martedì, Gennaio 13, 2026
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Ad Andrea Rinaldo il premio “Veneziano dell’anno 2025”

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VENEZIA (ITALPRESS) – Si è svolta stamani, nelle sale apollinee del Teatro La Fenice, la cerimonia di conferimento dello speciale riconoscimento “Il veneziano dell’anno 2025”, con la partecipazione dell’assessore all’Ambiente, Massimiliano De Martin, in rappresentanza dell’Amministrazione. Il riconoscimento, giunto alla sua 46ma edizione, come specificato dal coordinatore del Comitato del Premio, Pier Luigi Borella, è stato attribuito al termine della prolusione tenuta da Donatella Calabri, già ordinaria di Storia della città e del territorio all’Università IUAV di Venezia, e consegnato dall’assessore De Martin ad Andrea Rinaldo, ingegnere idraulico, con la seguente motivazione: “Per le competenze universalmente riconosciute nell’ambito delle discipline idrauliche, sugellate da premi prestigiosi come lo Stockholm Water Prize, il ‘Nobel dell’acqua’, e importanti incarichi, combinati nell’attuale presidenza dell’Istituto veneto di Scienze, Lettere e Arti, perseguendo con autorevole determinazione alla salvaguardia di Venezia, proposta come sede ideale della ricerca scientifica sugli ambienti costieri, sul controllo delle pandemie, e sui cambiamenti climatici, sollecitando al contempo l’attenzione generale verso le emergenze più recenti che erodono la consistenza e minano la coesione della nostra comunità di residenti”. Tale motivazione è stata riportata sulla pergamena consegnata insieme alla medaglia di riconoscimento.

All’appuntamento, iniziato con la lettura di un messaggio del presidente della Regione, Alberto Stefani, hanno preso parte tra gli altri, Andrea Erri, direttore generale della Fondazione Teatro La Fenice, Darco Pellos, prefetto di Venezia, Roberto Rossetto, presidente dell’Autorità della Laguna di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Fondazione La Biennale di Venezia, il presidente di Vela Spa, Piero Rosa Salva, oltre che a diverse autorità civili e militari del territorio.

“Desidero esprimere, a nome dell’Amministrazione, un sentito ringraziamento al Comitato che negli anni ha contribuito a consolidare il Premio, mantenendo vivo il senso di appartenenza alla città di Venezia”, ha dichiarato l’assessore De Martin. “Venezia ha ormai raggiunto una piena maturità nella gestione delle dinamiche legate all’acqua, elemento costitutivo e identitario della città. Questo contesto rappresenta un naturale punto di convergenza tra il mondo della ricerca scientifica e quello dell’azione politica. È pertanto necessario promuovere un dialogo strutturato e continuativo tra scienza e politica, finalizzato alla definizione e alla realizzazione di progetti condivisi”.

L’assessore De Martin ha inoltre sottolineato l’importanza di un lavoro sinergico per il rifinanziamento della Legge Speciale: “Se oggi la città è in grado di difendersi dalle mareggiate, ciò è stato possibile grazie all’azione congiunta della politica e dei governi, che hanno individuato soluzioni efficaci e sostenibili”. “I tempi sono maturi – ha concluso – per valorizzare competenze e capacità di dialogo e collaborazione, indispensabili per portare avanti progetti comuni nell’interesse della comunità cittadina”.

ll riconoscimento “Il veneziano dell’anno” è promosso dall’associazione Settemari e viene assegnato a persone, enti o istituzioni che abbiano contribuito con la loro attività, il loro impegno e la loro testimonianza al miglioramento sociale e culturale della città o a diffondere il nome e il prestigio di Venezia nel mondo. Tra i veneziani che hanno ricevuto il premio dal 1978 ad oggi: Uto Ughi e Bruno Tosi, Antonio Rosa Salva, Mara Venier, Giancarlo Ligabue, Egidio Martini, Alvise Zorzi e tanti altri. Tra gli enti, le società e le istituzioni premiate invece, troviamo anche la Comunità mechitarista armena, il Teatro La Fenice e la Comunità ebraica. Mentre nel 2019, anno segnato dall’Acqua granda del 12 novembre, era stato attribuito all’unanimità, “per l’immediata e spontanea mobilitazione in soccorso alla città devastata e ferita, alla nuova generazione del terzo millennio che ha saputo diffondere, con alto senso civico e contagioso entusiasmo, stimoli e speranze per il futuro della nostra Comunità”.

– foto ufficio stampa Comune di Venezia –

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Cina: nel 2026 più consumi, apertura e attrazione di investimenti esteri

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PECHINO (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Il Ministero del Commercio della Cina intensificherà ulteriormente la promozione dei consumi e l’espansione dell’apertura economica come parte del suo lavoro chiave per il 2026, secondo quanto emerso da una conferenza nazionale sul lavoro commerciale durata due giorni e conclusasi domenica.

Il sistema commerciale nazionale attuerà campagne per stimolare la spesa, costruire il marchio “Shop in China” attraverso la creazione di nuovi punti di crescita nei consumi dei servizi e ottimizzare le politiche di permuta dei beni di consumo.

A tal fine, la conferenza ha inoltre evidenziato i consumi digitali, verdi e legati alla salute, nonché il potenziale dei mercati emergenti in tutto il Paese.

Sul fronte del commercio, saranno compiuti sforzi per ammodernare il commercio di beni, ampliare il commercio e le esportazioni di servizi e promuovere il commercio digitale e verde, al fine di costruire il marchio “Export to China”.

Per attrarre investimenti esteri e rafforzare il marchio “Invest in China”, la Cina migliorerà l’apertura nel settore dei servizi, potenzierà la promozione degli investimenti e perfezionerà i servizi per le imprese straniere.

Per ampliare ulteriormente l’apertura, la Cina si allineerà a regole commerciali internazionali di alto livello, potenzierà le zone pilota di libero scambio e il Porto di Libero Scambio di Hainan e ospiterà in modo efficace le principali fiere.

Per una migliore gestione degli investimenti in uscita, saranno rafforzate le iniziative volte a guidare la distribuzione transfrontaliera delle catene industriali e di approvvigionamento, potenziare le reti di servizi all’estero, approfondire la cooperazione nell’ambito della Belt and Road Initiative e rafforzare la gestione dei rischi.

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Cina: nuovi fossili chiariscono l’evoluzione delle piante di ginkgo giurassiche

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PECHINO (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Ricercatori internazionali hanno recentemente compiuto nuovi progressi nello studio della sistematica e della diversità evolutiva delle piante di ginkgo del Mesozoico, secondo l’Istituto di Geologia e Paleontologia di Nanchino dell’Accademia Cinese delle Scienze.

La ricerca, condotta dall’istituto in collaborazione con colleghi di Germania, Francia e Irlanda, è stata pubblicata sulla rivista Papers in Palaeontology.

Lo studio si concentra sull’analisi sistematica di fossili di ginkgo rinvenuti in strati giurassici del bacino di Qaidam, nella Cina nord-occidentale. La ricerca fa luce sulla diversità di questi fossili e sulle loro risposte ai cambiamenti paleoambientali, offrendo un importante termine di confronto per ricostruire la storia della vegetazione giurassica e il clima dell’Altopiano Qinghai-Xizang.

Componenti significative degli ecosistemi terrestri del Mesozoico globale, le piante di ginkgo erano un tempo ampiamente diffuse nel mondo. Fin dal Triassico hanno mostrato una notevole stasi evolutiva e un’elevata adattabilità ambientale, mantenendo strutture morfologiche e anatomiche relativamente stabili.

Di conseguenza, lo studio della loro sistematica fossile e della loro diversità è fondamentale per ricostruire le condizioni ambientali del passato, inclusi il paleoclima e le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica.

Il team di ricerca ha raccolto e analizzato in modo sistematico 128 esemplari provenienti da otto livelli fossiliferi consecutivi. Integrando caratteristiche macro-morfologiche, come la forma delle foglie e la venatura, con tratti micro-morfologici della cuticola, è stata condotta un’analisi completa.

Attraverso una rigorosa analisi tassonomica, i ricercatori hanno identificato 10 specie appartenenti a tre generi – Ginkgoites, Baiera e Sphenobaiera – evidenziando una notevole diversità dei ginkgo in questo periodo.

In particolare, due nuove specie di Baiera e Sphenobaiera sono state documentate per la prima volta nel bacino di Qaidam, arricchendo la flora locale e fornendo nuovo materiale per confronti botanici interregionali.

Applicando in modo innovativo l’Analisi Fattoriale dei Dati Misti, il team ha integrato efficacemente tratti macro e micro-morfologici, dimostrando il loro valore complementare e sinergico nella classificazione dei fossili di ginkgo.

Inoltre, alcune specie, come G. qaidamensis e G. longifolius, hanno mantenuto caratteristiche morfologiche coerenti dagli strati del Giurassico inferiore a quelli del Giurassico medio.

Questa stabilità fornisce prove fossili chiave e spunti teorici sulla resilienza evolutiva delle piante di ginkgo, sulle loro strategie adattative di fronte alle fluttuazioni ambientali del Mesozoico e sulla ricostruzione dettagliata del paleoclima e dell’ecologia del Giurassico inferiore-medio nel bacino di Qaidam e nel nord-est dell’Altopiano Qinghai-Xizang.

Lo studio indica che, nonostante significativi cambiamenti climatici nel bacino di Qaidam nell’arco di circa 20 milioni di anni durante il Giurassico inferiore e medio, le piante di ginkgo rappresentative hanno mantenuto forme fogliari e anatomia stabili, sottolineando la loro duplice capacità di variazione morfologica e adattamento ecologico di lungo periodo.

Questi risultati migliorano la comprensione dell’evoluzione dei ginkgo e dei loro meccanismi adattativi, offrendo una nuova prospettiva sulle interazioni tra piante e ambiente in questo periodo geologico.

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Iran, il portavoce della resistenza Gobadi “La società non chiede riforme, ma la fine del regime”

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di Lucia Rotta

ROMA (ITALPRESS) – “Ciò che rende questo momento diverso è che la società ha superato una soglia psicologica. Le persone non si aspettano più riforme o sollievo. Chiedono apertamente la fine dell’intero sistema”. Così Shahin Gobadi, portavoce del movimento di resistenza iraniana all’estero denominato “Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano”, commenta le manifestazioni che stanno inondando le strade delle città del suo Paese fin dal 28 dicembre. Gobadi, che vive a Parigi per sfuggire a un regime che non ammette movimenti di opposizione nel territorio nazionale, osserva in un’intervista all’Italpress che non si tratta di un fenomeno estemporaneo. “Non si tratta di un’esplosione spontanea. È il risultato di anni di pressioni politiche, economiche e sociali accumulate che hanno finalmente raggiunto il punto di rottura. Inflazione, corruzione, disoccupazione e il saccheggio del Paese da parte dell’elite al potere hanno distrutto la vita delle persone. Allo stesso tempo, il regime ha risposto a ogni crisi con esecuzioni, repressione e paura. Ciò che rende questo momento diverso è che la società ha superato una soglia psicologica. Le persone non si aspettano più riforme o sollievo. Chiedono apertamente la fine dell’intero sistema. Quella che è iniziata come protesta economica è diventata una rivolta politica volta a rovesciare il sistema”, precisa il portavoce del movimento d’opposizione. Ciò che sostiene ed espande questa rivolta, che ora si è estesa a più di 190 città, è proprio il lavoro delle Unità di Resistenza dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano o Mujahedin-e Khalq (MEK).

“Queste reti operano da anni in modo metodico, silenzioso e prudente sotto la superficie della società, reclutando, organizzando e coordinando azioni di resistenza. Forniscono la spina dorsale organizzativa che consente alle proteste di riemergere dopo le repressioni, di diffondersi da una città all’altra e di passare dalla protesta simbolica al confronto reale con il regime”, spiega Gobadi. Nonostante la chiusura di Internet e la censura, anche le informazioni continuano a circolare attraverso reti sotterranee all’interno del Paese. “Video, cifre delle vittime, luoghi degli scontri e arresti. È così che conosciamo la portata, la diffusione geografica e l’intensità della rivolta. Ad esempio, sabato sera 10 gennaio 2026, il 14esimo giorno della rivolta nazionale, le città di tutto l’Iran hanno assistito a rivolte e scontri diffusi tra il popolo e le forze repressive del regime. Sabato sera, oltre a Teheran, molte città – tra cui Kermanshah, Gilan-e Gharb, Rasht, Isfahan, Qorveh, Mashhad, Shiraz, Kazerun, Tabriz, Urmia, Qom, Qazvin, Sanandaj, Izeh, Dareh-Derij, Hamedan, Ahvaz, Karaj, Gonbad-e Kavus, Quchan, Kerman e Saqqez – sono state teatro di scontri tra la popolazione, in particolare i giovani, e le forze repressive del regime”, racconta Gobadi.

“Il regime stesso conferma questa realtà con il suo comportamento: blocca internet, schiera droni, inonda le città di forze di sicurezza e ammette pubblicamente che dei civili sono stati uccisi, mentre a migliaia sono stati arrestati. Queste non sono le azioni di un governo che si sente sicuro”, osserva il portavoce della resistenza. La domanda successiva è su come potrà finire questa nuova rivolta, dalle proporzioni inaspettate forse per il regime stesso. “Il regime sta cercando di forzare un ritorno alla paura attraverso una repressione brutale, con sparatorie, arresti di massa, torture ed esecuzioni. Ma qualcosa di fondamentale è cambiato: la paura non funziona più come un tempo. Le proteste sono organizzate, resilienti e si stanno diffondendo. Si stanno unendo sempre più gruppi sociali, dai giovani ai lavoratori fino ai commercianti dei bazar. Il regime sta reagendo in troppe città contemporaneamente. Quando un sistema può governare solo uccidendo il proprio popolo, è già in una crisi terminale. La prospettiva di un cambiamento è più rosea che mai”, commenta ancora il portavoce del movimento di resistenza iraniana.

Sull’ipotesi di un intervento americano, Gobadi risponde richiamando le parole della leader del movimento a cui appartiene, la presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), Maryam Rajavi: “Sebbene il regime al potere in Iran sia stato gravemente indebolito e abbia subito duri colpi, il suo rovesciamento non verrà dall’esterno dell’Iran, né sarà operato dalla volontà di capitali stranieri. Il destino dell’Iran è nelle mani dei suoi cittadini. Un cambiamento duraturo richiede più del dissenso; richiede un movimento organizzato e di base sufficientemente resiliente da sfidare la macchina di una formidabile dittatura. Questo movimento di resistenza esiste già sul campo”.

Questo non significa, ha infine precisato Gobadi, che il mondo debba restare in disparte. “Gli Stati Uniti e l’Unione europea devono imporre costi reali alla macchina della repressione, sostenere la libertà di internet e delle comunicazioni, perseguire la responsabilità internazionale per i crimini contro l’umanità e, soprattutto, esprimere inequivocabilmente il proprio sostegno al diritto del popolo iraniano a rovesciare questo regime”. Riconoscere questo diritto, pubblicamente e politicamente, è secondo il portavoce del movimento “di grande importanza” poiché “indebolisce la pretesa di legittimità del regime e rafforza il morale di coloro che rischiano la vita in Iran”. Un ultimo appello di Gobadi sottolinea infine che “il popolo iraniano non ha bisogno di soldati stranieri, ma ha bisogno che il mondo imponga sanzioni ai suoi oppressori, chiuda le ambasciate e gli altri centri del regime nel loro Paese. E si schieri in modo chiaro dalla parte della lotta del popolo iraniano per la libertà e una repubblica democratica”.

– foto Shahin Gobadi –

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Cina: a Fuzhou la cultura diventa motore di sviluppo turistico (3)

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FUZHOU (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Gli artisti mettono in scena una rappresentazione operistica al Parco Xihu di Fuzhou, nella provincia sud-orientale cinese del Fujian, il 10 gennaio 2026. Negli ultimi anni, la provincia del Fujian ha intensificato gli sforzi per valorizzare risorse culturali distintive, promuovendo nuovi scenari, format e modelli di consumo culturale per sostenere una crescita di alta qualità dell’economia culturale e turistica.

-Foto Xinhua-

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Cina: a Fuzhou la cultura diventa motore di sviluppo turistico (2)

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FUZHOU (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Gli artisti interagiscono con i cittadini durante una rappresentazione operistica al Parco Xihu di Fuzhou, nella provincia sud-orientale cinese del Fujian, il 10 gennaio 2026. Negli ultimi anni, la provincia del Fujian ha intensificato gli sforzi per valorizzare risorse culturali distintive, promuovendo nuovi scenari, format e modelli di consumo culturale per favorire una crescita di alta qualità dell’economia culturale e turistica.

-Foto Xinhua-

(ITALPRESS).

Cina: a Fuzhou la cultura diventa motore di sviluppo turistico (1)

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FUZHOU (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Una turista che indossa le tre forcine, un copricapo riconosciuto come patrimonio culturale immateriale, controlla le foto scattate con il cellulare nell’area di Sanfangqixiang (Tre Vicoli e Sette Rioni) a Fuzhou, nella provincia sud-orientale cinese del Fujian, il 9 gennaio 2026. Negli ultimi anni, la provincia del Fujian ha intensificato gli sforzi per valorizzare risorse culturali distintive, promuovendo nuovi scenari, format e modelli di consumo culturale al fine di favorire una crescita di alta qualità dell’economia culturale e turistica.

-Foto Xinhua-

(ITALPRESS).

Catania, cani antidroga scovano un kg e mezzo di marijuana nel quartiere San Cristofaro

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CATANIA (ITALPRESS) – La Polizia di Stato ha sequestrato un chilo e mezzo di marijuana che era stata nascosta all’interno di un’autovettura e di un’area comune di un condominio nel quartiere San Cristoforo. Nel corso delle attività di controllo finalizzate alla prevenzione e repressione del fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti i poliziotti della Squadra Volanti, coadiuvati dalle unità cinofile antidroga della Questura di Catania, hanno effettuato mirati controlli in alcune zone del quartiere ove in passato sono state rinvenute armi e sostanze stupefacenti di ogni tipo.

In particolare, in via Moncada, il cane antidroga “Maui” ha segnalato insistentemente al suo conduttore la possibile presenza di stupefacenti all’interno di un veicolo aperto e in stato di abbandono. In effetti, all’interno dell’auto è stato rinvenuto un sacco contenente 1140 grammi di marijuana. Pochi metri più avanti, il cane antidroga “Ares” ha segnalato l’ingresso di un condominio e, dato che il portone era aperto, i poliziotti, una volta entrati, hanno potuto immediatamente constatare la presenza di un sacco per la spesa con 187 dosi di marijuana all’interno, per un totale di 400 grammi. Tutta la droga rinvenuta è stata sequestrata a carico di ignoti e, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, sarà distrutta.

– foto ufficio stampa Polizia di Stato Catania –

(ITALPRESS).

Motori Magazine – 11/1/2026

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ROMA (ITALPRESS) – In questa edizione:
– Rimorchi e semirimorchi, boom di immatricolazioni
– Il mercato delle due ruote procede a doppia velocità
– 2025 positivo per il noleggio
tvi/abr/azn

Cina: Jingzhou punta su ricerca e restauro dei reperti storici (3)

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WUHAN (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Un membro dello staff restaura un bene culturale presso il centro di protezione dei beni culturali di Jingzhou, nella provincia centrale cinese di Hubei, il 9 gennaio 2026. I beni culturali organici, rappresentati ad esempio dalle tavolette di bambù, pongono sfide significative alla conservazione del patrimonio. Negli ultimi anni, il centro di protezione dei beni culturali di Jingzhou, nella provincia di Hubei, si è concentrato sull’innovazione e sull’applicazione di tecniche di conservazione per i beni culturali organici, impegnandosi a garantire una tutela completa di questi reperti.

-Foto Xinhua-

(ITALPRESS).