NAPOLI (ITALPRESS) – Importanti novità per il calcolo ISEE nel 2026. Tutti i dettagli nell’intervento dell’economista Gianni Lepre.
sat/gtr
NAPOLI (ITALPRESS) – Importanti novità per il calcolo ISEE nel 2026. Tutti i dettagli nell’intervento dell’economista Gianni Lepre.
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GENOVA (ITALPRESS) – I finanzieri del Comando Provinciale di Genova e i funzionari del Reparto Antifrode dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Genova hanno sequestrato, presso il bacino portuale di Sampierdarena, 2.109 panetti contenenti, al lordo del confezionamento, un quantitativo complessivo di oltre 2 tonnellate di sostanza stupefacente che, a seguito di analisi speditiva effettuata al momento del controllo, è risultata essere cocaina purissima. L’ingente quantitativo era occultato all’interno di 87 sacchi di juta variopinti, avvolti in reti di nylon ed è stato rinvenuto dai funzionari doganali e dai finanzieri all’interno di un container proveniente dal Sud America, partito da uno dei principali porti colombiani.
L’attività è il risultato di un’intensa attività di controllo effettuata sulle rotte commerciali che collegano, tra l’altro, il Sud America con il porto di Genova, che storicamente rappresenta un crocevia dei flussi commerciali per l’Europa. I 2.380 Kg. di sostanza stupefacente sequestrata, qualora immessa sul mercato, avrebbe generato alle organizzazioni criminali ingenti guadagni, per un valore stimato intorno a 1,5 miliardi di euro.(ITALPRESS).
Foto: Ufficio stampa Adm
ROMA (ITALPRESS) – Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, ha convocato per venerdì 30 gennaio, alle ore 10.00, a Palazzo Piacentini, il Tavolo nazionale sul settore automotive.
La riunione – spiega il Mimit in una nota – avrà la finalità di condividere con le parti il ruolo attivo dell’Italia nel processo di revisione del regolamento europeo sulle emissioni CO2, di esaminare la recente proposta di modifica della Commissione Ue – con particolare focus su flotte aziendali e veicoli pesanti – e di approfondire le misure di politica industriale per i prossimi anni.
Al Tavolo sono stati invitati a partecipare le Regioni coinvolte nella produzione di veicoli, le imprese, i rappresentanti delle associazioni di categoria e le organizzazioni sindacali.
– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
di Stefano Vaccara
NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – C’è un filo rosso che lega gli Epstein files fatti uscire a gocce dal Dipartimento di Giustizia, il blitz in Venezuela ora sotto esame del Congresso, le decisioni imminenti della Corte Suprema su dazi e poteri presidenziali, la tragedia di Minneapolis e, soprattutto, la lunghissima intervista concessa da Donald Trump al New York Times nello Studio Ovale. Quel filo rosso è semplice: più Trump è messo alle strette, più rilancia. E più rilancia, più diventa pericoloso.
L’intervista di due ore con quattro giornalisti del New York Times non è casuale. Trump ha costruito la sua carriera politica accusando i media tradizionali di essere “fake news” e nemici del popolo. Eppure, nel momento più delicato del suo secondo mandato, sceglie proprio il giornale simbolo dell’establishment. Non per cercare legittimazione, ma per usare un megafono autorevole e lanciare un messaggio brutale: il limite al suo potere è solo lui stesso.
Quando Trump afferma che l’unico freno alla sua azione come comandante in capo è “la sua morale”, non sta improvvisando. Sta mettendo nero su bianco una visione del potere in cui la legge internazionale vale poco o nulla, i trattati sono strumenti opzionali e le istituzioni multilaterali diventano un intralcio. È lo stesso schema che si ritrova nell’ordine esecutivo con cui Washington ha annunciato il ritiro da decine di agenzie e organismi dell’ONU, svuotando progressivamente di significato il multilateralismo costruito dopo il 1945, senza che dalla leadership delle Nazioni Unite arrivi una vera resistenza politica, ma solo risposte tecniche e finanziarie.
Il contesto è decisivo. Sul fronte estero, l’operazione militare in Venezuela – con la cattura di Nicolás Maduro – ha già acceso una reazione bipartisan al Congresso. Il War Powers Act, rimasto per anni un relitto costituzionale, torna improvvisamente centrale: il Parlamento vuole riprendersi il controllo sull’uso della forza. Trump, invece, rivendica il diritto di colpire ovunque e comunque, riducendo l’intervento a una questione di volontà presidenziale.
Lo stesso vale per le minacce su Groenlandia, Panama, Colombia, Canada: non sono boutade, ma tasselli di una strategia che mette in discussione confini, alleanze e sovranità. Anche sul fronte economico il terreno sotto i piedi del presidente si fa instabile. La Corte Suprema dovrà pronunciarsi sui dazi imposti con poteri emergenziali; il Congresso sembra essersi “risvegliato” e pronto a riprendersi prerogative su tasse, spesa e sanità. Persino la Federal Reserve potrebbe presto sfuggirgli di mano.
È lo scenario classico di un presidente che vede restringersi lo spazio di manovra istituzionale. È in questo clima che va letta la tragedia di Minneapolis. Una donna di 37 anni, Renee Nicole Good, uccisa dai colpi di pistola di un agente dell’ICE mentre cercava di allontanarsi con la sua auto. Il video è pubblico, disturbante e chiarissimo. Eppure Trump non arretra di un millimetro: difende l’ICE, parla di legittima difesa e attacca chiunque osi dissentire. A poche ore dall’uccisione, ha insistito col New York Times che la donna “si è comportata in modo orribile” e avrebbe “investito” l’agente, arrivando a far mostrare il filmato ai giornalisti.
Ma un’analisi del Times ha mostrato che l’auto si stava allontanando, non avanzando verso l’agente. Una ricostruzione che coincide con quella del sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, che ha accusato apertamente Trump di mentire al Paese per giustificare una repressione sempre più militarizzata.
Lo schema è sempre lo stesso. Di fronte a fatti che potrebbero incrinare la narrativa di forza e controllo, Trump rilancia. Non chiarisce: minaccia. Non spiega: polarizza. E lo fa evocando senza esitazioni la Guardia Nazionale, l’Insurrection Act e l’uso del potere militare anche all’interno degli Stati Uniti. L’intervista al Times serve esattamente a questo: normalizzare l’idea che il presidente sia l’arbitro ultimo dei limiti del proprio potere. Trump parla come qualcuno che vuole convincere giudici, parlamentari, governatori e cittadini che resistergli è inutile. Che la legge conta solo “in certe circostanze”. Che l’ordine internazionale può essere smontato pezzo per pezzo, senza conseguenze.
Ma qui sta il paradosso. Più Trump ostenta forza, più emergono segnali di contenimento istituzionale: il Congresso comincia a svegliarsi, la Corte Suprema è chiamata a decidere, mentre nelle città crescono proteste e tensioni. La storia insegna che i momenti più pericolosi non sono quelli di massimo consenso, ma quelli di declino percepito. Quando un leader sente che il terreno gli scivola sotto i piedi, la tentazione di forzare le regole aumenta. Trump quindi avverte, servendosi del New York Times: se qualcosa può fermarlo, non sarà la legge, ma solo la sua “morale”.
La fase attuale è la più rischiosa, perché metterà alla prova la capacità – o l’incapacità – delle istituzioni di reggere l’urto di un presidente autoritario. Perché se è vero che Trump diventa più pericoloso quando è sotto pressione, è altrettanto vero che il futuro della democrazia americana dipende da quanto quelle pressioni riusciranno davvero a contenerlo.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).
di Stefano Vaccara
NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – La risposta del Segretario generale dell’ONU Antonio Guterres alla decisione dell’amministrazione Donald Trump di ritirare gli Stati Uniti da decine di entità e meccanismi delle Nazioni Unite è apparsa misurata e troppo prudente. Una replica improntata alla calma istituzionale, letta ai giornalisti dal portavoce Stéphane Dujarric, che ha evitato qualsiasi scontro diretto sul significato politico di una scelta destinata a colpire il cuore del sistema multilaterale.
Nel briefing dell’8 gennaio al Palazzo di Vetro, la posizione ufficiale dell’ONU si è concentrata soprattutto su aspetti giuridici e finanziari. Il Segretario generale “deplora” la decisione americana e ricorda che i contributi al bilancio regolare e al peacekeeping rappresentano “un obbligo legale previsto dalla Carta delle Nazioni Unite”. Allo stesso tempo, l’ONU assicura che tutte le entità continueranno a svolgere i loro mandati “con determinazione”, indipendentemente dalle scelte di Washington.
Una risposta formalmente ineccepibile, ma politicamente debole. La decisione degli Stati Uniti non riguarda infatti solo il finanziamento di singole agenzie, ma mette in discussione l’idea stessa di cooperazione multilaterale. Colpendo settori come clima, diritti umani, politiche di genere, migrazioni e sviluppo, l’amministrazione Trump non si limita a ridurre il proprio impegno: delegittima apertamente il ruolo dell’ONU come spazio di regole condivise e responsabilità comuni.
Durante il briefing, numerose domande dei giornalisti hanno cercato di spostare l’attenzione dal tema dei fondi al peso politico della scelta americana. Quale impatto avrà sulla credibilità dell’ONU? Che messaggio manda al mondo una potenza fondatrice che tratta le istituzioni internazionali come un sistema “à la carte”? Le risposte di Dujarric sono rimaste ancorate a una linea di gestione prudente: “il nostro lavoro continua”, “andiamo avanti con calma e determinazione”.
Emblematica la reazione alla nostra domanda sul fatto che forse sia arrivato il momento, per Guterres, di parlare direttamente all’opinione pubblica americana. “Se c’è un necrologio per il multilateralismo, potete scriverlo voi. António Guterres non lo scriverà”, ha tagliato corto il portavoce. Una frase che sintetizza l’approccio del Segretario generale: evitare toni allarmistici, non drammatizzare, non trasformare la crisi in uno scontro politico aperto.
Il rischio, tuttavia, è che questa calma venga percepita come timidezza e si sa come Trump reagisca alla debolezza, colpendo ancora più forte. In una fase in cui l’ordine multilaterale viene apertamente messo in discussione, una difesa puramente amministrativa dell’ONU non serve più a salvarla. La partita, sempre più evidente, non si gioca solo nei palazzi diplomatici, ma anche – e forse soprattutto – nell’opinione pubblica, soprattutto degli USA.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).
MESSINA (ITALPRESS) – Nella giornata di ieri, il Comandante della Legione Carabinieri “Sicilia”, Generale di Divisione Ubaldo Del Monaco, ha fatto visita ai Carabinieri delle Stazioni di Tortorici e Capo d’Orlando, accompagnato dal Comandante Provinciale di Messina, Lucio Arcidiacono.
L’alto Ufficiale – recentemente promosso al grado di Generale di Divisione – si è recato dapprima a Tortorici ed è stato accolto dal Comandante di Stazione Francesco Cannizzaro, immergendosi appieno nella realtà dei Nebrodi e manifestando tutta la sua vicinanza ai Carabinieri che vi operano quotidianamente.
La circostanza ha infatti consentito al Generale Del Monaco di sottolineare quanto sia importante – soprattutto per simili Reparti distaccati – incentrare ogni sforzo del servizio d’istituto per contrastare la criminalità organizzata, che si manifesta in molteplici forme e condiziona spesso in modo significativo realtà isolate come quelle che insistono sull’area dei Nebrodi.
Il Comandante della Legione ha poi continuato la sua visita istituzionale recandosi a Capo d’Orlando, dove a fare gli onori di casa è stato il Comandante della locale Stazione, Claudio Bettini, con il quale ha esaminato le peculiarità e le dinamiche anche di quel territorio, in relazione a tutte le attività in corso.
In entrambe le circostanze, il Generale Del Monaco – oltre a rivolgere parole di apprezzamento per la dedizione e lo spirito di sacrificio con cui i militari lavorano ogni giorno – ha incoraggiato tutti nel continuare a operare con determinazione, preservando e consolidando sempre di più la fiducia che i cittadini ripongono storicamente in ciascun Carabiniere.
Inoltre, con riferimento all’assolvimento del servizio, ha sottolineato quanto sia essenziale lo spirito di corpo e l’affetto verso l’Istituzione, che costituiscono un valore aggiunto ogni qualvolta i militari dell’Arma sono chiamati a intervenire in situazioni di difficoltà.
Infine, il Generale ha concluso i suoi incontri con i militari di quelle Stazioni sottolineando la valenza dei servizi di prossimità e della sicurezza percepita dalla popolazione, che continuano a rimanere tra gli obiettivi prioritari che deve perseguire ogni articolazione territoriale dell’Arma. Difatti, tali peculiarità assumono ancora maggiore importanza nei centri più piccoli e remoti della vastissima provincia di Messina, dove il ruolo dei Carabinieri può fare la differenza in termini di rassicurazione sociale e presenza delle Istituzioni.
-Foto ufficio stampa Carabinieri Messina-
(ITALPRESS).
MILANO (ITALPRESS) – L’economia e la finanza a portata di tutti. Nella centocinquantasettesima puntata di Italpress Economy, Claudio Brachino con Giuliano Zoppis affronta i principali temi economici del momento.
sat/gsl
CATANIA (ITALPRESS) – La Squadra a Cavallo, la Squadra Volanti, le Unità di Volo (droni) e la Squadra Mobile della Polizia di Stato di Catania hanno denunciato quindici persone, tutte originarie della provincia di Messina, per aver organizzato una corsa clandestina di cavalli nel territorio di Camporotondo Etneo (CT) e per maltrattamento di animali, ferma restando la presunzione di innocenza degli indagati valevole ora e fino a condanna definitiva.
Domenica scorsa, alle prime luci dell’alba, si è svolta una competizione sportiva tra due fantini al comando di calessi trainati da cavalli, circondati da numerosi motocicli e da autovetture, che a folle corsa seguivano i concorrenti. Poiché le corse clandestine vengono organizzate in zone isolate al fine di evitare i controlli della polizia ed individuare a distanza le volanti per poter far perdere le proprie tracce, i poliziotti, per evitare di farsi notare, hanno impiegato i droni in dotazione alla Questura di Catania e, grazie all’abilità dei due piloti, nonostante le forti raffiche di vento, sono riusciti a monitorare dall’alto il gruppo di organizzatori ed il pubblico. Tutte le fasi della gara sono state riprese dai poliziotti a distanza in modo da poter identificare i partecipanti.
I fantini, circondati da numerosi scooter che suonavano il clacson all’impazzata per sollecitare i cavalli, hanno bloccato tutta la carreggiata e percorso circa 2 chilometri, in gran parte in salita, scortati da autovetture e da due grossi furgoni utilizzati per il trasporto dei cavalli, sottoponendo in tal modo a forte stress gli animali, anche a causa delle energiche frustate a loro date. Non appena i piloti dei droni hanno fornito le coordinate, oltre venti poliziotti hanno raggiunto il luogo della gara.
I poliziotti della Squadra a Cavallo hanno bloccato in sicurezza gli animali per evitare la fuga che avrebbe potuto determinare incidenti con gravi ripercussioni per i medesimi cavalli, mentre gli agenti della Squadra Volanti e della Squadra Mobile hanno bloccato uno dei fantini e tre persone che circondavano l’uomo, esultando per la vittoria.
Gli altri partecipanti alla corsa clandestina sono riusciti inizialmente a fuggire a bordo degli scooter; alcuni di essi avevano i volti travisati e le targhe dei mezzi coperte, stratagemma utilizzato proprio per non essere riconosciuti dai video fatti spesso per vanto dagli stessi partecipanti e poi pubblicati sui social. Ma grazie al tempestivo intervento delle Volanti alcuni sono stati fermati poco dopo. Due di essi sono stati bloccati a bordo di una moto e, mentre il passeggero cercava di coprire la targa con la mano, il conducente ha provato in tutti i modi a far perdere le proprie tracce, accelerando e inchiodando poi bruscamente, mettendo in pericolo l’incolumità dei poliziotti.
Quest’ultimo aveva con sé quasi 5.000 euro in contanti e un “pizzino” con i nomi degli scommettitori; sia il denaro che il pizzino sono stati sottoposti a sequestro in quanto prova dell’organizzazione della gara clandestina. Altri tre soggetti hanno provato a nascondersi nei dintorni, ma, grazie all’uso del drone in dotazione alla Polizia di Stato, sono stati individuati dall’alto unitamente all’altro fantino e al secondo cavallo concorrente.
Con il drone è stato possibile anche individuare uno dei camion utilizzati per la movimentazione dei cavalli, con a bordo ancora i due trasportatori. Tutti i soggetti fermati dalle volanti, tra i quali i due fantini, i due trasportatori e altri undici organizzatori, sono stati accompagnati presso gli Uffici della Squadra a Cavallo per poi essere denunciati all’Autorità Giudiziaria per maltrattamento di animali e per aver organizzato una gara clandestina. Tra loro anche due minori, i quali avevano il ruolo di incitare i cavalli durante la corsa a bordo di uno scooter di grossa cilindrata.
I cavalli, così come appurato grazie al prezioso contribuito del medico del Servizio Veterinari del Dipartimento di Prevenzione dell’ASP di Catania, erano due purosangue inglesi muniti di microchip; gli equidi sono stati sottoposti a sequestro e affidati ad una ditta specializzata che se ne prenderà cura. Inoltre, sono stati sequestrati i due calessi e tutte le bardature utilizzate per la gara, con segni riconducibili a due scuderie del messinese.
La presenza dei cavalieri della Polizia di Stato, specializzati nel settore, ha permesso di effettuare una prima ricostruzione di quanto accaduto: il gruppo, costituito da soggetti originari del messinese, alcuni dei quali con precedenti per reati in materia di corse clandestine, aveva scelto proprio la provincia di Catania per disputare la gara al fine di svolgere la competizione in salita in un luogo isolato e lontano dal paese di origine.
-Foto screenshot video Polizia di Stato-
(ITALPRESS).
VIBO VALENTIA (ITALPRESS) – Le Fiamme Gialle della Stazione Navale di Vibo Valentia, in coordinamento con la Procura di Paola (CS), hanno individuato, lungo il litorale tirrenico cosentino, un‘attività di gestione di rifiuti abusiva. I Finanzieri, nel corso dei servizi di polizia economico – finanziaria svolti, tra le altre cose, anche a tutela, prevenzione e salvaguardia dell’ambiente, hanno riscontrato la presenza di un impianto di lavorazione di rifiuti edili privo di autorizzazioni, nonché un ampio terreno ove venivano depositati ingenti quantità di scarti edili, rifiuti “speciali” non pericolosi.
L’abusivo deposito di inerti, peraltro, è situato in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico, poiché ricadente entro i 300 metri dalla costa, ove, al momento del controllo, erano contenuti circa 5.000 metri cubi di rifiuti.
L’attività si concludeva con il sequestro dell’impianto non autorizzato, del deposito di rifiuti e di taluni automezzi funzionali all’attività illecita, oltre alla denuncia a piede libero del proprietario del terreno e del gestore dell’attività in questione.
-Foto ufficio stampa Guardia di Finanza-
(ITALPRESS).