sabato, Marzo 2, 2024
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“L’Oreste. Quando i morti uccidono i vivi” per la prosa al Ridotto del Tcvi

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Con “L’Oreste. Quando i morti uccidono i vivi”, in programma giovedì 16 febbraio 2023 alle 20.45, riprende la Prosa al Ridotto del Teatro Comunale di Vicenza.

Un nuovo originale appuntamento in cui teatro e fumetto animato interagiscono in modo sorprendente, per dare vita ad un lavoro di rara intensità. Protagonista Claudio Casadio che proprio per questa interpretazione ha vinto il Premio Nazionale Enriquez come Migliore Attore di Prosa Classica e Contemporanea; la notizia del Premio è giunta qualche settimana fa, mentre la cerimonia di premiazione avverrà in estate.

L’Oreste. Quando i morti uccidono i vivi” – testo di Francesco Niccolini, regia di Giuseppe Marini, costumi di Helga Williams, musiche originali di Paolo Coletta, light design di Michele Lavanga – racconta una storia di emarginazione in una dimensione immersiva da visual art, una sorta di graphic novel da palcoscenico, grazie alle illustrazioni animate; è uno spettacolo molto emozionante per i temi trattati e per il modo poetico e inaspettato in cui riesce a trasmetterli allo spettatore; il protagonista, l’Oreste, vive internato in un manicomio, ma nonostante tutto e tutti è sempre allegro, canta, disegna, non dorme mai, le prove durissime della vita non hanno scalfito la sua ironia.

Lo spettacolo, co-prodotto da Accademia Perduta/Romagna Teatri e Società per Attori in collaborazione con Lucca Comics&Games, arriva a Vicenza dopo una prima stagione nei teatri italiani di grandi successo; in scena c‘è un solo attore, ma non si tratta di un monologo. Grazie alla mano di Andrea Bruno, uno dei migliori illustratori italiani, ciò che attende lo spettatore è ben altro: l’interazione continua tra teatro e fumetto, animato da Imaginarium Creative Studio, con le musiche originali firmate da Paolo Coletta.

L'Oreste_ph Tommaso Le Pera foto principale
L’Oreste (foto: Tommaso Le Pera)

“L’Oreste. Quando i morti uccidono i vivi” è una riflessione sull’abbandono e sull’amore negato. Su come la vita spesso non faccia sconti e sia impietosa. E su come, a volte, sia più difficile andare da Imola a Lucca che da Imola sulla Luna. Uno spettacolo originalissimo, di struggente poesia e forza, in cui fluiscono momenti drammatici e altri teneramente comici. Con un’animazione grafica di straordinaria potenza, visiva e drammaturgica, Claudio Casadio dà vita e voce a un personaggio indimenticabile, affrontando con grande sensibilità attoriale il tema importante e delicato della malattia mentale. Dallo spettacolo è stato realizzato un libro che ne raccoglie testi e illustrazioni, pubblicato da Poliniani Editore.

Oreste vive internato nel manicomio dell’Osservanza a Imola. È stato abbandonato quando era bambino, e da un orfanotrofio a un riformatorio, da un lavoretto a un oltraggio a un pubblico ufficiale, è finito lì dentro perché, semplicemente, in Italia, un tempo andava così. Dopo trent’anni non è ancora uscito: si è specializzato a trovarsi sempre nel posto sbagliato nel momento peggiore. Eppure, l’Oreste è sempre contento, scrive alla sua fidanzata, parla sempre. Parla con i dottori, con gli infermieri, con un’altra sorella che di tanto in tanto viene a trovarlo, ma soprattutto parla con l’Ermes, il suo compagno di stanza, che però non esiste. Nella sua stanza, Oreste riceve costantemente visita dai suoi fantasmi, dalle visioni dei mondi disperati che coltiva dentro di sé, oltre che da medici e infermieri. I sogni dell’Oreste, i suoi incubi, i suoi desideri e gli errori di una vita tutta sbagliata trasformano la scenografia e il teatro drammatico classico in un caleidoscopio di presenze che solo le tecniche del graphic novel theater rendono realizzabile: un impossibile viaggio tra Imola e la Luna attraverso la tenerezza disperata di un uomo abbandonato da bambino e che non si è più ritrovato.

Nel lavoro “un esempio di teatro civile che tocca il dramma della malattia mentale, vince la parola come liberazione, il segno grafico come strumento cognitivo che interagisce con il personaggio interpretato da uno stupefacente Casadio. Straordinario attore, ironico, struggente, malinconico, poetico, commovente” per citare le motivazioni del Premio Enriquez al suo protagonista.

Claudio Casadio

nato a Ravenna, è attore teatrale e cinematografico. Fondatore con Ruggero Sintoni, nel 1982, e direttore del Centro di Produzione Accademia Perduta/Romagna Teatri. 

40 anni di teatro con una media di 100 spettacoli l’anno, dedicati principalmente al teatro per ragazzi, poche significative esperienze nel cinema con registi importanti come Giorgio Diritti (L’uomo che verrà – 2009) e MarcoTullio Giordana (Romanzo di una strage – 2012) ed un’azzeccata produzione di spettacoli di prosa con l’Accademia Perduta Romagna Teatri, può essere, in estrema sintesi, la sua carriera. 

“L’Oreste” è stato scritto appositamente per lui da Francesco Niccolini, così come Massimo Carlotto ha fatto con “Oscura immensità” e “Il mondo non mi deve nulla”, pièces che esaltano le qualità attoriali di Casadio e che egli affronta con forti richiami alla sua terra d’origine: “mi piace l’idea di un teatro contemporaneo con accenti romagnoli in chiave poetica”.

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