giovedì, Aprile 3, 2025
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Immobili storici a Vicenza, tra tutela e pericolo

(Articolo di Jonathan Gabrieletto sugli immobili di Vicenza da Vicenza In Centro n. 4-2025).

Vicenza, città d’arte e di storia, si trova a dover affrontare un dilemma sempre più pressante: come conciliare la tutela del patrimonio storico-artistico con la sicurezza dei cittadini? I casi balzati agli onori della cronaca nell’ultimo periodo (il muro nei pressi della chiesetta di S.Giorgio, il muro perimetrale della stradella Valmarana o l’edificio pericolante di via Baracca) ne sono un esempio lampante. Da un lato, la normativa vigente impone la tutela e la conservazione degli edifici storici, riconoscendone il valore inestimabile per l’identità culturale di una comunità. Dall’altro, la sicurezza pubblica non può essere trascurata, soprattutto quando un edificio rischia di crollare. È questo il paradosso che si vive in molte città italiane, e Vicenza non fa eccezione. L’edificio di via Baracca, ad esempio, una dimora rurale storica risalente all’Ottocento, ormai in stato di abbandono da decenni, rappresenta un pericolo concreto per chi abita nelle vicinanze. Nella notte tra il 26 e il 27 marzo di un anno fa il tetto e parte della muratura perimetrale sono crollati sotto le sferzate del maltempo, riversandosi sulla sede stradale.
Il tratto di carreggiata antistante l’edificio è a tutt’oggi, dopo un anno, transennato per metà, con conseguente disagio per il traffico veicolare nonché per i pedoni che vedono inibito anche il transito sul marciapiede. Senza contare che proprio di fronte c’è una scuola materna. La fatiscenza dell’edificio è lampante e andrebbe senz’altro demolito. Nonostante le segnalazioni dei residenti e le richieste di intervento, la situazione sembra impigliarsi tra le maglie della burocrazia e le difficoltà legate alla tutela del patrimonio. I vincoli posti sugli edifici storici, pur necessari per preservarne l’integrità, a volte possono diventare un ostacolo agli interventi di consolidamento e restauro. Le procedure autorizzative sono spesso lunghe e complesse, e i costi di intervento sono elevati. Di conseguenza, molti edifici finiscono per deteriorarsi ulteriormente, trasformandosi in un pericolo per la collettività. È urgente trovare una soluzione a questi problemi; un’iniziativa che coinvolga tutte le istituzioni competenti: amministrazioni locali, soprintendenze, tecnici specializzati e proprietari degli immobili. Occorre mettere a punto procedure più snelle e incentivare gli interventi di recupero, magari attraverso agevolazioni fiscali o finanziamenti pubblici. Inoltre, è fondamentale sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di preservare il patrimonio storico, ma anche sulla necessità di garantire la sicurezza delle persone. I casi qui citati non sono isolati e il recupero di queste costruzioni rappresenta una sfida che molte città italiane, non solo Vicenza, sono chiamate ad affrontare. La tutela del patrimonio culturale e la sicurezza pubblica non sono due obiettivi contrapposti, ma possono e devono coesistere. Trovare un equilibrio tra queste due esigenze è fondamentale per garantire un futuro ai nostri centri e per tutelare la qualità della vita dei cittadini.

Cattani “Il futuro dell’industria farmaceutica è la ricerca”

Cattani

ROMA (ITALPRESS) – “Il futuro dell’industria farmaceutica è la ricerca, e quindi ogni anno investiamo, come settore, circa 4 miliardi, il che significa quasi mille studi clinici, due miliardi in ricerca clinica, 2 miliardi in tecnologia industriale, questa è la nostra forza e quindi in un mondo che ha sovvertito tutte le regole, dobbiamo comprendere come la leva dell’innovazione, che è libertà, progresso, scienza, tecnologia e data sia la chiave di vittoria, crescita del paese per correre ancora di più sul fronte dell’innovazione, nella scoperta di nuove farmaci, nelle possibilità di cura, dando un contributo forte, unico, all’economia, all’export del paese e allo sviluppo della conoscenza, delle competenze”. Lo ha detto Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, a margine del convegno “Ricerca e futuro. Il contributo dell’industria farmaceutica per la salute di domani”.

xc3/sat/mca2

A Melfi la nuova DS n°8, Mariani “Sarà messa in vendita nel 2025”

MELFI (ITALPRESS) – Lo stabilimento di Melfi, ancora protagonista per il gruppo Stellantis che ha presentato alla stampa la nuova DS n°8 prodotta in Basilicata. Alessandra Mariani direttrice Marketing DS Italia ha parlato dell’orgoglio di casa Ds auto, brand francese che viene prodotta in uno stabilimento italiano. E’ la seconda volta nella storia per il gruppo dopo la Jeep.

“Dal 2014 con la prima vettura, ad oggi, il brand si consolida ai 4 modelli di diversi segmenti – ha detto Mariani – aggiungiamo DS N° 8 su altro tipo di segmento. Sarà messa in vendita nel 2025, poi altri due modelli ancora. Sono 330 mila le vetture vendute in tutto il mondo. 35mila solo in Italia, il secondo paese dove si vende di più L’obiettivo è incrementare del 2,5%”. 

IL VIDEO DELLE PAROLE DI ALESSANDRA MARIANI

La vettura, è stata concepita come auto elettrica senza lo stress della ricarica, con un’autonomia che facesse la differenza. Con dieci minuti di ricarica veloce consente di fare duecento km. Dal design elegante l’autonomia arriva sino a 750 km in città, 500 in autostrada. Ispirata al modello aero sport lounge, vanta al momento rispetto ai competitor una efficienza maggiore.

Il prezzo di vendita parte dai 58 mila ai 70mila euro circa per il modello quattro per quattro. Gli interni molto eleganti, fanno si che il comfort sia massimo e i materiali sono tutti riciclabili per la sostenibilità.

“Per il futuro – conclude Mariani – stiamo lavorando su ulteriori novità; Melfi rappresenta uno stabilimento importante che racconta il brand che attraverso raffinatezza e artigianalità offre al guidatore una vettura silenziosa e all’avanguardia tecnologica Con la migliore efficienza aerodinamica del segmento”.

Dopo l’apertura degli ordini in Italia, procede spedita la produzione dei primi esemplari della N°8 ill primo modello di grandi dimensioni del marchio e più in generale di Stellantis in Europa a nascere unicamente in versione 100% elettrica. Inoltre, è la prima vettura del Gruppo prodotta in Italia ad utilizzare la piattaforma multi-energy STLA Medium.

-Foto xc2/Italpress-
(ITALPRESS).

Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo, Mazzone “La scherma è per prima cosa relazione”

ROMA (ITALPRESS) – È una delle sfide più grandi della Federazione Italiana Scherma, e vale più di una medaglia d’oro. È l’impegno per uno sport sempre più inclusivo, che declini la scherma come esempio autentico d’integrazione e socialità. Un percorso già intrapreso, a cui si sta lavorando per fare ulteriori e significativi passi: un mission rilanciata oggi, nella Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo. Perché lo sport è veicolo d’inclusione potente, e la scherma ha una vocazione speciale.

La racconta il Presidente federale Luigi Mazzone, riconosciuto tra i riferimenti clinici e scientifici a livello internazionale sul disturbo dello spettro autistico: “Il nostro, come altri ovviamente, è uno sport socio-relazionale. Hai l’avversario di fronte, a poca distanza, e quest’aspetto aiuta a implementare una serie di abilità meta-cognitive che, in parte, sono quelle deficitarie dell’autismo. Sì, perché la scherma è per prima cosa una relazione, che si sviluppa impugnando un’arma, stimolando la percezione dell’altro e sollecitando la motivazione. Non solo. Ci sono elementi positivi che rinforzano questi aspetti socio-relazionali: il tabellone segnapunti, le luci e i rumori che coinvolgono il canale visivo e acustico dopo ogni stoccata, stimoli forti per rimettersi ogni volta in pedana e inseguire l’obiettivo di far accendere quella lampadina”.

Proprio il presidente Mazzone, professore universitario ordinario e direttore dell’Unità di Neuropsichiatria Infantile del Policlinico Tor Vergata di Roma, è referente di un Gruppo di lavoro dedicato che è stato costituito dalla Federazione Italiana Scherma per sviluppare una serie di progettualità rivolte ad atleti con disturbo dello spettro autistico. La più importante, nella scia dell’evento del 2023 a Roma “Fencing for Autism”, sarà la costruzione di un circuito promozionale sul modello di quella prima edizione di una gara di scherma integrata. Per esaltare sport, socialità e inclusione in pedana.

– foto ufficio stampa Federscherma –

(ITALPRESS).

Milano, campagna di Atm per la giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo

MILANO (ITALPRESS) – Prende il via a partire da oggi la campagna di sensibilizzazione sull’autismo promossa dal Comune di Milano in collaborazione con Atm e con L’abilità Onlus. La campagna, che inizia oggi in occasione della giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo e resterà attiva fino al 6 aprile, consiste in annunci audio che verranno diffusi all’interno delle stazioni della metropolitana con l’obiettivo di accrescere la consapevolezza e la conoscenza dei cittadini e delle cittadine sul tema. I protagonisti sono cinque bambini con autismo di L’abilità Onlus, l’associazione che ha proposto la campagna al Comune di Milano.

“L’autismo è una condizione che molte persone vivono e dobbiamo fare in modo che ci sia attenzione, sensibilità e conoscenza. La campagna ha proprio questo obiettivo. L’abilità Onlus ci ha proposto una campagna di questo genere sulla base di precedenti esperienze in altre città. A noi è sembrato molto importante mettere tutti attorno a un tavolo e dare concretezza a questo obiettivo. Siamo molto felici di averlo raggiunto in tempi così rapidi”, ha detto l’assessore al Welfare e Salute Lamberto Bertolé, a margine della presentazione della campagna a Milano.

“Atm è grata all’associazione L’abilità e al Comune di Milano per la proposta di questa iniziativa. Questi bambini con autismo sono speaker d’eccezione per gli annunci della metropolitana ai passeggeri e Atm può essere una grande cassa di risonanza per sensibilizzare sul tema. Crediamo che Atm, nella sua natura di azienda pubblica, abbia anche il dovere di informare e quindi crediamo che il miglior modo per far comprendere sia far conoscere”. Così Laura La Ferla, direttrice comunicazione di Atm, a margine della presentazione della campagna a Milano.

“Abbiamo fatto un progetto davvero importante perché dà voce ai bambini che raccontano i loro desideri, i loro bisogni, i loro diritti ma anche le loro paure. Sono bambini che conosciamo, perché sono bambini de L’abilità, la nostra associazione si occupa ogni giorno di 200 bambini e bambine con autismo, e non solo. Questi bambini hanno bisogno di essere inclusi nel mondo, nel mondo ‘normale’. L’autismo riguarda 500mila famiglie in tutta Italia, un bambino ogni 77 ha una diagnosi di autismo. Numeri importanti, che necessitano l’ingaggio di tutti”. Così Laura Borghetto, direttrice generale di L’abilità Onlus, a margine della presentazione della campagna a Milano.

Le voci che accompagneranno i viaggiatori sono di Francesco, Alessandro, Jacopo, Tiffany e Kian , cinque ragazzi con autismo che l’équipe di L’abilità ha accompagnato in un percorso educativo, spiegando loro in cosa consisteva l’iniziativa, il significato del loro coinvolgimento e l’importanza degli annunci per i passeggeri, in modo che potessero partecipare attivamente all’esperienza, sviluppando una piena consapevolezza del proprio ruolo. “Ciao Milano! Sono Tiffany, ho 9 anni. Mi piace tanto questa metropolitana perché è tutta blu. Buona giornata dell’autismo”.

“Ciao Milano Sono Kian. Ho 9 anni. Mi piace tanto questa metropolitana perché vedo le gallerie e mi sembra di guidare. Buona giornata dell’autismo”, alcuni dei messaggi che si possono sentire nelle stazioni.

– foto xp9/Italpress –

(ITALPRESS).

I cosiddetti Cimbri (seconda puntata).

(Continua dal numero precedente. Articolo sui Cimbri di Lucio Panozzo da Vicenza In Centro n. 4-2025).

Lo studioso a cui facciamo prevalentemente riferimento è senz’altro l’abate Agostino dal Pozzo di Rotzo, che nelle sue opere di studio del territorio, scrisse abbondantemente sull’argomento tra la fine del XVIII secolo e gli inizi del XIX. Ce ne furono molti altri, specialmente in ambito veronese, e se uno volesse divertirsi con la ricerca, avrebbe bisogno di molto tempo per potersi fare un’idea generale, considerato il numero degli studiosi e la mole delle loro opere. Ma qui io vorrei presentare una sola delle ipotesi così generosamente lasciateci dai vari studiosi, quella che tende a provare l’origine cimbra, ma che naufragò nel suo nascere, anche se ci si accorse della verità solo in tempi moderni. Dobbiamo partire da Plutarco, scrittore greco affezionato alla civiltà romana, autore del famoso libro “La fortuna dei Romani”, dove, descrivendo la guerra che portò alla vittoria su Cimbri e Teutoni (accompagnati a volte in Italia anche da Ambroni e Tigurini), narra delle ultime battaglie avvenute presso Vercelli (più precisamente ai Campi Raudii, ma precisione non c’è, perché nessuno sa dove si trovino questi campi). In breve, il focus di tutta la faccenda sta appunto nel ricercare il sito della battaglia, perché la tradizione che vuole i Cimbri negli altipiani veneti discende da un errore di traduzione che spostò l’ultima battaglia da Vercelli alla Val Lagarina, da cui gli sconfitti superstiti, scappando verso i monti, si sarebbero diffusi nelle zone che abbiamo detto più su. Pare che le cose si siano svolte così: Tito Livio, traduttore dell’opera di Plutarco, passando la minuta al copista e senza controllare l’opera finita, permise la diffusione dell’errore. Livio traduce così la posizione della battaglia: “Apud Athisonem flumen”; attualmente si chiama Toce. Il copista si chiede se Livio abbia preso lucciole per lanterne, perché gli è ignoto il nome del fiume. Tronfio e presuntuoso, corregge senza chiedere spiegazioni al suo datore di lavoro e produce il più grande sbaglio della storia: “Apud Athesim flumen”. Oggi questo fiume si chiama Adige. Quindi “presso il fiume Atisone” diventa “presso il fiume Adige”. Avevo detto che avrei parlato di una sola ipotesi, ma l’appetito vien mangiando.

Dazi, Mattarella “Errore profondo, serve risposta serena e determinata”

ROMA (ITALPRESS) – Guerra in Ucraina, Unione Europea, allargamento dell’Unione e dazi. Questi, secondo quanto si apprende, i temi al centro del colloquio al Quirinale tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente della Repubblica di Estonia, Alar Karis.
Emersa piena sintonia sulla necessità di recuperare rapporti transatlantici collaborativi, di accelerare il processo di allargamento dell’Ue ai Balcani, considerando anche Ucraina e Moldova. Riguardo ai dazi, sono considerati da Mattarella un “errore profondo”. Per il capo dello Stato da parte europea “serve una risposta compatta, serena, determinata”.

– Foto ufficio stampa Quirinale –

(ITALPRESS).

Torneo delle Regioni, Morgana “Nostro impegno anche sociale”

TERRASINI (PALERMO) – Presentato a Terrasini il Girone A della manifestazione di calcio giovanile che si disputerà in Sicilia dall’11 al 18 aprile. Non solo sport, ma anche solidarietà: infatti, il Comitato Regionale Sicilia ha deciso di donare 5 euro per ogni rete messa a segno nel corso del torneo, da destinare all’associazione culturale “La Casa di Lucia”.

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Dazi, Fontana “Situazione da non sottovalutare, serve dialogo con Usa”

MILANO (ITALPRESS) – “Oggi partono i dazi, una cosa di cui dobbiamo preoccuparci e su cui non si può scherzare. Dobbiamo però continuare il dialogo con gli Stati Uniti per evitare conseguenze pesanti per entrambe le parti”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, a margine dell’inaugurazione del nuovo hub EasyJet all’aeroporto di Milano Linate. Fontana ha sottolineato il rischio che eventuali contromisure da parte dell’Unione Europea possano avere effetti “devastanti” su entrambe le sponde dell’Atlantico. “Il buon rapporto che abbiamo con gli alti vertici degli Stati Uniti deve essere sfruttato – ha aggiunto -. Vance verrà presto in Italia e quella potrebbe essere l’occasione per far presente i problemi che questa situazione potrebbe generare”.

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Cognomi famosi: Loschi

(Articolo di Adriano Bevilacqua sul cognome Loschi da Vicenza In Centro n.4- aprile 2025)

Il cognome Loschi, malgrado le apparenze, non significa sinistro e sospetto, ma il cognome, si pensa, derivi dal tedesco Losk o molto più probabilmente da Luscus (contrazione del latino Luce-Captus) che significa letteralmente “cieco da un occhio”. Molto probabilmente il capostipite della casata, il condottiero Bartolomeo Branzo de Loschi era strabico oppure durante una battaglia venne colpito ad un occhio e ne perse l’uso.
Una delle prime notizie della famiglia è del 1206 quando Andrea Loschi, prode condottiero, fu ucciso in una delle molteplici guerre tra vicentini e padovani, per il dominio del fiume Bacchiglione. Nella stessa battaglia furono catturati e condotti in catene a Padova un altro Andrea Loschi e il figlio di Gherardino Loschi. I Loschi furono un’importante famiglia vicentina, tra le più potenti della città. Membri del nobile consiglio della città di Vicenza, avevano molte torri-case sparse per la città. Purtroppo, oggi l’unica rimasta e tuttora visibile, è la torre Loschi in contrà Sant’Antonio, eretta nel XIII° secolo. Un’altra torre si ergeva in contrà Oratorio dei Servi, ma fu demolita per far posto all’Oratorio del Crocefisso su disegno dell’architetto Giambattista Albanese. La famiglia Loschi era ricca per i proventi che derivavano dai molti fondi agricoli posseduti. Personaggio pubblico tra i più noti della famiglia fu sicuramente Antonio Loschi 1368-1441, fu egli un famoso umanista che, seguendo la tradizione familiare, entrò prima a servizio dell’arcivescovo di Milano Pietro Filargia per poi diventare collaboratore di Gian Galeazzo Visconti, che era subentrato agli Scaligeri nel dominio di Vicenza. Qui conobbe e sposò la nobildonna milanese Elisabetta Brivio. Con la dedizione di Vicenza alla Repubblica di Venezia nel 1404, Antonio abbandonò gli incarichi a Milano ed entrò a servizio della Serenissima. Fu suo tramite che, nel 1436,
la famiglia cedette ai Benedettini di SS. Felice e Fortunato i terreni che possedevano in Angarano, in cambio degli 800 campi vicentini nella campagna di Biron, dove costruirono alcune barchesse e depositi di attrezzi. Con il tempo le costruzioni vennero ingrandite fino al 1734 con la costruzione della villa su progetto dell’architetto Muttoni. Possedevano molte altre ville e palazzi quale villa Loschi detta delle Cattane, villa Loschi Zaccaria sulle pendici di Monte Crocetta. Nicolò Loschi, nel 1729 per celebrare l’iscrizione nel libro d’oro della Repubblica di Venezia, ritenne adeguato al nuovo titolo, dover migliorare dell’immagine della famiglia chiamando il giovane Giambattista Tiepolo a decorare con 12 affreschi il nuovo salone nobile della villa al Biron. Notevoli le ville sparse per la provincia. Oltre la più importante villa a Biron, un palazzo Brando Loschi a Malo ed uno a Isola Vicentina oltre all’importante palazzo Loschi in Vicenza corso Palladio.