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Ottavio Trento, il conte benefattore: il suo lascito arricchì Vicenza

Se a Vicenza esiste un’opera di Antonio Canova, l’unica, lo si deve a un atto di generosità. Siamo nel 1810, il conte Ottavio Trento nello scrivere il suo testamento dispone quale lascito a favore della città un cospicuo patrimonio costituito dall’ex convento delle Benedettine di San Pietro (il potente ordine monastico che aveva nello stemma le chiavi pietrine) assieme agli edifici annessi, alla chiesa e al chiostro, oltre a un’ingente somma di denaro. La volontà del patrizio era che quel compendio immobiliare venisse adibito alla costituzione di una “Casa di ricovero e industria” da destinare ad una fetta consistente di poveri della sua città, in particolare agli artigiani tessili e alle loro famiglie, ridotti in miseria con l’avvento della prima rivoluzione industriale che aveva portato lo sconvolgimento dei processi produttivi mediante l’impiego dei macchinari. In quella ‘casa comune’ che veniva messa a loro disposizione potevano trovare un alloggio e intraprendere nuove attività.

Il conte Ottavio Trento era divenuto proprietario di quei beni nel 1807 dopo che se li era aggiudicati ad un’asta pubblica indetta dall’amministrazione napoleonica. Erano una parte di tutti quei beni che Napoleone, dopo aver occupato il nord Italia ed il Veneto, andava sistematicamente a sequestrare agli ordini religiosi e, una volta incamerati dall’erario, li andava a cedere al miglior offerente per raccogliere i fondi che servivano a finanziare le sue costose campagne militari.

ottavio trento
Ritratto di Ottavio Trento e il monumento funebre di Antonio Canova commissionato dal Municipio

In realtà era stato lo stesso Imperatore, con malcelato interesse e ben conoscendo la ricchezza del nobiluomo vicentino, a suggerire al conte Trento di elargire una donazione alla sua città. Francesco Formenton nelle “Memorie storiche della città di Vicenza” così descrive il loro incontro che avvenne in occasione di una serata di gala tenutasi presso il Teatro Olimpico: “Veniva da Verona a Vicenza Napoleone a dì 28 novembre 1807 alle ore 7 della sera.

Erano seco lui la regina di Baviera ed altri personaggi. Prese alloggio nel palazzo del conte Thiene a porta Castello. Si portò al teatro Olimpico splendida- mente illuminato. Ne ammirò la bellezza e lo spettacolo meraviglioso. Chiese ivi del Conte Ottavio Trento e gli domandò se era quel ricco signore di Vicenza. Rispose il Trento: Dinanzi alla Maestà Vostra io non ho uso di chiamarmi né ricco né signore. Napoleone eccitò il Trento a volere impiegare una parte della sua ricchezza a benefizio della patria.”

Il conte Ottavio aveva già avuto modo di conoscere Napoleone Bonaparte in un’altra sua visita a Vicenza il 27 settembre dello stesso anno; egli era l’uomo più ricco della città, esponente di una illustre e antica casata (i Morlini originari da Trento e presenti a Vicenza fin dal 1400), e scomparve l’8 maggio 1812 all’età di 83 anni senza lasciare discendenti di- retti. “Il testamento suo del 28 dicembre 1810 fu il più clamoroso di questa città, pei molti e ricchi legati e per un piccolo retaggio lasciato al legatario universale signor Giovanni Bertolini” annota il Formenton.

La città gli tributò solenni onori con un imponente funerale, il Municipio volle inoltre commissionare un monumento a ricordo perpetuo della sua magnanimità e pensò di affidare l’incarico a colui che era uno degli artisti più rinoma- ti dell’epoca: lo scultore Antonio Canova. Gli antefatti che descrivono la commissione e l’iter di esecuzione dell’opera da parte di Canova sono contenuti in alcune lettere inedite che l’abate Antonio Magrini raccolse e pubblicò in un volumetto nel 1854, offrendolo come dono per il matrimonio del conte Felice Piovene. Da tale corrispondenza si evince che la Municipalità aveva formalmente incaricato Francesco Testa, studioso e letterato vicentino, a fare da tramite per i contatti con lo scultore.

In queste undici lettere che vanno da settembre 1812 a luglio 1815, Canova risponde a Testa e, pur mancando la parte di corrispondenza che il Testa gli inviò, esse sono sufficienti ad illustrare la genesi dell’opera.

Considerato il massimo esponente del neoclassicismo in scultura Canova, che era nato a Possagno nel trevigiano nel 1757, seppe eccellere con la bravura e la sua tecnica che aderiva ai canoni della bellezza classica antica. Canova diventò un artista molto richiesto, il che lo portò a viaggiare in Francia, Inghilterra, Russia ed infine a Roma dove aprì il suo studio e diventò più che famoso.

Importanti mecenati e figure di spicco di fama internazionale non mancarono di commissionargli numerose opere: dagli Asburgo ai Borbone, dalla corte pontificia fino alla nobiltà veneta, romana e russa. Uno dei più importanti committenti e ammiratori fu senza dubbio Napoleone che lo volle a Parigi e al quale Canova dedicò alcune sue opere. Immortalò anche George Washington, primo presidente degli Stati Uniti d’America, in una scultura che gli fu commissionata nel 1816 e che sfortunatamente andò poco dopo distrutta. Proprio in data 5 maggio 1812 Napoleone aveva nominato Antonio Canova, “nativo di Possagno, compreso nel Dipartimento del Bacchiglione” cavaliere dell’Ordine Reale della Corona di Ferro. Nel settembre 1812, in una prima lettera di risposta al Testa, lo scultore, a cui era stato richiesto di eseguire l’opera per il Trento, si dichiarava occupatissimo in tanti lavori, tanto da essere obbligato a disfarsi di qualche commissione piuttosto che prenderne di nuove.

Egli dimostrava da un lato la sua deferente disponibilità dovuta alla stima e al riguardo che nutriva per il richiedente e gli “onorati individui” vicentini, dall’altro non nascondeva una malcelata riluttanza ad accettare l’incarico, di certo dovuta al fatto che era impegnato in tante altre commissioni senz’altro più prestigiose rispetto alla richiesta di eseguire un’opera per un personaggio ormai defunto, chiusa in un luogo di carità e in una città di provincia.

Lo scultore arrivò a sostenere che avrebbe “gradito assai meglio che in tale occasione si fosse dato animo e incoraggiamento a qualche ingegno delle nostre parti”, suggerendo quindi espressamente “di trovare qualcun altro in mia vece” ovvero qualche artista locale e comunque, diplomaticamente, chiedeva di lasciargli il tempo per pensarci proponendo di riparlare dell’argomento in occasione di un suo prossimo viaggio in Veneto, prima di decidere. Tuttavia l’anno seguente, dopo gli incontri intervenuti e soprattutto non potendo mancare a una richiesta che gli proveniva dal Dipartimento di Vicenza che era la sua patria, Canova si dichiarava disponibile, anzi affermava il suo “ardente desiderio di assecondare la onesta e generosa intenzione di codesti egregi cittadini”, chiedeva però che non gli venissero poste limitazioni di tempo per l’esecuzione, desiderava inoltre di essere fornito di un ritratto del conte.

A questo si provvide ma, passato un altro anno ancora, lo scultore lamentava di essere incorso in un errore: il ritratto che gli era stato recapitato a Roma raffigurava il conte Trento di faccia, mentre lui chiedeva espressamente che fosse ritratto di profilo. Di certo aveva già l’idea di come avrebbe improntato il suo lavoro, desiderava inoltre chiarimenti sulla scala di proporzione del locale in cui l’opera sarebbe stata collocata, nonché conoscere da quale parte la luce sarebbe caduta sul marmo.

I tempi di esecuzione proseguirono a rilento, dalla corrispondenza si evince che l’opera fu eseguita a Roma, e solo nel marzo 1815 Canova confermava che era pressoché terminata “a meno di qualche ultimo tocco” e pronta per essere spedita a Vicenza, non appena la buona stagione fosse stata favorevole; chiedeva che gli venisse recapitata a titolo di acconto la somma di franchi 6.000, ovvero la metà del compenso pattuito, da consegnare a Roma “libera e franca, con la via che a Lei sia più opportuna e comoda e gli altri sei mille secondo l’uso che a me converrà in seguito.” Il pagamento e le sue modalità, oltre allo scambio di convenevoli di rito, è l’argomento delle restanti lettere del Canova che accusò ricevuta di “una cambiale di scudi mille sopra il Banchiere Torlonia il quale ha accettato il pagamento” mentre per il saldo lo pregava di prendere accordi con il conte Tiberio Roberti di Bassano.

La tavola marmorea arrivò a Vicenza il 28 settembre 1815. Il 17 marzo 1816, alla presenza del Granduca di Toscana, venne infine inaugurato il monumento funebre che fu collocato nell’atrio della “Casa di ricovero e industria”, istituzione che a metà ottocento risultava già adibita all’assistenza degli anziani e che prenderà il nome del suo donatore “Istituto Trento”. Il semplice monumento a stele è composto da una tavola di marmo di Carrara in bassorilievo con la parte superiore adorna di elegante cornice a timpano; un tronco di colonna scanellata dorica sopra la quale si alza il busto del conte Ottavio Trento (Vicenza 1729-1812), in basso una cornucopia simbolo di abbondanza e ricchezza, delle quali in vita il conte aveva goduto ma anche saputo elargire col suo animo benevolo; sul lato sinistro seduta su uno sgabello è una giovane donna che rappresenta la Felicità o la Fama che scolpisce con uno stilo sulla colonna le lodi imperiture dell’insigne benefattore, mentre con il braccio sinistro ne cinge il busto in segno di affettuoso compianto e affetto. La tavola è alta metri 2,18 compreso l’ornato superiore, larga metri 1,26 alla base e metri 1,20 sulla cima.

Canova ha creato un monumento dentro il monumento, in cui predomina la bellezza delle forme classiche della donna e della colonna. Con ciò ha superato la difficoltà di rendere in evidenza all’effige del conte, che le fonti dell’epoca descrivono di sgradevole aspetto fisico, ma di animo elevato e che, mentre era ancora in vita, ha esercitato una grande liberalità. L’opera diventa un ritratto morale dell’uomo che ‘’godette delle benedizioni di coloro che, oppressi dalla fredda indigenza, in comodo e sicuro asilo mercè lui ripararono’’ e meritò la perpetua memoria dei posteri. A lavoro ultimato l’autore non mancò di elogiare Vicenza “codesta illustre città, madre di tanti begli ingegni, troppo onorato stimandomi che tanto si doni di pregio ad un’opera mia”.

Da Storie Vicentine n. 6 gennaio/febbraio 2022


In uscita il prossimo numero di Maggio 2023
distribuito nelle edicole del centro e prima periferia e agli Abbonati
Prezzo di copertina euro 5
Abbonamento 5 numeri euro 20
Over 65 euro 20 (due abbonamenti)

Claudio Zarantonello, Io: 12mila chilometri in Vespa da Venezia a Dakar

12 mila chilometri on the road. Protagonista di questa sfida è Claudio Zarantonello, 65 anni di Quinto Vicentino, ex conducente di autotreni ora in pensione, con la sfrenata passione dei motori e dei viaggi spartani con mezzi a bassa velocità. “In garage tengo alcune moto d’epoca, anche un bel Morini 50cc a 4 tempi. Ma è con lo scooter che mi diverto di più e faccio le corse migliori – racconta -.

Ormai sono anni che con la mia eroica vespetta partecipo a gare non competitive di lungo percorso per cinquantini, come la Milano -Taranto e la Biella-Pachino. Ora mi sento pronto e collaudato per affrontare quest’avventura africana a cui pensavo da tempo. Uno stimolo in più è venuto dalla “Camel rally 2023”, la gara non competitiva per cinquantini che quest’anno parte da Biella (giovedì 20 aprile 2023, ndr) per poi concludersi a Marrakech. 

Gli eroici partecipanti, provenienti da tutta Italia, sono 18. Ci sono anche degli amici più temerari di me che correranno questa gara con ciclomotori storici quali il vecchio Sì della Piaggio e lo scooter Lui della Lambretta. Il bello di questa gara? Chi arriva primo non vince nulla, neanche una patacca. Il premio più bello per tutti è la soddisfazione di giungere al traguardo finale”.

Claudio Zarantonello
Claudio Zarantonello al Terminal del porto turistico di Venezia mentre presenta la sua Vespa allestita per la Camel Rally 2023 di Marrakesh e per l’intero viaggio verso Dakar (Senegal).

Verso Dakar. Ma la parte più difficile del viaggio parte proprio da qui. Una volta arrivato a Marrakesh (prevede d’esserci tra il 25-26 aprile 2023) Claudio farà un giorno di meritato riposo e da lì, in solitaria, proseguirà a sud in direzione Dakar, con la sola assistenza del Gps. “M’immagino un itinerario tanto suggestivo quanto impegnativo. Affrontare tratti di deserto con una vespetta 50 non è certo una… passeggiata – commenta -. Per questo ho allestito la mia Vespa in ogni suo dettaglio: dalla tanica per i rabbocchi d’olio ai vari pezzi di ricambio. Se  tutto va bene, come mi auguro, conto di percorrere il tratto Marrakech-Dakar in 7-8 giorni. L’importante, incrociando le dita, è che i pistoni della mia Vespa tengano fino alla fine”.

La forza del viaggio. Il centauro Claudio è particolarmente motivato. A Dakar ci vuole arrivare. E ci arriverà. Ma non solo per sport. Sappiamo che in Senegal farà visita a due sedi missionarie che gestiscono degli orfanotrofi e per le quali Claudio ha promosso in questi mesi una raccolta fondi a favore dei bambini meno fortunati. 

Come dice il Saggio: “Un bel viaggio, oltre all’apparenza, ha sempre grandi finalità”.

Simone Cristicchi torna a Vicenza con lo spettacolo “Paradiso”

Simone Cristicchi, outsider della scena musicale e d’autore italiana – attore, musicista e scrittore eclettico – amatissimo da pubblico vicentino, torna a presentare il suo ultimo spettacolo, tratto dalla Divina Commedia di Dante: è Simone Cristicchi che sarà in scena al Teatro Comunale di Vicenza con “Paradiso. Dalle tenebre alla luce”, venerdì 28 aprile alle 20.45, uno spettacolo inserito nella programmazione dei fuori abbonamento del Tcvi. Scritto da Simone Cristicchi in collaborazione con Manfredi Rutelli, musiche di Valter Sivilotti e Simone Cristicchi, canzoni e regia di Simone Cristicchi, videoproiezioni di Andrea Cocchi, disegno luci di Rossano Siragusano, una produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale, Accademia Perduta Romagna Teatri, Arca Azzurra, Fondazione Istituto Dramma Popolare di San Miniato con il sostegno di Regione Toscana, lo spettacolo ha avuto il patrocinio del Comitato Nazionale per le celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri.

In occasione della ricorrenza della morte del sommo poeta, Simone Cristicchi  si è cimentato con quest’opera teatrale per voce e orchestra sinfonica, attualmente in tournée nei teatri italiani dopo il debutto in Toscana del dicembre 2021, uno spettacolo musicale e di parola che racconta un viaggio interiore che dall’oscurità conduce alla luce, attraverso e grazie le voci potenti dei mistici di ogni tempo, i cui insegnamenti, come un fiume sotterraneo, attraversano i secoli per arrivare fino a noi con l’attualità del loro messaggio. Il lavoro teatrale di Cristicchi sul Paradiso dantesco è dunque un viaggio tra musica, teatro e poesia che nasce da una rilettura della celebre cantica.

“Non può esistere un paradiso celeste se prima non ci prendiamo cura del nostro paradiso terrestre – ha affermato Cristicchi in occasione del debutto del lavoro -. Per me il paradiso è strettamente legato al concetto di responsabilità individuale e di cura, una triplice cura: di noi stessi, dell’altro e della casa comune che ci ospita”.

In ogni uomo abita infatti una nostalgia dell’infinito, un senso di separazione, un desiderio di completezza che lo spinge a cercare un senso alla propria esistenza. Il compito dell’essere umano è dare alla luce se stesso, cercando dentro all’Inferno, che molto spesso è edificato dall’uomo, barlumi di Paradiso: nel respiro leggero della poesia, nella magnificenza dell’arte, nelle scoperte della scienza, nel sapientissimo libro della Natura.

E la tensione verso il Paradiso è la metafora dell’evoluzione umana, slancio vitale verso vette più alte, spesso inaccessibili: elevazione ed evoluzione sono le due parole chiave. E il viaggio di Dante dall’Inferno al Paradiso, per Cristicchi è un cammino iniziatico, dove la poesia diventa strumento di trasformazione da materia a puro spirito, e l’incontro con l’immagine di Dio è rivelazione di un messaggio universale, che attraversa il tempo e lo vince.

“La nostra vita è un grande mistero, che un giorno ci sarà rivelato. Questo sembra dirci Dante Alighieri, con la forza immutata delle sue parole, ancora oggi a distanza di settecento anni. In questo mistero mi sono calato, cercando di raccontare – tra monologhi e canzoni – l’inconsueto e rendere testimonianza di ciò che di “misterioso” è accaduto nella mia vita. La parola – nella sua nudità e potenza – è al centro dell’intero spettacolo, e affronta tutte le declinazioni possibili: parola recitata, parola narrata, parola cantata. (…) Proprio grazie ai versi memorabili e alle universali intuizioni del sommo poeta, il mio “Paradiso” diventa un viaggio iniziatico nella parte più sottile e profonda dell’essere, un tentativo di riconnessione con la parte più autentica che ci abita” scrive Cristicchi nelle intense note di regia.

Danza in Rete Festival, COB Compagnia Opus Ballet al Teatro Comunale di Vicenza

Sono due le produzioni di COB Compagnia Opus Ballet in programma a Danza in Rete Festival nei prossimi giorni: la prima in scena in prima nazionale giovedì 20 aprile alle 21.00 al Ridotto del Teatro Comunale di Vicenza, è “Ototeman_What if” di e con Sofia Galvan e Stefania Menestrina, (una coproduzione del Festival), la seconda “White Room” coreografia di Adriano Bolognino, interpretata dai danzatori Giuliana Bonaffini, Emiliano Candiago, Sofia Galvan, Ginevra Gioli, Stefania Menestrina, Gaia Mondini, Giulia Orlando, Riccardo Papa, Frederic Zoungla, è prevista il giorno seguente, venerdì 21 aprile alle 20.45 al Teatro Comunale di Vicenza, in Sala Maggiore.

Anche con queste scelte il Festival promuove e sostiene la giovane produzione autoriale di danza, grazie all’intensa attività di scouting degli organizzatori e alla fitta rete di connessioni che Danza in Rete ha saputo coltivare nel tempo: danzatori, coreografi (spesso le due figure coincidono) e compagnie propongono, spesso in prima nazionale, le loro creazioni per costruire un rapporto più intimo e diretto con gli spettatori; e la programmazione dell’edizione 2023 ha messo in relazione in modo dinamico non solo spazi e realtà del territorio di Vicenza e Schio, ma anche i risultati di vari progetti di livello nazionale, nella prospettiva dell’essere “in movimento”, condizione a cui il titolo del Festival “Moving Souls” rimanda. 

“Ototeman_What if” di e con Sofia Galvan e Stefania Menestrina, musiche di Santo&Johnny, Henry Mancini, Hans Zimmer, George Gershwin, una produzione COB Compagnia Opus Ballet, realizzata in coproduzione con la Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza, direzione artistica di Rosanna Brocanello – presentata in prima nazionale – è inserita nella sezione Danza in Rete Off, la più vocata alle tendenze dei linguaggi coreografici emergenti; “Ototeman” è il progetto vincitore del Premio Prospettiva Danza 2022. 

In programma giovedì 20 aprile alle 21.00 al Ridotto del Teatro Comunale di Vicenza, la creazione coreografica è ispirata alla figura del totem, un’entità soprannaturale con un significato simbolico che viene “evocato” dentro di sé. Per le due danz’autrici lo spirito guida è proposto in versione ironica, complice e spensierata, per esplorare la parte più istintiva del nostro essere, sia a livello del corpo che della mente. L’obiettivo è far partecipare gli spettatori per condividere un’esperienza multisensoriale, come se lo spettacolo fosse una meditazione, una terapia, grazie ad un uso dello spazio molto articolato e all’utilizzo del ritmo per produrre, in termini performativi, elementi di costante sorpresa. Si tratta di una composizione estremamente “giovane” e consapevole, che merita il tempo lungo della messa in prova, dell’attesa mediata dal processo di creazione e della ricerca. A metà tra un gioco e un rituale “Ototeman” (lui è del mio stesso clan nella lingua dei nativi americani) è una stanza fittizia in cui tutto è possibile, il “cosa potrebbe succedere se” a cui il sottotitolo allude; in scena è rappresentata una danza ironica e carnale in cui due corpi si trovano, in uno stato comune ma estraneo, che non vogliono appiattire le differenze ma farle vivere unendole e sovrapponendole, per creare un’entità più complessa e consapevole, più grande e forte.

Alla fine della performance, giovedì 20 aprile, si svolgerà l’Incontro con l’Artista, condotto da Vanessa Gibin.

Stefania Menestrina si è formata al Centro Coreografico Opus Ballet di Firenze e dal 2019 fa parte di COB Compagnia Opus Ballet, diretta da Rosanna Brocanello. Ha danzato per alcuni dei più interessanti coreografi del panorama italiano come Carlo Massari, Giovanni Leonarduzzi, Adriano Bolognino, Arianna Benedetti, Marina Giovannini e altri. È pianista e compositrice. Sofia Galvan inizia giovanissima il percorso di formazione professionale al Centro Coreografico Opus Ballet di Firenze. Condivide con Menestrina il percorso professionale in COB Compagnia Opus Ballet. 

Le due artiste creano un primo progetto coreografico nel 2021 dal titolo “After image”, con il quale vincono il primo premio al concorso coreografico Opus1 dance competition 2021, in Slovenia. 

Di tutt’altro tenore “White Room”, coreografia Adriano Bolognino (coreografo apprezzato al Festival con il suo originalissimo “Come neve” in prima nazionale ad inizio aprile) in scena venerdì 21 aprile alle 20.45 in Sala Maggiore del Teatro Comunale di Vicenza, interpretato da nove danzatori tra cui le due danz’autrici della performance precedente: Giuliana Bonaffini, Emiliano Candiago, Sofia Galvan, Ginevra Gioli, Stefania Menestrina, Gaia Mondini, Giulia Orlando, Riccardo Papa, Frederic Zoungla; le musiche sono di Max Richter, Joep Beving, The National, il light design è firmato da Laura de Bernardis, i costumi da Opificio della Moda e del Costume.

La seconda produzione di COB Compagnia Opus Ballet presentata a Danza in Rete Festival, a meno di un anno dal suo debutto, è già diventata un pezzo molto riconoscibile nella danza contemporanea italiana, con i tratti di modernità e intimismo che caratterizzano il segno coreografico di Adriano Bolognino. Come è stato ben rilevato, “lucido e guardingo, il suo sguardo si posa delicatamente sul mondo, in equilibrio tra la frenesia del tempo e la quiete del pensiero, come in attesa del momento più esatto per il respiro e l’azione”. 

“White Room” è creata ispirandosi all’opera “Il ritorno dal bosco” di Giovanni Segantini, un lavoro che intende approfondire gli aspetti emozionali dell’inverno, indagandone la trasposizione in forma di stato d’animo. Così nella “stanza bianca” di Bolognino rivive l’inverno emozionale di anime inquiete e in trepida attesa, con i nove danzatori avvolti nei semplici e raffinati costumi bianchi e nella brumosa atmosfera che li avvolge, a disegnare un paesaggio di corpi trepidanti; e se il quadro del pittore ritrae una dilatazione del tempo che, rallentando e tendendosi, mette in scena la fatica e la costanza dell’essere umano, la creazione coreografica prova a ricercare quello stadio sovrannaturale che ricongiunge la forza fisica necessaria a trascinare una slitta, con quella emotiva che esercitiamo ogni giorno nel nostro presente. In un manto nevoso, desolato, si accende dal nulla una fiamma. Anche l’inverno possiede i suoi colori, che nel gelo e nel silenzio possono essere ancora più dirompenti e racchiusi; sensazioni e sentimenti restituiti dai piccoli gesti dei singoli e dai movimenti rapidi e fluidi del gruppo e dalla loro danza, energica e lirica insieme.

COB Compagnia Opus Ballet

Diretta da Rosanna Brocanello fin dalla fondazione (1999), la compagnia è costituita da un nucleo stabile di danzatori professionisti che provengono da varie parti d’Italia e da diversi paesi nel mondo e ad oggi ha dato vita ad un vasto repertorio di produzioni. Tra le più recenti: Pinocchio“ (2019), con le coreografie di Patrizia de Bari, realizzata in coproduzione con Compagnia Giardino Chiuso, Fondazione Fabbrica Europa e Versiliadanza; Dreamparade“ (2019) di Marina Giovannini, realizzata in collaborazione con il Centro nazionale di produzione Virgilio Sieni; Le Quattro stagioni“ (2020) di Vivaldi a cura della coreografa Aurelie Mounier e con le musiche eseguite dal vivo dall’Orchestra di Padova e del Veneto;  VENTIVENTI“ (2021) della coreografa Sara Sguotti, in collaborazione con il Centro nazionale di produzione Virgilio Sieni; RIGHT. La Sagra della Primavera“ (2021) di Carlo Massari in coproduzione con C&C Company e Teatro Stabile del Veneto, Oriente Occidente Dance Festival, Associazione Culturale Mosaico Danza/Interplay Festival (Progetto vincitore del Premio CollaborAction XL 2020 azione Network Anticorpi XL; “Il labirinto. Il mito di Arianna e il Minotauro“ (2021) di Arianna Benedetti. A fine marzo 2022 ha debuttato a Cango Cantieri Goldonetta di Firenze il nuovo progetto coreografico  White Room“ di Adriano Bolognino, in collaborazione con il Centro Nazionale Virgilio Sieni. 

COB Compagnia Opus Ballet da diversi anni riceve il sostegno della Regione Toscana ed ha presentato le proprie coreografie nei circuiti regionali delle maggiori regioni italiane e in importanti contesti nazionali e internazionali della danza quali il Prisma Festival 2016 e 2018 a Panama, la NID Platform 2017 a Gorizia, l’Amma Contemporary Dance Festival 2018 in Giordania, l’In2IT International Dance Festival in Norvegia. Dal 2021 la compagnia è finanziata dal Ministero della Cultura.

Danza in Rete Festival | Vicenza – Schio, giunto alla sesta edizione, si avvale della direzione artistica di Pier Giacomo Cirella in collaborazione con Loredana Bernardi e Alessandro Bevilacqua; è riconosciuto e sostenuto dal Ministero della Cultura ed è realizzato con il supporto della Camera di Commercio di Vicenza, che interviene con uno speciale contributo alle attività culturali realizzate in rete; è sostenuto inoltre da società a capitale pubblico come Viacqua e dalle sponsorizzazioni di aziende private come Webuild, Mecc Alte, D-Air Lab.

www.festivaldanzainrete.it

Panariello e Masini a Vicenza in Festival per la prima volta insieme in tour

Il palcoscenico di piazza dei Signori ospiterà giovedì 7 settembre, alle 21, il nuovo spettacolo di Giorgio Panariello e Marco Masini, per la prima volta insieme in tour. Comicità e musica si intrecciano nel festival organizzato da DuePunti Eventi in collaborazione con il Comune di Vicenza, che fra gli ospiti annovera anche Robert Plant, frontman dei Led Zeppelin con il progetto Saving Grace (6 settembre).

Ecco come gli stessi Panariello e Masini presentano lo spettacolo.

Giorgio: È da tempo che sentivo l’esigenza di inserire un po’ di musica nel mio nuovo show e sono contento che, fra tanti cantanti a cui ho chiesto di far parte del mio spettacolo, Marco sia stato l’unico che ha detto sì… E questo me lo ricorderò per tutta la vita.

Marco: Ringrazio Giorgio per aver accettato l’invito nel mio spettacolo, così mi dà modo di riposare la voce e fa due battute fra una canzone e l’altra.

Giorgio: Vorrei tranquillizzare il pubblico, in questo mio nuovo spettacolo, durante le canzoni di Marco, organizzerò una tombolata con ricchi premi.

Panariello VS Masini, lo strano incontro fra due amici che non hanno assolutamente niente in comune se non uno sguardo attento sulla vita con due modi diversi di raccontarla. Due artisti che, ognuno con la propria sensibilità, si incontrano e si scontrano in una sfida fra battute e canzoni nelle arene estive di tutta Italia.

Marco: Allora vi aspettiamo nel mio spettacolo quest’estate! Sono già aperte le prevendite dei biglietti!

Giorgio: … e delle cartelle della tombola!

Vicenza in Festival è promosso da DuePunti Eventi in collaborazione con la Città di Vicenza, nell’ambito di VIOFF, il Fuori Fiera di VicenzaOro.

I biglietti del concerto saranno disponibili in prevendita nel circuito Ticketone a partire dalle 18 di martedì 18 aprile.

Per tutte le informazioni clicca qui.

Premio lirico internazionale Marcella Pobbe 2023 al soprano Irina Lungu

Dopo l’edizione che ha celebrato i cento anni della nascita del celebre soprano vicentino Marcella Pobbe, ospitata lo scorso anno nella cornice del Castello di Montegalda, il Premio lirico internazionale ritorna al Teatro Olimpico venerdì 21 aprile alle 21 con un concerto che vedrà protagonista il celebre soprano Irina Lungu, alla quale l’Associazione Marcella Pobbe ha tributato l’ambito riconoscimento.

Realizzato in collaborazione con il Comune di Vicenza e la Regione del Veneto, con il patrocinio della Provincia di Vicenza e il sostegno di Banca del Veneto Centrale, il Premio Marcella Pobbe costituisce da oltre 15 anni un appuntamento attesissimo della vita musicale della città, capace di far rivivere il ricordo di una delle più belle voci della lirica negli anni che furono dominati dagli astri della Callas e della Tebaldi.

Negli anni il Premio è stato tributato a grandi star della lirica internazionale come Daniela Dessì, Mariella Devia, Carmela Remigio, Amarilli Nizza, Francesca Patanè, Daniela Schillaci, Tiziana Caruso, Maria Mudriak, Giovanna Casolla, Hui He, Lana Kos, Nino Machaidze, Daria Masiero.

Vincitrice dell’edizione 2023, il soprano Irina Lungu riceverà il riconoscimento nel corso di un gala lirico condotto da Federica Morello con la partecipazione del mezzosoprano Alice Marini e del basso Carlo Malinverno, accompagnati dall’Orchestra Sinfonica del Veneto, diretta dal maestro Marco Titotto. La direzione artistica è affidata al tenore Cristian Ricci.

“Negli anni di attività a Vicenza della nostra associazione abbiamo ospitato grandi dive e grandi voci – dichiara Federica Morello, presidente dell’Associazione Marcella Pobbe -. Il pubblico ci ha sempre seguito con interesse e con ammirazione, segno questo che dimostra come la passione per l’arte e per la lirica sia viva e vissuta trasversalmente. La qualità della proposta artistica, il carisma e la personalità delle premiate che invitiamo a Vicenza fanno di questo Premio un vero e proprio evento per la città e per il Veneto. Questo evento annuale- commenta Morello- ci dà modo di rinnovare il ricordo della Pobbe con un format elegante, sempre nuovo e atteso”.

L’ingresso alla manifestazione è gratuito con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento dei posti disponibili ([email protected]).

Premio Lamberto Brunelli, a Vicenza la XII edizione del concorso pianistico

L’edizione 2023 delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico di Vicenza riparte con il XII Premio Lamberto Brunelli, concorso pianistico nazionale che il Festival organizza con la famiglia Brunelli dal 2011 ed in co-produzione con il Conservatorio Arrigo Pedrollo di Vicenza.

Istituito nel 2011 e intitolato alla figura di Lamberto Brunelli, socio e sostenitore del Festival scomparso nel 2010, il Premio richiama ogni anno giovani pianisti da tutta Italia attratti dalla grande opportunità rappresentata dal concorso che unisce crescita artistica e professionale.

“Il XII Premio Lamberto Brunelli è sempre più una realtà caratterizzante della filosofia del Festival. La valorizzazione dei giovani talenti – dichiara Sonig Tchakerian – è infatti tra le priorità della programmazione artistica. Oltre alla opportunità di suonare la Finale in Teatro Olimpico, le sorprese non sono finite. Importante novità di quest’anno: il Premio si arricchisce della commissione di un brano di musica contemporanea ad un giovane talentuoso compositore. Vi aspettiamo”.

Davanti ad una giuria composta da Maurizio Baglini, Stefano Lorenzetti, Maria Grazia Bellocchio, Daniele Roi, Sonig Tchakerian, il Concorso vedrà esibirsi i pianisti italiani e stranieri laureati nell’anno solare 2023.

In linea con i grandi concorsi internazionali, la dodicesima edizione del Concorso si svolgerà in due prove: il 21 aprile l’eliminatoria con un recital per pianoforte solo al Teatro San Marco e il 23 aprile la finale con un concerto per pianoforte e orchestra nella straordinaria cornice del Teatro Olimpico.

Novità di quest’anno, a conferma dell’attenzione del Festival per la musica contemporanea, sarà l’esecuzione obbligatoria nella prova eliminatoria del Concorso del brano di Pasquale Punzo Studio – I – “Ligatura”. La composizione, commissionata in occasione del Premio, in collaborazione con il corso di alto perfezionamento in composizione presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma, sarà eseguita in prima assoluta dai pianisti durante la prova Eliminatoria venerdì 21 aprile al Teatro San Marco. Domenica 23 aprile, i tre pianisti selezionati saranno sullo straordinario palcoscenico del Teatro Olimpico con l’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta per la Finale del premio.

Ponte di lancio tra percorsi di studio e carriere professionali, il Premio Lamberto Brunelli è realizzato in collaborazione con il Conservatorio Arrigo Pedrollo di Vicenza e consentirà al vincitore di esibirsi nell’ambito del Progetto Giovani delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico, oltre che in importanti associazioni concertistiche quali Amici della Musica di Firenze, Amici della Musica di Padova, Asolo Musica e l’Accademia di Musica di Pinerolo e Torino. Sarà inoltre assegnata una borsa di studio di euro 500 per la migliore esecuzione di Ein Altes Albumblatt di Silvio Omizzolo offerto dalla Fondazione Musicale Omizzolo Peruzzi.

Lo svolgimento del Concorso è aperto al pubblico che potrà assistere alle esibizioni dei giovani musicisti, virtuosamente impegnati nelle pieghe della letteratura pianistica con momenti di forte coinvolgimento, carichi di emozione e sentimento.

I Premi:

–      Una borsa di studio di euro 1.500,00 (al lordo delle ritenute di legge) messa a disposizione dalla famiglia Brunelli

–      Un concerto nell’ambito del Festival delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico 2023 (Progetto Giovani)

–      Un concerto per gli Amici della Musica di Padova nell’ambito della rassegna Domenica in Musica nella Sala dei Giganti di Padova

–      Un concerto per gli Amici della Musica di Firenze nell’ambito del progetto “Fortissimissimo”

–      Un concerto offerto da Asolo Musica nell’ambito della rassegna “Musica nei musei” presso il chiostro Santa Caterina a Treviso

–      Un concerto per l’Accademia di Musica di Pinerolo e Torino

–      Una borsa di studio di euro 500 per la migliore esecuzione Ein Altes Albumblatt di Silvio Omizzolo offerto dalla Fondazione Musicale Omizzolo Peruzzi.

Le Settimane Musicali al Teatro Olimpico si avvalgono della collaborazione di enti istituzionali quali il MIC-Ministero della Cultura, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Vicenza oltre al patrocinio della Regione Veneto.

Anche quest’anno le Settimane Musicali al Teatro Olimpico confermano la plurale vocazione del Festival e le molteplici collaborazioni con realtà istituzionali e associative. Proficue collaborazioni a livello artistico sono in atto con il Conservatorio Arrigo Pedrollo di Vicenza per il Premio Brunelli e il Mu.Vi e con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, con un concerto nell’ambito del Progetto Giovani, dedicato a rotazione al miglior allievo dei corsi di perfezionamento di canto barocco, violino, violoncello e pianoforte e con il brano commissionato dal festival nell’ambito della classe di composizione e in prima esecuzione al Premio Brunelli.

Salute mentale e piacere: l’equilibrio per una maggiore produttività

Viviamo in tempi turbolenti: il mercato finanziario mondiale non passa per il suo momento migliore, ci sono conflitti bellici che non fanno più che aggravarsi e, nel caso in cui la pandemia di Covid-19 che dura da oltre due anni non fosse sufficiente, ora ci sono anche casi di vaiolo della scimmia. Non è necessario essere uno specialista della salute mentale per capire che questi problemi sociali si traducono in problemi personali, dallo stress e la somatizzazione all’ansia intensa e ai piccoli episodi di panico in risposta all’immensa incertezza che viviamo.

Quando i problemi sociali diventano psicologici, è naturale che le questioni di auto-cura comincino ad essere affrontate in una sfera più pubblica. Forse, per questo, tutto ciò che riguarda l’imprenditorialità, le finanze personali, come rimanere motivati quando si lavora da casa, o mantenere le abitudini e la disciplina, sono sempre più sul tavolo degli imprescindibili, i temi che meritano la nostra attenzione.

Mantenere la produttività: una sfida.

Uno dei grandi giganti di questi tempi moderni può essere il concetto di produttività. Genera colpevolezza in coloro che non si sentono sufficientemente produttivi ed è fonte di vanagloria per coloro che lo sono. Ma in realtà, il mantenimento dei cicli di produttività varia da persona a persona.

Per qualcuno il cui lavoro è creativo, la produttività va probabilmente di pari passo con il mantenere gli spazi puliti e ordinati e il rispettare le abitudini in modo che la musa lo trovi a lavorare, non a dormire. Per un programmatore, la produttività sarebbe probabilmente una funzione in cui si incrociano il numero di ore dedicate e la quantità di codice scritto.

La verità è che molte persone confondono l’origine della produttività, pensando che sia il prodotto della motivazione quando, in realtà, si tratta di disciplina, abitudini e costanza. Tuttavia, questo può sembrare rigido, piuttosto noioso. La chiave è l’equilibrio: avere momenti di riposo, fonti di svago come gli amici, la famiglia o anche le kinesiólogas sexy di Lima Metropolitana. Un rilascio di endorfine che ci mantengono attivi e ci riconciliano amichevolmente con la disciplina di cui abbiamo bisogno per raggiungere la nostra massima produttività.

L’importanza del riposo e del tempo libero per essere produttivi e mantenere la salute mentale

Anche se sembra ovvio, siamo umani, non macchine. Non solo abbiamo bisogno di dormire per recuperare energia, ma abbiamo anche bisogno di fonti di piacere e di sentirsi felici. Alcune persone tendono a cercare il piacere nei momenti di eccesso, ma sarebbe più saggio essere in grado di godere senza cadere in momenti autodistruttivi. Altri confondono la felicità con un fugace momento di euforia. Invece, è possibile godere in modo aperto e accessibile, sano e consapevole, con concentrazione e senso.

Soprattutto se il tuo lavoro è ad alto rischio o ad alta responsabilità come quello delle miniere. È probabile che lo stress che provi ogni giorno si accumuli come un peso sulle tue spalle. Devi sfogarti prima che la pentola a pressione esploda, in entrambi i casi, giocando, divertendoti con gli amici o godendoti una serata con una delle sexy escort a Torino.

Parlare di più di piacere e felicità

Piacere e felicità sono simili, ma non sono la stessa cosa. Se volessimo vederlo in termini di neurotrasmettitori, potremmo associare il piacere alla dopamina e la felicità alla serotonina.

La dopamina è associata a momenti di piacere intenso ma di breve durata. È quella che si libera quando abbiamo rapporti intimi, quando abbiamo bevuto qualcosa o quando mangiamo qualcosa di delizioso. Insieme alle endorfine, forma un cocktail che ci fa sentire vivi.

La serotonina, invece, è di solito meno popolare perché la troviamo in compiti che potrebbero non essere così piacevoli durante l’esecuzione, ma che ci fanno sentire pieni a lungo termine. È la vera felicità, quella che otteniamo quando otteniamo una laurea dopo molto sforzo, o quando raggiungiamo un obiettivo dopo diversi mesi in palestra.

Sia la dopamina che la serotonina possono coesistere. La chiave sta in un sano equilibrio, nel riconoscere quando abusiamo dell’una e trascuriamo l’altra.

Cercare responsabilmente il piacere per la salute mentale

Ad essere sinceri, uno dei problemi del piacere è che sembra molto facile perdere il controllo. Non solo perché si può esagerare, ma perché è facile lasciare che la bilancia sbilanci.

Possiamo usare un esempio per illustrare questo caso. Pensiamo al piacere che i rapporti sessuali offrono e a quanto aiutano a liberare tensioni e endorfine. Ma quanto tempo ed energia ci vuole per incontrare qualcuno, iniziare un fidanzamento, coinvolgersi affettivamente e, infine, avere un po’ di sesso occasionale? È molto tempo e molta energia.

Ecco perché le app di incontri intimi come Bakeca Incontri sono diventate così popolari.  Inoltre, l’idea di assumere i servizi di una bella escort a Vicenza è sempre meno tabù. Senza dubbio, contattare uno specialista del piacere è una buona opzione, piuttosto che fantasticare su una persona che potrebbe avere aspettative affettive.

Trovare la felicità nei piccoli momenti

Se, al contrario, l’idea di uscire con un compagno supera i tuoi limiti, uscire con gli amici per un po’ di tempo tra un drink e l’altro potrebbe essere meglio che isolarsi a casa con le scarpe da ginnastica per guardare la serie. Non è che stare a casa sia una cosa negativa in sé: si tratta di non abusare delle abitudini furenti. Socializzare è importante, anche se a volte è un po’ pesante.

Se, al contrario, l’idea di uscire con un compagno supera i tuoi limiti, uscire con gli amici per un po’ di tempo tra un drink e l’altro potrebbe essere meglio che isolarsi a casa in pigiama per guardare la serie. Non è che stare a casa sia una cosa negativa in sé: si tratta di non abusare delle abitudini furenti. Socializzare è importante, anche se a volte è un po’ pesante.

Un altro esempio importante per perseguire la salute mentale è l’esercizio. È vitale mantenere il corpo attivo ed esercitato. Almeno tre volte a settimana, e per almeno 40 minuti, pratica qualche abitudine, che si tratti di uno sport, come il nuoto, o sollevare pesi in palestra, o fare un po’ di cardio nel parco.

Luca Romano, presidente del Gruppo Area: “nel sistema socio-economico della Valle dell’Agno servono tecnici molto preparati”

Dopo la nostra intervista all’imprenditore Giovanni Cariolato, titolare della Gds di Cornedo, abbiamo contattato Luca Romano, presidente del Gruppo Area, un’associazione della Valle dell’Agno fatta di imprenditori e professionisti. Volevamo saperne di più sul progetto di formazione tecnica superiore per un nuovo modello industriale, di cui ci aveva parlato Cariolato.

Luca Romano, il presidente del Gruppo Area è un professionista che si occupa della ricerca territoriale socio-economica. “Nel nostro territorio le imprese hanno un gran bisogno di tecnici “superiori”, nel senso letterale del termine. Cioè di tecnici altamente qualificati per sostenere un nuovo modello industriale. Si tratta di una figura che metta insieme le caratteristiche dell’evoluzione delle imprese con la sostenibilità ambientale”.

In che cosa consiste il progetto formativo?

L’idea è di far partire un corso formativo I.T.S. (Istituti Tecnici Superiori), che non sia un istituto tecnico, che abbiamo già, ma un biennio post diploma per la formazione ancora più  qualificata e al passo coi tempi. Durante il biennio, 1.200 ore saranno svolte in aula e 800 in azienda, in collaborazione con le nostre imprese locali. Si tratterà di formare dei tecnici “Superiori” nel vero senso della parola, per quanto riguarda l’automazione, l’informatica, la meccatronica, la robotizzazione ecc…

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I relatori a una conferenza organizzata dal Gruppo Area nel 2019. Luca Romano è il secondo da sinistra. Foto: pag fb Gruppo Area Valle Agno

Si tratta di un progetto già concreto?

Sì, mercoledì 19 aprile dalle 17.30 alle 19.30 si terrà un evento a Valdagno presso Palazzo Festari, in cui lo illustreremo. Il forum ha come titolo “Quale formazione tecnica superiore per un nuovo modello industriale. Oltre industria 4.0”. Dopo i saluti introduttivi di Giancarlo Acerbi, Sindaco di Valdagno, Lorenzo Venegoni, presidente Confindustria Ovest Vicentino,
Debora Vigolo, presidente raggruppamento di Valdagno Confartigianato Vicenza e
Stefano Brunello, presidente Apindustria Confimi mandamento Alto Vicentino, si terrà una tavola rotonda con Giuseppe Bollin dell’IIS Marzotto Luzzatti – Dipartimento di meccatronica e manutenzione, Daniele Fontò della AMER Group, Carlo Pellegrino, presidente sistema di produzione Confartigianato Vi e Giorgio Spanevello, direttore Fondazione ITS Academy Meccatronico Veneto. Seguirà un dibattito e un intervento conclusivo di Elena Donazzan, assessore all’istruzione, formazione, lavoro,
pari opportunità Regione Veneto.

Come è nato il Gruppo Area e quali funzioni ha?

Il Gruppo Area è un’associazione nata nella Valle dell’Agno tra la fine degli anni ’80 e gli inizi degli anni ’90. Inizialmente vi hanno aderito alcuni imprenditori, poi sono entrati a farne parte anche dei professionisti. In particolar modo gli imprenditori sentirono il bisogno di associarsi per collaborare assieme, tant’è che lo slogan era “Sei Comuni, una città”. Alla fine degli anni ’90, l’associazione sostenne alle elezioni amministrative di Valdagno Lorenzo Bosetti, che fu poi Sindaco dal 1996 al 2004. Oggi il Gruppo, in cui sono attive circa una ventina di aziende, è impegnato nel progetto di integrazione scuola-lavoro, di cui abbiamo parlato prima.

Gli amici della gaia gioventù a Vicenza: conferenza con Bepi De Marzi e Francesco Erle

Proseguono mercoledì 19 aprile 2023 alle 16.30, nella sala Marcella Pobbe del Conservatorio Pedrollo di Vicenza, gli eventi collegati alla mostra Gli amici della gaia gioventù: arte e poesia a Vicenza dal 1930 al 1950, allestita nelle sale ipogee del Museo civico di Palazzo Chiericati e recentemente prorogata fino al 24 settembre 2023.

L’appuntamento, proposto dall’Accademia Olimpica in collaborazione con il Conservatorio, permetterà al pubblico di approfondire l’interesse che quel gruppo di artisti, noto appunto come “gaia gioventù”, ebbe nei confronti della musica.

A guidare questo viaggio tra le arti saranno gli accademici olimpici Bepi De Marzi e Francesco Erle, ai cui interventi farà seguito un concerto a cura di Elisabetta Andreani, docente di Musica Vocale da Camera, affidato alle voci del mezzosoprano Lucia Marieel Fernandez e del soprano Antonia Bettanin, con Nicola Dal Cero al pianoforte. In programma brani di Gian Francesco Malipiero (“Canto della neve” e “Capriccio” da “Le stagioni italiche”), Almerigo Girotto (“La pastorella” da “Due canzoni veronesi” e “Prima suite per canto e pianoforte”), Ildebrando Pizzetti (“Augurio” e “Mirologio per un bambino” da “Tre canti greci”) e Alfredo Casella (“Quattro favole romanesche di Trilussa”: “Er coccodrillo”, “La carità”, “Er gatto e er cane” e “L’elezzione der presidente”).

“E finita la guerra, Antonio Pellizzari cantò Antonio Vivaldi” sarà il titolo dell’intervento di Bepi De Marzi, che si soffermerà sulla figura dell’imprenditore, morto ad appena 35 anni, che fu grande appassionato di musica, sostenitore e convinto divulgatore dell’arte, tanto da fondare una scuola multidisciplinare nella sua Arzignano, ma anche un’orchestra e un coro. Una figura illuminata, la sua, cui il concerto renderà omaggio nel centenario della nascita.

Francesco Erle, ricorrendo anche ad alcuni esempi al pianoforte, inviterà ad avvicinarsi ai linguaggi degli autori prescelti per il concerto: gli stilemi classici ripensati con le “note aggiunte” di Girotto, le ricercate relazioni armoniche e le raffinatezze metriche di Malipiero, i canti sospesi e bilanciati tra contrappunto e funzioni armoniche dilatate di Pizzetti, la sapienza addobbata da “guazzo gestuale” di Casella.

L’appuntamento sarà aperto da un saluto della vicepresidente dell’Accademia Olimpica, nonché co-curatrice della mostra, Maria Elisa Avagnina e del direttore del Conservatorio di Vicenza, Stefano Lorenzetti.

L’esposizione – che raccoglie opere e testimonianze di artisti come Neri Pozza, Italo Valenti, Gastone Panciera, Antonio Barolini, Maurizio Girotto, Nerina Noro e altri – è stata ideata e promossa dall’Accademia Olimpica in collaborazione con la direzione dei Musei Civici e con l’assessorato alla Cultura del Comune di Vicenza, con il contributo della Fondazione Roi e della Regione del Veneto e il sostegno di Fondazione Adone e Rina Maltauro, AGSM-AIM e Banca del Veneto Centrale.

Per assistere a conferenza e concerto, ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria fino a esaurimento dei posti disponibili a [email protected] o chiamando lo 0444 324376.