PALERMO (ITALPRESS) – Una cooperazione internazionale che va avanti da oltre 14 anni su più livelli e che adesso potrebbe spingersi ancora più in là: la partnership tra Malta e l’Ismett è uno dei capisaldi della sanità siciliana e mette un presidio di eccellenza a disposizione di pazienti (ma anche medici e infermieri) nazionali e internazionali.
Una delegazione di medici maltesi ha fatto visita alla struttura, con l’obiettivo da un lato di fare un punto sulla standardizzazione dei protocolli clinici, per fare sì che i pazienti abbiano uno stesso standard di cura e di gestione del pre e del post trapianto, dall’altro sulle strategie per rafforzare ulteriormente la cooperazione e ribadire il ruolo di Ismett come riferimento per la sanità maltese, ma anche di Malta come partner primario dell’istituto nelle terapie più avanzate e nei trapianti. Tale collaborazione non riguarda solo l’ambito clinico, ma anche quello formativo in una logica di scambio di competenze, che vede medici maltesi operativi in Sicilia per implementare il proprio bagaglio di conoscenze e medici siciliani operativi a Malta per erogare servizi che altrimenti non potrebbero essere a disposizione: un’interazione che genera importanti benefici anche al sistema sanitario della Sicilia.
xd8/f15/mgg/gtr
Si rafforza la partnership tra Ismett e Malta
Un piano personalizzato per le Pmi che intendono esportare, Guidesi: “Vogliamo sostenere le imprese”
MILANO (ITALPRESS) – La Lombardia rafforza la propria posizione di leadership nel panorama dell’export italiano, registrando nuovi record storici. Secondo i dati di Unioncamere Lombardia, le esportazioni regionali hanno raggiunto nel 2024 i 164 miliardi di euro e un incremento su base annua dello 0,6%, con una tendenza addirittura in miglioramento nei primi sei mesi del 2025, dove il dato ha toccato gli 85 miliardi di euro con un aumento del 2,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Numeri che rappresentano oltre un quarto dell’export nazionale (26,3%) confermando la Lombardia come prima regione esportatrice d’Italia.
In questo contesto Regione, in collaborazione con Unioncamere Lombardia, spinge per un ulteriore slancio competitivo mettendo in campo un piano a supporto dell’export e dell’internazionalizzazione delle imprese. La nuova strategia, voluta dall’assessore allo Sviluppo economico Guido Guidesi e approvata oggi dalla Giunta regionale, è rivolta alle PMI lombarde che intendono debuttare o consolidare la propria presenza sui mercati internazionali.
Le aziende che aderiranno al progetto di Regione saranno accompagnate in un percorso ad hoc, prevedendo un sostegno ‘su misura’ in grado di cogliere necessità e potenzialità da sviluppare. Saranno attivati webinar, corsi di formazione e strumenti operativi per la gestione dei processi di export in mercati complessi, in modo da accrescere le competenze delle imprese. Regione aiuterà le PMI a definire un piano di internazionalizzazione personalizzato, selezionare i mercati ‘target’, costruire reti commerciali e valutare modelli di azione coerenti con le risorse aziendali. Saranno anche organizzate attività di ‘business matching’, eventi ‘B2B’ e missioni estere finalizzate alla creazione di partnership e accordi distributivi. Sarà valorizzata l’immagine delle imprese attraverso azioni coordinate di comunicazione e promozione. Un focus particolare sarà dedicato alle opportunità da individuare in Uzbekistan, come porta di accesso ai mercati in espansione dell’Asia centrale, dando ulteriore concretezza alla strada tracciata con la recente missione istituzionale del presidente Attilio Fontana.
Le imprese beneficiarie dei nuovi servizi di accompagnamento all’internazionalizzazione saranno selezionate da un bando regionale gestito con la collaborazione di Unioncamere Lombardia. “Con questa strategia – sottolinea l‘assessore Guidesi – vogliamo sostenere le piccole e medie imprese lombarde nelle sfide globali, aiutandole in modo fattivo a riconoscere e intraprendere occasioni di crescita sui mercati esteri, sviluppando competenze e capacità relazionali. In un contesto caratterizzato da incertezze geopolitiche e tariffarie, Regione mette in atto per le PMI un’assistenza concreta e personalizzata affinchè possano raggiungere i propri obiettivi. Siamo accanto a chi lavora e ha un’idea di sviluppo da portare avanti”. Per le attività collegate al nuovo piano regionale sono stati stanziati 1,5 milioni di euro.
“Questo piano – evidenzia il sottosegretario regionale con delega alle Relazioni Internazionali ed Europee Raffaele Cattaneo – si inserisce pienamente nella visione di una Lombardia sempre più protagonista a livello globale, ma al tempo stesso attenta e capace di ascoltare i territori e le imprese. Con questa iniziativa, Regione Lombardia conferma il proprio ruolo di ponte tra il sistema produttivo lombardo e i mercati globali, promuovendo non solo l’export, ma anche la collaborazione e il dialogo con partner europei ed extraeuropei”.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).
La Regione stanzia 1,6 milioni dedicati alla promozione e al sostegno delle imprese
VENEZIA (ITALPRESS) – Con l’approvazione della convenzione, la Giunta regionale affida a Veneto Innovazione, società in house della Regione del Veneto, un insieme coordinato di attività finalizzate alla promozione e al sostegno degli investimenti produttivi. Questa misura rappresenta uno dei principali interventi operativi della legge regionale 5 marzo 2025 n. 2 “Disposizioni in materia di attrazione degli investimenti in Veneto che ha introdotto un quadro organico di politiche volte a rafforzare la competitività del sistema produttivo veneto, contrastare la delocalizzazione e favorire la creazione di nuovi posti di lavoro, attraverso strumenti di semplificazione amministrativa e di supporto diretto alle imprese che scelgono di investire nel territorio regionale.
Tra gli interventi previsti figurano l’attivazione di un “Contact Point” unico regionale per fornire informazioni e assistenza preliminare alle imprese interessate a investire o espandersi nel Veneto; l’istituzione di un Help Desk dedicato al tutoraggio e all’after-care degli investitori esteri con servizi di accompagnamento personalizzati e di facilitazione dei rapporti con le amministrazioni pubbliche; la creazione di un sito informativo e di una piattaforma digitale per il censimento e la mappatura delle aree industriali e produttive disponibili, con dati aggiornati su infrastrutture, servizi, incentivi e opportunità di localizzazione; un programma di promozione e ricerca di nuovi investitori, articolato in eventi, missioni e iniziative promozionali internazionali per valorizzare il sistema produttivo veneto e attrarre capitali esteri qualificati.
Queste azioni si inseriscono nel più ampio progetto delineato dalla Legge regionale n. 2/2025, che individua nella collaborazione pubblico-privato e nella semplificazione dei processi amministrativi due leve strategiche per rendere il Veneto uno dei territori più attrattivi d’Europa per la produzione, la ricerca e l’innovazione. L’intervento prevede un impegno economico complessivo di 1.599.249,20 euro (Iva compresa).
Le nuove misure si inseriscono in un contesto di rilancio del sistema economico regionale che punta a favorire investimenti sostenibili, innovativi e ad alto valore aggiunto, coerentemente con le priorità definite nella Strategia Regionale per lo Sviluppo Sostenibile e nelle politiche europee di coesione. Il progetto rafforza inoltre la funzione di Veneto Innovazione quale braccio operativo della Regione per la promozione della ricerca, dell’innovazione e dell’internazionalizzazione delle imprese.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).
“Specchi clinici” sull’HPV per riconoscere, includere e intervenire
ROMA (ITALPRESS) – Su iniziativa del senatore Marco Scurria (FdI), il 27 ottobre presso la sala Zuccari del Senato si è tenuta una tavola rotonda dove, insieme al professor Vittorio Unfer ginecologo e ricercatore, si è parlato dell’infezione da HPV affrontando tutte le tematiche ad essa correlate: il ruolo dell’uomo, la necessità di un approccio multidisciplinare, la persistenza dell’HPV, screening e vaccinazione.
L’HPV è un’infezione sessualmente trasmessa contratta, almeno una volta nella vita, da circa l’80% delle persone sessualmente attive, responsabile del 5% di tutti i tumori nel mondo.
Il professor Vittorio Unfer, ginecologo e ricercatore, da sempre attento alle problematiche femminili spiega come l’HPV necessita di un’attenzione sempre maggiore e di un approccio diverso rispetto al passato.
“I dati attestano che se nell’85-90% dei casi l’infezione regredisce spontaneamente, nel restante 10-15%, può persistere divenendo un fattore di rischio per lo sviluppo del tumore della cervice; l’infezione può colpire anche altri distretti come la mucosa orale e anale, meno approfonditi. In presenza di una lesione cervicale, il rischio di sviluppare un tumore anale aumenta fino al 30%. Per molti anni – spiega Unfer – l’infezione da HPV è stata associata esclusivamente al cancro del collo dell’utero, invece, la scienza ha provato che anche gli uomini possono sviluppare condilomi, lesioni precancerose e carcinomi del pene, dell’ano e del cavo orale, anch’essi HPV-correlati, rispettivamente nel 50%, 88% e 26-30% dei casi”.
“Su un campione di 44769 uomini provenienti da 35 Paesi – prosegue lo scienziato – 1 uomo su 3 è risultato infatti positivo all’HPV, e 1 su 5 all’HPV ad alto rischio con una forte prevalenza dell’HPV-16. Inoltre, uno studio italiano ha evidenziato che il 56% dei maschi italiani risulta positivo all’HPV, di questi il 20% presenta l’infezione a livello del cavo orale e il 13% a livello anale”.
“In questo contesto – continua il professor Unfer – il partner della donna ricopre un ruolo fondamentale, in quanto può rappresentare un serbatoio di infezione”.
L’attenzione del professor Unfer si sofferma poi sulla prevenzione.
“Nonostante i dati preoccupanti, in Italia la copertura vaccinale è ancora molto bassa, nel 2024 è stata del 51,18% nelle ragazze di 12 anni e del 44,65% nei ragazzi. Obiettivi ben lontani – commenta il professor Unfer – da quelli indicati dall’OMS, che mirano a una copertura del 90% entro il 2030, e da quelli previsti dall’ultimo Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (95% nel dodicesimo anno di vita). Per quanto riguarda, i test di screening – conclude Unfer – la situazione è ben diversa: mentre nelle donne lo screening cervicale è ormai consolidato e regolamentato a livello nazionale, negli uomini non esiste nulla di comparabile, neanche nei contesti più a rischio o tra partner di donne positive. Anche per le donne, tuttavia, restano lacune da colmare: il tampone rettale oggi non è incluso nei percorsi di screening, nonostante la crescente evidenza del coinvolgimento di più distretti anatomici. Alla luce di quanto analizzato è chiara quindi la necessità di una maggiore comunicazione medico paziente e soprattutto di un approccio multidisciplinare, con una condivisione di informazioni relative al paziente tra specialisti diversi”.
– foto mec/Italpress –
(ITALPRESS).
“Specchi clinici” sull’HPV per riconoscere, includere e intervenire
ROMA (ITALPRESS) – Su iniziativa del senatore Marco Scurria (FdI), il 27 ottobre presso la sala Zuccari del Senato si è tenuta una tavola rotonda dove, insieme al professor Vittorio Unfer ginecologo e ricercatore, si è parlato dell’infezione da HPV affrontando tutte le tematiche ad essa correlate: il ruolo dell’uomo, la necessità di un approccio multidisciplinare, la persistenza dell’HPV, screening e vaccinazione.
L’HPV è un’infezione sessualmente trasmessa contratta, almeno una volta nella vita, da circa l’80% delle persone sessualmente attive, responsabile del 5% di tutti i tumori nel mondo.
Il professor Vittorio Unfer, ginecologo e ricercatore, da sempre attento alle problematiche femminili spiega come l’HPV necessita di un’attenzione sempre maggiore e di un approccio diverso rispetto al passato.
“I dati attestano che se nell’85-90% dei casi l’infezione regredisce spontaneamente, nel restante 10-15%, può persistere divenendo un fattore di rischio per lo sviluppo del tumore della cervice; l’infezione può colpire anche altri distretti come la mucosa orale e anale, meno approfonditi. In presenza di una lesione cervicale, il rischio di sviluppare un tumore anale aumenta fino al 30%. Per molti anni – spiega Unfer – l’infezione da HPV è stata associata esclusivamente al cancro del collo dell’utero, invece, la scienza ha provato che anche gli uomini possono sviluppare condilomi, lesioni precancerose e carcinomi del pene, dell’ano e del cavo orale, anch’essi HPV-correlati, rispettivamente nel 50%, 88% e 26-30% dei casi”.
“Su un campione di 44769 uomini provenienti da 35 Paesi – prosegue lo scienziato – 1 uomo su 3 è risultato infatti positivo all’HPV, e 1 su 5 all’HPV ad alto rischio con una forte prevalenza dell’HPV-16. Inoltre, uno studio italiano ha evidenziato che il 56% dei maschi italiani risulta positivo all’HPV, di questi il 20% presenta l’infezione a livello del cavo orale e il 13% a livello anale”.
“In questo contesto – continua il professor Unfer – il partner della donna ricopre un ruolo fondamentale, in quanto può rappresentare un serbatoio di infezione”.
L’attenzione del professor Unfer si sofferma poi sulla prevenzione.
“Nonostante i dati preoccupanti, in Italia la copertura vaccinale è ancora molto bassa, nel 2024 è stata del 51,18% nelle ragazze di 12 anni e del 44,65% nei ragazzi. Obiettivi ben lontani – commenta il professor Unfer – da quelli indicati dall’OMS, che mirano a una copertura del 90% entro il 2030, e da quelli previsti dall’ultimo Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (95% nel dodicesimo anno di vita). Per quanto riguarda, i test di screening – conclude Unfer – la situazione è ben diversa: mentre nelle donne lo screening cervicale è ormai consolidato e regolamentato a livello nazionale, negli uomini non esiste nulla di comparabile, neanche nei contesti più a rischio o tra partner di donne positive. Anche per le donne, tuttavia, restano lacune da colmare: il tampone rettale oggi non è incluso nei percorsi di screening, nonostante la crescente evidenza del coinvolgimento di più distretti anatomici. Alla luce di quanto analizzato è chiara quindi la necessità di una maggiore comunicazione medico paziente e soprattutto di un approccio multidisciplinare, con una condivisione di informazioni relative al paziente tra specialisti diversi”.
– foto mec/Italpress –
(ITALPRESS).
Sequestrati nel Trapanese 670 kg di hashish, fermati 5 narcotrafficanti
TRAPANI (ITALPRESS) – Polizia di Stato e Guardia di Finanza di Trapani hanno fermato 5 tunisini, gravemente indiziati di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di ingenti quantitativi di droga. Il provvedimento di fermo è stato emesso dalla Procura di Palermo – Direzione Distrettuale Antimafia. La notte del 20 ottobre scorso agenti della Squadra Mobile di Trapani e della SISCO di Palermo ha rilevato la presenza di un gommone dotato di un potente motore fuori bordo, nello specchio d’acqua antistante la città di Marsala.
Raggiunte le acque internazionali, l’imbarcazione è stata poi intercettata dai radar del Reparto operativo aeronavale delle Fiamme gialle di Palermo, preallertati dagli Uffici investigativi della Polizia di Stato. In quel frangente, i finanzieri hanno documentato l’incontro tra il gommone e un peschereccio battente bandiera tunisina e constatato il trasbordo, dal peschereccio al gommone, di alcuni colli di colore azzurro di grosse dimensioni.
Cessato il trasbordo, il gommone ha fatto rientro verso le coste marsalesi, verosimilmente ignaro del costante monitoraggio delle Fiamme gialle aeronavali. Giunto in acque territoriali, è stato bloccato, dopo un concitato inseguimento ad alta velocità. Durante la fuga, il conducente è stato osservato mentre tentava di disfarsi di alcuni dei colli trasportati, gettandoli in mare.
I colli sono stati recuperati dai finanzieri, che ne hanno accertato il contenuto, vale a dire panetti di hashish per un peso complessivo di oltre 160 chili. In costante coordinamento con gli Uffici investigativi della Polizia di Stato, i finanzieri hanno poi proceduto a bloccare, in acque internazionali, il peschereccio, in forza della Convenzione internazionale di Montegobay. Anche in questa occasione, il motopesca ha tentato una spericolata fuga, durante la quale ha abbandonato, gettandoli a mare, 11 colli contenenti oltre 600 chili di hashish.
La fuga è terminata a poche miglia dal limite esterno delle acque territoriali tunisine, quando i finanzieri hanno abbordato il peschereccio prendendone il controllo. L’intera operazione, condotta in sinergia tra la Polizia di Stato e la Guardia di Finanza, si è conclusa con il sequestro di oltre 670 chili di hashish.
Trattasi del più consistente sequestro di hashish operato nelle acque trapanesi negli ultimi decenni. Sia il conducente del gommone partito dalle coste marsalesi sia i quattro membri dell’equipaggio del peschereccio, tutti di nazionalità tunisina, sono stati sottoposti al fermo di indiziato di delitto emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, che ha inoltre disposto il sequestro preventivo delle due imbarcazioni.
Il provvedimento restrittivo è stato convalidato dal gip del Tribunale di Trapani, che ha disposto la misura cautelare della custodia in carcere per quattro dei cinque tunisini; un quinto tunisino, membro dell’equipaggio del peschereccio, è stato scarcerato e collocato presso il Centro di Permanenza e Rimpatri di Milo.
-Foto screenshot video Polizia di Stato e Guardia di Finanza-
(ITALPRESS).
I miliziani di Hamas sparano contro l’Idf, Netanyahu ordina massicci raid immediati su Gaza. Vance “Piccole schermaglie sono possibili”
ROMA (ITALPRESS) – I miliziani di Hamas hanno sparato contro i militari israeliani a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, e in risposta le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno colpito diversi obiettivi terroristici che rappresentavano una minaccia per le sue forze nella Striscia. Lo riportano i media israeliani, secondo cui tra gli obiettivi colpiti figurano strutture e tunnel. L’attacco di Hamas per Israele rappresenta una violazione del cessate il fuoco in vigore dal 10 ottobre scorso.
Hamas ha però poi afferma di non avere alcun legame con l’attacco ai soldati israeliani a Rafah, e ha aggiunto di rispettare all’accordo di cessate il fuoco. In una nota Hamas sostiene che “i bombardamenti criminali effettuati dall’esercito di occupazione su aree della Striscia di Gaza rappresentano una palese violazione dell’accordo di cessate il fuoco”.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato alle Forze di difesa israeliane (Idf) di “effettuare immediatamente attacchi massicci nella Striscia di Gaza”, a seguito di consultazioni sulla sicurezza. Lo ha annunciato l’ufficio del premier. L’emittente qatariota Al-Jazeera riferisce di attacchi aerei dell’Aeronautica israeliana su Gaza City e di esplosioni a Rafah e a Khan Younis, nel sud della Striscia.
Netanyahu avrebbe deciso di espandere il territorio sotto il controllo delle Forze di difesa israeliane (Idf) nella Striscia di Gaza dopo le ripetute violazioni dell’accordo di cessate il fuoco da parte di Hamas, riportano i media israeliani, aggiungendo che l’ufficio di Netanyahu rifiuta di commentare le indiscrezioni. Secondo quanto riportato dall’emittente pubblica Kan, Netanyahu starebbe parlando con alti funzionari statunitensi per coordinare l’iniziativa.
KATZ “HAMAS PAGHERÀ UN PREZZO ELEVATO PER ATTACCO A IDF”
Il gruppo terroristico palestinese Hamas “pagherà un prezzo elevato per aver attaccato i soldati delle Idf a Gaza e per aver violato l’accordo per la restituzione dei corpi degli ostaggi”. Lo ha detto il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, secondo cui, “l’attacco odierno ai soldati delle Idf a Gaza da parte di Hamas rappresenta il superamento di una linea rossa netta, a cui le Forze di difesa israeliane (Idf) risponderà con grande forza. Hamas pagherà con gli interessi”.
La fragile tregua a Gaza in vigore dal 10 ottobre scorse è stata violata da Hamas con un attacco alle Idf che hanno bombardato diverse zone della Striscia. A innescare la tensione stamane la restituzione da parte di Hamas dei resti del corpo di un ostaggio di cui le Idf avevano già recuperato i resti due anni fa.
VANCE “PICCOLE SCHERMAGLIE POSSIBILI”
Il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, ha dichiarato che il cessate il fuoco tra Israele e Gaza è in corso, ma ha avvertito che potrebbero verificarsi “piccole schermaglie qua e là”. Le sue parole, pronunciate a Capitol Hill dopo un incontro con i senatori repubblicani, rappresentano la prima presa di posizione ufficiale dell’amministrazione Trump dopo che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato nuovi attacchi su Gaza. Vance ha sottolineato che gli Stati Uniti considerano Israele un partner, non un subordinato, e hanno chiarito che non stanno dettando condizioni, ma supportando Israele con obiettivi condivisi. Ha anche espresso ottimismo riguardo agli sforzi per disarmare Hamas e ricostruire Gaza, nonostante le sfide persistenti. Nel frattempo, l’amministrazione Trump ha respinto con fermezza gli sforzi di alcuni legislatori israeliani di annettere la Cisgiordania, affermando che tali azioni potrebbero compromettere la strategia di pace in Medio Oriente, compreso il fragile cessate il fuoco tra Israele e Hamas.
RINVIATA LA CONSEGNA DI UN NUOVO CORPO DI UN OSTAGGIO
L’ala militare di Hamas, le Brigate Qassam, annuncia il rinvio della restituzione del corpo di un ostaggio, prevista per le 20 di stasera. Nella sua dichiarazione, il braccio armato di Hamas afferma che la mossa è una risposta alle “violazioni dell’accordo di cessate il fuoco da parte dell’occupazione”. In precedenza, Hamas aveva annunciato che avrebbe consegnato oggi il corpo di un ostaggio recuperato in uno dei tunnel.
HAMAS “DIFFICILE RECUPERARE CORPI, ISRAELE CI FACCIA ENTRARE IN ZONE ROSSE”
Il gruppo terroristico al potere a Gaza, Hamas, “ha incontrato notevoli difficoltà nel recuperare i corpi degli ostaggi e continua a chiedere attrezzature pesanti per recuperare i corpi rimanenti”. Lo ha dichiarato Suhail a-Hindi, membro dell’ufficio politico di Hamas alla tv del Qatar Al-Jazeera. Israele “deve capire che siamo impegnati a rispettare l’accordo e deve smettere di accusarci di violarlo”, ha detto riferendosi alle accuse mosse da Israele dopo che i resti consegnati ieri da Hamas appartengono a un ostaggio già recuperato.
A-Hindi ha aggiunto che Hamas ha chiesto l’autorizzazione a Israele per consentire alle squadre di ricerca di entrare nelle zone rosse per cercare i corpi degli ostaggi. “Stiamo aspettando l’autorizzazione dell’occupazione per consentire alle squadre di entrare a Rafah per cercare i corpi dei prigionieri”, ha affermato, aggiungendo che Hamas non ha alcun interesse a nascondere i corpi di alcun prigioniero nemico o a ritardarne la consegna. “Abbiamo fatto ogni sforzo per recuperare i corpi e l’occupazione è responsabile del ritardo nel recupero dei corpi rimanenti. Chiediamo ai mediatori di fare pressione sul nemico affinché faciliti il recupero dei corpi rimanenti dei suoi prigionieri”, ha concluso.
LA BARA CONSEGNATA IERI CONTIENE I RESTI DI UN OSTAGGIO GIA’ RIPORTATO IN ISRAELE
La bara consegnata ieri sera da Hamas a Israele conterrebbe i resti del corpo di un ostaggio già riportato in Israele. Lo riferiscono i media israeliani. Nella Striscia di Gaza si trovano i corpi di 13 ostaggi. L’ipotesi che i resti non appartengano a nessuno dei 13 ostaggi è emersa durante il processo di identificazione presso l’istituto forense Abu Kabir di Tel Aviv.
A seguito del completamento del processo di identificazione questa mattina, è emerso che ieri sera sono stati restituiti da Hamas i resti dell’ostaggio Ofir Tzarfati, riportato dalla Striscia di Gaza in un’operazione militare circa due anni fa. Lo riferisce l’ufficio del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. “Ciò costituisce una chiara violazione dell’accordo da parte dell’organizzazione terroristica Hamas”, si legge nella nota. Netanyahu terrà un incontro sulla sicurezza con i vertici delle forze di sicurezza per discutere le misure adottate da Israele in risposta alle violazioni.
MEDIA ISRAELIANI PUBBLICANO UN VIDEO CHE MOSTRA LA MESSINSCENA DI HAMAS
I media israeliani hanno pubblicato un video delle Forze di difesa israeliane (Idf) che mostra la “messinscena” di Hamas del ritrovamento del corpo di un ostaggio a Gaza. Le immagini riprese da un drone delle Idf mostrano miliziani di Hamas che prima seppelliscono un corpo avvolto in un lenzuolo bianco per poi comunicare alla Croce rossa di aver rinvenuto il cadavere. Durante la notte, i resti sono stati trasferiti in Israele, ma dall’analisi forense è emerso che appartengono a un ostaggio recuperato a dicembre 2023, Ofir Zarfati. Il video era arrivato già ieri ai vertici della Difesa israeliani, che però avrebbero deciso di attendere la consegna del corpo e l’autopsia, riporta l’emittente Channel12. La famiglia di Zarfati ha visionato le immagini in cui i resti del figlio vengono portati fuori, sepolti e viene chiamata la Croce Rossa. “Una spregevole manipolazione progettata per affossare l’accordo e impedire il ritorno di tutti i rapiti”, afferma la famiglia.
LE FAMIGLIE DEGLI OSTAGGI CHIEDONO INCONTRO CON NETANYAHU
Il Forum delle famiglie degli ostaggi ha chiesto un “incontro urgente con il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, alla luce della grave violazione dell’accordo da parte di Hamas la scorsa notte e delle notizie secondo cui Hamas avrebbe documentato, ingannato e falsificato il processo di localizzazione degli ostaggi”. In una nota, le famiglie degli ostaggi hanno aggiunto: “Le ripetute violazioni dimostrano ciò che già sappiamo: Hamas conosce la posizione di tutti gli ostaggi e continua ad agire con disprezzo, a ingannare gli Stati Uniti e i mediatori e a ledere la dignità dei nostri cari. Il governo israeliano non può e non deve ignorare tutto questo e deve agire con decisione contro queste violazioni”. Ieri sera Hamas ha consegnato i resti di un ostaggio recuperato dall’esercito a dicembre 2023.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).
I miliziani di Hamas sparano contro l’Idf, Netanyahu ordina massicci raid immediati su Gaza. Rinviata la consegna del corpo di un ostaggio
ROMA (ITALPRESS) – I miliziani di Hamas hanno sparato contro i militari israeliani a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, e in risposta le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno colpito diversi obiettivi terroristici che rappresentavano una minaccia per le sue forze nella Striscia. Lo riportano i media israeliani, secondo cui tra gli obiettivi colpiti figurano strutture e tunnel. L’attacco di Hamas per Israele rappresenta una violazione del cessate il fuoco in vigore dal 10 ottobre scorso.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato alle Forze di difesa israeliane (Idf) di “effettuare immediatamente attacchi massicci nella Striscia di Gaza”, a seguito di consultazioni sulla sicurezza. Lo ha annunciato l’ufficio del premier. L’emittente qatariota Al-Jazeera riferisce di attacchi aerei dell’Aeronautica israeliana su Gaza City e di esplosioni a Rafah e a Khan Younis, nel sud della Striscia.
Netanyahu avrebbe deciso di espandere il territorio sotto il controllo delle Forze di difesa israeliane (Idf) nella Striscia di Gaza dopo le ripetute violazioni dell’accordo di cessate il fuoco da parte di Hamas, riportano i media israeliani, aggiungendo che l’ufficio di Netanyahu rifiuta di commentare le indiscrezioni. Secondo quanto riportato dall’emittente pubblica Kan, Netanyahu starebbe parlando con alti funzionari statunitensi per coordinare l’iniziativa.
KATZ “HAMAS PAGHERÀ UN PREZZO ELEVATO PER ATTACCO A IDF”
Il gruppo terroristico palestinese Hamas “pagherà un prezzo elevato per aver attaccato i soldati delle Idf a Gaza e per aver violato l’accordo per la restituzione dei corpi degli ostaggi”. Lo ha detto il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, secondo cui, “l’attacco odierno ai soldati delle Idf a Gaza da parte di Hamas rappresenta il superamento di una linea rossa netta, a cui le Forze di difesa israeliane (Idf) risponderà con grande forza. Hamas pagherà con gli interessi”.
La fragile tregua a Gaza in vigore dal 10 ottobre scorse è stata violata da Hamas con un attacco alle Idf che hanno bombardato diverse zone della Striscia. A innescare la tensione stamane la restituzione da parte di Hamas dei resti del corpo di un ostaggio di cui le Idf avevano già recuperato i resti due anni fa.
RINVIATA LA CONSEGNA DI UN NUOVO CORPO DI UN OSTAGGIO
L’ala militare di Hamas, le Brigate Qassam, annuncia il rinvio della restituzione del corpo di un ostaggio, prevista per le 20 di stasera. Nella sua dichiarazione, il braccio armato di Hamas afferma che la mossa è una risposta alle “violazioni dell’accordo di cessate il fuoco da parte dell’occupazione”. In precedenza, Hamas aveva annunciato che avrebbe consegnato oggi il corpo di un ostaggio recuperato in uno dei tunnel.
HAMAS “DIFFICILE RECUPERARE CORPI, ISRAELE CI FACCIA ENTRARE IN ZONE ROSSE”
Il gruppo terroristico al potere a Gaza, Hamas, “ha incontrato notevoli difficoltà nel recuperare i corpi degli ostaggi e continua a chiedere attrezzature pesanti per recuperare i corpi rimanenti”. Lo ha dichiarato Suhail a-Hindi, membro dell’ufficio politico di Hamas alla tv del Qatar Al-Jazeera. Israele “deve capire che siamo impegnati a rispettare l’accordo e deve smettere di accusarci di violarlo”, ha detto riferendosi alle accuse mosse da Israele dopo che i resti consegnati ieri da Hamas appartengono a un ostaggio già recuperato.
A-Hindi ha aggiunto che Hamas ha chiesto l’autorizzazione a Israele per consentire alle squadre di ricerca di entrare nelle zone rosse per cercare i corpi degli ostaggi. “Stiamo aspettando l’autorizzazione dell’occupazione per consentire alle squadre di entrare a Rafah per cercare i corpi dei prigionieri”, ha affermato, aggiungendo che Hamas non ha alcun interesse a nascondere i corpi di alcun prigioniero nemico o a ritardarne la consegna. “Abbiamo fatto ogni sforzo per recuperare i corpi e l’occupazione è responsabile del ritardo nel recupero dei corpi rimanenti. Chiediamo ai mediatori di fare pressione sul nemico affinché faciliti il recupero dei corpi rimanenti dei suoi prigionieri”, ha concluso.
LA BARA CONSEGNATA IERI CONTIENE I RESTI DI UN OSTAGGIO GIA’ RIPORTATO IN ISRAELE
La bara consegnata ieri sera da Hamas a Israele conterrebbe i resti del corpo di un ostaggio già riportato in Israele. Lo riferiscono i media israeliani. Nella Striscia di Gaza si trovano i corpi di 13 ostaggi. L’ipotesi che i resti non appartengano a nessuno dei 13 ostaggi è emersa durante il processo di identificazione presso l’istituto forense Abu Kabir di Tel Aviv.
A seguito del completamento del processo di identificazione questa mattina, è emerso che ieri sera sono stati restituiti da Hamas i resti dell’ostaggio Ofir Tzarfati, riportato dalla Striscia di Gaza in un’operazione militare circa due anni fa. Lo riferisce l’ufficio del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. “Ciò costituisce una chiara violazione dell’accordo da parte dell’organizzazione terroristica Hamas”, si legge nella nota. Netanyahu terrà un incontro sulla sicurezza con i vertici delle forze di sicurezza per discutere le misure adottate da Israele in risposta alle violazioni.
MEDIA ISRAELIANI PUBBLICANO UN VIDEO CHE MOSTRA LA MESSINSCENA DI HAMAS
I media israeliani hanno pubblicato un video delle Forze di difesa israeliane (Idf) che mostra la “messinscena” di Hamas del ritrovamento del corpo di un ostaggio a Gaza. Le immagini riprese da un drone delle Idf mostrano miliziani di Hamas che prima seppelliscono un corpo avvolto in un lenzuolo bianco per poi comunicare alla Croce rossa di aver rinvenuto il cadavere. Durante la notte, i resti sono stati trasferiti in Israele, ma dall’analisi forense è emerso che appartengono a un ostaggio recuperato a dicembre 2023, Ofir Zarfati. Il video era arrivato già ieri ai vertici della Difesa israeliani, che però avrebbero deciso di attendere la consegna del corpo e l’autopsia, riporta l’emittente Channel12. La famiglia di Zarfati ha visionato le immagini in cui i resti del figlio vengono portati fuori, sepolti e viene chiamata la Croce Rossa. “Una spregevole manipolazione progettata per affossare l’accordo e impedire il ritorno di tutti i rapiti”, afferma la famiglia.
LE FAMIGLIE DEGLI OSTAGGI CHIEDONO INCONTRO CON NETANYAHU
Il Forum delle famiglie degli ostaggi ha chiesto un “incontro urgente con il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, alla luce della grave violazione dell’accordo da parte di Hamas la scorsa notte e delle notizie secondo cui Hamas avrebbe documentato, ingannato e falsificato il processo di localizzazione degli ostaggi”. In una nota, le famiglie degli ostaggi hanno aggiunto: “Le ripetute violazioni dimostrano ciò che già sappiamo: Hamas conosce la posizione di tutti gli ostaggi e continua ad agire con disprezzo, a ingannare gli Stati Uniti e i mediatori e a ledere la dignità dei nostri cari. Il governo israeliano non può e non deve ignorare tutto questo e deve agire con decisione contro queste violazioni”. Ieri sera Hamas ha consegnato i resti di un ostaggio recuperato dall’esercito a dicembre 2023.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).


