domenica, Gennaio 11, 2026
Home Blog Pagina 4

Il Comune di Palermo riacquisisce i locali dell’ex sede dell’Urbanistica comunale in piazzetta della Pace

0

PALERMO (ITALPRESS) – Il Comune di Palermo ha riacquisito il primo piano di un edificio in piazzetta della Pace. Si tratta di locali occupati abusivamente e che in passato ospitavano gli uffici dell’Urbanistica comunale. L’intervento é stato effettuato dal personale dall’assessorato all’Emergenza abitativa, con il supporto della polizia municipale, del canile municipale e degli agenti della Polizia di Stato e si é svolto in maniera volontaria da parte degli occupanti anche grazie al supporto del servizi sociali comunali. Adesso – come si legge in una nota dell’assessorato – in questi locali saranno attivati dei servizi di prossimità destinati al territorio che si aggiungono a quelli di prossimità sanitaria e sociale e di dormitorio pubblico attivi al piano terra della struttura. In base a una direttiva del sindaco Roberto Lagalla – si continua a leggere nella nota – una parte degli spazi idonei potrà inoltre essere utilizzata per fronteggiare l’emergenza freddo a favore delle persone senza fissa dimora. “Questa operazione – commenta Lagalla – ha un valore duplice e fondamentale. Da un lato il Comune si riappropria di un immobile pubblico, restituendolo alla comunità e destinandolo a servizi essenziali per il territorio; dall’altro si afferma con forza il principio della legalità, contrastando occupazioni abusive e attività illecite che prosperano sulla fragilità delle persone. È un percorso che proseguiremo con determinazione, per tutelare il patrimonio pubblico e garantire che venga utilizzato esclusivamente per finalità sociali e collettive”.

Dopo il Collegio della Sapienza alla Kalsa, Palazzo La Rosa in via Alloro e l’ex delegazione di San Giovanni Apostolo al Cep – afferma l’assessore all’Emergenza abitativa Fabrizio Ferrandelli – continua l’opera del Comune di Palermo di riappropriazione di immobili pubblici occupati abusivamente, sottraendoli a possibili usi illegali, recuperando progressivamente il controllo sul patrimonio comunale e restituendo questi luoghi a funzioni sociali e di utilità per la collettività”. Poi Ferrandelli sottolinea che “Le operazioni si sono protratte per diverse ore, rendendo necessario l’intervento delle forze di polizia e lo svolgimento di rilievi approfonditi, anche in relazione alla possibile presenza, nel corso degli anni, di attività illecite all’interno dei locali. Non si esclude, infatti, che l’immobile fosse divenuto teatro di spaccio di sostanze stupefacenti e di un vero e proprio mercato sommerso, basato su forme di affitto illegale delle stanze degli ex uffici, a danno di cittadini fragili”. “Un ringraziamento particolare – conclude l’assessore – va alla polizia municipale, all’assessorato del Patrimonio, all’assessorato alle Attività sociali e alle forze della Polizia di Stato che, tempestivamente attivate, hanno garantito sicurezza e un’efficace regia delle operazioni”.

– foto ufficio stampa Comune di Palermo –

(ITALPRESS).

La Fondazione Teatro Massimo cerca nuovi spazi per lo sviluppo delle attività. Pubblicato un avviso

0

PALERMO (ITALPRESS) – Nonostante sia il teatro più grande d’Italia e il terzo in Europa per dimensioni, il Teatro Massimo di Palermo non basta più a contenere l’aumento costante delle attività della Fondazione. I risultati delle ultime stagioni, con un incremento notevole della partecipazione di pubblico e il successo dei complessi artistici, hanno confermato il ruolo centrale del Teatro nel panorama nazionale, portando la programmazione verso una crescita straordinaria. Dalle grandi produzioni liriche e sinfoniche ai progetti dedicati ai giovani, agli studenti e ai nuovi pubblici, la sede storica di Piazza Verdi è ormai insufficiente.

La necessità di nuovi spazi non è dunque una semplice questione logistica, ma il segno tangibile di una vitalità che impone di trovare nuove “case” per le prove, le produzioni e le attività educative. Tale ampliamento permetterebbe inoltre di migliorare le condizioni lavorative di tutte le maestranze, rispondendo positivamente anche alle sollecitazioni delle organizzazioni sindacali circa l’adeguamento degli spazi ai carichi produttivi e alla qualità artistica richiesta. Per questa ragione, è stato pubblicato sul sito della Fondazione un avviso pubblico per un’indagine esplorativa finalizzata alla locazione di un nuovo immobile nel Comune di Palermo: un invito affinché si facciano avanti soggetti capaci di offrire spazi adeguati a un polo culturale in continua espansione.

L’obiettivo è duplice: rafforzare la capacità produttiva del Teatro e, soprattutto, investire con decisione sulle nuove generazioni. È fondamentale, infatti, dare una sede stabile alle attività di studio e prove dell’Orchestra e del Coro, ai progetti di formazione e ai laboratori sperimentali che rappresentano il futuro del talento siciliano. La ricerca di nuovi spazi si inserisce così in una visione di sviluppo sostenibile capace di coniugare eccellenza artistica e responsabilità sociale, rendendo il Teatro sempre più aperto, inclusivo e radicato nel tessuto urbano. L’immobile ricercato dovrà rispondere a specifiche caratteristiche tecniche per poter ospitare le diverse attività laboratoriali e produttive.

– foto ufficio stampa Teatro Massimo –

(ITALPRESS).

Turismo Magazine – 10/1/2026

0

ROMA (ITALPRESS) – In questa edizione:
– Italia al top in Europa per le vacanze invernali
– Il viaggio cambia volto tra intelligenza artificiale ed esperienze su misura
– Cresce il turismo congressuale
mgg/azn

La vicesindaca di Crans Montana “Chiediamo scusa per le mancanze sui controlli”

0

CRANS MONTANA (SVIZZERA) (ITALPRESS) – “Chiediamo scusa a tutte le famiglie in lutto e che soffrono”. Così la vicesindaca di Crans Montana, Nicole Bonvin Clivaz, a dieci giorni dalla tragedia di Capodanno al “Le Constellation”, ha riconosciuto gli errori e le mancanze del Comune che l’inchiesta in corso dovrà chiarire. Queste parole, pronunciate nel corso di un’intervista all’emittente svizzera RTS, giungono anche a seguito delle polemiche per le mancate scuse del sindaco, Nicolas Feraud, nella conferenza stampa del 6 gennaio. “Oggi è il momento di chiedere scusa: a volte, nella foga del momento, si è goffi – ha spiegato – Non è comune vivere una situazione come questa. Ci è voluto davvero tanto coraggio per affrontarla. E ne avremo bisogno ancora”. Bonvin Clivaz ha quindi riconosciuto le responsabilità del Comune, in particolare per la mancanza di controlli nel locale dal 2020. “Siamo responsabili di questa supervisione – ha ammesso -. L’indagine ci dirà perchè si sono verificate queste carenze. Al momento non abbiamo risposte vere”.
Nessuna ipotesi di dimissioni del Consiglio comunale all’orizzonte. “La questione è del tutto fuori discussione, anzi. Stiamo lavorando instancabilmente – ha ribadito la vicesindaca -. Riceviamo email offensive ogni giorno in Consiglio comunale. Ma è comprensibile, è normale. Correggeremo. Abbiamo commesso un errore, ora faremo la cosa giusta”.

– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

La vicesindaca di Crans Montana “Chiediamo scusa per le mancanze sui controlli”

0

CRANS MONTANA (SVIZZERA) (ITALPRESS) – “Chiediamo scusa a tutte le famiglie in lutto e che soffrono”. Così la vicesindaca di Crans Montana, Nicole Bonvin Clivaz, a dieci giorni dalla tragedia di Capodanno al “Le Constellation”, ha riconosciuto gli errori e le mancanze del Comune che l’inchiesta in corso dovrà chiarire. Queste parole, pronunciate nel corso di un’intervista all’emittente svizzera RTS, giungono anche a seguito delle polemiche per le mancate scuse del sindaco, Nicolas Feraud, nella conferenza stampa del 6 gennaio. “Oggi è il momento di chiedere scusa: a volte, nella foga del momento, si è goffi – ha spiegato – Non è comune vivere una situazione come questa. Ci è voluto davvero tanto coraggio per affrontarla. E ne avremo bisogno ancora”. Bonvin Clivaz ha quindi riconosciuto le responsabilità del Comune, in particolare per la mancanza di controlli nel locale dal 2020. “Siamo responsabili di questa supervisione – ha ammesso -. L’indagine ci dirà perché si sono verificate queste carenze. Al momento non abbiamo risposte vere”.

Nessuna ipotesi di dimissioni del Consiglio comunale all’orizzonte. “La questione è del tutto fuori discussione, anzi. Stiamo lavorando instancabilmente – ha ribadito la vicesindaca –. Riceviamo email offensive ogni giorno in Consiglio comunale. Ma è comprensibile, è normale. Correggeremo. Abbiamo commesso un errore, ora faremo la cosa giusta”.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

La questione Groenlandia e il disegno neo-imperiale di Trump

0

di Vincenzo Petrone (*)

ROMA (ITALPRESS) – I diplomatici di tutto il mondo conoscono a memoria la frase di un loro collega, che rappresentava Sua Maestà britannica presso la Serenissima agli inizi del 1600, Lord Henry Wotton. Questi definì la figura dell’Ambasciatore come quella di “un gentiluomo inviato all’estero per mentire, a beneficio del suo Governo”. Il Segretario di Stato Marco Rubio, prestato alla diplomazia dalla politica interna americana, probabilmente proprio questo si accinge a fare, magari con meno eleganza, quando in Danimarca la prossima settimana, parlerà di Groenlandia con i diretti interessati, i fedeli alleati danesi e i pacifici groenlandesi. Rubio ha annunciato loro che Washington vorrebbe comprare la loro gigantesca isola ghiacciata e non escluderà, in caso di rifiuto, che l’America possa passare alle vie di fatto.

Lord Wotton sorriderà garbatamente nella sua tomba perché Rubio in Danimarca e in Groenlandia andrà a raccontare una mezza bugia che poi naturalmente illustrerà ai giornalisti come l’ennesimo successo della risolutezza del suo Presidente. E cioè ai microfoni racconterà al mondo che l’America ha ottenuto che la base americana di Pituffik, già esistente ed operativa da decenni in Groenlandia, venga ampliata e magari se ne costruiscano altre simili in diverse località’ della sconfinata costa della Groenlandia, meglio se sarà la NATO a pagare il costo del nuovo investimento e dei nuovi oneri. Presumibilmente il Segretario di Stato sorvolerà sul fatto che in realtà, Pituffik fu costruita segretamente nel 1951 in base ad un Trattato tuttora vivo e vegeto, stipulato tra Stati Uniti e Danimarca, dopo che la Danimarca aveva rifiutato la proposta americana di comprarsi l’isola.

E quel Trattato statuisce già da un pezzo che gli USA possono “costruire, installare e gestire basi militari in Groenlandia” e possono “controllare i movimenti in Groenlandia di navi, aerei e qualsivoglia altra imbarcazione”. Nella Base di Pituffik, l’Air Force fa già attività di sorveglianza spaziale e di allerta missilistica. E adesso farà molto di più. Ma allora, perché mai da Washington arriva tanto rumore sulla Groenlandia, se come accade di solito, basterebbe mettere riservatamente intorno al tavolo della NATO gli Ambasciatori dei Paesi che ne sono membri per far loro approvare in un baleno un piano di infrastruttura e di monitoraggio dell’Alleanza in Groenlandia per scongiurare il rischio di una invasione di navi spia battenti la bandiera della Cina o della Russia?

Tutti acconsentirebbero, noi italiani per primi, come ha di fatto annunciato con grande intelligenza la nostra Presidente del Consiglio quando ha affermato pochi giorni fa che il problema della Groenlandia va affrontato nel contesto dell’Alleanza. Ed è urgente farlo adesso perché le rotte dell’estremo nord dell’Atlantico sono divenute vitali per la sicurezza della NATO, come conseguenza della navigabilità crescente del Mar Artico. Europei e americani saremmo tutti contenti e i poveri danesi pagherebbero volentieri con noi e gli alleati tutti i costi delle nuove Basi. E allora perché tanto rumore? La risposta a questa domanda è abbastanza semplice e banale. D’altronde, nel fiume di esternazioni di Trump ai giornalisti e sui social, questa risposta si intravede. A condizione di guardar bene il contesto americano di oggi, pur nella nebbia delle comunicazioni martellanti circa il petrolio del Venezuela che spetta all’America, gli alleati Nato che sono degli ingrati, il Canada che si ostina a restare un grande Paese sovrano. E via dicendo.

Significativamente, tra una minaccia e una iperbole Trump ai microfoni ha anche detto testualmente “dobbiamo assolutamente vincere le elezioni di mid term a novembre, altrimenti i Democratici troveranno il modo di incriminarmi”. Poteva aggiungere anche che sono parecchi i giudici distrettuali che tornerebbero volentieri a riaprire in qualche modo i fascicoli dei 32 reati per i quali Trump poteva essere processato se non fosse stato eletto alla Presidenza. Quello che alla stampa Trump non poteva dire esplicitamente è che se nell’economia americana le cose restano come sono oggi e come sembrano proiettarsi nei prossimi mesi, il Partito Repubblicano le elezioni di Novembre può già darle pressoché per perse. E con esse la maggioranza di blocco nel Congresso a protezione del Presidente.

Eppure, il suo primo anno di Presidenza, il 2025, si era aperto con l’aspettativa che la Borsa americana avrebbe fatto segnare aumenti pari ad un multiplo di quelli che potevano realizzare le borse europee e quelle asiatiche. E invece al rendiconto di fine anno 2025, Wall Street aveva incrementato i suoi indici di poco più di un modesto 5% contro gli eccellenti risultati registrati in Asia, per esempio a Seoul con il 76%, e in Europa, per esempio a Madrid col 49%e a Milano col 31%. Nello stesso anno, il dollaro ha perso l’11% sull’Euro e ancora altro terreno sta perdendo costantemente quest’anno. E l’esperienza insegna che quando il dollaro si svaluta le Borse del resto del mondo corrono più veloci di Wall Street. Ma quello che ancor più preoccupa il Presidente americano ai fini delle elezioni di Novembre è la “affordability crisis”, ossia la costante e inarrestabile riduzione della capacità di consumo, che sta rendendo la vita veramente molto difficile per il ceto medio-basso americano, nel quale oltre un terzo delle famiglie spende ormai il 95% del proprio reddito solo per acquistare alimenti e combustibili e pagare le polizze assicurative.

E viene da chiedersi cosa potrebbe accadere sul piano finanziario, se in questi 9 mesi che ci separano dalle elezioni mid-term, si riducesse in maniera rilevante il fiume di 1,36 trilioni di dollari di risorse che europei ed asiatici hanno investito l’anno scorso, sui titoli azionari quotati a Wall Street e sui Bonds del Tesoro, salvando tra l’altro la bilancia dei pagamenti americana. Quel fiume di denaro si attendeva una remunerazione che l’anno scorso non ha ricevuto e potrebbe dirigersi altrove almeno in parte. In politica interna, il “catch 22”, il dilemma senza soluzione che incombe su Trump mentre promette di far finalmente tornare grande l’America nel mondo, si può provare a sintetizzarlo in pochi concetti consequenziali.
Ossia, se perde le elezioni di novembre, il giorno dopo Trump diventa un bersaglio per il Congresso e per i giudici. Ma per non perdere le elezioni, l’Amministrazione deve rinunciare a ripristinare rigore nei conti pubblici e soprattutto deve imporre al prossimo Presidente della Banca Centrale che lo stesso Trump nominerà in maggio, di continuare a ridurre i tassi di interesse sebbene già da 55 mesi in qua, il tasso inflazionistico negli USA resti sopra il livello del 2% che è l’obbiettivo storico ottimale della FED.

Ma poniamo il caso che la nuova Presidenza FED dia retta a Trump e dunque rinunci a riportare l’inflazione sotto il 2%. E mettiamo che come lo stesso Trump ha già annunciato di voler fare il Tesoro, decida di elargire sussidi nella misura di 2000 dollari a persona a tutti indistintamente gli americani. In tal caso, tutto fa temere che la fiducia degli investitori internazionali nella prospettiva di stabilità finanziaria degli Stati Uniti potrebbe incrinarsi seriamente per la prima volta. E quei 1,36 trilioni di investimenti dall’estero ricevuti nel 2025 si ridurrebbero fortemente, i tassi sui Bonds del tesoro di conseguenza salirebbero, e il deficit di bilancio sfonderebbe il già elevato 6% attuale rispetto al Pil. Il Congressional Budget Office già quest’anno ha definito “insostenibile” il livello del deficit. Da ultimo, i mercati potrebbero prendere sul serio l’annuncio del Presidente di voler portare nel 2027 a 1,5 trilioni di dollari il bilancio della Difesa, un livello astronomico di spesa anche difficile da realizzare viste per esempio le pessime condizioni della cantieristica militare americana e l’overbooking nell’industria missilistica che già oggi impedisce all’America di mandare all’Ucraina tutte le armi anti aeree che gli europei sono pronti ad acquistare per conto di Kiev.

Il combinato disposto di tutte queste considerazioni è che gli Stati Uniti potrebbero rapidamente incorrere in una ondata di vendite sui titoli azionari e obbligazionari. Questo costringerebbe Trump a fare esattamente l’opposto di quello che invece gli serve fare per salvarsi dalla sconfitta elettorale. Il Presidente dovrebbe tagliare la spesa ed accentare che la FED aumenti i tassi di interesse. Questo normalmente accade in tutto il resto del mondo in condizioni analoghe. Senza volerlo, Trump potrebbe decretare quest’anno la fine dell’”excepcionalism” storico di cui godono gli Stati Uniti. Solo che egli lo ha interpretato come una licenza assoluta di fare quel che vuole, come vuole e dove vuole, sia in America che fuori dai confini. Il problema è che una crisi economica americana la pagheremmo molto cara anche noi in Europa come è sempre accaduto, dal 1929 al disastro del 2007-2008 della Lehmann Brothers.

Ancor peggio, sul piano politico e di sicurezza internazionale, il rischio e’ che Cina e Russia possano interpretare queste divagazioni neo imperiali del Presidente degli Stati Uniti come un implicito consenso a comportamenti speculari russi e cinesi in Europa e in Asia. Dopo tutto anche loro sono grandi paesi ed hanno per questo diritto ai loro progetti neo imperiali.
E sarebbe un pasticcio dagli esiti non prevedibili. “Ci penseremo domani, domani…”, diciamo noi in Europa. Un po’ come faceva la splendida e malinconica Scarlett di “Via col Vento”. Intanto, nell’immediato la sfida di Macron di Merz e della Meloni e’ quella di contenere Trump e mantenerlo impegnato a sostegno degli europei in Ucraina e nella NATO. Almeno per altri 3-5 anni, il tempo necessario per portare a massa critica il riarmo europeo e la ripartenza dell’industria europea. Non c’è altra scelta.

(*) ambasciatore

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

Musetti in finale a Hong Kong e nella top 5 Atp, Rublev ko

0

ROMA (ITALPRESS) – Lorenzo Musetti in finale nel “Bank of China Tennis Open”, Atp 250 dotato di un montepremi di 700.045 dollari, giocato sui campi in cemento di Hong Kong. L’azzurro, testa di serie numero 1, si è imposto sul russo Andrey Rublev in rimonta e in tre set con il punteggio di 6-7 (3), 7-5, 6-4 in 2 ore e 45 minuti di gioco. Il tennista di Carrara si giocherà il titolo con il vincente della seconda semifinale tra Giron e Bublik. Per Musetti la vittoria vale anche l’ingresso nella Top five del ranking. L’Italia, dunque, ha per la prima volta due giocatori tra i primi 5 del mondo in singolare dal 1973. In caso di successo, sarà il terzo italiano in Top 5 nell’era del ranking computerizzato dopo Adriano Panatta, entrato tra i primi 5 del mondo il 10 agosto 1976, e Jannik Sinner, che ha raggiunto per la prima volta la Top 5 il 2 ottobre 2023. Musetti, sottolinea Supertennis, sale a 4.105 punti, scavalcando Alex De Minaur, fermo a 4.080 dopo l’eliminazione dell’Australia in United Cup ed è dunque sicuro di raggiungere la Top 5 e il nuovo best ranking.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

Musetti batte Rublev e vola in finale a Hong Kong, da lunedì sarà il nuovo numero 5 al mondo

0

ROMA (ITALPRESS) – Lorenzo Musetti in finale nel “Bank of China Tennis Open”, Atp 250 dotato di un montepremi di 700.045 dollari, giocato sui campi in cemento di Hong Kong. L’azzurro, testa di serie numero 1, si è imposto sul russo Andrey Rublev in rimonta e in tre set con il punteggio di 6-7 (3), 7-5, 6-4 in 2 ore e 45 minuti di gioco. Il tennista di Carrara si giocherà il titolo con il vincente della seconda semifinale tra Giron e Bublik. Per Musetti la vittoria vale anche l’ingresso nella Top five del ranking.

L’Italia, dunque, ha per la prima volta due giocatori tra i primi 5 del mondo in singolare dal 1973. E’ il terzo italiano in Top 5 nell’era del ranking computerizzato dopo Adriano Panatta, entrato tra i primi 5 del mondo il 10 agosto 1976, e Jannik Sinner, che ha raggiunto per la prima volta la Top 5 il 2 ottobre 2023. Musetti, sottolinea Supertennis, sale a 4.105 punti, scavalcando Alex De Minaur, fermo a 4.080 dopo l’eliminazione dell’Australia in United Cup ed è dunque sicuro di raggiungere la Top 5 e il nuovo best ranking.

Ex numero 1 junior, Musetti è entrato in Top 20 a gennaio 2023 e in Top 10 a maggio del 2025. Finora aveva raggiunto un best ranking di numero 6, dopo la semifinale al Roland Garros dello scorso anno. Inizia dunque al meglio il 2026 del carrarino che a Hong Kong insegue il terzo titolo Atp in carriera in singolare, il primo dal 2022 quando superò Carlos Alcaraz a Bastad, nella finale più giovane dal 2005, e Berrettini a Napoli.

“Non avevo mai giocato così ad Hong Kong”. Lorenzo Musetti commenta così la sua prestazione. “Ogni volta che io alzavo il livello, Rublev faceva lo stesso, ma fortunatamente alla fine ce l’ho fatta. Sono orgoglioso del livello che ho messo in campo – le sue parole nell’immediato post-partita riportate da Supertennis -. Guarderò la semifinale, ma proverò anche a riposarmi, sono contentissimo di giocare due finali”. Musetti, infatti, sarà impegnato anche nella finale di doppio, in coppia con Lorenzo Sonego, contro Rublev/Khachanov o Kirkov/Stevens.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

Coppa del Mondo di fioretto, Francesca Palumbo d’argento a Hong Kong

0

HONG KONG (CINA) (ITALPRESS) – Francesca Palumbo brilla d’argento nella Coppa del Mondo di fioretto femminile a Hong Kong. Solo la statunitense Lee Kiefer, numero 1 del ranking internazionale, ha fermato la straordinaria marcia della fiorettista dell’Aeronautica Militare verso un secondo posto che rappresenta il suo miglior risultato in carriera nel circuito iridato a livello individuale. Ha chiuso invece ai piedi del podio Martina Sinigalia, 6^ classificata e fermata proprio dalla compagna di Nazionale nel derby dei quarti di finale. Proveniente dalle qualificazioni del venerdì, Francesca Palumbo è stata protagonista oggi di una splendida prestazione cominciata con i successi sulla francese Ranvier (15-9) e sulla giapponese Nagase (15-2). A seguire, l’atleta lucana di stanza a Frascati ha dovuto affrontare due assalti tutti in “casa Italia”: prima, negli ottavi, ha superato per 15-10 la capitana Arianna Errigo, poi nei quarti ha battuto 15-11 Martina Sinigalia ottenendo così la certezza di un posto sul podio. Ma non si è fermata lì: in semifinale Palumbo ha dominato contro la francese Morgane Patru, imponendosi 15-4 e arrivando così a sfidare in finale l’americana Lee Kiefer.

E anche nell’ultimo atto Francesca ha lottato fino all’ultima stoccata possibile, in un match equilibrato e risolto dalla numero uno del mondo solo nelle battute conclusive con il risultato di 15-12. Per la 31enne fiorettista dell’Aeronautica è il sesto podio in Coppa del Mondo, dopo cinque bronzi, nonché il ritorno in zona medaglie a tre anni di distanza dal terzo posto ottenuto nella tappa di gennaio 2023 a Parigi. “È stata una gara lunga, cominciata dai gironi di ieri. La stanchezza è tanta, come la soddisfazione per questo risultato. Ringrazio le mie compagne, il mio maestro Fabio Galli e tutto lo staff della Nazionale qui presente per il sostegno. C’è dispiacere a causa della finale persa, ma è una medaglia d’argento che per me luccica”, il commento di Francy Palumbo, già medagliata olimpica a squadre ai Giochi di Parigi 2024 e qualche giorno fa anche tedofora per Milano Cortina nella sua Potenza. Non sono mancate altre note positive per la spedizione azzurra a Hong Kong, benché qualche derby di troppo abbia impedito una presenza ancor più numerosa dell’Italia sul podio. È il caso di Martina Sinigalia, sconfitta nei quarti da Palumbo.

Precedentemente la carabiniera veneta aveva battuto la polacca Jeglinska (15-10) e la spagnola Diaz (15-3), vincendo poi il match tutto italiano negli ottavi di finale contro Martina Favaretto con il punteggio di 15-13. Dunque 6° posto per Martina Sinigalia, mentre – dopo una vittoria e un bronzo nelle prime due tappe di Coppa – ha chiuso 9^ Martina Favaretto, seguita da Arianna Errigo e Alice Volpi, classificatesi rispettivamente 11^ e 16^. Per la capitana Errigo, come raccontato, lo stop è arrivato nel derby degli ottavi contro Palumbo, mentre è stata la statunitense Kiefer (15-11) a fermare Volpi che comunque si riavvicina alle “top 8”. Segnali importanti in vista del prossimo Grand Prix di Torino in cui tra meno d’un mese le azzurre giocheranno in casa. Così le altre fiorettiste italiane in gara oggi: 18^ Martina Batini, che era reduce dal successo di Busan, 28^ Aurora Grandis, 36^ Elena Tangherlini e 43^ Carlotta Ferrari. Domani la tappa di Coppa del Mondo di fioretto femminile a Hong Kong si chiuderà con la gara a squadre in cui l’Italia sarà in pedana con Arianna Errigo, Martina Favaretto, Martina Batini e Alice Volpi. Per le azzurre il debutto è previsto negli ottavi contro la vincente di Israele-AIN.

– foto Bizzi/Federscherma –

(ITALPRESS).