martedì, Febbraio 17, 2026
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Rumba, il ballo nato dalla resistenza degli schiavi: storia, evoluzione e significato culturale

(Articolo di Serena Balbo sulla rumba da VicenzaPiù Viva n. 304, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr).

Dalle radici africane ai quartieri popolari di Cuba, la rumba racconta un viaggio di dolore, libertà e creatività. Musica, ritualità e identità si intrecciano in un ballo divenuto Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO e simbolo di una cultura capace di trasformare la sofferenza in espressione.

Per dare avvio a questa rubrica mensile dedicata al ballo, voglio partire dal mese in cui ci troviamo, dicembre. Al tempo dell’antica Roma, dal 17 al 23 dicembre si svolgevano i saturnalia, un momento dedicato a banchetti e sacrifici in onore di Saturno, in quanto dio della semina. Feste, doni e sovversione delle regole, perché per quella sola occasione gli schiavi potevano essere serviti dai padroni. E proprio agli schiavi è dedicato il ballo scelto per questo numero.
Durante l’epoca coloniale gli schiavi africani, in particolare provenienti dall’Africa occidentale e centrale, vennero deportati nelle Americhe per lavorare nelle piantagioni. Secondo alcuni calcoli, considerando solo Cuba, sbarcarono 600.000 africani, e con le persone giunsero anche le antiche tradizioni. Gli schiavi usavano la danza non solo come forma di intrattenimento, ma anche come mezzo di resistenza culturale e spirituale; i balli, spesso accompagnati da percussioni come tamburi e maracas, avevano una funzione rituale e simbolica: raccontavano storie, rendevano omaggio agli antenati e invocavano le divinità.

RUMBA 2 (La clave)
RUMBA (La clave)

Questi elementi si mescolarono alle tradizioni europee introdotte dai colonizzatori, plasmando quindi uno stile unico che rispecchia la complessità dell’identità cubana.
La rumba, infatti, nacque dalla commistione di ritmi e motivi melodici spagnoli – forti le influenze andaluse – con altri ritmi africani, ufficialmente il ballo sbocciò a Cuba dopo il 1866, con i moti d’indipendenza e l’abolizione della schiavitù: le popolazioni di pelle nera iniziarono a spostarsi dalle campagne (dove non possedevano alcun bene) verso le periferie degli agglomerati urbani, dove costruirono accampamenti di fortuna da cui ebbero
origine poveri quartieri. Per loro la danza rappresentava un modo di esprimersi e avere voce.
All’inizio i suonatori di rumba erano persone estremamente povere che non possedevano veri e propri strumenti musicali, per cui per suonare utilizzavano la clave (composta da due bastoncini di legno e usata tutt’oggi), i mobili di casa, gli utensili da lavoro, le maracas (zucche svuotate e riempite di sassi) e i “cajones” cioè le casse vuote con cui veniva importato il baccalà, che diedero origine al nome “rumba de Cajon”.
In seguito, con il passar del tempo, per suonare le percussioni della rumba si iniziarono ad utilizzare i tamburi di origine africana che generalmente erano tre: tumba, llamador e quinto.
La parola rumba proviene dalla Spagna e originariamente si riferiva alle donne di strada, “donne di rumbo”: non a caso alcuni movimenti della donna in esordio furono ritenuti immorali dalla borghesia. Nella lingua spagnola il verbo “rumbear” definisce un particolare modo di ballare, basato sui movimenti seducenti dei fianchi e del bacino, pertanto il “rumbeare” è tipico di molti balli caraibici e latino-americani.

RUMBA
RUMBA

Inizialmente, sull’isola venivano praticate principalmente tre varianti della rumba:
• lo yambù, molto coreografico, con figure aperte e senza contatto fra i ballerini, ha un ritmo pacato e non vi sono movimenti pelvici.
• la columbia, che serviva come dimostrazione di coraggio e di abilità atletica, era riservata ai maschi, ha un ritmo elevato e vengono eseguiti virtuosismi, passi acrobatici e giri.
• la rumba guaguancò, il genere più praticato e diffuso anche al di fuori di Cuba, è un ballo carico di erotismo, dove l’uomo “insegue” la donna alla ricerca del vacunao (che deriva dal verbo vacunar, vaccinare), ovvero il contatto con il bacino, mentre la donna cerca di
sfuggirgli. In questa forma, la ballerina partecipa ad una sorta di corteggiamento audace.
Nella rumba delle origini alcuni movimenti dei cavalieri furono considerati pericolosi (es. la prova dei coltelli dove ogni ballerino si legava alle caviglie dei coltelli molto affilati e danzava secondo un ritmo crescente), mentre alcuni movimenti della donna furono ritenuti troppo licenziosi dalla borghesia e dalle classi dominanti. Per questo motivo la rumba rimase confinata nelle estreme periferie urbane (tra cui i quartieri popolari della città di Matanzas) e fra la povera gente.
In seguito, all’Avana l’influenza musicale diede origine al son, una sorta di rumba più pacata, apprezzata dalla piccola e media borghesia; le classi sociali più elevate preferirono invece il danzón, ballo raffinato dai toni più sommessi che attingeva alla tradizione francese, nato come reinterpretazione della contraddanza europea (una danza
campagnola che venne via via elevata di rango), e che usava pressoché strumenti a corda.
Con lo sviluppo del turismo statunitense in Sudamerica, il ritmo “viaggiò” negli Stati Uniti, subendo un’ulteriore evoluzione. La rumba americana aveva uno stile più contenuto, essendo una versione modificata del son; principale esponente e soprannominato “re della rumba” Xavier Cugat, spagnolo di nascita che negli anni ’30 si stabilì a New York, esibendosi insieme alla moglie.
In Europa, il ballo si diffuse un po’ negli anni Trenta, ma soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale, anche perché nel 1947 durante un congresso di maestri di ballo a Milano ne furono codificate le regole di base.

La caratteristica principale della rumba è l’utilizzo di un movimento sinuoso e dondolante per i ballerini, dove però la postura va mantenuta perfettamente eretta. È un ballo lento e difficoltoso nell’esecuzione, anche perché è necessario avere il senso ritmico e la coordinazione dei movimenti; la musica è in tempo 2/4 rapido, con ampio uso di sincopi e con una base ritmica costituita da un periodo di quattro battute ripetuto.
Una musica di rumba si può dividere in tre fasi: la prima è l’introduzione, un frammento melodico senza testo, chiamata anche “Diana” o esposizione, la seconda è la parte centrale, la “Décima” o il coro, dove il cantante improvvisa un testo per presentare il tema che dà il motivo alla rumba.
Ed infine la parte denominata “rompe la rumba”, dove entrano in maniera preponderante le percussioni e il cantante alterna le sue improvvisazioni con il ritornello del coro.
Se le radici della musica cubana si possono rinvenire principalmente in Spagna e in Africa, a cui però si sono aggiunte influenze da altri paesi (la Francia e le sue colonie nelle Americhe), gli Stati Uniti d’America e Porto Rico, d’altro canto, la musica cubana ha influenzato la nascita di nuovi generi, contribuendo allo sviluppo del jazz e della salsa, ma anche del tango argentino, dell’highlife ganese, dell’afrobeat africano e del nuevo flamenco spagnolo.
Di antiche origini africane anche la bomba, genere musicale tipico di Porto Rico, le cui basi musicali furono importate dagli schiavi ghanesi e nigeriani.
La rumba, con samba, cha cha cha, paso doble e jive fa parte del gruppo di danze latino-americane riconosciute ufficialmente dalla WDSF (World DanceSport Federation) e in Italia dalla FIDS che stabiliscono le regole di validità.
Nel 2016 la Rumba fu riconosciuta come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO che la definì “una festosa combinazione di musica e balli e tutte le pratiche associate”, un tributo alla sua importanza come simbolo di identità e resilienza culturale.

Stefani “Grande emozione per la liberazione di Trentini, lo attendiamo a Venezia”. Zaia “Notizia meravigliosa”

VENEZIA (ITALPRESS) – “Ho accolto questa notizia davvero con una grande emozione. Finalmente Alberto è libero dopo mesi e mesi di angoscia. Per questo esprimo profonda soddisfazione e sincera gratitudine al presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani e a tutte le autorità italiane che, a vario titolo, hanno lavorato con impegno e determinazione per raggiungere l’obiettivo della liberazione di Alberto, dopo oltre 400 giorni di detenzione in un carcere di massima sicurezza venezuelano”. Il presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, commenta così la notizia della liberazione del cooperante veneziano Alberto Trentini. “Desidero ringraziare il Governo e la rete diplomatica italiana per l’azione costante e silenziosa che ha consentito di arrivare a questo risultato – aggiunge Stefani -. È un grande sollievo per tutti noi. Un pensiero ci tengo a rivolgerlo ai genitori di Alberto, Armanda ed Ezio, che hanno vissuto mesi di grande apprensione. A loro va l’abbraccio dell’intera comunità veneta, che non ha mai smesso di sperare Ora l’incubo è finito, e attendiamo Alberto nella sua città”.

ZAIA “NOTIZIA MERAVIGLIOSA”

“Una notizia meravigliosa che ci riempie il cuore di gioia: Alberto Trentini è finalmente libero. Dopo 423 giorni di prigionia in Venezuela, il nostro concittadino veneto può tornare a casa, tra l’affetto dei suoi cari e della sua comunità. È una giornata di festa per il Veneto e per l’Italia. Sono certo che anche la comunità venezuelana residente nella nostra Regione è pronta a festeggiare il ritorno di Alberto, con occhi di nuova speranza per il futuro del loro Paese”. Con queste parole il Presidente del Consiglio Regionale del Veneto, Luca Zaia, ha commentato la conferma della liberazione del cooperante, in attesa del rientro in patria. “Un risultato importante – sottolinea Zaia – in un momento di forte instabilità del Venezuela, reso possibile grazie al lavoro tenace e silenzioso del Governo italiano, della Farnesina, dell’intelligence, della nostra rete diplomatica e di tutte le donne e gli uomini che, con discrezione e determinazione, hanno lavorato instancabilmente. A tutti loro, dal Veneto va il nostro ringraziamento più sincero, perché hanno saputo costruire, giorno dopo giorno, le condizioni per un esito positivo.”

“Un pensiero speciale – aggiunge il Presidente – va alla mamma e alla famiglia di Alberto, che ha affrontato con coraggio e dignità un lungo periodo di attesa e sofferenza. Oggi, finalmente, può riabbracciare una persona che non ha mai smesso di credere nei valori della solidarietà e della cooperazione.” “Il Veneto – conclude Zaia – attende ora il ritorno imminente di Alberto. La sua liberazione è una vittoria della democrazia”.

– foto di repertorio ufficio stampa Regione Veneto –

(ITALPRESS).

Golden Globe, vincono “Una battaglia dopo l’altra” e “Hamnet”

LOS ANGELES (ITALPRESS) – Ai Golden Globe trionfa Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson che ha conquistato quattro premi: Miglior film musical o commedia, Miglior regista (allo stesso Anderson), Miglior attrice non protagonista a Teyana Taylor e Miglior sceneggiatura cinematografica. Nel corso della cerimonia, che si è svolta a Los Angeles, due riconoscimenti sono andati a Hamnet – Nel nome del figlio di Chloè Zhao, vincitore come Miglior film drammatico, mentre Jessie Buckley ha conquistato il premio come Miglior attrice protagonista in un film drammatico. Il film d’animazione sudcoreano KPop Demon Hunters ha raccolto due statuette, aggiudicandosi sia il premio per il Miglior film d’animazione sia quello per la Miglior canzone originale con Golden.
Tra gli altri vincitori del cinema figurano Timothèe Chalamet, premiato come Miglior attore protagonista in un film musical o commedia per Marty Supreme, Stellan Skarsgard come Miglior attore non protagonista per Sentimental Value e Rose Byrne, vincitrice come Miglior attrice protagonista in un film musical o commedia per If I Had Legs I’d Kick You.
Sul fronte televisivo, Adolescence si è distinta come la serie più premiata, conquistando quattro riconoscimenti: Miglior miniserie o film tv, Miglior attore in una miniserie o film tv a Stephen Graham, Miglior attrice non protagonista in una serie tv a Erin Doherty e Miglior attore non protagonista in una serie tv a Owen Cooper. Seguono The Pitt, che ha vinto come Miglior serie drammatica e ha regalato a Noah Wyle il premio come Miglior attore protagonista, e The Studio, premiata come Miglior serie musical o commedia e con Seth Rogen come Miglior attore nella stessa categoria.
-foto Ipa Agency-
(ITALPRESS).

Trentini e Burlò liberi, in Italia tra stasera e domani mattina

ROMA (ITALPRESS) – Un boato di felicità e liberazione ha accolto all’alba la notizia della scarcerazione di Alberto Trentini e Mario Burlò in America Latina ed in Italia. A Venezia le campane hanno risuonato a festa in tutte le chiese svegliando la città. Grandissime la commozione, la felicità e le lacrime di gioia dei genitori di trentini, Armanda Colussi ed Enzo Trentini che dopo 423 giorni di angoscia hanno potuto parlare col figlio, che si trovava in sicurezza all’Ambasciata d’Italia a Caracas. L’aereo che lo riporterà a casa è già decollato da Ciampino.
Colllaboratore dell’organizzazione non governativa Humanity & Inclusion, Trentini era stato arrestato il 15 novembre 2024 mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito. La conferma ufficiale della sua detenzione era stata fornita all’Ambasciata d’Italia solo dopo due mesi. Prima di Alberto Trentini era liberato Mario Burlò, imprenditore piemontese detenuto dal novembre 2024 con generiche accuse di terrorismo dopo essere entrato via terra dalla Colombia. Burlò che in carcere ha conosciuto Alberto Trentini ha raccontato numerosi particolari della detenzione di entrambi. “Nel penitenziario Rodeo – ha affermato -“si stava sempre nella cella, tranne un’ora al giorno per andare al corridoio esterno dove si vede il cielo. Per portarti lì le guardie ci ammanettavano e mettvano un cappuccio sulla testa. Quando è arrivato, Alberto era sconvolto. Io e lui avevamo attacchi di ansia, per cui il servizio infermeria ci dava delle pillole antidepressive. Ma Mario era più controllato e riusciva a rimanere calmo”. Burlò, che è dimagrito 30 chili, descrive le celle come “un freezer d’inverni e un forno d’estate. Le zanzare ci divoravano. Ogni cella misura quattro metri per due, che diventano uno perchè su un lato c’è la branda a castello. Ci sono sei passi dalla porta al fondo. Mentre “il bagno è un buco per terra, sporco di feci e infestato di scarafaggi”. La Farnesina, sta facendo pressioni per la liberazione di tutti gli altri 20 italiani detenuti in Venezuela. La liberazione dei detenuti politici stranieri segna una parziale evoluzione nel tentativo di normalizzazione della neo Presidente ad interim Delcy Rodriguez.
“Accolgo con gioia e soddisfazione la liberazione dei connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò, che si trovano ora in sicurezza presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas. Ho parlato con loro, e un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa. Desidero esprimere, a nome del governo italiano, un sentito ringraziamento alle Autorità di Caracas, a partire dal presidente Rodriguez, per la costruttiva collaborazione dimostrata in queste ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato” ha dichiarato in una nota il presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
“Trentini e Burlò sono liberi e stanno bene” confermato il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani. “Li ho trovati su di morale e siamo felici di questo risultato ottenuto, frutto di un grande lavoro sottotraccia con la famiglia, il presidente del Consiglio e la rappresentanza diplomatica. Siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo, la decisione della presidente Rodriguez di avviare una nuova stagione con la liberazione dei detenuti politici è uan decisione che crea un nuovo clima nelle relazioni tra Venezuela e l’Italia. Intanto è già partito un aereo da Roma e tra stasera e domani mattina Trentini e Burlò saranno nel nostro paese”.

– Foto: Ipa Agency –

(ITALPRESS).

Venezuela, liberati Alberto Trentini e Mario Burlò. Tra stasera e domattina il rientro in Italia. Meloni “Gioia e soddisfazione”

ROMA (ITALPRESS) – Un boato di felicità e liberazione ha accolto all’alba la notizia della scarcerazione di Alberto Trentini e Mario Burlò in America Latina ed in Italia.

A Venezia le campane hanno risuonato a festa in tutte le chiese svegliando la città. Grandissime la commozione, la felicità e le lacrime di gioia dei genitori di trentini, Armanda Colussi ed Enzo Trentini che dopo 423 giorni di angoscia hanno potuto parlare col figlio, che si trovava in sicurezza all’Ambasciata d’Italia a Caracas. L’aereo che lo riporterà a casa è già decollato da Ciampino.

Colllaboratore dell’organizzazione non governativa Humanity & Inclusion, Trentini era stato arrestato il 15 novembre 2024 mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito. La conferma ufficiale della sua detenzione era stata fornita all’Ambasciata d’Italia solo dopo due mesi. Prima di Alberto Trentini era liberato Mario Burlò, imprenditore piemontese detenuto dal novembre 2024 con generiche accuse di terrorismo dopo essere entrato via terra dalla Colombia. Burlò che in carcere ha conosciuto Alberto Trentini ha raccontato numerosi particolari della detenzione di entrambi.

“Nel penitenziario Rodeo – ha affermato – si stava sempre nella cella, tranne un’ora al giorno per andare al corridoio esterno dove si vede il cielo. Per portarti lì le guardie ci ammanettavano e mettevano un cappuccio sulla testa. Quando è arrivato, Alberto era sconvolto. Io e lui avevamo attacchi di ansia, per cui il servizio infermeria ci dava delle pillole antidepressive. Ma Mario era più controllato e riusciva a rimanere calmo”. Burlò, che è dimagrito 30 chili, descrive le celle come “un freezer d’inverno e un forno d’estate. Le zanzare ci divoravano. Ogni cella misura quattro metri per due, che diventano uno perché su un lato c’è la branda a castello. Ci sono sei passi dalla porta al fondo. Mentre “il bagno é un buco per terra, sporco di feci e infestato di scarafaggi”.

La Farnesina, sta facendo pressioni per la liberazione di tutti gli altri 20 italiani detenuti in Venezuela. La liberazione dei detenuti politici stranieri segna una parziale evoluzione nel tentativo di normalizzazione della neo Presidente ad interim Delcy Rodriguez.

LA SODDISFAZIONE DI MELONI

“Accolgo con gioia e soddisfazione la liberazione dei connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò, che si trovano ora in sicurezza presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas. Ho parlato con loro, e un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa. Desidero esprimere, a nome del governo italiano, un sentito ringraziamento alle Autorità di Caracas, a partire dal presidente Rodriguez, per la costruttiva collaborazione dimostrata in queste ultimi giorni e a tutte le istituzioni e alle persone che, in Italia, hanno operato con impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato”. Lo dichiara in una nota il presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

TAJANI “TRA STASERA E DOMATTINA TORNERANNO IN ITALIA”

“Trentini e Burlò sono liberi e stanno bene”. Lo ha confermato il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, intervenuto a Sky Tg24. “Ho parlato con loro, appena arrivati nella sede diplomatica italiani a Caracas. Li ho trovati su di morale e siamo felici di questo risultato ottenuto, frutto di un grande lavoro sottotraccia con la famiglia, il presidente del Consiglio e la rappresentanza diplomatica. La svolta è arrivata ieri sera quando mi ha chiamato il ministro degli esteri del veneziela per annunciarmi che la decisione era stata presa. Siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo, la decisione della presidente Rodriguez di avviare una nuova stagione con la liberazione dei detenuti politici è uan decisione che crea un nuovo clima nelle relazioni tra Venezuela e l’Italia”. Tajani annuncia che “è già partito un aereo da Roma e tra stasera e domani mattina Trentini e Burlò saranno nel nostro paese”.

LE REAZIONI

“Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi. A nome mio personale e del Senato della Repubblica ringrazio il governo italiano, le autorità venezuelane e chi ha operato nell’ombra e nel silenzio per arrivare a questo importante risultato”. Così sui social il presidente del Senato, Ignazio La Russa.

“La notizia della liberazione di Alberto Trentini e Mario Burlò, che segue quella di altri connazionali nei giorni scorsi, è motivo di profonda gioia. Desidero rivolgere un sincero ringraziamento a coloro che hanno contribuito a rendere possibile questo risultato”. Così il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana.

– foto di repertorio IPA Agency –

(ITALPRESS).

Inter-Napoli 2-2, McTominay riprende due volte i nerazzurri

MILANO (ITALPRESS) – Polemiche e nervi tesi come all’andata. Stavolta, dopo il 3-1 partenopeo del primo atto del “Maradona” di ottobre, il big match tra Inter e Napoli, a San Siro, termina senza vincitori. Il finale è un 2-2 che non fa da spartiacque e che tutto sommato non scontenta nessuno, nemmeno Antonio Conte, espulso nel secondo tempo per proteste dopo la concessione di un calcio di rigore, realizzato da Calhanoglu per il momentaneo 2-1. Due volte va avanti la squadra di Chivu nel punteggio (la prima con Dimarco), per due volte è arrivata la risposta di McTominay. Una doppietta pesante che impedisce la fuga dell’Inter, capolista ora a quota 43, con tre lunghezze di vantaggio sul Milan e quattro punti in più dei partenopei. L’ex United gioca più di un’ora di gioco sontuosa, dopo aver però iniziato nel peggiore dei modi. Al 9′ una sua palla persa su pressione dell’ex Zielinski porta al vantaggio nerazzurro: il polacco serve Thuram, che a sua volta innesca Dimarco, autore di un diagonale letale per Milinkovic-Savic. McTominay si fa perdonare al 26′, chiudendo con una deviazione vincente in anticipo su Akanji una splendida azione partenopea rifinita da Elmas con un cross da sinistra. La prima frazione di gioco si chiude sull’1-1 e ad inizio ripresa è il Napoli a partire forte. Al 48′ Akanji sbaglia i tempi dell’anticipo, spalancando una prateria per Hojlund che si invola verso l’area e calcia in diagonale scheggiando il palo alla sinistra di Sommer.
Due minuti dopo altra chance: cross da sinistra di Spinazzola, Di Lorenzo colpisce di testa da buonissima posizione ma sbaglia la misura. E’ l’ingresso di Mkhitaryan al posto di Zielinski a restituire geometrie all’Inter. Ed è proprio l’armeno a guadagnarsi il calcio di rigore che riporta avanti l’Inter nel punteggio: l’ex Roma anticipa Rrahmani che in area frana sul piede dell’avversario nel più classico degli step on foot. L’arbitro Doveri lascia giocare, ma viene richiamato al Var. Poi concede il penalty ed espelle Antonio Conte per le proteste veementi del tecnico partenopeo. Dagli undici metri va Calhanoglu che spiazza Milinkovic e realizza il 2-1. Il Napoli però resta in partita. E all’81’ arriva il pareggio: Lang trasforma in assist una palla che sembrava destinata sul fondo, McTominay colpisce al volo e batte per la seconda volta Sommer. Nel recupero c’è spazio anche per un palo colpito da Mkhitaryan. E’ l’ultima emozione di un match che non sancisce la fuga scudetto dell’Inter, al primo pareggio in questo campionato.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

Etna, soccorse due famiglie con bambini e neonato sorprese da tormenta di neve

CATANIA (ITALPRESS) – E’ stato un intervento condotto in condizioni meteo particolarmente avverse, quello portato a termine nel tardo pomeriggio dai Tecnici della stazione Etna Nord del Servizio Regionale Sicilia del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, impegnati nel salvataggio di due famiglie con bambini ed un neonato, rimaste bloccate a causa di guasti e della viabilità resa pericolosa dalla presenza di neve e ghiaccio. L’allarme è scattato a seguito della segnalazione dei Carabinieri della Compagnia di Randazzo, che hanno richiesto l’intervento dei Tecnici del Soccorso Alpino, stante la situazione ad alto rischio evolutivo sanitario e le pessime condizioni meteorologiche nell’area. Le famiglie si erano dirette verso Piano Provenzana con due autovetture, una era rimasta immobilizzata a causa della strada ghiacciata, mentre la seconda autovettura aveva riportato un malfunzionamento. Una volta raggiunte le famiglie, i Tecnici del Soccorso Alpino hanno provveduto a mettere in sicurezza i bambini e gli adulti e ad accompagnarli a valle.

foto: ufficio stampa CNSAS Sicilia

(ITALPRESS).

Schlein “Meloni in difficoltà, la partita è aperta”

MILANO (ITALPRESS) – “Meloni è in difficoltà. Lo è da quando abbiamo riunito una coalizione progressista che per la prima volta dopo 20 anni si è presentata in tutte le regioni al voto e abbiamo avuto delle vittorie nette ed importanti. Che la partita fosse aperta non abbiamo bisogno che ce lo dica Giorgia Meloni, è già aperta. Quello che ci dice il suo intervento è che sta finalmente riconoscendo che la tanto sbandierata stabilità di questo governo è data semplicemente dal fatto che alle scorse elezioni politiche il nostro campo si sia presentato diviso, sbagliando. Oggi che abbiamo finalmente con fatica messo insieme le nostre differenze e riunito una coalizione hanno cominciato a dire che questa legge elettorale che li ha resi così stabili non rende più così stabili”. Lo ha detto la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ospite della trasmissione “In Onda” su La7.

foto: IPA Agency
(ITALPRESS).

Verona-Lazio 0-1, al Bentegodi decide l’autorete di Nelsson

VERONA (ITALPRESS) – Dopo quasi un mese dall’ultima volta, la Lazio torna a riassaporare il gusto della vittoria e lo fa di nuovo in trasferta, in casa del Verona: al Bentegodi termina 0-1 con un autogol di Nelsson al 79′. Una partita in cui i tre punti erano fondamentali per entrambe le squadre, con gli scaligeri a caccia del colpaccio dopo quello solo sfiorato contro il Napoli. Zanetti rilancia dal primo minuto Giovane per fare coppia con Orban, uscito galvanizzato dalla partita del Maradona. Sarri, invece, fa debuttare subito da titolare a centrocampo il nuovo arrivato Taylor, mentre in attacco spazio a un inedito tridente formato da Isaksen, Noslin e Cancellieri, vista l’assenza per squalifica di capitan Zaccagni. E il primo squillo della partita è proprio di marca biancoceleste, con Isaksen che vince il corpo a corpo con Valentini, ma il difensore si riscatta ribattendo il tiro del danese; sulla respinta, Noslin sbaglia il colpo di testa a botta sicura. L’avvio sprint è solo un’illusione, perchè la partita è sì combattuta ma poco spettacolare. Le due squadre, complici le buone prestazioni delle rispettive difese, non trovano spazi per costruire vere e proprie occasioni da rete. Per vedere il primo tiro in porta occorre aspettare il 41′, quando Bradaric impegna Provedel in una parata tutt’altro che difficile.
La Lazio risponde con la sponda di Marusic per la testa di Romagnoli, che manda alto.
Il secondo tempo è decisamente più divertente, con Bernede e Frese a costruire trame interessanti per i padroni di casa, mentre Noslin e Cancellieri provano a entrare in partita cercando il tiro, senza successo. E proprio l’olandese, al 55′, lascia spazio a Ratkov, l’altro neoacquisto dei capitolini. Al 77′ Bernede sposta palla su Lazzari, calcia sul primo palo ma non trova lo specchio. Il terzino della Lazio si riscatta per la copertura non perfetta diventando il protagonista del gol al 79′: è perfetta, infatti, la sua sovrapposizione alle spalle di Cancellieri, poi il suo cross viene deviato da Nelsson alle spalle di Montipò, che non può fare niente per evitare l’autogol del compagno. Nel finale proteste dei padroni di casa per un’azione confusa in area della Lazio con un contatto tra Provedel e Valentini, ma Guida non viene richiamato all’on-field review. Il Verona prova il forcing nel recupero ma senza successo, a festeggiare è la Lazio.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

Verona-Lazio 0-1, al Bentegodi decide l’autorete di Nelsson

VERONA (ITALPRESS) – Dopo quasi un mese dall’ultima volta, la Lazio torna a riassaporare il gusto della vittoria e lo fa di nuovo in trasferta, in casa del Verona: al Bentegodi termina 0-1 con un autogol di Nelsson al 79′. Una partita in cui i tre punti erano fondamentali per entrambe le squadre, con gli scaligeri a caccia del colpaccio dopo quello solo sfiorato contro il Napoli. Zanetti rilancia dal primo minuto Giovane per fare coppia con Orban, uscito galvanizzato dalla partita del Maradona. Sarri, invece, fa debuttare subito da titolare a centrocampo il nuovo arrivato Taylor, mentre in attacco spazio a un inedito tridente formato da Isaksen, Noslin e Cancellieri, vista l’assenza per squalifica di capitan Zaccagni. E il primo squillo della partita è proprio di marca biancoceleste, con Isaksen che vince il corpo a corpo con Valentini, ma il difensore si riscatta ribattendo il tiro del danese; sulla respinta, Noslin sbaglia il colpo di testa a botta sicura. L’avvio sprint è solo un’illusione, perchè la partita è sì combattuta ma poco spettacolare. Le due squadre, complici le buone prestazioni delle rispettive difese, non trovano spazi per costruire vere e proprie occasioni da rete. Per vedere il primo tiro in porta occorre aspettare il 41′, quando Bradaric impegna Provedel in una parata tutt’altro che difficile.
La Lazio risponde con la sponda di Marusic per la testa di Romagnoli, che manda alto.
Il secondo tempo è decisamente più divertente, con Bernede e Frese a costruire trame interessanti per i padroni di casa, mentre Noslin e Cancellieri provano a entrare in partita cercando il tiro, senza successo. E proprio l’olandese, al 55′, lascia spazio a Ratkov, l’altro neoacquisto dei capitolini. Al 77′ Bernede sposta palla su Lazzari, calcia sul primo palo ma non trova lo specchio. Il terzino della Lazio si riscatta per la copertura non perfetta diventando il protagonista del gol al 79′: è perfetta, infatti, la sua sovrapposizione alle spalle di Cancellieri, poi il suo cross viene deviato da Nelsson alle spalle di Montipò, che non può fare niente per evitare l’autogol del compagno. Nel finale proteste dei padroni di casa per un’azione confusa in area della Lazio con un contatto tra Provedel e Valentini, ma Guida non viene richiamato all’on-field review. Il Verona prova il forcing nel recupero ma senza successo, a festeggiare è la Lazio.
– Foto Ipa Agency –
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