giovedì, Giugno 25, 2026
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Nell’ultima settimana su Radio e Tv la parola “pace” pronunciata ogni 3 minuti

ROMA (ITALPRESS) – Dal 9 ottobre, data in cui Donald Trump ha annunciato che Israele e Hamas avevano sottoscritto la prima fase dell’accordo di pace da lui proposto, sulle radio e tv italiane la parola “pace” è stata pronunciata 2.841 volte, circa una volta ogni 3 minuti. E’ quanto emerge dal monitoraggio svolto da Mediamonitor.it, piattaforma che utilizza tecnologia e soluzioni sviluppate da Cedat 85, azienda attiva da 40 anni nella fornitura dei contenuti provenienti dal parlato; Mediamonitor.it ha raccolto le citazioni relative ai termini più utilizzati dalle principali emittenti televisive e radiofoniche nell’ambito del conflitto fra Israele e Palestina, nel periodo compreso dalla mezzanotte di giovedì 9 a mezzogiorno di mercoledì 15 ottobre.

“Pace” supera di poco le parole “ostaggi” (2.506 menzioni) e “guerra” (2.473); in quarta posizione, con circa un migliaio di citazioni in meno, troviamo la locuzione “cessate il fuoco” (1.601 menzioni), seguito dal termine “tregua” (1.593), che per 372 volte Mediamonitor.it rileva associata all’aggettivo “fragile”. Al sesto posto si colloca “liberazione”, con 1.431 citazioni che vedono questo termine sempre abbinato alla parola “ostaggi”, mentre “ricostruzione” è stata pronunciata 1.380 volte.

La voce “aiuti umanitari” è all’ottavo posto, con 902 menzioni, mentre nelle ultime posizioni troviamo “macerie” (793) e “Croce Rossa” (566), il cui Comitato Internazionale ha svolto un ruolo rilevante nel rimpatrio delle spoglie degli ostaggi deceduti e nel coordinamento dei soccorsi. Sui media adesso, per evidenti ragioni, le parole della pace hanno surclassato quelle della guerra.

– foto Ipa Agency –

(ITALPRESS).

Maxi sequestro di droga all’interno del carcere di Lecce

LECCE (ITALPRESS) – I finanzieri del Comando Provinciale di Lecce, in collaborazione con personale della Polizia Penitenziaria, hanno eseguito un’operazione congiunta, nel settore del contrasto al commercio ed allo spaccio di sostanze stupefacenti, all’interno della Casa Circondariale “Borgo San Nicola”.

I controlli, eseguiti dai militari del Gruppo della Guardia di finanza di Lecce, con l’ausilio delle dipendenti unità cinofile ed in collaborazione con gli agenti della Polizia Penitenziaria, si sono concentrati all’interno delle aree di smistamento della struttura detentiva ove vengono depositate e filtrate le spedizioni indirizzate ai detenuti. Le attività, che hanno visto il determinante apporto del cane antidroga “Goran”, hanno permesso di individuare alcuni pacchi destinati a due detenuti, contenenti buste della spesa con vari generi alimentari, alle cui basi erano stati creati dei “doppi fondi” ed all’interno dei quali sono stati rinvenuti 14 panetti di hashish, per un totale di 1,3 Kg.

Questi ultimi erano stati opportunamente pressati al fine di ridurre lo spazio di ingombro ed inoltre cosparsi di polvere di caffè con la finalità di trarre in inganno il fiuto dei cani antidroga e così impedire l’individuazione della sostanza stupefacente. Il tempestivo intervento dei finanzieri ha impedito l’introduzione all’interno del carcere dell’ingente quantitativo di hashish che, se commercializzato, avrebbe potuto produrre oltre 1.000 dosi e generare notevoli guadagni. I due destinatari delle spedizioni, entrambi detenuti, sono stati denunciati alla locale Procura della Repubblica, per le ipotesi di reato di Produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope.

– foto: ufficio stampa Guardia di Finanza –

(ITALPRESS).

New York con Mamdani guida la riscossa anti-Trump al grido di “No Kings”

di Stefano Vaccara

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – È da New York che potrebbe partire la reazione uguale e contraria al trumpismo. Nel primo dibattito per le elezioni a sindaco, Zohran Mamdani ha dominato senza strappi: tono calmo, sorriso, messaggi chiari su affitti, bus e asili gratis. L’indipendente Andrew Cuomo ha recitato il curriculum, il repubblicano Curtis Sliwa non ha chance. Politico l’ha riassunto così: ha vinto Mamdani “restando sul messaggio” e senza errori. L’ampia intervista al New York Times racconta un candidato che prova a trasformare l’opposizione a Trump in progetto di governo. “Il socialismo democratico è l’idea che lo Stato debba garantire a ciascuno una vita di dignità”, dice il potenziale primo sindaco musulmano della storia di NYC. La parola chiave è “dignità”: non i desideri, ma i bisogni – casa, trasporti, cura dell’infanzia – da finanziare “in modo equo”, ma con pragmatismo sui mezzi. È un linguaggio che ribalta l’ossessione di Trump per deportazioni e repressione: qui il centro della politica è invece la vita quotidiana.

Anche sui nodi più sensibili Mamdani non gioca di rimessa. Sulla polizia riconosce che in passato ha usato “un linguaggio” sbagliato, ma tiene il punto su “sicurezza e giustizia”. E sulle accuse di “massimalismo” fiscale risponde da amministratore: sì ad aumenti mirati su top 1% e grandi aziende, ma se si trovano entrate alternative, l’obiettivo resta finanziare asili, bus e congelamento degli affitti. Sul piano politico, Mamdani usa Cuomo come specchio di un certo establishment democratico che ha “creato l’altra parte” e spesso promesso progressi che poi ha rallentato. È la diagnosi che mancava: il trumpismo non nasce nel vuoto, cresce nelle delusioni del centrosinistra. E Trump? C’entra eccome. L’ex presidente ha già definito Mamdani “il comunista che distruggerà la mia città”. Ma quell’attacco qui funziona da vaccino: nessuno vuole un sindaco percepito come “l’uomo di Trump”.

Mamdani ha già avvertito: “Incontrerò Trump, ma non lavorerò con lui a spese della città.” Traduzione: servono schiena dritta e tribunali, come in California e Illinois sul blocco alla Guardia Nazionale. Intanto per sabato la protesta “No Kings Day” si annuncia in oltre mille città. Sarà – secondo i media – la più grande manifestazione della storia americana. Lo slogan dei coloni della rivoluzione americana contro ogni sovrano torna nelle strade mentre il Paese vive nello shutdown e con un potere sempre più concentrato nella Casa Bianca. Lo Speaker del Congresso Mike Johnson ha bollato la protesta come “antiamericana”. Un paradosso: chiamare “antiamericano” chi invoca l’ideale fondatore della nazione. Il governatore della California Gavin Newsom ha risposto su X con un messaggio diventato virale: “Invito la nostra nazione a usare le marce di No Kings Day di questo fine settimana come una dichiarazione d’indipendenza contro la tirannia e l’illegalità che oggi dominano il Paese. Usate la vostra voce. Agite in modo pacifico. Proteggete voi stessi e la vostra comunità. Negli Stati Uniti non ci sono re”.

Nel frattempo, in Senato il californiano Adam Schiff ha denunciato “nove mesi sulla strada verso l’autoritarismo”, elencando censure, intimidazioni e uso politico dell’esercito. E mentre lo shutdown paralizza Washington, il leader democratico Chuck Schumer parla di “una Casa Bianca ostaggio della vendetta”. Lo prova anche l’ incriminazione di John Bolton, l’ex consigliere per la sicurezza nazionale di Trump che poi ha scritto un libro sull’incompetenza e la pericolosità del commander in chief. Ma il repubblicano Johnson ha un’altra emergenza: la bomba a orologeria dei file Epstein. Da settimane lo Speaker impedisce il voto per la loro declassificazione, ufficialmente per “non distrarre il Congresso dallo shutdown”. Ma fino a quando potrà tenere il coperchio chiuso?

A Washington cresce il sospetto che la verità sui legami del caso Epstein possa far crollare un intero establishment economico e politico. Sul fronte estero, Trump recita la parte dell’uomo di pace: tregua Israele-Hamas, telefonata con Putin e annuncio di un nuovo incontro a Budapest, proprio alla vigilia della visita di Zelensky alla Casa Bianca. Il contrasto resta stridente: pacificatore fuori, incendiario dentro. Ed è qui che la corsa elettorale a New York assume valore nazionale. Se la città-simbolo d’America sceglierà un sindaco musulmano, socialista e pragmatico, capace di parlare a business e lavoratori, poliziotti e attivisti, l’effetto emulazione potrebbe segnare l’inizio di una nuova stagione politica. Mamdani non offre un’identità tribale, ma un elenco di promesse verificabili. Vuole essere giudicato su quello, non su un nemico da demonizzare. È l’esatto contrario del trumpismo, che prospera alimentando lo scontro con l’”enemy within”. Il pendolo americano si muove di nuovo. Abbandona la rabbia per le idee semplici, concrete e misurabili. Se New York sceglierà Mamdani, non sarà solo la sconfitta di Cuomo – e di Trump – ma l’inizio di una nuova grammatica politica per l’America, riassunta in un valore che è anche una promessa: dignità. Con uno slogan antico, ma sempre attuale: No Kings.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

Nell’ultima settimana su Radio e Tv si parla di pace ogni 3 minuti

ROMA (ITALPRESS) – Dal 9 ottobre, data in cui Donald Trump ha annunciato che Israele e Hamas avevano sottoscritto la prima fase dell’accordo di pace da lui proposto, sulle radio e tv italiane la parola “pace” è stata pronunciata 2.841 volte, circa una volta ogni 3 minuti. E’ quanto emerge dal monitoraggio svolto da Mediamonitor.it, piattaforma che utilizza tecnologia e soluzioni sviluppate da Cedat 85, azienda attiva da 40 anni nella fornitura dei contenuti provenienti dal parlato; Mediamonitor.it ha raccolto le citazioni relative ai termini più utilizzati dalle principali emittenti televisive e radiofoniche nell’ambito del conflitto fra Israele e Palestina, nel periodo compreso dalla mezzanotte di giovedì 9 a mezzogiorno di mercoledì 15 ottobre.
“Pace” supera di poco le parole “ostaggi” (2.506 menzioni) e “guerra” (2.473); in quarta posizione, con circa un migliaio di citazioni in meno, troviamo la locuzione “cessate il fuoco” (1.601 menzioni), seguito dal termine “tregua” (1.593), che per 372 volte Mediamonitor.it rileva associata all’aggettivo “fragile”. Al sesto posto si colloca “liberazione”, con 1.431 citazioni che vedono questo termine sempre abbinato alla parola “ostaggi”, mentre “ricostruzione” è stata pronunciata 1.380 volte.
La voce “aiuti umanitari” è all’ottavo posto, con 902 menzioni, mentre nelle ultime posizioni troviamo “macerie” (793) e “Croce Rossa” (566), il cui Comitato Internazionale ha svolto un ruolo rilevante nel rimpatrio delle spoglie degli ostaggi deceduti e nel coordinamento dei soccorsi. Sui media adesso, per evidenti ragioni, le parole della pace hanno surclassato quelle della guerra.

– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

Esplosione nel Veronese, Valditara “Un minuto di silenzio in tutte le scuole italiane”

ROMA (ITALPRESS) – “All’inizio delle lezioni si è tenuto oggi in tutte le scuole italiane un minuto di silenzio per commemorare Marco Piffari, Valerio Daprà e Davide Bernardello, carabinieri morti nell’adempimento del dovere. Il loro sacrificio, che onoriamo con commozione, ci ricorda che la nostra democrazia si fonda sul rispetto della legalità. L’Arma ne è ogni giorno un baluardo e un presidio”. Lo fa sapere il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

Schifani “5 milioni per la produzione di film in Sicilia, sarà finanziato anche quello su Biagio Conte” / Video

PALERMO (ITALPRESS) – “Volevo darvi una bella notizia. A seguito di una verifica sui capitoli di spesa del bilancio dell’assessorato al turismo, siamo riusciti a trovare 5 milioni di euro per finanziare la produzione di film in Sicilia. Una grande soddisfazione, perché tra i progetti che potranno essere sostenuti c’è anche il famoso film su Biagio Conte, un segno concreto di attenzione verso una figura che ha rappresentato solidarietà, amore, speranza per la città e per gli ultimi”. Lo annuncia in un video su Facebook il Presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani.

“Questo governo ha sempre creduto nel segmento del turismo cinematografico come veicolo di promozione del nostro territorio. Dall’avvio della legislatura ad oggi abbiamo destinato oltre 25 milioni di euro in questo settore, consapevoli del fatto che per ogni euro investito c’è un effetto moltiplicatore di 3 euro. L’obiettivo è quello di attrarre sempre più case di produzione nazionali e internazionali, ma anche quello di rafforzare le imprese locali e sostenere quelle opere che contribuiranno a valorizzare il territorio, la cultura, la storia e l’identità della Sicilia” aggiunge l’assessore al Turismo, Elvira Amata.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

Esplodono sotto casa le auto di Sigfrido Ranucci e della figlia. Indaga l’antimafia, condanna unanime della politica

ROMA (ITALPRESS) – Attentato, ieri sera attorno alle 22,00, nei confronti delle auto del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci e della figlia a Pomezia, vicino a Roma. Le due vetture sono esplose e sono state completamente avvolte dalle fiamme. Ne ha dato notizia lo stesso giornalista sui social.

“Due ordigni – si legge nel post – hanno distrutto le automobili parcheggiate davanti casa a Campo Ascolano, alle porte di Roma. Le deflagrazioni sono state così forti da scuotere l’intero quartiere”. Anche la trasmissione Report sui suoi profili social fa esplicito riferimento all’esplosione di un ordigno piazzato sotto l’auto del giornalista che la deflagrazione avrebbe potuto uccidere. “L’auto è saltata in aria danneggiando anche l’altra auto di famiglia e la casa accanto. Sul posto carabinieri, Digos, vigili del fuoco e scientifica. La Procura di competenza si è attivata per le verifiche, avvisato il Prefetto. La potenza dell’esplosione è stata tale per cui avrebbe potuto uccidere chi fosse passato in quel momento”. Il giornalista e la figlia erano appena tornati a casa nel momento della deflagrazione. Già in passato il giornalista aveva ricevuto minacce, attraverso dei proiettili fatti trovare nei pressi della sua abitazione. Indaga l’antimafia.

CONDANNA UNANIME DI POLITICA, GIORNALISMO E ASSOCIAZIONI

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha fatto pervenire a Sigfrido Ranucci la sua solidarietà, esprimendo “severa condanna” per il grave gesto intimidatorio. È quanto si apprende da fonti del Quirinale.

Solidarietà e ferma condanna per l’episodio è arrivata anche dal Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che su X ha scritto: “sprimo piena solidarietà al giornalista Sigfrido Ranucci e la più ferma condanna per il grave atto intimidatorio da lui subito. La libertà e l’indipendenza dell’informazione sono valori irrinunciabili delle nostre democrazie, che continueremo a difendere”.

“Esprimo ferma condanna per il grave atto intimidatorio subito dal giornalista Sigfrido Ranucci e dalla sua famiglia, ai quali rivolgo la mia piena solidarietà. Non esiste motivazione che possa giustificare questa violenza”. Lo dice il ministro degli Esteri, Antonio Tajani sul suo profilo X.

“Quanto successo a Pomezia è di una gravità inaudita e inaccettabile. Totale solidarietà a Sigfrido Ranucci e alla sua famiglia”. Lo scrive sul suo profilo X il leader della Lega e vicepremier, Matteo Salvini.

“Un gesto gravissimo, vile, inaccettabile. Un ordigno ha fatto esplodere l’auto di Sigfrido Ranucci, davanti alla sua abitazione. Per fortuna nessuno è rimasto ferito, ma resta la gravità estrema di un atto che colpisce non solo un giornalista, ma la libertà stessa di informare e di esprimersi. A lui e alla sua famiglia la mia piena solidarietà e vicinanza”. Così il ministro Guido Crosetto sul profilo X del ministero.

“Rivolgo a Sigfrido Ranucci e alla sua famiglia la solidarietà mia personale e del Senato della Repubblica per il gravissimo atto intimidatorio accaduto nella notte. Una vicenda davvero inquietante che condanniamo con forza e sulla quale ci auguriamo che la giustizia faccia rapidamente il suo corso individuando quanto prima i colpevoli”. Lo scrive sul suo profilo Instagram il presidente del Senato, Ignazio La Russa.

“L’attentato a Sigfrido Ranucci è un attentato alla democrazia e alla libertà di informazione. Un attacco vile e pericoloso a una persona già sotto scorta per aver svolto il suo lavoro di giornalista d’inchiesta, un attacco che richiede la reazione e la presenza delle istituzioni. Non possiamo accettare alcuna intimidazione al giornalismo d’inchiesta. Sia fatta piena luce sui responsabili e la matrice di questo gravissimo attentato. A Sigfrido Ranucci e sua figlia voglio esprimere la massima solidarietà e vicinanza mia e di tutto il Partito Democratico” Così la segretaria del Pd Elly Schlein.

“L’Amministratore Delegato Rai Giampaolo Rossi e l’intera azienda “si stringono al fianco di Sigfrido Ranucci ed esprimono massima solidarietà per il grave e vile attentato intimidatorio. Il ruolo della Rai e di chi opera al suo interno è quello di garantire dialogo, pluralismo e rispetto nel racconto quotidiano del nostro tempo. La Rai respinge con forza e determinazione ogni minaccia contro chi svolge il proprio lavoro nel Servizio Pubblico. L’essenza vitale della nostra democrazia è la libertà informativa che la Rai garantisce e che i suoi giornalisti rappresentano. Ogni tentativo intimidatorio contro chi lavora per un’informazione libera e indipendente è un attacco allo stesso Servizio Pubblico”.

“Esprimo la mia piena solidarietà a Sigfrido Ranucci per il grave episodio che ha colpito lui e la sua famiglia. L’attentato alla sua auto è un atto di estrema gravità, un attacco diretto alla libertà di stampa e ai valori democratici. In un momento così difficile, la mia vicinanza va a Ranucci e ai suoi cari”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca.

Il presidente facente funzioni Antonio Marano e l’intero Cda Rai “esprimono massima e convinta solidarietà a Sigfrido Ranucci per il violento e vile attentato di cui è stato vittima e respingono con forza e determinazione ogni tentativo di intimidire chi svolge il proprio lavoro al servizio del pubblico. Non saranno certo le intimidazioni – che condanniamo in qualunque forma si presentino – a fermare il nostro dovere di informare e continuare a raccontare la realtà nella quale viviamo. Una realtà troppo spesso “avvelenata” dall’incapacità di costruire dialoghi costruttivi, che ci impegneremo ancora di più a promuovere, contro ogni violenza, contro ogni sterile contrapposizione”.

“Un attentato spaventoso che ci riporta indietro agli anni più bui. Siamo vicini a Sigfrido Ranucci alla sua famiglia dopo che nella notte la sua auto è esplosa davanti a casa. Pochi minuti prima era passata lì davanti la figlia. Siamo certi che né Sigfrido né i colleghi di Report si lasceranno intimorire. Saremo sempre al loro fianco affinché possano continuare liberamente il loro lavoro d’inchiesta. Abbiamo denunciato in questi mesi come la Rai abbia ridotto lo spazio a disposizione di Report e sopratutto il clima d’odio e insofferenza per le inchieste della redazione. In prima serata su Rai1 si è arrivati addirittura – da parte della seconda carica dello Stato – a definire i colleghi di Report “calunniatori seriali”, senza che né il conduttore né l’azienda prendessero le distanze. Una campagna d’odio contro il giornalismo d’inchiesta che deve finire”. Lo scrive in una nota l’Esecutivo Usigrai.

– foto Ipa Agency –

(ITALPRESS).

Esplodono sotto casa le auto di Sigfrido Ranucci e della figlia. Indaga l’antimafia, condanna di Meloni

ROMA (ITALPRESS) – Attentato, ieri sera attorno alle 22,00, nei confronti delle auto del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci e della figlia a Pomezia, vicino a Roma. Le due vetture sono esplose e sono state completamente avvolte dalle fiamme. Ne ha dato notizia lo stesso giornalista sui social.

“Due ordigni – si legge nel post – hanno distrutto le automobili parcheggiate davanti casa a Campo Ascolano, alle porte di Roma. Le deflagrazioni sono state così forti da scuotere l’intero quartiere”. Anche la trasmissione Report sui suoi profili social fa esplicito riferimento all’esplosione di un ordigno piazzato sotto l’auto del giornalista che la deflagrazione avrebbe potuto uccidere. “L’auto è saltata in aria danneggiando anche l’altra auto di famiglia e la casa accanto. Sul posto carabinieri, Digos, vigili del fuoco e scientifica. La Procura di competenza si è attivata per le verifiche, avvisato il Prefetto. La potenza dell’esplosione è stata tale per cui avrebbe potuto uccidere chi fosse passato in quel momento”. Il giornalista e la figlia erano appena tornati a casa nel momento della deflagrazione. Già in passato il giornalista aveva ricevuto minacce, attraverso dei proiettili fatti trovare nei pressi della sua abitazione. Indaga l’antimafia.

CONDANNA UNANIME DI POLITICA, GIORNALISMO E ASSOCIAZIONI

Solidarietà e ferma condanna per l’episodio è arrivata anche dal Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che su X ha scritto: “sprimo piena solidarietà al giornalista Sigfrido Ranucci e la più ferma condanna per il grave atto intimidatorio da lui subito. La libertà e l’indipendenza dell’informazione sono valori irrinunciabili delle nostre democrazie, che continueremo a difendere”. “Un gesto gravissimo, vile, inaccettabile. Un ordigno ha fatto esplodere l’auto di Sigfrido Ranucci, davanti alla sua abitazione. Per fortuna nessuno è rimasto ferito, ma resta la gravità estrema di un atto che colpisce non solo un giornalista, ma la libertà stessa di informare e di esprimersi. A lui e alla sua famiglia la mia piena solidarietà e vicinanza”. Così il ministro Guido Crosetto sul profilo X del ministero.

“Un attentato spaventoso che ci riporta indietro agli anni più bui. Siamo vicini a Sigfrido Ranucci alla sua famiglia dopo che nella notte la sua auto è esplosa davanti a casa. Pochi minuti prima era passata lì davanti la figlia. Siamo certi che né Sigfrido né i colleghi di Report si lasceranno intimorire. Saremo sempre al loro fianco affinché possano continuare liberamente il loro lavoro d’inchiesta. Abbiamo denunciato in questi mesi come la Rai abbia ridotto lo spazio a disposizione di Report e sopratutto il clima d’odio e insofferenza per le inchieste della redazione. In prima serata su Rai1 si è arrivati addirittura – da parte della seconda carica dello Stato – a definire i colleghi di Report “calunniatori seriali”, senza che né il conduttore né l’azienda prendessero le distanze. Una campagna d’odio contro il giornalismo d’inchiesta che deve finire”. Lo scrive in una nota l’Esecutivo Usigrai.

– foto Ipa Agency –

(ITALPRESS).

Esplodono auto di Sigfrido Ranucci e della figlia, condanna di Meloni

ROMA (ITALPRESS) – Attentato, ieri sera attorno alle 22,00, nei confronti delle auto del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci e della figlia a Pomezia, vicino a Roma. Le due vetture sono esplose e sono state completamente avvolte dalle fiamme. Ne ha dato notizia lo stesso giornalista sui social. “Due ordigni – si legge nel post – hanno distrutto le automobili parcheggiate davanti casa a Campo Ascolano, alle porte di Roma. Le deflagrazioni sono state così forti da scuotere l’intero quartiere”. Anche la trasmissione Report sui suoi profili social fa esplicito riferimento all’esplosione di un ordigno piazzato sotto l’auto del giornalista che la deflagrazione avrebbe potuto uccidere. “L’auto è saltata in aria danneggiando anche l’altra auto di famiglia e la casa accanto. Sul posto carabinieri, Digos, vigili del fuoco e scientifica. La Procura di competenza si è attivata per le verifiche, avvisato il Prefetto. La potenza dell’esplosione è stata tale per cui avrebbe potuto uccidere chi fosse passato in quel momento”. Il giornalista e la figlia erano appena tornati a casa nel momento della deflagrazione. Già in passato il giornalista aveva ricevuto minacce, attraverso dei proiettili fatti trovare nei pressi della sua abitazione. Indaga l’antimafia. Solidarietà e ferma condanna per l’episodio è arrivata anche dal Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che su X ha scritto: “sprimo piena solidarietà al giornalista Sigfrido Ranucci e la più ferma condanna per il grave atto intimidatorio da lui subito. La libertà e l’indipendenza dell’informazione sono valori irrinunciabili delle nostre democrazie, che continueremo a difendere”. “Un gesto gravissimo, vile, inaccettabile. Un ordigno ha fatto esplodere l’auto di Sigfrido Ranucci, davanti alla sua abitazione. Per fortuna nessuno è rimasto ferito, ma resta la gravità estrema di un atto che colpisce non solo un giornalista, ma la libertà stessa di informare e di esprimersi. A lui e alla sua famiglia la mia piena solidarietà e vicinanza”. Così il ministro Guido Crosetto sul profilo X del ministero.(ITALPRESS).

Foto: Ipa Agency