ROMA (ITALPRESS) – Il Premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dato istruzioni all’esercito di “abbreviare i tempi per la conquista delle ultime roccaforti terroristiche e per la sconfitta di Hamas”. “Il primo ministro esprime il suo profondo apprezzamento ai combattenti di riserva mobilitati e alle loro famiglie, nonchè a tutti i soldati delle IDF” si legge in una nota. Di fatto all’esercito israeliano è stato dato il via alla prima fase dell’invasione di Gaza City. Il portavoce delle Forze di difesa israeliane ha infatti confermato che l’esercito dello Stato ebraico ha dato il via alla prima fase dell’invasione terrestre di Gaza City. Le forze militari controllano già la periferia della città (ITALPRESS).
ROMA (ITALPRESS) – “Insieme ai partner europei esortiamo il Governo israeliano a collaborare con l’Autorità Nazionale Palestinese per rafforzare insieme la stabilità di tutta la regione. La decisione israeliana di procedere con nuovi insediamenti in Cisgiordania è inaccettabile, contraria al diritto internazionale e rischia infatti di compromettere definitivamente la soluzione a due Stati, obiettivo per il quale il Governo italiano sta continuando a lavorare con convinzione e il massimo impegno”. Lo scrive su X il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
ROMA (ITALPRESS) – Riunione in videoconferenza dei vertici militari della Nato con al centro gli ultimi sviluppi nei negoziati sull’Ucraina. “Ottima e sincera discussione tra i Capi di Stato Maggiore della Difesa della Nato, oggi“, scrive su X l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato.
Alla riunione ha partecipato anche il nuovo comandante supremo delle forze alleate in Europa (Saceur), il generale Alexus Grynkewich, che ha fornito “un eccellente aggiornamento sul contesto di sicurezza”. “Ho ringraziato tutti per la loro partecipazione sempre proattiva a questi incontri: siamo uniti e questa unità è stata davvero tangibile oggi, come sempre – aggiunge Cavo Dragone -. Riguardo all’Ucraina, abbiamo confermato il nostro sostegno. La priorità continua a essere una pace giusta, credibile e duratura”.
LAVROV “LE GARANZIE DI SICUREZZA DELL’EUROPA SIANO REALMENTE AFFIDABILI”
Per il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, le garanzie collettive per la sicurezza dell’Ucraina da parte dell’Europa debbano essere realmente affidabili. “Per quanto riguarda le notizie secondo cui Gran Bretagna, Francia e Germania vogliono sviluppare garanzie di sicurezza collettive, siamo favorevoli a che queste garanzie siano realmente affidabili”, ha affermato in una conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri giordano Ayman al-Safadi. Come ha osservato il ministro, la Russia ritiene che sia necessario concentrarsi sugli sviluppi raggiunti nei negoziati di Istanbul nel 2022.
“Abbiamo qui un ottimo esempio, che, tra l’altro, si riferisce all’iniziativa della stessa parte ucraina, come è avvenuto a Istanbul nell’aprile 2022, quando il team negoziale ucraino ha proposto i principi fondamentali di un accordo per porre fine alle ostilità e garantire una soluzione sostenibile. Tra questi principi c’erano il rifiuto dell’Ucraina di aderire alla Nato o a qualsiasi altro blocco militare, e la conferma dello status neutrale e non nucleare dell’Ucraina”, ha sottolineato Lavrov.
PALERMO (ITALPRESS) – Un caso sospetto di West Nile all’ospedale Policlinico di Palermo. Si tratta di una donna. La paziente è stata sottoposta a una serie di esami e ulteriori accertamenti sono tuttora in corso, spiegano dall’ospedale, sottolineando che, al momento, si tratta di “un caso sospetto, non ancora confermato”. La donna, ricoverata nel pomeriggio, è al momento sotto osservazione.
REGGIO CALABRIA (ITALPRESS) – Saranno vent’anni, venerdì 22 agosto, dal terribile incidente stradale sulla Salerno Reggio Calabria in cui Giusy Versace perse le gambe. Un trauma che non ha mai avuto il significato di una resa, bensì di rinascita e di un nuovo e straordinario percorso di vita che negli anni l’ha vista protagonista in moltissimi ambiti. Dall’atletica leggera, dove ha collezionato 11 titoli italiani, un argento e un bronzo europei e la finale sui 200 metri alla Paralimpiadi di Rio de Janeiro nel 2016, alla televisione che l’ha vista diventare la prima donna senza gambe a vincere un’edizione di ‘Ballando con le Stelle’ (2014) e successivamente condurre ‘La Domenica Sportiva’ (2015) e la trasmissione ‘Alive’. E poi c’è stata la Versace scrittrice, prima impegnata con la sua autobiografia “Con la testa e con il cuore si va ovunque” (best seller Mondadori) e poi autrice del libro illustrato per ragazzi “Wondergiusy”, oggi anche audiolibro. E infine la Versace parlamentare che ha solcato prima gli scranni della Camera (2018-2022) e attualmente quelli del Senato.
La sua straordinaria storia sarà raccontata al pubblico domenica 24 nella cornice dell’Arena Civica di Reggio Calabria (Lungomare Italo Falcomatà), nel corso di una serata dal titolo “20 anni di nuova Vita”. Una sorta di viaggio attraverso parole, immagini e testimonianze, arricchito da un momento teatrale tratto dallo spettacolo ispirato al libro autobiografico “Con la testa e con il cuore si va ovunque”, condotta dal regista Edoardo Sylos Labini e con la partecipazione del cantautore e musicista Daniele Stefani e del ballerino e coreografo Raimondo Todaro, suo partner in “Ballando con le Stelle”. La serata, con inizio alle ore 21.45 e ingresso libero, è patrocinata dalla Regione Calabria e dal Comune di Reggio Calabria.
PRESOV (SLOVACCHIA) (ITALPRESS) – “Ci presenteremo in campo con tutte le energie e l’entusiasmo possibile, la squadra in queste cinque settimane ha lavorato molto bene, ma poi quel che conta sarà la prova che metteremo in campo”. Così, ai microfoni di Sky Sport, il tecnico della Fiorentina, Stefano Pioli, alla vigilia dell’andata del play-off di Conference contro gli ucraini del Polissya, una squadra che ha già qualche partita sulle gambe a differenza dei viola.
“Non dobbiamo pensare a questo, stiamo bene, ci siamo preparati bene, avevamo in testa questa partita da quando abbiamo iniziato il pre-campionato, ora dobbiamo mettere in campo le nostre idee con grande convinzione”, spiega Pioli che sorride nel commentare le dichiarazioni del suo collega Ruslan Rotan, convinto che la Fiorentina sia favorita e che i suoi possano accusare un pò di stanchezza. “E’ furbo, l’ho sentito, ogni allenatore ha la propria strategia, stanno bene, hanno una buona squadra, lui è un buon allenatore, hanno un gioco equilibrato, hanno sette giocatori mancini e gli ucraini sonio calciatori di talento. Non sarà una partita semplice, ma dobbiamo essere preparati anche a questo, è normale che alla prima partita ufficiale possa esserci qualche difficoltà, ma dobbiamo farci trovare pronti”.
Motivato, felice di essere tornato a Firenze, nella speranza di aprire un nuovo e importante ciclo. “Da parte mia, della società e della proprietà c’è l’intenzione e la volontà di alzare il livello tecnico e le ambizioni della squadra, ci vuole tempo, ma la società ha lavorato bene mantenendo giocatori bravi non solo dal punto di vista tecnico, ma anche a livello di peso, penso a De Gea, Gosens, Dodo, Kean, Fagioli, Mandragora. C’è una struttura solida e dovremo cercare di alzare il livello, se ci riusciremo in questa sessione di mercato bene, altrimenti si farà dopo, il nostro non è un percorso a breve termine”.
Il suo sogno sarebbe quello di vincere un trofeo e la dedica sarebbe pronta e andrebbe ad Astori. “Da tanto tempo manchiamo un traguardo del genere – dice Pioli -. Non vorrei cadere nel banale, ma Davide è sempre con me, lo è ancora di più adesso, sarebbe un sogno regalargli un trofeo, ma ora pensiamo a cominciare a giocare. Mi piace molto il modo in cui sta lavorando e crescendo la squadra, stiamo facendo un lavoro positivo che può portarci lontano. Purtroppo le tempistiche del mercato, vanno sempre in disaccordo con quelle degli allenatori, non lo capiamo ma dobbiamo accettarlo”, dice Pioli.
MILITELLO IN VAL DI CATANIA (ITALPRESS) – “Pippo, Pippo!”. È il coro che si è levato dalla piazza antistante la chiesa di Militello dove migliaia di persone hanno dato l’ultimo saluto a Pippo Baudo. Dopo l’ultima benedizione da parte del parroco, un altro lungo applauso ha accompagnato il feretro all’interno del carro funebre.
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(Articolo di Padre Gino Alberto Faccioli sulla sofferenza da VicenzaPiù Viva n. 300, sul web per gli abbonati).
Nella Passione Cristo non sopprime il dolore, ma lo spoglia del suo carattere punitivo. Una riflessione teologica quando tra guerre, malattie e povertà la sofferenza diventa quotidianità disumanizzante.
La sofferenza è un’esperienza umana, che da sempre accompagna l’uomo e per questo la si può considerare come fondamentale. Essa interpella l’uomo ai vari piani della conoscenza: psicologico, filosofico, religioso.
La sofferenza è per l’uomo, in primo luogo, un’esperienza forte e diretta, prima che un tema o un problema interessante.
Molteplici sono le forme e i gradi di questa esperienza e si presentano numerosi e vari a tutti i livelli: spirituale, psichico, somatico. E ognuna di queste forme si moltiplica, se teniamo conto che il soggetto soffre, oltre alle sue proprie pene, quelle delle altre persone che gli sono care o vicine e i patimenti del piccolo o grande gruppo in cui è incorporato e dell’umanità.
Alcune volte la sofferenza è un’esperienza negativa accidentale nella vita di una persona o di una collettività. Altre volte si stabilizza come sensazione prevalente di un’intera esistenza o della storia in vari settori.
Salvifici doloris
«La sofferenza umana, scrive san Giovanni Paolo II nella Salvifici doloris, costituisce in se stessa quasi uno specifico mondo che esiste insieme all’uomo, che appare in lui e passa, e a volte non passa, ma in lui si convalida e approfondisce. Questo mondo della sofferenza, diviso in molti, in numerosissimi soggetti, esiste quasi nella dispersione. Ogni uomo, mediante la sua personale sofferenza, costituisce non solo una piccola parte del mondo, ma al tempo stesso quel mondo è in lui come una entità finita e irripetibile. Di pari passo con ciò, va, tuttavia, la dimensione interumana e sociale. Il mondo della sofferenza possiede quasi una sua propria compattezza» (Salvifici doloris, 8). Molte e varie sono le cause e le manifestazioni della sofferenza: il clima, la fame e la povertà, le malattie, la morte; contrasti con caratteri difficili; offese e disprezzo: da parte di nemici o di persone indifferenti, come pure ingratitudine, sfrontatezza, perfidia, persecuzioni, calunnie; pene spirituali: tentazioni, scrupoli, persecuzioni del demonio, incomprensioni, aridità spirituali. A queste sofferenze che si possono definire comuni, che possono, cioè, capitare a chiunque, si devono aggiungere quelle derivanti dal proprio stato di vita, ad esempio il matrimonio, lo stato religioso o la convivenza con persone che soffrono di queste stesse pene: amici, familiari o dipendenti. Oltre a tutte queste cause elencate, esiste la paura di soffrire nel futuro, che moltiplica e aggrava in modo indefinito il dolore dell’uomo, e questo in ogni momento.
La sofferenza implica: il sentimento di un dolore, il danno o male che apporta al soggetto, la ripugnanza della volontà e la sua possibile accettazione, l’interpretazione positiva o negativa della stessa, la reazione con cui la si evita o la si integra.
Gesù Cristo
Da sempre il “problema” sofferenza ha spinto l’uomo a darsi delle risposte, anche l’autore del libro della Genesi si è posto la domanda del perché della sofferenza, del dolore, dove questa ha origine. La risposta che si è dato è che la sofferenza, che non era parte del disegno originario di Dio, ha origine con il peccato delle origini, dove la prima umanità
(Adamo ed Eva) ha dato ascolto alle parole del demonio e non a quelle di Dio.
Peccato, dunque, come causa della sofferenza, e questo era un comune modo di pensare, che tuttavia Gesù non accetta, soprattutto quando la sofferenza va a toccare “l’innocente”: «I suoi discepoli lo interrogarono: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?”. Rispose Gesù: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio”» (Gv 9,2-3). La sofferenza offre a Dio, afferma Gesù, un’occasione per manifestare la sua misericordia operando la redenzione per suo mezzo, premiando sempre colui che soffre, liberandolo qualche volta. Meglio ancora con le parole, Gesù illustra il mistero della sofferenza con l’esempio della sua vita.
Peccato originale e cacciata dal paradiso terrestre, Michelangelo Buonarroti – Cappella Sistina
Senso cristiano
Cristo non elimina la sofferenza ma la porta al massimo del suo realismo umano e divino allo stesso tempo. Nella passione di Gesù si incontrano e si contrastano nel modo più intimo il piano salvifico di Dio e la libertà malvagia degli uomini così Cristo non sopprime il dolore, ma lo spoglia del suo carattere punitivo, quale pura conseguenza del peccato. Come la passione di Gesù redime, ma non elimina il dolore, così il senso cristiano redime il non senso, ma non elimina il problema della sofferenza umana.
Oggi la sofferenza è guardata con timore anche dai cristiani. Le origini di questa
deviazione sono: 1. la perdita del sentimento del peccato e delle sue cattive conseguenze permanenti nell’uomo; 2. l’ottimismo esagerato e la fiducia della natura umana, fondata sui progressi della scienza ogni giorno maggiori; 3. la scoperta dell’importanza della risurrezione di Cristo nel mistero del cristiano che in generale fa dimenticare o trascendere gli altri aspetti altrettanto importanti del ministero.
L’elemento formale della sofferenza è la volontà umana, che reagisce accettando o rifiutando. L’elemento cristiano è, oltre la volontà rassegnata, la visione di fede che riesce a inquadrare la sofferenza nel mistero della redenzione. La distinzione tra volontario involontario riferito alla sofferenza prende un duplice aspetto. Volontario, infatti, può significare un dolore deliberatamente cercato, per esempio quello della contrizione della mortificazione veramente scelto appunto; involontario: in questo caso significa
un dolore che sopravviene indipendentemente dalla nostra volontà, come le malattie. Volontaria è anche la sofferenza nel caso in cui si accetti liberamente un dolore che sopravviene, si è cercato da noi, si è aggiunto da sé.
L’accettazione del dolore fisico o morale comporta un obbligo per la vita cristiana nella misura in cui esso è necessario per compiere i propri impegni cristiani vocazionali. Chi trova il dolore sulla propria strada, deve saperlo assumere e integrarlo nella fede, nell’amore e nella speranza ognuno di questi atteggiamenti fondamentali imprime un senso speciale un impulso originale nell’esperienza della sofferenza umana. Il dolore di cui si occupa la spiritualità è lo stesso che analizzano e cercano di curare la medicina e la psicologia, la psichiatria. Il fatto di dare un senso al dolore va accompagnato dal legittimo desiderio e dallo sforzo per porvi rimedio.
Tolta quindi la falsa speranza di eliminare la sofferenza coi mezzi tecnici della nostra civiltà, la chiesa affronta con apertura da decenni i progressi morali connessi con l’analgesia. È stata la carità cristiana la forza più viva nella storia nella lotta contro la sofferenza allo stesso punto che predicava allo stesso tempo la speranza.
Frutti della sofferenza
La sofferenza è diventata una componente inseparabile della condizione della vita dell’uomo, del cristiano. Anche qui vale il principio teologico teologale: comprendere nella fede, accogliere nell’amore, agire nella speranza. L’utilità della sofferenza si dimostra in tante forme e occasioni, come fattore di crescita, particolarmente in due momenti: all’inizio del cammino verso Dio come elemento di conversione di purificazione, e nelle fasi più avanzate in cui diventa decisiva nel rendere più profonda l’intimità divina.
Quanto più la volontà interviene per accettare la sofferenza, tantomeno si soffre, perché il dolore è ciò che contraddice le nostre tendenze e, se la volontà vi si adatta, esso contraddice soltanto le tendenze inferiori. Al contrario, quanto maggiore sarà la volontà, tanto maggiori saranno i meriti e migliori gli effetti, perché essi dipendono dalla sottomissione della volontà alla grazia. Arriviamo quasi alla relazione inversa: trattandosi di una sofferenza concreta, essa è tanto più meritoria è valida quanto più soave e tollerabile, cioè meno dolorosa. L’importante è, dunque, non quanto si soffre, ma come si soffre: con pazienza, con generosità, con allegria. Non è desiderio di soffrire per soffrire, che sarebbe una un’aberrazione psichica, ma la convinzione e, forse, l’esperienza che eleva Dio e attua le relazioni di carità con lui.
MILITELLO IN VAL DI CATANIA (ITALPRESS) – Una folla di oltre 3 mila persone si è radunata nella piazza antistante il Santuario di Santa Maria della Stella di Militello in Val di Catania e nelle vie limitrofe, per dare l’ultimo saluto a Pippo Baudo. Nelle voci raccolte dall’Italpress commozione ma anche orgoglio.