venerdì, Aprile 19, 2024
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Risorgimento a Vicenza, nella notte tra il 12 e il 13 luglio 1866, cessava la dominazione austriaca

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Risorgimento a Vicenza. Storie Vicentine ci racconta come Vicenza si liberò dalla dominazione austriaca nella notte tra il 12 e il 13 luglio 1866.

Sorgeva immediatamente il libero Municipio, a capo di esso misero Gaetano Costantini,
con il commissario del Re Antonio Mordini il quale, decise che si doveva ricostruire l’amministrazione municipale secondo la legge dalla Sovrana Patente del 7 aprile 1815 che era in pratica la Costituzione del Regno Lombardo-Veneto. Il Regio Decreto 1 agosto 1866 n° 3130 dava disposizioni relative alla costituzione dei consigli comunali, nelle province liberate e in base all’articolo 29 del decreto si convocarono in Provincia le elezioni fra il 23 e il 30 settembre. Le elezioni seguirono in Vicenza il 1° ottobre. L’amministrazione ebbe breve durata perché con R. D. 2 dicembre 1866, nel Veneto e nella provincia di Mantova vennero promulgate tutte le disposizioni comunali e provinciali del 20 marzo 1865 che, si accordavano con il Veneto e Mantova: vennero bandite nuove elezioni per il 31 dicembre 1866.

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Vicenza, 11 giugno 1848. Da Porta Monte i Patrioti difensori della città sono esiliati, vanno verso Ferrara allora territorio Pontificio. I nobili fratelli Pasini, Fogazzaro, Bonollo, Negri, e molti altri andranno in Piemonte al Servizio dei Savoia. Altri moriranno in esilio senza aver rivisto Vicenza Libera.

L’articolo 88 della legge comunale R.D. 2 Dicembre 1866 recitava: “le sedute del Consiglio
Comunale saranno pubbliche quando la maggioranza del Consiglio lo decida.” Il 13 marzo 1867, per discutere di una mozione dell’ing. Francesco Formenton, si accenna alla pubblicità sui giornali delle adunanze consiliari. L’anno dopo l’on. Paolo Lioy in una adunanza del 25 maggio 1868, propose una commissione composta da Gaetano Costantini,
Fedele Lampertico, Vincenzo Fontana, per la stesura di un Regolamento che fu adottato dal 21 luglio 1868. Il periodo che succedette ai giorni del nostro riscatto, fu memorabile, negli scritti esaminati, in archivio, si rispecchia la perizia amministrativa e la prudenza che in quei tempi ebbero il governo del Comune, ma pur tra le difficoltà del dopo occupazione, i governatori cittadini seppero trasformare la città in quella che si potrebbe definire Vicenza, città bellissima, grazie anche al Sindaco di Vicenza Conte Cavaliere Antonio Porto. E G. Mosconi – L. Fogazzaro – E. Boschetti – G. Costantini. I primi provvedimenti urgenti della Giunta Municipale, furono molti, in primis: Polizia, ordine pubblico e sicurezza.

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La cerimonia ufficiale con Vittorio Emanuele II

La dirigenza dei lavori e modalità fu affidata a Luigi Fogazzaro, il quale servendosi di impiegati ed inservienti non coinvolti con la polizia imperiale, riattivò l’ufficio di guardia civica cittadina, la cui organizzazione fu demandata al nobile Fabrizio Franco, il quale assunse diversi cittadini per perlustrare la città nella stessa serata del 13 luglio, immediatamente si fece il rilascio dei fogli di via e passaporti. Sotto stretta sorveglianza
si posero le carceri per criminali e politici.
Inquisiti per soli titoli politici furono scarcerati. Non si ottenne dal Tribunale la scarcerazione del condannato politico signor Zattera. Molti impiegati compromessi con il Governo austriaco furono consigliati di allontanarsi al solo fine di salvare la loro vita. Questi furono il signor Buzzi Commissario Distrettuale, Bonaldi professore al Ginnasio (ora Liceo Pigafetta), ed Eccli ragioniere capo. Le licenze per porto d’armi e le armi furono restituite ai richiedenti, con la promessa di porsi in regola con domanda e pagamento della tassa. Al Vescovo salvato da una violenza popolare per interposizione della Giunta, fu consigliato di emettere una circolare per parroci e cappellani onde, “lungi da farsi fautori di opposizioni,
abbiano da assecondare l’impulso nazionale e influire sull’ordine pubblico”.
Il canonico e direttore scolastico Eugenio Meggiolaro, arrestato su ordine del commissario del Re, e tradotto alle carceri di San Biagio. Antonio Mordini aveva scritto un telegramma a Ricasoli chiedendo immediata sospensione del Concordato della Santa Sede con l’Austria
e l’immediata estensione anche nel Veneto delle corporazioni religiose, il commissario fece licenziare dal Liceo Pigafetta Don Andrea Scotton ed allontanare dalle parrocchie cinque parroci ed una accurata ispe-zione al Seminario ritenuto un covo austriacante.
Poste e Telegrafi :L’ufficio postale era stato abbandonato dal suo capo, riaperto sotto la guida del cittadino Domenico Piccoli in collaborazione con l’impiegato Rossi e con altri assunti la cui condotta non aveva motivi di rimarco. Le comunicazioni con i maggiori centri
della provincia furono riaperte e l’ufficio cominciò a funzionare. Il Direttore delle Poste, al momento della partenza, asportò diversi gruppi di denaro diretti a privati per una somma ragguardevole, senza rilasciare quietanza. Il fatto fu denunciato al Tribunale. E’ arrivato
dalle Poste di Bologna un Commissario Regio, il quale con istruzioni verbali dichiarò che la Posta dipenderà dalla Direzione di Bologna.

barricate
Barricate in Corso San Felice

Finanze: l’ufficio è stato chiuso e l’intendente ha dichiarato di cessare dalle sue funzioni. Il Municipio dispose che a mezzo del signor Scanferla e del membro di Giunta signor Nicoletti, venisse redatto un atto di consegna, colla chiusura di tutti i giornali e con un riscontro di cassa.
Militare: prima di andarsene, la milizia imperiale, a mezzo di un ufficiale del Genio, consegno le chiavi di tutte le caserme. L’Ospedale sito in Santa Maria Nova (già collegio Cordellina) fu consegnato al facente funzione di Podestà con circa 60 malati da curare. La cura dei malati fu affidata ai signori Villanova Girolamo, Gianesin , Biagio, e Vejer Federico, ordinando la somministrazione dei medicinali alla farmacia della Carità e gli alimenti alla impresa Laschi, che anche prima ne era la fornitrice e nominando custode e sorvegliante di tutto il nobile Uberto Barbaran. Per le caserme si commise al personale tecnico di fare gli inventari dei beni mobili. Inventari nelle caserme e magazzini erariali nel giorno
13 luglio e dichiarati preda bellica dal capitano dei Lancieri Dario De Lu e portati a Padova.
Il 15 Luglio 1866 altri Lancieri, provenienti da Padova asportarono dalla caserma di San Felice e Fortunato, numero 820 sacchi di farina erariale. Una terza spedizione requisì gli oggetti e strumenti di un Ospedale da campo, con lingerie per i feriti, nonché la farmacia completa. Di tutto il materiale fu rilasciata ricevuta. Il Commissario Regio di Guerra Mordini diede l’ordine di confezionare una vistosa quantità di pane da fornire prima ad un corpo militare accampato a Grisignano e quindi all’armata principale, accampata a Padova.
Le razioni previste 20 mila al giorno. Fu acquistato del frumento e avvalendosi dei forni
dell’impresa Laschi fu fatto il necessario, ma non bastò. In un deposito si trovarono 500 sacchi di farina, non soggetta a preda bellica, e con assenso del Regio Commissario, approfittando dei mezzi del signor Gnoato e dei forni militari si confezionò una buona partita di pane da spedire a Padova. L’argomento importante di quei giorni è il pane che verrà a mancare ed è attualmente pagato dalla Intendenza dell’Armata, in misura inferiore al costo commerciale e forse con monete soggette a “disagio”.
Requisizioni: sarà necessario riattivare la Commissione Provinciale per le requisizioni e trasporti militari, con residenza negli alloggi del comune.
Commercio: lagnanze sorgevano tutti i giorni per i pagamenti con moneta italiana e specialmente con carta moneta. La Camera di Commercio ha in via di pubblicazione un avviso con il ragguaglio tra la moneta italiana e quella austriaca, istruzioni da Padova non giunsero. I venditori di merci sono stati diffidati a non alterare i prezzi senza motivo, sotto pena di chiusura e la privazione della licenza per i girovaghi.

Di Luciano Parolin Da Storie Vicentine n. 14-2023.

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