sabato, Febbraio 7, 2026
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Basilicata, Cicala: “Con l’approvazione del Piano dei Controlli per la Fragola Igp entriamo nella fase operativa”

POTENZA (ITALPRESS) – “Con l’approvazione del Piano dei Controlli per la Fragola della Basilicata IGP entriamo finalmente nella fase più importante: quella operativa. Da oggi il marchio europeo diventa uno strumento concreto a disposizione dei produttori e delle filiere”. Lo ha dichiarato Carmine Cicala, Assessore alle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali della Regione Basilicata, intervenendo all’Hotel Heraclea di Policoro in occasione della presentazione ufficiale del Piano dei Controlli della Fragola della Basilicata IGP, approvato con decreto ministeriale del 29 dicembre 2025.

“Il riconoscimento IGP – ha proseguito Cicala – non è un punto di arrivo simbolico, ma un passaggio decisivo per consentire alle imprese agricole di competere sui mercati con uno strumento di tutela, qualità e valore aggiunto. Il Piano dei Controlli rende possibile la commercializzazione certificata e rafforza il ruolo delle Organizzazioni di Produttori nella costruzione di filiere più solide e riconoscibili”.

Nel corso dell’incontro, l’Assessore ha sottolineato come il lavoro svolto a livello regionale si inserisca in un quadro più ampio di attenzione verso il settore primario. “Le recenti decisioni europee sulla Politica Agricola Comune rafforzano la centralità dell’agricoltura e chiamano le Regioni a una responsabilità precisa: trasformare le scelte europee in risultati concreti sui territori. È su questo terreno che la Basilicata è già impegnata”.

“La Fragola della Basilicata IGP – ha aggiunto – rappresenta un volano di sviluppo integrato per l’area metapontina e per l’intera regione: crea valore economico, sostiene il reddito degli agricoltori, rafforza l’identità territoriale e apre nuove opportunità anche sul piano della promozione e del turismo enogastronomico”.

Cicala ha infine ricordato il lavoro svolto in sinergia con il Ministero dell’Agricoltura, il Ministro Francesco Lollobrigida e con il Comitato Promotore, ringraziando tutti i soggetti coinvolti per la determinazione e la rapidità con cui è stato completato l’iter. “L’obiettivo ora – ha concluso – è accompagnare le imprese in questa fase, anche attraverso le misure del CSR 2023-2027, affinché il riconoscimento IGP si traduca in crescita reale, competitività e nuove opportunità sui mercati nazionali e internazionali”.

-Foto Regione Basilicata-
(ITALPRESS).

Ucraina, massiccio attacco russo: 4 morti a Kiev

ROMA (ITALPRESS) – Massiccio attacco russo in Ucraina nella notte. Secondo quanto conferma il presidente ucraino Volodymyr Zelensky su Telegram, contro il paese sono stati lanciati 242 droni e 36 missili, di cui 13 balistici contro infrastrutture energetiche e civili, uno a medio raggio Oreshnik e 22 missili da crociera. L’attacco ha colpito “la vita quotidiana della gente comune”, sottolinea Zelensky.

A Kiev si contano 4 vittime, oltre a decine di feriti, anche a Leopoli. “C’è stato anche un secondo attacco a un edificio residenziale, proprio mentre i servizi di emergenza stavano fornendo assistenza dopo il primo”, afferma Zelensky, che aggiunge: “In questo momento, si sta facendo tutto il possibile per ripristinare il riscaldamento e l’elettricità”. 

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

Arrestato a Tortona il ladro seriale, ha solo 18 anni

TORINO (ITALPRESS) – Ha fatto per mesi del centro storico di Tortona il suo cortile privato e dei negozi i suoi scaffali personali. Ha solo 18 anni, è senza fissa dimora ed è stato più volte arrestato. Questa volta però i Carabinieri hanno messo fine alle sue scorribande, interrompendo la sequenza di reati che ha tenuto in allarme commercianti e residenti.

La cronaca dell’escalation criminale inizia a novembre, quando il diciottenne colpisce un salone di parrucchiere nel cuore della città. I Carabinieri lo sorprendono e il giovane reagisce con violenza e ferisce i militari, viene arrestato e sottoposto al divieto di dimora nel comune: un ordine che il ragazzo decide di ignorare.

Invece di allontanarsi, trasforma Tortona nel teatro delle sue scorrerie, ignora le prescrizioni e a metà dicembre viene intercettato da una pattuglia mentre si aggira per il centro con una katana da samurai, provento di un furto messo a segno pochi giorni prima in un esercizio commerciale.

I Carabinieri lo bloccano e lo disarmano. Il culmine però arriva la notte di Natale, quando il diciottenne viene colto in flagranza mentre tenta di asportare il registratore di cassa da un negozio. Alla vista della pattuglia tenta la fuga, ma i Carabinieri riescono a fermarlo.

Davanti alla sistematica inosservanza delle misure cautelari e alla reiterazione dei reati, dai furti alla resistenza a pubblico ufficiale, dal porto di armi bianche alla violazione del divieto di dimora, viene emesso nei suoi confronti un ordine di carcerazione e condotto nel carcere di Alessandria.

-Foto ufficio stampa Carabinieri-
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Ricerca, Corte dei Conti: “Sul fondo integrativo speciale bisogna superare i limiti legati alla frammentazione”

ROMA (ITALPRESS) – La Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato della Corte dei conti ha approvato la relazione sul Fondo integrativo speciale per la ricerca (FISR), gestito dal Ministero dell’università e della ricerca, volto a finanziare interventi specifici di rilevanza strategica, individuati nel Programma nazionale della ricerca (Pnr) e nei relativi aggiornamenti.

Rispetto alle criticità del periodo 2014-2017, già esaminate dalla magistratura contabile, l’istruttoria ha evidenziato una regolare ripresa dell’azione amministrativa, con una programmazione sistematica di bandi e interventi, idonea ad assicurare un corretto utilizzo delle risorse e una loro adeguata destinazione, in linea con i programmi di ricerca nazionali ed europei.

La chiara definizione di obiettivi, criteri di selezione e meccanismi di monitoraggio con esiti nel complesso adeguati nel tempo – si legge nel documento – ha, inoltre, garantito il progressivo impiego di risorse disponibili, ovviando al formarsi di giacenze.

L’allungamento dei tempi di attuazione, soprattutto a causa della complessità delle procedure amministrative, e la mancata conclusione dei progetti avviati dal 2019 al 2021, sono stati, tuttavia, considerati profili da attenzionare, affinché le risultanze sperimentali conseguite non perdano di attualità.

In un’ottica di accelerazione dei tempi di realizzazione e completamento dei progetti sovvenzionati, la Corte ha, pertanto, raccomandato al Ministero procedure più snelle, invitandolo a riprendere e portare a termine il progetto di istituzione di un’Agenzia nazionale per la ricerca, per un maggiore coordinamento e una gestione più efficiente delle attività di finanziamento.

In quest’ottica, positiva è apparsa la previsione del disegno di legge di bilancio 2026 inerente alla riorganizzazione del settore della ricerca universitaria, attraverso un Piano triennale della ricerca, con cronoprogramma triennale dei finanziamenti, aggiornabile annualmente, e all’aggregazione dei relativi fondi in un unico capitolo di bilancio.

Queste innovazioni – ha concluso la Corte – consentiranno di gestire le risorse in modo più efficiente, per completare i progetti più rapidamente e superare i limiti legati alla frammentazione dei fondi stessi e alla gestione concentrata su un singolo esercizio finanziario.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

Come cambia il calcolo dell’Isee nel 2026

NAPOLI (ITALPRESS) – Importanti novità per il calcolo ISEE nel 2026. Tutti i dettagli nell’intervento dell’economista Gianni Lepre.

sat/gtr

Genova, maxi sequestro all’interno del Porto di 2 tonnellate di cocaina

GENOVA (ITALPRESS) – I finanzieri del Comando Provinciale di Genova e i funzionari del Reparto Antifrode dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Genova hanno sequestrato, presso il bacino portuale di Sampierdarena, 2.109 panetti contenenti, al lordo del confezionamento, un quantitativo complessivo di oltre 2 tonnellate di sostanza stupefacente che, a seguito di analisi speditiva effettuata al momento del controllo, è risultata essere cocaina purissima. L’ingente quantitativo era occultato all’interno di 87 sacchi di juta variopinti, avvolti in reti di nylon ed è stato rinvenuto dai funzionari doganali e dai finanzieri all’interno di un container proveniente dal Sud America, partito da uno dei principali porti colombiani.
L’attività è il risultato di un’intensa attività di controllo effettuata sulle rotte commerciali che collegano, tra l’altro, il Sud America con il porto di Genova, che storicamente rappresenta un crocevia dei flussi commerciali per l’Europa. I 2.380 Kg. di sostanza stupefacente sequestrata, qualora immessa sul mercato, avrebbe generato alle organizzazioni criminali ingenti guadagni, per un valore stimato intorno a 1,5 miliardi di euro.(ITALPRESS).

Foto: Ufficio stampa Adm

Automotive, Urso convoca tavolo nazionale al Mimit il 30 gennaio

ROMA (ITALPRESS) – Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, ha convocato per venerdì 30 gennaio, alle ore 10.00, a Palazzo Piacentini, il Tavolo nazionale sul settore automotive.

La riunione – spiega il Mimit in una nota – avrà la finalità di condividere con le parti il ruolo attivo dell’Italia nel processo di revisione del regolamento europeo sulle emissioni CO2, di esaminare la recente proposta di modifica della Commissione Ue – con particolare focus su flotte aziendali e veicoli pesanti – e di approfondire le misure di politica industriale per i prossimi anni.

Al Tavolo sono stati invitati a partecipare le Regioni coinvolte nella produzione di veicoli, le imprese, i rappresentanti delle associazioni di categoria e le organizzazioni sindacali.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

Trump sfida i limiti del potere e mette alla prova le istituzioni

di Stefano Vaccara

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – C’è un filo rosso che lega gli Epstein files fatti uscire a gocce dal Dipartimento di Giustizia, il blitz in Venezuela ora sotto esame del Congresso, le decisioni imminenti della Corte Suprema su dazi e poteri presidenziali, la tragedia di Minneapolis e, soprattutto, la lunghissima intervista concessa da Donald Trump al New York Times nello Studio Ovale. Quel filo rosso è semplice: più Trump è messo alle strette, più rilancia. E più rilancia, più diventa pericoloso.

L’intervista di due ore con quattro giornalisti del New York Times non è casuale. Trump ha costruito la sua carriera politica accusando i media tradizionali di essere “fake news” e nemici del popolo. Eppure, nel momento più delicato del suo secondo mandato, sceglie proprio il giornale simbolo dell’establishment. Non per cercare legittimazione, ma per usare un megafono autorevole e lanciare un messaggio brutale: il limite al suo potere è solo lui stesso.

Quando Trump afferma che l’unico freno alla sua azione come comandante in capo è “la sua morale”, non sta improvvisando. Sta mettendo nero su bianco una visione del potere in cui la legge internazionale vale poco o nulla, i trattati sono strumenti opzionali e le istituzioni multilaterali diventano un intralcio. È lo stesso schema che si ritrova nell’ordine esecutivo con cui Washington ha annunciato il ritiro da decine di agenzie e organismi dell’ONU, svuotando progressivamente di significato il multilateralismo costruito dopo il 1945, senza che dalla leadership delle Nazioni Unite arrivi una vera resistenza politica, ma solo risposte tecniche e finanziarie.

Il contesto è decisivo. Sul fronte estero, l’operazione militare in Venezuela – con la cattura di Nicolás Maduro – ha già acceso una reazione bipartisan al Congresso. Il War Powers Act, rimasto per anni un relitto costituzionale, torna improvvisamente centrale: il Parlamento vuole riprendersi il controllo sull’uso della forza. Trump, invece, rivendica il diritto di colpire ovunque e comunque, riducendo l’intervento a una questione di volontà presidenziale.

Lo stesso vale per le minacce su Groenlandia, Panama, Colombia, Canada: non sono boutade, ma tasselli di una strategia che mette in discussione confini, alleanze e sovranità. Anche sul fronte economico il terreno sotto i piedi del presidente si fa instabile. La Corte Suprema dovrà pronunciarsi sui dazi imposti con poteri emergenziali; il Congresso sembra essersi “risvegliato” e pronto a riprendersi prerogative su tasse, spesa e sanità. Persino la Federal Reserve potrebbe presto sfuggirgli di mano.

È lo scenario classico di un presidente che vede restringersi lo spazio di manovra istituzionale. È in questo clima che va letta la tragedia di Minneapolis. Una donna di 37 anni, Renee Nicole Good, uccisa dai colpi di pistola di un agente dell’ICE mentre cercava di allontanarsi con la sua auto. Il video è pubblico, disturbante e chiarissimo. Eppure Trump non arretra di un millimetro: difende l’ICE, parla di legittima difesa e attacca chiunque osi dissentire. A poche ore dall’uccisione, ha insistito col New York Times che la donna “si è comportata in modo orribile” e avrebbe “investito” l’agente, arrivando a far mostrare il filmato ai giornalisti.

Ma un’analisi del Times ha mostrato che l’auto si stava allontanando, non avanzando verso l’agente. Una ricostruzione che coincide con quella del sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, che ha accusato apertamente Trump di mentire al Paese per giustificare una repressione sempre più militarizzata.

Lo schema è sempre lo stesso. Di fronte a fatti che potrebbero incrinare la narrativa di forza e controllo, Trump rilancia. Non chiarisce: minaccia. Non spiega: polarizza. E lo fa evocando senza esitazioni la Guardia Nazionale, l’Insurrection Act e l’uso del potere militare anche all’interno degli Stati Uniti. L’intervista al Times serve esattamente a questo: normalizzare l’idea che il presidente sia l’arbitro ultimo dei limiti del proprio potere. Trump parla come qualcuno che vuole convincere giudici, parlamentari, governatori e cittadini che resistergli è inutile. Che la legge conta solo “in certe circostanze”. Che l’ordine internazionale può essere smontato pezzo per pezzo, senza conseguenze.

Ma qui sta il paradosso. Più Trump ostenta forza, più emergono segnali di contenimento istituzionale: il Congresso comincia a svegliarsi, la Corte Suprema è chiamata a decidere, mentre nelle città crescono proteste e tensioni. La storia insegna che i momenti più pericolosi non sono quelli di massimo consenso, ma quelli di declino percepito. Quando un leader sente che il terreno gli scivola sotto i piedi, la tentazione di forzare le regole aumenta. Trump quindi avverte, servendosi del New York Times: se qualcosa può fermarlo, non sarà la legge, ma solo la sua “morale”.

La fase attuale è la più rischiosa, perché metterà alla prova la capacità – o l’incapacità – delle istituzioni di reggere l’urto di un presidente autoritario. Perché se è vero che Trump diventa più pericoloso quando è sotto pressione, è altrettanto vero che il futuro della democrazia americana dipende da quanto quelle pressioni riusciranno davvero a contenerlo.

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Onu, la replica di Guterres a Trump all’insegna della prudenza

di Stefano Vaccara

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – La risposta del Segretario generale dell’ONU Antonio Guterres alla decisione dell’amministrazione Donald Trump di ritirare gli Stati Uniti da decine di entità e meccanismi delle Nazioni Unite è apparsa misurata e troppo prudente. Una replica improntata alla calma istituzionale, letta ai giornalisti dal portavoce Stéphane Dujarric, che ha evitato qualsiasi scontro diretto sul significato politico di una scelta destinata a colpire il cuore del sistema multilaterale.

Nel briefing dell’8 gennaio al Palazzo di Vetro, la posizione ufficiale dell’ONU si è concentrata soprattutto su aspetti giuridici e finanziari. Il Segretario generale “deplora” la decisione americana e ricorda che i contributi al bilancio regolare e al peacekeeping rappresentano “un obbligo legale previsto dalla Carta delle Nazioni Unite”. Allo stesso tempo, l’ONU assicura che tutte le entità continueranno a svolgere i loro mandati “con determinazione”, indipendentemente dalle scelte di Washington.

Una risposta formalmente ineccepibile, ma politicamente debole. La decisione degli Stati Uniti non riguarda infatti solo il finanziamento di singole agenzie, ma mette in discussione l’idea stessa di cooperazione multilaterale. Colpendo settori come clima, diritti umani, politiche di genere, migrazioni e sviluppo, l’amministrazione Trump non si limita a ridurre il proprio impegno: delegittima apertamente il ruolo dell’ONU come spazio di regole condivise e responsabilità comuni.

Durante il briefing, numerose domande dei giornalisti hanno cercato di spostare l’attenzione dal tema dei fondi al peso politico della scelta americana. Quale impatto avrà sulla credibilità dell’ONU? Che messaggio manda al mondo una potenza fondatrice che tratta le istituzioni internazionali come un sistema “à la carte”? Le risposte di Dujarric sono rimaste ancorate a una linea di gestione prudente: “il nostro lavoro continua”, “andiamo avanti con calma e determinazione”.

Emblematica la reazione alla nostra domanda sul fatto che forse sia arrivato il momento, per Guterres, di parlare direttamente all’opinione pubblica americana. “Se c’è un necrologio per il multilateralismo, potete scriverlo voi. António Guterres non lo scriverà”, ha tagliato corto il portavoce. Una frase che sintetizza l’approccio del Segretario generale: evitare toni allarmistici, non drammatizzare, non trasformare la crisi in uno scontro politico aperto.

Il rischio, tuttavia, è che questa calma venga percepita come timidezza e si sa come Trump reagisca alla debolezza, colpendo ancora più forte. In una fase in cui l’ordine multilaterale viene apertamente messo in discussione, una difesa puramente amministrativa dell’ONU non serve più a salvarla. La partita, sempre più evidente, non si gioca solo nei palazzi diplomatici, ma anche – e forse soprattutto – nell’opinione pubblica, soprattutto degli USA.

-Foto IPA Agency-
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