I Diavoli tornano sulla pista di casa sabato 7 gennaio, inizio gara ore 18.00, contro Coralimpianti Tigers Trieste, dopo la sosta per le feste natalizie e la vittoria in trasferta a Ferrara mercoledì 21 dicembre scorso. I biancorossi hanno chiuso l’anno con una nuova netta vittoria, 6-1, dimostrando ancora una volta di saper affrontare anche le difficoltà e di saper gestire le sfide a seconda dell’avversario e del momento, facendo il proprio gioco e puntando sulla qualità dei singoli, ma anche su una sintonia di gruppo che è andata via via aumentando di gara in gara.
La sosta, durante la quale i vicentini si sono regolarmente allenati, è servita per rifiatare e recuperare le forze, ma può aver spezzato il ritmo partita, quindi è importante verificare sabato, contro una squadra di carattere e mai doma, nonostante la posizione in classifica, lo stato di forma dei Diavoli.
Facciamo il punto sull’anno appena concluso e quello da poco iniziato con Michele Frigo, portiere dei vicentini: “Per quanto riguarda il bilancio finora devo dire che abbiamo fatto tutto molto bene, fatta eccezione per l’appuntamento più importante ovvero la Supercoppa, primo obiettivo stagionale – ha dichiarato il portierone biancorosso. – Ma quel ko ci è servito da lezione e, infatti, da lì in avanti non abbiamo più fatto passi falsi, giocando un ottimo hockey e trovando la giusta armonia all’interno del gruppo. Sul bilancio a livello personale, meglio dare giudizi a fine stagione….”. – In generale bilancio quindi positivo? “Ritengo che abbiamo fatto una buona prima parte di stagione. Chiaramente è da adesso in poi che arriverà il “bello” e dovremo essere bravi a continuare con questo trend e rimanere concentrati per arrivare pronti per i prossimi appuntamenti, Coppa Italia e Campionato. Vedo bene la squadra, ci stiamo allenando bene con intensità e agonismo anche nelle partitelle di allenamento quindi sono fiducioso per il proseguo della stagione”.
L’appuntamento è quindi al pattinodromo di Viale Ferrarin sabato alle 18.00 per ritornare a sostenere i colori biancorossi e per accompagnare i Diavoli in questo cammino di successi che ci auguriamo continui a lungo e sia sempre più positivo.
Dopo l’eliminazione dalla Coppa Italia, al termine di un match combattuto punto a punto contro Mondovì, Unione Volley Montecchio Maggiore – Ipag Sorelle Ramonda comincia il 2023 con la massima concentrazione sul campionato, dove occupa la quarta posizione con 22 punti. Domenica alle 17, al Palaferroli di San Bonifacio, incontrerà nella seconda giornata di ritorno 3M Pallavolo Perugia.
Il match di andata, giocato in Umbria, si concluse con un secco 3-0 a favore delle castellane, con l’opposto Giorgia Mazzon in grande giornata e le padrone di casa condizionate dall’infortunio della schiacciatrice Francesca Dalla Rosa. “Non dobbiamo sottovalutare l’avversario, ma mantenere la nostra concentrazione e fare il nostro gioco – avverte la centrale Giulia Marconato, classe 2003, con in tasca un oro agli Europei under 21 e attualmente tra le migliori top blockers nazionali del volley femminile A2 -. Il match con Perugia sarà una partita molto importante per portare a casa punti. Noi di sicuro arriviamo con molta grinta e fame, determinate a raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissate a inizio anno”.
Siete reduci da una bella partita con Mondovì, dalla quale siete uscite sconfitte di pochi punti al tie-break. Che cosa vi ha lasciato?
“La partita di Coppa Italia è stata un bel match, dove in alcuni momenti siamo scivolate in alcuni errori, ma, nonostante ciò, abbiamo cercato di lottare fino all’ultimo. Sicuramente all’inizio c’era un po’ di amarezza, ma adesso c’è tanta grinta e voglia di far bene nel proseguimento del campionato”.
Nella serie A2 sei attualmente quarta nella classifica delle top blockers. Molte partite ti hanno vista protagonista in un ottimo lavoro a muro.
“Stiamo facendo un buon lavoro. Sono felice di come stia andando, ma non bisogna mai accontentarsi e fermarsi. Sono contenta di come abbiamo lavorato in questa prima parte di campionato: personalmente mi vedo cresciuta sotto certi aspetti ma, ritornando al concetto di prima, non voglio accontentarmi, bensì dare sempre il massimo”.
A pochi passi da Palazzo Chiericati, si erge magnifica e imponente la chiesa di Santa Corona. Si trova nel cuore di Vicenza, è una delle più importanti chiese della città ed è un bene protetto dall’UNESCO. E’ stata costruita nella seconda metà del XIII secolo e arricchita nel corso dei secoli da numerose opere d’arte.
Di fondazione domenicana, fu iniziata nel 1261 per accogliervi la reliquia della sacra spina, donata da Luigi IX, re di Francia, al vescovo di Vicenza, Beato Bartolomeo da Breganze.
L’interno gotico, con presbiterio realizzato da Lorenzo da Bologna nella seconda metà del XV secolo, ospita numerose e importanti opere pittoriche e scultoree. Tra queste, il capolavoro di Giovanni Bellini “Il Battesimo di Cristo”, collocato sull’altare Garzadori, opera attribuita a Rocco da Vicenza e l’”Adorazione dei Magi” di Paolo Veronese. Inoltre la “Madonna delle stelle” di Lorenzo Veneziano e Marcello Fogolino, la grande pala della “Maddalena e Santi” di Bartolomeo Montagna, la “Madonna con Bambino e Santi” di Giambattista Pittoni. Nell’abside della chiesa, il notevole coro ligneo, intagliato e intarsiato, opera di Pier Antonio dell’Abate. Tra le decorazioni più antiche, gli affreschi di Michelino da Besozzo della Cappella Thiene, dei primi anni del Quattrocento, importante testimonianza del più aggiornato gotico internazionale.
Il fianco destro della Chiesa di Santa Corona. Foto: Marta Cardini
La facciata
La facciata sorprende subito il visitatore. E’ a capanna, in laterizio scoperto come tutto l’edificio. È coronata da un’alta cornice a fasce multiple decorate. Sulla facciata è presente un grande rosone affiancato da due oculi, che si apre sopra il portale di ingresso caratterizzato da forte strombatura. Sui settori laterali, al di sopra delle navate laterali, vi sono due monofore e, sotto, due altissime finestre che includono bifore sottili.
La facciata della chiesa di S. Corona. Foto: Marta Cardini
L’interno
Appena si entra in chiesa, si rimane stupiti da tanta bellezza e si ha una sensazione di venire accolti con calore. La pianta dell’interno è a croce latina con alto transetto e suddivisa in tre navate. Le due navate laterali terminano in absidi rettangolari, rispettivamente la Cappella della Sacra Spina a sinistra e la Cappella Thiene a destra, mentre l’abside centrale termina nella cappella maggiore arrotondata e allungata a fine Quattrocento. I primi pilastri sono rotondi con capitelli “a cubo” , dagli angoli smussati.
L’interno della chiesa di S. Corona. Foto: Marta Cardini
La cripta
La cripta è opera di Lorenzo da Bologna che la costruì contemporaneamente alla cappella maggiore che la sovrasta. Vi si accede scendendo per due strette scale, che si trovano ai lati della gradinata del presbiterio. In quella di sinistra è murata la lapide della tomba di famiglia di Andrea Palladio. La volta della cripta si appoggia su capitelli pensili. Su quattro di questi, così come al centro della volta, dipinto in oro, rosso e blu, c’è lo stemma dei Valmarana, che ne finanziarono la costruzione. Sull’altare vi sono le statue in pietra, di gusto neoclassico e probabilmente eseguite da Girolamo Pittoni intorno al 1530, del Redentore al centro, affiancato da san Luigi IX re di Francia e dal beato Bartolomeo da Breganze.
Un’opera all’interno della chiesa. Foto: Circolo Liturgico Pio VII pag. facebook Chiesa di S. Corona
La cappella Valmarana
La Cappella Valmarana è attribuita ad Andrea Palladio che la progettò probabilmente nel 1576, in occasione della morte di Antonio Valmarana, anche se sarebbe stata realizzata solo nel 1597, dopo la morte dell’architetto, dal fratello Leonardo Valmarana. Secondo altre versioni, la data 1597, incisa su una lapide del pavimento, non si riferisce alla costruzione della cappella, quanto piuttosto alla traslazione delle spoglie di genitori e fratelli, avvenuta ad opera di Leonardo, che nel proprio testamento avoca a sé la responsabilità della costruzione.
Se volete fare un’esperienza diversa dalle solite, vi consigliamo di visitare il Palladio Museum, in Contrà Porti, 11 a Vicenza. Qui si può fare un bel viaggio tra i modelli in tre dimensioni delle opere dell’architetto Andrea Palladio. Ma non solo: qui è presente una mediateca che raccoglie fotografie delle opere di Palladio, delle principali architetture medievali e moderne del Veneto e del palladianesimo nel mondo. Poi ci sono i rilievi e le digitalizzazioni integrali delle principali edizioni di Palladio e di Vitruvio.
La Basilica Palladiana in 3D. Foto: Marta Cardini
La fototeca
Si tratta di un’esperienza unica. A partire dalla fototeca “storica” avviata alla fine degli anni Cinquanta, con oltre 16mila stampe, il patrimonio di immagini è stato regolarmente incrementato con nuove campagne fotografiche (circa 2.500 immagini) e con l’acquisizione di archivi privati. Il database sulle architetture palladiane, consultabile online, riunisce oltre 7mila fotografie, 1.250 rilievi, 50 modelli 3D e 4.500 tavole di libri antichi.
Un soffitto all’interno del museo. Foto: Marta Cardini
Dal 2006 è inoltre disponibile online, e continuamente incrementata, la Fototeca Carlo Scarpa e, dal 2008, la banca dati Immagine del Veneto. Entrambe finanziate dalla Regione del Veneto, documentano rispettivamente l’opera del grande architetto italiano del Novecento e le eccellenze architettoniche nel Veneto dall’età romana al Settecento.
Le fotografie relative al palladianesimo e all’architettura veneta (ante 2008) possono essere consultate solo su appuntamento dai terminali della biblioteca.
La Rotonda palladina in 3D. Foto: Marta Cardini
La Mediateca
Il Palladio Museum contiene quindi la Mediateca Palladio con fotografie, rilievi, incisioni sugli edifici palladiani, la Fototeca Carlo Scarpa con fotografie d’autore e di archivio sugli edifici di Carlo Scarpa e la Fototeca Immagine del Veneto con materiali iconografici relativi alle eccellenze architettoniche del Veneto organizzati per periodo storico.
Palazzo Chiericati in 3D. Foto: Marta Cardini
Gli affreschi del Tiepolo
Il Palladio Museum è inoltre uno dei siti vicentini che contiene gli affreschi di Giandomenico Tiepolo (1727-1804) da oltre cinquant’anni anni erano conservati nelle residenze dei proprietari che coraggiosamente li salvarono dalle distruzioni belliche. Nel museo sono presenti ben 7 affreschi del Tiepolo: Ercole con Cerbero incatenato, Figura femminile con clava e leontea (Onfale? Deianira?), Giove, Ercole e l’Idra, Ercole sul rogo, iscrizioni: in alto a destra “Febraro 18 / 1773”, Coppia di satiri con vaso di fiori, Satiro con vaso e satiressa con tamburello.
Un affresco del Tiepolo al Palladio Museum. Foto: Marta Cardini
Si è chiuso un anno ricco di luci e con qualche ombra, un anno di tante vittorie, ma anche di qualche sconfitta.
La stagione scorsa, chiusa a giugno 2022, non ha portato i titoli sperati, ma la nuova stagione è iniziata in modo diverso, la squadra si è rinnovata e rinforzata e in campionato i Diavoli non hanno mai perso, concludendo l’anno a punteggio pieno, con la miglior difesa e il miglior attacco. Il primo titolo in palio, la Supercoppa, è andata ai rivali di sempre del Milano, ma i biancorossi sono cresciuti tanto, hanno reagito e non hanno più commesso passi falsi, dimostrando oltre alle qualità dei singoli, di essere diventati veramente squadra.
Tutti fattori che fanno ben sperare per il nuovo anno, che possa essere ricco di successi e soprattutto che possa portare in casa Diavoli i titoli in palio in questa stagione.
E’ l’augurio che ci facciamo tutti, per la squadra, lo staff, la società e i tifosi.
Quindi BUON ANNO sempre insieme ai colori biancorossi.
Nella prima parte di stagione 2022-2023 la Civitus Allianz Vicenza risulta in vetta nel girone B della serie B nella classifica di impiego dei giocatori Under 21 che verrà premiata a fine stagione dalla Lega Nazionale Pallacanestro con un contributo economico Fip. Contribuiscono al conteggio i giocatori classe 2001 e annate successive, eleggibili per la nazionale italiana, almeno tre nella lista impiegati per ogni partita calcolando il minutaggio attraverso l’elaborazione dei dati statistici delle giornate della stagione regolare. Alla tredicesima giornata in Serie B, ultima prima della sosta di fine anno, Vicenza è in testa con 1324 minuti, tallonata dal Brianza-Bernareggio a quota 1285.
I minuti dei giocatori di proprietà delle società, cresciuti nel vivaio, a fine stagione verranno raddoppiati, nell’ottica di indirizzare gli incentivi verso le società che si impegnano nell’attività giovanile, valorizzando il minutaggio di atleti tesserati a titolo definitivo (cioè non in prestito). Altro requisito per il riconoscimento del premio sarà l’utilizzo di tre atleti Under 21 anche nelle fasi dei playoff e dei playout. Saranno escluse dalla premialità le società retrocesse direttamente al torneo inferiore al termine della prima fase.
Infortunio Cernivani
Accertata la rottura del legamento
crociato del ginocchio per Stefano Cernivani che si dovrà operare e
tornerà in campo la prossima stagione. Il capitano chiude con 14.6
punti per gara, 5 rimbalzi e 3 assist.
Amichevole
In attesa della ripresa del campionato con la partita Vicenza-Mestre in programma domenica 8 gennaio alle ore 18, si è disputata durante la sosta natalizia un’amichevole ufficiosa al palaGoldoni, con punteggi resettati ad ogni quarto, contro i “cugini” della Virtus Antenore Padova. Parziali dell’incontro: 1° quarto 25-18 – 2° quarto 21-18 – 3° quarto 12-16 – 4° quarto 25-16 (Risultato finale 83-68, nella foto Zocca).
Vicenda tifoso durante il derby
In seguito alla sanzione dal giudice
sportivo per le offese del pubblico al palaRubano contro un atleta
della squadra avversaria, Nicolò Ianuale, durante il derby
Virtus-Civitus dello scorso 7 dicembre, lo spettatore protagonista
degli spiacevoli fatti alla vigilia di Natale si è fatto avanti
assumendosi ogni responsabilità e chiedendo di risarcire la società
padovana con il pagamento della multa federale.
Grazie alla collaborazione con
Pallacanestro Vicenza 2012, si è inoltre potuto scusare direttamente
con il giocatore coinvolto, nel corso di una bella telefonata di
chiarimento.
In precedenza erano già arrivate
pubbliche scuse alla società berica dal dg patavino Nicola Bernardi.
La locandina di “Arte culi ‘n aria” di Umberto Riva
Prefazione e glossario di “arte culi ‘n aria“, una serie di.. articuli così come li ha scritti il “nostro” Umberto Riva per te che nel piacere della tavola, vedi qualcosa di più (ora quegli articoli sono raccolti insieme alla “biografia” tutta particolare del “maestro” vicentino Umberto Riva nel libro “Arte culi ‘n aria” acquistabile comodamente nel nostro shop di e-commerce).
Le ricette e la buona cucina. Sedersi a tavola, aprire il menù o prestare attenzione al maestro di tavola, al cameriere, alla “parona” o al “paron” che carta e matita in mano suggeriscono i piatti del giorno. Piatti storici di cucina locale, regionale, piatti della cucina internazionale.
Tutto in nome della gola.
Le ricette esistono (qui quelle di Umberto Riva, ndr), si possono scrivere nero sul bianco. Tre etti di…, una presa di…, una cucchiaiata di…, cinquanta grammi di.., aggiustare con…, ecc…. Ma la cipolla in questa stagione sa più da cipolla, lo stoccafisso in ammollo……, il vialone è a fine annata……….
Ed ecco che le ricette vengono aggiustate. Ecco la sensibilità di chi sui fornelli, compie ogni giorno un miracolo, “’n miracolo par la panza”. E’ bellissimo scrivere ricette, è cultura, una insostituibile cultura per chi ci vuole imitare, per chi nel tempo vuole conoscere.
La storia “del magnar ben”.
Per mangiare raffinato, ci vuole un gran cuoco, grandi prodotti, grandi cucine.
“Par magnare ben, basta voja de far ben, tanta fantasia, tanta fame”.
Se escludiamo per i signori, quelli ricchi (magari solo ricchi), la cucina, quella con la “C” maiuscola, non ha mai occupato in un passato anche sufficientemente recente, un posto importante nella quotidianità.
La gente, quella che con un termine antipatico si definisce comune, era interessata alla cucina soprattutto per fattori di sopravvivenza.
“O te magni, o te mori”.
Se da questa necessità non è nata una cucina da prima pagina, non è detto che in compenso, non ne siano risultati piatti gustosi, remuneranti oltre che per lo stomaco anche per il palato.
C’era poco a disposizione, ma quel poco e povero, usato con fantasia e dedizione, a volte risultava insaporito da quel modo di cucinare che, ben condito da un sano appetito, faceva, delle cose più semplici, piatti “quasi d’alta cucina”.
Ricordi, episodi, personaggi di quel mondo potrebbero essere piccola cosa se non fosse per il piacere di confrontarsi con il presente ove tutto, perché troppo, viene a noia. È rivivere costumi e costumanze di un altro tempo, di un tempo che se non di ieri era solo dell’altro ieri, ma che al presente, nel mondo di Bengodi, sembra annegato nel più remoto e profondo dei passati.
Storie. La memoria dei disagi e del malessere è la più corta. Di racconti ce ne sarebbero a migliaia. Ma, qui, ne sono stati scritti pochi soprattutto per evitare la noia.
In questo narrare, i personaggi si mescolano al cuocere e al gustare con infinito piacere e profonda sensualità, ed è particolarmente dedicato a coloro che ne hanno vissuto, anche se in giovanissima età.
Il paradigma era: quando la pancia è piena, la vita è in discesa. Allora le piccole cose diventavano grandi e quelle che si stimavano grandi diventavano immense.
Si godeva, si godeva di ciò che si poteva avere e si ringraziava Dio ed il prossimo perché ciò che si otteneva, era felicità.
Una cosa era fondamentale. Servire con l’antipasto, col primo, coi secondi e col “companadego”, col dolce e col caffè, sempre, proprio sempre, “un piato de bona siera”.
Ciò che troverete assieme alle vere ricette, non sono ricette. Usando tanta fantasia e una sterminata buona volontà, si potrebbero definire tentativi di ricette. Invitiamo coloro che oseranno leggere (sappiate che chi non lo farà, sarà a lungo fustigato), a credere alla buona volontà non tanto alle ricette, perché si tratta di ricordi più o meno sbiaditi da tempo, spesso anche imprecisi e filtrati dalla arteriosclerosi.
La cucina é arte. Esiste arte povera ed arte ricca. Importante é che trionfi l’arte.
L’arte é vita.
La cultura è libertà. Il più importante elemento della cultura è il rispetto, rispetto delle persone, delle idee, delle religioni, degli usi, dei costumi, delle tradizioni, di tutto ciò che è proprio dell’umanità.
La cultura è la spina dorsale della civiltà, è la spina dorsale di una nazione sicché una nazione senza cultura è una nazione debosciata.
Chi non ha rispetto non ha cultura e chi non ha cultura potrà avere ricchezza ma non ha e mai avrà civiltà.
Sperando di avervi incuriositi e prima di proporvi la prima ricetta di “Dentro e fora per a’ cusina“, cioè quelle Verze.profumo di paradiso, vi lasciamo al glossario, indispensabile come una… dispensa.
GLOSSARIO – PAROLE ED ESPRESSIONI
La lingua veneta, e vicentina, è onomatopeica. Certe espressioni, anche se a volte letteralmente traducibili, non rendono, né foneticamente né immaginativamente, il contenuto.
Il glossario non é in ordine alfabetico, ma vede l’uso di parole ed espressioni, racconto per racconto, anche se in ordine diverso. Cercate e troverete, altrimenti che ci divertiamo a fare! Alcune espressioni dialettali, trovano la traduzione direttamente nel racconto.
Ci saranno delle ripetizione e delle manchevolezze, non chiediamo scusa, ché a noi sta bene cosi’.
– par pan tenero e biscoto per cuocere pane fresco e biscottato
– ‘n miracolo par la panza un miracolo per il piacere della pancia
– un camin pa ‘e brasoe un camino per cuocere alle brace
– aque acque curative
– caenon de oro catena d’orologio d’oro
– voja de far ben voglia di impegnarsi e lavorare
– o te magni o te mori o mangi o muori
– companadego contorno
– un piato de bona siera un sorriso per augurare buon appetito
– ‘e verse in tecia ‘e spusa le verze cotte in tegame puzzano
– ‘e xe tanto bone sono tanto buone
– verse sofega’ co ‘l coesin verze stracotte con cotechino
– ga ciapa’ ‘a brosema coperte di brina
– de far su el mascio insaccare il maiale
– osi ossa
– cren rafano
– poenta polenta di mais
– brustola’ abbrustolita
– vin fato co ‘l mescola vino casareccio
– cafe fato co ‘l bacheto caffe’ fatto nella cuccuma
– graspa grappa
– ‘a sena del mascio cena di solo maiale
– radeseo rete che contiene gli intestini
– sparagagna parte anteriore della cassa toracica
– poceta piccolissima pozzanghera
– peara’ salsa piccante a base di pane grattugiato midollo d’ossa e pepe (tipica veronese)
– tacaiso appiccicoso
– ‘l ocio l’occhio
– no ‘l se rompese non si rompa
– spusare de suore puzzare di sudore
– culo sedere, per il Ruzzante “preterito”
– sae groso sale grosso da cucina
– fete de mascio e figa’ fette di maiale e fegato
– vin roso da tajare co ‘l corteo vino rosso intenso (clinton o baco’)
– graspa de contrabando grappa fatta in casa
– cote in antian cucinate in tegame
– cosa see? cosa sono?
– lumeghe lumache
– suga’ co ‘l canavaso asciugate col canovaccio
– steco stuzzicadenti o stecco di legno
– ‘a so morte il meglio
– tuto ne ‘l steso antian tutto cotto nello stesso tegame
– pipare bollire lentamente (blup, blup)
– supa de tripe zuppa di trippe
– bon goto de vin buon bicchiere di vino (il “goto”, bicchiere povero di forma particolare)
– vache mucche in generale (con 4 zampe)
– mesogiorno e meso ore dodici e trenta
– sentarse co ‘n pie soto la carega e que ‘altro in vanti sedersi con un piede sotto la sedia e l’altro in avanti
– ‘na canavasa par no sporcarse ‘e braghe un canovaccio per non ungere i pantaloni
– ‘na crose de ojo una croce (un po’) d’olio
– ‘na scianta de peare una presa di pepe
– magnare e pociare mangiare ed intingere pane nella bagna
– pa ‘l bacan co ‘a caena de oro da kilo taca’ al gile’ per il mediatore di bestiame che aveva una catena d’oro pesante un chilo attaccata al gilet (segno di ricchezza)
– carta oleata pergamino (carta impermeabile inventata da Edison)
– pignata pentola
– ‘neta ‘a casa, spasa in tera, lava i veri, fa la lisia, vage drio al mario, tendege ai tusi, fa da magnare e lava i piati, taca i botoni, stira e cusisi, e dopo ge xe i feri de ‘a lana e rogne sempre nove
spolvera, pulisci la casa, spazza i pavimenti, va a far la spesa, spolvera, lava i vetri, fa il bucato, fa va fare la spesa, accudisci al marito, sta attenta ai figli, fa da mangiare e rigoverna le stoviglie, attacca i bottoni, stira e cuci, e dopo fa la maglia e problemi sempre nuovi
– solo ‘na sciata pochissimo
– ‘na broca de garofano spezia di garofano secca
– ‘na ciopa de pan un pezzo di pane (“ciopa” e’ un pane bitorzoluto e piuttosto secco)
– se podea far de manco de lavarlo era gia’ pulito, non serviva lavarlo
– ‘a cortea de ‘e tajadee e’ un coltello da cucina ideologicamente e morfologicamente particolare
– moscarola pensile con telaio in legno e rete anti mosche ed insetti in generale
– tola pa ‘e tajadee tavola su cui si impastava e si spianava la pasta
– mescoa mattarello
– no ‘e fasea in tempo a secarse masa non facevano a tempo a seccarsi troppo
– curava puliva e preparava
– inscartosava avvolgeva in carta
– regaje regalie
– ratateuille interiora dei polli
– va da ‘a siora Catina se par piasere ‘a te da’ mezo bicere de vin bianco
va dalla signora Caterina se per piacere ti da’ mezzo bicchiere di vino bianco
– ‘e tajadee co i figadini tagliatelle coi i fegatelli
– un quartin de gaina, un tocheto de manzo e tanti osi da rosegare
un quanto di gallina, un pezzetto di manzo e tante ossa da rosicchiare
– do sculieri de vin togo due cucchiai di vino rosso buono (Togo famoso ammiraglio giapponese della guerra russo nipponica)
– no le xera robe da siori, ma gnanca da pori cani
non erano cose da ricchi, ma neanche da morti di fame
– ‘na sbranca de grani de ua frambua pasia in granaro
una manciata di chicchi d’uva fragola passita nel granaio
– onta e bisonta unta e due volte unta
– cuketa piccolo contenitore in vetro povero che a volte assume forme fantasiose,
ad esempio quella di uno stivale.
– radeci in tecia radicchio cotto in tegame
– bon goto de nero bicchiere di vino rosso
– sconta nascosta
– da puareti fat pai siori roba da poveri apprezzata dai ricchi
– cosi’ i se cusina gualivi così cuociono uniformemente
– peàre pelare (pèare è pepe)
– spiumoti penne piccole non sviluppate
– ‘e ardee fettine di lardo
– poenta onta polenta fredda ricucinata nell’olio bollente, nello spiedo si fa nella leccarda
– el sfritegase sciansando la cusina
il friggere dell’olio quando cadono gocce d’acqua, che provocano strolli che schizzano le pareti della cucina
– sora i serci
sopra la piastra in ghisa della cucina economica fatta a cerchi
– varda ‘a se gonfia come un grostolo guarda si gonfia come un crostolo
– beki e durei ciucia’ becchi e durelli ben succhiati
– ciuciare i osi succhiare le ossa
– no ‘a xe creansa non è educazione
– tacaiso colloso, appiccicaticcio
– megola midollo delle ossa
– dame i osi pa ‘l can dammi le ossa per il cane
– cosi’ disea me pare cosi diceva mio padre
– minestron minestra di verdure in varie versioni
– pesto de lardo pesto fatto con lardo
– spigeto de ajo spicco d’aglio
– rameto de rosmarin un rametto di rosmarino
– fasoi apena scaola fagioli freschi appena estratti dal baccello
– mesi in moja co ‘na punta de bicarbonato messi in ammollo con un po’ di bicarbonato
– poke patate e ‘n poca de seoa poche patate e poca cipolla
– voendo, anca ‘na gamba de sejno volendo anche un po’ di sedano
– beo, bon e fiso bello, buono e denso
– ‘l cuciaro staga in pie da solo il cucchiaio deve rimanere piantato diritto in piedi
– pignaton pentolone
– ‘l panaro il tagliere
– queo ke non strangoa, ingrassa ciò che non ti va di traverso, nutre
– ben lavà pulitissimo
– co ‘na foieta de salvia, ‘n gioso de ojo e ‘na sculiera’ de aseo
con una foglia di salvia, un goccio d’olio e una cucchiaiata di aceto
– coesa cotenna del maiale prelevata dal lardo
– dagene un toco anca a to sorea da un pezzo anche a tua sorella
– el spunciava, ma el xera bon e po’ dixe, magna ke xe tuto bon, te fa ben e te deventi grando
pungeva, ma era buono e poi, come si dice, mangia che è tutto buono, ti fa bene e crescerai
– quando ‘l xe fiso, ‘l xe coto quando diventa consistente, sarà cotto
– ‘l sa da brusin gusto del bruciato quando si attacca al fondo
– ‘na goduria un godimento
– un paro de aciuge, ‘na sculiera’ de conserva, quatro sinque foiete de salvia e desfrito
un paio di acciughe, una cucchiaiata di conserva, quattro cinque foglioline di salvia e un soffritto di cipolla, tanta cipolla
– i fasoi i scomisiava a desfarse i fagioli cominciavano a sfarinare
– garibaldini pasta secca, piccoli sedanini (come Barilla numero 47)
– va ben anca su ‘l armaro in camara ricordandose de meterge soto ‘na strasa se no se vede ‘l stampo de ‘l culo de ‘e scuee su ‘a vernisa
va bene anche sull’armadio della camera ricordandosi di appoggiarle su uno straccio altrimenti si vedrà lo stampo del fondo delle scodelle sulla vernice
– fare ‘a grosta fare la crosta
– ‘na crose de ojo una croce d’olio
– da lecarsi i mostaci e da ciuciare ‘a scoeaa da leccarsi i baffi ed anche la scodella
– da mastegare, se te voi ke i sia boni buoni solo se si possono masticare
– tola de ‘e tajadee tavola su cui si preparano le tagliatelle
– skisapatate schiacciapatate
– formaio grata formaggio grattugiato
– botega da casolin negozio di generi alimentari
– de magnare i gnochi degustare gli gnocchi
– pociare intingere il pane
– gnochi anco oggi si mangia gli gnocchi
– i ge ciamava el singano lo chiamavano lo zingaro
– el conoseva l’arte de cusinar el gato sapeva come si cucinava il gatto
– mejo se quindese meglio se quindici
– i foresti i non vicentini
– el nono Toni disea il nonno Antonio diceva
– ‘l formaio xe bon se ‘l camina da solo il formaggio e’ buono solo se cammina
– teceta de fero smalta’ tegamino in ferro smaltato
– col covercio con coperchi
– ’l magnare par mesogiorno il pranzo
– xera formaio verde era gorgonzola
– bai vermetti
– quei che se ne intende gli intenditori
– Nani strase deto anca verniseta soprannomi intraducibili
– frutarola fruttivendola
– ‘l vezena vecio, queo co ‘a lgrima formaggio vezzena vecchio, con il grasso
– gnanca ‘ndavo a scola prima delle elementari
– sfritegava il rumore dell’acqua sulla piastra bollente
– giosa goccia
– la se irusinise diventa preda della ruggine
– ‘a fasa faccia
– speremo che i ‘a frisa speriamo la friggano
– farsora pentola per fritti
– goloseti cose golose (termine veneziano)
– movete che deventa tuto fredo e no xe pi’ bon muoviti che si raffredda e non sarà piu’buono
– scaolare i bisi togliere i piselli dal baccello
– no magnarli crui che te vien ‘l mal panza non mangiarli crudi che ti provocano male alla pancia
– da ‘a tecia de i bisi in antian dal tegame dei piselli cotti in umido
– meterge metterci
– lecare anca ‘l piato leccare anche il piatto
– toco de storia un pezzo di storia
– suda’ bollito
– co ‘a giosa con la goccia
– i sparasi co i ovi asparagi con uova
– i xera cosi’ boni che se magna’ tuto anca el manego
erano talmente buoni che si e’ mangiato tutto, anche il manico
– pociando la feta intiera intingendo la fetta non tagliata a bocconi
Al termine di una partita di alto livello, combattuta punto su punto al Palaferroli di San Bonifacio, LPM BAM Mondovì riesce a spuntarla al tie-break con Montecchio, passando il turno agli ottavi di Coppa Italia serie A2 Frecciarossa.
Le castellane riescono a portarsi in vantaggio per due set a uno, ma le ospiti conquistano il quarto set per un soffio e in quello decisivo riescono a piazzare la zampata vincente. I parziali: 21-25; 25-23; 25-17; 23-25; 12-15.
Il primo set parte con un sostanziale equilibrio. Mondovì scappa via con attacchi di Populini e Decortes, ma Montecchio si fa sotto e riesce a colmare il gap. Nel finale le pumine allungano mentre Uvmm fatica e chiude in svantaggio. Nel secondo set si gioca punto a punto fino al 8-8, quando Mondovì tenta di nuovo la fuga con ace e bordata di Decortes. Sul 10-13 Sinibaldi ferma il gioco, ma le monregalesi proseguono la cavalcata, complice qualche errore al servizio delle castellane. Un ace di Mazzon e un muro di Cometti su Populini riportano la parità. Bartolucci di prima intenzione e due attacchi di Mazzon chiudono a vantaggio per le padrone di casa. Terzo set con Montecchio che mantiene il comando dall’inizio alla fine, scavando un divario di sette punti. Una fast di Cometti e un finale targato Mazzon sigillano il 25-17. Quarto set molto combattuto, con Mondovì che prova ad andare avanti con ottime giocate di Decortes, portandosi su 6-9. Chiede il time-out Sinibaldi e a rispondere è Cometti con un primo tempo e Angelina con una palla smorzata. Poi è botta e risposta fino a 23-23, con Grigolo che nel finale fa la differenza e riapre il match. Al tie break partono subito avanti le ospiti con ace di Colzi e pipe di Decortes. Sul 5-8 chiama il time-out Sinibaldi e le biancorosse vanno a segno con due muri di Brandi e palla spinta di Tanase. Solforati chiama le sue ragazze a raccolta, che mettono palla a terra con Pizzolato e Longobardi. Angelina accorcia le distanze, ma Grigolo regala alle biancoblu il passaggio ai quarti.
“È stata una battaglia, come ci aspettavamo, e hanno avuto la meglio loro – commenta il coach Marco Sinibaldi -. Sono stati sicuramente più cinici e più bravi nelle scelte sfruttando quelli che erano e che sono i nostri punti deboli. Rispetto alle altre gare è stata una partita un po’ più fallosa. Abbiamo avuto poca pazienza nelle scelte. Dopo il terzo set siamo andati un pochino fuori giri. Il quarto set ce lo siamo giocati punto a punto. Hanno vinto loro per tre punti al tie-break, che sappiamo essere una partita a sé. Lì abbiamo giocato con un po’ di paura sulle spalle, avendo perso il quarto set in quel modo. Avevamo recuperato, portandoci su 9-10, ma poi è andata come è andata. Adesso testa al campionato e ci vediamo con Perugia nell’anno nuovo”.
Gli fa eco l’opposto di Uvmm, Giorgia Mazzon: “È stata una bella partita, combattuta e abbastanza sofferta. Abbiamo imposto il nostro gioco soprattutto nel terzo set. Purtroppo nel quinto eravamo un po’ scariche. Ho visto tante cose che mi sono piaciute e tante su cui lavorare ancora. Questa Coppa Italia è già il quarto anno di fila che non va per me, speriamo che in futuro vada meglio. Ma adesso la testa torna sul campionato”.
Sul fronte Mondovì il commento del coach Matteo Solforati: “Una partita combattuta. Le due squadre hanno giocato al massimo delle loro possibilità. È stato un match altalenante ma interessante, con due squadre che hanno giocato con grinta e carattere. Per noi era importante venire fuori da un momento di difficoltà, portando a casa una prestazione convincente, al di là del risultato. Ma l’importante è stare in campo in un certo modo e lottare, dopo due brutte prestazioni non solo dal punto di vista del risultato, ma anche per l’atteggiamento in campo. Sono contento di aver rivisto una squadra viva, che anche nel momento di difficoltà ha tirato fuori il carattere, invece di demoralizzarsi. Finiamo l’anno con un sorriso”.
La centrale Valeria Pizzolato: “Incontro molto difficile e lo sapevamo. Venivamo da due partite che non sono andate come volevamo. Questo doveva essere il match del riscatto. Abbiamo dimostrato che non siamo quello che si è visto nelle due sconfitte, ma siamo queste, che lottano in tutto e per tutto. Siamo felici di aver conquistato il passaggio ai quarti di Coppa Italia e avanti così”.
Sarà il Palaferroli di San Bonifacio, venerdì 30 dicembre alle 19.30, a ospitare il primo match di volley valido per gli ottavi di finale della Coppa Italia serie A2 Frecciarossa.
A giocarsi il passaggio ai quarti saranno Unione Volley Montecchio Maggiore – Ipag Sorelle Ramonda e LPM BAM Mondovì, squadra che gioca nel girone A e occupa attualmente la quinta posizione. Chi vincerà dovrà vedersela al turno successivo con Valsabbina Millennium Brescia, capolista del girone A.
UVMM guarda all’incontro con fiducia, forte della bella vittoria ottenuta sul campo di Anthea Vicenza e del quarto posto in classifica nel girone B, con 22 punti, alle spalle di Roma, San Giovanni in Marignano e Talmassons. “Quella di venerdì sarà una gara secca, ma giocare in casa è sempre un fattore molto positivo e credo che questa sarà la nostra arma in più – sottolinea Annalisa Zanellati, dg di Montecchio -. I nostri punti di forza sono nel gruppo che sta crescendo insieme, allenamento dopo allenamento e questo si vede ogni volta che per necessità le atlete sono subentrate in capo ricoprendo ruoli anche diversi. Vedi Rachele Nardelli nel match con Sant’Elia”.
Che avversario troverete in Mondovì?
“Mondovì è una squadra ben costruita. Sono quattro anni che lavora per essere sempre tra le società che puntano a salire di categoria, scegliendo atlete di spessore come Decortes, lo scorso anno a Roma in A1, o giocatori che in A2 arrivano sempre ai play off per salire come Pizzolato, Grigolo e Bisconti. LPM BAM arriva da due gare dove non è riuscita ad esprimersi al meglio. Per cui mi aspetto una gara diversa, anche perché è una partita secca: chi vince passa”.
Facciamo una panoramica sui contendenti della Coppa Italia? Chi vince ai quarti dovrà affrontare le squadre più forti del campionato.
“In questa prima parte della stagione si sono confermate le squadre che durante il mercato hanno espresso il desiderio di puntare alla promozione: Roma, San Giovanni in Marignano, Trento e Brescia. Sicuramente anche Busto e Mondovì hanno tutte le componenti per dare molto a questo campionato. Ogni settimana ci sono risultati sbalorditivi e questo significa che il livello è buono e che anche le neopromosse non vanno sottovalutate. La Coppa Italia è impegnativa, visti gli impegni ravvicinati e le gare infrasettimanali di campionato, ma sono sicura che le quattro finaliste saranno quelle che meglio gestiranno la parte fisica, oltre che quella tecnico-tattica. Noi ci proveremo, come sempre. Oggi tutto fa esperienza e crea le condizioni per migliorare per il futuro. Arrivare a certi obiettivi è frutto di un lavoro di gruppo: società, staff e atlete”.
Questi gli accoppiamenti degli Ottavi di finale: a) Futura Giovani Busto Arsizio – Volley Soveratob) BSC Materials Sassuolo – Itas Ceccarelli Martignaccoc) Cda Talmassons – Volley Hermaea Olbiad) Ipag S.Lle Ramonda Montecchio – LPM BAM Mondovì
Le quattro vincenti degli ottavi accedono ai quarti, da disputarsi sempre in gara unica sul campo delle migliori classificate e rispettando i seguenti accoppiamenti: 1) Valsabbina Millenium Brescia – d2) Omag-MT San Giovanni in M.no – a3) Roma Volley Club – b4) Itas Trentino – c
Così anche le semifinali, sempre in gara unica sul campo delle migliori classificate. La finale si disputerà il 29 gennaio all’Unipol Arena di Bologna.
Nulla da fare per le biancorosse di Ivan Iosi, che cadono anche al ritorno contro l’Ipag Sorelle Ramonda
VICENZA, 27 dicembre 2022
Santo Stefano amaro per Anthea Vicenza Volley, che come dodici mesi fa (seppur a campi invertiti) cede nel derby provinciale di A2 femminile contro l’Ipag Sorelle Ramonda Montecchio, che oggi ha espugnato in tre set il campo del palazzetto dello sport cittadino.
Un derby pressoché a senso unico, con Montecchio a segno con un risultato rotondo come all’andata al PalaFerroli di San Bonifacio. Due set, i primi due, monopolizzati dalla squadra di Sinibaldi, più combattuto il terzo, vinto ugualmente dall’Ipag. Per Anthea Vicenza Volley, oltre a un avversario di valore, anche la difficoltà di reggere il passo in una situazione di emergenza, con diverse giocatrici a mezzo servizio in quanto reduci da più giorni di febbre. Galazzo, Kavalenka, Legros e Panucci (quest’ultima in sestetto solamente nel terzo set) le più colpite dall’influenza.
Così, Montecchio è stata trascinata dal duo Mazzon (mvp e 20 punti) – Angelina (19), scavando il solco soprattutto in battuta (6 ace a 0) e in attacco (57% di positività contro il 32 della squadra di Iosi). Per l’Ipag, si tratta del quarto derby vinto in due stagioni contro le biancorosse beriche.
“Abbiamo dovuto fare i conti – commenta coach Ivan Iosi, tecnico di Anthea Vicenza Volley – con una serie di giocatrici influenzate che ci hanno costretto a trovare soluzioni diverse per questo importante derby. Chiaro che quando ti confronti con realtà come quella del Montecchio e da una parte non sei performante al cento per cento, dall’altro non riesci ad uscire da un gioco veloce che mette in difficoltà, il risultato è quello che si è visto. Non resta che rimboccarci le maniche e trovare gli aspetti positivi. Per esempio ho detto alle ragazze che ogni volta che c’è stata un’azione un po’ più lunga, l’abbiamo vinta. Questo è un dato significativo”.
Il derby odierno ha chiuso il 2022 di Anthea Vicenza Volley, che resta al settimo posto a quota 13 punti; all’orizzonte, la trasferta dell’8 gennaio a Latisana a domicilio di Talmassons nella seconda giornata di ritorno del girone B di A2 femminile.
LA PARTITA – Anthea Vicenza Volley schiera Ottino al posto di Panucci in banda, mentre per il resto ha lo schieramento-base. Montecchio scappa subito con l’ace di Mazzon (1-6, time out Iosi), con l’opposta ospite sempre protagonista (parallela del 5-13) dopo un guizzo di Kavalenka. Altro time out berico sul 10-19, ma il set è a senso unico: chiude l’ace di Bartolucci per il 13-25.
Il copione non cambia nel secondo parziale, con le ospiti subito avanti (2-8). Kavalenka fa poi disfa (4-10), l’Anthea ha un guizzo con un tris ravvicinato, ma l’ace di Barbazeni ristabilisce il gap (7-13). Dentro Panucci per Legros, Vicenza ci prova ancora (12-17), poi dopo il time out di Sinibaldi Montecchio vola: 12-21 e filotto allungato fino al 12-25 che vale il 2-0.
Il terzo set inizia con schermaglie equilibrate (3-4); Mazzon prova l’allungo (5-11), Farina dice no (10-14), tenendo in carreggiata la squadra di Ivan Iosi. La ritrovata verve delle locali permette di arrivare al -2, ma Angelina ristabilisce le distanze (14-19). A far chiudere il sipario, l’ace di Mazzon e l’attacco in rete di Kavalenka: 18-25 e 0-3.