martedì, Maggio 28, 2024
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Johann Wolfgang von Goethe e il suo viaggio a Vicenza: una bellezza da lui magnificata ma ancora ignota a troppi

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Era il 3 settembre 1786 quando Johann Wolfgang von Goethe, letterato tedesco il cui nome echeggia nel mondo intero, iniziò il suo viaggio in solitaria da Karlsbad verso l’Italia («Conosci il paese dove fioriscono i limoni, / tra scure foglie le arance d’oro risplendono…?».” scrisse al riguardo), fermandosi anche a Vicenza dove arrivò da Verona.

Johann Wolfgang von Goethe nella campagna romana, dipinto di Johann Heinrich Wilhelm Tischbein
Johann Wolfgang von Goethe nella campagna romana, dipinto di Johann Heinrich Wilhelm Tischbein

La partenza del grande autore è stata oggetto di numerose ipotesi e discussioni, vista la sua singolarità. Fu notturna, segreta e sotto fittizia identità, ed è stata quindi interpretata da molti come una fuga. Altri invece sono di parere discordante, in quanto Goethe si era comunque preparato con studi approfonditi riguardo la lingua e la storia della sua destinazione. Ragion per cui le cause di questa repentina partenza potrebbero essere legate invece a motivi personali, politici o esistenziali.

In modo particolare, tra le principali tappe di questo discusso viaggio, dal 19 al 26 Settembre 1786 Goethe soggiornò presso la nostra bella città, Vicenza (leggi anche «Goethe e Vicenza: la città vista con i suoi occhi», ndr), che lo ricorda con una lapide a palazzo Garzadori vicino ponte S. Michele (autrice della foto in copertina è Diana Cocco per ComuniItaliani.it, ndr).

Aveva da poco iniziato la sua avventura e rimase qui per una settimana, alloggiando al “Cappello rosso”. Dopo Roma, Vicenza fu la città che lo interessò maggiormente dal punto di vista artistico: l’architettura palladiana gli apparve varia di prospettive scenografiche e suggestioni fantastiche (da “fantasia”), mentre gli uomini e le cose della città gli sembrarono così integrate da renderla la patria, oggi diremmo la location, ideale per ispirare un’idea grande di se stessi.

Nei “Tagebücher 1775 – 1803”, i suoi Diari di quel periodo, si trova in particolare la profonda ammirazione che Ghoete nutriva per Andrea Palladio, tanto da attribuirgli l’aggettivo “göttlich” ovvero “divino”. Di lui, infatti, scrisse: “C’è qualche cosa di veramente divino nei progetti del Palladio, proprio come la forza di un grande poeta che dalla verità e dalla finzione plasma una terza cosa che ci incanta”. Fu l’equilibrio nelle opere del grande maestro a colpirlo e ne scrisse, infatti, molto nelle sue annotazioni. La Basilica e la Rotonda lo affascinarono profondamente e, per quanto lo riguarda, pose il Teatro Olimpico in contrapposizione con i grandi teatri moderni. Lo paragonò, infatti, ad un bambino nobile, ricco, educato con cura in confronto a uomini sapienti e di mondo, che hanno a disposizione tutti i mezzi per funzionare bene.

La permanenza a Vicenza permise a Goethe di ammirare le meraviglie della nostra città, antica ma al contempo moderna, elaborata ma allo stesso tempo lineare e dotata di un fascino senza eguali, che ancora oggi non è valorizzato quanto anche Johann Wolfgang von Goethe avrebbe suggerito.

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