mercoledì, Maggio 29, 2024
- Advertisement -

Le cupole di Villa La Rotonda e di Palazzo Thiene

- Advertisement -

Ce ne eravamo occupati anche noi, impressionati dalla bellezza di Villa la Rotonda e di Palazzo Thiene. E ora Storie Vicentine ci dà tutti i dettagli storici, artistici e architettonici.

I temi della villa in zona agreste e del palazzo in città costituiscono il punto focale della formazione architettonica e del successo di Palladio. La classicità è il tema preferito dalla sfera culturale veneta e ogni progetto palladiano propone schemi che soddisfano le richieste della committenza. Palladio realizza le due architetture ponendo una estrema attenzione ai luoghi, alle funzioni dell’edificio, alle necessità della committenza nella distribuzione degli ambienti e nella scelta stilistica per rafforzare la posizione sociale della casata.

cupola di villa capra
La cupola di Villa Capra

L’amore per il mondo classico lo porta ad una scelta progettuale basata sulla costruzione filologica dei principali canoni compositivi. Tuttavia il mondo classico non costituisce una regola rigida da seguire, ma è lo strumento che gli permette di realizzare raffinate creazioni e di ripetere alcune esperienze importanti del Rinascimento di Giulio Romano a Roma e Mantova, di Michelangelo a Roma, di Baldassarre Peruzzi a Roma e di Sebastiano Serlio a Venezia. Durante i suoi frequenti viaggi a Roma elabora una serie di appunti e li raccoglie in un volume intitolato “L’antichità di Roma”, raccolta preventiva degli autori antichi e moderni (1555), dove unisce i concetti compositivi e gli ideali geometrici dell’antico.

Analogie archeologiche si leggono nella “Rotonda” del palazzo Thiene, ispirate all’esedra e al peristilio, ai vani ellittici (Colosseo) e circolari con cupola (Pantheon), ai vani di palazzi posizionati in modo simmetrico come il Palazzo di Diocleziano a Spalato (IV- III sec. d.C.), la Piazza d’Oro della Villa Adriana e la Basilica di Massenzio. Altre ville costruite dal Palladio in zone agresti rispecchiano l’organismo progettuale distributivo e i caratteri funzionali delle case latine e greche. La felice posizione sul colle, vicina alla città e distante dagli edifici agricoli, dichiara la villa “residenza suburbana” capace di coniugare la natura e la civiltà in perfetta armonia. L’arte scultorea e gli affreschi del Cinquecento rispecchiano la cultura elitaria delle diverse condizioni sociali, dove i soggetti delle commissioni private esaltano le “Glorie e Virtù” delle nobili casate.

cupola di palazzo thiene
La cupola di Palazzo Thiene

I ritratti vengono sostituiti con raffinati affreschi di figure allegoriche, con personaggi mitologici e condottieri antichi. I temi trattati sono estremamente elitari e solo il ceto colto, educato alla filosofia e alle lettere, può cogliere il significato. Spesso per realizzare queste opere veniva interpellato un consulente che traduceva il programma iconografico al pittore sulla base di valide conoscenze letterarie, mitologiche e filosofiche. I riferimenti a queste immagini e ai grandi condottieri romani sono comuni alle due cupole, per desiderio delle due casate di sottolineare le loro autorevoli posizioni sociali ed economiche in città.

LE DUE CUPOLE

Le due sale circolari con cupola sono spettacolari: la sapiente orchestrazione prospettica degli affreschi dai ritmi classici, accompagnati da timbri coloristici accesi, sono destinate a intrattenere le nobiltà veneziane.

La Cupola della Rotonda

La villa, voluta da mons. Paolo Almerigo Capra nel 1550- 67, destinata a letture e riflessioni religiose, diventa residenza signorile, luogo dilettevole di mondanità e allo stesso tempo azienda agricola. L’impianto planimetrico della villa è strutturato sul modulo del quadrato e l’aspetto esterno richiama la tipica facciata del tempio caratterizzata da quattro pronai sulle facciate.

La tipologia a moduli è il tema della “quaternità”, il cui significato simbolico deriva dalla religione orientale, tanto da concretizzarsi nella forma di Budda o di due divinità accoppiate. La geometria della villa si schematizza in un quadrato iterativo. Il tema della cupola aperta si ricollega al pensiero ierogamo tra terra e cielo espresso molte volte nelle mitologie: pioggia-acquafonte mediatrice tra cielo e terra.

Il Fauno, mascherone centrale posto a terra del vano circolare, indica otto dire- zioni, la Rosa dei Venti, ma il suo significato simbolico suggerisce il tema della doppia divinità congiunta come l’Uomo e l’Animale e l’Istinto e lo Spirito.

La forma della cupola centrale è concepita come spazio celeste, luminoso, quasi a voler richiamare la caratteristica collinare ed esaltare il belvedere del panorama vicentino.

Tutti gli ambienti interni le gravitano attorno con preziosi decori, delicati stucchi, affreschi dai motivi classici, scene mitologiche, stemmi che vogliono comunicare il “Trionfo delle Virtù sui Vizi” dell’autorevole proprietario e il suo legame di amicizia con la sfera religiosa romana dalla quale ha ottenuto privilegi e prebende.

Sala delle Metamorfosi di Palazzo Thiene.
Sala delle Metamorfosi di Palazzo Thiene.

Il vano circolare presenta preziosi interventi pittorici di Alessandro Maganza della fine del Cinquecento e di Michel Dorigny del Tardo Seicento dove le letture delle opere si sovrappongono e visualizzano pareti impaginate da cornici che racchiudono le allegorie delle Virtù: Purezza, Temperanza, Fede, Fama, Clemenza, Fortezza, Eternità e Virtù Poetica.

A terra le otto divinità, dinamiche e scattanti nei movimenti tardo barocco, sono poste in corrispondenza dei percorsi e delle porte. Le interazioni di immagini e nature a livello scenografico è un’abituale tematica degli affreschi delle ville venete che offrono diverse letture degli spazi, a sostegno di un gioco illusionistico tipico della cultura manierista.

La Rotonda vicentina restituisce l’idea del Pantheon romano, anticamente chiamato Rotonda e richiama i meriti di gloria che monsignor Almerigo Capra ha ricevuto a Roma. La centralità della sala circolare, la cupola e i sontuosi repertori figurativi contenuti nella Villa illustrano le otto divinità, ricordando la fisionomia della villa- tempio (Saturno, Apollo, Diana, Marte, Mercurio, Giove, Bacco e Venere) in parallelo al tempio romano che è stato costruito per onorare sette divinità planetarie (Sole, Luna, Venere, Saturno, Giove, Mercurio e Marte).

Il significato della Villa–Tempio è in perfetta analogia con il binomio Padrone- Signore. Tali caratteristiche si identificano nelle vesti di mons. Paolo Almerigo: Uomo- Chiesa, cittadino romano e uomo religioso desideroso di ritiro spirituale in questa dimora circondata da un paesaggio idilliaco.

Il vano centrale, luogo di meditazione e tempio delle divinità antiche, si isola dal mondo, ma la spiritualità entra sotto forma di luce dalla sommità della cupola per dar vita ai grandi affreschi scenografici. Alcuni affreschi di divinità sono legati simbolicamente alla famiglia Capra- Valmarana.

La figura di Saturno ispira la realizzazione dello stemma gentilizio, mentre le immagini di Bacco che sta versando il vino nella coppa, assieme a Ganimede- coppiere celeste, alludono alla conduzione agricola della villa e della loro produzione vinicola sulle colline.

Palazzo Thiene e la cupola detta “La Rotonda”

La famiglia Thiene è privilegiata rispetto alla nobiltà vicentina, imparentata con i Gonzaga a Mantova e in buona relazione amichevole con le signorie di Venezia e Verona. Le loro cariche di ambasciatori presso la corona di Francia vengono poste su un piano prestigioso, di nota rilevanza politica, economica, sociale e culturale rispetto agli altri nobili vicentini.
Il palazzo preesistente su contrà Porti, risale alla fine del Quattrocento, costruito da Lorenzo da Bologna (1489) e dal maestro lapicida Tommaso da Lugano. La successiva
ristrutturazione del 1524-25, su progetto di Palladio, prosegue nel 1542-58 e fa vari riferimenti architettonici a Giulio Romano, ospite a Vicenza della famiglia Thiene e rinomato architetto nell’ambito romano e mantovano, ritenuto migliore allievo di Raffaello.

Il Palladio, come da testimonianza di Inigo Jones e dalla documentazione inserita dallo stesso architetto nei “Quatto Libri diArchitettura” (1570), dichiara di aver realizzato
la costruzione, peraltro in periodo giovanile, trasformandola in un ”palazzo sontuoso, dall’aspetto regale e degno di ricevere illustri ospiti”.
Le influenze architettoniche di Giulio Romano sono espresse nella monumentalità,
nell’impiego della bugnatura al piano terra, nei conci grezzi sporgenti dalle arcate e dalle chiavi di volta. Il rigore geometrico degli spazi interni ed esterni dei prospetti, nella nuova interpretazione della Domus Romana, appartengono alla moda manierista, visibile nell’armonia delle facciate al piano nobile, scandite da paraste corinzie che racchiudono le alte finestre e i moduli iterativi serliani.

I motivi architettonici esterni al piano terra, lisci con paraste corinzie al piano nobile, e la scelta di alternare gli stessi elementi in più riprese, in prossimità delle finestre e dei portici in forma aggettante, servono a creare effetti plastici e chiaroscurali. L’idea sembra ispirata da una forzatura manierista proposta da Giulio Romano a Roma, da Jacopo Sansovino a Venezia e da Michele Sanmicheli a Verona.

Il palazzo diventa il modello di uno Status Symbol architettonico più ammirato e replicato nell’ambito vicentino. L’angolo, detto il Torrione, a Nord-Est del palazzo, racchiude gli ambienti maggiormente caratterizzanti: il Vano Ottagonale del Sotterraneo, la Sala dei Principi al piano terra e la Sala delle Metamorfosi , detta “la Rotonda” al
piano nobile con chiusura a cupola.

All’interno della Sala dei Principi il soffitto, a spicchi ottagonali, sfoggia elegantemente le decorazioni di stucchi realizzati da Alessandro Vittoria (1551-53) e alla base di ogni lato c’è una mensola che sorregge un condottiero romano, a sostegno del significato eroico che riveste la famiglia, affiancato da due allegorie dei Fiumi dalla barba e capelli lunghi sopra i quali proseguono scene simboliche racchiuse in cornici ellittiche.

atrio palazzo thiene
L’atrio di Palazzo Thiene

Il soffitto è scandito da spicchi elaborati finemente da elementi figurativi: satiri, maschere, nastri e festoni. La sala espone tre sculture di condottieri romani per commemorare il legame della famiglia Thiene con il re francese Enrico II e la sua corte: il busto di Enrico II e le figure di Ottaviano Augusto, simbolo della gloria e dell’eroismo, e di Giulio Cesare, simbolo della sovranità romana.

Altro ritorno al passato glorioso dell’antica Roma Repubblicana sono le immagini di Vespasiano e Bruto, per ricordare agli ospiti e ai posteri gli incarichi di gran pregio dei committenti ricevuti nell’ambito cittadino e veneziano a rinforzo dei loro principi virtuosi ed eroici. La sala conclude il repertorio dell’antica Roma con Antonino Pio, Pompeo Magno e Marco Antonio.

La Sala della Metamorfosi chiamata “La Rotonda” si trova al primo piano sopra la Sala dei Principi. La sua particolare forma circolare ricorda l’analoga sala della Villa Capra. Le decorazioni a stucchi della volta sono cinquecenteschi e vengono attribuiti ad Alessandro Vittoria (1551-53).

Le statue poste a terra portano la firma di Orazio Marinali (1715-20) e raffigurano Paride mentre offre il pomo della vittoria a Venere. Venere simboleggia la dea della bellezza e dei sensi, Minerva rappresenta la dea dell’intelligenza e Giunone viene posta in atteggiamento austero e sprezzante nei confronti di Venere. Il periodo Tardo Barocco è accompagnato
anche da un ciclo di affreschi raffiguranti candelabri monocromi e cartigli inseriti in finte cornici architettoniche.

Gli affreschi del soffitto a cupola, in forma trapezoidale si ispirano al mito di Perseo, al ratto di Europa, Atlanta e Ippomene, Apollo e Dafne, mentre le cornici sono arricchite da immagini di uccelli, vasi, gabbie, congegni meccanici e da figure femminili illustrati da maestranze di Bernardino d’India.

Il Manierismo delle due cupole è l’esempio, in forma ridotta, della corrente artistica divulgata nelle corti europee, fondata su eclettiche combinazioni di stili e arti finalizzate al trionfo dell’estremo virtuosismo intellettuale ed estetico. La diffusione del Manierismo avviene dopo il Sacco di Roma del 1527 e il nome indica una definizione di estetica legata
ai valori antitetici dove, pur confermando il perfezionismo classico, gli artisti si sono concessi le licenze di modificare tali esempi del passato con notevole autonomia, in virtù di una nuova perfezione. La situazione cambia nel corso del Seicento e del Settecento dove la
maniera perde il contatto con il virtuosismo rinascimentale a favore di una pratica artistica già consolidata precedentemente divenendo così un’inerzia creativa.

L’inquietudine, l’armonia, le espressioni emotive delle scene vengono rivalutate nel corso dei secoli per essere integrate in altre componenti poetiche, alla luce di un nuovo contesto storico e culturale che le vuole materializzate con ampio respiro e genialità nelle diverse varianti locali e nazionali.

facciata thiene
La facciata di Palazzo Thiene.

Di Laura Leone da Storie Vicentine n. 13-2023.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE

Stay Connected

9,253FansMi piace
3,533FollowerSegui
2,652IscrittiIscriviti
- Advertisement -
- Advertisement -

ULTIMI ARTICOLI

- Advertisement -