martedì, Maggio 26, 2026

L’AI che usi crea sofferenza o ti aiuta? Tra favole per bambini e strategie militari, una riflessione sull’uso dello stesso strumento

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(speciale Fine e voglia di Vita, articolo di Alessandro Dai Zotti, da VicenzaPiù Viva n. 306sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr) 

Una mamma sta chiedendo alla sua AI preferita: “Mi scrivi una favola per bambini?”. La fiaba le piace e la userà questa sera per far sorridere il suo bam­bino. La stessa AI, nel frattempo, viene usata da un governo per pianificare una strategia militare che invece potrebbe far piangere più di un fanciullo. Do­vresti smettere di usarla o boicottarla? Questa è la domanda che in tanti nel mondo si fanno e che risuona più forte dove la guerra, anzi le guerre si com­battono o dove, nelle basi sparse nel mondo, tra cui quelle di Vicenza in Italia, si preparano e si guidano.

Il fatto

Anthropic non “usa l’AI a scopo mi­litare senza limiti”: ha posto red line esplicite contro sorveglianza di massa domestica e armi completamente auto­nome, ed è proprio per aver difeso que­sti limiti che è stata punita e bandita.

OpenAI ha invece accettato un accor­do con il Pentagono che consente l’uso della sua tecnologia per qualunque uso “lecito”, negoziando solo il divieto di sorveglianza di massa interna e l’ob­bligo di responsabilità umana nell’uso della forza; ciò non esclu­de comunque supporto ad applicazioni militari molto controverse, anche se non sono “killer robot totalmente autonomi”.

La reazione tra gli uten­ti contrari all’uso militare dell’AI si è fatta sentire subi­to. Secondo quanto riportato da TechCrunch e altri media, il 28 febbraio 2026 le disin­stallazioni di ChatGpt negli USA sono aumentate di cir­ca il 295% rispetto al gior­no precedente mentre sono aumentate le installazioni di Claude.

Come si sostiene una compagnia che si occupa di intelligenza artificiale

Addestrare e mantenere i modelli di intelligenza arti­ficiale costa moltissimo: tec­nologia per la potenza di cal­colo, infrastrutture, energia e personale. Quindi servono flussi di cassa molto grandi e possibilmente stabili. Il mercato dei contratti governativi AI, domi­nato dal settore della difesa, vale già miliardi di dollari e cresce ogni anno; quindi, è effettiva­mente una delle poche fonti di denaro “alla scala giusta” per questi modelli.

In questo quadro ci siamo anche noi che usiamo questi strumenti. La maggioranza degli utenti attivi (considerando solo ChatGpt, 900 milioni) usa versioni non a pagamento (https://techcrun­ch.com/2026/02/27/chatgpt-reaches-900m-we­ekly-active-users/). E da un certo punto di vista gli utenti gratuiti creano un deficit che l’azienda deve coprire altrove.

Sapendo questo, la domanda non è solo cosa fanno le aziende con i soldi della difesa. È an­che: cosa finanziamo, indirettamente, quando usiamo questi strumenti gratuitamente?

Il dilemma etico che nessuna disinstallazione risolve

Se Anthropic non usa l’AI a scopo militare ‘sen­za limiti’ significa che la sua AI è comunque usa­ta a scopo militare, ad esempio per attacchi letali come sembrano indicare i re­centi rapporti sull’attacco in Iran (https://www.theguar­dian.com/technology/2026/ mar/01/claude-anthropic-i­ran-strikes-us-military).

OpenAi ha fatto solo un di­verso tipo di accordo, tra l’al­tro, sostenendo la posizione del suo concorrente ma ag­giungendo sia una maggiore libertà di manovra sia confi­ni offuscati dall’espressione “qualunque uso lecito”. Qua­lunque? Cosa significa lecito in questo contesto e chi deci­de se l’applicazione è lecita in una determinata circostanza?

Ci dovrebbe essere un moti­vo per favorire l’una o l’altra da un punto di vista etico?

Solitamente quando si par­la di guerra una delle prime immagini che ci vengono in mente sono persone sofferen­ti, cadaveri, città devastate. Ma è possibile che usando l’AI a scopi militari i con­flitti possano essere gestiti in modo diverso, mitigando i danni collaterali, riducen­do le sofferenze e il numero delle vittime? È una doman­da che nemmeno il CICR — che monitora il diritto umanitario internazionale da decen­ni — riesce ancora a risolvere: l’AI nei conflitti pone interrogativi aperti tanto sui rischi quanto sulle possibili applicazioni umanitarie. (https://cri.it/2025/09/10/tecnologia-e-azione-u­manitaria-opportunita-e-rischi-dellia/)

Nel frattempo, nella vita reale

L’altro giorno la mamma, che lavora anche come medico, aveva chiesto ‘Se ti descrivo un quadro clinico genera­le, puoi suggerirmi alcune possibili diagnosi differenziali da considerare?’ Così ha potuto aiutare un paziente in una situazione difficile.

Più tardi aveva chiesto ancora: ‘Puoi riassumere i punti chiave di questo articolo scientifico in modo che possa valutarne rapidamente la rilevanza cli­nica?’ È stata contenta che l’AI l’abbia aiutata nello studio facendole avere più tempo da dedicare alla sua famiglia.

È tornata a casa prima. Il suo piccolo le è corso incontro con un bel sorriso e lei l’ha preso in braccio. La mamma quella sera ha letto la favola al suo bambino. Domani userà di nuo­vo l’AI. Probabilmente lo farai anche tu.

Nota: l’autore usa l’AI nel quotidiano e non ha affiliazioni commerciali con nessuna azienda che si occupi di intel­ligenza artificiale

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