sabato, Maggio 18, 2024
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Chiostro di San Lorenzo, una lapide medioevale

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Storie Vicentine ci racconta storia e architettura del chiostro di San Lorenzo.

Il chiostro di San Lorenzo, come lo vediamo oggi, è costruzione ultimata nel 1508 in sostituzione di un primitivo chiostro contemporaneo della chiesa iniziata poco dopo il 1280.
Sul lato nord si aprono due bifore della sala del Capitolo, probabile avanzo del chiostro preesistente. La soglia di una delle bifore ha attirato l’attenzione ed è stata oggetto di studio e di ricerca. La lastra di marmo rosato è il residuo di una pietra tombale che conserva un’epigrafe incompleta e le incisioni di uno stemma araldico con cimiero e svolazzi. Risulta ridotta nelle dimensioni per sbrecciatura e con evidenti segni di un uso precedente, poi qui definitivamente riutilizzata come davanzale.

chiostro san lorenzo
Il chiostro San Lorenzo

Lo stemma, parzialmente nascosto dalla base di una colonnina, raffigura sei gigli. Il blasone è confermato dal cimiero che riporta per intero la composizione dello stemma. La forma dello scudo è triangolare per cui può essere datato tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo. L’elmo sopra lo scudo è semplice bacinetto all’italiana, ascrivibile al XIII secolo. Gli svolazzi riportano la figura del giglio. Il cimiero, disegnato a mezzaluna, ma con punte arrotondate, riporta i sei gigli accompagnati da una stella a sei punte.

stemma
Ricostruzione grafica dello stemma inciso sulla lastra.

Il blasone con la disposizione dei gigli indica un’appartenenza ai territori del Sacro Romano
Impero Germanico, Italia compresa, ma particolarmente alla regione dei Paesi Bassi. D’altronde è noto che il giglio fu usato sia come simbolo di comando, sia come ricordo della partecipazione alle varie battaglie tra francesi, inglesi e sassoni per la corona di Francia e d’Inghilterra. Lo stemma nel suo insieme richiama lo stile del famoso Armoriale Gerle con l’unica differenza che non è inclinato ma posto diritto per evitare perdita di spazio.

LETTERE GOTICHE INCISE NELL’EPIGRAFE

• GISE:
Nome proprio di origine germanica con significato di lancia. Attestato nei Paesi Bassi fin dal VI secolo, in particolare nei nomi composti di grandi personaggi. Tra gli altri: Giselbert. Si trova usato, in varie forme, dal XIII secolo in documenti inglesi.
• D’SERP…:
È la denominazione incompleta della famiglia del defunto. Trova un unico abbinamento con uno stemma a sei gigli, quello dei signori Van Scherpenzeel della Gheldria. La stella a sei punte è da considerare un’aggiunta per indicare un ramo della famiglia o la qualifica di uno dei figli primogenito, cadetto o bastardo.
• DIE ÇNEGER:
Il termine fa pensare a un’imprecisa scrittura di ‘Çenger’, da intendersi forse come soprannome da ‘tzanger’, per dire di persona pungente, acuta, o anche operosa, attiva. Tale voce è riscontrabile nel linguaggio medio-alto tedesco dal XII secolo fin quasi al XVI e ben si adatta al nome del personaggio adombrando un’immagine guerresca: lancia aguzza, perforante.

le lettere gotiche incise nell'epigrafe
Le lettere gotiche incise nell’epigrafe.

• XX …:
E’ l’inizio di una datazione? In verità nessuna ipotesi è da preferire particolarmente.

INDIZI PER UNA INDIVIDUAZIONE E UN COLLEGAMENTO STORICO

I riferimenti indicati dalle lettere gotiche sono importanti per dare un’idea dell’etnia del defunto e del compagno di viaggio o di milizia che fornì il blasone e dettò l’epigrafe per la lapide. In ogni caso non è senza significato l’attribuzione del termine ‘tzanger’ a famiglie dei milites che avevano ricoperto la carica di maresciallo. Una ricerca epistolare effettuata negli archivi, ha portato alla scoperta di un nobiluomo in partenza per la Terra Santa nel 1310 quando questi si trovava nel distretto di Hertogenbosch, nel Brabante olandese.
La circostanza e le considerazioni fatte sulla lapide, come il colore, il riuso, le incisioni e la datazione, o sul defunto, come il nome, il soprannome, la nobiltà, la milizia, la provenienza, conducono al collegamento con un personaggio protagonista di un fatto riportato dallo storico Battista Pagliarini nelle sue Cronache, laddove ricorda la morte a Vicenza di un innominato nobile pellegrino germanico diretto a Venezia per imbarcarsi verso la Terra Santa. Era all’incirca la metà del mese d’aprile 1311, all’indomani della vittoriosa cacciata da Vicenza dei Padovani dopo un dominio di cinquant’anni, quando i Padovani attuarono un improvviso, poderoso tentativo per riprenderne il controllo.

il davanzale inciso
Il davanzale inciso

Trovandosi in Vicenza il nobile straniero non si sottrasse allo scontro tra Vicentini e Padovani, che avvenne in campo aperto nei pressi di Quartesolo.
La sua gloriosa morte meritò compianto generale e la partecipazione al funerale dello stesso Cangrande della Scala. Fu sepolto con grandi onori in un sepolcro marmoreo rosso che in seguito i frati demolirono e vendettero.
Lo storico Francesco Barbarano, trascrivendo nella sua Storia Ecclesiastica le epigrafi sepolcrali conservate nei chiostri di Santa Corona, non nomina l’esistenza di questa pietra tombale, però conferma l’uso di usurpare le sepolture di chi non aveva eredi in città. Non è certo azzardato pensare che la lapide dell’eroico pellegrino sia finita a San Lorenzo.
Allora, è molto presumibile l’identificazione del pellegrino del Bramante con quello morto a Vicenza. A questa ipotesi non contrasta il divario di mesi nelle date analizzate, considerata la durata dei viaggi di questo tipo. Infatti, nel medioevo i viaggi erano caratterizzati da visite a città e santuari con soste e diversioni notevoli dalla via maestra, e magari da un pellegrinaggio a Roma, come rivelano le relazioni del tempo.

le due bifore
Le due bifore

E, infine, a quei tempi non era cosa di tutti gli anni che un signore d’alto lignaggio partisse
in pellegrinaggio da una piccola regione d’Olanda.
(Il saggio completo è stato pubblicato su “Studi e Fonti del Medioevo Vicentino e Veneto”
– Vol. IV – 2002.) Ricostruzione grafica della lapide di Luca Rigotto.

Da un saggio di Vittorio Nado e riscrittura di Giorgio Rigotto, pubblicato su Storie Vicentine n. 14-2023.

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