiello di Vicenza

Primo museo in Italia e uno dei pochi al mondo dedicato esclusivamente all’arte gioielliera, il Museo del Gioiello di Vicenza è uno spazio espositivo permanente collocato all’interno della Basilica Palladiana, patrimonio Unesco, nel cuore del centro storico della città. Inaugurato nel 2014, è un progetto voluto da Italian Exhibition Group S.p.A., e che dal 2025 è gestito da Vicenza Holding S.p.A., la società che rappresenta Comune di Vicenza, Provincia di Vicenza e Camera di Commercio vicentina, nella società fieristica organizzatrice del salone internazionale della gioielleria Vicenzaoro.

Più info a questo link.

Fine vita, il paese che aspetta una legge

(speciale Fine e voglia di Vita, articolo di Salvatore Borghese, da VicenzaPiù Viva n. 306sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr) 

C’è un tema che da anni attraversa il dibattito pubblico italiano senza mai trovare una risposta legislativa: il fine vita. Chi ha il diritto di scegliere come e quando morire, in presenza di una malattia incurabile e di sofferenze che non lasciano speranza? È una domanda che milioni di italiani si sono già posti e alla quale, come vedremo, molti hanno già trovato una risposta. Eppure, la politica non sembra accorgersene. Il governo considera l’argomento un tabù, e il vuoto normativo che ne risulta lascia pazienti, medici e famiglie in una condizione di incertezza che ha, purtroppo, conseguenze molto concrete.

fine vita
Fonte: sondaggio Youtrend, novembre 2024

Cosa pensano gli italiani

Per essere un tema spesso identificato come “divisivo”, sul fine vita i sondaggi parlano con una chiarezza quasi sorprendente. Secondo due distinte rilevazioni effettuate da Youtrend e da Euromedia (a novembre 2024 e a luglio 2025 rispettivamente) una quota tra il 73 e il 75 per cento degli italiani è favorevole alla legalizzazione dell’eutanasia, intesa come la possibilità che le strutture sanitarie aiutino una persona a morire per alleviare sofferenze legate a malattie incurabili, su esplicita richiesta dell’interessato. Una maggioranza ampia e, soprattutto, trasversale, al punto da essere sostanzialmente indifferente all’appartenenza politica: per entrambi gli istituti, infatti, i favorevoli superano il 70% anche tra gli elettori dei partiti di centrodestra.

Un altro sondaggio, realizzato a febbraio 2025 dall’istituto IZI, ha rilevato che l’80% degli italiani è favorevole a una legge che regolamenti il suicidio medicalmente assistito, sul modello di quella adottata in via autonoma dalla Regione Toscana. Infine, l’istituto SWG ha registrato che il 60% degli italiani prenderebbe in considerazione l’ipotesi di ricorrervi in presenza di malattie incurabili o sofferenze intollerabili, persino nel caso in cui non fosse in grado di esprimere una scelta consapevole al momento decisivo (ad esempio perché in condizioni di incoscienza).

Il caso Veneto

Il Veneto offre su questo tema una prospettiva particolarmente interessante, perché mette in scena in forma plastica la frattura tra orientamento popolare e risposta istituzionale. L’osservatorio sul Nord Est dell’istituto Demos, in un’indagine del settembre 2023 effettuata sui residenti in Veneto e Friuli-Venezia Giulia, ha rilevato un 82% di favorevoli alla possibilità che i medici aiutino a morire una persona affetta da malattia incurabile con gravi sofferenze fisiche. È una percentuale alta in assoluto, ma lo è ancora di più se letta in prospettiva storica: nel 2012, i favorevoli erano il 69%, nel 2002 erano “solo” il 56%. Una crescita costante, che in vent’anni ha trasformato una maggioranza ancora esigua in un’opinione largamente condivisa. Anche in questo caso, la rilevazione di Demos non registra grandi distinzioni tra elettori di centrodestra e di centrosinistra.

Eppure, in Veneto, una legge regionale sul fine vita non c’è. Non perché mancasse la volontà politica al vertice: Luca Zaia, presidente della Regione per tre mandati consecutivi, si era detto favorevole a legiferare in materia. Ma la sua stessa maggioranza in Consiglio regionale ha scelto di non percorrere quella strada. Il risultato è che la regione italiana forse più rappresentativa del voto di centrodestra, con un orientamento dell’opinione pubblica locale inequivocabilmente favorevole, è rimasta ferma. Un paradosso che, a ben guardare, rispecchia fedelmente quello che accade a livello nazionale.

Fonte: Demos, settembre 2023

Un vuoto da colmare

A livello nazionale, la situazione è quella di un vuoto normativo che dura da anni e che ha già prodotto conseguenze concrete. La Corte costituzionale, con la sentenza 242 del 2019 sul caso Cappato-Antoniani (il cosiddetto “caso DJ Fabo”), ha di fatto aperto uno spiraglio al suicidio medicalmente assistito, stabilendo che in determinate condizioni non è punibile chi aiuta qualcuno a morire. Ma ha anche esplicitamente invitato il Parlamento a intervenire con una legge organica, che definisca condizioni, procedure e garanzie in modo chiaro e uniforme su tutto il territorio nazionale.

In questo contesto, alcune regioni hanno cercato di muoversi in autonomia. La Toscana ha approvato a marzo 2025 una propria legge sul suicidio medicalmente assistito, con l’obiettivo dichiarato di dare attuazione ai principi già fissati dalla Corte, supplendo all’inerzia del legislatore nazionale. Ma il Governo Meloni ha impugnato la legge, e la Corte si è quindi pronunciata nuovamente il 29 dicembre 2025 con la sentenza 204/2025: l’impianto complessivo è stato ritenuto legittimo, ma diverse disposizioni sono state dichiarate incostituzionali perché invadevano competenze riservate allo Stato. Il sunto della sentenza è: le Regioni possono organizzare i servizi, ma non possono definire i presupposti sostanziali del diritto a morire. Una linea di confine che rimanda, ancora una volta, la parola definitiva al Parlamento nazionale.

Nel frattempo, a luglio del 2025 le Commissioni Giustizia e Sanità del Senato hanno approvato un testo base sulla morte medicalmente assistita, ma l’opposizione lo ha giudicato troppo restrittivo rispetto a quanto le sentenze della Corte avrebbero consentito, e l’iter si è rapidamente arenato. Ad oggi, non è chiaro se vi siano spiragli per un accordo, o se la maggioranza è intenzionata a portare comunque avanti la sua proposta.

Un copione già visto

C’è qualcosa di paradossale nel modo in cui il dibattito sul fine vita si è sviluppato in Italia. L’opinione pubblica ha già elaborato una posizione chiara e stabile, costruita attraverso casi individuali diventati di dominio pubblico (Eluana Englaro, DJ Fabo, e altri) e attraverso il confronto con ciò che avviene in altri paesi europei (Olanda, Belgio, Svizzera, Spagna) che hanno già legiferato in materia. La classe politica, invece, continua a trattare l’argomento come se fosse ancora irrisolto, divisivo, prematuro. Ma il problema, come abbiamo visto, non è la mancanza di consenso popolare, bensì la difficoltà di affrontare temi che toccano valori profondi, senza contare l’innegabile e persistente influenza delle posizioni della Chiesa cattolica su una parte significativa della classe politica.

Resta da capire per quanto tempo ancora questo rinvio potrà reggere. Le domande che il fine vita pone non si dissolvono con il silenzio. Si accumulano, caso dopo caso, finché qualcuno è costretto a rispondere.

Giorgio Sala, il Sindaco più amato dai Vicentini

(Articolo di Federica Zanini su VicenzaPiù Viva n. 306sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr)

Giorgio Sala allo sportello dell’anagrafe per la carta d’identità elettronica

Al di là del colore politico, ha lasciato tracce indelebili di un’epoca che lo ha visto lungimirante e visionario e che soprattutto va via via perdendo chi la può documentare. Ecco perché, arrivato a 98 anni vissuti intensamente, sta ultimando il suo dono alla città: un libro che racconti la Vicenza che ha vissuto.

Neanche lo ho ancora di persona da­vanti a me, che già mi strappa una ri­sata. E tanta stima. Quando telefono a quello che è stato il primo cittadino di Vicenza tra gli anni Sessanta e Settanta per fissare un appuntamento, chiedo: “Parlo con il sindaco Sala?”. “Signo­ra mia, è tanto tempo ormai che non sono più sindaco…”. E pensare che c’è chi a quel titolo si avvinghia tenace­mente ad infinitum: invece che senato­re, sindaco a vita… In quella risposta, spontanea e anche un po’ ironica, c’è già tutta l’essenza del personaggio che vado a intervistare.

È raro ormai, non solo nella politica, trovare consapevolezza e umiltà nella stessa persona e io già me ne innamo­ro al telefono. Poi l’incontro, nel suo studio, carico di quadri, foto e ricor­di proprio come il resto della casa, per scovare ancora una volta l’uomo dietro il personaggio.

Cominciamo col dire che questo è un uomo che ha già celebrato -lucidis­simo, pacato ma ancora entusiasta e sempre impegnato- il 98° compleanno. Si mette cortesemente e pazientemente a mia disposizione, seduto alla scriva­nia, padrone del suo spazio, del suo tempo e soprattutto di sé.

Questa volta più che mai non posso sprecare spazio con la sua biografia e con l’elenco di cariche e onorificenze reperibili online, perché riassume i qua­si 100 anni e l’anima di Giorgio Sala è davvero ardua, ma splendida impresa.

Giorgio Sala
Giorgio Sala, sindaco di Vicenza dal 1962 al 1975 (Wikipedia)

La sua è stata una vita non solo lun­ghissima, ma pienissima. Diciamo che il tempo non è stato a guardar­lo passare, nemmeno ora. E che ha colto sempre l’attimo. Alla sua epoca non c’era ancora il limite dei man­dati, come mai, dopo aver assunto la carica di Sindaco nel ’62, nel ’75 decide di lasciare?

Ho dato la mia anima alla politica, pri­ma come consigliere comunale, poi come assessore e poi come sindaco ma a un certo punto ho capito che era ora di smettere. Il contorno non era più lo stesso. Io ero un moroteo, in una città fortemente rumo­riana. E comunque altre sfide stavano per arrivare. Era giusto stare al passo coi venti nuovi. Per esempio, quello portato dalla costituzione della Regione in Italia, che ri­chiedeva di costruire un apparato ad hoc.

Un’epoca densa, difficile da immagi­nare oggi. Uno scenario che rischia di andare dimenticato…

È proprio per questo che ho deciso di scri­vere il mio libro, sui cui ultimi capitoli sto lavorando. Ho sentito il dovere civico di farlo, perché ormai siamo in pochi a poter testimoniare quei tempi e io voglio regalare ai vicentini il ricordo di come era Vicenza allora, quella che io ho vis­suto. Si intitolerà “Una città” e confido di poterlo ultimare entro fine anno. Nei miei progetti doveva essere già finito, ma purtroppo da più di un anno non ci vedo praticamente più e questo, oltre a essere molto frustrante, mi ha costretto ad affi­darmi a una rete di assistenti cui detto i miei pensieri. Con i quali comunque la­voro a ritmo serrato, quasi tutti i giorni.

In epoche successive, sembra che la priorità dei sindaci, non solo a Vi­cenza, sia stata quella, certamente lodevole, di regalare (e costruire) novità, mentre a me piace ricordare quello che lei ha recuperato e salvato del bello che in città già c’era. Penso per esempio al Parco Querini. Ci racconti come è andata.

Un po’ come tutti i vicentini, lo conoscevo poco, in quanto privato. Qualche sbircia­tina dal muro dell’oggi via Rumor e via. Poi vengo invitato per un tè dai proprietari, Lillina Rezzara e il marito notaio Rinaldi, e dal balcone ne scopro tutta la straordina­ria bellezza, estesa su 110 mila metri qua­dri. Scorgo la loro bambinaia con la carroz­zina e apprendo che è l’unica a usufruire di quello spazio. E capisco che c’è un proble­ma. Consultando il dossier in Comune sco­pro che i proprietari ipotizzano di donarne ¼ al Comune per ottenere la lottizzazione del resto e che nelle trattative è già coinvolto un immobiliarista di Tombolo, intenzio­nato a costruire delle villette nell’area del boschetto. Diventa una crociata, mia ma devo riconoscere anche dell’opposizione, che porterà a Roma la causa, in nome degli al­beri secolari minacciati. E si arriva così nel 1968, in soli 6 anni, all’esproprio totale e a quell’oasi di cui i vicentini possono ora godere appieno.

Giorgio Sala riceve la Medaglia d’Oro durante la premiazione dei cittadini illustri

E vogliamo parlare della riqualifica­zione del quartiere Barche e del si­stema che ha inventato per ridurre l’impatto e i disagi su chi lo abitava?

Le Barche le ho prese a cuore già quan­do ero assessore, sotto il mandato di Dal Sasso. Nell’ambito di una più ampia operazione per il risanamento del centro storico di Vicenza, prendo atto che il Pa­lazzetto Gotico è sovraffollato di famiglie in evidente disagio e che il degrado inte­ressa l’intero quartiere. Inizialmente si­stemiamo le famiglie del palazzo in nuo­ve case dell’Iacp ai Ferrovieri, ma non mi piace averli sfrattati dalle loro case e dal centro. In quel periodo la Gescal (Gestio­ne case per i lavoratori) stava chiuden­do i battenti. In quanto vicepresidente dell’Associazione Nazionale Centri Sto­rico-Artistici, conoscevo il presidente, che desiderava chiudere in bellezza. Con lui, supportati economicamente anche dalla neonata Regione, dal Comune e anche da qualche privato, inauguriamo il sistema della casa a rotazione. Un po’ alla volta, alloggiandovi temporaneamente i resi­denti, ristrutturiamo tutto il quartiere. Che, una volta riqualificato, da luogo di rassegnazione passa a essere un centro vi­tale, oggi sede di diverse associazioni cul­turali. E il sistema si estende, con il risa­namento anche di altri quartieri dentro le mura. Fu una rinascita.

E che cosa pensa dei centri storici, quello di Vicenza in primis, che oggi stanno invece morendo?

Penso che sia una sofferenza comune a tutti i centri storici e che sia dovuta a tanti e diversi motivi, tra cui anche la mentalità di chi li vive e abita, e soprat­tutto che sia di difficilissima soluzione.

Le mancano quei giorni, le manca la politica? Come vive la carica di vice­sindaco di sua figlia Isabella?

Per nulla, ho vissuto, intensamente, l’at­timo e questo è ancora più vero alla mia età. Non penso, né tanto meno rimpian­go, il passato. A 98 anni, con ogni giorno regalato, penso solo al presente e al futuro, quanto e quale che sarà. La politica è nel­le mie vene, ma ogni cosa ha una sua era e, a parte la parentesi in cui mi ricandi­dai nel 1998, mi sono sempre chiamato fuori, dopo il ’75 non sono nemmeno più andato in Consiglio. Il sindaco Chiesa mi chiedeva suggerimenti, ma io lascio che ognuno viva le sue esperienze e trovi la sua strada. A partire da Isabella, di cui sono ovviamente molto orgoglioso, ma che non chiede nulla e a cui nulla impongo.

A proposito di futuro, mi posso quindi permettere di chiederle che cosa si aspetta per i suoi 100 anni, il 28 novembre 2027? Un festeggia­mento intimo con la famiglia o non le dispiacerebbe anche l’abbraccio pubblico della sua città?

Diciamo che, se mi sarà concesso di ar­rivarci, per celebrare il secolo di uno che è stato sindaco tanto tempo fa, ma trova ancora tanti cittadini che lo amano e che lui ama, sarò costretto (ndr: ride) a subire dei festeggiamenti. Scherzi a parte, vorrei celebrare una storia che mi ha visto camminare al fianco di tanta gente.

Un tuffo, brevissimo, nel passato glielo chiedo. Nel 2024 lei ha tenu­to a braccio uno straordinario di­scorso pubblico, in occasione delle celebrazioni del 25 aprile. Se invi­tato, lo rifarebbe quest’anno?

No. Alla mia età le cose belle si vivono una volta sola…

Per chiudere con leggerezza, lei che di Resistenza con la R maiuscola sa molto, recentemente sul palco del Comunale, in occasione della ce­rimonia per Una vita insieme, ha scherzosamente dichiarato che il matrimonio è un fatto di resistenza Il suo con Ornella, che si è trqdotto in ben 5 figli e 11 nipoti, resiste da 64 anni…

(ndr: ridacchia con dolce malizia) Ornella è la mia colonna e lei si che è resistente e resiliente. Povera donna, ci siamo sposati il 4 giugno del 1962 con un progetto di vita insieme “normale” e a novembre vengo eletto Sindaco. Un delirio. Ciao vita normale. Tra le altre cose, allora non c’erano i cellulari e tutti potevano recuperare dalla Pagine Bian­che il mio numero di telefono di casa. Un aneddoto dolce-amaro: una notte, mentre io dormivo e Ornella allattava Isabella, squilla il telefono. Mia moglie risponde e le chiedono di me, mi sveglia. Un pover’uomo, che scopriremo poi esse­re disperato perché senza una casa, mi chiede aiuto. Nel trambusto Isabella, privata del suo pasto, si mette a stril­lare e quest’uomo chiede “Signora, ghoi disturbà?”. Ora ci ridiamo, ma Ornella allora mi disse: “Giorgio, se avessi sa­puto…”. E invece eccoci ancora qua, sempre insieme.

Schio, omaggio a Maria Chiara Toni a Palazzo Toaldi Capra

Presso il prestigioso Palazzo Toaldi Capra di Schio, dal 15 al 31 maggio 2026, sarà ospitata una mostra dedicata all’opera grafica di Maria Chiara Toni. L’esposizione, inserita nella rassegna Semenze Matte, celebra una delle figure più rilevanti dell’arte contemporanea internazionale, proprio nel luogo dove l’artista ha vissuto e operato fino alla sua scomparsa nel 2025.

Il percorso espositivo, curato da Vladimiro Elvieri, propone una selezione di disegni recenti realizzati a grafite e matite colorate su carta. Le opere rivelano un immaginario onirico e originale, dove le visioni figurali diventano uno specchio della condizione esistenziale, invitando l’osservatore a una profonda scoperta interiore attraverso il dialogo tra io e realtà esterna.

La ricerca di Maria Chiara Toni non è mai stata separata da un forte impegno etico. Le sue immagini, spesso arricchite da un tocco di sarcasmo e ironia, mettono in luce le contraddizioni di una società massificante, cercando di liberare il pensiero critico dai condizionamenti sociali e dai pregiudizi che limitano l’individuo.

L’assessore alla cultura del Comune di Schio, Marco Gianesini, ha definito l’esposizione come una “restituzione” necessaria alla città, sottolineando il legame profondo tra l’artista e il territorio. Il progetto, sostenuto dal Bando Cultura 2026, vede la collaborazione dell’APS Centro Studi Internazionale Altre Origini S-CIAO e della Libreria Bortoloso.

L’artista, che nella sua carriera ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti come il “Golden Point” in Serbia nel 2024, ha esposto in musei e gallerie di tutto il mondo. La mostra a Schio di Maria Chiara Toni sarà visitabile ogni venerdì, sabato e domenica, con apertura mattutina dalle 10:00 alle 12:30 e pomeridiana dalle 16:00 alle 19:00.

Pedrollo di Vicenza, ecco la rassegna concertistica studentesca

Il Conservatorio di Musica di Vicenza “Arrigo Pedrollo” presenta la rassegna concertistica studentesca organizzata dalla Consulta studentesca, un ciclo di tre appuntamenti che valorizza il talento e la creatività dei giovani musicisti dell’istituto. L’iniziativa è interamente gestita dagli studenti e propone repertori che spaziano dalla musica contemporanea alla classica, con formazioni cameristiche innovative e prime esecuzioni di composizioni originali.

La rassegna si inaugura mercoledì 20 maggio 2026 alle ore 18:00 nella Sala Concerti del Conservatorio con “Fuori Programma”, un evento speciale che rappresenta l’occasione per la classe di composizione di vedere i propri progetti non istituzionali prender forma sul palco del conservatorio. Dedicato a compositori contemporanei, il concerto coinvolge flauto, percussioni, clarinetti, voci e altri strumenti in un mix affascinante di teatro, parola e suono, esplorando temi che vanno dal grottesco al lirico: in programma prime esecuzioni come “The Itch” di Ernesto Molin, “U Ritu Burziu” di Francesco Esposito e “Azul” di Nathan Daughtrey.

Si prosegue venerdì 22 maggio 2026 alle ore 18:00 nella Chiesa di San Domenico del Conservatorio con un intimo concerto per pianoforte, oboe e corno, che traccia un itinerario musicale ricco e vario: dal “Poema” per oboe e pianoforte di M. Dranishnikova, all’“Andante op. posth.” di R. Strauss, fino alla monumentale “Sonata n. 30 op. 109” di Beethoven e al “Trio op. 188” di C. Reinecke.

Si chiude in bellezza martedì 26 maggio 2026 alle ore 20:00 presso Villa Tacchi a Vicenza (zona San Pio X), dove si esibiscono il Quintetto di chitarre “Papier-mâché ensemble” con trascrizioni brillanti di opere di Llobet, Ravel e Debussy. Il Quartetto di flauti “Aereas quartet” propone, invece, un percorso attraverso atmosfere naturali, evocative e fluide, dove il timbro dei flauti richiama aria, movimento, spazio e vita. In programma: “Fioritura” di Satoshi Yagisawa, “Jour d’été à la montagne” di Eugène Bozza, “Il Cardellino” di Vivaldi e altri capolavori.

Il concerto presso villa London-Tacchi è in collaborazione con il festival èPrimavera a San Pio X.

Questi concerti gratuiti sono l’opportunità per scoprire le voci emergenti del Conservatorio, con programmi ricchi di contrasti timbrici e dialoghi strumentali accattivanti, perfetti per un pubblico appassionato di musica da camera contemporanea e classica. La rassegna si inserisce a pieno titolo nel vivace calendario di eventi del “Pedrollo”, che continua a promuovere i talenti studenteschi.