giovedì, Aprile 3, 2025
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Zaia “Milano-Cortina 2026 prima Olimpiade con una donna presidente del Cio”

VENEZIA (ITALPRESS) – Quelle invernali Milano Cortina 2026 saranno le prime Olimpiadi sotto l’egida di un CIO presieduta da una donna: non nascondo la soddisfazione perché è una novità che mette ancora di più al passo coi tempi il mondo dello sport affidando la massima carica olimpica a una persona e una sportiva di grande valore ed esperienza. È un motivo in più per essere certi che l’appuntamento che vedrà protagoniste, tra meno di un anno, le nostre montagne entrerà a pieno titolo nella storia. A nome di questa terra che attende impaziente l’avvio della grande kermesse internazionale, auguro buon lavoro ed esprimo i più sentiti rallegramenti a Kirsty Coventry, chiamata al prestigioso e impegnativo incarico che assumerà dal prossimo giugno e posso garantire fin d’ora la massima collaborazione anche con lei per la riuscita dell’evento. Spero di incontrare presto la nuova presidente del CIO e confermarle anche di persona che il Veneto, che proprio a Cortina ha già ospitato le leggendarie Olimpiadi invernali del 1956, è impegnato e determinato perché anche questo secondo appuntamento rimanga memorabile negli annali dello sport alpino mondiale”. Con queste parole il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, si felicita con Kirsty Coventry, eletta ieri alla presidenza del Comitato Olimpico Internazionale.

“In questo momento di transizione – conclude il Governatore – invio un saluto e un ringraziamento al presidente uscente Thomas Bach, sotto la cui permanenza ai vertici del CIO la Regione del Veneto ha realizzato il sogno di coronare con le Olimpiadi e Paralimpiadi invernali la bellezza e il prestigio delle nostre Dolomiti”.

-Foto Ipa/Agency-
(ITALPRESS).

Ordigno contro poliziotti, obbligo di dimora per 9 ultras della Cavese

Ordigno contro poliziotti, obbligo di dimora per 9 ultras della Cavese

BARI (ITALPRESS) – La Polizia di Stato di Salerno ha eseguito un’ ordinanza di applicazione di misura cautelare personale dell’obbligo di dimora nel Comune di residenza emessa dal Tribunale di Nocera Inferiore – Ufficio del Giudice delle Indagini Preliminari, su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nocera Inferiore, nei confronti di 9 ultras della Cavese. Agli indagati sottoposti a misura cautelare, peraltro, è stato prescritto di non allontanarsi dal proprio domicilio durante lo svolgimento di manifestazioni sportive alle quali partecipa la squadra di calcio della Cavese. Il provvedimento trae origine dai fatti accaduti nel pomeriggio del 29 settembre 2024 in occasione dell’incontro di calcio Cavese-Latina, gara valevole per il campionato di serie C, quando – secondo la ricostruzione dei fatti risultante dalle indagini compiute, condivisa dal Gip – una frangia di ultras della tifoseria cavese, composta da persone travisate e armate di bastoni, bottiglie di vetro e fumogeni, poneva in essere una violenta aggressione contro gli operatori della Polizia di Stato, schierati in servizio di Ordine Pubblico, attuando un vero e proprio blocco stradale che culminava, addirittura, con il lancio di un potente ordigno esplosivo in direzione dei poliziotti detonato a pochi metri dai loro piedi.

Fonte video: Polizia di Stato
pc/mca2

Fiammetta Borsellino “La memoria va alimentata con atti quotidiani”

Fiammetta Borsellino

PALERMO (ITALPRESS) – “Giornate come quella di oggi sono fondamentali, perché coinvolgono tutti in un impegno comune: è bello che siano i giovani a fare da filo conduttore”. Così Fiammetta Borsellino, figlia di Paolo, nel corso di un evento all’Università degli Studi di Palermo: “La memoria va alimentata con atti quotidiani e con l’impegno di ciascuno: quello che dico sempre ai ragazzi è che le mafie sanno riorganizzarsi e riadeguarsi ai nuovi contesti socioeconomici, il fatto che non sparino e non mettano più bombe non significa che non ci sono più. È nei momenti di silenzio che avviene la riorganizzazione: proprio le azioni violente hanno provocato una reazione dello Stato e questo per le mafie è controproducente”.

xd8/pc/mca1

UniPa, Napoli “La memoria è il punto in cui la storia diventa vita”

UniPa, Napoli

PALERMO (ITALPRESS) – “Quest’appuntamento ci permette di allargare lo sguardo e collegare diverse sedi universitarie italiane nelle città in cui, in quegli anni terribili, sono avvenuti episodi gravissimi – sottolinea Enrico Napoli, prorettore vicario dell’Università degli Studi di Palermo – È stato un momento drammatico della storia del nostro paese e farne memoria è uno dei compiti che abbiamo tutti, istituzioni culturali in primis: la memoria è il punto in cui la storia diventa vita, chiunque abbia vissuto quel periodo deve tramandarlo e farlo diventare vita anche per i giovani”.

xd8/pc/mca1

Friuli Venezia Giulia, Anzil “400 mila euro per evento ciclistico GO!4BIKE2025”

ROMA (ITALPRESS) – “La Regione intende celebrare lo sport quale strumento di integrazione tra culture e popoli. Quale occasione migliore della Capitale Europea della Cultura? Per questo motivo, sosteniamo l’organizzazione di un nuovo evento ciclistico internazionale, capace di mettere in risalto il superamento delle barriere geografiche a favore di uno sviluppo condiviso del territorio”. Il vice governatore del Friuli Venezia Giulia con delega alla Cultura Mario Anzil ha spiegato così gli obiettivi di GO!4BIKE2025 a cui la Giunta regionale ha destinato 400mila euro attraverso una convenzione con il Comitato regionale Fvg della Federazione Ciclistica Italiana che intende realizzare la manifestazione tra giugno e luglio prossimi.

“Grazie all’intesa con la Federazione il calendario della capitale europea della Cultura si arricchirà di competizioni sportive su due ruote e una serie di attività collaterali con percorsi pensati per esaltare la bellezza, la storia e l’identità condivisa del territorio ed uno spettacolo sportivo entusiasmante” ha sottolineato Anzil, aggiungendo che “la formula consente anche di far conoscere ai visitatori i percorsi cicloturistici tra Italia e Slovenia e le offerte enogastronomiche”.

Il programma del progetto “GO!4BIKE2025” si articola in diverse iniziative. È prevista una giornata di attività di gioco-ciclismo per i ragazzi in Piazza Transalpina – Trg Europe e una pedalata ecologica che muova i partecipanti da Gorizia a Nova Gorica, attraverso le piste ciclabili che si sviluppano in territorio transfrontaliero e ai margini del fiume Isonzo.

Sul fronte prettamente sportivo saranno organizzati i Campionati Italiani di Ciclismo con gare in linea per esordienti ed allievi maschili e femminili, per professionisti ed Elite, oltre alle gare a cronometro per allievi, juniores, Under23 e professionisti maschili e femminili. Completa il programma una conferenza di approfondimento sul tema della sicurezza stradale.

-Foto regione Friuli Venezia Giulia-
(ITALPRESS).

Plastica in Mare, migliaia di rifiuti sui fondali del Mar Mediterraneo

Plastica in Mare, migliaia di rifiuti sui fondali del Mar Mediterraneo

ROMA (ITALPRESS) – Nei fondali del Mar Mediterraneo c’è una vera e propria discarica. Secondo un recente studio del Centro Comune di Ricerca (JRC) della Commissione Europea, pubblicato sulla rivista scientifica Marine Pollution Bulletin, ad una profondità di oltre 5 chilometri nell’abisso Calipso, situato nel Mar Ionio sud-orientale, nonché punto più profondo del Mar Mediterraneo, ci sono ben 26.715 rifiuti per ogni chilometro quadrato. La ricerca è stata condotta con un veicolo sommergibile della Caladan Oceanic, che ha esplorato il fondo marino, utilizzando telecamere ad alta definizione, le cui immagini sono state successivamente analizzate per identificare e contare i detriti. I dati hanno rivelato che il sito sottomarino ospita una delle maggiori concentrazioni di rifiuti marini. Tra questi, circa l’88% erano oggetti di plastica, tra cui sacchetti pesanti, buste della spesa e bicchieri. Oltre alla plastica, sono stati trovati anche piccoli quantitativi di vetro (4,5%), carta e metallo (3%). La maggior parte dei rifiuti proviene da detriti galleggianti, che arrivano sia da fonti meridionali che settentrionali, con molti rifiuti derivanti da scarichi diretti delle navi. Per i ricercatori questi risultati dovrebbero spingerci ad affrontare con urgenza l’inquinamento dei nostri oceani, lanciando un messaggio forte alla società riguardo le abitudini di consumo, lo smaltimento dei rifiuti e la coscienza ambientale.
È fondamentale agire ora per proteggere i nostri mari e oceani per le generazioni future – ribadisce il team di ricerca – tenendo conto delle difficoltà politiche e dei conflitti che potrebbero ostacolare le misure di mitigazione.
mgg/mrv

Trump minaccia i giudici federali, ma arriva ammonizione dalla Corte Suprema

di Stefano Vaccara

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Negli ultimi giorni, l’amministrazione Trump ha scatenato una vera e propria battaglia su più fronti, facendo tremare le istituzioni americane. Dallo scontro senza precedenti con la magistratura alla chiusura di emittenti storiche come Voice of America, passando per attacchi alle università e la risposta alle proteste contro Elon Musk, la Casa Bianca sta ridefinendo i confini del potere. Il tutto mentre il mondo osserva con il fiato sospeso i suoi colloqui con Putin e Zelensky. Il presidente ha lanciato una crociata contro i giudici federali che hanno bloccato le sue politiche, chiedendone l’impeachment in un attacco senza precedenti all’indipendenza della magistratura. Il bersaglio principale? James Boasberg, il giudice che ha bloccato la deportazione di presunti membri di gang venezuelane, decisa dalla Casa Bianca con il controverso Alien Enemies Act del 1798. Trump lo ha definito un “radicale di sinistra” non eletto da nessuno, minacciando di spazzare via quei giudici che ostacolano la sua agenda.

Ma qui è arrivata la risposta più potente della settimana: il presidente della Corte Suprema, John Roberts, ha spezzato il silenzio e ha attaccato Trump con parole durissime. “L’impeachment non è una soluzione alle sentenze sgradite”, ha dichiarato Roberts, ribadendo che negli Stati Uniti esiste un processo di appello per queste decisioni, ricordando anche al presidente che i giudici federali sono nominati a vita e non eletti – come quelli della Corte Suprema – proprio per non poterli condizionare politicamente. Uno scontro frontale tra poteri dello Stato che per ora vede Trump agire con prudenza rispetto alla “tirata d’orecchie” ricevuta dal più importante giudice della Corte Suprema, ma che se andasse avanti potrebbe provocare un terremoto istituzionale mai visto prima nella storia degli Stati Uniti.

Negli stessi giorni, l’amministrazione Trump si è trovata a gestire una crescente ondata di proteste contro Elon Musk, oggi a capo del DOGE, il Dipartimento per l’Efficienza Governativa. Manifestazioni violente hanno preso di mira la sua Tesla, con attacchi incendiari ai concessionari dell’azienda di automobili in diverse città. L’Attorney General Pam Bondi ha reagito senza mezzi termini: gli atti vandalici contro Tesla saranno trattati come “terrorismo interno”.

Ma può davvero il governo equiparare atti di vandalismo alla minaccia terroristica? Se la libertà accademica aveva già subito colpi sotto questa amministrazione, l’ultima settimana ha segnato un’escalation. Badar Khan Suri, un ricercatore della Georgetown University munito di visto e di nazionalità indiana, è stato arrestato dalle autorità federali con l’accusa di diffondere propaganda pro-Hamas. Per il suo avvocato è una persecuzione politica, e il vero motivo del suo arresto è la moglie palestinese. Questo caso ha sollevato un’ondata di indignazione nel mondo accademico, con professori e studenti che parlano di una caccia alle streghe in stile McCarthy. Il rischio? Un clima di paura che potrebbe soffocare il dibattito libero nelle università americane.

E se tutto questo non bastasse, Trump ha deciso di chiudere due istituzioni storiche della comunicazione americana: Voice of America e Radio Liberty – Free Europe. Queste emittenti, nate per contrastare la propaganda dei regimi totalitari, non trasmetteranno più. La Casa Bianca difende la decisione dicendo che sono sprechi inutili, ma il Wall Street Journal ha attaccato duramente Trump: “Vuole la pace attraverso la forza, ma senza le idee”. Un colpo al cuore della diplomazia americana, che fino ad oggi usava la voce della libertà come un’arma potente nel mondo.

In questo clima da resa dei conti, quella che è stata presentata come una vittoria seppur parziale della Casa Bianca sembra arrivare dal fronte estero. Trump ha parlato a lungo e separatamente con Vladimir Putin e Volodimir Zelensky, cercando di mediare un cessate il fuoco tra Russia e Ucraina. Il risultato? Un accordo c’è: per 30 giorni Mosca non colpirà più le infrastrutture energetiche ucraine. Lo stesso farà Zelensky che ha definito il colloquio con Trump “positivo e concreto”, ma gli analisti restano scettici: è davvero il primo passo per la pace o solo una tregua tattica di Putin per riorganizzare le sue forze? In cinque giorni, Trump ha dichiarato guerra alla magistratura, stretto il pugno contro accademici e manifestanti, chiuso storiche emittenti e provato a imporre il peso della sua amministrazione nella politica globale.

Alcuni pensano che sta smantellando il “deep state”, lo “stato profondo”, altri vedono in questi eventi un pericoloso assalto alla democrazia americana. Così mentre la Casa Bianca intensificava la sua “rivoluzione” dell’apparato federale, ecco che Trump rilasciava anche tutti i documenti rimasti top secret sull’assassinio di JFK, MLK e RFK. Cosa rivelano? C’è stata davvero una connessione tra le agenzie federali e i delitti dei fratelli Kennedy e di Martin Luther King? O è solo fumo negli occhi per distogliere l’attenzione da quello che sta accadendo oggi? Ci vorranno ancora dei giorni per capirlo, sperando che qualche documento non sia stato fatto già sparire per sempre. Dopo due mesi dall’inizio del secondo atto della presidenza Trump, gli equilibri di potere nella democrazia americana non sono mai stati così fragili.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

Minardo “Serve più cyber defense nella formazione militare”

ROMA (ITALPRESS) – Promuovere negli istituti e nelle scuole di formazione militare l’inserimento di corsi di formazione e di attività di insegnamento in materia di cyber defence e sicurezza informatica. E’ questo l’obiettivo della risoluzione approvata nell’ultimo Ufficio di presidenza della Commissione Difesa della Camera dei Deputati e annunciata oggi dal presidente della IV Commissione Nino Minardo. “La rapida evoluzione delle minacce cibernetiche – spiega Minardo – impone un costante aggiornamento dei programmi formativi militari, rendendo la sicurezza informatica non solo una disciplina tecnica, ma un tema trasversale che deve permeare l’intera formazione. L’intento è di rafforzare la diffusione di una cultura cibernetica soprattutto nelle nuove generazioni nella convinzione che l’introduzione di un programma strutturato di cyber defence, che comprenda l’insegnamento delle basi della sicurezza informatica, la protezione dei dati personali e la gestione responsabile delle tecnologie, costituirebbe un investimento per il futuro della nostra nazione, partendo proprio dalla formazione del personale delle Forze Armate”.

Per il presidente della Commissione Difesa di Montecitorio “non si tratta di aggiungere una o più materie ai programmi di formazione militare ma di impiegare risorse ed investimenti al fine di sviluppare programmi di studio mirati e corsi specializzati sulla cyber defence finalizzati ad una formazione diffusa e permanente che consenta al personale delle Forze Armate di acquisire competenze ormai indispensabili per la sicurezza nazionale e che abilitino anche ad affrontare le sfide dello sviluppo di tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale e la computazione quantistica”, conclude.

– foto ufficio stampa Nino Minardo –

(ITALPRESS).

America Week – Episodio 11

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Negli ultimi giorni, l’amministrazione Trump ha scatenato una vera e propria battaglia su più fronti, facendo tremare le istituzioni americane. Dallo scontro senza precedenti con la magistratura alla chiusura di emittenti storiche come Voice of America, passando per attacchi alle università e la risposta alle proteste contro Elon Musk, la Casa Bianca sta ridefinendo i confini del potere. Il tutto mentre il mondo osserva con il fiato sospeso i suoi colloqui con Putin e Zelensky. Il presidente ha lanciato una crociata contro i giudici federali che hanno bloccato le sue politiche, chiedendone l’impeachment in un attacco senza precedenti all’indipendenza della magistratura. Il bersaglio principale? James Boasberg, il giudice che ha bloccato la deportazione di presunti membri di gang venezuelane, decisa dalla Casa Bianca con il controverso Alien Enemies Act del 1798. Trump lo ha definito un “radicale di sinistra” non eletto da nessuno, minacciando di spazzare via quei giudici che ostacolano la sua agenda. Ma qui è arrivata la risposta più potente della settimana: il presidente della Corte Suprema, John Roberts, ha spezzato il silenzio e ha attaccato Trump con parole durissime. “L’impeachment non è una soluzione alle sentenze sgradite,” ha dichiarato Roberts, ribadendo che negli Stati Uniti esiste un processo di appello per queste decisioni, ricordando anche al presidente che i giudici federali sono nominati a vita e non eletti – come quelli della Corte Suprema – proprio per non poterli condizionare politicamente. Uno scontro frontale tra poteri dello Stato che per ora vede Trump agire con prudenza rispetto alla “tirata d’orecchie” ricevuta dal più importante giudice della Corte Suprema, ma che se andasse avanti potrebbe provocare un terremoto istituzionale mai visto prima nella storia degli Stati Uniti. Negli stessi giorni, l’amministrazione Trump si è trovata a gestire una crescente ondata di proteste contro Elon Musk, oggi a capo del DOGE, il Dipartimento per l’Efficienza Governativa. Manifestazioni violente hanno preso di mira la sua Tesla, con attacchi incendiari ai concessionari dell’azienda di automobili in diverse città. L’Attorney General Pam Bondi ha reagito senza mezzi termini: gli atti vandalici contro Tesla saranno trattati come “terrorismo interno”. Ma può davvero il governo equiparare atti di vandalismo alla minaccia terroristica? Se la libertà accademica aveva già subito colpi sotto questa amministrazione, l’ultima settimana ha segnato un’escalation. Badar Khan Suri, un ricercatore della Georgetown University munito di visto e di nazionalità indiana, è stato arrestato dalle autorità federali con l’accusa di diffondere propaganda pro-Hamas. Per il suo avvocato è una persecuzione politica, e il vero motivo del suo arresto è la moglie palestinese. Questo caso ha sollevato un’ondata di indignazione nel mondo accademico, con professori e studenti che parlano di una caccia alle streghe in stile McCarthy. Il rischio? Un clima di paura che potrebbe soffocare il dibattito libero nelle università americane.
In cinque giorni, Trump ha dichiarato guerra alla magistratura, stretto il pugno contro accademici e manifestanti, chiuso storiche emittenti e provato a imporre il peso della sua amministrazione nella politica globale.
Alcuni pensano che sta smantellando il “deep state”, lo “stato profondo”, altri vedono in questi eventi un pericoloso assalto alla democrazia americana.

xo9/gtr/sat

Donna morta in mare a Cagliari, recuperato un altro corpo

Recuperato questa mattina un altro corpo a Cala Fighera. Potrebbe trattarsi di Paolo Durzu, 33enne fidanzato di Manola Mascia, la 29enne trovata morta proprio nelle acque a largo del promontorio due giorni fa.

Le ricerche del ragazzo erano partite subito dopo aver rinvenuto i suoi documenti tra gli scogli di Cala Fighera, nel luogo in cui era scomparsa la giovane. Saranno gli accertamenti a confermare se si tratta del corpo di Durzu, con l’ipotesi di una caduta accidentale che resta al momento la pista più accreditata.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).