lunedì, Febbraio 9, 2026
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Tragedia di Crans-Montana. Rientrata a Roma la salma del 16enne Riccardo Minghetti, mercoledì i funerali

ROMA (ITALPRESS) – E’ arrivata all’aeroporto di Ciampino, a bordo di un C-130 dell’Aetonautica Militare, la salma di Riccardo Minghetti, lo studente romano di 16 anni morto nella tragedia di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera. Poco prima erano state sbarcate all’aeroporto militare di Milano Linate le salme di Achille Barosi, Chiara Costanzo, Giovanni Tamburi ed Emanuele Galeppini. Le due vittime milanesi Achille Barosi e Chiara Costanzo rimarranno a Milano in attesa della camera ardente e dei funerali. I feretri di Giovanni Tamburi e Emanuele Galeppini sono stati trasferiti nelle loro città, Bologna e Genova. L’aereo militare con il feretro di Riccardo Minghetti è poi ripartito per Ciampino, dove è stato accolto dal Ministro degli Esteri Antonio Tajani e dal Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi. Presenti i familiari, nel loro composto dolore. Dopo la benedizione della salma, il feretro è stato adagiato sul carro funebre che si è diretto a Roma. Attimi strazianti per i familiari della giovane vittima. Con il Ministro degli Esteri Antonio Tajani e il Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi presenti anche il prefetto di Roma Lamberto Giannini e il capo del Dipartimento della Protezione civile Fabio Ciciliano. I funerali saranno celebrati il 7 gennaio nella basilica dei Santi Pietro e Paolo.

Dopo la benedizione della salma, il feretro è stato adagiato sul carro funebre che si è diretto a Roma. Attimi strazianti per i familiari della giovane vittima. Con il Ministro degli Esteri Antonio Tajani e il Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi sono presenti anche il prefetto di Roma Lamberto Giannini e il capo del Dipartimento della Protezione civile Fabio Ciciliano.

I funerali saranno celebrati il 7 gennaio nella basilica dei Santi Pietro e Paolo.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

Sicurezza urbana a Vicenza

(Articolo di Enrico Rossi sulla sicurezza urbana a Vicenza da Vicenza In Centro n. 1-2026)

La sicurezza nelle città resta uno dei temi più sentiti dai cittadini e a Vicenza il dibattito è tornato con forza al centro dell’attenzione pubblica. Non si tratta solo di numeri e statistiche, ma della percezione quotidiana di chi vive, lavora e frequenta il centro storico, i quartieri e le aree periferiche. Negli ultimi mesi, le segnalazioni di microcriminalità, furti, vandalismi e situazioni di degrado urbano hanno contribuito ad alimentare un clima di preoccupazione, soprattutto nelle ore serali e in alcune zone considerate più sensibili, come alcune aree del centro storico, la zona della stazione, San Felice, Ferrovieri e alcuni quartieri periferici. Episodi che, pur non delineando un quadro di emergenza generalizzata, incidono sulla qualità della vita e sul senso di tranquillità dei residenti.
Secondo le istituzioni locali, Vicenza resta una città complessivamente sicura, ma come molte realtà urbane di medie dimensioni deve fare i conti con fenomeni nuovi e
complessi. L’aumento dei flussi di persone extracomunitarie, la concentrazione di servizi e attività, così come le fragilità sociali acuite negli ultimi anni, rendono necessarie risposte articolate e continue. Da qui la scelta di puntare su un approccio integrato. Da un lato, una maggiore presenza delle forze dell’ordine sul territorio soprattutto della Polizia Locale e il potenziamento dei sistemi di videosorveglianza; dall’altro, interventi di prevenzione, riqualificazione degli spazi pubblici e miglioramento dell’illuminazione urbana. Misure che
mirano non solo a reprimere i reati, ma anche a scoraggiare comportamenti illeciti e a restituire vivibilità ai quartieri.
Un ruolo chiave lo gioca anche la collaborazione con i cittadini, chiamati a segnalare situazioni critiche e a partecipare attivamente alla vita della comunità. La sicurezza, infatti, non è soltanto una questione di ordine pubblico, ma anche di coesione sociale e attenzione al territorio. Per Vicenza, la sfida dei prossimi anni sarà quella di mantenere il proprio equilibrio: restare una città a misura d’uomo, accogliente e dinamica, senza abbassare la guardia su un tema che tocca da vicino il quotidiano di migliaia di persone.

dott. Enrico Rossi

Al via su Rai1 ‘Don Matteo 15’, Bova: “Sarà molto presente il tema della vocazione”

ROMA (ITALPRESS) – Giovedì 8 gennaio arriva su Rai1 “Don Matteo 15” con dieci nuovi episodi della fortunata serie interpretata da Raoul Bova. Accanto al protagonista ritroveremo i personaggi che hanno fatto la storia di “Don Matteo”, dal maresciallo Cecchini (Nino Frassica) alla perpetua Natalina (Nathalie Guetta), dal sagrestano Pippo (Francesco Scali) al brigadiere Ghisoni (Pietro Pulcini). Con loro ritroveremo anche il capitano dei carabinieri Diego Martini (Eugenio Mastrandrea) e la sorella di don Massimo, Giulia Mezzanotte (Federica Sabatini), che sembrano finalmente felici insieme. A movimentare la vita dei protagonisti saranno due nuovi personaggi femminili: la giovane marescialla Caterina dal passato enigmatico (Irene Giancontieri), pronta a sconvolgere gli equilibri e a portare una buona dose di guai e di divertimento e Maria (Fiamma Parente), un’adolescente incinta e senza memoria ritrovata da don Massimo.

Sarà lei a innescare una crisi nel sacerdote che attraverserà tutta la serie: Quest’anno sarà molto presente il tema della vocazione – anticipa Bova – La vocazione spirituale ma anche quella di chi siamo, chi rappresentiamo nel mondo, qual è il nostro posto nel mondo. Don Massimo è stato un carabiniere e ora è un prete che si interroga, sempre alla ricerca di sé stesso. È un uomo sincero che sbaglia proprio perché è un uomo; è uno che lotta, ha temperamento e voglia di giustizia. Crede in Dio ma cerca di fare suoi a modo suo i messaggi del Vangelo e della Bibbia, è un uomo più pratico che spirituale. La sua vocazione sarà messa a dura prova perché si ritroverà ad avere comportamenti non adatti al suo ruolo. Solo alla fine della stagione capiremo la vera vocazione di don Massimo”.

A proposito di crisi, durante le riprese di questa 15° stagione Bova è stato travolto dall’ormai nota vicenda della diffusione di alcuni audio privati e del conseguente tentativo di estorsione. Una circostanza che, rivela, lo ha portato persino a pensare di “dare le dimissioni” per non nuocere alla serie e alla credibilità del suo personaggio: “In questo anno è successo di tutto ma l’essere imperfetto di don Massimo, il suo andare avanti, combattere e mettersi in dubbio mi ha fatto compagnia. In situazioni come quella che è capitata a me ci si domanda il perché di certe cose. E comunque, al di là dello sbaglio, c’è il perdono. In “Don Matteo” è sempre molto importante la redenzione, si abbraccia anche chi ha sbagliato gravemente per dargli una seconda possibilità”. Quello che lo ha ferito, racconta, è stato anche l’atteggiamento di certa stampa: “Io ho sbagliato ma non ho ucciso nessuno. Si è parlato meno di un terrorista che di me che sono una persona che ha sempre cercato di vivere rispettando e aiutando gli altri e mettendo passione nel suo lavoro”. In questo modo “è difficile rialzarsi perché tutto il mondo è contro. Per fortuna ci sono la fede, la famiglia e gli amici che non mi hanno mai abbandonato. E, se ho potuto continuare a lavorare, è stato grazie a tutte le persone che erano con me sul set e che mi hanno trattato come se fossimo una famiglia”. Da dove si ricomincia quando capitano cose come questa? “Da sé stessi – risponde l’attore – Anche i figli aiutano a mantenere un certo equilibrio così come la voglia di giustizia perché, dopo un ko come questo, speri che quello che è successo a te non succeda a nessun altro”.

Tornando a “Don Matteo”, ad arricchire la nuova stagione ci saranno anche alcune guest star: Valeria Fabrizi (nei panni di suor Costanza, il personaggio di Che Dio ci aiuti), Diletta Leotta, Max Tortora (nel ruolo del padre di Diego), Alessandro Borghese, Carolina Benvenga e Giulio Beranek. “Don Matteo 15” è prodotta da Lux Vide, società del gruppo Fremantle, in collaborazione con Rai Fiction.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

Arrivate a Linate le salme dei giovani italiani morti a Crans Montana, Fontana “Momento straziante”

MILANO (ITALPRESS) – Sono rientrate oggi in Italia le salme di cinque cittadini italiani deceduti nella tragedia di Crans-Montana. I feretri sono arrivati all’aeroporto di Milano-Linate, lato militare, a bordo di un C-130 dell’Aeronautica Militare decollato in mattinata dall’aeroporto di Sion (Svizzera). Ad accogliere le salme, il presidente del Senato Ignazio La Russa, il sottosegretario all’editoria Alberto Barachini, il Capo del Dipartimento nazionale della Protezione Civile Fabio Ciciliano, il presidente della Regione Attilio Fontana, l’assessore regionale alla Sicurezza e Protezione Civile Romano La Russa, il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale, della Liguria Marco Bucci, il prefetto di Milano Claudio Sgaraglia, sindaco e vicesindaco Milano, Giuseppe Sala e Anna Scavuzzo. Esposto anche il Gonfalone della Regione. Il trasferimento è stato curato dalle autorità svizzere, che hanno accompagnato i feretri dall’obitorio all’aeroporto. Sul volo erano presenti anche due nuclei familiari. Sono rientrati i feretri di Chiara Costanzo e Achille Barosi, entrambi di Milano, Giovanni Tamburi di Bologna, Emanuele Galeppini di Genova e Riccardo Minghetti di Roma, per il quale è stato successivamente disposto il trasferimento a Roma Ciampino.

Le operazioni di rientro sono state coordinate dal Dipartimento nazionale della Protezione Civile, in raccordo con il Ministero degli Affari Esteri e le Regioni interessate. Regione Lombardia ha garantito supporto logistico attraverso mezzi e volontari di Protezione Civile per il trasferimento dei feretri e l’assistenza ai familiari. Sul fronte dei feriti, attivata fin da subito da Regione, l’assistenza sanitaria in collaborazione con l’Ospedale Niguarda di Milano. Restano invece gravi e non trasportabili altri due giovani italiani, ancora ricoverati nelle strutture sanitarie svizzere. “È stato un momento straziante – ha dichiarato il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana -. Ho parlato con i genitori, che hanno dimostrato grande forza ma sono distrutti dal dolore. Ora dobbiamo stringerci intorno a loro, essere vicini e aiutarli ad affrontare questa tragedia che, nonostante siano trascorsi diversi giorni, appare ancora incredibile e inaccettabile”. Il presidente ha poi sottolineato l’impegno della Regione sul fronte sanitario: “con l’Ospedale Niguarda – ha aggiunto – stiamo garantendo la massima assistenza ai ragazzi feriti per salvaguardare la loro vita. Siamo a disposizione per qualsiasi intervento medico necessario e per offrire vicinanza e sostegno alle famiglie in questo momento terribile”.

“Abbiamo attivato immediatamente il sistema di Protezione Civile – ha concluso l’assessore La Russa – mettendo a disposizione mezzi e personale. Sono stati inviati volontari psicologi della Colonna mobile di Protezione Civile lombarda per offrire supporto ai familiari in un momento così difficile. La nostra vicinanza alle famiglie colpite da questa immane tragedia non è solo istituzionale, ma profondamente umana”.

– foto ufficio stampa Regione Lombardia –

(ITALPRESS).

Blitz della Polizia allo Zen di Palermo, sequestrate 4 pistole e oltre mille munizioni

PALERMO (ITALPRESS) – Blitz della Polizia di Stato nel quartiere San Filippo Neri, meglio conosciuto come Zen, a Palermo. La Questura, con l’impiego di circa 100 agenti, ha coordinato un’intensa attività di polizia giudiziaria e di controllo del territorio, attraverso la cinturazione del quartiere che ha consentito di monitorare i transiti in entrata ed in uscita, mediante numerosi posti di controllo e posti di blocco che hanno permesso di identificare un rilevante numero di soggetti. I poliziotti hanno effettuato diverse perquisizioni finalizzate alla ricerca di armi, munizioni ed esplosivi, anche in ragione dei recenti fatti che hanno riguardato il quartiere, con particolare riferimento alla Chiesa di San Filippo Neri.

Le perquisizioni hanno portato al sequestro, in uno scantinato di un edificio limitrofo alla Chiesa, in via Fausto Coppi, di 3 pistole: una modello 85 Auto calibro 9, una modello 85 Auto calibro 8, una marca Bruni modello 92. Inoltre, è stato rinvenuto un caricatore, il calcio di un fucile privo di canna e numerose munizioni, sulla cui natura sono in corso accertamenti. In un altro scantinato del quartiere, in via Pensabene, è stata trovata una cassaforte murata al pavimento, all’interno della quale era custodita un’altra pistola, semiautomatica mono filare, con delle munizioni. Ingente il numero di munizioni trovate che ammontano a circa 1.550 pezzi tra cui munizionamento per kalashnikov, per calibro 9, 12, 16, 7.65, 38, 357, rinvenuti anche sei bossoli calibro 3,57 e sei ogive. Nel corso dei controlli gli agenti hanno sequestrato 16 dosi di cocaina (16,80 grammi) ed un bilancino di precisione. Trovata e riconsegnata al legittimo proprietario anche una moto di grossa cilindrata, in precedenza rubata. Complessivamente, sono state identificate 100 persone, di cui 24 con precedenti di polizia, controllati 61 veicoli, contestate 6 violazioni al Codice della Strada per un importo di 1.200 euro, effettuati un sequestro amministrativo ed un fermo amministrativo e ritirate due carte di circolazione.

– foto screenshot video Polizia di Stato –

(ITALPRESS).

L’insostenibile leggerezza del baccalà

(Articolo di Lucio Panozzo sul baccalà da Vicenza In Centro n.1-2026)

È accaduto, finalmente l’Unesco ci è arrivato e ha attaccato l’ennesima medaglia all’Italia, meritevole di tutte, magari ancora. Ma, come non tutto il male viene per nuocere, è vero anche il contrario, non tutto il bene viene per farci del bene, purtroppo. Cosa può significare patrimonio immateriale dell’Umanità? Mistero. La scena si svolge da Righetti… entriamo e cominciamo a fare il solito casino. Il padrone ci guarda di sottecchi, desideroso di (almeno) farci fuori a colpi di pistola, ma c’è un limite a tutto e se la mette via malvolentieri.
Passano le cameriere, e saltiamo subito antipasto e primo: il baccalà va rispettato. Ordiniamo, intanto, una porzione a testa, riservandoci, se ci soddisfa, una replica generale. Un po’ di tempo per i preparativi, e tutte le cameriere disponibili arrivano
con un grande calderone di polenta caldissima e profumata come di più non si può.
Cominciamo a insalivare, non resistiamo più, ognuno ha fretta di mettere il proprio grugno nel piatto. Anche il pignattone del baccalà aulisce e ci delizia i precordi. Due cameriere impiattano, le altre corrono su e giù a portare i piatti. Dimenticavo: le ragazze ci avevano chiesto di chiudere gli occhi, perché c’era una sorpresa. Pur di fare qualcosa che non ci facesse pensare troppo, tutti avevamo accettato e chiuso gli occhi. Dopo una manciata di secondi i piatti erano davanti a noi e ci titillavano i recettori nasali. Venne l’ordine: “Ok, aprire gli occhi”. Tutti obbedienti, avevamo già la forchetta in mano, ci buttiamo sul piatto e… c’è qualcosa che non va, le luci sono state abbassate appositamente. Sarà uno scherzo? Chi ha provato a portare alla bocca la delizia profumata protesta vivamente. Si accendono le luci e… tutti possiamo constatare che i piatti sono vuoti. Nessuno osa parlare, siamo impietriti. Qualcuno comincia a brontolare, qualcuno comincia con parole pesanti, altri bestemmiano discretamente tra i denti.
Arriva il padrone tutto contento e chiede il silenzio. Comincia a parlare: “Cari clienti affezionati, giorni fa abbiamo ricevuto la notizia che l’UNESCO ha assegnato all’Italia l’ennesima onorificenza: la cucina italiana, tutta insieme, è nominata da ora Patrimonio immateriale (quasi spirituale) dell’Umanità. Noi abbiamo voluto festeggiare a modo nostro l’evento, portandovi il baccalà immateriale e quasi spirituale. Passate pure alla cassa, vi sarà detratta una piccola percentuale per il disturbo, pagherete il 5% in meno del dovuto. Grazie, signori, speriamo di avervi ancora nostri ospiti”. Fine, cioè amen.

Lucio Panozzo