Prosegue con il nono spettacolo in cartellone la XLV Stagione di prosa thienese con la messa in scena al Teatro Comunale, martedì 31 marzo con repliche mercoledì 1° e giovedì 2 aprile 2026, di “Gaber, mi fa male il mondo“. Tutti gli spettacoli della 45^ Stagione Teatrale di Prosa iniziano alle ore 20.45.
Lo spettacolo da Giorgio Gaber e Sandro Luporini con Neri Marcorè è una produzione di Teatro Stabile di Bolzano, Teatro della Toscana – Teatro Nazionale in collaborazione con Fondazione Giorgio Gaber e Centro Servizi Culturali Santa Chiara.
“Sogno, utopia, libertà, democrazia, etica, pensiero, partecipazione, appartenenza, idea, ideologia sono alcune delle parole e dei concetti identitari e ricorrenti nella scrittura di Giorgio Gaber e Sandro Luporini. Una incessante, laboriosa, impietosa ricerca di senso e di verità, mai autoassolutoria, che fosse guida e sostegno ai comportamenti umani e civili del vivere contemporaneo. Il tutto dentro quella modalità artistica ed espressiva che i due artisti hanno prima creato e poi perfezionato per più di 40 anni: il Teatro Canzone, una forma e un linguaggio teatrale per musica e parole che vide Gaber geniale front man e Luporini lucidissimo tessitore. Un lascito ricchissimo di canzoni e monologhi, intuizioni e svelamenti che ancora oggi vibrano di verità quasi preveggenti. A tutto questo il nostro spettacolo si ispira, riprendendo e rielaborando i loro materiali in una forma musicale per quattro pianoforti, quasi cameristica perciò, rinnovata e compatta, in un certo qual modo fuori dal tempo.
Sarà ancora Neri Marcorè a portare sulla scena queste creazioni in musica, sempre così vibranti e fertili di pensiero e di vita, profonde e giocose insieme, costantemente ironiche ma mai prevedibili o digestive. È come continuare un percorso iniziato anche per noi, assieme ormai vent’anni fa, con “Un certo signor G”, continuato con “Eretici e corsari” e poi proseguito da Neri in decine di concerti sempre con le canzoni di Gaber a innervare il cammino. “Gaber – Mi fa male il mondo” questo vuole essere: un ritorno, forse più maturo e consapevole, ad una lingua teatrale ancora così attuale e necessaria andando a cercarne le radici letterarie (Pasolini, Calvino, Gramsci, Galeano, Berlinguer, Celine, Saramago e tanti altri) e recuperando anche testi e canzoni meno note o consuete per reinterpretarle oggi con sincerità, rigore e con la nostra sensibilità umana e artistica” (note di regia e drammaturgia).
“Mi colpisce e mi affascina la regolarità di Gaber che insieme a Luporini ogni estate, tra un tour e l’altro, scrive le canzoni del prossimo spettacolo. È un modo di operare che mi ricorda quello dei compositori classici, una metodologia al servizio della profondità espressiva e della ricerca di senso. Per questo motivo, anche se le sue canzoni sono certamente nate alla chitarra, quando penso al suo lavoro mi viene in mente il pianoforte, che nella storia è stato lo strumento dove i musicisti hanno scritto per orchestra e per ogni sorta di formazione strumentale e vocale, e naturalmente dove hanno immaginato il teatro musicale. Il pianoforte è come la macchina da scrivere per uno scrittore. È come un film in bianco e nero che ti lascia la libertà di colorarlo con la fantasia. Già in uno spettacolo precedente che si intitolava “Un certo signor G” avevamo utilizzato 2 pianoforti, ma in questo dove ce ne sono addirittura 4 abbiamo voluto moltiplicare quest’idea formando una vera e propria orchestra di pianoforti» (Note all’arrangiamento musicale di Paolo Silvestri)
Per informazioni e prenotazione: Ufficio Cultura negli orari di apertura al pubblico, piazza A. Ferrarin 1, tel. 0445-804.745-746, [email protected]
Il programma della 45^ Stagione Teatrale Thienese è consultabile sul sito www.comune.thiene.vi.it.
Si svolgerà a Vicenza il 12aprile, la terza edizione del Premio CarloMazzacurati, dedicato al regista padovano, promosso dal Cinema Odeon di Vicenza e dalla Scuola di Cinema Carlo Mazzacurati, in collaborazione con la Fondazione Ente dello Spettacolo, che premia il Miglior Personaggio tra quelli dei film usciti nelle sale cinematografiche nell’ultima stagione e assegna una Menzione Speciale al Film Nascosto.
La giuria ufficiale compostada Francesca Comencini, Marco Pettenello e Marina Zangirolami Mazzacurati,sceglierà il vincitore della terza edizione del Premio, tra i cinque candidati:
Marcello – Enrico Borello in La città proibita di Gabriele Mainetti Elisa – Barbara Ronchi in Elisa di Leonardo Di Costanzo Gela – Aurora Quattrocchi in Gioia mia di Margherita Spampinato Lui – Valerio Mastandrea in Nonostante di Valerio Mastandrea Santino – Alessandro Borghi in Testa o Croce? di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis.
Si aggiunge in questa terza edizione un riconoscimento che racchiude il senso del Premio Mazzacurati: il Premio al Personaggio d’Onore, che quest’anno va a Gianni Di Gregorio (Pranzo di Ferragosto, Lontano lontano, Come ti muovi sbagli) per aver costruito un personaggio unico e universale che attraversa i film che abita con ironia e malinconia. Che, con la sua mitezza, si impone con forza e rimane impresso, come se avesse una vita propria anche al di fuori delle storie dove lo incontriamo al cinema.
Dal 9 all’11 aprile al Cinema Odeon di Vicenza verranno proiettati i 3 film finalisti, mentre il 12 aprile, durante la serata di premiazione condotta da Federico Pontiggia, giornalista e critico di Cinematografo, saranno premiati i vincitori. Per l’occasione, è prevista la partecipazione speciale di Natalino Balasso.
Il Premio Carlo Mazzacurati ha un approccio indipendente verso i personaggi cinematografici che nascono da un’ispirazione artistica pura, non necessariamente protagonisti, ma figure che rimangono credibili nel loro insieme, dando la stessa importanza all’idea, alla scrittura, al casting, alla direzione, all’interpretazione fino ai costumi e il trucco. La menzione speciale al Film Nascosto vuole invece individuare il film italiano che più degli altri avrebbe meritato maggiore diffusione e attenzione.
Il Premio al Miglior Personaggio consisterà in una speciale targa in pietra di Vicenza con l’illustrazione originale che rappresenta il Premio, opera dell’artista Lorenzo Mattotti, mentre la menzione al Film Nascosto, oltre al riconoscimento materiale, si propone di riportare il lungometraggio al pubblico con sale e arene d’essai che collaborano con il Premio, alla presenza del regista.
(articolo di Salvatore Borghese, da VicenzaPiù Viva n. 305, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr)
“Intelligenza artificiale” (AI) è un’etichetta comoda, ma molto (forse troppo) ampia. Dentro questa etichetta ci sono software che riconoscono volti, algoritmi che ottimizzano rotte logistiche, sistemi che suggeriscono una diagnosi medica e chatbot capaci di scrivere, tradurre, riassumere e perfino programmare. In molti casi il motore dell’AI è il cosiddetto “machine learning”, un meccanismo che si basa su un numero immenso di dati per individuare gli schemi e le regolarità e riprodurle per adattarsi alle richieste degli utenti.
Quando i dati sono linguistici – testi, dialoghi, documenti – arriva quella che possiamo chiamare “language learning machine”: un modello che apprende come le frasi tendono a susseguirsi e genera risposte automatizzate. Funziona spesso in modo sorprendente, ma resta fallibile: può inventare dettagli plausibili (le cosiddette “allucinazioni”) e riflette i limiti dei dati e delle istruzioni con cui è stato “addestrato”. La svolta degli ultimi anni è che questi strumenti sono usciti dai reparti di ricerca e sviluppo e sono diventati prodotti di massa.
Rischi e opportunità legate all’Intelligenza Artificiale (fonte: sondaggio SWG)
La situazione nel mondo
La parte più visibile di questa rivoluzione è forse la gara tra prodotti dei colossi del tech: ChatGPT (OpenAI), Gemini (Google), Claude (Anthropic) e Copilot (Microsoft) competono su qualità delle risposte e integrazione con app e software di lavoro; per usi meno “professionali” ci sono le AI di Meta e il famigerato Grok, il chatbot della piattaforma X (ex Twitter) che prova a differenziarsi proprio grazie a questa collocazione “dentro” il flusso social.
Sotto la superficie c’è un secondo binario, quello dell’infrastruttura: chip, data center, cloud e accesso all’energia. Qui la posta in gioco non è solo tecnologica, ma (macro) industriale, anche perché quanto più i modelli diventano sofisticati e “operativi” – cioè capaci di eseguire compiti in sequenza sempre più complessi – la potenza di calcolo richiesta tende a salire.
Il terzo binario è la governance. Le analisi più autorevoli concordano su un punto: la diffusione dell’AI e del suo utilizzo è in rapida crescita, ma parallelamente cresce il bisogno di regole, controlli e trasparenza. Il report “AI Index 2025” dell’università di Stanford raccoglie indicatori su ricerca, investimenti e performance dei modelli, documentando un’innovazione sempre più rapida.
Anche l’OCSE, nel suo report dedicato agli investimenti in AI, mette in evidenza la concentrazione delle risorse in pochi poli globali. Nella sua analisi “The State of AI”, McKinsey descrive poi un passaggio cruciale: dall’AI come semplice esperimento alla sua diffusione come pratica organizzativa, con conseguenze molto concrete e talvolta problematiche (qualità dei dati, sicurezza, responsabilità, competenze).
La situazione in Italia
Anche per l’Italia la domanda ormai non è più “se” l’AI arriverà, ma “come” verrà governata e con quali basi. In questo senso, il rapporto della Commissione UE (2025 Digital Decade Country Report) dedicato all’Italia è utile perché misura il contesto, in particolare la diffusione di competenze digitali, infrastrutture e adozione di tecnologie avanzate. Da queste analisi risulta evidente come senza una gestione corretta di dati, cloud, sicurezza e formazione personale, l’AI rischia di rimanere “bloccata” al livello di una demo, senza generare un vero e proprio cambio di passo.
Un tema di cui si discute da tempo anche nelle istituzioni. Già due anni fa, in un Rapporto della Commissione Trasporti della Camera dei deputati (31 gennaio 2024) emerge un’idea di fondo: per usare l’IA servono capacità di valutazione, regole chiare e competenze interne, soprattutto nella Pubblica Amministrazione. In altre parole, non basta “comprare” un chatbot per avere una PA più efficiente: bisogna sapere cosa fanno questi software, su quali dati si basano, e soprattutto chi risponde quando sbagliano.
Nel frattempo, molte aziende in modo capillare e spontaneo, hanno ormai iniziato a utilizzare l’AI in modo strutturale, sia pure attraverso le sue varianti più semplici: strumenti di scrittura, ricerca, sintesi e traduzione che riducono il tempo speso su attività cognitive ripetitive e facilmente automatizzabili. È un approccio pragmatico, ma anche questo richiede metodo: verifiche, policy interne e formazione.
Cosa pensano gli italiani
L’atteggiamento degli italiani verso l’Intelligenza Artificiale (fonte: sondaggio SWG)
Ma come si pongono gli italiani rispetto a questa rivoluzione tecnologica e ai suoi sviluppi? Secondo una ricerca dell’istituto SWG di esattamente un anno fa (febbraio 2025) tra gli italiani prevale ancora un’opinione ottimistica nei confronti dell’AI (51%). Eppure, cresce la quota di chi ne vede soprattutto i rischi: 41%, con una crescita di ben 12 punti in due anni. Se vogliamo, una naturale conseguenza della diffusione di quella che prima era una novità e che si è trasformata gradualmente in presenza quotidiana: quando l’AI entra nei servizi, nel lavoro e nella scuola, chiediamo più garanzie.
Non a caso, sempre SWG rileva una preferenza netta per un approccio prudente e regolatorio (58%) che del resto è in linea con l’approccio generale dell’Unione Europea quando si parla di novità tecnologiche, ben diverso rispetto ai modelli regolatori di USA o Cina. Le preoccupazioni principali restano quelle legate al lavoro (38%), ma nello stesso sondaggio cambia la qualità dei timori: l’idea di dipendenza dalle macchine lascia spazio alla questione delle responsabilità umane. A spaventare non è più (solo) l’algoritmo, bensì l’assenza di controlli su chi lo progetta e chi lo usa.
Questi sondaggi fotografano anche un confine abbastanza chiaro: oggi rivendichiamo più autonomia decisionale e siamo meno favorevoli a farci assistere dall’AI nelle scelte più importanti.
In campo affettivo, etico, educativo e politico la netta maggioranza degli italiani non ama le ingerenze, mentre per quanto riguarda le sfere più pubbliche (in ambito giuridico ed economico) c’è una maggiore divisione, ma la tendenza è quella di una maggior chiusura rispetto al 2023. E poi c’è la pratica quotidiana, che spesso anticipa le opinioni: l’esperienza degli utenti sta diventando più “utilitaristica”, come conferma il 36% che dichiara di usare ChatGPT per aumentare la produttività lavorativa.
Interessante, infine, l’orientamento dei dirigenti della PA rilevato da un’indagine apposita: quasi 4 su 5 vedono l’AI come un’opportunità, per guadagnare tempo su attività complesse e semplificare processi. È una buona notizia, a patto che l’opportunità non diventi scorciatoia: soprattutto perché (a differenza che nelle aziende private) nella PA la qualità delle procedure e delle decisioni pesa quanto la velocità.
Una sfida di responsabilità
Il quadro, dunque, è meno “fantascientifico” e molto più “umano” di quanto sembri. Nel mondo l’AI corre su tre binari – prodotti, infrastrutture, regole – non necessariamente paralleli, come dimostrano le differenze di approccio tra l’Europa e altri colossi geopolitici come USA e Cina. In Italia, assente l’aspetto puramente industriale, il tema è più di carattere infrastrutturale e soprattutto regolatorio, il che chiama necessariamente in causa un coordinamento in sede UE. Ma con un’opinione pubblica che, nonostante i timori crescenti, resta in maggioranza ottimista, ci sono margini per un intervento equilibrato, che non assecondi i timori dei catastrofisti ma che tenga conto del potenziale dirompente di questa nuova tecnologia, soprattutto per ciò che riguarda gli equilibri nel mondo del lavoro.
Forse la domanda decisiva a cui dobbiamo rispondere non è se l’intelligenza artificiale sia “buona” o “cattiva”, bensì se l’intelligenza naturale umana sarà in grado di usarla come uno strumento allo stesso tempo potente e fallibile, con responsabilità tracciabili, senza trasformarla né in un oracolo a cui delegare tutto, né in uno spauracchio da cui fuggire.
(articolo di Eleonora Boin, da VicenzaPiù Viva n. 305, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr)
Il 2025 è stato sicuramente l’anno del boom dell’intelligenza artificiale, come confermato dal giornale americano Time, che ha dichiarato l’IA e i suoi architetti persona dell’anno. Infatti, se fino agli anni scorsi era rimasta una tecnologia di nicchia e poco potente, ultimamente si è trasformata in una vera e propria infrastruttura diffusa, utilizzata in settori sempre più ampi: dalla selezione del personale alla diagnosi medica, dai sistemi di sorveglianza ai modelli in grado di generare testi, immagini e video. Un utilizzo sempre maggiore sia a livello aziendale che personale, che ne ha decretato la rilevanza ormai assoluta all’interno della nostra società. Una diffusione rapida e totale, che ha posto ai governi un problema ormai centrale: come regolare una tecnologia che permette benefici economici e sociali importanti, ma che rischia di produrre discriminazioni, violazioni della privacy, dei diritti d’autore e nuove forme di controllo sociale?
Thierry Breton, ex commissario europeo al Mercato interno alla presentazione dell’AI Act
L’Unione europea ha risposto a questa domanda con un regolamento, ovvero uno di quegli atti giuridici dell’Ue che vale automaticamente in tutti gli stati membri. Parliamo dell’AI Act (dall’inglese Artificial Intelligence Act), ovvero il primo regolamento al mondo pensato per disciplinare in modo organico l’uso e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
L’AI Act è stato approvato definitivamente nel 2024 dopo oltre tre anni di negoziati ed entrerà in vigore in modo graduale tra il 2025 e il 2026.
Questo regolamento è solo l’ultimo di una serie di atti volti a regolamentare lo spazio digitale voluti dall’ex commissario al mercato interno Thierry Breton. Negli ultimi anni l’Ue ha costruito un vero e proprio impianto normativo sul digitale, che comprende il GDPR sulla protezione dei dati personali, il Digital Services Act sulla responsabilità delle piattaforme online, il Digital Markets Act sulla concorrenza nei mercati digitali, il Data Act sulla circolazione dei dati e il Media Freedom Act, sulla libertà di informazione.
In questo contesto, l’IA viene quindi trattata come una tecnologia che va integrata all’interno di una legislazione ben precisa in materia di digitale, che va adeguata essa stessa in un ecosistema basato sui principi europei di tutela dei diritti, concorrenza e sicurezza dei consumatori/cittadini.
Un regolamento basato sul rischio
L’impianto dell’AI Act si basa sulla classificazione del rischio, dividendo di fatto i sistemi IA in quattro livelli differenti in base al potenziale impatto che possono avere sulle persone e sulla società.
Classificazione dei sistemi di IA in base al rischio
Il primo livello è quello a rischio più alto, ovvero tutti quei sistemi considerati un “rischio inaccettabile” e che quindi vengono vietati in modo esplicito. Ne fanno parte tutti i sistemi di manipolazione comportamentale che sfruttano vulnerabilità psicologiche, i meccanismi di social scoring dei cittadini e alcune forme di sorveglianza biometrica di massa. Ad esempio, negli spazi pubblici dell’Ue è esplicitamente vietato l’utilizzo del riconoscimento facciale in tempo reale, salvo eccezioni molto limitate legate alla sicurezza nazionale, cosa che non si può dire in altri paesi, come ad esempio la Cina o l’Iran, dotati di telecamere nelle strade che di fatto controllano i cittadini. Questo divieto assoluto di utilizzare questi sistemi deriva dalla logica che essi siano incompatibili con i valori fondamentali dell’Ue e non possano essere legittimate nemmeno da possibili benefici.
Il secondo livello riguarda i sistemi di IA ad “alto rischio”, che non sono vietati in assoluto, ma vengono sottoposti a un regime di controllo rigoroso. Si tratta di tutti i sistemi IA utilizzati in specifici settori considerati delicati, come la sanità, l’istruzione, la selezione del personale, l’accesso al credito, la giustizia, il controllo delle frontiere o la gestione di infrastrutture critiche.
L’AI Act prevede una serie di obblighi in questi casi, tra cui una valutazione preventiva dei rischi, la qualità e rappresentatività dei dati di addestramento, che le decisioni prese dall’IA siano tracciabili, che vengano opportunamente documentati i dettagli tecnici e, infine, la presenza di supervisione umana. L’obiettivo è ridurre il rischio di errori sistemici, discriminazioni automatizzate e decisioni opache difficili da contestare, per non lasciare che i bias umani trasportati dai programmatori ai software decidano chi ha il diritto di ottenere una casa famiglia o un trapianto di cuore.
Ci sono poi i cosiddetti sistemi a “rischio limitato”, che sostanzialmente sono solo soggetti a obblighi di trasparenza, come nel caso dei chatbot o dei sistemi di generazione di contenuti, che devono rendere evidente che gli utenti stanno interagendo con un’IA, ma anche quando un testo, un’immagine o un video sono stati prodotti artificialmente. Perché alla fine, il problema non è tanto l’esistenza di queste tecnologie, quanto il loro utilizzo senza consapevolezza da parte delle persone che non riescono a riconoscere che il video di un gatto sugli sci non è reale.
Tutto ciò che non rientra in queste categorie viene classificato come a “rischio minimo” e non è soggetto a nuovi obblighi specifici. Questa categoria rappresenta una parte consistente dell’intelligenza artificiale che esiste oggi e serve a evitare che il regolamento diventi un freno generalizzato all’innovazione.
Il nodo dell’intelligenza artificiale generativa
Uno degli aspetti più complessi del negoziato sull’AI Act sono stati i modelli di intelligenza artificiale per finalità generali, come quelli alla base dei sistemi di IA generativa. Quando la proposta iniziale della Commissione fu presentata nel 2021, questi strumenti non erano ancora diffusi come oggi e soprattutto non erano così potenti. La rapida affermazione dei grandi modelli linguistici ha costretto le istituzioni europee a intervenire, e così nel testo finale sono stati introdotti obblighi specifici per questi modelli, soprattutto in termini di trasparenza. Tra le altre cose, le aziende che li producono devono dichiarare quali dati sono stati utilizzati per l’addestramento e adottare misure per rispettare il diritto d’autore. Per i modelli più potenti, considerati di “impatto sistemico” e quindi potenzialmente in grado di influenzare il mercato o il dibattito pubblico, sono previsti requisiti aggiuntivi di sicurezza e valutazione dei rischi.
Sanzioni, controlli e applicazione
Il sistema di sanzioni previsto dall’AI Act è simile a quello del GDPR e di altri regolamenti europei: le violazioni più gravi, come l’uso di pratiche vietate, possono essere punite con multe fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato globale annuo dell’azienda. Le sanzioni diminuiscono per gli obblighi meno rilevanti, ma restano comunque elevate. L’applicazione del regolamento sarà affidata alle singole nazioni, che verranno coordinate a livello europeo da un nuovo Ufficio per l’IA istituito presso la Commissione, un modello di governance che cerca di bilanciare l’armonizzazione del mercato unico con le competenze degli Stati membri, ma che potrebbe creare differenze nell’applicazione pratica delle regole.
Tra tutela dei diritti e timori per l’innovazione
Politicamente, l’AI Act rappresenta una scelta chiara: l’Ue ha deciso di intervenire prima che l’intelligenza artificiale diventi completamente pervasiva, fissando regole comuni in anticipo. Le istituzioni europee lo presentano come un modello di IA affidabile e centrata sull’essere umano. C’è però da dire che questo regolamento si inserisce in un contesto, quello europeo, in cui ci sono poche aziende che producono intelligenza artificiale e per questo è stato bollato da alcuni come inutile e dannoso per la competitività del continente, insomma, un altro problema burocratico voluto da Bruxelles. Molte startup e investitori sostengono che il regolamento rischi di favorire i grandi gruppi tecnologici (perlopiù americani), più attrezzati per sostenere i costi di conformità e anche tra gli Stati membri sono emerse divisioni, soprattutto sul grado di regolazione dei modelli di base.
Nonostante tutto, l’AI Act rimane un passaggio importante nella storia della regolazione tecnologica e, come accaduto con il GDPR e gli altri regolamenti dello spazio digitale, il suo impatto andrà probabilmente oltre i confini europei, dato che anche i colossi americani e cinesi dovranno adeguarsi agli standard dell’Ue per operare nel nostro mercato.
(Articolo di Giorgio Langella, Componente del comitato centrale del PCI da VicenzaPiù Viva n. 305, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr)
Antonio Lepschy, professore dell’Università di Padova, circa 50 anni fa mi disse che, in un futuro neppure tanto remoto, la ricchezza e il potere si sarebbero concentrati nelle mani di chi avrebbe posseduto le informazioni. Ipotizzava, già allora, che tali entità non sarebbero state necessariamente pubbliche ma una specie di corporazioni private e che, quindi, proprio nella questione della proprietà delle informazioni, sarebbe stato necessario agire per distribuire quella ricchezza ed evitare la concentrazione del potere in pochi oligarchi avulsi dalla democrazia. Oggi ci troviamo in quella situazione profetizzata quasi cinquant’anni fa.
A pensarci bene, quello che mi è rimasto di quella conversazione è un’idea che (inizialmente considerata fantascientifica) si è insinuata nella mia mente ed è cresciuta sviluppando un pensiero poco (o per nulla) ortodosso. Una forma laica di pensare che era un continuo porsi delle domande ricercando risposte che potessero anche essere estranee agli schemi imposti dal “sentire comune” e che mi permettessero di guardare le cose da un altro punto di vista rispetto a quello del sistema nel quale viviamo. È stato un incentivo a sviluppare la capacità del pensiero critico.
Oggi siamo circondati dal pensiero unico e non è un caso che il libro di Mark Fisher “Realismo Capitalista” inizi con il capitolo intitolato “è più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo”.
In effetti siamo sempre di più immersi in un sistema, il capitalismo, che ci avvolge e ci soffoca, più o meno subdolamente, imponendoci la convinzione che esso sia l’unico possibile, irriformabile ed eterno. Un sistema nel quale il profitto, la ricchezza e il potere individuale sono gli obiettivi principali e la guerra, la disuguaglianza e lo sfruttamento sono i mezzi per ottenerli.
Di conseguenza la precarietà diffusa e prevaricante; la mancanza delle normali garanzie di sicurezza nel lavoro (e non solo); le basse retribuzioni (salari e pensioni); l’aumento del tempo di lavoro che divora il tempo libero necessario per la piena realizzazione dell’essere umano e che allontana il raggiungimento della pensione; la progressiva cancellazione dei diritti essenziali alla salute, alla casa, all’istruzione; la solitudine e la rassegnazione; l’assenza di valori diversi dal “fare soldi” … sono diventate, ormai, caratteristiche della nostra esistenza. Hanno conquistato il nostro pensare.
Un pensare eterodiretto che ci impedisce di affrontare da protagonisti la grande questione dell’uso dell’Intelligenza Artificiale e della tecnologia dal momento che siamo indotti ad accettare la convinzione che non possono essere capite né tanto meno essere messe in discussione perché vanno oltre la nostra comprensione. Eppure, ci troviamo di fronte a una nuova rivoluzione industriale che, anche se fatichiamo a comprendere, condizionerà le nostre esistenze e che dovremmo almeno tentare di governare.
L’intelligenza artificiale per le persone (immagine generata con l’AI)
Il fatto è che le corporazioni private che, attualmente, hanno in mano la parte decisionale della questione (ovvero progettazione, produzione, gestione, controllo e benefici dell’innovazione tecnologica in senso lato), non hanno interesse di farci conoscere e comprendere cosa stia succedendo.
Questo avviene anche grazie a una narrazione che provoca più che altro sgomento e persino paura riguardo al “nuovo”. Una narrazione veicolata da mezzi di informazione globali controllati, di fatto, dalle stesse corporazioni che possono decidere cosa farci sapere. Così le innovazioni restano avvolte in una confusa ignoranza che le fa apparire ostili e pericolose seppur stupefacenti e spesso affascinanti.
Abbiamo acquisito la certezza che sia ovvio che quelle che ritengo sia corretto definire “macchine pensanti” (un insieme di hardware/meccanica/elettronica e software/IA) vengano considerate (percepite) “esseri” più efficienti e migliori degli umani che vengono relegati a un ruolo marginale e subalterno. Si assume l’assioma che esse sostituiranno chi oggi lavora aumentando disoccupazione e povertà e che, al massimo, si dovrà sperare di riuscire a “contenere il danno”. Le persone, di fatto, diventeranno strumenti da esse usati e non controllori né, tanto meno, beneficiari dell’innovazione tecnologica in atto.
Di fronte a quello che è un futuro distopico (lo è già, per molti versi il presente nel quale diventa normale togliere i diritti di tutti per destinare centinaia di miliardi per condurre guerre di dominio e controllo) al quale non possiamo sottrarci (questo è quello di cui vogliono convincerci) diventa necessario, per noi comunisti, progettare un futuro diverso e andare in direzione opposta a quello che è diventato il pensiero unico dominante.
Dobbiamo avere fantasia ed essere rivoluzionari procedendo a briglia sciolta ma saldi in resta. Studiare, analizzare, elaborare un nostro progetto di sviluppo tecnologico e dell’utilizzo delle innovazioni prodotte. Un progetto che metta al primo posto il fatto che possiamo e dobbiamo tutti vivere meglio avendo piena coscienza che è indispensabile contrapporre al conformismo del pensiero unico la capacità di elaborare un pensiero critico.
Ecco che nella nostra elaborazione l’innovazione tecnologica e la stessa IA possono e devono essere indirizzate a liberare l’essere umano dalla fatica, dalle malattie, dalla povertà, dall’ignoranza. Lavorare meglio, meno, in sicurezza e giustamente retribuiti perde la caratteristica di slogan utopistico e diventa un obiettivo raggiungibile effetto di quella che è la vera rivoluzione.
Robot industriale meccanizzato e lavoratore umano lavorano insieme nella fabbrica del futuro
Uno stravolgimento del sistema attuale (e della vita stessa) nel quale assume particolare importanza l’appropriazione della cultura, intesa come insieme di arti e scienze, con il presupposto, però, di non cadere nell’inganno di considerarle alla stregua di religioni insindacabili e taumaturgiche. Un insieme che diventa dirompente (e quindi rivoluzionario) in quanto prospetta la creazione di una società nella quale il collettivo umano usa tutti gli strumenti del lavoro (e quindi anche le “macchine pensanti” comprensive dell’IA) per produrre benessere diffuso e non per il profitto delle nuove aristocrazie oligarchiche.
Non è, forse, proprio questa la nuova coscienza di classe che dobbiamo costruire?
E, non è per questo che è normale e utile lottare e vivere?
Per noi comunisti deve essere indispensabile che l’elaborazione del progetto e la lotta procedano scambiandosi le informazioni e i feedback necessari al loro miglioramento in maniera che entrambe possano evolvere stimolando un’intelligenza collettiva frutto di quell’unità che è necessario costruire con tutte le forze politiche e sociali che vogliono un reale cambiamento dell’attuale sistema. Un sistema spaventoso che ci frutta, ci opprime e ci uccide, nelle guerre che fa “ai poveri di dentro e ai popoli di fuori” (cit. da “U rancuri” di Ignazio Buttita).
Va in scena al Teatro Comunale di Thiene domenica 29 marzo 2026, Feste di Andres Angulo, Björn Leese, Johannes Stubenvoll, Thomas van Ouwerkerk, Michael Vogel in una produzione di Familie Flöz, in coproduzione con Theaterhaus Stuttgart, Theater Duisburg,Theater Lessing Wolfenbüttel con il supporto del Hauptkulturfonds
Lo spettacolo è il secondo e ultimo Fuori Abbonamento della XLV Stagione di Prosa.
Lo spettacolo Feste in programma al Teatro comunale di Thiene viene così presentato: “In una maestosa villa sul mare tutto è pronto per la celebrazione di un matrimonio e della conseguente festa. Dietro l’edificio si nasconde un cortile sporco e caotico dove lavora il personale, che cerca di assicurarsi il proprio posto nel rigido ordine gerarchico. Condannati a passare una vita in secondo piano, lottano per la dignità e per il rispetto dei forti e dei ricchi. Quando una donna incinta fa la sua apparizione nel cortile questo ordine viene lentamente ma inesorabilmente scardinato. Come per magia la vita dei residenti e del personale inizia a cambiare in modo impercettibile: la rigidità lascia il posto alla flessibilità, i desideri irrealizzabili vengono esauditi e gli attacchi di panico vengono placati dalla forza della nuova vita. Mentre il matrimonio viene celebrato nella villa con glamour, feste e danze, la celebrazione della vita avviene nel cortile, con tutti i suoi abissi e le sue contraddizioni. Una favola senza parole per adulti, in una poetica miscela di tragedia e slapstick”.
Lunedì 30 marzo il Teatro Comunale di Vicenza accoglie il debutto dell’ottetto a fiati MiB Ensemble che è ospite della stagione di concerti promossa dalla Società del Quartetto.
Creato dal desiderio di riportare in primo piano il repertorio cameristico per fiati, il MiB Ensemble è un complesso italiano composto da musicisti che si sono formati nelle migliori accademie internazionali (il Mozarteum di Salisburgo, l’Universitat fur Musik di Vienna, la Hochschule di Mannheim e il Royal College di Londra) e collaborano da tempo con le più importanti orchestre europee – la Concertgebouworkest, la London Symphony, la Mahler Chamber Orchestra, l’Orchestra del Teatro alla Scala e la Budapest Festival Orchestra – sotto la guida di direttori come Abbado, Harding, Fischer, Gergiev e Muti.
Forte della lunga e variegata esperienza dei suoi componenti, l’ensemble coniuga una specifica sensibilità per la prassi esecutiva con una costante attenzione alla freschezza delle sue esecuzioni, sperimentando anche inedite forme di spettacolo.
Lunedì al Comunale MiB Ensemble si presenta nella formazione con Rossana Calvi e Erika Rampin agli oboi, Corrado Orlando e Antonio Caneve ai clarinetti, Andrea Bressan e Dennis Carli ai fagotti, Loris Antiga e Vincenzo Musone ai corni.
Per il loro esordio a Vicenza gli otto fiati hanno scelto un programma decisamente brillante che svela il lato più leggero e disimpegnato di due giganti della musica come Beethoven e Mozart.
Sono entrambi datati 1792 – e legati da una stretta parentela – i due brani che aprono il concerto. A Bonn Beethoven aveva ottenuto l’incarico di organista supplente alle dipendenze di Maximilian Franz, fratello dell’imperatore, ma fra gli obblighi contrattuali c’era anche quello di comporre musica per i sontuosi banchetti di corte. Era una “Musica da tavola” – in tedesco Tafelmusik – leggera e disimpegnata affidata a variegati complessini formati da soli archi, soli fiati o da insiemi di archi e fiati. Poco prima di trasferirsi a Vienna per approfondire gli studi con Haydn, Beethoven compose per una di queste occasioni il Rondino in Mi bemolle maggiore, un Rondò di piccole proporzioni in tempo Andante. È dello stesso periodo, anche se revisionato un anno più tardi, l’Ottetto per fiati Op. 103 pubblicato postumo, pagina sublime che mette in luce le doti virtuosistiche degli esecutori e in particolar modo della coppia di corni.
Nella seconda parte del concerto MiB Ensemble propone l’ascolto della Serenata per fiati in Do minore K 388 di Mozart che testimonia ancora una volta la naturale predilezione del salisburghese per i vari strumenti a fiato. Composto in quattro movimenti nel luglio del 1782, il brano è circondato da un alone di mistero – non si conosce il nome del committente, né l’occasione in cui fu eseguito – e si distingue per una scrittura molto ricercata, quasi “sinfonica”, nonché per un carattere decisamente introspettivo. Difficile comprendere perché, all’indomani del successo de “Il ratto dal serraglio” e alla vigilia delle nozze con Konstanze, Mozart abbia dato alla luce un pezzo così meditativo e introverso.
Per Danza in Rete Festival, venerdì 27 marzo alle 20.45 in Sala Maggiore del Teatro Comunale di Vicenza sarà presentato, in prima ed esclusiva regionale, Prélude, della Compagnie Accrorap fondata e diretta da Kader Attou, uno dei maggiori esponenti dell’hip-hop a livello mondiale, che ha portato la nuova scena di danza contemporanea e l’immagine della cultura francese nel mondo, proprio attraverso questa forma di street dance.
Prélude, un interessante progetto presentato per la prima volta a Marsiglia nel 2022, esplora le questioni dell’identità, della differenza e dell’alterità per trasformarle in un luogo di convergenza in cui costruire una comunità di corpi ed emozioni, un luogo-spazio in cui il virtuosismo dei nove danzatori in scena dialoga incessantemente con la musica, in un crescendo ritmico che diviene tensione e passione dirompente. Questo lavoro “a tutto tondo e senza limiti” è stato concepito per raggiungere tutti i generi di pubblico e portare la danza hip-hop in luoghi non convenzionali ed ai confini della pura scrittura coreografica, così da creare nuovi legami tra il territorio, la comunità e gli artisti.
La creazione è anche la storia dell’incontro tra la musica di Romain Dubois e la fisicità dei danzatori: la musica coinvolge gli spettatori in un’intensità che diventa tensione, mentre i performer si muovono all’unisono attraverso l’energia sprigionata dall’azione coreografica, in una scena in cui il movimento sconfigge ordine e banalità, disegnando linee e percorsi di grande coinvolgimento. E anche il pubblico partecipa a questi slanci di forza vitale ed emozione, fino alla definitiva liberazione finale.
Sono parte integrante della creazione coreografica due testi emblematici: un estratto del discorso fatto da Albert Camus in occasione dell’assegnazione del premio Nobel nel 1957, in cui difese il ruolo dell’artista, non al servizio di chi fa la storia, ma al servizio di chi la subisce (E coloro che spesso hanno scelto il loro destino di artisti perché si sentivano diversi, imparano presto che possono nutrire la loro arte, e la loro differenza, solo ammettendo di essere come tutti gli altri. L’artista è forgiato in questo perpetuo tira e molla tra sé e gli altri, a metà strada tra la bellezza di cui non può fare a meno e la comunità da cui non può staccarsi. Per questo i veri artisti non disprezzano nulla); l’altro è un poetry slam ambientato nel mondo della boxe, recitato durante la performance da uno dei danzatori: Ed io faccio a pugni con le parole, respingo il nemico alle corde, il gusto della fatica è il mio eldorado, sì per questo farei di tutto, rispondo al male che mi rode, a chi ci chiude le porte, armato di poesia, io viaggio o mi teletrasporto … Alimentiamo l’odio con una gelosia malsana, quindi del mio corpo, della mia anima, ne ho fatto un’arma di riflessione di massa… E se tutto questo ti paralizza… Vola, cammina, arrampicati, corri!! Non fermarti, vai sempre avanti!
Kader Attou, danzatore, coreografo e direttore artistico della Compagnia Accrorap (da lui fondata nel 1989) è uno dei maggiori esponenti della danza hip-hop. Con un approccio artistico e umanista che fonde le influenze e abbatte le barriere tra i generi, ha contribuito a trasformare l’hip-hop in una nuova forma di danza d’autore riconosciuta come una specificità tutta francese. La sua danza si pone all’insegna della condivisione, del dialogo tra culture e dello scambio di visioni estetiche. Il suo lavoro si ispira a diverse discipline, tra cui il circo, la danza contemporanea, la danza indiana, le arti visive, la musica araba tradizionale, la musica classica, l’hip-hop e la musica elettroacustica. La sua cultura multietnica e i suoi incontri forniscono ispirazioni al suo lavoro, sempre con uno sguardo attento alle questioni dell’identità (è figlio di immigrati algerini), della differenza e dell’alterità.
Nel 2008 Kader Attou è stato il primo coreografo di danza hip-hop a diventare direttore di un centro coreografico nazionale (CCN de La Rochelle et du Poitou-Charentes)con cui hasviluppato un progetto culturale su larga scala, con una forte dimensione internazionale. Ha sostenuto la nascita di diverse compagnie e nel 2016 ha creato il Festival Shake per promuovere la diversità della danza hip-hop. Nel 2015 è stato nominato Chevalier dell’Ordre National de la Légion d’Honneur. Dal 2022 la Compagnie Accrorap ha sede nell’ex Manifattura Tabacchi di Marsiglia, spazio pubblico polivalente frutto di un’importante riqualificazione urbana partecipata dal basso.
Per presentare lo spettacolo e il percorso coreografico di Kader Attou, venerdì 27 marzo alle 20.00 al Ridotto si svolgerà l’Incontro con la Danza condotto da Carmelo A. Zapparrata,giornalista e critico di danza per Hystrio, Classic Voice, La Repubblica-Bologna e curatore della trasmissione radiofonica “Dance Land” di Radio Emilia-Romagna; lo studioso affonterà le molteplici commistioni culturali e artistiche che hanno reso unico il lavoro della Compagnie Accrorap, trasformandolo in un’avventura multietnica collettiva.
Prima dello spettacolo Prélude della Compagnie Accrorap per Danza in rete festival, il pubblico potrà assistere in Sala Maggiore a Lif, uno studionell’ambito del Progetto Supporter (la sezione del Festival che presenta i talenti emergenti), un intenso duo al maschile del coreografo catanese Claudio Scalia, interpretato da Ismaele Buonvenga e Marco Di Dato, una produzione ocram dance movement e Scenario Pubblico CZD Centro di Rilevante Interesse per la Danza. Il lavoro (10 minuti) selezionato per la NID Platform 2025 – sezione open studios e Finalista Premio Twain direzioni_Altre, affonda le radici nel mito della fine del mondo per raccontare la potenza della rinascita, un’opera fisica ed emotiva che celebra la resilienza dello spirito umano e la capacità di ricostruire un nuovo inizio.
Danza in rete festival
Danza in Rete Festival “Architetture del presente”, giunto nel 2026 alla sua nona edizione e riconosciuto dal Ministero della Cultura fin dall’esordio, è un evento diffuso diventato negli anni un riferimento per le nuove generazioni di danzatori e coreografi italiani e stranieri, un appuntamento di valore riconosciuto nel panorama di danza contemporanea nazionale. La visione progettuale del Festival favorisce un dialogo importante tra tradizione e contemporaneità, valorizzando organismi di riconosciuto standing nazionale e internazionale, riconoscendo loro il peso storico ed estetico. La direzione artistica di Danza in Rete è curata da Pier Giacomo Cirella, Loredana Bernardi e Alessandro Bevilacqua.
Lottare con un volume basso sul tuo smartphone può essere frustrante, soprattutto quando stai cercando di goderti la musica, seguire una conversazione telefonica o guardare un video. Ci sono molteplici ragioni per cui il volume del tuo telefono potrebbe essere basso. Queste possono variare da impostazioni software a problemi hardware. Comprendere la causa principale può aiutarti a risolvere efficacemente. Qui, esploreremo le cause comuni del volume basso degli smartphone dovute a software e hardware e come risolverle. Offriremo anche consigli preventivi per aiutare a mantenere il suono del tuo dispositivo al suo livello ottimale. Che si tratti di una semplice regolazione delle impostazioni o di un problema hardware più complicato, miriamo a fornire soluzioni che siano sia pratiche che efficaci.
Cause e soluzioni comuni dei software
I problemi software causano spesso il basso volume del tuo telefono. Fortunatamente, questi possono essere risolti con alcuni aggiustamenti.
Impostazioni del volume errate
È facile trascurare le ragioni più semplici per un volume del telefono basso, come le impostazioni del volume errate. Il volume potrebbe essere impostato troppo basso per i media, le chiamate o le notifiche. Inizia controllando il controllo del volume del tuo telefono, solitamente trovato sotto Impostazioni o utilizzando i pulsanti fisici. Assicurati che i cursori del volume siano regolati secondo le tue preferenze. Se stai usando le cuffie, assicurati che il loro controllo del volume non sia impostato troppo basso. A volte le app di terze parti o le impostazioni personalizzate possono sovrascrivere questi controlli, quindi vale la pena controllare anche quelle impostazioni. Riavviare il dispositivo può anche aiutare a reimpostare eventuali errori temporanei che potrebbero influenzare i controlli del volume. Controllare costantemente le impostazioni può prevenire problemi futuri.
Non disturbare o modalità silenziosa
La modalità “Non disturbare” (DND) e la modalità Silenziosa sono utili, ma possono abbassare involontariamente il volume del tuo telefono. Queste modalità spesso attenuano le notifiche in modo completo o parziale. Inizia controllando se la modalità DND o Silenziosa è attivata. Sulla maggior parte degli smartphone, puoi farlo scorrendo verso il basso per accedere alle impostazioni rapide. Se è attivata, disattivala e ricontrolla il tuo volume. Regolare le impostazioni aiuta a personalizzare quali chiamate o allarmi possono superare queste modalità. Ad esempio, consentire a determinati contatti di squillare anche in modalità DND assicura che le chiamate importanti non vengano perse. Comprendere come funzionano queste modalità può aiutarti a usarle senza sacrificare il volume nei momenti più importanti.
Errori o bug del software
I malfunzionamenti o bug del software possono talvolta causare problemi di volume sugli smartphone. Questi problemi possono insorgere dopo un nuovo aggiornamento o a causa di un’app malfunzionante. Riavviare il telefono può spesso risolvere piccoli malfunzionamenti. Se i problemi persistono, controlla gli aggiornamenti software poiché i produttori rilasciano frequentemente patch per risolvere problemi noti. Su dispositivi come HONOR Magic 8 Lite italia, gli aggiornamenti di sistema spesso includono ottimizzazioni audio che risolvono improvvisi cali di suono. Un ripristino alle impostazioni di fabbrica può essere una soluzione estrema, ma dovrebbe essere usato con cautela in quanto cancella i dati. Inoltre, assicurati che le tue app siano aggiornate, poiché gli sviluppatori possono rilasciare patch per risolvere problemi specifici del suono delle app. Risolvere questi problemi può riportare il volume del tuo telefono alla normalità, migliorando la tua esperienza utente.
Problemi di volume specifici dell’app
A volte, i problemi di volume basso sono isolati a specifiche applicazioni. Diverse applicazioni possono avere impostazioni di volume individuali che influenzano il suono complessivo. Ad esempio, le app video o musicali hanno spesso i loro cursori del volume. Vai alle impostazioni dell’app e regolale di conseguenza. Presta attenzione alle autorizzazioni, poiché alcune app potrebbero richiedere l’autorizzazione esplicita per utilizzare efficacemente le uscite audio. Reinstallare l’app problematica o cancellare la sua cache potrebbe risolvere il problema. Controllare le valutazioni e le recensioni dell’app negli app store può anche fornire informazioni su se problemi simili sono comuni tra altri utenti. La manutenzione regolare può aiutare a mantenere ottimali le prestazioni della tua app.
Cause fisiche e hardware e soluzioni
Problemi fisici o hardware sono un’altra possibile causa di basso volume, che richiede un’attenzione specifica per essere risolta.
Ostruzioni degli altoparlanti
Nel tempo, polvere, sporco e detriti possono accumularsi nelle griglie degli altoparlanti del tuo telefono, portando a un suono ovattato. Pulire delicatamente la zona degli altoparlanti può spesso risolvere questo problema. Usa un pennello morbido o aria compressa per rimuovere eventuali particelle. Evita di usare oggetti appuntiti perché possono danneggiare la rete degli altoparlanti. Un panno in microfibra o un piccolo pezzo di nastro adesivo possono aiutare a raccogliere particelle fini senza causare danni. Dopo la pulizia, prova il suono per vedere se c’è un miglioramento. La manutenzione regolare sia dell’hardware che del software può prevenire problemi e allungare la vita del tuo dispositivo.
Danni da acqua o umidità
L’umidità è un colpevole comune per i problemi degli altoparlanti, causando corrosione o cortocircuiti. Anche l’umidità di una tasca o il sudore possono influire sui componenti interni. Se sospetti un’esposizione all’acqua, spegni immediatamente il telefono per prevenire ulteriori danni. Utilizza pacchetti di gel di silice o riso per assorbire l’umidità, anche se l’asciugatura professionale è più efficace. Ispeziona il tuo telefono per individuare indicatori o avvisi che identificano i danni causati dall’acqua. Se il problema persiste, è normalmente necessario un aiuto professionale per pulire e riparare in sicurezza i componenti interessati. Le misure preventive, come l’uso di custodie impermeabili, possono essere un investimento valido.
Guasti hardware
Se hai eliminato problemi di software e blocchi, il problema potrebbe essere un guasto hardware. Gli altoparlanti interni o le connessioni possono usurarsi nel tempo. È fondamentale diagnosticare se il problema risiede nell’altoparlante interno o in altri componenti hardware. Testare il telefono con auricolari o altoparlanti esterni può aiutare a isolare il problema. Se il suono è chiaro utilizzando dispositivi esterni, l’altoparlante interno potrebbe necessitare di riparazione o sostituzione. Contattare servizi di riparazione professionali o il produttore del telefono per supporto garantirà una diagnosi e una riparazione adeguate. Affrontare i problemi in anticipo può prevenire danni più estesi.
Problemi di Bluetooth o di instradamento dell’uscita
Il Bluetooth e il routing dell’output possono influenzare il volume del telefono, specialmente quando sono accoppiati con dispositivi esterni. A volte, il telefono indirizza erroneamente l’audio a un altro output. Controlla le impostazioni del Bluetooth per assicurarti che i dispositivi non siano connessi silenziosamente. Disconnetti eventuali dispositivi non necessari e prova nuovamente il volume del telefono. Inoltre, esamina le impostazioni di instradamento audio del telefono. Questo può essere gestito solitamente nelle impostazioni del suono del telefono. Occasionalmente, un semplice reset delle impostazioni Bluetooth può risolvere i problemi di instradamento. Controlli e reset costanti possono mantenere la qualità del suono e prevenire interruzioni.
Suggerimenti preventivi per evitare problemi di volume basso
Per prevenire problemi di basso volume, la manutenzione regolare è fondamentale. Mantieni il tuo telefono aggiornato con gli ultimi aggiornamenti software, poiché possono correggere bug che influenzano il suono. Maneggia il tuo dispositivo con cura per prevenire danni fisici. L’uso di custodie protettive e pellicole per lo schermo può prevenire l’infiltrazione di umidità o detriti. Pulisci regolarmente il tuo telefono e i suoi componenti per evitare l’accumulo di polvere. Sii cauto con i permessi delle app e le impostazioni per garantire che nessuna sovrascriva le tue preferenze di volume. I dispositivi Bluetooth devono essere gestiti regolarmente per prevenire connessioni non autorizzate. Prendendo queste precauzioni, puoi mantenere livelli sonori ottimali e prolungare la durata del tuo telefono.
Conclusione
Sia i problemi software che hardware possono causare un volume basso dello smartphone, ma la maggior parte dei problemi ha soluzioni semplici. Dalla regolazione delle impostazioni alla pulizia del dispositivo, ci sono vari modi per risolvere questi problemi. La cura preventiva, come la pulizia regolare e gli aggiornamenti software, può mantenere il suono del telefono funzionante bene. Che il problema sia minore o richieda attenzione professionale, comprendere le cause e le soluzioni può aiutare a mantenere un utilizzo del telefono senza interruzioni. Essere informati e proattivi può fare tutta la differenza, assicurando che il tuo dispositivo ti serva al meglio in ogni situazione.
La fotografia da smartphone ha rivoluzionato il modo in cui catturiamo i momenti, e l’intelligenza artificiale (AI) è in prima linea in questa trasformazione. Integrando l’AI nelle fotocamere degli smartphone, i produttori hanno migliorato la qualità delle immagini. Ora l’AI gioca un ruolo cruciale nel riconoscere le scene, ottimizzare l’esposizione e affinare i colori per offrire foto straordinarie. Eleva anche gli scatti più semplici in immagini rifinite professionalmente. Con l’avanzare dell’AI, queste caratteristiche intelligenti permettono agli utenti di catturare immagini che rivaleggiano con quelle delle fotocamere di alta gamma, rendendo la fotografia professionale più accessibile che mai.
Rilevamento scene AI e impostazioni intelligenti
Riconoscimento automatico della scena e regolazione dei parametri
L’intelligenza artificiale nelle fotocamere dei telefoni inizia con il riconoscimento della scena, rilevando il tipo di scena che stai per fotografare. La fotocamera analizza l’ambiente, identificando elementi come paesaggi, ritratti o ambienti con scarsa illuminazione, quindi regola i parametri di conseguenza. Questa messa a punto intelligente comporta la modifica di esposizione, contrasto e saturazione per adattarsi alla scena rilevata. Eseguendo automaticamente queste regolazioni, l’IA assicura che ogni foto sia esposta e colorata in modo ottimale, senza bisogno di aggiustamenti manuali. Ad esempio, in uno scatto paesaggistico, l’IA potrebbe migliorare i colori vivaci del cielo o aumentare il verde nella vegetazione, offrendo immagini mozzafiato con un intervento minimo da parte dell’utente.
Esposizione AI e Ottimizzazione del Colore
L’IA va oltre le semplici regolazioni migliorando l’esposizione e il bilanciamento dei colori in tempo reale. Una volta che la fotocamera identifica la scena, gli algoritmi di intelligenza artificiale calcolano l’esposizione ideale, assicurando che né le alte luci siano sovraesposte né le ombre perdano dettagli. Affina i colori, tenendo conto delle varie condizioni di illuminazione per produrre tonalità naturali. Regolando dinamicamente questi parametri, l’IA aiuta a mantenere l’integrità della foto, catturando le scene nel modo più autentico possibile. Dispositivi avanzati come la HONOR Magic8 pro 5g combinano il rilevamento della scena tramite IA con potenti processori di immagini per offrire risultati costantemente equilibrati in diversi ambienti. Questa ottimizzazione intelligente significa che gli utenti possono fidarsi delle fotocamere dei loro smartphone per produrre immagini di alta qualità, anche in scenari di illuminazione difficili.
Fotografia computazionale e miglioramenti delle immagini
Riduzione del rumore e fusione HDR
La riduzione del rumore e la fusione HDR (alta gamma dinamica) sono miglioramenti cruciali guidati dall’IA nelle fotocamere moderne. L’IA riduce il rumore, il che è particolarmente vantaggioso in condizioni di scarsa illuminazione, distinguendo tra l’immagine reale e il rumore indesiderato. Simultaneamente, la fusione HDR combina più esposizioni in una foto ben bilanciata. L’IA seleziona le migliori parti di ogni esposizione, preservando i dettagli sia nelle ombre che nelle alte luci. Questo processo di fusione assicura che tutti gli elementi all’interno di una fotografia appaiano chiari e ben definiti, offrendo un’esperienza visiva migliorata che cattura la vera gamma dinamica della scena.
Zoom ad alta risoluzione e recupero dei dettagli
L’ingrandimento super-risoluzione alimentato da AI migliora la capacità delle fotocamere degli smartphone di zoomare senza perdere dettagli. Interpola i dati per aumentare la risoluzione dell’immagine, mantenendo le foto nitide anche quando ingrandite significativamente. Questa tecnologia si basa su algoritmi che analizzano modelli e texture, ricostruendo dettagli che altrimenti potrebbero andare persi. Il recupero dei dettagli affina ulteriormente queste immagini, utilizzando l’IA per prevedere e ripristinare dettagli più fini. Di conseguenza, gli utenti possono catturare foto ricche e dettagliate anche da lontano, trasformando il modo in cui percepiamo e utilizziamo le capacità di zoom digitale nella fotografia di tutti i giorni.
Miglioramenti del Ritratto ed Effetti di Profondità
Le migliorie ai ritratti guidate dall’AI si concentrano sul raffinamento dei tratti del viso e degli sfondi per creare ritratti sorprendenti. Utilizzando sensori di profondità, l’AI calcola la distanza tra la fotocamera e il soggetto, applicando un effetto di sfocatura morbida allo sfondo per imitare una profondità di campo simile a quella di una reflex digitale. Inoltre, leviga la pelle, migliora gli occhi e persino regola l’illuminazione per un aspetto ottimale. Queste regolazioni intelligenti offrono un tocco professionale, garantendo che il soggetto si distingua mantenendo un aspetto naturale. Di conseguenza, anche i dilettanti possono produrre ritratti di alta qualità senza sforzo.
Strumenti di Modifica Potenziati dall’IA e Assistenza in Tempo Reale
Modifica di foto con intelligenza artificiale sul dispositivo e suggerimenti
Gli strumenti di modifica AI sul dispositivo forniscono agli utenti suggerimenti intelligenti per migliorare le loro foto. Dopo aver catturato un’immagine, l’AI analizza la sua composizione, raccomandando modifiche come il ritaglio per un migliore inquadramento o la regolazione di luminosità e contrasto per una maggiore chiarezza. Questi suggerimenti sono personalizzati in base agli attributi unici di ciascuna foto, aiutando gli utenti a effettuare miglioramenti precisi. Inoltre, l’AI offre funzionalità di modifica automatizzata che consentono agli utenti di applicare questi aggiustamenti istantaneamente. Con questi strumenti a portata di mano, gli utenti possono elevare la qualità delle loro foto senza richiedere competenze avanzate di editing.
Effetti dell’IA generativa e funzionalità di cancellazione dell’IA
Gli effetti dell’Intelligenza Artificiale Generativa aprono nuove possibilità creative consentendo agli utenti di trasformare le foto con un tocco artistico. Questi effetti, alimentati dal machine learning, modificano le foto con stili e trattamenti unici adattati alle preferenze degli utenti. Le funzionalità di cancellazione dell’IA permettono agli utenti di rimuovere oggetti indesiderati o distrazioni senza interruzioni. Analizzando i pixel circostanti, l’IA riempie naturalmente gli spazi vuoti, mantenendo la coerenza complessiva della foto. Questi strumenti consentono agli utenti di eseguire modifiche complesse facilmente, offrendo libertà creativa e flessibilità nel realizzare lo scatto perfetto.
Modalità Notte e Elaborazione AI per Bassa Luminosità
La modalità notturna, supportata dall’IA, rivoluziona la fotografia in condizioni di scarsa illuminazione. Questa funzione cattura più immagini con diverse esposizioni, combinandole per produrre una singola fotografia ben illuminata. L’elaborazione IA intensifica i dettagli e i colori tipicamente persi nell’oscurità riducendo al minimo il rumore. Ciò consente agli utenti di scattare immagini chiare e vivaci anche in condizioni di illuminazione difficili. Grazie all’IA, ciò che una volta era un compito arduo—scattare foto di qualità in condizioni di scarsa illuminazione—è diventato accessibile a tutti, garantendo foto straordinarie in qualsiasi momento.
Conclusione
L’IA ha trasformato radicalmente la fotografia con smartphone, offrendo una qualità e una comodità senza precedenti agli utenti. Dalla comprensione delle scene al miglioramento delle immagini con tecniche computazionali, l’IA eleva le fotocamere degli smartphone a nuovi vertici. L’incorporazione dell’IA non solo semplifica il processo di scattare foto, ma garantisce anche risultati straordinari in pochi secondi. Man mano che la tecnologia dell’IA continua ad evolversi, ci aspettiamo ulteriori innovazioni rivoluzionarie, sfumando ulteriormente le linee tra smartphone e fotocamere professionali. Grazie all’IA, i ricordi indimenticabili sono a portata di clic, catturati con dettagli e chiarezza sorprendenti.