martedì, Maggio 28, 2024
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Arianna e Massimo raccontano l’amore per la viticoltura che rispetta la biodiversità dell’ambiente. Ecco la storia della Cantina Masari

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La Cantina Masari è un’azienda vitivinicola a conduzione famigliare che si trova a Valdagno, nella strada che va al Santuario di Santa Maria di Panisacco. Si tratta di un’impresa conosciuta a livello internazionale e molto attenta all’ambiente circostante e alla sua biodiversità. Da viticoltori artigiani, i titolari Arianna Tessari e Massimo Dal Lago, si sono fatti interpreti e custodi del territorio della Valle dell’Agno, coltivando 10 ettari di terreno con regime biologico.

Chi sono Arianna e Massimo

Nel 1998 i due coniugi decisero di unire la loro passione per la viticoltura e ricercarono i vecchi vigneti nella Valle dell’Agno e le varietà locali per coltivarli con grande attenzione e rispetto. Da qui iniziarono a creare vini d’eccellenza, aprendo la cantina Masari, che si chiama così proprio dall’unione dei due nome di Massimo e Arianna.

cantina masari
Alcuni vigneti dell’azienda Masari

Arianna proviene da una storica famiglia di viticoltori nella zona del Soave Classico e ha trovato nella Valle d’Agno un territorio  unico e stimolante. Massimo è nato invece nella Valle d’Agno. Enologo per passione, si è formato nelle migliori università europee. Dopo varie importanti esperienze lavorative ha coinvolto Arianna nella avvincente riscoperta della sua terra attraverso il vino. I vigneti si trovano principalmente nelle zone di Montepulgo di Cornedo e Quagnenta di Brogliano. “Si tratta di terreni integri, che non hanno mai conosciuto l’agricoltura intensiva- spiega Arianna-. Nella Valle dell’Agno ci sono le condizioni ideali per produrre vini ricchi di personalità ed eleganza oltre che per le caratteristiche uniche del suolo, anche per il particolare microclima che si crea. Ci si trova tra l’aria fresca che discende dalle montagne, che rende la zona sempre ben ventilata, e l’azione mitigante del torrente Agno che ottimizza le escursioni termiche”.

Com’è diviso il territorio della Valle dell’Agno?

“Il nostro territorio è diviso in due- spiega Arianna- c’è una parte vulcanica, detta la Costa Nera, dove si coltivano i vigneti da cui si ricavano i vini rossi e una parte calcareo-marina, detta la Costa Bianca, da cui si ricavano i vini bianchi freschi, eleganti, ricchi di minerali e alcuni vini rossi. La Costa Nera identifica il versante vulcanico della Valle d’Agno che si trova alla destra orografica. I terreni ricchi di basalto e tufo furono originati dall’antico vulcano Monte Faldo che creò la più estesa area vulcanica del Triveneto. Il terreno è ricco di preziosi minerali e dona al vino mineralità e grande espressività.

vigneti masari
I vigneti di Arianna e Massimo

La Costa Bianca identifica il versante sinistro della Valle d’Agno. I suoli di origine calcarea sono costituiti da calcareniti e marne di tipo marino molto ricche di fossili. L’origine geologica di questi suoli prende il nome di Priaboniano proprio dal piccolo paese di Priabona che si trova al centro di questa area. Questi terreni rocciosi sono molto ricchi in argilla elemento prezioso per la coltivazione della vite su queste colline”.

Quali regole rispettano la biodiversità?

Arianna e Massimo hanno sempre cercato di attuare un’agricoltura consapevole, nel rispetto dell’ambiente e della biodiversità del territorio. “I nostri vigneti- racconta Arianna- sono come isole in mezzo a prati e boschi, di cui abbiamo cercato di salvaguardare le caratteristiche. La grande presenza di insetti predatori e impollinatori, di microrganismi indigeni che vivono in simbiosi con le piante, costituiscono elementi altamente qualificanti in termini di qualità della vita del vigneto che si traduce in qualità del vino prodotto. Ci sentiamo quindi custodi della Valle d’Agno e le nostre pratiche agricole sono rispettose e sostenibili”.

foto barriques
Le botti in cantina

“Rispettiamo quindi alcune fondamentali regole. La regola del terreno ci dice di non concimare. Non facciamo uso di concimi sintetici, erbicidi, insetticidi di qualsiasi tipo, che recano grave danno alla microflora e alle falde acquifere, oltre ad eliminare indistintamente insetti utili e dannosi. La regola della coltivazione ci dice di non irrigare. Le lavorazioni meccaniche hanno il fine di controllare la crescita del manto erboso e di accentuare l’approfondimento delle radici per aumentare la mineralità e l’espressività dei vini oltre alla vitalità e resistenza delle piante. Per la stessa ragione non facciamo uso dell’irrigazione.

La regola dell’ambiente ci dice che esso va curato nel suo insieme, rispettandone la flora e la fauna. Per conservarne l’habitat naturale non più dell’80% della superficie può essere destinata a una qualsiasi forma di coltivazione specializzata, mantenendo così almeno il 20% di aree a prato o bosco. E infine la regola dell’uomo ci dice che con le nostre conoscenze ed esperienze abbiamo la responsabilità di rispettare nella totalità della sua produzione questi principi di agricoltura consapevole”.

Arianna e Massimo vendono metà della loro produzione in Italia e metà all’estero, in Europa, Stati Uniti e Canada.

I riconoscimenti

L’azienda Masari ha ricevuto vari riconoscimenti, come ad esempio il vino “Montepulgo 2013” ha ottenuto il premio “Miglior Vino rosso veneto per l’AIS (Associazione Italiana Sommelier) nel 2021 e, sempre per lo stesso vino ha ottenuto le “Quattro Viti”, massimo riconoscimento da parte dell’Associazione Italiana Sommelier nella Guida VITAE 2021. Molti vini sono poi comparsi in numerose riviste straniere e recensiti da guide enogastronomiche internazionali.

vino
Il vino “Agnobianco” davanti a Villa La Rotonda. Foto: pag. facebook Masari Wine Art

I vini della Valle dell’Agno

Dalla Costa Bianca, il versante sinistro della valle dell’Agno, provengono il pinot nero San Lorenzo e il MM Montepulgo, in cui le due iniziali stanno per Merlot e Montepulgo, il cru dove avviene la selezione nelle annate migliori.
Dalla Costa Nera invece hanno origine i vini “vulcanici” dell’azienda. Qui nascono il Leon (nome dedicato al Leone di San Marco simbolo di Venezia) metodo classico pas dosè da uva Durella, affinato tre anni sui lieviti, l’Agnobianco (dal nome del torrente), da uve Riesling per il 75% e il restante Durella, il pinot Costa Nera e il San Martino, eccezionale blend di Cabernet Sauvignon e Merlot.

 

 

 

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