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Palazzo Repeta in Piazza San Lorenzo a Vicenza. Passeggiare nella storia (puntata 6)

La famiglia Repeta chiamata anche Manfredi originaria della Germania, trapiantatasi in Vicenza nel 1070. Nel 1217 acquistò essa dai Canonici di Vicenza per 10000 lire veronesi il castello e la villa di Campiglia con piena giurisdizione, cui erano annessi i titoli di conte e di marchese.

Can Grande della Scala affidò a Mucio Repeta per alcuni giorni la guardia e la difesa della città di Vicenza nel 1312, contro i Padovani che furono respinti, e vi morì da prode un Trevisolo di questa famiglia. Il Senato Veneto nel 1700 confermò ai Repeta i titoli di conti e di marchesi di Campiglia, che all’estinzione della famiglia passarono ai Sale di Vicenza. Alla fine del seicento Enea e Scipione Repeta ricostruirono la Villa di Campiglia distrutta da un incendio. Scipione Repeta, su progetto di Francesco Muttoni (fu la sua prima opera a Vicenza) costruì lo splendido Palazzo di Piazza San Lorenzo datato 1711. I Mocenigo entrarono in possesso del palazzo e nel 1867 lo vendettero alla Banca d’Italia che restò proprietaria sino all’anno 2009. Per costruire il palazzo, Muttoni demolì vecchie case, tra cui quella del pittore Bartolomeo Montagna. La fabbrica, ha pareti affrescate, sculture di putti. Lo scalone è il più vasto della città, gruppi scultorei del Marinali. Il salone grandioso misura 20×10 metri, ospitava feste e balli. 

Palazzo Repeta
Palazzo Repeta (Foto di Emanuele Calegaro)

ENEA REPETA Nella facciata di San Lorenzo tra le quattro arche (sarcofagi) presenti vi è quello di Perdono Repeta, antenato di Enea e Scipione Repeta. Enea Repeta (1634-1704) militò in Germania, Spagna, Regno di Napoli per poi trascorrere buona parte della sua carriera militare sotto le insegne della Serenissima. Governatore di Palma (Palma la Nova = Palmanova) nel 1678, Sergente Maggiore di Battaglia nel 1684 durante la guerra contro i turchi, promosso a Sergente Generale di Battaglia nel 1689 col stipendio annuo di duemila ducati. Si imparentarono con i Sale che ereditarono il palazzo.

SALE La famiglia Sale arrivò a Vicenza da Treviso nel 1414. Il cognome forse deriva dall’incarico che ebbe il suo primo rappresentante, Donato, a Vicenza ovvero addetto all’ufficio del sale. Nel Cinquecento Vincenzo Sale fu governatore in Albania, poi in Dulcigno (dominio veneziano dal 1420 al 1573) e in Antivari (dominio veneziano dal 1443 al 1571). Nel 1699 Ferdinando Carlo Duca di Mantova dava a Livio, Filippo Antonio e Ottaviano Sale il titolo di Marchese di San Damiano. Un ramo ereditò i beni dei Repeta e anni dopo Cornelia Sale sposò Alvise Mocenigo. L’altro ramo aveva case in Vicenza ai Carmini e a San Michele. Un ulteriore ramo familiare da tempo era a Bassano (ora Bassano del Grappa).

MOCENIGO Un ramo della famiglia veneziana dei Mocenigo si spostò a Vicenza nel 1814 quando Giovanni Alvise I Mocenigo sposò la marchesa Cornelia Sale. 

Tempo dopo questo ramo dei Mocenigo si trasferì a Romano presso Bassano (ora Romano d’Ezzelino).

Di Luciano Parolin da Storie Vicentine n. 6 gennaio-febbraio 2022


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Palazzo Caldogno in Corso Fogazzaro a Vicenza. Passeggiare nella storia (puntata 5)

Mercoledì 28 febbraio 1945: su Vicenza piovono quattro furiosi bombardamenti diurni, che distruggono, fra gli altri, anche palazzo Caldogno, che sorgeva in corso Fogazzaro, all’imbocco di contrà Riale.

Un maestoso e imponente edificio, del quale rimane l’immagine della facciata, grazie alla fedele incisione di Ottavio Bertotti Scamozzi, contenuta ne Il Forestiere istruito, (tav. XXXV), una guida della città edita nel 1761. Vi si legge scolpito, nella fascia del primo marcapiano, il nome di Angelo Caldogno, figlio di Lucio, cui va il merito di aver portato a compimento l’impresa nel 1575, anno parimenti ivi riportato.

Il prospetto, di austera gravità, è scandito, nel settore mediano leggermente aggettante, da sei lesene di ordine corinzio, mentre il massiccio sottostante corpo bugnato è alleggerito da otto pannelli scolpiti, che si dispiegano nei riquadri collocati sopra le finestre, richiamo, ad evidenza, di quelli presenti nel vicino palladiano palazzo Valmarana. Quanto all’architetto, autorevoli studiosi (F. Barbieri-R. Cevese, Vicenza. Ritratto di una città, 2004, p. 321) avanzano l’ipotesi che si tratti di opera riconducibile all’esordiente Vincenzo Scamozzi, che  indubbiamente si rifà a matrice tardocinquecentesca. L’edificio è lodato nel Forestiere «per la

sua comoda distribuzione [interna], da noi … considerata una delle migliori, che vi siano in Vicenza». Fa eco il Baldarini, che, nella Descrizione delle architetture (1779), sottolinea che vi «sono Sale, e Scale, e Stanze magnifiche, oltre gli altri luoghi domestici: dal che si comprende che l’Architetto ha avuto in mira anche il comodo, che è una delle qualità essenziali che si riecheggiano in ogni fabbrica nobile».

Palazzo Caldogno, dunque, sembra celebrato dagli storici del Settecento più per la sua comodità che per le qualità architettoniche e strutturali: d’altronde si è in piena temperie illuministica e neoclassica, che prediligeva forme più semplici e leggere. L’edificio, ceduto nel 1838 dal «conte Pier Angelo Caldogno, ultimo di sua famiglia … ai Bortolan che lo fecero ampiamente restaurare dall’architetto Malacarne» (D. Bortolan-S. Rumor, Guida di Vicenza, 1919), passò, da ultimo, alla famiglia Tecchio.

Inizialmente sede della ditta Tecchio e Festa che vi gestiva un vasto e fornito magazzino all’ingrosso di tessuti e manifatture. Ospitava, all’epoca del bombardamento, gli uffici dell’Associazione industriali. La distruzione del palazzo è stata un grave danno per la città: oltre alla struttura architettonica, sono andati perduti i grandiosi saloni di gusto prettamente seicentesco, ricchi di statue e stucchi, probabilmente dovuti ad artisti provenienti dalla Valsolda, sulla falsariga di quanto si può vedere a palazzo Leoni Montanari, come testimonia una cartolina degli ultimi anni ‘10 del secolo scorso, che riproduce quello centrale.

Perduti anche i grandi lampadari lignei dorati, il mobilio, in prevalenza settecentesco, gli affreschi e gran parte della suntuosa quadreria, ricca di dipinti di Giovanni Battista Minorelli, Francesco Maffei, Giovanni Antonio Fasolo, Giovanni Cozza e di altri ancora. Ci sono, invece, fortunatamente pervenute alcune grandi tele di Giulio Carpioni, tutte di soggetto mitologico, tratto dalle Metamorfosi di Ovidio, oggi in collezione privata, ad eccezione di quella raffigurante Le ninfe [che] raccolgono il corpo di Leandro, ora collocata nel salone d’onore del Museo Civico di palazzo Chiericati.

Il distrutto palazzo Caldogno fu ricostruito nel 1955 (attuali civ. 33-43 di corso Fogazzaro), per essere sede, fino a una decina di anni fa, degli uffici della Camera di Commercio. L’attuale prospetto presenta, però, variazioni significative rispetto alla situazione originaria, quale ci è pervenuta dalla ricordata incisione di Bertotti Scamozzi, come le vetrine di esercizi commerciali che si aprono nella facciata.

Di Giorgio Ceraso da Storie Vicentine n. 6 gennaio-febbraio 2022


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Palazzo Braschi in corso Palladio a Vicenza. Passeggiare nella storia (puntata 4)

Palazzo Braschi, è ubicato sul Corso. Per secoli è stato sede della Società de Casino che accoglieva il fior fiore della nobiltà vicentina invidiata dalle città Venete. In data 22 giugno 1786, nel Capitolare del Casino è scritto: oggetti di decoro, di comodo e di divertimento con universale compiacenza determinarono nel passato secolo la lodevole istituzione di questa società, col titolo di Compagnia nobile del Casino, diretta da provvide leggi che la conservarono nella sua primitiva costituzione rendendola sempre applaudita.

La società si rinnovava ogni dieci anni, con delibera del 24 luglio 1786 è confermata la rinnovazione a tutto 11 novembre 1796, con la determinazione di prendere in affitto dai Conti Braschi la solita casa per servire alla nobile compagnia. Sulla base delle capitolazioni del 1745, era formato uno Statuto recante disposizioni per quelli che oggidì hanno interesse ad adunanze e annuali intrattenimenti. Secondo lo Statuto potevano essere iscritte alla Società tutte le famiglie nobili della città, non esercenti offici notarili.

Con scrittura del 26 marzo 1746, fu prescritto a ciascun cittadino nobile di presentare in avvenire il certificato di nozze e le fedi di battesimo dei propri figli per essere registrati in apposito libro ch’era tenuto dai Ragionieri del comune, e ciò perchè potesse provarsi la capacità legale ad appartenere al Consiglio dei 150. Questo perchè era ammesso anche il forestiero di qualunque città, così pure gli ufficiali di truppa regolare, ed i segretari della cancelleria ducale.

Era potere dei presidenti introdurre soggetti meritevoli di essere ammessi per merito. L’ingresso da pagarsi era stabilito in Lire venete 31, il contributo annuo lire 88. Era impegno della Presidenza tenere sempre aperto il Casino e di promuovere, secondo le circostanze dei tempi e della cassa, nobili trattenimenti, come una festa da ballo nel giorno del Corpus Domini e così pure la domenica susseguente essendovi il Pallio, sempre però al Casino. Ammogliandosi alcuno dei soci e desiderando una festa da ballo per una sol volta in un giorno gradito previo l’esborso di 20 Ducati effettivi, a spese della Compagnia. L’organizzazione della Società prevedeva due presidenti, di cui uno cassiere, da due cavalieri, assistiti da tre consiglieri detti di Banca.

Aveva a stipendio un segretario, tre inservienti col titolo di custode, sotto custode e maschera. Colla caduta del Governo Veneto la Società si sciolse. Le idee democratiche non si conciliavano con l’esistenza di sodalizi nei quali non poteva essere un solo ordine di cittadini (nobili). Dopo Campoformio con il ritorno dell’Austria, i Soci del Casino ricostruirono la Società con un nuovo Statuto addì 30 gennaio 1798, fissando le regole preliminari della Compagnia purchè: non siano sovversive, né alteranti le regole fondamentali scritte.

Palazzo Braschi
Palazzo Braschi (Foto di Emanuele Calegaro)

Il palazzo risale al 1480 circa, ed è un significativo esempio di stile gotico-veneziano. Notevoli il portico e la quadrifora (apertura divisa in quattro spazi) centrale con ricca decorazione a rilievo (medaglioni con teste virili e putti). L’edificio tardogotico veneziano venne in parte ricostruito dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Nella facciata presenta un portico ottocentesco con colonne rialzate su alti piedistalli al pian terreno, realizzato in sostituzione dell’originario setto murario unico. Decorano i pennacchi tre medaglioni e due semicerchi in pietra con due profili maschili, uno stemma e due puttini scolpiti, attribuiti ad Angelo da Verona. 

Di Luciano Parolin da Storie Vicentine n. 6 gennaio-febbraio 2022


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Il Torrione di Porta Castello tra i 12 musei visitabili con la Vicenza Card

Il Torrione di Porta Castello dall’1 giugno entrerà a far parte dei musei cittadini visitabili con la Vicenza Card. La decisione è stata presa dall’amministrazione comunale, che ha la nuda proprietà del monumento, insieme alla Fondazione Coppola, usufruttuaria per trent’anni dell’immobile dove propone mostre di arte contemporanea.

Senza costi aggiuntivi, chi acquisterà per 20 euro (ridotto 15 euro, scuole 6 euro, family 24 euro) la Vicenza Card potrà dunque visitare anche il Torrione di Porta Castello, oltre a Teatro Olimpico, Basilica Palladiana, Museo civico di Palazzo Chiericati, Chiesa di Santa Corona, Museo Naturalistico Archeologico, Museo del Risorgimento e della Resistenza, Gallerie di Palazzo Thiene, Gallerie d’Italia Vicenza di Palazzo Leoni Montanari, Palladio Museum, Museo Diocesano e Museo del Gioiello.

“Con questa iniziativa – dichiara l’amministrazione – diventano 12 le sedi del circuito museale cittadino visitabili con un unico biglietto, il cui costo non subirà aumenti. Con questa iniziativa puntiamo a incentivare la visita di questa eccezionale testimonianza di architettura militare del Medioevo, da cui si gode di una straordinaria vista sulla città, e delle mostre di arte contemporanea che la Fondazione Coppola vi allestisce, sempre molto stimolanti e di respiro internazionale. La Fondazione, peraltro, non percepirà quote dalla vendita della card”.

Proprio in questi giorni al Torrione viene inaugurata la mostra “Stanze” dei pittori Matthias Weischer e Flavio De Marco, entrambi attivi in Germania, che sarà visitabile fino al 30 luglio.

La mostra “Stanze”, presentata dal critico d’arte e Davide Ferri, raccoglie una trentina di dipinti dei due artisti lungo i cinque piani del Torrione che rappresentano interni – stanze, appunto – a cui corrispondono paesaggi interiori.

Sabato 6 maggio alle 18, in occasione dell’apertura della mostra che gode del patrocinio del Comune e del consolato italiano della Repubblica Federale di Germania, la Fondazione Coppola ha deciso di consegnare al sindaco di Vicenza una targa che ne celebra l’inserimento nell’albo dei suoi benemeriti “per l’impegno profuso a favore della valorizzazione del Torrione di Porta Castello e dell’Arte contemporanea a Vicenza”.

Il monumento è visitabile venerdì, sabato e domenica dalle 14 alle 18 (ultimo ingresso alle 17.30) con la Vicenza Card (attiva dall’1 giugno) oppure con biglietto singolo (ingresso Torrione con mostra 5 euro; ingresso Torrione senza mostra 4 euro; ingresso ridotto over65 4 euro; ingresso gratuito under 18 e Vi-University card).

Per informazioni
https://www.fondazionecoppola.org/

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Fonte: Comune di Vicenza

Vicenzatour2023, nuovi itinerari da maggio a dicembre

Da maggio a dicembre un nuovo programma di 13 tour guidati arricchirà l’offerta culturale di Vicenza. VicenzaTour, che ha riscosso un notevole successo negli anni scorsi, viene riproposto con 11 itinerari di nuova ideazione e due consolidati e sempre molto richiesti, in programma il sabato e la domenica.

Il calendario, come di consueto particolarmente articolato, ha l’obiettivo di valorizzare il patrimonio storico, culturale e museale della città coinvolgendo musei e monumenti attraverso percorsi originali e stimolanti condotti dalle Guide turistiche abilitate di Vicenza che hanno collaborato anche all’ideazione.

La quarta edizione è organizzata dall’amministrazione comunale con la collaborazione della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, delle Gallerie d’Italia – Vicenza, del Palladio Museum, del Museo Diocesano, del Museo del Gioiello, della Fondazione Coppola, del Consorzio Vicenzaè e l’Ufficio IAT per la realizzazione.

Gli itinerari riproposti sono quelli “natalizi” nelle sedi museali che conservano opere d’arte che raccontano la nascita di Gesù e delle altre sacre rappresentazioni come le preziose icone russe, in programma nel mese di dicembre.

Novità assoluta è la visita ad una dimora di proprietà privata, Villa Ghislanzoni Curti a Bertesina, a pochi minuti di bicicletta dal centro storico, di cui si potranno vedere gli interni, il giardino all’italiana e il parco storico e conoscere la storia del borgo in cui sorge. Sarà il primo appuntamento “green” del fitto calendario che si terrà sabato 13 maggio e si ripeterà sabato 27 maggio con partenza alle 10 da via San Cristoforo 37. Costo 12 euro.

Si proseguirà poi in giugno con “Vicenza dall’alto” per visitare le torri di Porta Castello e del Museo diocesano e la terrazza della Basilica palladiana. In giugno si potranno vedere anche le opere d’arte del Santuario di Monte Berico nel Museo di arte Sacra e la Sala del Quadro e un altro tour condurrà alla scoperta della Vicenza di Antonio Fogazzaro.

settembre si scoprirà la Vicenza romana lungo l’antica via Postumia.

Ad ottobre sono tre gli appuntamenti proposti dedicati al Rinascimento: il primo condurrà a Palazzo Chiericati e al Teatro Olimpico, il secondo al Museo del Gioiello e alle Gallerie di Palazzo Thiene, il terzo al Teatro Olimpico e al Palladio Museum.

A novembre sarà la volta della Vicenza del ‘600 con un percorso a Palazzo Leoni Montanari e, per la prima volta, all’Oratorio del Gonfalone e a San Nicola mentre l’altro itinerario del mese condurrà a Palazzo Trissino e nella Loggia del Capitaniato nel cuore del governo cittadino.

Un’altra delle proposta collaterale al VicenzaTour2023, confermata ogni sabato (esclusi luglio e agosto) alle 14.30, è la visita “Scopri Vicenza, un capolavoro di città” che condurrà i partecipanti nel centro storico cittadino (10 euro).

I tour durano indicativamente due ore e sono gratuiti fino ai 12 anni compiuti.

Per iscrizioni e informazioni consultare il programma completo  o contattare l’Ufficio informazioni e accoglienza turistica – Iat in piazza Matteotti 12, 0444320854, [email protected]

Prenotazioni online www.vicenzae.org

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Fonte: Comune di Vicenza

Unico: il mercato del fatto a mano torna in Piazza dei Signori a Vicenza

Sabato 6 maggio dalle 9.30 alle 20, in piazza dei Signori a Vicenza, torna l’attesa edizione primaverile di Unico – Il mercato del fatto a mano, organizzato da Non ho l’età in collaborazione con l’amministrazione.

La manifestazione richiama oltre 50 artigiani da tutta Italia, per un evento all’insegna del fatto a mano che promuove uno shopping lento, capace di unire il rispetto per l’ambiente all’originalità.

L’edizione primaverile torna alla ribalta, prima dell’arrivederci a settembre, pronta ad accogliere nuovi espositori, con un’attenzione particolare all’ambiente e alla sostenibilità, due obiettivi prioritari per tanti artigiani presenti alla manifestazione.

A Unico i visitatori troveranno articoli prodotti in serie limitate o unici, con uso di materiali locali. Sarà presente ad esempio il laboratorio sartoriale Ida Tess, che utilizza solo tessuti recuperati da fondi di magazzino e scarti di produzione e che deve il proprio nome ad una sarta vicentina.

Tra gli artigiani anche Martino Dorigo e Marco Cuzzolin de Il Retrobottega, che recuperano e rivisitano alcuni pezzi d’arredamento vintage.

Non mancheranno creazioni speciali per la festa della mamma: dalle composizioni floreali di Spazio botanico, con i suoi incredibili e delicatissimi fiori stabilizzati e presentati dentro deliziose campane di vetro, all’arredo per la casa di Pesce fuor d’acqua, con tessuti variopinti in lini pregiati, ai bijoux di Officina 925, eseguiti con la tecnica della cera persa per realizzare pezzi di gioielli artistici unici.

Ritornano alcuni espositori che hanno fatto la storia della manifestazione come R&S ceramica pop, che realizza tazze, ciotole e piatti con le tecniche tradizionali della maiolica italiana e della ceramica popolare veneta.

Questa edizione porterà in piazza i colori: particolarmente attesa la presenza di Valentina e Beatrice di Armocrombeauty. Sabato mattina Armocrombeauty sarà a disposizione per stories e racconti con gli artigiani. Nel pomeriggio saranno a disposizione per consulenze su prenotazione all’email [email protected].

È sempre attivo lo shop online www.unicofattoamano.it.

In caso di maltempo la manifestazione verrà annullata.

Per maggiori informazioni: www.unicofattoamano.it [email protected] 3496410654

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Fonte: Comune di Vicenza

Palazzo Pojana in Corso Palladio a Vicenza. Passeggiare nella storia (puntata 3)

Vincenzo Pojana possedeva un palazzo in un angolo tra contrà Do Rode e corso Palladio, acquistò l’edificio apposto e nel 1561 chiese di poter unire le due strutture con un arco che scavalcasse contrà Do Rode.

La realizzazione ebbe luogo tra il 1561 ed il 1566: i due edifici furono collegati grazie ad un interessante soluzione che attraversa la contrada sottostante. La facciata del nuovo palazzo non è simmetrica al piano inferiore (lo si può ancora leggere nonostante gli sventramenti che l’edificio ha subito per l’apertura dei negozi): infatti le due arcate di destra dovevano fungere da ingresso. Il piano nobile è caratterizzato da sei le- sene giganti di ordine corinzio e cinque finestre a tabernacolo ed altre cinque quadrate superiori.

Palazzo Pojana
Palazzo Pojana (Foto di Emanuele Calegaro)

La paternità di Palladio deriverebbe dall’esistenza di un disegno, ma per il Centro Studi Andrea Palladio l’attribuzione a Palladio non si fonda su riscontri documentari né su disegni autografi, ma sull’evidenza della qualità architettonica dell’articolazione del piano nobile, con un ordine che abbraccia due piani, nonché del disegno di particolari, come gli elegantissimi e carnosi capitelli compositi e la trabeazione.

Tuttavia, elementi come le paraste prive di “entasi” poco si accordano al linguaggio palladiano degli anni Sessanta, tanto da far pensare che il disegno della porzione sinistra del palazzo Pojana sia frutto di un progetto giovanile di Palladio, poi esteso all’edificio confinante negli anni ‘60.

Da Storie Vicentine n. 6 gennaio-febbraio 2022


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Rodolfo Aricò, a Villa Pisani Bonetti di Lonigo la mostra personale

Sabato 6 maggio 2023, inaugura a Villa Pisani Bonetti una mostra personale di Rodolfo Aricò (Milano 1930 – 2002) a cura di Francesca Pola, in cui saranno presentate opere scelte per dialogare con questo capolavoro giovanile dell’architettura di Andrea Palladio: un luogo straordinario che, nella relazione propositiva con la sua identità storica aperta al confronto con la creatività contemporanea, apre al visitatore inedite coordinate di esperienza.

La mostra, che riceve il Patrocinio di Regione del Veneto, Provincia di Vicenza, Comune di Lonigo, Associazione VilleVenete è organizzata dall’Associazione Culturale Villa Pisani Contemporary Art, in collaborazione con Archivio Rodolfo Aricò e A arte Invernizzi Milano.

Rodolfo Aricò, protagonista dell’arte italiana della seconda metà del XX secolo, dalla metà degli anni ‘60 con le sue tele sagomate pone l’accento sul paradosso della geometria come strumento di rappresentazione, per farne luogo di successione temporale e apertura relazionale. In una pittura stratificata sia a livello strutturale che cromatico, come in una spinta che continuamente preme sui margini, le sue immagini vivono di una esattezza instabile, dove il colore è sentimento di conoscenza dello spazio, in una tensione continua tra superficie e profondità: una immagine dissonante, in cui l’essenzialità monocroma delle sue opere è continuamente problematizzata da dinamiche strutturanti e da mescolanze percettive. La mostra permette di riconoscere la continuità di alcune coordinate fondanti le dissonanze di relazione tra geometria e struttura e il rapporto tra colore e luce.

Come scrive Angela Faravelli, quello tra Andrea Palladio e Rodolfo Aricò è un dialogo “costellato di similitudini e assonanze, basato sulla geometria delle forme originarie e volto alla ricerca di assoluti e leggi universali che dimorano nell’interiorità dell’uomo. Entrambi utilizzano un preciso repertorio di elementi architettonici: l’uno per costruire edifici secondo le leggi di una nuova «divina proporzione» trattata ne I quattro libri dell’architettura (Venezia, 1570); l’altro per indagare l’aspetto psicologico della mente umana, dando enfasi all’aspetto formale e al significato umanistico, per sconfinare – attraverso un uso sapiente della campitura pittorica – in un mondo orfico. Nasce così un’inedita “messa in scena” in cui contenitore e contenuto si trovano in un rapporto armonioso di interdipendenza, dove la visione è in grado di cogliere tutti gli elementi nella loro configurazione, nel loro stare, singolarmente, gli uni con gli altri.

È il grande salone centrale del piano nobile di Villa Pisani Bonetti ad accogliere l’ultimo ciclo pittorico di Rodolfo Aricò; Sere (1997), Chi ama crede (1997), Sensus 3 (1999) e i due Senza titolo (2002) lasciano trasudare una corporeità della materia data dalla manipolazione del colore sulla superficie dell’opera, esaltata dall’illuminazione che penetra dalla grande apertura della finestra termale. L’andamento curvilineo della copertura delle cantine riecheggia in Arco (1979) che – nella solitudine del proprio apparire puro e semplice – diviene, oltre che rappresentazione del pensiero architettonico, superficie vibrante dalla quale il colore pulsa nella sovrapposizione di numerose stratificazioni.”

In occasione della mostra è stato pubblicato un volume bilingue a cura di Francesca Pola fondato su un ampio e approfondito studio dell’opera di Aricò. La monografia intende offrire una visione complessiva del lavoro dell’artista in chiave internazionale con immagini di opere, fotografie storiche e documenti, una selezione di scritti d’artista e testi critici che ne hanno punteggiato il percorso, un focus di Angela Faravelli sul rapporto tra opera e architettura e un aggiornato apparato bio-bibliografico.

Villa Pisani a Bagnolo di Lonigo, progettata da Andrea Palladio a partire dal 1541, al ritorno dal suo primo viaggio a Roma, e realizzata tra il 1544 e il 1545, è forse l’opera più rappresentativa del periodo giovanile della sua attività e con essa inizia la collaborazione con la Repubblica veneziana. Ispirata alla monumentalità della Roma imperiale, Villa Pisani rappresentava l’affermazione del potere di Venezia sulla terraferma: la dimora rappresentativa e vivibile nello stesso tempo, controllava il territorio agricolo circostante, mentre la posizione sul fiume la collegava alla Serenissima per i trasporti di persone e di merci. La Villa presenta la facciata principale verso il fiume, mentre il retro si rivolgeva verso le zone lavorative del complesso.

Ubicata all’interno del giardino della Villa è la Barchessa, in origine costruzione rustica con ampie tettoie ad archi a destinazione essenzialmente agricola che oggi, dopo un attento restauro e completo ripristino, ritorna a vivere, preservata e valorizzata, nel XXI secolo, in veste di un raffinato Relais, grandi Spazi Eventi e con il ristorante Osteria del Guà (www.labarchessadivillapisani.it).

Negri Dè Salvi e il loro palazzo di Vicenza. Passeggiare nella storia (puntata 2)

La famiglia Negri, proveniente dalla Germania, per alti meriti ottenne dalla Serenissima la cittadinanza di Vicenza. Nel registro dei feudi, sotto il giorno 14 gennaio 1695, si leggono i privilegi del conte Vincenzo padre e i suoi figli Egidio, Marco, Isabella.

Una serie di nomi illustri ha avuto questa famiglia, onorata nel campo della magistratura, nelle lettere, nella milizia, ottenendo onori e privilegi da sovrani europei. onorata nel campo della magi- stratura, nelle lettere, nella milizia, ottenendo onori e privilegi da sovrani europei. L’undici marzo 1652, venne elevato a Cavaliere Vincenzo Negri, conte del Principe Francesco Molino. Il dieci aprile 1680 venne creato conte Marco Negri Cavaliere di San Marco, da questo ramo discendono gli odierni Conti Negri.

In molti documenti esistenti nel comune di Chiuppano o Clupano ci sono nomi che potrebbero riferirsi alla famiglia. È certo che nel 1417 in un testamento di Vincenzo fu Giulio da Clupano appare il nome di Zannino Negri de Clupano, scritto dal notaio Giovanni di Giacomo da Piovene. Il dieci febbraio 1418, Zannino si trovò confinante in una concessione con Aurosio fu Matteo da Piovene. Il sette dicembre 1422, Michele Negri fu presente in una concessione di Cristoforo fu Marco de Caprelli (i Capra). Il tredici settembre 1457, il nunzio Stefano Negri fu testimone in una controversia per il quartese, tra il prete Pietro di Francia e i fratelli Filippo e Giovanni Sartore.

Nel 1472 Pietro e Cristoforo Negri di Chiuppano ricevono una investitura feudale. Nel 1476 Cristoforo fu presente nell’inventario dei beni della chiesa dei santi Michele e Daniele come confinante. Il quindici aprile 1482, in Padova, nel Palazzo Vescovile, Fra cesco figlio di ser Pietro, cittadino di Vicenza, chiese di essere investito del feudo decimale già dei fratelli Zeno Pietro e Cristoforo. L’undici gennaio 1488, in Padova, nel Palazzo Vescovile dinanzi a Padre Pietro Barozzi Vescovo, comparvero il signor Scolaro dello studio di Padova e il signor Francesco figlio del nobile Pietro de Negri fu Stefano, cittadino di Vicenza, per ottenere l’investitura speciale. È accertato che nel 1503, per l’assegnazione di affittanze per la chiesa di Chiuppano in San Pietro Valdastico, fu citato il signor Cristoforo Negri di Chiuppano come confinante di un terreno in Carrè. Il 15 luglio 1532, in Padova, nel Palazzo Vescovile il feudo fu rinnovato per il signor Antonio de’ Negri, cittadino di Vicenza vassallo e feudatario, figlio del fu Girolamo, per se e i suoi fratelli. Nei beni inventariati dal comune di Chiuppano del 1623 risulta il nome di tale Benedetto.

Il 6 ottobre 1631, in tempore pestis, morì Benedetto di anni 80 circa. In un documento postumo datato 22 marzo 1707, si trova un legato testamentario di 100 Ducati alla chiesa di Chiuppano per cui il Parroco aveva l’obbligo di celebrare 12 messe l’anno. Nel 1713, appare il nome dei Negri per una proprietà del conte Vincenzo Negri, colonnello delle Milizie di Guardia al Confine dei Sette Comuni. Scrive il  Notaio Nicolò Rezzara nel 1772, di una proprietà del signor Negri- Salvi confinante col marchese Capra. I Negri quindi si erano imparentati con i Salvi di Vicenza. 

Edoardo Negri de Salvi

Edoardo Negri de Salvi, nato a Vicenza, il 23 agosto 1847 e morto ivi nel 1937. Deputato del Regno. Colonnello Militare. Nel 1866, partecipò alla aIIa Guerra d’Indipendenza come volontario con Giuseppe Garibaldi, ebbe il battesimo del fuoco nella battaglia di Pieve di Ledro il 18 luglio. Fu eletto nelle elezioni politiche del 1900 nel collegio di Marostica, deputato per quattro legislature. Fu consigliere comunale e provinciale di Vicenza e dal 1914 al 1918 presidente della Federazione della Scherma. Sposato con la contessa Beatrice Emo Capodilista, ebbe tre figli. 

Pier Eleonoro Negri

Pier Eleonoro Negri , nato a Locara, 29 giugno 1818, morto a Firenze nel 1887, conseguì il grado di tenente generale e ricevette sia la medaglia d’argento al valor militare, sia la medaglia d’oro al valor militare. La sua figura è stata tuttavia, a partire dai primi anni del XXI secolo, al centro di progressive critiche e controversie, soprattutto per essere stato l’ufficiale in comando in occasione della rappresaglia durante i fatti di Pontelandolfo e Casalduni.

Guido  Negri

Guido  Negri  è una figura di grande interesse per la sua storia di combattente e per la spiritualità che lo portò a essere protagonista di una causa beatificazione della chiesa padovana. Il suo sentimento religioso e patriottico furono chiari fin dalla giovinezza e lo portarono da un lato a far parte della Società della Gioventù Cattolica e, a entrare tra i terziari domenicani. Dall’altro lato a prendere parte alle guerre in cui l’Italia si trovava impegnata. Richiamato per la terza volta, dopo la leva nel 1911-12 e la guerra italo-turca, con il grado di capitano fu inviato, benché convalescente al 55° Fanteria sul monte Piana. Ricoverato nuovamente per la febbre alta, durante la successiva convalescenza di laureò in lettere a Padova.

Da Storie Vicentine n. 6 gennaio-febbraio 2022


In uscita il prossimo numero di Maggio 2023
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Stella Meravigliosa: presentato il 76° Ciclo di Spettacoli Classici del Teatro Olimpico di Vicenza

Stella Meravigliosa. Si chiama così il 76° Ciclo di Spettacoli Classici al Teatro Olimpico di Vicenza presentato oggi alla stampa, il quinto affidato alla Direzione Artistica di Giancarlo Marinelli, scrittore, autore teatrale e regista, un Ciclo caratterizzato da un titolo di grande forza evocativa che riassume le scelte artistiche e l’impostazione del lungo e a volte accidentato, percorso di lavoro.

Il titolo rimanda al romanzo del 1962 dello scrittore giapponese Yukio Mishima, un testo che incarna il dilemma atroce e dilaniante tra conservazione e annientamento, creazione e distruzione, indicando la necessità irrevocabile di una scelta.

Gli spettacoli del nuovo Ciclo dei Classici edizione 2023 – otto spettacoli, di cui cinque in prima nazionale – saranno in scena dal 21 settembre al 21 ottobre; si nutrono e arricchiscono negli approfondimenti de L’Olimpico incontra il pubblico, una serie di incontri, convegni, tavole rotonde, che si svolgono all’Odeo dell’Olimpico, nel Giardino del Teatro e in Basilica Palladiana, con studiosi, critici e artisti, a discutere con il pubblico dei temi e dei riferimenti suggeriti dagli spettacoli in scena.

“Stella Meravigliosa”, il titolo del 76° Ciclo è dunque di per sé l’enunciazione di una sfida e di una sua non più procrastinabile risoluzione; la guerra delle guerre magistralmente rappresentata da Mishima, diventa il motivo critico dentro e fuori il Classico e l’interrogativo su cui si plasma questa nuova edizione degli Spettacoli Classici all’Olimpico, diretta da Giancarlo Marinelli. La questione è se la forza del Mito sia quella di uscire dal Testo, e di passare nel Testo di qualcun altro, che lo declina poi secondo i tempi e i modi della Storia, oppure se la sua potenza sia inscindibile da chi per primo l’ha tramandato a noi, e senza di lui non sia possibile alcuna rappresentazione del Sacro e del Classico. E la metafora del preservare il Testo diventa anche la necessità del salvare la Terra, come spiega il Direttore Artistico: “Cosa dobbiamo fare? Salvarla o distruggerla? Forse che preservandolo (il Testo, come la Terra) li stiamo lentamente prosciugando? E quindi distruggendoli, una volta per tutte, daremmo via a una sua nuova creazione? Oppure è possibile una terza via? Una mediazione al rialzo? Ma esiste un compromesso all’altezza della meraviglia della Terra Promessa?”.

Il 76° Ciclo di Spettacoli Classici al Teatro Olimpico è promosso dal Comune di Vicenza, Assessorato alla Cultura, in collaborazione con la Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza, l’Accademia Olimpica e la Biblioteca Civica Bertoliana; è realizzato con il sostegno della Regione del Veneto e Gruppo AGSM AIM SpA e Banca delle Terre Venete Credito Cooperativo e di Burgo Group; con le collaborazioni di Arteven Circuito Regionale Multidisciplinare, la Fondazione Taormina Arte, a.ArtistiAssociati di Gorizia, Savà Produzioni Creative, Teatro Ghione di Roma, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Enfi Teatro e Tema Cultura.

Come di consuetudine nelle ultime edizioni dei Classici, oltre all’incontro stampa, è prevista una conferenza spettacolo sul palcoscenico dell’Olimpico, questa sera, durante la quale Giancarlo Marinelli anticiperà, accompagnato da alcuni interpreti degli spettacoli, contenuti, temi ed appuntamenti del programma, un racconto animato dalle fascinose multivisioni di Francesco Lopergolo, in un evento-spettacolo in cui le dimensioni narrativa, poetica e visiva andranno a suggerire la ricchezza di ispirazioni e i titoli che la rassegna presenterà al pubblico in autunno.

“Stella Meravigliosa’ è il titolo di questa 76a edizione del Ciclo dei Classici. E non ci sono dubbi che una stella si è accesa nel cielo olimpico, una guida per la crescita culturale e condivisa di questa nostra città bellissima – dichiara il Sindaco di Vicenza, Francesco Rucco. – Tornando in questo luogo unico, di speciale bellezza, che è il Teatro Olimpico, riconosciamo che il messaggio culturale lanciato dalla direzione artistica di Giancarlo Marinelli in questi anni, ha saputo raccogliere l’eredità del passato e disegnare il futuro e questo diventa ricchezza condivisa, elemento unificatore della Città. E dove dimorano i Maestri, abitano anche le giovani generazioni e i nuovi talenti che andranno ad animare la scena in autunno. Ma non solo: il Ciclo Classici ha portato l’Olimpico fuori dall’Olimpico e abita oggi la Città, il territorio e il Paese, in un gioco virtuoso di condivisione e disseminazione. E frutto della condivisione è anche questa 76a edizione, realizzata grazie alla fondamentale collaborazione della Fondazione Teatro Comunale, dell’Accademia Olimpia e della Biblioteca Bertoliana, con il sostegno della Regione del Veneto e di numerose istituzioni ed enti. A tutti il mio grazie e la mia riconoscenza”.

“Il Teatro Olimpico, con l’Odeo e il suo Giardino, e la Basilica palladiana sono i luoghi dove il pubblico potrà assistere alle proposte dei Classici 2023 che vede numerosi attori di primo piano sulla scena nazionale ed internazionale, “stelle meravigliose” del teatro che Marinelli ha voluto per questa stagione insieme a giovani interpreti. Tra le novità il pubblico potrà assistere ad un spettacolo dedicato a Goffredo Parise che si terrà in Caserma Ederle, a sancire la collaborazione, anche sotto il profilo culturale, con i militari statunitensi che vivono in città. Accanto alle prime nazionali si potrà rivedere la fortunata produzione firmata Marinelli “Histoire du Soldat” e sarà riproposta la modalità dello spettacolo itinerante con il progetto Milk Wood edizione 2023 e con un appuntamento della Sezione Off. Infine sottolineo il calendario di incontri ad ingresso gratuito che vede tra i protagonisti noti studiosi e segnalo un nuovo incontro con i Classici Contro in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia”, spiega l’Assessore alla cultura del Comune di Vicenza, Simona Siotto.

“Uno spazio unico come quello dell’Olimpico – commenta il presidente dell’Accademia Olimpica, Giovanni Luigi Fontana – richiede attente valutazioni e proposte meditate non solo sul piano artistico, ma anche della coerenza e dell’equilibrio tra le due nature dell’Olimpico, che è insieme monumento da tutelare e teatro da mantenere vivo. Rispettare le sue caratteristiche e le sue fragilità non significa congelarlo nell’inattività, come dimostrano la lunga vita di questo stesso Ciclo e i tanti eventi di qualità che vi vengono proposti: significa, invece, trovare soluzioni che sappiano preservare questo luogo unico al mondo, adeguandosi alle sue esigenze senza usi eccessivi o forzature”.
“Per la Biblioteca civica Bertoliana, Istituzione che qui rappresento – dichiara la Presidente Chiara Visentin – essere presente al Ciclo dei Classici e al suo tavolo tecnico conferma quanto la ricerca e la lettura dei testi siano imprescindibili per raccontare, scegliere e ricordare, per formarsi una propria identità critica. E le voci che da secoli si leggono in Bertoliana sono tutte voci del mondo, dall’antichità fino ad ora. Tra testi classici e attualità, perché un classico è un libro che non ha mai finito di dire qual che ha da dire, oggi in special modo”.

“Ancora una volta i Classici sono lì, a indicarci la strada, a dirci che nuove prospettive e nuovi sguardi orientati al futuro, possono arrivare da molto lontano. Di questo patrimonio di cultura e di saggezza, siamo felici di essere i testimoni nel tempo e di questa squadra, che lavora incessantemente perché la magia del teatro possa realizzarsi ogni anno all’Olimpico, sono particolarmente orgoglioso. E vorrei ringraziare l’Amministrazione Comunale, per la fiducia che ci ha accordato, così come tutti i partner che, a vario titolo, hanno contribuito alla realizzazione di questo Festival. Ma soprattutto io dico grazie, alla Città, che accoglie sempre con entusiasmo le proposte del nostro instancabile Direttore Artistico, Giancarlo Marinelli”, conclude il Presidente della Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza, Enrico Hüllweck.