lunedì, Gennaio 12, 2026
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Iran, il portavoce della resistenza Gobadi “La società non chiede riforme, ma la fine del regime”

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di Lucia Rotta

ROMA (ITALPRESS) – “Ciò che rende questo momento diverso è che la società ha superato una soglia psicologica. Le persone non si aspettano più riforme o sollievo. Chiedono apertamente la fine dell’intero sistema”. Così Shahin Gobadi, portavoce del movimento di resistenza iraniana all’estero denominato “Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano”, commenta le manifestazioni che stanno inondando le strade delle città del suo Paese fin dal 28 dicembre. Gobadi, che vive a Parigi per sfuggire a un regime che non ammette movimenti di opposizione nel territorio nazionale, osserva in un’intervista all’Italpress che non si tratta di un fenomeno estemporaneo. “Non si tratta di un’esplosione spontanea. È il risultato di anni di pressioni politiche, economiche e sociali accumulate che hanno finalmente raggiunto il punto di rottura. Inflazione, corruzione, disoccupazione e il saccheggio del Paese da parte dell’elite al potere hanno distrutto la vita delle persone. Allo stesso tempo, il regime ha risposto a ogni crisi con esecuzioni, repressione e paura. Ciò che rende questo momento diverso è che la società ha superato una soglia psicologica. Le persone non si aspettano più riforme o sollievo. Chiedono apertamente la fine dell’intero sistema. Quella che è iniziata come protesta economica è diventata una rivolta politica volta a rovesciare il sistema”, precisa il portavoce del movimento d’opposizione. Ciò che sostiene ed espande questa rivolta, che ora si è estesa a più di 190 città, è proprio il lavoro delle Unità di Resistenza dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano o Mujahedin-e Khalq (MEK).

“Queste reti operano da anni in modo metodico, silenzioso e prudente sotto la superficie della società, reclutando, organizzando e coordinando azioni di resistenza. Forniscono la spina dorsale organizzativa che consente alle proteste di riemergere dopo le repressioni, di diffondersi da una città all’altra e di passare dalla protesta simbolica al confronto reale con il regime”, spiega Gobadi. Nonostante la chiusura di Internet e la censura, anche le informazioni continuano a circolare attraverso reti sotterranee all’interno del Paese. “Video, cifre delle vittime, luoghi degli scontri e arresti. È così che conosciamo la portata, la diffusione geografica e l’intensità della rivolta. Ad esempio, sabato sera 10 gennaio 2026, il 14esimo giorno della rivolta nazionale, le città di tutto l’Iran hanno assistito a rivolte e scontri diffusi tra il popolo e le forze repressive del regime. Sabato sera, oltre a Teheran, molte città – tra cui Kermanshah, Gilan-e Gharb, Rasht, Isfahan, Qorveh, Mashhad, Shiraz, Kazerun, Tabriz, Urmia, Qom, Qazvin, Sanandaj, Izeh, Dareh-Derij, Hamedan, Ahvaz, Karaj, Gonbad-e Kavus, Quchan, Kerman e Saqqez – sono state teatro di scontri tra la popolazione, in particolare i giovani, e le forze repressive del regime”, racconta Gobadi.

“Il regime stesso conferma questa realtà con il suo comportamento: blocca internet, schiera droni, inonda le città di forze di sicurezza e ammette pubblicamente che dei civili sono stati uccisi, mentre a migliaia sono stati arrestati. Queste non sono le azioni di un governo che si sente sicuro”, osserva il portavoce della resistenza. La domanda successiva è su come potrà finire questa nuova rivolta, dalle proporzioni inaspettate forse per il regime stesso. “Il regime sta cercando di forzare un ritorno alla paura attraverso una repressione brutale, con sparatorie, arresti di massa, torture ed esecuzioni. Ma qualcosa di fondamentale è cambiato: la paura non funziona più come un tempo. Le proteste sono organizzate, resilienti e si stanno diffondendo. Si stanno unendo sempre più gruppi sociali, dai giovani ai lavoratori fino ai commercianti dei bazar. Il regime sta reagendo in troppe città contemporaneamente. Quando un sistema può governare solo uccidendo il proprio popolo, è già in una crisi terminale. La prospettiva di un cambiamento è più rosea che mai”, commenta ancora il portavoce del movimento di resistenza iraniana.

Sull’ipotesi di un intervento americano, Gobadi risponde richiamando le parole della leader del movimento a cui appartiene, la presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), Maryam Rajavi: “Sebbene il regime al potere in Iran sia stato gravemente indebolito e abbia subito duri colpi, il suo rovesciamento non verrà dall’esterno dell’Iran, né sarà operato dalla volontà di capitali stranieri. Il destino dell’Iran è nelle mani dei suoi cittadini. Un cambiamento duraturo richiede più del dissenso; richiede un movimento organizzato e di base sufficientemente resiliente da sfidare la macchina di una formidabile dittatura. Questo movimento di resistenza esiste già sul campo”.

Questo non significa, ha infine precisato Gobadi, che il mondo debba restare in disparte. “Gli Stati Uniti e l’Unione europea devono imporre costi reali alla macchina della repressione, sostenere la libertà di internet e delle comunicazioni, perseguire la responsabilità internazionale per i crimini contro l’umanità e, soprattutto, esprimere inequivocabilmente il proprio sostegno al diritto del popolo iraniano a rovesciare questo regime”. Riconoscere questo diritto, pubblicamente e politicamente, è secondo il portavoce del movimento “di grande importanza” poiché “indebolisce la pretesa di legittimità del regime e rafforza il morale di coloro che rischiano la vita in Iran”. Un ultimo appello di Gobadi sottolinea infine che “il popolo iraniano non ha bisogno di soldati stranieri, ma ha bisogno che il mondo imponga sanzioni ai suoi oppressori, chiuda le ambasciate e gli altri centri del regime nel loro Paese. E si schieri in modo chiaro dalla parte della lotta del popolo iraniano per la libertà e una repubblica democratica”.

– foto Shahin Gobadi –

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Cina: a Fuzhou la cultura diventa motore di sviluppo turistico (3)

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FUZHOU (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Gli artisti mettono in scena una rappresentazione operistica al Parco Xihu di Fuzhou, nella provincia sud-orientale cinese del Fujian, il 10 gennaio 2026. Negli ultimi anni, la provincia del Fujian ha intensificato gli sforzi per valorizzare risorse culturali distintive, promuovendo nuovi scenari, format e modelli di consumo culturale per sostenere una crescita di alta qualità dell’economia culturale e turistica.

-Foto Xinhua-

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Cina: a Fuzhou la cultura diventa motore di sviluppo turistico (2)

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FUZHOU (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Gli artisti interagiscono con i cittadini durante una rappresentazione operistica al Parco Xihu di Fuzhou, nella provincia sud-orientale cinese del Fujian, il 10 gennaio 2026. Negli ultimi anni, la provincia del Fujian ha intensificato gli sforzi per valorizzare risorse culturali distintive, promuovendo nuovi scenari, format e modelli di consumo culturale per favorire una crescita di alta qualità dell’economia culturale e turistica.

-Foto Xinhua-

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Cina: a Fuzhou la cultura diventa motore di sviluppo turistico (1)

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FUZHOU (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Una turista che indossa le tre forcine, un copricapo riconosciuto come patrimonio culturale immateriale, controlla le foto scattate con il cellulare nell’area di Sanfangqixiang (Tre Vicoli e Sette Rioni) a Fuzhou, nella provincia sud-orientale cinese del Fujian, il 9 gennaio 2026. Negli ultimi anni, la provincia del Fujian ha intensificato gli sforzi per valorizzare risorse culturali distintive, promuovendo nuovi scenari, format e modelli di consumo culturale al fine di favorire una crescita di alta qualità dell’economia culturale e turistica.

-Foto Xinhua-

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Catania, cani antidroga scovano un kg e mezzo di marijuana nel quartiere San Cristofaro

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CATANIA (ITALPRESS) – La Polizia di Stato ha sequestrato un chilo e mezzo di marijuana che era stata nascosta all’interno di un’autovettura e di un’area comune di un condominio nel quartiere San Cristoforo. Nel corso delle attività di controllo finalizzate alla prevenzione e repressione del fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti i poliziotti della Squadra Volanti, coadiuvati dalle unità cinofile antidroga della Questura di Catania, hanno effettuato mirati controlli in alcune zone del quartiere ove in passato sono state rinvenute armi e sostanze stupefacenti di ogni tipo.

In particolare, in via Moncada, il cane antidroga “Maui” ha segnalato insistentemente al suo conduttore la possibile presenza di stupefacenti all’interno di un veicolo aperto e in stato di abbandono. In effetti, all’interno dell’auto è stato rinvenuto un sacco contenente 1140 grammi di marijuana. Pochi metri più avanti, il cane antidroga “Ares” ha segnalato l’ingresso di un condominio e, dato che il portone era aperto, i poliziotti, una volta entrati, hanno potuto immediatamente constatare la presenza di un sacco per la spesa con 187 dosi di marijuana all’interno, per un totale di 400 grammi. Tutta la droga rinvenuta è stata sequestrata a carico di ignoti e, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, sarà distrutta.

– foto ufficio stampa Polizia di Stato Catania –

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Motori Magazine – 11/1/2026

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ROMA (ITALPRESS) – In questa edizione:
– Rimorchi e semirimorchi, boom di immatricolazioni
– Il mercato delle due ruote procede a doppia velocità
– 2025 positivo per il noleggio
tvi/abr/azn

Cina: Jingzhou punta su ricerca e restauro dei reperti storici (3)

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WUHAN (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Un membro dello staff restaura un bene culturale presso il centro di protezione dei beni culturali di Jingzhou, nella provincia centrale cinese di Hubei, il 9 gennaio 2026. I beni culturali organici, rappresentati ad esempio dalle tavolette di bambù, pongono sfide significative alla conservazione del patrimonio. Negli ultimi anni, il centro di protezione dei beni culturali di Jingzhou, nella provincia di Hubei, si è concentrato sull’innovazione e sull’applicazione di tecniche di conservazione per i beni culturali organici, impegnandosi a garantire una tutela completa di questi reperti.

-Foto Xinhua-

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Cina: Jingzhou punta su ricerca e restauro dei reperti storici (2)

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WUHAN (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Una foto aerea realizzata con un drone il 9 gennaio 2026 mostra il centro di protezione dei beni culturali di Jingzhou, nella provincia centrale cinese di Hubei. I beni culturali organici, rappresentati ad esempio dalle tavolette di bambù, pongono sfide significative alla conservazione del patrimonio. Negli ultimi anni, il centro di protezione dei beni culturali di Jingzhou, nella provincia di Hubei, si è concentrato sull’innovazione e sull’applicazione di tecniche di conservazione per i beni culturali organici, impegnandosi a garantire una tutela completa di questi reperti.

-Foto Xinhua-

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Cina: Jingzhou punta su ricerca e restauro dei reperti storici (1)

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WUHAN (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Chen Shaohui, responsabile del dipartimento di restauro dei beni culturali tessili, esamina un reperto tessile presso il centro di protezione dei beni culturali di Jingzhou, nella provincia centrale cinese dell’Hubei, il 9 gennaio 2026. I beni culturali organici, rappresentati ad esempio dalle tavolette di bambù, pongono notevoli sfide alla conservazione del patrimonio. Negli ultimi anni, il centro di protezione dei beni culturali di Jingzhou, nella provincia dell’Hubei, si è concentrato sull’innovazione e sull’applicazione di tecniche di conservazione per i beni culturali organici, impegnandosi a garantire una tutela completa di questi reperti.

-Foto Xinhua-

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Cina: a Shenyang turismo invernale in crescita tra neve e terme (3)

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SHENYANG (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Una foto aerea realizzata con un drone mostra i visitatori che si godono le terme all’aperto, circondate da ghiaccio e neve, in un resort termale a Shenyang, nella provincia nord-orientale cinese del Liaoning, il 9 gennaio 2026. Sfruttando le sue risorse naturali uniche, Shenyang offre speciali esperienze turistiche invernali combinando attività su ghiaccio e neve con le sorgenti termali, attirando visitatori da tutto il Paese.

-Foto Xinhua-

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