ROMA (ITALPRESS) – “Il nuovo Codice di condotta della Commissione europea sulle recensioni online nel settore turistico rappresenta un passo importante nella direzione della trasparenza e dell’affidabilità. L’Italia è stata lungimirante su questo tema, arrivando a regolamentare il settore prima di altri Stati membri dell’Unione. Sono felice di vedere che l’Ue sta seguendo il percorso da noi tracciato”. Così il Ministro del Turismo Daniela Santanchè.
“Garantire recensioni autentiche e attendibili è fondamentale per rafforzare la fiducia dei consumatori e promuovere un turismo di qualità, affidabile e competitivo. Sono particolarmente soddisfatta di questo risultato, perché avevamo già discusso di questo argomento con il Commissario Tzitzikostas durante il nostro incontro di luglio a Varsavia. È motivo di orgoglio constatare che quell’interlocuzione ha contribuito a questo importante passo avanti”, ha concluso.
ROMA (ITALPRESS) – La spedizione di una ventina di imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, salpata ieri da Barcellona, con 200 tonnellate di aiuti umanitari per Gaza, è rientrata all’alba nel porto catalano a causa del maltempo che si è abbattuto in Spagna. “Partenza ritardata per garantire la sicura navigazione della spedizione”, spiega l’organizzazione in una nota. – foto Ipa agency – (ITALPRESS).
BOLOGNA (ITALPRESS) – Prenotazioni online, vacanze e soggiorni più brevi, richieste di unire al pacchetto classico esperienze nuove. Le esigenze dei turisti stanno cambiando, in particolare dopo il Covid, e l’Emilia-Romagna si sta già muovendo per analizzarne l’impatto e individuare, insieme ai territori, la strategia migliore per un’offerta turistica in grado di intercettare i nuovi bisogni. Parte da queste premesse il ‘nuovo corso’ dell’Osservatorio sul turismo dell’Emilia-Romagna che, da settembre, oltre agli storici dati statistici ufficiali su arrivi e presenze nelle strutture ricettive forniti dall’Ufficio statistica regionale, porterà diverse innovazioni utilizzando una serie di dati e indicatori aggiuntivi che consentiranno di elaborare approfondimenti di carattere quantitativo e qualitativo. Con l’obiettivo di restituire una visione sempre più completa e aggiornata di questo settore trainante per l’economia della regione.
Il tutto grazie all’utilizzo di nuovi strumenti digitali, a partire da Emilia-Romagna Tourism Data Hub, la piattaforma di integrazione dati sviluppata da Apt Servizi insieme al partner tecnologico IConsulting, che si avvarrà dei dati provenienti da Lighthouse per gli affitti brevi, Vodafone Analytics per il calcolo delle presenze della loro provenienza e dell’impatto economico degli eventi, Mastercard per i dati sugli acquisti, Lybra-Zucchetti per la domanda e le ricerche di alloggio, Titanka! e Iperbooking per l’analisi delle prenotazioni negli hotel. A cui si aggiungerà a breve anche una partnership con H-Benchmark, la piattaforma di analisi delle performance del settore ricettivo, già adottata dalle associazioni di albergatori del territorio. Dati che potranno restituire un quadro più dettagliato del settore alberghiero, extra alberghiero, degli affitti brevi, dei trasporti e dell’impatto economico sul territorio. Il primo focus con i nuovi indicatori, a settembre, sarà dedicato alla Riviera per poi estendersi a tutte le destinazioni turistiche regionali. Un lavoro che andrà ad affinarsi e perfezionarsi nel tempo, con aggiornamenti e approfondimenti costanti. Accanto a questo percorso di analisi, la strategia regionale prevede due linee di intervento complementari. La prima riguarda la riqualificazione delle strutture ricettive, con la redazione di uno studio che individui i necessari adeguamenti del quadro normativo regionale – rivisitazione della legge sulla riclassificazione delle strutture ricettive, azioni urbanistiche, disciplina degli affitti brevi – e degli strumenti finanziari più adatti ad accompagnare le diverse tipologie di investimento, tramite un attento lavoro di analisi portato avanti con il coinvolgimento di esperti del settore e momenti di confronto con i diversi attori del settore, a partire dagli enti locali, le categorie economiche, le istituzioni finanziarie.
La seconda linea di intervento riguarda l’accompagnamento al percorso di attuazione della Bolkestein, con l’obiettivo di valorizzare le qualità e le caratteristiche dell’offerta romagnola promuovendo al contempo l’innovazione del prodotto balneare in un lavoro di raccordo con sindaci, associazioni di categoria, rappresentanze sindacali e soggetti coinvolti nei Comitati balneari.
“Abbiamo bisogno di avere un quadro chiaro basato sulle domande e le esigenze dei turisti, un settore che oggi muta quasi a ogni stagione, per calibrare meglio l’azione regionale e dei territori– sottolinea l’Assessora regionale al Turismo, Roberta Frisoni-. Il dibattito riportato sulla stampa nazionale e locale anche in questi ultimi giorni mette in luce il cambiamento delle scelte di turisti italiani e stranieri, sottolineando, tra i vari aspetti, come stia aumentando sempre di più la componete estera e si stia andando verso una progressiva ‘destagionalizzazione’, ovvero una distribuzione sempre maggiore dei flussi lungo tutto il corso dell’anno”.
Se prima della pandemia il peso in estate del turismo italiano a riguardava il 49% dei flussi, nel 2024, questa quota ora è scesa al 45,6% (in base ai dati Istat). Il turismo è un fenomeno complesso e, come sottolineano le stesse categorie economiche, ha bisogno di una attenta analisi dei dati che tenga conto di vari aspetti – quantitativi, economici e qualitativi. Singoli indicatori che, da un lato, non restituiscono una fotografia esaustiva e, dall’altro, talvolta, possono anche essere influenzati da fenomeni temporanei o da dinamiche relative al sistema di rilevazione.
“Per questo occorrono strumenti moderni capaci di leggere il cambiamento mentre è in atto- prosegue Frisoni- analizzandone la complessità all’interno di una dinamica che oggi più che mai guarda oltre alla singola stagione e coinvolge tutti i territori. Il nuovo Osservatorio del Turismo regionale rappresenta un tassello fondamentale per accompagnare gli obiettivi che vogliamo raggiungere: l’aggiornamento della metodologia di calcolo delle presenze turistiche e l’analisi dell’impatto economico con indicatori quantitativi – come quelli forniti dal circuito Mastercard – e qualitativi fornirà a tutti, sia agli attori pubblici che ai privati, strumenti utili a orientare al meglio anche le proprie azioni”.
L’analisi dei dati servirà poi alla Regione come riferimento per due interventi importanti già indicati nelle linee di mandato e ribadite nei molteplici confronti avuti sul territorio in questi mesi. “Il primo – spiega l’assessora- riguarda il lavoro volto a supportare la riqualificazione delle strutture ricettive su cui abbiamo iniziato a ragionare già da inizio legislatura e che da settembre entrerà in una fase attiva di coinvolgimento e elaborazione di proposte volte ad aggiornare il quadro normativo regionale e a individuare le azioni di tipo finanziario e di sistema che meglio possano accompagnare questo obiettivo. Un lavoro che su diversi punti si intreccia anche con la regolamentazione degli affitti brevi, che sto portando avanti insieme all’assessore Paglia e, per le zone rurali e la promozione del prodotto enogastronomico, con aspetti relativi alle politiche seguite dall’assessore Mammi. Il secondo riguarda l’innovazione del settore balneare e l’attuazione della direttiva Bolkestein che vogliamo definire insieme ai Comuni per profilare la strategia migliore, salvaguardando il patrimonio di esperienza e conoscenza che abbiamo anche grazie al lavoro dei nostri imprenditori. Il turismo– conclude l’assessora- è un asset economico e reputazionale strategico per l’Emilia-Romagna che merita cura e attenzione”.
ROMA (ITALPRESS) – Una riflessione sul ruolo crescente dell’Africa che, per quanto apparentemente stretta nella morsa geopolitica-economica tra Stati Uniti e Asia, è in realtà destinata a divenire il crocevia del mondo e fulcro strategico di molti equilibri mondiali: si terrà nella Sala Giubileo dell’Università Lumsa in via di Porta Castello 44 a Roma, il prossimo 15 settembre alle ore 11.30 l’incontro “Educazione, competenze e crescita in Africa ed in Europa”.
La Tavola Rotonda permetterà di approfondire queste dinamiche a livello educativo e formativo per accrescere competenze e crescita nel vasto Continente africano ed in Europa. Sarà anche l’occasione per parlare del LUMSA University Africa Center (LUAC), nato nei mesi scorsi dall’iniziativa di Pietro Sebastiani, con l’obiettivo di “promuovere, in chiave multidisciplinare, una nuova attenzione verso il continente africano per contribuire ad una conoscenza più ampia, aggiornata e dialogica dell’Africa contemporanea oltre i persistenti stereotipi”, si legge in una nota.
In stretta collaborazione con interlocutori africani, il LUAC intende contribuire a rafforzare le relazioni accademiche, culturali, economico-finanziarie e sociali tra Europa e Africa, favorendo la costruzione di reti, sinergie e partenariati con università, istituzioni centrali e territoriali, organizzazioni internazionali, ong e realtà missionarie.
COVERCIANO (ITALPRESS) – “Abbiamo tantissimi giocatori bravi che giocano all’estero. Non siamo messi male, forse giocano pochi giocatori italianai, questo dice l’ultima giornata di campionato, ma noi dobbiamo pensare a tirare fuori il meglio da loro”. Lo ha detto il ct azzurro Rino Gattuso dal ritiro di Coverciano, dove la Nazionale italiana da oggi inizierà a preparare la gara di qualificazione ai prossimi Mondiali, quella in programma venerdì prossimo a Bergamo contro l’Estonia. Alla conferenza stampa di Gattuso stanno assistendo nell’aula magna di Coverciano anche il presidente della Figc Gabriele Gravina ed il dirigente accompagnatore azzurro Gianluigi Gattuso. “Ho a disposizione una buona squadra, dobbiamo valorizzarla, spero però si possa far giocare più partite possibili agli italiani”, ha concluso Gattuso.
“Noi dobbiamo preparare bene la partita con l’Estonia, non dobbiamo pensare a fare tanti gol. Ne abbiamo fatte poche di goleade nella nostra storia. Dobbiamo pensare ad entrare in campo con voglia e veemenza, rispettando l’avversario ma non dobbiamo avere paura di nessuno. Non ho ancora fatto nessuna riunione con i giocatori, oggi saluterò tutti prima dell’allenamento. C’è poco da parlare, c’è da stare bene insieme e lavorare bene”, ha concluso Gattuso.
“Sono carico a molle, nessuna preoccupazione, i punti in testa me li metterò quando me la spaccherò… Ho grande responsabilità, tantissima, la sento, specie quando indossi questa maglia qua. Alla fine tireremo le somme, ma non ho paura”.
Sui singoli: “Scamacca resta qua, lo valuteremo in questi giorni, ha dei fastidi al ginocchio. Lo ringrazio perché è voluto rimanere e ringrazio anche l’Atalanta. Donnarumma deve sistemare due-tre cose, deve terminare delle visite mediche e poi firmerà per il City. Tonali ha un piccolo problemino ma deve solo gestirlo. Tutti gli altri sono al 100%”.
COVERCIANO (ITALPRESS) – “Abbiamo tantissimi giocatori bravi che giocano all’estero. Non siamo messi male, forse giocano pochi giocatori italianai, questo dice l’ultima giornata di campionato, ma noi dobbiamo pensare a tirare fuori il meglio da loro”. Lo ha detto il ct azzurro Rino Gattuso dal ritiro di Coverciano, dove la Nazionale italiana da oggi inizierà a preparare la gara di qualificazione ai prossimi Mondiali, quella in programma venerdì prossimo a Bergamo contro l’Estonia. Alla conferenza stampa di Gattuso stanno assistendo nell’aula magna di Coverciano anche il presidente della Figc Gabriele Gravina ed il dirigente accompagnatore azzurro Gianluigi Gattuso. “Ho a disposizione una buona squadra, dobbiamo valorizzarla, spero però si possa far giocare più partite possibili agli italiani”, ha concluso Gattuso.
“Italia-Israele non si dovrebbe giocare? E’ una considerazione del sindaco di Udine, la rispetto, io sono un uomo di pace e mi auguro che in tutto il mondo ci sia la pace. Fa male al cuore vedere civili, bambini che ci lascino la vita, poi noi facciamo un mestiere. Il presidente Gravina si è dato da fare negli ultimi 15 giorni per trovare la soluzione per giocare la partita ad Udine nella maniera perfetta – ha proseguito Gattuso – Spero che si trovi una soluzione, non solo Israele, ti fa male al cuore vedere certe immagini” di guerra “da tutto il mondo”, ha concluso Gattuso.
“Noi dobbiamo preparare bene la partita con l’Estonia, non dobbiamo pensare a fare tanti gol. Ne abbiamo fatte poche di goleade nella nostra storia. Dobbiamo pensare ad entrare in campo con voglia e veemenza, rispettando l’avversario ma non dobbiamo avere paura di nessuno. Non ho ancora fatto nessuna riunione con i giocatori, oggi saluterò tutti prima dell’allenamento. C’è poco da parlare, c’è da stare bene insieme e lavorare bene”, ha concluso Gattuso.
“Sono carico a molle, nessuna preoccupazione, i punti in testa me li metterò quando me la spaccherò… Ho grande responsabilità, tantissima, la sento, specie quando indossi questa maglia qua. Alla fine tireremo le somme, ma non ho paura”.
Sui singoli: “Scamacca resta qua, lo valuteremo in questi giorni, ha dei fastidi al ginocchio. Lo ringrazio perché è voluto rimanere e ringrazio anche l’Atalanta. Donnarumma deve sistemare due-tre cose, deve terminare delle visite mediche e poi firmerà per il City. Tonali ha un piccolo problemino ma deve solo gestirlo. Tutti gli altri sono al 100%”.
TANGERI (MAROCCO) (ITALPRESS) – Una porta sul mondo. Da sempre Tangeri, per la sua posizione strategica di fronte allo Stretto di Gibilterra, ha rappresentato per il Marocco uno sbocco vitale sul mare ma negli ultimi anni la città ha accelerato la sua crescita, fra logistica e infrastrutture. Col calcio come volano. L’espansione del Tanger Med non si arresta, per quanto si tratti già del più grande porto di tutta l’Africa e del Mediterraneo, c’è poi la linea ferroviaria ad alta velocità che dal 2018 collega Casablanca, Rabat e Tangeri e che sarà allungata fino a Marrakech entro i Mondiali del 2030. Perché in tutto il Marocco si sta già guardando un po’ più in là, con la Coppa d’Africa in programma da metà dicembre che farà da crash test in vista di quello che si annuncia come un evento storico per il Paese. Tangeri sarà una delle sedi ed entro fine mese sarà completato il rinnovato Grand Stade de Tanger. Inaugurato nel 2011 con una capacità di 45 mila posti, l’impianto si rifà di nuovo il trucco dopo un precedente ritocco nel 2020: eliminata la pista di atletica e abbassato il livello del campo in erba, ci sarà una migliore visibilità dagli spalti e saranno creati nuovi Sky Box – ispirati a quelli della Mercedes Benz Arena di Atlanta – che permetteranno allo stadio di allargare ulteriormente la sua capienza fino a 75 mila posti per un impegno complessivo da parte del governo di 360 milioni di dollari, circa 308 milioni di euro.
(Articolo di Renzo Mazzaro sul Mose da VicenzaPiù Viva n. 300, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr).
Devis Rizzo, presidente del Coveco, oggi Kostruttiva, ruppe il fronte delle aziende che resistevano all’inchiesta della magistratura. Dieci anni dopo un libro racconta come le cooperative rosse si sono guadagnate un ruolo egemone nei lavori della grande opera.
La storia del Mose raccontata dall’interno, da una delle aziende protagoniste dello scandalo. Cos’è successo ai dirigenti e alle maestranze quando il malaffare apparve in tutta la sua enordi Renzo Mazzaro mità, un miliardo di euro su cinque rapinato all’erario con sovrafatturazioni, tangenti, sprechi, perfino lavori pagati e mai eseguiti. Era il «fabbisogno sistemico» come lo chiamava l’ingegner Piergiorgio Baita, un andazzo che andava avanti da dieci anni. Se dividete un miliardo per dieci anni, saltano fuori 280.000 euro al giorno. Ogni mattina che si alzava il sole 280.000 euro delle tasse prendevano il volo verso altre destinazioni. Finché il 4 giugno 2014 la procura di Venezia ha fatto saltare il banco.
Rizzo, Nessuno può tirasi fuori, Il Mattino di Padova
Qualche settimana dopo, Devis Rizzo viene catapultato dalla scrivania di un ufficio alla plancia di comando del Coveco (Consorzio veneto cooperativo), il consorzio delle cooperative rosse che lavorano per il Mose e che rischia di chiudere. Deve salvarlo senza avere nessuna esperienza imprenditoriale, imparando tutto sul campo, a sue spese.
Comincia una vita spericolata, anni di tensione continua che lo portano all’infarto, dal quale si salva per il rotto della cuffia. Nel 2014 quando prende in mano il Coveco, le cooperative avevano il 2,5% dei lavori del Mose, oggi il Coveco ribattezzato Kostruttiva è il pilastro delle aziende del Mose. Devis è l’unico che ha restituito spontaneamente il denaro delle sovrafatturazioni, 7 milioni di euro, cosa che nessuna delle grandi imprese del Mose si sognava di fare. Tutte hanno resistito in processo. Rizzo ha rotto il fronte e l’ha fatto contro
il parere di chi l’aveva messo a capo del consorzio, convinto che si sarebbe limitato a fare da prestanome.
Dieci anni dopo, questa avventura umana e professionale è raccontata in un libro, “L’Avana Marghera sola andata”, uscito lo scorso dicembre. Un libro basato sui fatti, molti dei quali inediti anche se riguardano una vicenda sulla quale sono stati scritti quintali di pagine.
Con un ulteriore pregio: parla del Mose da un punto di vista sempre snobbato, quello delle maestranze, dagli ingegneri agli operai che alla grande opera hanno lavorato giorno dopo giorno e non sono mai andati sotto i riflettori.
Le barriere del Mose hanno funzionato
In tv arrivavano solo i grandi capi. Il 4 giugno 2014 Rizzo è a L’Avana con una delegazione della Lega delle cooperative. In Italia sono le 7 di mattina, Cuba è 6 ore indietro di fuso orario.
Una telefonata da Marghera lo butta giù dal letto. È un suo collega: «Hai saputo? Hanno arrestato tutti». «Tutti chi?». «Tutti, i loro, i nostri, tutti». Al rientro in Italia trova gli uffici sottosopra.
La situazione è fuori controllo, da Roma i dirigenti della Lega hanno fatto sapere: voi avete combinato il disastro, voi ve lo gestite.
Tagliare i ponti, troncare i collegamenti: è la reazione che accomunò tutti i centri di potere coinvolti. Tutti spartivano i proventi del Mose, ma tutti prendono il largo quando l’imbroglio viene alla luce. Lo scandalo ha dimensioni nazionali, coinvolge politici, magistrati, poliziotti, alti burocrati, professionisti di grido, perfino il comandante in seconda della Guardia di Finanza in Italia. L’ossatura della classe dirigente del Paese, quelli che ci dicono di rispettare le leggi i primi a farsene beffe. Per salvare il sistema bisognava retrocederlo a scandalo veneto, anzi veneziano.
È la linea che, ognuno per sé, tutti perseguono.
Il 27 giugno 2014 Rizzo è in ferie in Puglia e gli arriva un’altra telefonata: la dirigenza del Coveco è stata azzerata, servono nomi nuovi e per la presidenza hanno pensato a lui. Ventiquattro ore per decidere. Più che una poltrona è una graticola, Rizzo se ne rende conto, ma è tentato dalla sfida. Accetta ad una condizione, la garanzia del posto di lavoro in caso di fallimento. Ovvio che sì, gli rispondono.
Menzogna: quando vorrà tornare gli sbatteranno la porta in faccia.
La sfida si rivela molto più dura del previsto. I dipendenti del Coveco si vedono arrivare uno sconosciuto, digiuno di tutto, a tirarli fuori dai guai. Figurarsi, i migliori pensano di andarsene, Rizzo deve sudare sette camicie per trattenerli. Le banche allarmate dall’inchiesta revocano i fidi: su 15 che lavorano con il Coveco solo 2 mantengono aperti i rubinetti del credito.
Gli ex dirigenti del Coveco chiedono al nuovo presidente di limitarsi a firmare le carte e lasciare il timone a chi ne sa più di lui. Gli fanno pressione, gli scatenano contro le cooperative consorziate.
Qui Rizzo si impunta: non solo si dissocia dalla gestione precedente ma fa causa agli ex amministratori del Coveco, sostenuto dall’avvocato veneziano Alfredo Zabeo, l’unico che gli è vicino e gli traccia la rotta. Su consiglio di quest’ultimo concorda con i commissari del Mose la restituzione di 7 milioni di euro, illegalmente incassati dal Consorzio Venezia Nuova. Un ravvedimento operoso, che gli vale l’uscita dal processo. Cambiano i rapporti con la magistratura e con i commissari del Mose, ma non la situazione pericolante del Coveco: il governo non sblocca i fondi, non girano quattrini, Rizzo si arrabatta con gli ultimi cantieri rimasti in portafoglio, cambia il nome di Coveco in Kostruttiva, vende la sede per fare
cassa, è ridotto a licenziare parte del personale. Finché nel 2018 è costretto
a chiedere il concordato preventivo al tribunale: Kostruttiva è sull’orlo del fallimento.
Alla fine di quell’anno, l’acqua alta invade Venezia provocando danni milionari.
Piazza S. Marco a Venezia
È uno scossone per il governo che sblocca i fondi per il Mose. Nessuno ci sperava più: Kostruttiva riceve dai commissari incarichi di lavoro per 170 milioni di euro. È la fine della traversata del deserto per Rizzo. Kostruttiva si rimette in piedi, ma lui no: un infarto lo colpisce a tradimento, è solo in casa, non riesce a muoversi, la figlia piccola lo salva chiamando il 118.
Il 3 ottobre 2020 di nuovo l’acqua alta minaccia Venezia. La marea è ai livelli del 1966 quando piazza San Marco andò sotto 175 centimetri sul medio mare. Invece le paratoie del Mose si alzano ed evitano un altro disastro. È lo sdoganamento del Mose, il sistema funziona.
Rizzo riceve telefonate da mezzo mondo. Da allora tutto va in discesa: l’intervento per proteggere la Basilica di San Marco, il progetto per isolare la piazza dall’acqua che non arriva dal bacino ma cresce dal basso, da sotto i masegni. E i lavori di compensazione ambientale per salvaguardare la laguna, lasciati colpevolmente per ultimi. Con una nuova sfida da intraprendere: la manutenzione delle paratoie, futuro tutto da inventare.
Tra i bilanci che il libro traccia a fine corsa, c’è la disillusione di Rizzo alla “scoperta” che
le cooperative rosse erano dentro al patto consociativo, incassavano sovrafatturazioni e pagavano tangenti come le altre imprese del Mose. La presunta superiorità morale vantata dalla sinistra non è mai esistita.
O meglio, Rizzo è convinto che esistesse nel ’92 all’epoca di Mani Pulite, per il forte legame che c’era allora tra le cooperative e il partito. Vent’anni dopo, con il tramonto delle ideologie tutti i gatti sono diventati bigi. La dimostrazione, a suo dire, è che a suo tempo l’inchiesta Mani Pulite lasciò praticamente indenne il Pci. Ma resterebbero da spiegare vicende come quella di Primo Greganti, il “compagno G” cassiere del partito e titolare del conto “Gabbietta” dove finivano le tangenti del gruppo Ferruzzi, da lui sempre negate. Negare tutto, sempre, anche l’evidenza: questa era la diversità.
Ma è acqua passata. Oggi Devis Rizzo ha senz’altro una diversità morale da poter vantare: il coraggio di aver ammesso e riconsegnato il maltolto. Un coraggio, ribadisce, che gli viene proprio da quella militanza politica. I contribuenti italiani dovrebbero essergli grati in ogni caso.
ROMA (ITALPRESS) – E’ stato arrestato un sospettato per la sparatoria che ha colpito a morte sabato scorso il politico ucraino Andriy Parubiy. Il parlamentare 54enne è stato ucciso sabato da un aggressore che si spacciava per un corriere nella città occidentale di Leopoli, scatenando una caccia all’uomo. A darne notizia sui ‘X’ è stato lo stesso presidente ucraino Volodymyr Zelensky e, adesso, la polizia ucraina sospetta il possibile coinvolgimento nell’omicidio della Russia. A dichiararlo sui social è stato il capo della polizia ucraina Ivan Vyhivskyi: “Il lavoro 24 ore su 24 della polizia della regione di Leopoli e dell’ufficio centrale della Polizia Nazionale ha dato i suoi frutti – ha scritto Vyhivskyi -. L’audace assassino è stato arrestato e sono state raccolte le prove necessarie. Sappiamo che questo crimine non è casuale. C’è una traccia russa in esso. Tutti saranno ritenuti responsabili davanti alla legge”. Il sospettato per l’omicidio di Parubiy è stato fermato ieri sera e a darne notizia sono stati il ministro degli Interni ucraino Ihor Klymenko e il Capo dei Servizi di Sicurezza ucraini Vasyl Maliuk: “Le necessarie indagini sono in corso – ha scritto Zelensky -. Ho dato disposizione affinchè le informazioni disponibili siano rese pubbliche. Ringrazio le nostre forze dell’ordine per il loro lavoro tempestivo e coordinato. Tutte le circostanze di questo orrendo omicidio devono essere chiarite”.
(Articolo di Federica Zanini su Victoria Karam da VicenzaPiù n. 300, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr).
Un impegno: conservare il sorriso “incazzato” ma sincero di oggi anche quando sarà protagonista, non solo su queste pagine che raccontano la ventinovenne fondatrice di @Volti.italiani.storie
Chissà se, al momento di andare in stampa, le collettive danze della pioggia avranno sortito qualche effetto… quando però ho in agenda questa intervista si boccheggia ancora. Eppure, lei, la protagonista di questo mese, arriva all’appuntamento impeccabile, bella carica, fresca.
E in effetti quella che porta a Vicenza, in giro per l’Italia e anche a Bruxelles è decisamente una ventata fresca e sorridente.
Vicentina d’adozione, nata in Italia da genitori brasiliani ma riconosciuta italiana solo a 22 anni, oggi fa la pendolare tra la sua città e Bruxelles, dove è assistente europarlamentare. Abbiamo incontrato la giovane e “incazzata”, ma con stile, attivista per la revisione della legge sulla cittadinanza, fondatrice della pagina Instagram @Volti.italiani.storie e già con tante altre qualifiche che ne fanno presagire un futuro da protagonista.
Victoria Karam, dello staff elettorale, e Giacomo Possamai festeggiano l’elezione in piazza dei signori (foto di Giovanni Coviello)
Victoria Karam, assistente prima di Alessandra Moretti e ora di Annalisa Corrado all’Europarlamento, è giovane (29 anni) ma ha già molto da raccontare, soprattutto a partire dalla propria esperienza personale. Come sempre, i nostri ritratti non possono prescindere dal curriculum, ma nel caso di Victoria più che mai sono biografia e vissuto a interessarci e ad averci attratti è in particolare la grinta garbata ma inscalfibile con cui è scesa in campo per difendere il diritto alla cittadinanza (in particolare a un iter burocratico più rapido e snello) per chi è nato in Italia da genitori stranieri.
Elegante, mai fuori dalle righe, amabile ma determinata, è un’attivista di quelle che non hanno bisogno di striscioni e megafoni, slogan urlati, parate a rischio di infiltrazioni facinorose, uscite sguaiate a effetto.
Nulla di tutto questo le appartiene: lei non ha scelto di provocare, ma di insinuare… un nuovo punto di vista nonché il dubbio nelle teste di chi oggi è artefice (o anche solo complice) della non-cultura che, ahinoi, ancora distingue il nostro Paese rispetto ad argomenti di estrema attualità e importanza. Ecco perché noi l’abbiamo avvicinata non solo come giovane protagonista della scena (anche) vicentina, ma soprattutto come fondatrice di Volti Italiani.
Papà e mamma, giovanissimi, della piccola Victoria a Reus, in Spagna, dove giocava il padre
Ma andiamo a conoscerla. Victoria, qui sedute nel salotto buono di Vicenza, circondate da parlate straniere ma soprattutto da cadenze e terminologie dialettali, la più italiana di tutti sembreresti proprio tu. Perché questo dovrebbe, ancora, stupirci?
Perché io, complice anche il mio cognome “esotico” Karam, rappresento esattamente quel caso tipo che in Italia di solito suscita curiosità (ndr: magari anche allarme?) nel pubblico pensare e non suscita un bel niente in termini di risposte nelle pubbliche istituzioni.
Sono nata in Italia, ho studiato e poi lavorato in Italia ma sono stata riconosciuta italiana dalla legge soltanto a 22 anni. Si, perché per fare richiesta devi aspettare di aver compiuto 18 anni, ma devi farlo entro 365 giorni e io non lo sapevo… Così è slittata di un anno una procedura che poi ne ha richiesti altri 3 per andare a buon fine.
Il giorno della laurea in scienze politiche e relazioni internazionali
Spiegaci meglio, perché l’immaginario collettivo a volte è deviato, nel meno peggiore dei casi ignorante, e lo scenario è confuso tra immigrazione clandestina e richiesta di cittadinanza.
I miei genitori sono entrambi brasiliani, di San Paolo. Mio padre, Alan Feres Karam, in quanto hockeista su pista, a 16 anni, nel 1990, viene ingaggiato dal Thiene e si trasferisce.
Le parentesi italiane di una carriera intensa in giro per il mondo lo portano in lungo e in largo per lo Stivale, fino a Salerno, dove lo raggiunge mamma, Ana Lucia Alarcon, e dove, nel 1996, nasco io (ndr: un bel mix di sangue brasiliano e “sentiment” campano nel DNA che, quindi, ne spiega il grande sorriso). Quando ho 6 anni e papà è con il Bassano 54, i miei si separano e io resto con mamma. Nel 2006 ci trasferiamo dalla città del Grappa a Vicenza, dove io frequento sia medie che liceo, prima di iscrivermi a Scienze Politiche all’Alma Mater di Bologna, l’Università più antica del mondo.
Mi laureo nell’atmosfera surreale del periodo Covid e decido di trasferirmi per un anno a Berlino, per poi rientrare a Vicenza e cominciare a lavorare qui (ndr: ha tra l’altro collaborato attivamente e appassionatamente, come in ogni cosa che fa, alla campagna elettorale per Giacomo Possamai sindaco, con cui la ritrae una foto scattata dal nostro direttore durante i festeggiamenti con gli amici in piazza dei Signori dopo la sua elezione). Un perfetto percorso italiano, da italiana no? Peccato che per la legge io lo sia soltanto da quando ho compiuto 22 anni!
Chissà quante persone si sono trovate o si trovano nella tua stessa situazione…
Una volta gli immigrati eravamo noi e ora il popol(in)o distratto ed esasperato da ben altri flussi migratori, irregolari, male o per nulla gestiti, sembra aver dimenticato sia la nostra stessa storia, sia la responsabilità morale di approfondire e distinguere.
Victoria con la mamma
È stata proprio la consapevolezza dell’esistenza di una realtà diffusa, e ignorata, insieme all’avvicinarsi di un appuntamento importante come il referendum dell’8 e 9 giugno scorsi, a stimolarmi a scendere in campo. È così che lo scorso aprile è nata @Volti.italiani. storie, la mia pagina Instagram che raccoglie le testimonianze di italiani e italiane con background migratorio e ne mostra appunto volti e risvolti. Un modo per dare loro voce, per combattere le fake news, per scollegare il tema cittadinanza ai figli di stranieri dal tema dell’immigrazione clandestina e soprattutto per fare rete. E anche un modo per tradurre positivamente l’incazzatura che ho dentro. In un’Italia che ha il peggior tasso di natalità nel mondo dopo il Brasile e i cui giovani fuggono sempre più all’estero, l’iter attuale non è solo ingiusto, ma stupido.
Le testimonianze raccolte, già una quarantina ma in continuo aumento, raccontano non solo il disagio morale di sentirsi italiani e non esserlo davanti alla legge, ma anche i tanti, inaccettabili limiti a condurre una vita normale: dall’impossibilità di votare alla carta d’identità che non è valida per l’espatrio, dal veto a partecipare a concorsi pubblici alla difficoltà nell’ottenere un contratto di lavoro o di affitto e così via…
Sebbene con i ritmi del Parlamento Europeo mi ci debba dedicare nel poco tempo libero, quella di Volti Italiani è un’esperienza bellissima, carica di varia umanità a conferma di un’unica verità: la legge sulla cittadinanza italiana, ferma dal 1992, così com’è non è più accettabile. Per questo creo eventi di sensibilizzazione in giro per l’Italia.
A proposito di referendum, tasto dolente, sappiamo tutti come è andata. Tu come l’hai vissuto?
Ho puntato tanto sulla consultazione di inizio giugno perché era un’occasione unica, ma non mi sono mai illusa che potesse andare diversamente. Il problema oggi, ancor prima di quello della non-cultura contro cui stiamo combattendo, è la piaga dell’astensionismo e mantenere il quorum al 50% è sicuramente anacronistico. Detto questo, è inutile girarci
intorno, l’affluenza al 30% è stata una sconfitta come anche una percentuale consistente di votanti per il “no” a questo che considero un diritto, ma personalmente dagli insuccessi prendo nuovi stimoli a fare di più e a fare meglio. Senza contare che, comunque, il referendum e tutto il rumore attorno a esso hanno smosso, se non le coscienze, almeno le acque: oggi abbiamo molti più attivisti e quasi 10 milioni di italiani che hanno votato SI. È proprio adesso il momento di mettercela tutta.
L’assistente europarlamentare al lavoro
Avanti tutta, quindi. Ma ti sembra che dei progressi siano davvero possibili?
La strada è ancora lunga, ma di recente qualcosina si è mosso. Antonio Tajani – vicepremier, ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia – ha dichiarato pubblicamente che il suo partito è pronto a presentare una proposta di ius scholae, che prevede la cittadinanza per chi ha completato almeno dieci anni di studi in Italia con profitto, e a discuterla con tutti. Stiamo a vedere, la politica estiva è sempre a rischio evaporazione… (ndr: e non a caso, poco dopo questa intervista, Pier Silvio Berlusconi è entrato a gamba tesa sul leader del partito del padre). Sta di fatto che sono circa 900.000 gli studenti con cittadinanza non italiana che frequentano le nostre scuole, circa il 12% del totale degli alunni. Bambini e ragazzi che sono cresciuti tra gli stessi banchi dei coetanei con genitori italiani, tra compagni e compagne con cui hanno condiviso tutto. Ma non sono cittadini. Non ancora. E soprattutto, chissà quando lo saranno… La cittadinanza non è un premio né una concessione. È un riconoscimento. Un atto civile, e civico, che dà voce a una realtà già esistente. Non riguarda l’immigrazione irregolare, non ha nulla a che fare con la retorica dell’emergenza. Riguarda ragazze e ragazzi che vivono, parlano, pensano e sognano in italiano.
Tu di lingue ne parli addirittura cinque, vivi nel cuore istituzionale dell’Unione Europea, fai la spola tra Bruxelles e Strasburgo e hai girato il mondo. Che rapporto hai con Vicenza e soprattutto che cosa ne pensi di quel certo provincialismo di cui ancora troppo spesso viene tacciata?
In realtà trovo personalmente che oggi la scuota un bel fermento. Credo che a livello internazionale abbia tutto il potenziale per essere sempre più attrattiva.
Proprio perché sono andata parecchio in giro, riesco a vederne la bellezza, la storia, la cultura. In ogni caso, Vicenza è la città che mi ha accolta, che mi ha cresciuta.
Quando ci torno, il più spesso possibile perché tutti i miei affetti sono qui, mi sento a casa. Anche a livello di dimensione, la trovo perfetta: ti offre tutti i vantaggi di una città non troppo piccola, senza i disagi delle grandi metropoli. Il lavoro mi ha portata all’estero, ma mi sento molto legata (e collegata) a Vicenza.
Non abbiamo parlato con Victoria, tutta immersa nel suo impegno civile dopo un’esperienza giovanile non tutta rose e fiori, dei suoi progetti più strettamente personali, ma a 29 anni una ragazza che ama la città in cui vive può legittimamente aspettarsi di trovarvi, oltre a tutti gli affetti attuali, anche quelli futuri. Magari con gli umani e, perciò, emozionanti alti e bassi ma rimanendo sinceramente sorridente anche se pronta a incazzarsi. È il nostro migliore augurio a questa “italiana dentro”.