ROMA (ITALPRESS) – “In questi giorni si è discusso se il semestre che abbiamo qualificato come tale lo sia effettivamente: si parte dal primo settembre, i primi appelli ci sono stati il 20 novembre, i secondi appelli a dicembre. La graduatoria sarà completata il 12 gennaio: a partire da quel giorno, tutti gli studenti e le studentesse inseriti in graduatoria avranno contezza della loro sede di destinazione a seconda del modo in cui si sono posizionati con gli esami sostenuti – che non sono più test ghigliottina, ma esami di profitto – ed entreranno in graduatoria con 3 voti pieni, 2 voti pieni e un debito formativo, un voto pieno e 2 debiti formativi che verranno escussi non a livello nazionale, ma nei singoli atenei di assegnazione”. Così la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, durante l’informativa urgente sullo stato di avanzamento della nuova modalità di accesso ai corsi di laurea in medicina, odontoiatria e veterinaria in Aula alla Camera.
“Questa riforma è un processo a tre fasi. Abbiamo superato una fase e mezzo, abbiamo fatto due appelli con esami di profitto, abbiamo acquisito il risultato finale degli esami di profitto che saranno inseriti in una graduatoria. Tutti i 24.026 posti della graduatoria saranno riempiti entro il 28 di febbraio, con voti pieni o con debiti formativi. Non ci saranno esclusioni. Nessuno rimarrà a piedi, non sono previsti studenti che perdono l’anno”.
(Articolo di Federica Zanini su Marco Martalar da VicenzaPiù Viva n. 303, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr).
Itinerario tra Vicentino e Trentino sulle orme delle monumentali, splendide opere che lo scultore di Mezzaselva di Roana ha realizzato utilizzando radici, cortecce e legna degli alberi abbattuti rovinosamente dalla furia della tempesta Vaia. Animali reali e mitologici che paiono vivi e che in effetti sono un inno alla rinascita dopo la distruzione.
Ora che lo spettacolo del foliage si è dissolto, è il caso di dirlo, come le foglie al vento, accanto a conifere sempreverdi sono, come statue contorte, tronchi dormienti e rami nudi ad attirarci nei boschi. Il periodo ideale per intraprendere, a cavallo tra Veneto e Trentino, un itinerario unico alla scoperta di altre statue, vere e proprie sculture d’autore, ispirate al mondo animale e mitologico e create sempre col legno, ma quello martoriato dalla tempesta Vaia.
A concepirle e realizzarle, come arabe fenici che risorgono non dalle ceneri ma comunque da una tragedia, è Marco Martalar (www.martalar.it, FB Martalar scultore, IG @martalar_scultore), scultore che trae ispirazione dai boschi e dalla forte natura dell’Altopiano di Asiago, dove vive e lavora, ma che, in un progetto di rinascita dalla tempesta Vaia -quella che a fine 2018 ha devastato, tra gli altri, il patrimonio forestale delle nostre montagne-, ha punteggiato dei suoi capolavori lignei un territorio vasto tra le Province di Vicenza e di Trento.
Più qualche incursione nel Bresciano e nel Veneziano e alcune sculture itineranti.
Se, come talvolta accade, qualcuno ne ha sentito parlare solo per essere, suo malgrado balzato alle cronache quando, nell’estate 2023, il suo Drago alato a Lavarone fu ridotto in un mucchio di cenere da un vile incendio doloso, per poi risorgere un anno dopo grazie alla caparbietà dell’artista con l’appellativo di Drago Vaia Regeneration, beh è ora di rimediare.
Non lontano da Vicenza, sconfinando in Trentino (www.visitrentino.info), vi aspetta un intero zoo firmato Martalar.
Prima di puntare alle montagne, un piccolo assaggio del suo genio e del suo stile si può avere a San Pietro in Mussolino, dove la gigantesca Ape Vaia ricorda l’importanza di questi insetti laboriosi per il pianeta. Ora siamo pronti per salire in quota.
Prima tappa, ovvio, è la montagna dei vicentini, l’Altopiano.
Forse senza attribuirlo a Martalar, avrete certamente fatto caso al Gallo di Gallio, ben piazzato sulle zampe davanti al Municipio a simboleggiare la rinascita dopo la tempesta (altro che Leopardi!). Peccato che, ironia della sorte, di recente un forte vento abbia fatto cadere il gallo e la stupidità umana lo abbia abbandonato in un campo a marcire, tra il disappunto dell’autore e le polemiche politiche.
Alla sua terra l’artista ha però dedicato anche la possente Aquila che, seppure ufficialmente per un soffio già su suolo trentino, dal suo cocuzzolo domina con le ali spiegate la piana di Marcesina e osserva, ancora evidente, la devastazione di Vaia, quasi a sbeffeggiarla.
Proseguendo tra le montagne trentine ecco poi il Grifone del Tesino (che tra l’altro nelle sue fattezze di metà aquila e metà leone simboleggia la fusione tra Trentino e Veneto), in posizione panoramica sull’omonima conca, l’Orso del Pradel, sopra Molveno, il muscoloso
Cavallo Haflinger di Strembo (Val Rendena, Giudicarie), omaggio a quello che per i contadini un tempo era come il trattore dei giorni nostri, slanciato sulle due zampe all’interno del Parco Giorgio Ducoli.
E poi ancora, la Lupa del Lagorai nei pressi di Vetriolo (Valsugana), la più alta stazione termale d’Europa, e il Cervo a Millegrobbe sull’Alpe Cimbra.
Sulle sponde del Lago di Santa Giustina, nel Parco delle Plaze, invece, l’ultimo arrivato, inaugurato lo scorso marzo: il Radicosauro, figlio sempre di Martalar, ma non più di Vaia. A comporlo questa volta sono radici e legname restituiti alla spiaggia dalle acque del lago.
L’arte non ha confini, ma se doveste esser colti da un impeto di campanilismo, lasciato il Trentino, nel vostro Veneto potete ammirare altre opere firmate Martalar: il Cervo di Fertazza, nelle Dolomiti di Zoldo (BL), un Leone Alato a Jesolo, un altro a Fratta di Tarzo (TV), tra le colline del Prosecco, davanti al Lago di Revine.
Da non dimenticare, infine, che Martalar è l’ideatore di SelvArt-Parco Arte Natura realizzato nel bosco di Kantrega, a Mezzaselva di Roana. Perfetto per una gita fuori porta all’insegna della land art, lungo un percorso ad anello aperto e gratuito propone installazioni rigorosamente realizzate con materiali naturali e perfettamente integrate nell’ambiente. Opere, come quelle di Vaia, destinate già nel concetto che le origina a essere consumate (o plasmate?) dal tempo e le intemperie. In un ciclo vitale… naturale. Come il talento di Marco Martalar.
(Articolo di Federica Zanini sul teatro Roi da VicenzaPiù Viva n. 303, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr).
Prima che si accendano i riflettori sul suo centenario, il prossimo anno, siamo
andati a scovare un altro dei piccoli teatri-gioiello del Vicentino, che brillano sì di luce propria (nel vero senso della parola, visto che contano solo sulle proprie forze), ma che meriterebbero maggior fulgore. Siamo a Monticello Conte Otto, frazione Cavazzale, e le porte che andiamo a schiudere sono quelle del Teatro Roi, originariamente intitolato Dopolavoro Roi.
Lo avevamo “incrociato” già il mese scorso, il Marchese Roi, tra i sostenitori economici del Teatro San Marco a Vicenza.
L’ampio palco è il più grande dell’intera Provincia di Vicenza
Qui però impariamo a conoscerlo meglio e a cogliere la lungimiranza e genialità del personaggio. Pietro Roi, originario della Carnia, trasferitosi prima a Sandrigo (1823) e poi a Vicenza (1835) lavora e commercia canapa. Ma il primo industriale della stirpe sarà il figlio Giuseppe, che ammoderna e amplia il canapificio, con sedi a Vicenza, Vivaro, Cavazzale e Debba. Alla sua morte, nel 1889, le sue proprietà vengono divise tra i figli (nati dal matrimonio con Teresa Fogazzaro, primogenita del letterato), ma a portare avanti le idee e lo spirito del padre sarà il suo omonimo, detto Gino, titolato Marchese nel 1901, sindaco di Vicenza nel 1906 e padre di Giuseppe Roi, detto Boso, nato nel 1924, pronipote di Fogazzaro e ultimo mecenate di Vicenza, morto nel 2009. Tornando a Gino, da uomo
illuminato segue l’esempio dei Marzotto e dei Rossi e crea la sua città sociale, che prevede tra i servizi agli operai anche attività di svago per il dopolavoro e, tra queste, nientemeno che un teatro.
La Compagnia Astichello inaugura il teatro dopo il restauro concluso nel 2019
Un’idea all’avanguardia, che diventa realtà nel 1926. A causa della morte di Gino proprio allora, viene però inaugurato nel 1929, lo stesso anno dei Patti Lateranensi, quando, tanto per capirci, il demonio era il comunismo, in Italia il socialismo, e si faceva sempre più strada il fascismo.
Galliano Rosset realizza direttamente sul palco le scenografie
Per “distrarre” i suoi operai e le loro famiglie, Roi fa realizzare un teatro innovativo, che allora conteneva (un po’ stipate) fino a 500-600 persone e che può ancora vantare il palco più grande di tutta la Provincia di Vicenza. Questo per quanto riguarda la struttura in sé, ma il Teatro Roi è molto più di un bell’esempio di architettura: voluto per essere la casa di tutti e centro culturale ad ampio spettro (Roi era tra i dirigenti dell’OND-Opera Nazionale del Dopolavoro), comincia ad aprirsi a diverse attività, con impianti sportivi (e persino un tetto-terrazza per ginnastica all’aria aperta), una prestigiosa scuola di ricamo interna e un salone da ballo. Senza tralasciare di coltivare e specializzare l’offerta artistica, avvalendosi
di collaborazioni qualificate e di prestigio, come quella di Primo Piovesan ed Emanuele Zuccato. Cominciano così ad arrivare diversi premi in seno alle Filodrammatiche del Triveneto. Come sempre, però, su tanta vivacità ecco calare la ghigliottina della Seconda Guerra Mondiale: i giovani attori reclutati e il teatro trasformato in alloggio per i soldati tedeschi che presidiavano la stazione ferroviaria di Cavazzale. Nel dopoguerra un’illusione di ripresa, ma gli attori sono, se non morti, invecchiati e negli anni 50 la crisi si abbatte sul teatro così come sul canapificio, indebolito dall’arrivo dei tessuti sintetici.
Il foyer ccon busto alla memoria del Marchese Roi, dono dei suoi operai
Per salvare il gioiellino, il Marchese Roi cede il teatro alla parrocchia. Peccato che all’epoca la Chiesa non vedesse di buon occhio la recitazione, considerata causa di perdizione. Fino agli anni 70, quindi, il Roi diventa solo cinema. Persa la sua vitalità iniziale e acquisiti anni sulle spalle, la struttura viene presto abbandonata perché vetusta.
Ed ecco che nel 2019, dopo un oculato restauro durata vent’anni e a dieci lustri dalla chiusura, il Teatro Roi è tornato a splendere. E a coinvolgere la comunità che lo ha sostenuto, nel pubblico e nel privato.
A gestirlo è la locale, apprezzata Compagnia Teatrale Astichello (www.compagniateatraleastichello.it), che cura una rassegna autunnale (in corso fino ai primi di dicembre) e una invernale, con propri spettacoli, ma anche con quelli di altre produzioni, spesso provenienti dal Festival Maschera D’Oro di Fita. Va svelato, infatti, che il direttore artistico (e regista) della Compagnia -Aldo Zordan- è vicepresidente nazionale della Federazione Italiana Teatro Amatori.
Ma soprattutto presidente della Compagnia è quel poliedrico, intenso Galliano Rosset, storico e artista che da sempre vive (benissimo) della passione per Vicenza, le sue tradizioni e la sua cultura, noto per le sue illustrazioni e incisioni, autore delle enormi scenografie (8×4 metri) e dei manifesti del Roi e maestro che mi ha onorata dei suoi racconti sul Roi (e molto altro).
PALERMO (ITALPRESS) – “Ogni volta che vengo qui per me è un momento di gioia incredibile”. Così Pasqualino Monti, amministratore delegato del Gruppo Enav, a margine dell’incontro “Noi, il Mediterraneo”, al Marina Convention Center, a Palermo. “Come ho trovato lo stato di avanzamento dei lavori? Bene. Siamo un po’ in ritardo, forse sull’opera sulla quale io sono commissario, che è quella sull’interfaccia. Abbiamo avuto problemi con l’acciaio, sapete che è un tema nazionale, è un tema internazionale, però adesso abbiamo tutti i materiali a terra, si tratta soltanto di correre per definire l’opera, per finirla. Siamo molto fiduciosi che possa avvenire, spero, prima dell’estate. Poi sul bacino si lavora H24, lì siamo perfettamente nei termini, anzi siamo fiduciosi del fatto che fra tre anni ci sarà un bacino collaudato nel quale, come da impegno, le compagnie da crociera potranno costruire meravigliose navi”. xd6/vbo/mca3
ROMA (ITALPRESS) – Con il bando Isi 2025, pubblicato oggi in Gazzetta ufficiale, l’Inail rafforza ulteriormente il proprio sostegno alle aziende che scelgono di investire in prevenzione, mettendo a disposizione del sistema produttivo italiano altri 600 milioni a fondo perduto per la realizzazione di progetti di miglioramento della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. I fondi sono suddivisi in cinque assi di finanziamento, differenziati in base ai destinatari e alla tipologia dei progetti che saranno realizzati.
Per il primo sono stanziati 105 milioni, suddivisi in 93 milioni per la riduzione dei rischi tecnopatici (asse 1.1) e in 12 milioni per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale (asse 1.2). Il secondo, al quale sono destinati 175 milioni, è dedicato alla prevenzione dei rischi infortunistici, come quelli derivanti dalle cadute dall’alto, dalle lavorazioni in spazi confinati e/o sospetti di inquinamento e dall’utilizzo di macchinari obsoleti. Il budget del terzo asse, per la rimozione di materiali contenenti amianto, è di 140 milioni, mentre sono 90 quelli del quarto, riservato agli interventi connessi alle lavorazioni di specifici settori di attività, tra cui rientra la ristorazione. I 90 milioni del quinto asse dedicato al sostegno delle micro e piccole imprese dell’agricoltura primaria, per contribuire all’acquisto o al noleggio con patto di acquisto di trattori e macchinari moderni, sicuri e meno inquinanti, sono suddivisi in 70 milioni per la generalità delle imprese agricole (asse 5.1) e in 20 milioni per i giovani agricoltori, organizzati anche in forma societaria (asse 5.2).
Tra gli interventi aggiuntivi finanziabili rientrano l’acquisto di moduli abitativi prefabbricati per la protezione dei lavoratori che operano all’aperto, l’installazione di impianti fotovoltaici per ridurre il consumo di energia da fonti fossili, l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale intelligenti, in grado di monitorare l’ambiente circostante in tempo reale e intervenire tempestivamente in caso di rischio, e l’adozione di un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro certificato in base alla norma UNI EN ISO 45001:2023. L’importo massimo erogabile per ogni progetto ammesso al finanziamento, anche in presenza di un eventuale intervento aggiuntivo, è pari a 130mila euro e può coprire fino al 65% delle spese sostenute, percentuale che sale all’80% per i progetti di adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale dell’asse 1.2 e per quelli presentati dai giovani agricoltori nell’ambito dell’asse 5.2.
Destinatarie dei finanziamenti sono le imprese, anche individuali, iscritte alla Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura e, limitatamente ai progetti per la riduzione del rischio da movimentazione manuale di persone dell’asse 1.1, gli enti del terzo settore. Le domande saranno selezionate sulla base di un punteggio che terrà conto delle caratteristiche del progetto, della lavorazione svolta e delle caratteristiche aziendali. Sono previsti, inoltre, punteggi aggiuntivi per le imprese che si distinguono per il rispetto di elevati standard di qualità, legalità e sicurezza, con l’obiettivo di valorizzare chi investe in responsabilità sociale e promuove comportamenti virtuosi sul luogo di lavoro, e per quelle che condividono le proprie proposte con le parti sociali e con i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. La presentazione delle domande per l’accesso ai fondi avverrà, come per le edizioni precedenti, in modalità telematica, attraverso una procedura articolata in diverse fasi le cui date saranno pubblicate entro il prossimo 27 febbraio nella pagina del sito Inail dedicata al bando Isi 2025. I fondi, ripartiti per regione e provincia autonoma, saranno assegnati fino a esaurimento secondo l’ordine cronologico di arrivo delle domande.
ROMA (ITALPRESS) – “Bmw Italia si appresta a chiudere un altro anno molto importante e consistente in termini di risultati quantitativi e qualitativi. Il Bmw Group ha una strategia chiara e basi solide. Questi punti di forza ci assicurano flessibilità e resilienza in uno scenario macroeconomico e geopolitico che resta complesso. Nella primavera del 2026 porteremo tutto questo a un livello superiore con l’introduzione della Neue Klasse sul mercato. La Neue Klasse rappresenta la massima espressione del brand Bmw. E a partire dalla iX3, stabiliremo nuovi standard. Il nostro approccio tecnologicamente neutrale continua, quindi, a dimostrarsi vincente e ci consente di offrire sempre risposte concrete alle esigenze dei clienti attraverso tutte le tecnologie disponibili: motori benzina e diesel sempre più efficienti, ibridi plug-in, elettrici e dal 2028 anche idrogeno”. Così Massimiliano Di Silvestre, presidente e amministratore delegato di Bmw Italia. “Grazie a questi numeri consistenti, siamo avviati a raggiungere il nostro obiettivo di CO2 per la flotta anche nel 2025, proprio come abbiamo fatto costantemente negli ultimi anni, senza deroghe o acquisto di crediti green come fanno altre case automobilistiche. La serietà del nostro approccio, i risultati che stiamo conseguendo e la nostra visione pragmatica e non dogmatica ci hanno dato l’autorevolezza, nel corso degli anni, per chiedere con convinzione all’Europa di ripensare gli obiettivi per il 2030 e il 2035”, ha aggiunto. “La decisione della UE di rivedere il divieto totale di vendita dei motori a combustione interna nel 2035 rappresenta per noi un passo fondamentale decisivo. Grazie a questa decisione, che andrà ratificata da Parlamento e Consiglio, i costruttori non dovranno più azzerare le emissioni, ma ridurle del 90%, lasciando così spazio sul mercato anche a modelli non completamente elettrici o alimentati a idrogeno, come gli ibridi plug-in e i veicoli con range extender. Il restante 10% delle emissioni dovrà essere compensato dalle case automobilistiche con l’impiego di acciaio a basse emissioni o mediante l’utilizzo di carburanti sostenibili, come e-fuel o biofuel avanzati come l’HVO100 sul quale noi stiamo lavorando come paese pilota con un leader mondiale come Eni. Ci auguriamo davvero che questo rappresenti l’inizio di una nuova era per l’automotive. Ma secondo noi dobbiamo andare oltre questa visione che considera solo le emissioni allo scarico della vettura. Per raggiungere gli obiettivi climatici e creare regolamenti efficaci sulle emissioni di CO2, proponiamo una visione globale che tenga conto dell’intera impronta di carbonio del veicolo e della sua supply chain”, ha concluso Di Silvestre. (ITALPRESS). -Foto: ufficio stampa Bmw-
PALERMO (ITALPRESS) – “Stiamo lavorando, non ci sono state tensioni” con la Regione, “c’è stato un contraddittorio istituzionale che credo sia sempre più proficuo e quindi abbiamo semplicemente lavorato, con mandato da parte del governo nazionale e ho fatto solo la mia parte”. Così Annalisa Tardino, commissario straordinario dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale, a margine dell’incontro “Noi, il Mediterraneo”, al Marina Convention Center, a Palermo. “Se sono preoccupata del parere del Tar a gennaio? Non è il tema che mi interessa oggi, oggi parleremo di Sicilia, delle prospettive di sviluppo del Mediterraneo, di tutto quello che possiamo fare nella prospettiva di crescita ancora più di quella che già fin’oggi c’è stata. Ricordo a tutti che il porto di Palermo è, per esempio, solo per il dato crocieristico, il quarto porto in Italia e il decimo in Europa, grazie al lavoro che è stato fatto da Pasqualino Monti e che io voglio portare avanti, anzi amplificare. Sono gli argomenti che ci interessano, essere al centro delle nuove politiche comunitarie, essere al centro del Mediterraneo non solo geograficamente”. xd6/vbo/mca3
PALERMO (ITALPRESS) – Le piccole e medie imprese non solo come destinatarie, ma come soggetti attivi dei processi di innovazione sostenibile e di sviluppo territoriale: questo l’obiettivo del progetto Agropef, organizzato dal Centro di sostenibilità e transizione ecologica (Cste) dell’Università di Palermo. I risultati dell’iniziativa sono stati presentati questa mattina in un convegno nell’Aula Capitò del dipartimento di Ingegneria, alla presenza tra gli altri del direttore del Cste Maurizio Cellura. Finanziato dal ministero dell’Università e della Ricerca per i poli scientifici del Mezzogiorno, Agropef si pone la missione di supportare le imprese nella misurazione dell’impronta ambientale dei prodotti, migliorandone efficienza e competitività: in questo senso si punta a rendere le Pmi protagoniste di uno sviluppo che coniughi al proprio interno innovazione, sostenibilità ambientale e valorizzazione del territorio
In particolare, spiega Cellura, “il tema centrale è aiutare le Pmi a superare le barriere nell’adozione di strumenti e certificazioni ambientali, nella fattispecie l’impronta ambientale di prodotto. L’impiego di questi strumenti è cruciale, perché nei fatti consente di entrare nel mercato dei consumatori più sensibili alle tematiche ambientali: in questo senso è una grande opportunità per le Pmi. Ci sono barriere legate al livello organizzativo di queste imprese e alla capacità di essere più flessibili e pronte alle sfide di mercato, in particolare la conoscenza delle proprie prestazioni e le strategie per migliorarle: partendo da questo abbiamo operato nel tessuto del Mezzogiorno e cercato di capire quali sono le barriere”.
Il progetto, aggiunge il direttore del Cste, è stato “applicato a due realtà importanti del sud Italia, un pastificio e un’azienda che produce vino di ottimo livello (Primeluci e Donnafugata, ndr), proprio per testare la metodologia: i risultati sono molto interessanti, speriamo di continuare in futuro. Il valore aggiunto è legato al fatto che, con questo brand, le Pmi possono raggiungere mercati di consumatori che altrimenti non raggiungerebbero e possono farlo attraverso un marchio riconosciuto in tutta Europa: quando si parla di impronta ambientale di prodotto tutti sono in grado di riconoscerne uno, quindi diventa un vero valore aggiunto; se poi si combina con le peculiarità del territorio, grazie anche all’esperienza in corso ad esempio nel Med Green in Italy, riusciamo a combinare il brand italiano e le sue qualità tipiche con un sistema di certificazione riconosciuto a livello europeo. È molto importante che questi strumenti si diffondano presso le Pmi e le microimprese”.
LA VALLETTA (MALTA) (ITALPRESS/MNA) – Un organismo dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) sta utilizzando i servizi di sopravvivenza oncologica di Malta come modello per altri Paesi europei. Malta è il primo Stato membro dell’Unione europea ad aver istituito un Programma nazionale di sopravvissuto al cancro, offrendo un sostegno olistico ai pazienti dopo il completamento delle cure oncologiche.
L’Osservatorio europeo sui sistemi e le politiche sanitarie, che opera sotto l’egida dell’OMS ed è finanziato dall’UE, ha pubblicato uno studio di caso su Malta nell’ambito di una serie dedicata alle iniziative innovative nella cura del cancro. Lo studio si concentra sul Cancer Survivorship Team maltese, con sede presso il Sir Anthony Mamo Oncology Centre. Il team comprende un infermiere specializzato in sopravvivenza oncologica e un terapista occupazionale che svolge il ruolo di coordinatore della riabilitazione oncologica. Insieme hanno sviluppato tre servizi principali: i percorsi personalizzati di recupero dopo il cancro, le cliniche di Valutazione Olistica dei Bisogni e un supporto personalizzato individuale. L’assistenza ai sopravvissuti è integrata con una vasta gamma di servizi sanitari complementari, tra cui fisioterapia, psicologia, dietetica, logopedia, assistenza sociale e igiene dentale.
Servizi aggiuntivi, come l’aromaterapia e la consulenza sessuale, sono forniti da volontari appositamente formati. Secondo l’Osservatorio, l’approccio di Malta dimostra come i piccoli sistemi sanitari possano offrire cure di sopravvivenza scalabili e compassionevoli attraverso una solida collaborazione interdisciplinare. Il programma viene presentato come una roadmap per altri Paesi dell’UE che intendono rafforzare gli esiti a lungo termine della sopravvivenza oncologica. Il Cancer Survivorship Team di Malta è stato istituito nel 2019 nell’ambito della Direzione per i Percorsi di Cura Oncologici, guidata dalla dottoressa Danika Marmarà.
RIYADH (ARABIA SAUDITA) (ITALPRESS) – Giocarsela fino in fondo. Ma per avere una possibilità di conquistare la prima storica finale della Supercoppa italiana, il Bologna dovrà commettere zero errori. A tracciare la linea ci pensa Vincenzo Italiano che dopo il trionfo in Coppa Italia spera di ripetersi anche in Arabia Saudita: “L’Inter l’ho affrontata nella finale con la Fiorentina – ha dichiarato il tecnico rossoblù in conferenza stampa -, siamo andati subito in vantaggio, poi c’è stata una prestazione incredibile da parte loro: se vogliamo metterli in difficoltà servono zero errori, superficialità sotto zero, se performiamo in questo modo possiamo dire la nostra”.
Italiano ha poi analizzato la squadra di Cristian Chivu: “Domani sarà una partita secca, dopo 90 minuti potrebbero esserci i rigori. E’ un’Inter diversa, sta coinvolgendo tanti uomini, sta proponendo qualcosa di diverso sotto l’aspetto tattico. E’ una squadra formata da tanti campioni, per noi sappiamo quanto sarà dura e tosta. Contro il Liverpool c’è stato un episodio molto discutibile, ma è un’Inter arrembante e che crea tanto. Affrontiamo una delle squadre più forti in Italia. Emozione e soddisfazione di poterti giocare questo trofeo con il Napoli, con il Milan e l’Inter. E con loro, c’è il quarto incomodo e dobbiamo metterli in difficoltà. E’ una grande emozione e sono convinto che ciò ci possa dare una grande spinta”.
L’allenatore ha poi parlato degli assenti e di chi ha recuperato: “Lucumì sta meglio con il tendine, Vitik si è unito ieri al gruppo. Siamo in un momento positivo. Rientra anche Ciro Immobile, recuperare lui vuol dire personalità, gol, esperienza, mi auguro presto di rialzare il suo minutaggio perchè al momento la condizione non è al massimo. Dall’inizio non è ancora in grado di reggere certi ritmi, ma a partita in corso può darci una grossa mano”.
Durante la conferenza stampa è intervenuto anche Lorenzo De Silvestri: “Siamo consapevoli di essere i detentori della Coppa Italia, c’è grandissimo rispetto per le squadre che sono qui con noi per alzare il trofeo. Daremo tutto per provare ad arrivare in finale e poi vincere. La squadra è molto serena, ha l’ambizione di crescere, ma chi è qui da tanto tempo si ricorda anche da dove siamo partiti. Tutti sanno che gruppo siamo e che identità abbiamo. Chi scenderà in campo, ma anche chi rimarrà fuori, farà il massimo. Noi bestia nera dell’Inter? Non c’è un motivo, è successo, il passato è il passato, dobbiamo focalizzarci sul presente”.