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Thiene, al Teatro Comunale una serata per ricordare Sammy Basso e la sua “vita da abbracciare”

Il Lions Club Thiene Host, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura della Città di Thiene, propone giovedì 7 maggio 2026 alle ore 20.30 al Teatro Comunale la presentazione del libro Sammy, una vita da abbracciare, edizioni San Paolo, dedicato alla straordinaria vita di Sammy Basso, una “biografia fatta di emozioni e di amici” firmata dai genitori Laura e Amerigo Basso e dalla giornalista Chiara Pelizzoni.

“La serata per Sammy Basso – dichiara Ludovica Sartore, assessora alla Cultura – costituisce un’anteprima della rassegna letteraria d’autunno Scritti d’Autore, il prestigioso evento autunnale, ideato e promosso da Lions Club Thiene Host in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, che porta a Thiene i nomi più prestigiosi della letteratura italiana. Sono davvero lieta che questa proposta ci permetta di ricordare e approfondire la figura dell’uomo e del ricercatore e la sua straordinaria eredità umana. Invito la Cittadinanza, e i giovani in particolare, a non perdere questa serata preziosa e ringrazio il Lions e il suo presidente per arricchire l’offerta culturale del territorio con autori e libri di grande valore”.

Spiega Nazzareno Leonardi, presidente Lions Club Thiene Host: “Un racconto intenso e autentico, scritto dai genitori Laura Lucchin e Amerigo Basso, che restituisce tutta la profondità, la forza e l’umanità di Sammy attraverso ricordi, testimonianze e frammenti di vita condivisi. Ha lasciato un ricordo indelebile in tutti quelli che lo hanno incontrato. Il Lions club Thiene Host gli ha consegnato tre anni fa il più prestigioso premio internazionale, il Melvin Jonrs Fellow, per la sua instancabile ricerca scientifica nel tentativo di debellare la malattia di invecchiamento precoce chiamata Progeria. La ricerca a livello internazionale è ora sostenuta dall’associazione che porta il suo nome, seguita dai genitori e dagli amici”.

Il 7 maggio saranno presenti a Thiene l’amico del cuore Riccardo Zanolli, il fisioterapista Mauro Grande, Giuseppe Pasin de i “Mendicanti di Sogni” e Andrea Fontana l’amico sportivo. La serata è condotta dalla giornalista Eva Crosetta, volto noto del programma “Sulla via di Damasco”, trasmesso al mattino della domenica su Rai 3 con l’obiettivo di intercettare e approfondire le vicende umane di persone impegnate nel volontariato e nella promozione sociale.

La serata thienese rappresenta un’occasione speciale per conoscere da vicino una storia capace di trasformare la fragilità in forza, e la vita in un messaggio universale di speranza e amore. Sarà possibile dare la propria offerta, libera e consapevole, a favore dell’associazione A.I.PRO.SA.B. APS (Associazione Italiana Progeria Sammy Basso).

L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria a questo link.

Alle Gallerie d’Italia di Vicenza apre la mostra “Giorgia Lupi. L’umanesimo dei dati”

Intesa Sanpaolo apre al pubblico dal 30 aprile 2026 al 2 agosto 2026, nel suo museo  delle Gallerie d’Italia – Vicenza, “GIORGIA LUPI. L’umanesimo dei dati”, la prima mostra personale della celebre designer e partner di Pentagram Giorgia Lupi

L’esposizione, a cura di Associazione Illustri, racconta la visione di una delle più importanti designer  contemporanee attraverso un percorso espositivo che intreccia dati, memoria, empatia e narrazione visiva. La  mostra conduce il pubblico dentro il processo creativo di Lupi, dove il disegno, la carta e il gesto manuale  precedono la tecnologia digitale e ne amplificano poi la forza comunicativa. 

Il progetto mette al centro il Data Humanism, l’approccio con cui Giorgia Lupi restituisce ai dati una  dimensione più intima, qualitativa e umana. Le opere in mostra mostrano come numeri, pattern e visualizzazioni possano diventare storie capaci di parlare di esperienze personali e collettive, trasformando la  complessità in comprensione e relazione. 

Il percorso attraversa alcuni dei lavori più noti dell’autrice, da Dear Data a Bruises, da 1374 Days, fino a The  Room of Change, Inequalities e La Lettura, offrendo uno sguardo ampio su un linguaggio progettuale che  unisce ricerca, poesia e rigore. Ogni sala esplora un diverso modo di usare i dati per raccontare il mondo,  mettendo in dialogo esperienze quotidiane, salute, memoria, cambiamento ambientale e interpretazione  sociale. 

La mostra invita inoltre il visitatore a partecipare attivamente, soprattutto nella sala dedicata all’intelligenza  artificiale, dove il pubblico è chiamato a lasciare un pensiero, un segno o un disegno sul proprio rapporto con  l’IA. In questo modo il percorso non si limita a presentare opere, ma diventa uno spazio di riflessione condivisa sul rapporto tra tecnologia, creatività ed empatia. 

Giorgia Lupi – L’umanesimo dei dati propone così una visione alternativa alla cultura della pura prestazione  tecnologica: un mondo fatto di scambio, lentezza, ascolto e relazione. Una mostra che non si limita a spiegare  i dati, ma li trasforma in strumenti per riconoscere noi stessi e gli altri. 

Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo, afferma: “Lavorare con  l’Associazione Illustri significa attingere a un rigoglioso serbatoio di creatività, arricchendo un percorso  avviato insieme che porta alle Gallerie d’Italia di Vicenza importanti protagonisti dell’illustrazione. Il nuovo  progetto è dedicato a un’artista e professionista di fama internazionale, l’information designer Giorgia Lupi, 

la cui originale ricerca è orientata a restituire dimensione artistica e umana al racconto di dati complessi. Le  Gallerie d’Italia si confermano spazio in cui la valorizzazione del patrimonio storico convive con l’attenzione  alle forme espressive più innovative del presente, intercettando una riflessione necessaria su temi decisivi  come l’intelligenza artificiale e il ruolo dei dati nella società contemporanea.” 

Il percorso espositivo

Il percorso espositivo prende avvio dal lavoro di ricerca e dagli sketchbook dell’autrice, presentati per la prima  volta al pubblico, e si sviluppa attraverso una selezione ampia e articolata di progetti che spaziano tra  dimensione personale e globale. Tra questi, “Incroci”, realizzato con Ehren Shorday, esplora il rapporto tra  memoria individuale e collettiva attraverso le linee temporali di 99 persone, mettendo in luce come esperienze  uniche possano generare pattern condivisi. 

Con “Book of Life”, creato per Moleskine Foundation, Lupi traduce la propria biografia in un’opera su carta  e tessile intima e meditativa: un taccuino ricostruito e cucito a mano, in cui ogni punto rappresenta un giorno  di vita, arricchito da segni colorati che evidenziano momenti significativi. 

Il progetto “Dear Data”, realizzato con Stefanie Posavec e oggi parte della collezione permanente del MoMA  di New York, trasforma la raccolta di dati personali in un rituale analogico e relazionale: cartoline disegnate a  mano che raccontano abitudini, emozioni e micro-esperienze quotidiane. 

Una dimensione ancora più intima emerge in “Bruises”, nato dalla collaborazione con la musicista Kaki King:  una visualizzazione sensoriale che intreccia dati clinici e vissuti personali per raccontare il percorso di una  malattia rara, trasformando numeri e osservazioni in un’esperienza emotiva condivisa. 

Il tema della malattia ritorna anche in “1.374 days: my life with long Covid”, pubblicato dal The New York  Times e premiato nel 2025 con il Compasso d’Oro ADI, dove Lupi documenta anni di sofferenza attraverso  una stratificazione visiva di segni che rendono percepibile la complessità di una patologia cronica. 

Accanto alla dimensione individuale, la mostra presenta progetti che affrontano questioni globali. “The Room  of Change”, realizzato per la XXII Triennale di Milano, è un imponente arazzo di dati che racconta  l’evoluzione ambientale nel tempo, invitando il pubblico a osservare i cambiamenti da prospettive multiple. 

Per la XXIV Triennale di Milano, con il progetto “Inequalities”, Lupi sviluppa un’identità visiva generativa  basata sui dati, capace di comunicare temi complessi come istruzione, migrazioni e cambiamento climatico  attraverso un linguaggio accessibile e dinamico. 

Il lavoro editoriale per La Lettura del Corriere della Sera evidenzia invece un approccio narrativo e non  lineare alla data visualization, in cui i dati diventano strumenti per generare nuove conoscenze e interpretazioni  qualitative della realtà sociale. 

La mostra esplora inoltre la traduzione dei dati in forme tangibili. Nella collaborazione con & Other Stories,  le visualizzazioni diventano pattern tessili che raccontano le storie di figure pionieristiche come Ada Lovelace,  Rachel Carson e Mae Jemison, trasformando i dati in abiti indossabili. 

Con “Unraveling Stories”, realizzato per Well Woven, Lupi utilizza il linguaggio dei tappeti per catalogare e  preservare 59 tecniche tessili tradizionali a rischio, mentre nella collaborazione con l’artigiano maiorchino  Huguet i dati musicali dei 24 Preludi di Frédéric Chopin si trasformano in una collezione di piastrelle, fondendo  matematica e percezione sensoriale.

Il percorso si conclude con una sezione interattiva che invita i visitatori a riflettere sul futuro e sul ruolo  dell’intelligenza artificiale, contribuendo attivamente alla costruzione di nuove narrazioni collettive. La mostra  propone una riflessione attuale e necessaria: in un mondo sempre più guidato dai numeri, è fondamentale  ricordare che i dati non sono solo informazioni, ma strumenti per comprendere la complessità dell’esperienza  umana.  

La mostra sarà accompagnata da un ciclo di incontri #INSIDE, pensati per approfondire i temi del progetto  espositivo insieme a ospiti speciali, e da un programma di percorsi per scuole, famiglie e visitatori. Il racconto  del percorso espositivo sarà disponibile su APP Gallerie d’Italia, la guida digitale gratuita dei musei di Intesa  Sanpaolo, grazie alla quale l’utente può accede ad un’esperienze di vista “evolute”.  

Il museo di Vicenza, insieme a quelli di Milano, Napoli e Torino, è parte del progetto museale Gallerie d’Italia  di Intesa Sanpaolo, guidato da Michele Coppola – Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici della Banca  e Direttore Generale Gallerie d’Italia. 

Giorgia Lupi

Giorgia Lupi è una information designer e Partner di Pentagram a New York. Nata a Modena, ha studiato  Architettura e conseguito un dottorato in Design al Politecnico di Milano. Nel 2011 ha cofondato Accurat,  studio di design data-driven con sedi a Milano e New York, prima di entrare in Pentagram nel 2019. Il suo progetto collaborativo di raccolta di dati personali “Dear Data” fa parte della collezione permanente del  Museum of Modern Art. Nel 2024 ha pubblicato “1,374 Days: My life with long COVID”, un OpEd visivo  per il New York Times, che ha ricevuto il prestigioso Compasso d’Oro nel 2025. 

Nel 2018 Giorgia è stata nominata una delle “100 Most Creative People in Business” da Fast Company. È  inoltre membro del Global Future Council on New Metrics del World Economic Forum, della Royal Society  of Arts e National Geographic Explorer. Fa parte dell’advisory council della Data Visualization Society. È  stata nominata tre volte da Wallpaper tra le 400 persone più creative che plasmano l’America. 

Ha vinto il National Design Award 2022 per il design della comunicazione, conferito dal Cooper Hewitt,  Smithsonian Design Museum. Nello stesso anno ha ricevuto una laurea honoris causa in Belle Arti dal MICA,  Maryland Institute College of Art. Nel 2024 è stata invitata a diventare membro dell’Alliance Graphique  Internationale. 

Omaggio a Palladio, Sir András Schiff all’Olimpico di Vicenza

L’edizione 2026 di Omaggio a Palladio, il festival ideato da Sir András Schiff per la specifica ambientazione al Teatro Olimpico – il più antico e secondo Schiff anche il più bello del mondo – è in programma a Vicenza da giovedì 30 aprile a domenica 3 maggio.

La XXVIII edizione della kermesse musicale che negli anni ha conquistato numerosi appassionati da tutta Europa, sarà da ricordare perché coincide con le ultime esibizioni della Cappella Andrea Barca.

Creata dal maestro Schiff nel 1999 perché lo affiancasse nei concerti vicentini, l’orchestra è formata da professionisti, scelti personalmente dal pianista e direttore magiaro, che collaborano come Prime parti con importanti compagini sinfoniche e da camera del panorama internazionale. Oltre che a Vicenza, in oltre 25 anni di attività la Cappella si è esibita alla Settimana mozartiana di Salisburgo, ai festival di Lucerna, Weimar e Bonn ed è stata più volte in tour negli Stati Uniti e in Asia. Nell’intervista che sarà pubblicata sul programma di sala di Omaggio a Palladio Schiff spiega i motivi che l’anno portato al “rompete le righe” del suo gruppo. «I musicisti della Cappella sono tutti dei miei intimi amici, è come se fossero parte della mia famiglia; ma per qualcuno l’età è già avanzata e altri lamentano purtroppo dei problemi di salute. Avrei potuto sostituire con maestri d’orchestra più giovani chi non se la sentiva più di continuare, ma non ho trovato corretta questa soluzione: non è nel mio stile. Pertanto ci fermiamo qui, nel momento più alto della nostra parabola artistica. E non dev’essere una tragedia».

Il festival Omaggio a Palladio proseguirà nei prossimi anni con Sir András Schiff proponendo capolavori per pianoforte solo, musica da camera e cicli di Lieder.

Il tema dell’addio, e dunque delle opere estreme, è il filo conduttore dei quattro concerti che iniziano con due serate tutte dedicate a Beethoven. Nel concerto d’esordio di giovedì 30 aprile Sir András Schiff si addentra col suo pianoforte nell’estremo periodo creativo del maestro di Bonn: quello dell’iconica Sonata Op. 111 e delle Sei Bagatelle, che dello straordinario ciclo sonatistico sono considerate una sorta di appendice. Fra gli ultimi capolavori c’è anche il Quartetto Op. 135, con tutti i suoi enigmi, che sarà proposto dal Quatuor Mosaïques guidato da Erich Höbarth.

Alla Basilica di San Felice ascolteremo, venerdì 1 maggio, la Nona Sinfonia “Corale”, un monumento musicale che Beethoven iniziò ad immaginare quando, da giovane, seguiva lezioni di filosofia. Schiff la dirigerà per la prima volta dal podio della sua orchestra e dell’ensemble corale Schola San Rocco preparato da Francesco Erle. Le voci soliste sono del soprano Johanna Wallroth, del mezzo Ema Nikolovska, del tenore Jan Petrykka e del basso Georg Klimbacher.

Nel concerto di sabato 2 maggio all’Olimpico Schiff presenta due raffinate raccolte di lieder, genere che nelle ultime edizioni del suo festival il maestro ungherese ci ha portato a scoprire e apprezzare. I Neue Liebeslieder-Walzer Opus 65 svelano un Brahms inaspettatamente “leggero”, mentre i Lieder eines fahrenden Gesellen ( i Canti di un giovane in viaggio) di Mahler parlano di natura e di un mondo fiabesco nel quale si rifugia un giovane viandante afflitto da pene d’amore. Infine il Concerto per pianoforte in La maggiore KV 488 di Mozart, pagina intimista ma estremamente brillante.

L’ultima serata, domenica 3 maggio, si apre all’Olimpico con la Sinfonia “degli addii” di Haydn – la numero 45, con il suo finale a sorpresa – e prosegue con il sorprendente Brahms del Quintetto per clarinetto e archi Op. 115, nato dall’ammirazione dell’autore per uno dei più grandi clarinettisti di tutti i tempi. A Riccardo Crocilla, Primo clarinetto del Maggio Musicale Fiorentino, è affidata la parte solistica. Nel gran finale ritroviamo l’ispirata scrittura per orchestra di Mozart. L’Ouverture dal Don Giovanni e a seguire, senza interruzione, il Concerto per pianoforte KV 466, di una “tragicità quasi teatrale”, sono i sublimi lavori scelti da Sir András Schiff per l’addio alle scene della sua orchestra-famiglia.

Il festival Omaggio a Palladio organizzato dalla Società del Quartetto di Vicenza è reso possibile grazie anche all’intervento di mecenati italiani e di due fondazioni tedesche e austriache che sostengono in particolare l’attività della Cappella Andrea Barca.

I concerti iniziano alle 20. I biglietti sono esauriti da settimane. È possibile tuttavia accedere a una lista d’attesa nel caso di defezioni dell’ultima ora inviando una email all’indirizzo [email protected] o telefonando al numero 0444 543729.

Ulteriori informazioni e programmi completi sul sito www.quartettovicenza.org

A Vicenza “Odissea. Il viaggio di Ulisse all’origine del fantastico”

Un progetto pensato per restituire l’Odissea alla sua natura originaria: racconto orale, esperienza collettiva, ascolto condiviso. È questo il cuore di “Odissea. Il viaggio di Ulisse all’origine del fantastico”, rassegna ideata e coordinata da Jacopo Bulgarini d’Elci che porterà a Vicenza, dal 15 maggio al 3 luglio 2026, dieci appuntamenti: sei letture pubbliche e integrali del poema omerico e quattro conferenze culturali di approfondimento.

Gli eventi sono promossi da Comune di Vicenza, Gallerie d’Italia – Vicenza di Intesa Sanpaolo, Biblioteca Civica Bertoliana, Fondazione Giuseppe Roi, Marsilio e Guglielmo Marconi Film Festival e sono organizzati da In Mostra con la collaborazione di BABC.

La rassegna è stata recentemente presentata a Palazzo Trissino dall’assessore alla cultura, al turismo e all’attrattività Ilaria Fantin, dal presidente della Biblioteca Civica Bertoliana Alberto Galla, dall’ideatore e coordinatore Jacopo Bulgarini d’Elci, dal vicedirettore Gallerie d’Italia – Vicenza Elena Milan e dalla direttrice del Guglielmo Marconi Film Festival Elisa Marchesini.

“Odissea, Il viaggio di Ulisse all’origine del fantastico, propone a Vicenza un percorso culturale originale e stimolante, capace di tenere insieme classicità e contemporaneità, approfondimento e divulgazione, letteratura e performance dal vivo. Un progetto che riporta al centro uno dei testi fondativi della civiltà occidentale con l’obiettivo di creare un’esperienza immersiva e accessibile, che restituisca la forza narrativa e umana dell’epica omerica, in una dimensione comunitaria e di ascolto condiviso”, ha sottolineato l’assessore Ilaria Fantin.

“Il progetto nasce – nell’anno dell’attesa uscita dell’Odissea cinematografica di Christopher Nolan – dall’idea di riportare al centro il testo omerico nella sua forma più autentica: quella di un cantore che narra davanti a una comunità, in una dimensione condivisa, episodica, viva. In un tempo dominato da immagini e schermi, l’ascolto diretto della parola letteraria torna così a essere un gesto culturale forte”, ha spiegato Jacopo Bulgarini d’Elci.

“La Biblioteca Bertoliana di Vicenza – ha commentato il presidente Alberto Galla – ha accolto fin da subito con grande favore il progetto Odissea, non solo perché mette al centro uno dei libri fondamentali della nostra Cultura, ma anche perché la lettura ad alta voce, in questo caso fatta da attori professionisti, è uno strumento formidabile per assimilare al meglio l’essenza del testo. Oggi, nelle nostre sedi bibliotecarie sono già attivi gruppi che si occupano di questo con veri e propri “coach” che insegnano le tecniche e i trucchi di quella che è una vera e propria arte”.

“Abbiamo accolto con grande interesse la proposta di collaborare a “Odissea. Il viaggio di Ulisse all’origine del fantastico”, un progetto che invita a riflettere sull’attualità di uno dei testi fondativi della cultura occidentale. Attraverso le avventure di Ulisse emergono temi universali come la crescita personale, la curiosità intellettuale e la capacità di affrontare e superare le difficoltà. Particolarmente significativo è il contesto del Salone di Apollo delle Gallerie d’Italia – Vicenza, le cui decorazioni, ispirate al mondo omerico e alla mitologia classica, contribuiscono a creare un dialogo suggestivo tra spazio e narrazione”, ha detto Elena Milan.

“Il Guglielmo Marconi Filmf e POLO MARCONI.IT – ha concluso Elisa Marchesini – esprimono la loro vicinanza e il pieno sostegno a questa nuova esperienza di conferenze dedicate all’Odissea, al significato del viaggio e al valore profondo che esso continua ad avere, soprattutto per i giovani. Il viaggio, oggi come ieri, resta un momento di scoperta, formazione e crescita personale: occasione di incontro con culture diverse, di confronto con realtà nuove e di superamento dei propri confini interiori. Per le nuove generazioni esso nasce spesso prima ancora della partenza concreta, prendendo forma attraverso la comunicazione, le relazioni digitali e la curiosità alimentata da racconti e immagini condivise. Una dimensione inizialmente virtuale che prepara e rende ancora più consapevole l’esperienza reale”.

A Vicenza “Odissea. Il viaggio di Ulisse all’origine del fantastico”: il programma

Il cuore della rassegna sarà costituito dalle sei letture integrali dell’opera. Ogni serata attraverserà quattro canti, fino a coprire l’intero poema in ventiquattro libri. Le letture saranno introdotte e contestualizzate e affidate, di volta in volta, a due interpreti che si alterneranno nella restituzione dei canti. Il testo di riferimento sarà la traduzione in prosa di Maria Grazia Ciani per Marsilio, scelta per favorire chiarezza, immediatezza e forza dell’ascolto. A dare voce all’Odissea saranno Carlo Presotto, Paola Rossi e Francesco Wolf per La Piccionaia, Anna Zago e Piergiorgio Piccoli per Theama, insieme a Livio Pacella e Patricia Zanco.

Accanto alle letture, quattro conferenze completeranno il percorso: Alessandro Vanoli, storico e divulgatore, studioso dei temi del viaggio e del mare, aprirà il ciclo con una riflessione sul mito del viaggio; Monica Centanni, grecista e studiosa di storia della tradizione classica, affronterà la figura di Ulisse e i caratteri fondamentali del poema; Matteo Nucci, scrittore e appassionato studioso di Omero, approfondirà il tema della sacra legge dell’ospitalità; infine Jacopo Bulgarini d’Elci, direttore di Mondoserie, chiuderà la rassegna con un incontro dedicato alle grandi narrazioni seriali contemporanee, messe in dialogo con l’archetipo omerico.

Il calendario della rassegna vede il 15 maggio Alessandro Vanoli alle Gallerie d’Italia – Vicenza, il 22 maggio Monica Centanni all’Odeo del Teatro Olimpico, il 28 maggio Matteo Nucci a Palazzo Cordellina e il 3 luglio Jacopo Bulgarini d’Elci alle Gallerie d’Italia – Vicenza. Le letture integrali si terranno invece il 26 maggio, il 2, 9, 16, 23 e 30 giugno, alternando Gallerie d’Italia – Vicenza e Palazzo Cordellina.

Tutti gli appuntamenti iniziano alle 18, e sono a ingresso libero fino a esaurimento dei posti.

Per maggiori informazioni consultare Viva, l’agenda eventi del Comune di Vicenza.

All’Olimpico col Pedrollo, i giovani del Conservatorio di Vicenza protagonisti dell’ottava edizione

Saranno i giovani del Conservatorio di Musica di Vicenza i protagonisti dell’VIII edizione di “All’Olimpico col Pedrollo”, rassegna promossa dal Conservatorio “Arrigo Pedrollo” e dal Comune di Vicenza, in programma dal 10 al 13 maggio 2026 al Teatro Olimpico.

Quattro serate tra musica antica, teatro musicale contemporaneo, repertorio cameristico e grande lirica porteranno sul palcoscenico palladiano studenti e studentesse dell’Istituto, accanto a docenti e artisti di rilievo internazionale, in un progetto che coniuga alta formazione e produzione artistica.

Dal 10 al 13 maggio 2026, il Teatro Olimpico di Vicenza ospita quattro appuntamenti che attraversano epoche, linguaggi e forme differenti, proponendo al pubblico un vero percorso di ascolto e di valorizzazione della produzione musicale dell’Istituto. Un progetto di ampio respiro, che mette in relazione studenti, docenti e ospiti di rilievo internazionale in una delle sedi più prestigiose della città.

L’edizione 2026 amplia e rafforza la rete di collaborazioni, coinvolgendo realtà d’eccellenza del territorio – dalla Società del Quartetto a Spazio & Musica, con l’Accademia Olimpica, fino a DansAtelier di Castelfranco Veneto e Diskos, scuola di grafica di Schio – insieme al sostegno di importanti realtà, tra cui la Fondazione Giuseppe Roi – Ente Filantropico, in un sistema virtuoso che intreccia arti e discipline e conferma il Conservatorio Pedrollo come fulcro delle sinergie culturali vicentine. In questo quadro si conferma ancora una volta la collaborazione con il XIV° Festival Vicenza in Lirica, che coinvolgerà l’Orchestra del Conservatorio nella produzione dell’opera Il barbiere di Siviglia di Rossini, in scena al Teatro Olimpico il 10, 12 e 13 settembre

Protagonisti assoluti saranno gli studenti e le studentesse del Conservatorio, accanto a nomi di fama internazionale, in un dialogo artistico che dà forma a una visione chiara: non una semplice rassegna, ma un progetto che investe sui talenti di oggi e di domani, facendo di Vicenza un luogo in cui la formazione incontra la scena e la scena diventa crescita, ricerca e futuro. Coerentemente con questa impostazione, anche l’immagine della rassegna è stata affidata quest’anno a un giovane, Giacomo Rossetto, giovane professionista diplomato alla scuola di grafica e comunicazione digitale Diskos di Schio.

La rassegna si apre domenica 10 maggio con la Musica antica, in collaborazione con Spazio&Musica, affidata alla direzione di Patrick Ayrton, interprete di riferimento del repertorio barocco e classico. Sul palco, i talenti del Dipartimento di Musica antica del Conservatorio, diretto da Lia Serafini. In programma tre pagine di Johann Sebastian Bach di straordinaria intensità e fascino architettonico: la Cantata BWV 106 “Actus Tragicus”, la Prima suite per orchestra BWV 1066 e la Cantata BWV 140. Un concerto che unisce dimensione spirituale, rigore formale e splendore strumentale, aprendo la rassegna nel segno dell’eccellenza.

Lunedì 11 maggio va in scena Dedalo e Icaro | ossia Il volo del genio e dell’architettura, opera lirica partecipata in tre sequenze, composta, eseguita e diretta da più di 50 studenti e studentesse del Conservatorio, su progetto di Paolo Furlani. L’opera, realizzata con il sostegno della Fondazione Giuseppe Roi – Ente Filantropico e in collaborazione con DansAtelier, propone un percorso di particolare originalità, nel quale introduzioni strumentali del Seicento italiano, scene liriche in prima esecuzione assoluta e musica elettronica originale si intrecciano in un racconto teatrale in cui il mito greco di Dedalo incontra la contemporaneità. La presenza di più classi, dipartimenti e laboratori dell’Istituto conferma il carattere corale dell’iniziativa, pensata come una autentica produzione musicale partecipata. La regia è affidata a Marco Bellussi. Il disegno luci e videoproiezioni a Fabbrica Lumière. Costumi di Errico Luigi Rapolla, oggetti di scena di Marcello Chiarenza

L’evento è realizzato in partnership con l’Accademia Olimpica di Vicenza, che per martedì 28 Aprile alle 17.00 all’Odeo del Teatro Olimpico ha programmato un incontro di approfondimento sull’opera, a cura del prof. Andrea Rodighiero,

Martedì 12 maggio è la volta della “Schubertiade”, dedicata a Franz Schubert e al suo universo cameristico. In scena, le classi di Duo pianistico dei proff. Maddalena Giacopuzzi, Marco Tezza e Riccardo Zadra e la classe di Musica da camera del prof. Gianluca Saccari. Il programma include la Fantasia in fa minore D.940 per pianoforte a quattro mani, il Divertimento all’ungherese D.818 e il celebre Quintetto “La trota” in la maggiore op. 114, D 667, pagina tra le più amate del repertorio da camera per il suo equilibrio tra invenzione melodica, brillantezza e dialogo strumentale. Una serata che esalta il dialogo musicale e la maturità interpretativa di studenti e studentesse, in una dimensione di raffinata intimità.

La rassegna si conclude mercoledì 13 maggio con “Ricordando Francesco”, un gala lirico che è un omaggio commosso al docente Francesco Piccoli, prematuramente scomparso.

Il programma prevede l’esecuzione di alcune delle più celebri pagine del repertorio operistico, da Bellini a Puccini, da Gounod a Verdi, fino a Donizetti, Cilea, Bizet e un’incursione nel repertorio di Nino Rota. Sul palcoscenico si alterneranno alcuni tra i migliori allievi delle classi di canto dei docenti Lucia Mazzaria e Maurizio Scarfeo, il Coro del Conservatorio, diretto da Laura Martelletto e l’Orchestra del Conservatorio “A. Pedrollo”. Il Maestro concertatore e direttore sarà Marco Titotto. L’evento si onora dell’amichevole partecipazione del celebre tenore Walter Fraccaro. Il programma, un’antologia delle arie e dei cori più conosciuti e amati dal pubblico, plasmerà una serata di grande intensità teatrale e musicale.

All’Olimpico col Pedrollo si presenta così come una rassegna di forte identità, capace di coniugare prestigio, varietà e qualità interpretativa. Un percorso che conferma il ruolo del Conservatorio “Arrigo Pedrollo” come centro di produzione culturale e musicale attivo, aperto al dialogo con la città e con la sua storia.

L’Assessore alla Cultura, Ilaria Fantin, commenta: “La collaborazione tra amministrazione e Conservatorio nasce con l’obiettivo di incentivare la diffusione della musica dal vivo e sostenere i giovani professionisti, offrendo loro opportunità concrete di crescita e dialogo con artisti di fama internazionale.

Le principali associazioni cittadine impegnate nella promozione della musica antica, classica, lirica e da camera partecipano attivamente a questo percorso, contribuendo a creare una rete virtuosa per gli studenti o per i nei laureati del Conservatorio. Il coinvolgimento dei giovani in questo contesto rappresenta il miglior servizio che si possa offrire: un investimento reale sul talento, sulla formazione e sul futuro della musica.”

Anche la Dott.ssa Rossella Olivo, Presidente del Conservatorio, sottolinea: “Investire sui giovani e sull’eccellenza significa credere in una scommessa già vinta: offrire loro la possibilità di misurarsi in produzioni artistiche di alto livello è, insieme, una preziosa occasione di crescita e una garanzia di qualità per il pubblico. Per il Conservatorio, la sinergia con il Comune di Vicenza e la collaborazione con le realtà culturali del territorio è di importanza fondamentale, poiché ci consente di rendere queste esperienze ancora più significative e di costruire, insieme, opportunità concrete per gli studenti, le studentesse e per la città.”

Biglietti per i concerti di maggio: 5 euro, in vendita presso la sede della Società del Quartetto di Vicenza, online sul circuito Vivaticket. 

Biglietti per l’opera “Il barbiere di Siviglia” di settembre inviando un’email a [email protected].

Le Mystère des Voix Bulgares al Teatro Comunale di Vicenza

Lunedì 27 aprile debutta, alle 20 e 45 al Teatro Comunale di Vicenza, su invito della Società del Quartetto, Le Mystère des Voix Bulgares.

Fondata negli anni Cinquanta, la formazione corale femminile è considerata un gruppo-cult del repertorio folcloristico grazie a un Grammy Award, oltre 1500 concerti in tutto il mondo e collaborazioni con star del pop-rock. In programma brani della tradizione balcanica e composizioni originali.

Gli organizzatori dell’evento spiegano: “Secondo un’antica leggenda, quando Dio distribuì le terre tra i popoli si dimenticò dei bulgari, così alcuni di loro andarono a farglielo notare. Siccome però era ormai troppo tardi e non vi era rimasto più nulla, il Signore concesse loro un piccolo angolo di Paradiso, dalla natura selvaggia e incontaminata. Qui, nel corso dei secoli, le donne vennero addestrate al canto per custodire intatto nel tempo un millenario scrigno di suoni preziosi”.

Le Mystère des Voix Bulgares nacque in piena Guerra Fredda nei primi anni Cinquanta – sotto il nome di Coro Femminile della Televisione di Stato Bulgara – per una precisa volontà di salvaguardare l’identità culturale del Paese da influenze musicali straniere considerate “anti socialiste e pericolose”. In quella prima fase le coriste venivano reclutate nei villaggi rurali della Bulgaria, dove il tempo sembrava essersi fermato e i canti monofonici erano tramandati oralmente.

Il percorso di diffusione della musica tradizionale bulgara oltre la Cortina di ferro ebbe una svolta decisiva con l’etnomusicologo svizzero Marcel Cellier che a partire dagli anni Sessanta ottenne il permesso di muoversi liberamente nell’Europa dell’Est, armato di un registratore Telefunken, alla ricerca di antiche melodie popolari. Cellier rimase sbalordito dalla ricchezza di quel repertorio folk fatto di intervalli dissonanti e ritmi irregolari, ma ciò che lo colpì maggiormente fu l’emissione vocale “aperta” e potente di quelle donne capaci di trasformare il canto collettivo in timbri così insoliti da sembrare qualcosa di diverso dalla voce umana.

Nel 1975 Cellier pubblicò con la propria etichetta indipendente una prima raccolta di quelle registrazioni con il titolo “Le Mystère des Voix Bulgares”, che aggiunse all’album un tocco di esoterismo e di magia. Il disco rimase una chicca per pochi appassionati fino al 1986, quando la britannica 4AD decise di ripubblicare il 33 giri di Cellier svelando al mondo il talento e la musica di questa formazione femminile che grazie a quell’incisione incantò gli appassionati dei generi musicali più diversi. Nessun gruppo vocale non-anglofono aveva sinora venduto 100 mila copie in Gran Bretagna e 500 mila negli Stati Uniti.

Sull’onda del successo planetario, poco dopo uscì un secondo volume della raccolta, che nel 1990 si aggiudicò un prestigioso Grammy Award come miglior registrazione folk dell’anno. Fu allora che il coro adottò ufficialmente il nome “Le Mystère des Voix Bulgares”.

Da allora il gruppo ha tenuto più di 1500 esibizioni in alcune delle più prestigiose sale da concerto del mondo e ancora oggi, diventato leggenda, continua a diffondere l’incantevole magia di voci che sembrano trascendere il tempo. Le coriste hanno anche collaborato con artisti molto diversi fra loro come Kate Bush e gli U2 e le loro canzoni, nutrite di grande tecnicismo ed echi tribali nel cui impeto le interpreti accettano di scomparire come individualità in favore del collettivo, sono state campionate e remixate da Drake, DJ Tiesto, FKA Twigs, Bring Me The Horizon e molti altri.

Nell’appuntamento di lunedì sera al Comunale di Vicenza – unica data italiana – il coro femminile bulgaro presenterà in abiti tradizionali il meglio del suo repertorio storico e più recente con brani che riflettono diversi aspetti del quotidiano cui ciascuno di noi si può facilmente rapportare. Il pubblico vicentino per la prima volta potrà cogliere dal vivo l’essenza di questa formazione che risiede nella capacità di padroneggiare le diverse e antiche tradizioni vocali bulgare mantenendo un suono sorprendentemente moderno e originale. Nell’occasione il coro sarà diretto da Gancho Gavazov, maestro e arrangiatore celebre per il suo lavoro con la musica corale e folcloristica dell’area balcanica.

Gallerie d’Italia, per il 25 aprile ingresso gratuito anche a Vicenza

Il 25 aprile, festa della Liberazione, tutte e quattro le sedi delle Gallerie d’Italia di Milano, Napoli, Torino e Vicenza saranno aperte con ingresso gratuito con la possibilità di visitare le collezioni permanenti e le mostre in corso.

Nel capoluogo berico prosegue ‘Ceramiche e nuvole. Cosa le antiche ceramiche greche raccontano di noi‘, curata dall’Associazione Illustri e prorogata fino al 7 giugno: un progetto scientifico-didattico dedicato alla valorizzazione della collezione di ceramiche attiche e magnogreche di Intesa Sanpaolo.

A Milano è aperta la mostra fotografica ‘La strada per Cortina. VII Giochi Olimpici Invernali 1956’ a cura di Aldo Grasso, che valorizza i servizi fotografici prodotti dall’Agenzia Publifoto in occasione delle prime Olimpiadi invernali ospitate in Italia, a Cortina d’Ampezzo nel 1956.

Alle Gallerie d’Italia di Napoli è in corso ‘Vortici. Alexi Worth in dialogo con la ceramica antica’, che mette in relazione le ceramiche attiche e magnogreche della Collezione Intesa Sanpaolo con le opere dell’artista americano.

A Torino sono due le mostre in corso: ‘Nick Brandt. The Day May Break. La luce alla fine del giorno’ che presenta per la prima volta l’intero ciclo fotografico avviato nel 2020, con immagini realizzate in diverse aree del mondo segnate dalla crisi climatica  e ‘Diana Markosian. Replaced’ esplora temi intimi e universali legati alla perdita, alla memoria e all’identità, attraverso un progetto visivo fortemente autobiografico.

Il Festival “Le Dimore della Musica” entra nel vivo tra le dimore storiche di Vicenza e Padova

Avviata il 19 aprile a Villa Rosa di Tramonte di Teolo, entra ora nel vivo la seconda edizione de Le Dimore della Musica, la rassegna che fino al 7 giugno 2026 propone un ciclo di concerti pomeridiani in alcune tra le più affascinanti dimore storiche tra Vicenza e Padova. Il progetto, promosso dalla Società del Quartetto di Vicenza insieme a Dimore Amiche del Veneto e Be Ancient Be Cool, costruisce un itinerario in cui musica e architettura dialogano tra loro.

Il calendario riunisce giovani interpreti attivi a livello internazionale in programmi che attraversano quattro secoli di musica, dal primo Seicento al Novecento. Dopo l’appuntamento inaugurale a Villa Rosa di Tramonte di Teolo, i concerti proseguono tra Parco Frassanelle a Rovolon, in provincia di Padova, e Villa da Schio a Castelgomberto, Villa Angarano a Bassano del Grappa, il Castello di Thiene e il Bosco di Villa Valmarana ai Nani, in provincia di Vicenza, in un percorso che accosta autori come Monteverdi, Scarlatti, Bach, Vivaldi, Mozart e Beethoven, valorizzando strumenti storici e formazioni cameristiche.

Nei prossimi appuntamenti la rassegna attraversa repertori e organici diversi, mantenendo al centro il dialogo tra musica e luogo. Virginia Salvatore è protagonista di un recital di arpa tra Otto e Novecento (Parco Frassanelle, Rovolon – 26 aprile), mentre il duo Le Chalumeau Possible, con Silvia Dell’Agnolo al chalumeau e Sara Bandiziol al clavicembalo, riporta al centro sonorità barocche legate a uno strumento raro, tra Heinichen, Telemann e Vivaldi (Villa da Schio, Castelgomberto – 10 maggio). Il duo Floricantus, con il mezzosoprano Alice Coppo e Alessandro Gonfiantini alla tiorba, costruisce un itinerario nel primo Seicento tra canto e tiorba, da Dowland a Monteverdi e Strozzi (Villa Angarano, Bassano del Grappa – 17 maggio).

Il percorso prosegue con Alice Fraccari, soprano, ed Enrico Bissolo al clavicembalo, in un programma dedicato al barocco inglese e italiano tra Händel, Purcell e Legrenzi (Castello di Thiene – 22 maggio).  Con l’ensemble Intarsio Armonico, Giuseppe Falciglia e Arrigo Pietrobon agli oboi classici e Stefano Sopranzi al fagotto, impegnato in una serata cameristica tra Salieri, Beethoven e Mozart (Villa da Schio, Castelgomberto – 31 maggio). La chiusura è affidata all’Ensemble Musagète con Angelica Pianegonda e Luigi Marasca ai clarinetti e Stefano Negro al corno di bassetto impegnati  in un percorso interamente dedicato a Mozart, tra divertimenti settecenteschi e trascrizioni operistiche (Bosco di Villa Valmarana ai Nani, Vicenza – 7 giugno)

Festival “Le Dimore della Musica”: il programma

Domenica 26 aprile il Parco Frassanelle di Rovolon accoglie Virginia Salvatore con un recital di arpa che attraversa tre secoli di musica per lo strumento. Si apre con la celeberrima Gymnopédie n. 1 di Erik Satie, pagina di lenta e malinconica bellezza che anticipa le atmosfere impressioniste, e con il Jardin Mouillé di Jacques de La Presle, brano che prende vita da una poesia di Henri de Régnier sul giardino bagnato dalla pioggia, evocandone il suono attraverso armonici e glissandi. Al centro del programma la Sonata in Fa minore K 466 di Domenico Scarlatti, dal carattere quasi romantico, con la sua insolita sovrapposizione di ritmi diversi tra le due mani. Seguono la Féerie – La Volière Magique di Marcel Tournier, arpista e compositore formatosi alla scuola di Alphonse Hasselmans al Conservatorio di Parigi, e i Follets Op. 48 dello stesso Hasselmans, capriccio-studio per arpa. Chiude il programma la Beige Nocturne dell’americana Pearl Chertok, tratta dalla suite Around the Clock, in cui tradizione classica e suggestioni jazz si fondono in un’atmosfera sospesa tra giorno e notte.

Domenica 10 maggio l’appuntamento si sposta a Villa da Schio di Castelgomberto con Le Chalumeau Possible: Silvia Dell’Agnolo al chalumeau e Sara Bandiziol al clavicembalo propongono un programma interamente barocco che valorizza le sonorità calde di uno strumento oggi poco frequentato, conosciuto in Italia come “salmoè”. Si apre con un brano di Johann David Heinichen, compositore tedesco attivo alla corte di Sassonia, tratto dalla Sonata in Fa Maggiore S. 263. Seguono due Partite di Georg Philipp Telemann. Al centro del programma spicca il Cum Dederit, quarto movimento del Nisi Dominus RV 608 di Antonio Vivaldi, un Largo in ritmo di siciliana dal carattere cullante e sognante, tratto dal salmo composto per i Vespri all’Ospedale della Pietà di Venezia. Completa il pomeriggio la Suite II di Johann Fischer, violinista e compositore che fu tra i primi a introdurre in Germania la forma della suite di danze di derivazione francese.

Domenica 17 maggio Villa Angarano di Bassano del Grappa ospita il duo Floricantus: il mezzosoprano Alice Coppo e Alessandro Gonfiantini alla tiorba propongono un raffinato viaggio nel repertorio del primo Seicento. Ad aprire il programma è John Dowland, compositore, cantante e liutista inglese del Rinascimento, con una selezione di ayres tra cui la celeberrima Flow my tears, tra le melodie più famose del suo tempo. Seguono brani di Giovanni Girolamo Kapsberger, virtuoso della tiorba attivo a Roma nella cerchia della corte papale di Urbano VIII. Al centro del programma due composizioni di Girolamo Frescobaldi: il sonetto spirituale Maddalena alla Croce e l’Aria di Passacaglia “Così mi disprezzate”, pagina dal tono ironico costruita su un basso ostinato. Completano il pomeriggio arie di Giulio Caccini, il madrigale Sì dolce è’l tormento di Claudio Monteverdi e due cantate di Barbara Strozzi tratte dall’Op. 2: L’Eraclito amoroso e Amor dormiglione.

Venerdì 22 maggio il Castello di Thiene ospita il soprano Alice Fraccari e il clavicembalista Enrico Bissolo in un programma che alterna grandi pagine del barocco inglese e italiano. Al centro della serata la cantata Armida abbandonata HWV 105 di Georg Friedrich Händel, composta nel 1707 per soprano, archi e basso continuo, un ciclo di arie e recitativi attraverso i quali Händel percorre tutta la gamma delle reazioni dell’amante tradita, dalla concitazione alla sete di vendetta fino, in una splendida siciliana conclusiva, alla fragilità del dolore. Di Händel è anche la Chaconne in Sol maggiore HWV 435, pagina per clavicembalo solo costruita su 21 variazioni su un basso ostinato, in cui le variazioni centrali in sol minore toccano momenti di intensa malinconia prima del festoso ritorno al maggiore. Di Henry Purcell si esegue la canzone O let me weep tratta dalla semiopera The Fairy Queen Z. 629, costruita su un basso ostinato discendente e cromatico, e la Suite n. 2 in Sol minore Z. 661. Chiude il programma la canzonetta Non c’è che dire, la voglio così di Giovanni Legrenzi, compositore bergamasco che fu poi maestro di cappella della Cappella Marciana, tratta dalle Cantate e canzonette Op. 12 del 1676.

Domenica 31 maggio Villa da Schio torna protagonista con Intarsio Armonico: Giuseppe Falciglia e Arrigo Pietrobon agli oboi e Stefano Sopranzi al fagotto propongono un programma interamente classico dedicato al trio di fiati. Ad aprire e chiudere la serata sono due dei tre Trii per due oboi e fagotto di Antonio Salieri, compositore legnagese che trascorse la sua lunga carriera alla corte imperiale asburgica di Vienna, dove fu Kapellmeister e insegnante di Beethoven, Schubert e Liszt. Al centro del programma spiccano due pagine di Beethoven in trascrizione per questo organico: il Trio in Do maggiore op. 87 e le Variazioni sul tema Là ci darem la mano dal Don Giovanni mozartiano. Completa il pomeriggio la trascrizione per questo organico del Kanonisches Adagio di Mozart K 410, un breve Adagio in forma di canone composto a Vienna attorno al 1785.

Domenica 7 giugno la rassegna si chiude nel suggestivo Bosco di Villa Valmarana ai Nani di Vicenza con l’Ensemble Musagète: Angelica Pianegonda e Luigi Marasca ai clarinetti e Stefano Negro al corno di bassetto in un programma interamente dedicato a Mozart. I due Divertimenti K 439b n. 2 e n. 3 in Si bemolle maggiore, composti probabilmente dal 1783 a Vienna per Anton Stadler, clarinettista suo amico, sono pagine piacevoli e geniali, articolate in più movimenti con l’alternanza lento-veloce tipica della musica da divertimento settecentesca. A chiudere la serata, e con essa l’intera rassegna, tre arie dalle Nozze di Figaro nella trascrizione d’epoca per due clarinetti e corno di bassetto: Voi che sapete e Non più andrai farfallone amoroso, entrambe dall’opera originale del 1786 su libretto di Lorenzo da Ponte, e Al desio di chi t’adora, aria sostitutiva che Mozart scrisse nel 1789 per una ripresa viennese dell’opera.

Tutti gli eventi iniziano alle ore 18.30. Il biglietto ha un ingresso unico di 5 euro. Per informazioni e programmi www.quartettovicenza.org

Vicenza, Ruben Xhaferi vince il XV Premio Brunelli e il premio del pubblico

Si è svolta al Teatro Olimpico di Vicenza la finale del XV Concorso Pianistico Nazionale – Premio Lamberto Brunelli, che ha inaugurato la XXXV edizione delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico.

A imporsi è stato il pianista Ruben Xhaferi, cui sono stati assegnati sia il primo premio sia il premio del pubblico, al termine di una serata che ha visto i tre finalisti confrontarsi sul repertorio beethoveniano insieme all’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta, diretta da Riccardo Lucadello. In programma il Concerto n. 5 op. 73 “Imperatore”, interpretato da Paolo Ehrenheim, e il Concerto n. 2 op. 19, eseguito da Guido Orso Coppin e Ruben Xhaferi in un confronto diretto sullo stesso lavoro.

Presente alla premiazione anche Giacomo Possamai, sindaco di Vicenza, che ha sottolineato il valore del concorso per la città:

“Il Premio Brunelli è oggi, in modo ancora più evidente, il premio della città. Non solo per il suo valore artistico, ma per il significato che rappresenta: un investimento sui giovani talenti e sul futuro della musica. Giunto alla quindicesima edizione, il Premio si conferma un appuntamento di grande rilievo, e non è un caso che sia proprio questo concorso ad aprire le Settimane Musicali al Teatro Olimpico, che raggiungono quest’anno la trentacinquesima edizione. Un traguardo che testimonia come il Festival sia ormai parte integrante dell’identità di Vicenza, un patrimonio culturale vivo, capace di tenere insieme storia e prospettive future. Da qui al 7 giugno, la città sarà attraversata da un programma diffuso, che coinvolgerà luoghi e pubblici diversi, con l’obiettivo di far vivere a cittadini e visitatori settimane di grande qualità artistica”.

A valutare i finalisti è la giuria presieduta da Andrea Lucchesini, composta da Maria Grazia BellocchioFilippo GoriniMarco Tezza e Orazio Sciortino.

Accanto al vincitore, la giuria ha assegnato il secondo premio a Guido Orso Coppin e il terzo premio a Paolo Ehrenheim. A quest’ultimo è stata inoltre attribuita una menzione speciale per la migliore esecuzione del brano contemporaneo di Mariano Russo, commissionato dal Festival all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia nell’ambito dei corsi di alta formazione. La borsa di studio offerta dalla Fondazione Musicale Omizzolo Peruzzi  è stata assegnata a Chiara Bleve per la migliore esecuzione di Ein Altes Albumblatt di Silvio Omizzolo. La pianista ha ricevuto anche una menzione speciale dalla giuria.

Al primo classificato, Ruben Xhaferi, è stata assegnata una borsa di studio di € 1.500,00, messa a disposizione dalla famiglia Brunelli, insieme a un calendario di concerti presso alcune delle principali realtà musicali italiane, tra cui le Settimane Musicali al Teatro Olimpico 2027 (Progetto Giovani), gli Amici della Musica di Firenze, Asolo Musica e gli Amici della Musica di Padova.

Al secondo classificato, Guido Orso Coppin, è stata assegnata una borsa di studio di € 700 offerta dalla Fondazione Roi, che ha destinato ulteriori € 300 al terzo classificato, Paolo Ehrenheim; ad entrambi è inoltre attribuito un concerto offerto dal Conservatorio Arrigo Pedrollo.

Per tutti e tre i finalisti – Ruben Xhaferi, Guido Orso Coppin e Paolo Ehrenheim – sono inoltre previsti un concerto offerto da Bösendorfer a Cremona Musica, due concerti offerti da Yamaha nell’ambito di Musica Riva e una masterclass di pianoforte al Musica Riva Festival 2026, anch’essa offerta da Yamaha.

Ruben Xhaferi

Ruben Xhaferi (Dolo, 2005) ha conseguito il Diploma accademico di I livello con lode e menzione d’onore presso il Conservatorio G.B. Martini di Bologna sotto la guida di Sandro Baldi, con il quale ha iniziato lo studio del pianoforte all’età di otto anni. Attualmente frequenta il biennio accademico al Conservatorio C. Pollini di Padova con Alessandro Taverna e segue il corso di alta formazione dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia con Benedetto Lupo, oltre ai corsi di perfezionamento dell’Accademia Chigiana con Lilya Zilberstein.

Vincitore di numerosi premi nazionali e internazionali, tra cui il Premio Silvio Bengalli della Fondazione Val Tidone, il Roma Piano Competition, il Premio Crescendo di Firenze e il Radovljica Piano Competition, nel 2024 ha ottenuto il Primo Premio al XVII Premio Nazionale delle Arti, riconoscimento del Ministero dell’Università e della Ricerca assegnato ai migliori studenti dei Conservatori italiani.

Si è esibito in importanti teatri e sale da concerto, tra le quali la Cappella Paolina del Palazzo del Quirinale a Roma (in diretta su Rai Radio3), l’Auditorium Manzoni di Bologna, il Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, il Teatro Comunale di Adria e il Palazzo Chigi Saracini di Siena. È ospite di festival e istituzioni quali Bologna Festival, Fondazione Società dei Concerti di Milano, Emilia-Romagna Festival, Festival Internazionale Bartolomeo Cristofori di Padova e Ljubljana Festival.

Come solista ha collaborato con I Musici dell’Accademia di Bologna, l’Orchestra Senzaspine e l’Orchestra da Camera FVG.

Il XV Premio Lamberto Brunelli

Il XV Premio Lamberto Brunelli è realizzato dalle Settimane Musicali al Teatro Olimpico in co-organizzazione con il Comune di Vicenza e in coproduzione con il Conservatorio Arrigo Pedrollo di Vicenza. Il Premio gode del patrocinio della Regione del Veneto e il contributo del Ministero della Cultura.

Un ringraziamento va a tutti coloro che hanno scelto di sostenere il Premio Lamberto Brunelli, contribuendo a rinnovarne nel tempo la missione, attraverso la campagna di crowdfunding che da qualche anno accompagna il Premio Brunelli con un numero crescente di donatori. Infodati – Innovative Bridge, main sponsor del Premio, condivide questa visione insieme a Yamaha e Bösendorfer, partner del Concorso.

Referendum Giustizia, sì e no a confronto

(speciale Referendum Giustizia, da VicenzaPiù Viva n. 305sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr)

Il quesito, recepito con decreto del Presidente della Repubblica del 7 febbraio, pubblicato in G.U. Serie Generale n. 31 del 07-02-2026, recita: “Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare?”.

Le domande del confronto

(le stesse per il sostenitore del sì e per il sostenitore del no)

1. In termini semplici, perché ritieni giusto votare sì/no a questo referendum?

2. Qual è, secondo te, il principale limite dell’attuale assetto delle carriere dei magistrati?

3. In che modo la separazione delle carriere inciderebbe, concretamente, sul processo penale?

4. La terzietà del giudice è oggi pienamente garantita o presenta criticità?

5. Questa riforma rafforza o indebolisce l’indipendenza della magistratura?

6. C’è il rischio che il pubblico ministero, con carriere separate, sia più esposto a pressioni politiche?

7. I modelli stranieri con carriere separate sono davvero comparabili con quello italiano?

8. La riforma avrebbe effetti reali sull’efficienza della giustizia o resterebbe soprattutto simbolica?

9. Un referendum è lo strumento giusto per intervenire su un tema così tecnico?

10. Qual è l’argomento della parte opposta che ritieni meno convincente?

11. Indipendentemente dall’esito del voto, quali riforme della giustizia ritieni comunque urgenti?

12. Cosa dovrebbe valutare con maggiore attenzione un cittadino indeciso prima di votare?

Le ragioni del NO di Angela Barbaglio

Angela Barbaglio, nata a Treviso il 27 dicembre del 1951 è figlia di un sottufficiale dell’Aeronautica militare e di un’insegnante di lettere. Si è laureata in legge a Padova, ha trascorso gran parte della sua professione in magistratura tra Vicenza e Verona. È in pensione da dicembre 2021, vive a Monteviale. È stata nominata dall’Amministrazione comunale di Vicenza garante delle persone private della libertà personale. Lei la giustizia l’ha sempre vista dall’altra parte: prima come sostituto procuratore a Vicenza e poi come procuratore della Repubblica a Verona. Angela Barbaglio è stata nominata ieri dal consiglio comunale garante dei diritti delle persone private della libertà personale.

Magistrato della Repubblica per 44 anni, Angela Barbaglio è stata impegnata prevalentemente nel settore penale, assumendo come ultimi incarichi quelli di Procuratore aggiunto e poi Procuratore della Repubblica al Tribunale di Verona. Si è occupata di processi, reati e criminalità, acquisendo in questi contesti una notevole esperienza in merito alle realtà di privazione della libertà personale.

1) in termini semplici perché ritieni giusto votare sì/no a questo referendum?

Ritengo giusto di votare no perché nella mia vita professionale ultraquarantennale di magistrato, dedicata prevalentemente al settore penale come pubblico ministero, non ne ho mai constatato il condizionamento sul giudice. Lo dimostra, del resto, sul piano statistico il tasso delle assoluzioni, il 50% ca. rispetto alle sentenze di condanna. Non vedo poi perché il giudice, se teoricamente influenzabile, dovesse esserlo da parte del pubblico ministero piuttosto che da parte dell’avvocato difensore. Trovo infine offensivo per i colleghi giudicanti che questo assunto – tema fondante della cosiddetta riforma – ne presupponga in modo così radicale l’incapacità di affrontare il giudizio con la disposizione equidistante, distaccata ed il più possibile serena che la legge richiede.

2) qual è il principale limite dell’attuale assetto delle carriere dei magistrati?

Preferirei innanzitutto sostituire il termine “carriere” con il termine “funzioni”: i magistrati infatti non fanno, come si dice, carriera; si distinguono soltanto per le funzioni svolte, tutte ugualmente delicate ed importanti per l’ordinamento statale, sono retribuiti secondo l’anzianità di servizio – raggiunta meritoriamente – e non le funzioni svolte. Reputo adeguato l’attuale assetto organizzativo della pratica giudiziaria tanto nel processo penale quanto in quello civile, assicurato dal principio di unitarietà della giurisdizione: nell’ interpretazione della legge, perché è questa la giurisdizione, tutti i magistrati qualsiasi funzione svolgano debbono attenersi agli stessi comuni principi prodotti dalla giurisprudenza, cioè dal complesso delle pronunce di diritto. Ciò chiaramente indica l’articolo 101 della Costituzione affermando che “i giudici sono soggetti soltanto alla legge”, e tra i giudici in questo senso sono ricompresi anche i pubblici ministeri nella loro funzione di promotori e garanti dell’indagine penale. Funzione oggi già nettamente distinta da quella giudicante: un magistrato che voglia transitare dalla funzione di pubblico ministero a quella di giudice o viceversa può farlo solo rispettando rigorose garanzie di distanza temporale e territoriale dalla funzione pregressa.

3) in che modo la separazione delle carriere inciderebbe concretamente sul processo penale?

Verrebbe ad incidere nel senso che il pubblico ministero circoscritto nel ruolo di accusatore troverebbe la sua unica ragione d’essere nella ricerca di una colpa e di un colpevole. E non, com’è oggi, nel dovere di impiegare tutti mezzi a disposizione per la ricostruzione il più possibile veritiera del fatto accaduto e delle eventuali responsabilità.

4) La garanzia del giudice è oggi pienamente garantita o presenta criticità?

Per quanto detto fin qui è, nel sistema, pienamente garantita. Certo nei giudici, come nei pubblici ministeri, come negli avvocati, come in chiunque altro eserciti un ruolo civile e sociale gioca il fattore umano, con le sue luci e le sue ombre. E per questo i magistrati sono chiamati ad un controllo particolarmente rigoroso delle proprie ombre e luci personali. Di ciò io penso che nessuna regola, nessuna misura, nessun obbligo, nessuna legge possano eliminarle, ma che possano essere solo efficacemente governate dalla coscienza dell’interessato: come diceva Socrate, “conosci te stesso”. La sola alternativa è l’eliminazione dei magistrati e la loro sostituzione con delle macchine che giudichino il caso specifico secondo le media dei milioni di casi analoghi dati in pasto magari all’ intelligenza artificiale da chi ne fa la selezione: è un’alternativa tranquillizzante?

5) Questa riforma rafforza o indebolisce l’indipendenza della magistratura?

La indebolisce. Per tutto quanto precede, ma inoltre perché prevede lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo a formazione mista di membri eletti dai parlamentari e membri eletti dai magistrati che oggi ne regola i trasferimenti, le valutazioni di anzianità, i procedimenti disciplinari, peraltro tra i più frequenti nei paesi UE e con la comminazione del maggior numero di sanzioni, una quarantina all’anno nell’ ultimo quindicennio. Così disarticolando ulteriormente quel principio di disciplina unitaria secondo i valori giuridici comuni che oggi governa giudici e pubblici ministeri. Non è secondario che la modifica preveda per il CSM dei pubblici ministeri da un lato non più l’elezione, ma il sorteggio dei membri cosiddetti togati, cioè i magistrati, dall’ altro per la componente dei parlamentari il sorteggio sì, ma sulla base di elenchi già predisposti dal parlamento. Sul primo punto osservo che il ruolo di consigliere del CSM prevede caratteristiche di esperienza professionale, di capacità di riflessione sociale e politica e di interazione con le diverse componenti istituzionali che non sono di tutti i magistrati Su questo si é molto puntato il dito da fautori della riforma all’insegna dello slogan “i magistrati non devono fare politica”. Quello che certo i magistrati non devono fare è perseguire intenti politici nel compimento delle loro funzioni, ma questo non ha niente a che vedere né con l’interpretazione della legge, né con il ruolo del CSM, che è per sua natura organo amministrativo, e non di esercizio della giurisdizione, e politico nel senso più originario del termine e che presuppone la capacità di leggere i fatti sociali e di individuare le soluzioni organizzative più idonee al servizio giustizia. Perché allora affidare la scelta al caso e non a chi, tra i magistrati, dimostra di possedere quelle caratteristiche? E perché a questa casualità si accompagna invece una componente di parlamentari su cui il parlamento ha già fatto scelte preliminari precise?

Voglio qui dire qualcosa del famoso scandalo Palamara, una brutta e dolorosa vicenda per la massa dei diecimila magistrati italiani che lavorano ogni giorno tra mille difficoltà. E dimostra come anche tra i magistrati, senza per la verità troppa distinzione tra giudici e pubblici ministeri, sia presente l’ambizione di potere che si consuma nella esasperata volontà di essere chiamati a dirigere un tribunale o una procura della Repubblica, in contraddizione con quell’ uguaglianza di ruolo, nella diversità delle funzioni, che vuole il sistema ed il cui pregio principale è di eliminare pericolose gerarchie nell’esercizio della giurisdizione. Se tutto questo si è verificato, che cosa fa pensare che il magistrato scelto dal caso sia scevro dalla seduzione del potere più di quello eletto da colleghi che lo conoscono? Il fatto poi che il procedimento disciplinare sia sottratto dalla riforma al CSM e consegnato ad una cd alta corte disciplinare composta da magistrati della sola cassazione e non provenienti dagli altri gradi della magistratura, e che giudicherà senza appello, finisce con il reintrodurre quella gerarchia nel governo dei magistrati del pubblico ministero che l’attuale sistema da un cinquantennio ha cercato di scardinare.

6) c’è il rischio che il pubblico ministero, con carriere separate, sia più esposto a pressioni politiche?

Mi sembra evidente: tutta la riforma è pervasa dall’intento di isolare il pubblico ministero dal potere giudiziario e di sottoporlo ad un’osservazione ravvicinata del parlamento, con poteri preminenti su quelli dei magistrati di organizzarne il servizio e di sanzionarne le condotte.

7) i modelli stranieri con carriere separate sono davvero comparabili con quello italiano?

Non sono troppo informata su questa comparazione. Posso solo dire che i recenti esempi negli USA di messa in stato d’accusa del governatore della banca federale e del governatore del Minnesota da parte del procuratore competente, immediatamente seguiti alle dichiarazioni fortemente ostili del presidente nei confronti delle rispettive decisioni in tema di non riduzione dei tassi di interesse del primo e di non condivisione della politica di reimmigrazione del secondo non sono un segno di autonomia dell’ufficio del procuratore rispetto al potere esecutivo dello Stato, ma piuttosto un pronto adeguamento alle sue iniziative politiche.

8) la riforma avrebbe effetti reali sull’efficienza della giustizia o resterebbe soprattutto simbolica?

Nessun effetto positivo. La giustizia italiana soffre da decenni di molti mali, difetto di collaboratori e di risorse materiali, ma soprattutto di una produzione normativa fuori controllo (non si sa nemmeno più quante sono le leggi in Italia) e perciò confusa e contraddittoria, che ne rende l’interpretazione spesso ardua perché l’interprete fatica a trovare il filo di ragionevolezza che deve guidarlo nella valutazione di ogni caso concreto. Non basta fare, né tantomeno propagandare, una nuova legge ogni volta che ci si propone di combattere un fenomeno dannoso alla società: nel settore penale il processo dovrebbe essere riservato ai reati più gravi con tutto il tempo di studio ed analisi necessari, le numerose altre condotte dovrebbero essere accertate e sanzionate attraverso procedimenti semplificati e spediti. Tutte le indicazioni che negli ultimi decenni il CSM ha indirizzato in tal senso al parlamento sono sempre rimaste lettera morta. Uno stato attivo contro il crimine e il disagio sociale è uno stato che previene prima di sanzionare e che sanziona su scelte precise e ponderate di politica criminale chiara e coerente.

9) Un referendum è lo strumento giusto per intervenire su un tema così tecnico?

Il tema più che tecnico, cioè riservato ai giuristi, è delicato perché la riforma, se vigente, è destinata a produrre effetti sulla vita di tutti noi cittadini. Il referendum costituzionale è stato voluto dalla Costituzione come verifica della volontà dei cittadini di una scelta normativa del parlamento intervenuta con una maggioranza inferiore a quella per la scelta definitiva. In questo caso la doppia approvazione delle due camere è avvenuta, se non erro, senza la più piccola variazione di quello che era l’originario disegno di legge governativo, e a ridosso della quale l’indizione del referendum è stata stabilita, ancora per iniziativa del governo, in tempi ristretti. Il primo organo che avrebbe dovuto dunque sentire la responsabilità di dibattere approfonditamente una modifica dell’assetto costituzionale con riflessi così rilevanti come l’incidenza del processo penale sulla vita collettiva è proprio il parlamento, che è mancato invece all’appello adagiandosi passivamente sull’iniziativa dell’esecutivo e lasciando i singoli cittadini e l’opinione pubblica nella difficoltà di orientarsi in un contesto tanto complesso quanto foriero di conseguenze.

10) Qual è l’argomento della parte opposta che ritieni meno convincente?

In realtà tutti gli argomenti della parte opposta mi sembrano convergere su di un unico obiettivo: sostituire la figura del pubblico ministero così com’è oggi promotore e garante del corretto svolgimento dell’indagine penale in aderenza rigorosa ai principi della prova, con poteri di controllo della polizia giudiziaria e costantemente soggetto alla verifica del giudice preliminare con un accusatore istituzionale a capo della polizia giudiziaria sottoposto nell’organizzazione dell’ufficio e nella condotta professionale ad una vigilanza rafforzata della maggioranza parlamentare. Giocoforza è chiedersi a chi giova?

11) Indipendentemente dall’esito del voto, quali riforme della giustizia ritieni comunque più urgenti?

Oltre a quanto già detto: generale riordino normativo, depenalizzazione autentica, severa selezione delle impugnazioni, digitalizzazione efficace, impulso alla giustizia riparativa, esecuzione della pena in più stretta connessione con l’istituzione carceraria da incrementare nelle componenti rieducative e di alternative alla detenzione.

12) Cosa dovrebbe valutare con maggiore attenzione un cittadino indeciso prima di votare?

Un pubblico ministero, autore dell’indagine insieme alla polizia giudiziaria, così com’è delineato da questa riforma sarebbe davvero indipendente dal potere di parlamento e governo?

Le ragioni del SI di Pierantonio Zanettin, senatore di Forza Italia

Pierantonio Zanettin (nato a Vicenza il 13 luglio 1961) è un politico italiano, avvocato e revisore contabile con una lunga carriera parlamentare. La sua attività politica inizia nel Partito Liberale Italiano, proseguendo in Forza Italia, dove ha ricoperto incarichi amministrativi locali a Vicenza tra gli anni ’90 e 2000. Alle politiche del 2001 viene eletto alla Camera dei Deputati, incarico poi ripetuto nella XVIII legislatura. Zanettin è stato più volte senatore della Repubblica, entrando per la prima volta nel 2006 e venendo rieletto nelle legislature successive, ricoprendo ruoli nelle commissioni di Giustizia, Affari dell’Unione europea e altre. Dal 2014 al 2018 è stato membro laico del Consiglio Superiore della Magistratura e, nella XIX legislatura, è Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario, finanziario e assicurativo. Nel corso della sua attività è stato anche segretario di commissione e capogruppo di Forza Italia in materia di giustizia e diritti, evidenziando un impegno su temi legislativi e istituzionali.

1) Si deve votare sì per mettere davvero il pubblico ministero e l’avvocato sullo stesso piano, di fronte ad un giudice terzo ed imparziale. Si completano così le riforme del codice di procedura Vassalli del 1989, che introdusse il rito accusatorio, e quella Costituzionale del giusto processo. Votare sì vuol dire anche tagliare le unghie alle correnti della magistratura, che hanno fatto mercimonio delle funzioni giudiziarie all’interno del CSM.

2) Il giudice soprattutto nella fase delle indagini preliminari è troppo schiacciato sul Pm, che ha, a suo fianco, la polizia giudiziaria, ma che, soprattutto, può sfruttare a suo vantaggio il potere mediatico dell’informazione, sempre alla ricerca di notizie e titoli eclatanti. La riforma ne rafforza dunque l’autonomia e l’indipendenza. Nei due CSM separati i giudici non saranno più soggetti al giudizio dei pm per le loro progressioni di carriera. La riforma garantisce che il giudice non solo sia, ma anche appaia imparziale.

3) Quella della minaccia all’autonomia ed indipendenza della magistratura è una autentica fake news. Basta leggere il nuovo testo dell’articolo. 104 della Costituzione, che stabilisce che la magistratura è un ordine autonomo ed indipendente e si articola nella magistratura giudicante e nella magistratura requirente. Del resto, il ministro Nordio, ex Pm, ha sempre detto che nessuna riforma a suo nome avrebbe portato il Pm, sotto il potere esecutivo

7) Vale un solo concetto. L’Italia, in questo momento, è l’unico paese, tra i G 7, in cui pm e giudici appartengono alla stessa carriera. In Europa attualmente siamo in compagnia solo di Turchia Bulgaria e Romania. Non c’è altro da aggiungere.

8) Sono stato componente laico del CSM ed ho personalmente assistito a tutte le deprecabili pratiche descritte nel libro “Il sistema”. Appena tornato in parlamento, per primo, ho presentato un disegno di legge per introdurre il sorteggio per la nomina dei consiglieri del CSM. È rimasto l’unico sistema per disarticolare le pratiche nefaste delle correnti.

9) Il referendum in questo caso è confermativo. Il testo della riforma è già stato votato dal Parlamento. Per questo non necessita di quorum. Ma trattandosi di riforma costituzionale deve ottenere anche l’avallo democratico del corpo elettorale. È giusto che siano i cittadini a pronunciarsi.

12) Auspico che i cittadini, nella loro scelta, non si facciano condizionare dalle polemiche, che avvelenano il dibattito in queste ore. La riforma si deve valutare solo per i suoi contenuti. Evitiamo quindi le strumentalizzazioni politiche, anche se da più parti si cerca di andare in questa direzione.

Per le altre domande le mie risposte mi paiono ovvie.

Le ragioni del SI di Rodolfo Bettiol: “ma il problema rimane l’inefficienza della giustizia per carenza di organico”

Rodolfo Bettiol, nato a Gradisca d’Isonzo l’11 febbraio 1945, risiede ed esercita a Padova. Già professore associato di Procedura Penale all’Università di Padova, la sua attività prevalente è la difesa nell’ambito della responsabilità penale dell’impresa in particolare per quanto riguarda gli infortuni e le malattie professionali, i reati societari ed i reati fallimentari. La sua attività professionale si è sviluppata nell’ambito della giustizia penale assumendo difese in casi di omicidio volontario, delitti contro la pubblica amministrazione, reati commessi nell’esercizio dell’attività medico-chirurgica, reati commessi nell’ambito famigliare e reati di diffamazione a mezzo stampa. È tra gli ideatori del meccanismo del Fir (Fondo Indennizzo Risparmiatori) ed è legale di parte civile nel processo BPVi.

Nel confronto sul referendum relativo alla separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante, l’avvocato e professore Rodolfo Bettiol espone le ragioni della sua posizione favorevole al sì ma le articola evidenziando che rimane non affrontato il tema centrale della necessità di una maggiore efficienza della giustizia. «Ritengo giusto votare sì – dice quindi Bettiol – perché la separazione delle carriere è la conseguenza logica del processo accusatorio e del principio della terzietà del giudice previsto dalla Costituzione. Se abbiamo scelto un modello accusatorio, dobbiamo renderlo coerente fino in fondo. Il principale limite dell’attuale assetto delle carriere riguarda proprio la garanzia della terzietà del giudice. Il giudice deve essere autonomo rispetto alle parti, accusa e difesa. L’unicità delle carriere, a mio avviso, indebolisce questa percezione e questa sostanza di autonomia. Con la separazione delle carriere si realizzerebbe una maggiore parità tra accusa e difesa. Questo inciderebbe concretamente sul processo penale, rafforzando l’equilibrio tra le parti e rendendo più chiaro il ruolo del giudice come soggetto terzo.

Non ritengo che la riforma indebolisca l’indipendenza della magistratura. Né credo che il pubblico ministero, con carriere separate, sarebbe più esposto a pressioni politiche. Sono timori che non condivido. È vero che in alcuni modelli stranieri il pubblico ministero presenta una certa dipendenza dal potere esecutivo, ma quei sistemi non sono automaticamente comparabili con quello italiano.

La separazione delle carriere è una garanzia istituzionale. Se parliamo di efficienza della giustizia, il problema è un altro: servono più organici e una migliore organizzazione. La riforma non è una bacchetta magica sui tempi dei processi, ma interviene su un principio di sistema. Quanto al fatto che si tratti di un tema tecnico, ricordo che il referendum è uno strumento previsto dalla Costituzione. È legittimo che i cittadini siano chiamati a esprimersi. L’argomento della parte opposta che ritengo meno convincente è quello secondo cui la separazione metterebbe a rischio l’indipendenza della magistratura. A mio giudizio non è così.

Indipendentemente dall’esito del voto, considero urgente una maggiore organizzazione del sistema giudiziario. E a un cittadino indeciso suggerirei di valutare con attenzione soprattutto questo: l’esigenza di garantire pienamente la terzietà del giudice. È il cuore della questione».