sabato, Maggio 9, 2026
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Esenzione dal visto rafforza scambi e cooperazione tra Bosnia-Erzegovina e Cina

Un funzionario della Bosnia-Erzegovina ha affermato che la politica di esenzione dal visto del suo Paese con la Cina ha rafforzato la cooperazione nei settori del commercio, dell’economia, del mondo accademico e del turismo. (XINHUA/ITALPRESS)

mec/fsc/mca1

(Fonte video: Xinhua)

Bologna, terminati i lavori di restauro e consolidamento del Portico di San Luca

BOLOGNA (ITALPRESS) – Si sono conclusi i complessi lavori di ripristino strutturale e di restauro scientifico del tratto collinare del Portico di San Luca, il più lungo del mondo, che con i Portici di Bologna è stato riconosciuto Patrimonio mondiale dell’Umanità dall’Unesco nel luglio 2021. Un investimento complessivo di 6 milioni e 850mila euro, di cui 4 milioni e 850mila stanziati dal Presidente della Regione Emilia-Romagna nel ruolo di Commissario delegato alla ricostruzione post sisma 2012, attraverso fondi ministeriali, e 2 milioni finanziati dal ministero della Cultura. Dei fondi stanziati dalla Regione, circa 2,5 milioni sono già stati erogati. Il cantiere ha interessato il tratto che dall’Arco del Meloncello conduce fino al Santuario della Beata Vergine di San Luca, affrontando e sanando i danni causati dal terremoto in Emilia. L’intervento ha rafforzato la capacità della struttura di rispondere a eventuali futuri eventi sismici, coinvolgendo un’estensione di circa 1.800 metri lineari e 341 archi su 658 complessivi. Le opere hanno riguardato la riparazione delle lesioni, il consolidamento strutturale, il rifacimento completo degli intonaci e delle coperture e il recupero delle lunette decorate, con la pulitura e il restauro delle parti pittoriche dei Misteri, restituendo al portico la sua continuità visiva e il suo valore simbolico.

Il restauro è stato presentato questa mattina nella Basilica di San Luca alla presenza del sindaco Matteo Lepore, dell’assessora regionale alle Infrastrutture, Irene Priolo e del cardinale, Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna. Con loro monsignor Remo Resca, vicario arcivescovile della Basilica della Beata Vergine di San Luca, Paolo Bonetti, presidente del Comitato per il Restauro del Portico di San Luca, Fabio Cristalli, responsabile del progetto per l’Arcidiocesi di Bologna, la soprintendente Francesca Tomba, i progettisti e direttori dei lavori Maria Luisa Pischedda e Aldo Barbieri, l’impresa esecutrice rappresentata da Claudio Candini e Olivier Poisson, ispettore Icomos che ha seguito il percorso di candidatura Unesco. “Con la conclusione del restauro del tratto collinare del Portico di San Luca restituiamo alla città e al mondo un bene di straordinario valore, riconosciuto dall’Unesco come patrimonio dell’Umanità e al quale ogni bolognese è fortemente legato – afferma il sindaco Matteo Lepore -. Un intervento che non è solo una risposta ai danni causati dal sisma del 2012, ma un investimento sul nostro patrimonio culturale e paesaggistico e sulla qualità dello spazio pubblico. È il risultato di una collaborazione solida tra istituzioni, Chiesa, tecnici e imprese, che voglio ringraziare perché dimostra come la cura del patrimonio possa diventare motore di coesione”.

“La conclusione dell’intervento sul Portico di San Luca è una storia di rinascita – afferma l’assessore Irene Priolo -: dalle ferite del sisma 2012 al pieno riconoscimento del suo valore universale con l’iscrizione, insieme ai Portici di Bologna, nella lista del patrimonio mondiale Unesco. Il più lungo portico del mondo, che unisce la città al colle e conduce al Santuario della Beata Vergine, torna oggi a essere non solo un capolavoro architettonico, ma il segno concreto di una comunità che ha saputo trasformare la vulnerabilità in forza. La Regione ha sostenuto con convinzione questo progetto: ogni arco riparato, ogni pietra consolidata, ogni affresco riportato al suo splendore racconta la capacità di questo territorio di rialzarsi e di prendersi cura della propria memoria e della propria cultura, valori fondamentali per l’identità e la coesione della comunità”. L’operazione è stata resa possibile dal lavoro del Comitato per il Restauro del Portico di San Luca, composto da Arcidiocesi di Bologna, Santuario della Beata Vergine di San Luca, Comune di Bologna e Quartiere Porto-Saragozza. L’Arcidiocesi di Bologna ha operato come Ente attuatore, sotto il coordinamento del Responsabile unico del progetto. Con la conclusione dei lavori si apre ora una nuova fase, quella della manutenzione programmata e costante, indispensabile per garantire nel tempo la conservazione dell’opera.

Resta inoltre prioritario pianificare nuovi interventi sul tratto di pianura, in ambito urbano, per migliorarne ulteriormente la sicurezza e la fruibilità per cittadine, cittadini e turisti. Entro la fine di gennaio verrà presentata all’Unesco una richiesta ufficiale di modifica dei confini della componente “San Luca”, con la proposta di estendere l’area protetta fino a includere parte del territorio del Comune di Casalecchio di Reno, rafforzando il legame territoriale del sito. Contestualmente verrà richiesto l’inserimento della Torre Garisenda nel sito.

– foto ufficio stampa Regione Emilia-Romagna –

(ITALPRESS).

Blitz al mercato dell’Esquilino di Roma, 280 kg di prodotti alimentari sequestrati

ROMA (ITALPRESS) – Il mercato dell’Esquilino di Roma si è svegliato ieri mattina sotto la lente di un nuovo blitz interforze che ha perimetrato i luoghi simbolo del quartiere. Dalle prime ore della giornata, le Forze dell’ordine hanno presidiato ingressi e vie di accesso, mentre all’interno venivano passati al setaccio banchi, magazzini, lavoratori e merci. L’operazione, coordinata dal Dirigente del Commissariato di zona, ha visto in campo agenti della Polizia Stato e della Polizia Locale, insieme ad operatori della Capitaneria di Porto, dell’ASL e dell’Ispettorato del Lavoro, con controlli incrociati su più fronti: dalla normativa in materia di sicurezza igienico-sanitaria, alla tracciabilità degli alimenti, allo spaccio di sostanze stupefacenti, fino all’immigrazione clandestina. Il protocollo operativo si è sviluppato intorno ad una strategia multitasking, affidata alle privative di ciascuna Forza e Corpo di Polizia, restituendo un bilancio di 280 kg di prodotti alimentari sequestrati e sanzioni comminate per un valore complessivo di oltre 51.000 euro. Per sei attività commerciali è scattata la sospensione della licenza per l’impiego di lavoratori in nero, con contestazioni elevate pari a circa 25.000 euro. Impattanti sono stati anche i risultati sul fronte alimentare: circa 280 kg di prodotti ittici sono stati sequestrati per la distruzione perché privi di etichette e di tracciabilità.

Contestualmente, due titolari di esercizi commerciali sono stati denunciati all’Autorità giudiziaria per gravi violazioni nelle modalità di conservazione degli alimenti, ritenuti alterati e potenzialmente pericolosi per i consumatori. Nel corso dei controlli, agenti della Polizia Locale e tecnici dell’ASL hanno inoltre elevato 16 contestazioni amministrative per occupazioni abusive di suolo pubblico, mancata comunicazione della cessione dell’attività ed irregolarità igienico-sanitarie, irrogando sanzioni per un importo complessivo di circa 5.000 euro. Altre due contestazioni su questo ultimo fronte sono state elevate da personale dell’ASL. La perimetrazione dell’area ha portato anche al ritrovamento da parte degli agenti del Commissariato di P.S. Esquilino di 3 grammi di hashish, sequestrati ad un giovane di origine extracomunitaria, per il quale è scattata immediatamente la denuncia all’Autorità giudiziaria. Complessivamente, solo nella giornata di ieri, sono oltre 800 le persone identificate lungo il quadrante Esquilino-Viminale, grazie all’attività di controllo del territorio svolta dai Commissariati di zona e dal Compartimento di Polizia Ferroviaria. Sei di queste, prive di documento identificativo, sono state accompagnate presso l’ufficio immigrazione, dove, all’esito degli adempimenti di rito, cinque cittadini extracomunitari sono stati colpiti da provvedimento di espulsione, tre dei quali con contestuale trasferimento presso il CPR di Ponte Galeria. Sono stati sottoposti a verifiche anche i veicoli commerciali utilizzati dagli imprenditori che operano all’interno del mercato di Esquilino, con la contestazione di 23 sanzioni per violazione del codice della strada per un totale complessivo di oltre 2.000 euro.

– foto ufficio stampa Polizia di Stato –

(ITALPRESS).

Il Comune di Palermo riacquisisce i locali dell’ex sede dell’Urbanistica comunale in piazzetta della Pace

PALERMO (ITALPRESS) – Il Comune di Palermo ha riacquisito il primo piano di un edificio in piazzetta della Pace. Si tratta di locali occupati abusivamente e che in passato ospitavano gli uffici dell’Urbanistica comunale. L’intervento é stato effettuato dal personale dall’assessorato all’Emergenza abitativa, con il supporto della polizia municipale, del canile municipale e degli agenti della Polizia di Stato e si é svolto in maniera volontaria da parte degli occupanti anche grazie al supporto del servizi sociali comunali. Adesso – come si legge in una nota dell’assessorato – in questi locali saranno attivati dei servizi di prossimità destinati al territorio che si aggiungono a quelli di prossimità sanitaria e sociale e di dormitorio pubblico attivi al piano terra della struttura. In base a una direttiva del sindaco Roberto Lagalla – si continua a leggere nella nota – una parte degli spazi idonei potrà inoltre essere utilizzata per fronteggiare l’emergenza freddo a favore delle persone senza fissa dimora. “Questa operazione – commenta Lagalla – ha un valore duplice e fondamentale. Da un lato il Comune si riappropria di un immobile pubblico, restituendolo alla comunità e destinandolo a servizi essenziali per il territorio; dall’altro si afferma con forza il principio della legalità, contrastando occupazioni abusive e attività illecite che prosperano sulla fragilità delle persone. È un percorso che proseguiremo con determinazione, per tutelare il patrimonio pubblico e garantire che venga utilizzato esclusivamente per finalità sociali e collettive”.

Dopo il Collegio della Sapienza alla Kalsa, Palazzo La Rosa in via Alloro e l’ex delegazione di San Giovanni Apostolo al Cep – afferma l’assessore all’Emergenza abitativa Fabrizio Ferrandelli – continua l’opera del Comune di Palermo di riappropriazione di immobili pubblici occupati abusivamente, sottraendoli a possibili usi illegali, recuperando progressivamente il controllo sul patrimonio comunale e restituendo questi luoghi a funzioni sociali e di utilità per la collettività”. Poi Ferrandelli sottolinea che “Le operazioni si sono protratte per diverse ore, rendendo necessario l’intervento delle forze di polizia e lo svolgimento di rilievi approfonditi, anche in relazione alla possibile presenza, nel corso degli anni, di attività illecite all’interno dei locali. Non si esclude, infatti, che l’immobile fosse divenuto teatro di spaccio di sostanze stupefacenti e di un vero e proprio mercato sommerso, basato su forme di affitto illegale delle stanze degli ex uffici, a danno di cittadini fragili”. “Un ringraziamento particolare – conclude l’assessore – va alla polizia municipale, all’assessorato del Patrimonio, all’assessorato alle Attività sociali e alle forze della Polizia di Stato che, tempestivamente attivate, hanno garantito sicurezza e un’efficace regia delle operazioni”.

– foto ufficio stampa Comune di Palermo –

(ITALPRESS).

La Fondazione Teatro Massimo cerca nuovi spazi per lo sviluppo delle attività. Pubblicato un avviso

PALERMO (ITALPRESS) – Nonostante sia il teatro più grande d’Italia e il terzo in Europa per dimensioni, il Teatro Massimo di Palermo non basta più a contenere l’aumento costante delle attività della Fondazione. I risultati delle ultime stagioni, con un incremento notevole della partecipazione di pubblico e il successo dei complessi artistici, hanno confermato il ruolo centrale del Teatro nel panorama nazionale, portando la programmazione verso una crescita straordinaria. Dalle grandi produzioni liriche e sinfoniche ai progetti dedicati ai giovani, agli studenti e ai nuovi pubblici, la sede storica di Piazza Verdi è ormai insufficiente.

La necessità di nuovi spazi non è dunque una semplice questione logistica, ma il segno tangibile di una vitalità che impone di trovare nuove “case” per le prove, le produzioni e le attività educative. Tale ampliamento permetterebbe inoltre di migliorare le condizioni lavorative di tutte le maestranze, rispondendo positivamente anche alle sollecitazioni delle organizzazioni sindacali circa l’adeguamento degli spazi ai carichi produttivi e alla qualità artistica richiesta. Per questa ragione, è stato pubblicato sul sito della Fondazione un avviso pubblico per un’indagine esplorativa finalizzata alla locazione di un nuovo immobile nel Comune di Palermo: un invito affinché si facciano avanti soggetti capaci di offrire spazi adeguati a un polo culturale in continua espansione.

L’obiettivo è duplice: rafforzare la capacità produttiva del Teatro e, soprattutto, investire con decisione sulle nuove generazioni. È fondamentale, infatti, dare una sede stabile alle attività di studio e prove dell’Orchestra e del Coro, ai progetti di formazione e ai laboratori sperimentali che rappresentano il futuro del talento siciliano. La ricerca di nuovi spazi si inserisce così in una visione di sviluppo sostenibile capace di coniugare eccellenza artistica e responsabilità sociale, rendendo il Teatro sempre più aperto, inclusivo e radicato nel tessuto urbano. L’immobile ricercato dovrà rispondere a specifiche caratteristiche tecniche per poter ospitare le diverse attività laboratoriali e produttive.

– foto ufficio stampa Teatro Massimo –

(ITALPRESS).

Turismo Magazine – 10/1/2026

ROMA (ITALPRESS) – In questa edizione:
– Italia al top in Europa per le vacanze invernali
– Il viaggio cambia volto tra intelligenza artificiale ed esperienze su misura
– Cresce il turismo congressuale
mgg/azn

La vicesindaca di Crans Montana “Chiediamo scusa per le mancanze sui controlli”

CRANS MONTANA (SVIZZERA) (ITALPRESS) – “Chiediamo scusa a tutte le famiglie in lutto e che soffrono”. Così la vicesindaca di Crans Montana, Nicole Bonvin Clivaz, a dieci giorni dalla tragedia di Capodanno al “Le Constellation”, ha riconosciuto gli errori e le mancanze del Comune che l’inchiesta in corso dovrà chiarire. Queste parole, pronunciate nel corso di un’intervista all’emittente svizzera RTS, giungono anche a seguito delle polemiche per le mancate scuse del sindaco, Nicolas Feraud, nella conferenza stampa del 6 gennaio. “Oggi è il momento di chiedere scusa: a volte, nella foga del momento, si è goffi – ha spiegato – Non è comune vivere una situazione come questa. Ci è voluto davvero tanto coraggio per affrontarla. E ne avremo bisogno ancora”. Bonvin Clivaz ha quindi riconosciuto le responsabilità del Comune, in particolare per la mancanza di controlli nel locale dal 2020. “Siamo responsabili di questa supervisione – ha ammesso -. L’indagine ci dirà perchè si sono verificate queste carenze. Al momento non abbiamo risposte vere”.
Nessuna ipotesi di dimissioni del Consiglio comunale all’orizzonte. “La questione è del tutto fuori discussione, anzi. Stiamo lavorando instancabilmente – ha ribadito la vicesindaca -. Riceviamo email offensive ogni giorno in Consiglio comunale. Ma è comprensibile, è normale. Correggeremo. Abbiamo commesso un errore, ora faremo la cosa giusta”.

– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

La vicesindaca di Crans Montana “Chiediamo scusa per le mancanze sui controlli”

CRANS MONTANA (SVIZZERA) (ITALPRESS) – “Chiediamo scusa a tutte le famiglie in lutto e che soffrono”. Così la vicesindaca di Crans Montana, Nicole Bonvin Clivaz, a dieci giorni dalla tragedia di Capodanno al “Le Constellation”, ha riconosciuto gli errori e le mancanze del Comune che l’inchiesta in corso dovrà chiarire. Queste parole, pronunciate nel corso di un’intervista all’emittente svizzera RTS, giungono anche a seguito delle polemiche per le mancate scuse del sindaco, Nicolas Feraud, nella conferenza stampa del 6 gennaio. “Oggi è il momento di chiedere scusa: a volte, nella foga del momento, si è goffi – ha spiegato – Non è comune vivere una situazione come questa. Ci è voluto davvero tanto coraggio per affrontarla. E ne avremo bisogno ancora”. Bonvin Clivaz ha quindi riconosciuto le responsabilità del Comune, in particolare per la mancanza di controlli nel locale dal 2020. “Siamo responsabili di questa supervisione – ha ammesso -. L’indagine ci dirà perché si sono verificate queste carenze. Al momento non abbiamo risposte vere”.

Nessuna ipotesi di dimissioni del Consiglio comunale all’orizzonte. “La questione è del tutto fuori discussione, anzi. Stiamo lavorando instancabilmente – ha ribadito la vicesindaca –. Riceviamo email offensive ogni giorno in Consiglio comunale. Ma è comprensibile, è normale. Correggeremo. Abbiamo commesso un errore, ora faremo la cosa giusta”.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

La questione Groenlandia e il disegno neo-imperiale di Trump

di Vincenzo Petrone (*)

ROMA (ITALPRESS) – I diplomatici di tutto il mondo conoscono a memoria la frase di un loro collega, che rappresentava Sua Maestà britannica presso la Serenissima agli inizi del 1600, Lord Henry Wotton. Questi definì la figura dell’Ambasciatore come quella di “un gentiluomo inviato all’estero per mentire, a beneficio del suo Governo”. Il Segretario di Stato Marco Rubio, prestato alla diplomazia dalla politica interna americana, probabilmente proprio questo si accinge a fare, magari con meno eleganza, quando in Danimarca la prossima settimana, parlerà di Groenlandia con i diretti interessati, i fedeli alleati danesi e i pacifici groenlandesi. Rubio ha annunciato loro che Washington vorrebbe comprare la loro gigantesca isola ghiacciata e non escluderà, in caso di rifiuto, che l’America possa passare alle vie di fatto.

Lord Wotton sorriderà garbatamente nella sua tomba perché Rubio in Danimarca e in Groenlandia andrà a raccontare una mezza bugia che poi naturalmente illustrerà ai giornalisti come l’ennesimo successo della risolutezza del suo Presidente. E cioè ai microfoni racconterà al mondo che l’America ha ottenuto che la base americana di Pituffik, già esistente ed operativa da decenni in Groenlandia, venga ampliata e magari se ne costruiscano altre simili in diverse località’ della sconfinata costa della Groenlandia, meglio se sarà la NATO a pagare il costo del nuovo investimento e dei nuovi oneri. Presumibilmente il Segretario di Stato sorvolerà sul fatto che in realtà, Pituffik fu costruita segretamente nel 1951 in base ad un Trattato tuttora vivo e vegeto, stipulato tra Stati Uniti e Danimarca, dopo che la Danimarca aveva rifiutato la proposta americana di comprarsi l’isola.

E quel Trattato statuisce già da un pezzo che gli USA possono “costruire, installare e gestire basi militari in Groenlandia” e possono “controllare i movimenti in Groenlandia di navi, aerei e qualsivoglia altra imbarcazione”. Nella Base di Pituffik, l’Air Force fa già attività di sorveglianza spaziale e di allerta missilistica. E adesso farà molto di più. Ma allora, perché mai da Washington arriva tanto rumore sulla Groenlandia, se come accade di solito, basterebbe mettere riservatamente intorno al tavolo della NATO gli Ambasciatori dei Paesi che ne sono membri per far loro approvare in un baleno un piano di infrastruttura e di monitoraggio dell’Alleanza in Groenlandia per scongiurare il rischio di una invasione di navi spia battenti la bandiera della Cina o della Russia?

Tutti acconsentirebbero, noi italiani per primi, come ha di fatto annunciato con grande intelligenza la nostra Presidente del Consiglio quando ha affermato pochi giorni fa che il problema della Groenlandia va affrontato nel contesto dell’Alleanza. Ed è urgente farlo adesso perché le rotte dell’estremo nord dell’Atlantico sono divenute vitali per la sicurezza della NATO, come conseguenza della navigabilità crescente del Mar Artico. Europei e americani saremmo tutti contenti e i poveri danesi pagherebbero volentieri con noi e gli alleati tutti i costi delle nuove Basi. E allora perché tanto rumore? La risposta a questa domanda è abbastanza semplice e banale. D’altronde, nel fiume di esternazioni di Trump ai giornalisti e sui social, questa risposta si intravede. A condizione di guardar bene il contesto americano di oggi, pur nella nebbia delle comunicazioni martellanti circa il petrolio del Venezuela che spetta all’America, gli alleati Nato che sono degli ingrati, il Canada che si ostina a restare un grande Paese sovrano. E via dicendo.

Significativamente, tra una minaccia e una iperbole Trump ai microfoni ha anche detto testualmente “dobbiamo assolutamente vincere le elezioni di mid term a novembre, altrimenti i Democratici troveranno il modo di incriminarmi”. Poteva aggiungere anche che sono parecchi i giudici distrettuali che tornerebbero volentieri a riaprire in qualche modo i fascicoli dei 32 reati per i quali Trump poteva essere processato se non fosse stato eletto alla Presidenza. Quello che alla stampa Trump non poteva dire esplicitamente è che se nell’economia americana le cose restano come sono oggi e come sembrano proiettarsi nei prossimi mesi, il Partito Repubblicano le elezioni di Novembre può già darle pressoché per perse. E con esse la maggioranza di blocco nel Congresso a protezione del Presidente.

Eppure, il suo primo anno di Presidenza, il 2025, si era aperto con l’aspettativa che la Borsa americana avrebbe fatto segnare aumenti pari ad un multiplo di quelli che potevano realizzare le borse europee e quelle asiatiche. E invece al rendiconto di fine anno 2025, Wall Street aveva incrementato i suoi indici di poco più di un modesto 5% contro gli eccellenti risultati registrati in Asia, per esempio a Seoul con il 76%, e in Europa, per esempio a Madrid col 49%e a Milano col 31%. Nello stesso anno, il dollaro ha perso l’11% sull’Euro e ancora altro terreno sta perdendo costantemente quest’anno. E l’esperienza insegna che quando il dollaro si svaluta le Borse del resto del mondo corrono più veloci di Wall Street. Ma quello che ancor più preoccupa il Presidente americano ai fini delle elezioni di Novembre è la “affordability crisis”, ossia la costante e inarrestabile riduzione della capacità di consumo, che sta rendendo la vita veramente molto difficile per il ceto medio-basso americano, nel quale oltre un terzo delle famiglie spende ormai il 95% del proprio reddito solo per acquistare alimenti e combustibili e pagare le polizze assicurative.

E viene da chiedersi cosa potrebbe accadere sul piano finanziario, se in questi 9 mesi che ci separano dalle elezioni mid-term, si riducesse in maniera rilevante il fiume di 1,36 trilioni di dollari di risorse che europei ed asiatici hanno investito l’anno scorso, sui titoli azionari quotati a Wall Street e sui Bonds del Tesoro, salvando tra l’altro la bilancia dei pagamenti americana. Quel fiume di denaro si attendeva una remunerazione che l’anno scorso non ha ricevuto e potrebbe dirigersi altrove almeno in parte. In politica interna, il “catch 22”, il dilemma senza soluzione che incombe su Trump mentre promette di far finalmente tornare grande l’America nel mondo, si può provare a sintetizzarlo in pochi concetti consequenziali.
Ossia, se perde le elezioni di novembre, il giorno dopo Trump diventa un bersaglio per il Congresso e per i giudici. Ma per non perdere le elezioni, l’Amministrazione deve rinunciare a ripristinare rigore nei conti pubblici e soprattutto deve imporre al prossimo Presidente della Banca Centrale che lo stesso Trump nominerà in maggio, di continuare a ridurre i tassi di interesse sebbene già da 55 mesi in qua, il tasso inflazionistico negli USA resti sopra il livello del 2% che è l’obbiettivo storico ottimale della FED.

Ma poniamo il caso che la nuova Presidenza FED dia retta a Trump e dunque rinunci a riportare l’inflazione sotto il 2%. E mettiamo che come lo stesso Trump ha già annunciato di voler fare il Tesoro, decida di elargire sussidi nella misura di 2000 dollari a persona a tutti indistintamente gli americani. In tal caso, tutto fa temere che la fiducia degli investitori internazionali nella prospettiva di stabilità finanziaria degli Stati Uniti potrebbe incrinarsi seriamente per la prima volta. E quei 1,36 trilioni di investimenti dall’estero ricevuti nel 2025 si ridurrebbero fortemente, i tassi sui Bonds del tesoro di conseguenza salirebbero, e il deficit di bilancio sfonderebbe il già elevato 6% attuale rispetto al Pil. Il Congressional Budget Office già quest’anno ha definito “insostenibile” il livello del deficit. Da ultimo, i mercati potrebbero prendere sul serio l’annuncio del Presidente di voler portare nel 2027 a 1,5 trilioni di dollari il bilancio della Difesa, un livello astronomico di spesa anche difficile da realizzare viste per esempio le pessime condizioni della cantieristica militare americana e l’overbooking nell’industria missilistica che già oggi impedisce all’America di mandare all’Ucraina tutte le armi anti aeree che gli europei sono pronti ad acquistare per conto di Kiev.

Il combinato disposto di tutte queste considerazioni è che gli Stati Uniti potrebbero rapidamente incorrere in una ondata di vendite sui titoli azionari e obbligazionari. Questo costringerebbe Trump a fare esattamente l’opposto di quello che invece gli serve fare per salvarsi dalla sconfitta elettorale. Il Presidente dovrebbe tagliare la spesa ed accentare che la FED aumenti i tassi di interesse. Questo normalmente accade in tutto il resto del mondo in condizioni analoghe. Senza volerlo, Trump potrebbe decretare quest’anno la fine dell’”excepcionalism” storico di cui godono gli Stati Uniti. Solo che egli lo ha interpretato come una licenza assoluta di fare quel che vuole, come vuole e dove vuole, sia in America che fuori dai confini. Il problema è che una crisi economica americana la pagheremmo molto cara anche noi in Europa come è sempre accaduto, dal 1929 al disastro del 2007-2008 della Lehmann Brothers.

Ancor peggio, sul piano politico e di sicurezza internazionale, il rischio e’ che Cina e Russia possano interpretare queste divagazioni neo imperiali del Presidente degli Stati Uniti come un implicito consenso a comportamenti speculari russi e cinesi in Europa e in Asia. Dopo tutto anche loro sono grandi paesi ed hanno per questo diritto ai loro progetti neo imperiali.
E sarebbe un pasticcio dagli esiti non prevedibili. “Ci penseremo domani, domani…”, diciamo noi in Europa. Un po’ come faceva la splendida e malinconica Scarlett di “Via col Vento”. Intanto, nell’immediato la sfida di Macron di Merz e della Meloni e’ quella di contenere Trump e mantenerlo impegnato a sostegno degli europei in Ucraina e nella NATO. Almeno per altri 3-5 anni, il tempo necessario per portare a massa critica il riarmo europeo e la ripartenza dell’industria europea. Non c’è altra scelta.

(*) ambasciatore

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).