Martedì 2 giugno alle 21 il Veneto Festival approda in uno dei luoghi simbolo della civiltà teatrale europea, il Teatro Olimpico di Vicenza, già Patrimonio Unesco, dove in occasione degli 80 anni della Repubblica Italiana, I Solisti Veneti diretti da Giuliano Carella presenteranno “L’Olimpo all’Olimpico”, concerto celebrativo realizzato in collaborazione con l’Accademia Olimpica, pensato come un dialogo ideale tra la scena classica palladiana e la grande teatralità musicale del Settecento europeo.
Protagonista internazionale della serata sarà la contralto greco Marita Paparizou, interprete dalla vocalità intensa e brunita, particolarmente adatta a restituire la forza drammatica, l’ampiezza espressiva del repertorio barocco. La sua presenza conferisce al programma una dimensione fortemente teatrale: arie virtuosistiche in un percorso attraversato da affetti contrastanti, tempeste interiori, furori, invocazioni e tensioni emotive che trovano nella voce femminile di Paparizou un colore raro e di grande suggestione.
Il titolo del concerto, “L’Olimpo all’Olimpico”, nasce dalla coincidenza felice tra luogo e repertorio. Il Teatro Olimpico, capolavoro di Andrea Palladio e spazio costruito sull’eredità della scena antica, accoglierà infatti pagine che appartengono a un immaginario mitologico, eroico e teatrale: da Vivaldi a Händel, da Gluck a Porpora, fino al sorprendente approdo verdiano conclusivo. Sarà una serata in cui la musica dialogherà con l’architettura, e in cui la parola cantata, l’invenzione strumentale e la memoria della classicità troveranno una cornice di straordinaria coerenza simbolica.
Ad aprire il concerto sarà la Sinfonia da “L’Olimpiade” RV 725 di Antonio Vivaldi, pagina che introduce immediatamente il clima dell’opera seria settecentesca, con il suo equilibrio tra energia ritmica, gesto teatrale e brillantezza orchestrale. Il riferimento olimpico, già nel titolo, assume nel contesto vicentino una risonanza particolare: memoria del mito e dell’antico, ma anche celebrazione della competizione, dell’ideale, della misura, elementi che attraversano tanto la cultura classica quanto la musica del Settecento.
Il programma entrerà poi nel vivo della grande vocalità barocca con “Sperai vicino il lido” dal Demoofonte di Christoph Willibald Gluck, aria sospesa tra speranza e inquietudine, nella quale il canto diventa spazio di attesa e di fragilità emotiva. Gluck, figura cruciale nella trasformazione del teatro musicale europeo, porta nel programma una diversa idea di espressione: meno ornamentale, più diretta, capace di cercare nella parola e nella linea melodica una verità drammatica più essenziale.
Con “Furibondo spira il vento” dalla Partenope di Georg Friedrich Händel, la voce sarà invece chiamata a confrontarsi con una scrittura di grande energia e impeto teatrale. L’immagine del vento furioso diventa metafora musicale dell’agitazione interiore: agilità, ritmo e tensione dinamica costruiscono una pagina di forte impatto, nella quale il virtuosismo non è mai semplice esibizione, ma traduzione sonora di uno stato emotivo estremo.
A bilanciare la dimensione vocale interverrà il Concerto in fa maggiore RV 551 di Vivaldi, per tre violini, archi e basso continuo, pagina di rara luminosità strumentale. Qui la scrittura vivaldiana dispiega tutta la sua fantasia concertante: i tre violini dialogano, si rincorrono, si sovrappongono in una trama mobile e brillante, restituendo quella concezione quasi scenica dello strumento che fa di Vivaldi uno dei grandi drammaturghi del suono. Anche senza parole, la musica conserva un’evidenza teatrale: contrasti, slanci, sospensioni e risposte costruiscono una vera conversazione musicale.
Il cuore più tormentato della serata sarà affidato a Nicola Porpora, con “Torbido intorno al core” da Meride e Selinunte. Grande maestro della scuola napoletana e figura centrale nella storia del canto settecentesco, Porpora fu tra i massimi artefici di una vocalità capace di unire virtuosismo, controllo tecnico e intensità affettiva. In questa aria, il turbamento interiore trova una forma musicale di particolare forza: la voce sembra muoversi dentro un paesaggio emotivo instabile, dove la complessità della scrittura diventa immagine dell’anima agitata.
Ancora Vivaldi tornerà con “Con la face di Megera” da Semiramide RV 733, pagina accesa, drammatica, quasi visionaria, nella quale la furia mitologica diventa gesto vocale. Il riferimento a Megera, una delle Erinni, introduce una dimensione aspra e infera, perfettamente coerente con il gusto barocco per gli affetti estremi e per la rappresentazione musicale delle passioni più violente. Sarà uno dei momenti di maggiore intensità teatrale del concerto, affidato alla capacità dell’interprete di trasformare la difficoltà tecnica in espressione scenica.
A concludere la serata sarà il Quartetto in mi minore di Giuseppe Verdi, nella rara versione dell’autore per orchestra d’archi. La scelta verdiana, dopo il percorso barocco e settecentesco, apre una prospettiva inattesa e profondamente italiana. Composto originariamente per quartetto d’archi, il lavoro rivela un Verdi cameristico, concentrato. Nella versione per orchestra d’archi, la scrittura acquista ampiezza e profondità. Inserito nel concerto del 2 giugno, il Quartetto assume un ulteriore valore simbolico: un omaggio alla grande tradizione musicale italiana e alla sua capacità di parlare, con linguaggi diversi, alla coscienza civile e culturale del Paese.
Una serata di particolare densità artistica e istituzionale: un concerto che unisce celebrazione repubblicana, memoria classica, teatro musicale e identità italiana, nel segno di un Festival che continua a far dialogare il patrimonio veneto con le grandi traiettorie della cultura europea.
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