ROMA (ITALPRESS) – In questa edizione:
– Italia al top in Europa per le vacanze invernali
– Il viaggio cambia volto tra intelligenza artificiale ed esperienze su misura
– Cresce il turismo congressuale
mgg/azn
Turismo Magazine – 10/1/2026
La vicesindaca di Crans Montana “Chiediamo scusa per le mancanze sui controlli”
CRANS MONTANA (SVIZZERA) (ITALPRESS) – “Chiediamo scusa a tutte le famiglie in lutto e che soffrono”. Così la vicesindaca di Crans Montana, Nicole Bonvin Clivaz, a dieci giorni dalla tragedia di Capodanno al “Le Constellation”, ha riconosciuto gli errori e le mancanze del Comune che l’inchiesta in corso dovrà chiarire. Queste parole, pronunciate nel corso di un’intervista all’emittente svizzera RTS, giungono anche a seguito delle polemiche per le mancate scuse del sindaco, Nicolas Feraud, nella conferenza stampa del 6 gennaio. “Oggi è il momento di chiedere scusa: a volte, nella foga del momento, si è goffi – ha spiegato – Non è comune vivere una situazione come questa. Ci è voluto davvero tanto coraggio per affrontarla. E ne avremo bisogno ancora”. Bonvin Clivaz ha quindi riconosciuto le responsabilità del Comune, in particolare per la mancanza di controlli nel locale dal 2020. “Siamo responsabili di questa supervisione – ha ammesso -. L’indagine ci dirà perchè si sono verificate queste carenze. Al momento non abbiamo risposte vere”.
Nessuna ipotesi di dimissioni del Consiglio comunale all’orizzonte. “La questione è del tutto fuori discussione, anzi. Stiamo lavorando instancabilmente – ha ribadito la vicesindaca -. Riceviamo email offensive ogni giorno in Consiglio comunale. Ma è comprensibile, è normale. Correggeremo. Abbiamo commesso un errore, ora faremo la cosa giusta”.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).
La vicesindaca di Crans Montana “Chiediamo scusa per le mancanze sui controlli”
CRANS MONTANA (SVIZZERA) (ITALPRESS) – “Chiediamo scusa a tutte le famiglie in lutto e che soffrono”. Così la vicesindaca di Crans Montana, Nicole Bonvin Clivaz, a dieci giorni dalla tragedia di Capodanno al “Le Constellation”, ha riconosciuto gli errori e le mancanze del Comune che l’inchiesta in corso dovrà chiarire. Queste parole, pronunciate nel corso di un’intervista all’emittente svizzera RTS, giungono anche a seguito delle polemiche per le mancate scuse del sindaco, Nicolas Feraud, nella conferenza stampa del 6 gennaio. “Oggi è il momento di chiedere scusa: a volte, nella foga del momento, si è goffi – ha spiegato – Non è comune vivere una situazione come questa. Ci è voluto davvero tanto coraggio per affrontarla. E ne avremo bisogno ancora”. Bonvin Clivaz ha quindi riconosciuto le responsabilità del Comune, in particolare per la mancanza di controlli nel locale dal 2020. “Siamo responsabili di questa supervisione – ha ammesso -. L’indagine ci dirà perché si sono verificate queste carenze. Al momento non abbiamo risposte vere”.
Nessuna ipotesi di dimissioni del Consiglio comunale all’orizzonte. “La questione è del tutto fuori discussione, anzi. Stiamo lavorando instancabilmente – ha ribadito la vicesindaca –. Riceviamo email offensive ogni giorno in Consiglio comunale. Ma è comprensibile, è normale. Correggeremo. Abbiamo commesso un errore, ora faremo la cosa giusta”.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
La questione Groenlandia e il disegno neo-imperiale di Trump
di Vincenzo Petrone (*)
ROMA (ITALPRESS) – I diplomatici di tutto il mondo conoscono a memoria la frase di un loro collega, che rappresentava Sua Maestà britannica presso la Serenissima agli inizi del 1600, Lord Henry Wotton. Questi definì la figura dell’Ambasciatore come quella di “un gentiluomo inviato all’estero per mentire, a beneficio del suo Governo”. Il Segretario di Stato Marco Rubio, prestato alla diplomazia dalla politica interna americana, probabilmente proprio questo si accinge a fare, magari con meno eleganza, quando in Danimarca la prossima settimana, parlerà di Groenlandia con i diretti interessati, i fedeli alleati danesi e i pacifici groenlandesi. Rubio ha annunciato loro che Washington vorrebbe comprare la loro gigantesca isola ghiacciata e non escluderà, in caso di rifiuto, che l’America possa passare alle vie di fatto.
Lord Wotton sorriderà garbatamente nella sua tomba perché Rubio in Danimarca e in Groenlandia andrà a raccontare una mezza bugia che poi naturalmente illustrerà ai giornalisti come l’ennesimo successo della risolutezza del suo Presidente. E cioè ai microfoni racconterà al mondo che l’America ha ottenuto che la base americana di Pituffik, già esistente ed operativa da decenni in Groenlandia, venga ampliata e magari se ne costruiscano altre simili in diverse località’ della sconfinata costa della Groenlandia, meglio se sarà la NATO a pagare il costo del nuovo investimento e dei nuovi oneri. Presumibilmente il Segretario di Stato sorvolerà sul fatto che in realtà, Pituffik fu costruita segretamente nel 1951 in base ad un Trattato tuttora vivo e vegeto, stipulato tra Stati Uniti e Danimarca, dopo che la Danimarca aveva rifiutato la proposta americana di comprarsi l’isola.
E quel Trattato statuisce già da un pezzo che gli USA possono “costruire, installare e gestire basi militari in Groenlandia” e possono “controllare i movimenti in Groenlandia di navi, aerei e qualsivoglia altra imbarcazione”. Nella Base di Pituffik, l’Air Force fa già attività di sorveglianza spaziale e di allerta missilistica. E adesso farà molto di più. Ma allora, perché mai da Washington arriva tanto rumore sulla Groenlandia, se come accade di solito, basterebbe mettere riservatamente intorno al tavolo della NATO gli Ambasciatori dei Paesi che ne sono membri per far loro approvare in un baleno un piano di infrastruttura e di monitoraggio dell’Alleanza in Groenlandia per scongiurare il rischio di una invasione di navi spia battenti la bandiera della Cina o della Russia?
Tutti acconsentirebbero, noi italiani per primi, come ha di fatto annunciato con grande intelligenza la nostra Presidente del Consiglio quando ha affermato pochi giorni fa che il problema della Groenlandia va affrontato nel contesto dell’Alleanza. Ed è urgente farlo adesso perché le rotte dell’estremo nord dell’Atlantico sono divenute vitali per la sicurezza della NATO, come conseguenza della navigabilità crescente del Mar Artico. Europei e americani saremmo tutti contenti e i poveri danesi pagherebbero volentieri con noi e gli alleati tutti i costi delle nuove Basi. E allora perché tanto rumore? La risposta a questa domanda è abbastanza semplice e banale. D’altronde, nel fiume di esternazioni di Trump ai giornalisti e sui social, questa risposta si intravede. A condizione di guardar bene il contesto americano di oggi, pur nella nebbia delle comunicazioni martellanti circa il petrolio del Venezuela che spetta all’America, gli alleati Nato che sono degli ingrati, il Canada che si ostina a restare un grande Paese sovrano. E via dicendo.
Significativamente, tra una minaccia e una iperbole Trump ai microfoni ha anche detto testualmente “dobbiamo assolutamente vincere le elezioni di mid term a novembre, altrimenti i Democratici troveranno il modo di incriminarmi”. Poteva aggiungere anche che sono parecchi i giudici distrettuali che tornerebbero volentieri a riaprire in qualche modo i fascicoli dei 32 reati per i quali Trump poteva essere processato se non fosse stato eletto alla Presidenza. Quello che alla stampa Trump non poteva dire esplicitamente è che se nell’economia americana le cose restano come sono oggi e come sembrano proiettarsi nei prossimi mesi, il Partito Repubblicano le elezioni di Novembre può già darle pressoché per perse. E con esse la maggioranza di blocco nel Congresso a protezione del Presidente.
Eppure, il suo primo anno di Presidenza, il 2025, si era aperto con l’aspettativa che la Borsa americana avrebbe fatto segnare aumenti pari ad un multiplo di quelli che potevano realizzare le borse europee e quelle asiatiche. E invece al rendiconto di fine anno 2025, Wall Street aveva incrementato i suoi indici di poco più di un modesto 5% contro gli eccellenti risultati registrati in Asia, per esempio a Seoul con il 76%, e in Europa, per esempio a Madrid col 49%e a Milano col 31%. Nello stesso anno, il dollaro ha perso l’11% sull’Euro e ancora altro terreno sta perdendo costantemente quest’anno. E l’esperienza insegna che quando il dollaro si svaluta le Borse del resto del mondo corrono più veloci di Wall Street. Ma quello che ancor più preoccupa il Presidente americano ai fini delle elezioni di Novembre è la “affordability crisis”, ossia la costante e inarrestabile riduzione della capacità di consumo, che sta rendendo la vita veramente molto difficile per il ceto medio-basso americano, nel quale oltre un terzo delle famiglie spende ormai il 95% del proprio reddito solo per acquistare alimenti e combustibili e pagare le polizze assicurative.
E viene da chiedersi cosa potrebbe accadere sul piano finanziario, se in questi 9 mesi che ci separano dalle elezioni mid-term, si riducesse in maniera rilevante il fiume di 1,36 trilioni di dollari di risorse che europei ed asiatici hanno investito l’anno scorso, sui titoli azionari quotati a Wall Street e sui Bonds del Tesoro, salvando tra l’altro la bilancia dei pagamenti americana. Quel fiume di denaro si attendeva una remunerazione che l’anno scorso non ha ricevuto e potrebbe dirigersi altrove almeno in parte. In politica interna, il “catch 22”, il dilemma senza soluzione che incombe su Trump mentre promette di far finalmente tornare grande l’America nel mondo, si può provare a sintetizzarlo in pochi concetti consequenziali.
Ossia, se perde le elezioni di novembre, il giorno dopo Trump diventa un bersaglio per il Congresso e per i giudici. Ma per non perdere le elezioni, l’Amministrazione deve rinunciare a ripristinare rigore nei conti pubblici e soprattutto deve imporre al prossimo Presidente della Banca Centrale che lo stesso Trump nominerà in maggio, di continuare a ridurre i tassi di interesse sebbene già da 55 mesi in qua, il tasso inflazionistico negli USA resti sopra il livello del 2% che è l’obbiettivo storico ottimale della FED.
Ma poniamo il caso che la nuova Presidenza FED dia retta a Trump e dunque rinunci a riportare l’inflazione sotto il 2%. E mettiamo che come lo stesso Trump ha già annunciato di voler fare il Tesoro, decida di elargire sussidi nella misura di 2000 dollari a persona a tutti indistintamente gli americani. In tal caso, tutto fa temere che la fiducia degli investitori internazionali nella prospettiva di stabilità finanziaria degli Stati Uniti potrebbe incrinarsi seriamente per la prima volta. E quei 1,36 trilioni di investimenti dall’estero ricevuti nel 2025 si ridurrebbero fortemente, i tassi sui Bonds del tesoro di conseguenza salirebbero, e il deficit di bilancio sfonderebbe il già elevato 6% attuale rispetto al Pil. Il Congressional Budget Office già quest’anno ha definito “insostenibile” il livello del deficit. Da ultimo, i mercati potrebbero prendere sul serio l’annuncio del Presidente di voler portare nel 2027 a 1,5 trilioni di dollari il bilancio della Difesa, un livello astronomico di spesa anche difficile da realizzare viste per esempio le pessime condizioni della cantieristica militare americana e l’overbooking nell’industria missilistica che già oggi impedisce all’America di mandare all’Ucraina tutte le armi anti aeree che gli europei sono pronti ad acquistare per conto di Kiev.
Il combinato disposto di tutte queste considerazioni è che gli Stati Uniti potrebbero rapidamente incorrere in una ondata di vendite sui titoli azionari e obbligazionari. Questo costringerebbe Trump a fare esattamente l’opposto di quello che invece gli serve fare per salvarsi dalla sconfitta elettorale. Il Presidente dovrebbe tagliare la spesa ed accentare che la FED aumenti i tassi di interesse. Questo normalmente accade in tutto il resto del mondo in condizioni analoghe. Senza volerlo, Trump potrebbe decretare quest’anno la fine dell’”excepcionalism” storico di cui godono gli Stati Uniti. Solo che egli lo ha interpretato come una licenza assoluta di fare quel che vuole, come vuole e dove vuole, sia in America che fuori dai confini. Il problema è che una crisi economica americana la pagheremmo molto cara anche noi in Europa come è sempre accaduto, dal 1929 al disastro del 2007-2008 della Lehmann Brothers.
Ancor peggio, sul piano politico e di sicurezza internazionale, il rischio e’ che Cina e Russia possano interpretare queste divagazioni neo imperiali del Presidente degli Stati Uniti come un implicito consenso a comportamenti speculari russi e cinesi in Europa e in Asia. Dopo tutto anche loro sono grandi paesi ed hanno per questo diritto ai loro progetti neo imperiali.
E sarebbe un pasticcio dagli esiti non prevedibili. “Ci penseremo domani, domani…”, diciamo noi in Europa. Un po’ come faceva la splendida e malinconica Scarlett di “Via col Vento”. Intanto, nell’immediato la sfida di Macron di Merz e della Meloni e’ quella di contenere Trump e mantenerlo impegnato a sostegno degli europei in Ucraina e nella NATO. Almeno per altri 3-5 anni, il tempo necessario per portare a massa critica il riarmo europeo e la ripartenza dell’industria europea. Non c’è altra scelta.
(*) ambasciatore
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
Musetti in finale a Hong Kong e nella top 5 Atp, Rublev ko
ROMA (ITALPRESS) – Lorenzo Musetti in finale nel “Bank of China Tennis Open”, Atp 250 dotato di un montepremi di 700.045 dollari, giocato sui campi in cemento di Hong Kong. L’azzurro, testa di serie numero 1, si è imposto sul russo Andrey Rublev in rimonta e in tre set con il punteggio di 6-7 (3), 7-5, 6-4 in 2 ore e 45 minuti di gioco. Il tennista di Carrara si giocherà il titolo con il vincente della seconda semifinale tra Giron e Bublik. Per Musetti la vittoria vale anche l’ingresso nella Top five del ranking. L’Italia, dunque, ha per la prima volta due giocatori tra i primi 5 del mondo in singolare dal 1973. In caso di successo, sarà il terzo italiano in Top 5 nell’era del ranking computerizzato dopo Adriano Panatta, entrato tra i primi 5 del mondo il 10 agosto 1976, e Jannik Sinner, che ha raggiunto per la prima volta la Top 5 il 2 ottobre 2023. Musetti, sottolinea Supertennis, sale a 4.105 punti, scavalcando Alex De Minaur, fermo a 4.080 dopo l’eliminazione dell’Australia in United Cup ed è dunque sicuro di raggiungere la Top 5 e il nuovo best ranking.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).
Musetti batte Rublev e vola in finale a Hong Kong, da lunedì sarà il nuovo numero 5 al mondo
ROMA (ITALPRESS) – Lorenzo Musetti in finale nel “Bank of China Tennis Open”, Atp 250 dotato di un montepremi di 700.045 dollari, giocato sui campi in cemento di Hong Kong. L’azzurro, testa di serie numero 1, si è imposto sul russo Andrey Rublev in rimonta e in tre set con il punteggio di 6-7 (3), 7-5, 6-4 in 2 ore e 45 minuti di gioco. Il tennista di Carrara si giocherà il titolo con il vincente della seconda semifinale tra Giron e Bublik. Per Musetti la vittoria vale anche l’ingresso nella Top five del ranking.
L’Italia, dunque, ha per la prima volta due giocatori tra i primi 5 del mondo in singolare dal 1973. E’ il terzo italiano in Top 5 nell’era del ranking computerizzato dopo Adriano Panatta, entrato tra i primi 5 del mondo il 10 agosto 1976, e Jannik Sinner, che ha raggiunto per la prima volta la Top 5 il 2 ottobre 2023. Musetti, sottolinea Supertennis, sale a 4.105 punti, scavalcando Alex De Minaur, fermo a 4.080 dopo l’eliminazione dell’Australia in United Cup ed è dunque sicuro di raggiungere la Top 5 e il nuovo best ranking.
Ex numero 1 junior, Musetti è entrato in Top 20 a gennaio 2023 e in Top 10 a maggio del 2025. Finora aveva raggiunto un best ranking di numero 6, dopo la semifinale al Roland Garros dello scorso anno. Inizia dunque al meglio il 2026 del carrarino che a Hong Kong insegue il terzo titolo Atp in carriera in singolare, il primo dal 2022 quando superò Carlos Alcaraz a Bastad, nella finale più giovane dal 2005, e Berrettini a Napoli.
“Non avevo mai giocato così ad Hong Kong”. Lorenzo Musetti commenta così la sua prestazione. “Ogni volta che io alzavo il livello, Rublev faceva lo stesso, ma fortunatamente alla fine ce l’ho fatta. Sono orgoglioso del livello che ho messo in campo – le sue parole nell’immediato post-partita riportate da Supertennis -. Guarderò la semifinale, ma proverò anche a riposarmi, sono contentissimo di giocare due finali”. Musetti, infatti, sarà impegnato anche nella finale di doppio, in coppia con Lorenzo Sonego, contro Rublev/Khachanov o Kirkov/Stevens.
– foto IPA Agency –
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Coppa del Mondo di fioretto, Francesca Palumbo d’argento a Hong Kong
HONG KONG (CINA) (ITALPRESS) – Francesca Palumbo brilla d’argento nella Coppa del Mondo di fioretto femminile a Hong Kong. Solo la statunitense Lee Kiefer, numero 1 del ranking internazionale, ha fermato la straordinaria marcia della fiorettista dell’Aeronautica Militare verso un secondo posto che rappresenta il suo miglior risultato in carriera nel circuito iridato a livello individuale. Ha chiuso invece ai piedi del podio Martina Sinigalia, 6^ classificata e fermata proprio dalla compagna di Nazionale nel derby dei quarti di finale. Proveniente dalle qualificazioni del venerdì, Francesca Palumbo è stata protagonista oggi di una splendida prestazione cominciata con i successi sulla francese Ranvier (15-9) e sulla giapponese Nagase (15-2). A seguire, l’atleta lucana di stanza a Frascati ha dovuto affrontare due assalti tutti in “casa Italia”: prima, negli ottavi, ha superato per 15-10 la capitana Arianna Errigo, poi nei quarti ha battuto 15-11 Martina Sinigalia ottenendo così la certezza di un posto sul podio. Ma non si è fermata lì: in semifinale Palumbo ha dominato contro la francese Morgane Patru, imponendosi 15-4 e arrivando così a sfidare in finale l’americana Lee Kiefer.
E anche nell’ultimo atto Francesca ha lottato fino all’ultima stoccata possibile, in un match equilibrato e risolto dalla numero uno del mondo solo nelle battute conclusive con il risultato di 15-12. Per la 31enne fiorettista dell’Aeronautica è il sesto podio in Coppa del Mondo, dopo cinque bronzi, nonché il ritorno in zona medaglie a tre anni di distanza dal terzo posto ottenuto nella tappa di gennaio 2023 a Parigi. “È stata una gara lunga, cominciata dai gironi di ieri. La stanchezza è tanta, come la soddisfazione per questo risultato. Ringrazio le mie compagne, il mio maestro Fabio Galli e tutto lo staff della Nazionale qui presente per il sostegno. C’è dispiacere a causa della finale persa, ma è una medaglia d’argento che per me luccica”, il commento di Francy Palumbo, già medagliata olimpica a squadre ai Giochi di Parigi 2024 e qualche giorno fa anche tedofora per Milano Cortina nella sua Potenza. Non sono mancate altre note positive per la spedizione azzurra a Hong Kong, benché qualche derby di troppo abbia impedito una presenza ancor più numerosa dell’Italia sul podio. È il caso di Martina Sinigalia, sconfitta nei quarti da Palumbo.
Precedentemente la carabiniera veneta aveva battuto la polacca Jeglinska (15-10) e la spagnola Diaz (15-3), vincendo poi il match tutto italiano negli ottavi di finale contro Martina Favaretto con il punteggio di 15-13. Dunque 6° posto per Martina Sinigalia, mentre – dopo una vittoria e un bronzo nelle prime due tappe di Coppa – ha chiuso 9^ Martina Favaretto, seguita da Arianna Errigo e Alice Volpi, classificatesi rispettivamente 11^ e 16^. Per la capitana Errigo, come raccontato, lo stop è arrivato nel derby degli ottavi contro Palumbo, mentre è stata la statunitense Kiefer (15-11) a fermare Volpi che comunque si riavvicina alle “top 8”. Segnali importanti in vista del prossimo Grand Prix di Torino in cui tra meno d’un mese le azzurre giocheranno in casa. Così le altre fiorettiste italiane in gara oggi: 18^ Martina Batini, che era reduce dal successo di Busan, 28^ Aurora Grandis, 36^ Elena Tangherlini e 43^ Carlotta Ferrari. Domani la tappa di Coppa del Mondo di fioretto femminile a Hong Kong si chiuderà con la gara a squadre in cui l’Italia sarà in pedana con Arianna Errigo, Martina Favaretto, Martina Batini e Alice Volpi. Per le azzurre il debutto è previsto negli ottavi contro la vincente di Israele-AIN.
– foto Bizzi/Federscherma –
(ITALPRESS).
QuiEuropa Magazine – 10/1/2026
ROMA (ITALPRESS) – In questo numero:
– Per l’agricoltura italiana 10 miliardi in più
– Disoccupazione in lieve crescita nell’Eurozona
– Italia al top in Europa per le vacanze invernali
sat/azn
Tecnologia, si chiude la missione italiana al CES di Las Vegas
MILANO (ITALPRESS) – Si conclude la missione italiana al CES di Las Vegas, la più grande manifestazione fieristica al mondo dedicata alla tecnologia. Il padiglione italiano, organizzato dall’ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, chiude l’edizione 2026 contando centinaia di incontri profilati tra le 51 startup della delegazione e stakeholder, investitori e partner internazionali. L’ultima giornata di appuntamenti in Arena Italia si è aperta con l’Italian Startup Carousel, una vetrina ad alto ritmo in cui tutte le 51 startup del padiglione hanno avuto a disposizione un minuto ciascuna per presentare la propria tecnologia a una platea di investitori e partner. L’evento ha offerto una panoramica completa dell’innovazione Made in Italy presente al CES 2026. A seguire la consegna degli “AI For Future Startup Awards” iniziativa di WMF – We Make Future: oltre 20.000Ç il valore dei premi consegnati alle migliori startup italiane presenti al CES e in sfida in 7 categorie chiave dell’innovazione che spaziano dall’energia e mobilità intelligente alla salute, dal manifatturiero avanzato al marketing, dai media alle smart city e al futuro del lavoro. Le startup vincitrici avranno l’opportunità di far crescere il proprio business a livello internazionale, grazie all’incontro con investitori da tutto il mondo e a un percorso che unisce visibilità, networking strategico e sviluppo commerciale nell’ecosistema WMF, attivo in Europa, Stati Uniti e Medio Oriente.
Sono intervenuti Cosmano Lombardo, Founder e CEO di Search On Media Group e Ideatore di WMF, e Andrea Dragotta, Head of Development di Search On Media Group. Sotto il claim “Inspired by legacy, designed by vision” la partecipazione nazionale ha messo a confronto l’ecosistema dell’innovazione italiano con i principali attori globali, presidiando per quattro giorni i padiglioni dell’Eureka Park. Una missione che ha sottolineato la strategicità di soluzioni nate per rispondere a sfide globali, dove l’intelligenza artificiale agisce come motore di trasformazione capace di ridefinire i paradigmi produttivi e creativi. La concretezza tecnologica delle startup italiane si è manifestata in comparti determinanti per il futuro: dai sistemi deep tech per la gestione dell’energia green e il monitoraggio di infrastrutture critiche alle innovazioni nelle scienze della vita, con soluzioni che integrano AI e sensoristica avanzata per la navigazione sanitaria e la sicurezza dei lavoratori. Un perimetro d’azione che ha incluso lo sviluppo della smart factory, attraverso l’impiego di bracci robotici ed elettronica di bordo progettata per l’efficientamento dei processi industriali e la mobilità connessa. Le innovazioni in mostra all’interno del Padiglione Italia al CES 2026 hanno spaziato dalla gestione dell’energia green tramite community management e ricarica wireless laser, al monitoraggio di infrastrutture e aree a rischio frane o materiali per l’irrigazione intelligente.
Il futuro del lavoro vede protagonisti AI ‘career coach’, blockchain per la certificazione di documenti e filiere, software per l’autenticità dei media e cloud per il calcolo avanzato. In ambito sicurezza e health, l’offerta include airbag indossabili contro le cadute, esoscheletri per carichi pesanti o riabilitazione, wearable per lo stato psicologico e sistemi AI di navigazione sanitaria, oltre a sensori per la sonnolenza e selle moto a vibrazione. L’AI supporta anche la finanza personale e il calcio, mentre suole sensorizzate abilitano la navigazione in VR. Infine, l’innovazione tocca il marketing con piattaforme per creator e tool text-to-audio, fino alla smart factory con sensori avanzati, soluzioni plug-and-play per il risparmio energetico e bracci robotici elettrostatici. Il Padiglione Italia ha rappresentato uno dei principali punti di interesse dell’Eureka Park, la sezione del CES dedicata alle startup e ai raggruppamenti nazionali promossi dai diversi Paesi insieme alle rispettive organizzazioni a supporto dell’imprenditorialità innovativa. Per questa edizione l’Italia ha schierato 51 startup provenienti da 13 regioni: le delegazioni più numerose sono arrivate da Lazio e Lombardia, con una forte presenza anche da Veneto e Puglia. Partecipano inoltre realtà dal Sud – Sicilia, Sardegna, Campania, Molise – e dal Nord e Centro – Piemonte, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna, Toscana. La Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ha partecipato alla missione, oltre che con le sue startup, anche in veste istituzionale.
È proseguita anche per questa edizione la collaborazione con l’ente nazionale di ricerca Area Science Park, avviata fin dalla prima partecipazione istituzionale strutturata dell’Italia al CES di Las Vegas. Nelle scorse settimane Area ha organizzato la consueta academy per le startup, un percorso formativo pensato per aiutarle a valorizzare al massimo l’esperienza al CES in termini di opportunità di business e visibilità. Presente anche Innovit, l’Italian Innovation and Culture Hub di San Francisco. La delegazione è stata inoltre arricchita dalla presenza di partner come WMF (WeMakeFuture), fiera internazionale certificata sull’Innovazione AI, Tech e Digital, tra i più importanti eventi in Europa per il B2B. Al CES 2026 l’Italia è stata presente anche nella West Hall del Las Vegas Convention Center, l’area dedicata all’industria automobilistica. Lo spazio espositivo, curato dall’Ufficio ICE di Chicago in collaborazione con ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica), Politecnico di Milano, Stellantis ed Eldor, ha presentato le più avanzate ed innovative tecnologie italiane nel campo dell’elettronica di bordo e dei sistemi di mobilità connessa e autonoma. Nello stand è stata protagonista una Fiat 500e a guida autonoma, equipaggiata con un robo-driver sviluppato dal Politecnico di Milano: un veicolo che rappresenta un passo concreto verso nuove soluzioni di mobilità intelligente e sostenibile. Accanto alla 500e, Eldor ha esposto una gamma di prodotti per l’automotive, dalle soluzioni per la riduzione della CO2 a quelle per l’elettrificazione dei veicoli, tra cui la centralina ECU, la bobina di accensione e la presa di ricarica ad alta potenza per veicoli elettrici.
– foto ufficio stampa Blum Vision –
(ITALPRESS).


