domenica, Gennaio 18, 2026
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Vaccini, Giani “La Toscana vuole rafforzare consapevolezza e impegno”

FIRENZE (ITALPRESS) – “La Toscana è e continuerà a essere in prima linea nella difesa della salute pubblica”. Lo ha scritto sul suo profilo Instagram il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani. “Siamo tra le regioni italiane con il più alto tasso di vaccinazione per tutte le tipologie previste dal calendario vaccinale, un risultato che testimonia la fiducia dei nostri cittadini nella scienza e l’efficacia del nostro sistema sanitario regionale – ha aggiunto Giani –. La prevenzione è l’asse portante della nostra sanità: significa evitare malattie, proteggere i più fragili, garantire un futuro sicuro ai nostri bambini”.

“Indebolire le campagne vaccinali o alimentare dubbi significa esporre la comunità a rischi concreti: noi invece vogliamo rafforzare la consapevolezza e l’impegno. La Toscana ribadisce con forza che i vaccini sono una conquista di civiltà, e difendere l’obbligo vaccinale vuol dire difendere la salute di tutti”, ha concluso Giani.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

Zelensky incontra Rutte a Kiev “Garantire sicurezza all’Ucraina, grazie a tutti i partner”

KIEV (UCRAINA) (ITALPRESS) – “Il segretario generale della NATO Mark Rutte è oggi in Ucraina e durante il nostro incontro abbiamo parlato principalmente di quali saranno i nostri prossimi passi congiunti per garantire all’Ucraina e a tutta l’Europa maggiore sicurezza e avvicinare la vera fine della guerra”. Lo scrive su Telegram il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. “La cosa più importante è la nostra diplomazia, le garanzie di sicurezza e le armi per i nostri soldati. In particolare è operativo un programma che ci permette di acquistare armi americane con i soldi dei partner. E ci sono già 1,5 miliardi di dollari dai paesi europei. Questo è significativo. Grazie a tutti i partner. Stiamo lavorando per averne di più. Apprezziamo molto il supporto del segretario generale della NATO”.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

Q8 rafforza la propria presenza nel calcio, partnership con sei club di Serie A e B

ROMA (ITALPRESS) – Q8 rinnova e amplia il proprio impegno nel mondo del calcio, annunciando la partnership con sei club di Serie A e B per la stagione 2025/26. Dopo la collaborazione avviata nelle scorse stagioni con AS Roma, Q8 rafforza la propria presenza nel mondo del calcio affiancando altri sei club di primo piano: ACF Fiorentina, Atalanta BC, Bologna FC 1909, Palermo FC e Torino FC.

Queste partnership rappresentano un ulteriore passo nell’impegno di Q8 verso una mobilità più responsabile. L’azienda supporterà alcune squadre anche sul piano logistico, rifornendo le flotte con Q8 HVO, un biocarburante avanzato ottenuto da materie prime di origine rinnovabile. Una scelta concreta che consente di ridurre in modo significativo le emissioni di CO2 e ribadisce la volontà di Q8 di contribuire attivamente alla transizione energetica, portando innovazione e attenzione per l’ambiente anche nel mondo dello sport. Questa rete di collaborazioni riflette la volontà dell’azienda di consolidare connessioni autentiche con le comunità locali. Ogni partnership sarà infatti occasione per sviluppare, in collaborazione con i club, iniziative congiunte di responsabilità sociale e ambientale, coerentemente ai valori condivisi e all’impegno di Q8 per la sostenibilità.

In linea con il posizionamento del payoff “Muoviti più liberamente” e con lo spirito di vicinanza al territorio espresso anche dalle più recenti iniziative del brand – dalla campagna “Ogni rifornimento una storia da raccontare” alla partnership con la Lega Nazionale Dilettanti per il Campionato Italiano di Beach Soccer, fino alla partecipazione in qualità di Official Partner agli IDays – l’impegno nel calcio conferma la volontà di Q8 – come si legge in una nota – di supportare il territorio con progetti di valore, capaci di coniugare sostenibilità sociale, inclusione e attenzione verso le nuove generazioni.

“Essere vicini alle persone anche attraverso ciò che amano è parte integrante della nostra identità,” afferma Fabio Curtacci, Direttore Retail & Marketing di Q8 Italia. “Con queste partnership che vedono coinvolte importanti Club di calcio, vogliamo rafforzare la nostra presenza sul territorio, sostenendo lo sport in modo concreto e coerente con ciò che da sempre ci guida: energia, innovazione, sostenibilità e coinvolgimento. Un impegno che passa anche attraverso progetti di mobilità sostenibile, come la fornitura di Q8 HVO per le flotte di alcune delle squadre, contribuendo attivamente alla transizione energetica”.

– foto Q8 –

(ITALPRESS).

Tragedia a Catanzaro, bimbo di due anni travolto e ucciso da un furgoncino

CATANZARO (ITALPRESS) – Un bimbo di due anni è stato travolto e ucciso da un furgoncino in manovra a Catanzaro. E’ successo in un quartiere nella zona nord della città: secondo le prime ricostruzioni il piccolo stava giocando col cane e sarebbe sfuggito al controllo della madre. In un attimo si è consumata la tragedia, con il conducente del mezzo che non si sarebbe accorto di aver travolto in retromarcia il bimbo, tanto da essere stato rintracciato solamente più tardi dagli agenti della Polizia, accusando un malore una volta appresa la notizia.

Sul posto i sanitari del 118 che non hanno potuto fare altro che constatare il decesso, la Polizia locale ha effettuato i rilievi, mentre ai Carabinieri sono state affidate le indagini mirate a chiarire la dinamica del fatto che ha scosso l’intera comunità.

– foto d’archivio IPA Agency –

(ITALPRESS).

Meeting di Rimini si apre con due madri israeliana e palestinese, dialogo per la pace

RIMINI(ITALPRESS) – Una madre israeliana e una palestinese che hanno perso i propri figli e hanno scelto di trasformare il dolore della perdita di un figlio nel conflitto, in un cammino di riconciliazione. Si è aperta così la 46esima edizione del Meeting di Rimini dal tema “Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi”.

A prendere la parola dal palco Elana Kaminka, israeliana e madre di Yannai, un soldato ucciso il 7 ottobre 2023: “Non aveva ancora compiuto 21 anni ma aveva le idee chiare, era un grande pensatore e si interrogava su cosa significa creare il cambiamento nella società. Dopo la sua morte, ho pensato di aver perso tutto, perché un genitore ha la priorità di proteggere i propri figli e io non ci sono riuscita. Dopo aver visto le immagini orribili del 7 ottobre, mi sono detta che dovevo devo seguire le sue parole e i suoi valori per creare il cambiamento, per creare la pace ma non attraverso la violenza”, ha ricordato.

A raccontare la sua storia anche Layla al-Sheik, madre musulmana di Betlemme che ha perso un figlio piccolo, Qusay, nella seconda Intifada. “La nostra vita dopo il 7 ottobre è diventata ancora più complicata: quelli che lavoravano in Israele hanno perso il loro lavoro, la situazione economica è drammatica, non abbiamo dei rifugi, non sappiamo nemmeno che cosa sta succedendo. I bambini non possono più andare a scuola, il governo israeliano ha creato blocchi ancora più difficili da superare”. Per Elana “tutto quello che sta succedendo è spaventoso, soprattutto per i palestinesi: negli ultimi mesi stanno avvenendo cose orribili”, ma “è possibile vivere fianco a fianco con i palestinesi, lavorare con loro. La disumanizzazione è uno dei pericoli più grandi da entrambe le parti: è possibile incontrarsi, col mio comportamento cerco di dare l’esempio”.

Perdonare è possibile? Per Layla “è facile parlare di riconciliazione e pace, ma dobbiamo capire se possiamo perdonare veramente. Il perdono mi ha dato il coraggio di continuare anche in questo periodo molto difficile che stiamo vivendo”. Infaticabile costruttrice di ponti tra israeliani e palestinesi, suor Aziza Kidane è stata per 12 anni in Terrasanta. “Abbiamo bisogno di abbattere i muri che ci separano. Il nostro obiettivo è essere ponti, soprattutto per i più vulnerabili. Con la guerra e la violenza non c’è nessuna speranza. Se non arriviamo a riconciliarci con gli altri, non possiamo avere la pace”, ha concluso suor Aziza.

– foto Meeting Rimini 2025 –

(ITALPRESS).

Expo Osaka 2025, in 12 mila all’Arena Matsuri per Achille Lauro

OSAKA (ITALPRESS) – Achille Lauro si è esibito in Giappone, sul palco dell’Arena Matsuri a Osaka, in occasione del festival “Italy Pop-Music Fest” – il festival della musica e della cultura italiana – organizzato dal Padiglione Italia a Expo 2025 Osaka.

Il live di Osaka, realizzato grazie all’azione sinergica del Padiglione Italia a Expo 2025 Osaka con Friends & Partners, voluto fortemente dall’artista e dal Commissario Generale per l’Italia a Expo, Mario Vattani, ha registrato il tutto esaurito con 12mila presenze ed è un nuovo tassello che si aggiunge ai grandi traguardi raggiunti da Achille Lauro nell’ultimo anno: la doppia data sold out al Circo Massimo quest’estate, il tour dei Palazzetti 2026 con le date già tutte esaurite, il sold outottenuto in pochissimi giorni per la sua prima attesa data allo Stadio Olimpico in programma il 10 giugno 2026.

– foto ufficio stampa Goigest –

(ITALPRESS).

L’ultimo saluto a Francesco Musotto

PALERMO (ITALPRESS) – Ci sono rappresentanti politici del passato e del presente, avvocati, semplici amici, funzionari e dipendenti della Provincia di Palermo che avevano lavorato con lui: tutti si stringono attorno ai familiari di Francesco Musotto, l’ex presidente della Provincia di Palermo ed europarlamentare scomparso mercoledì, che stamattina ha ricevuto l’ultimo saluto a Mondello presso la parrocchia Maria SS. Assunta, piena fino all’ultimo posto. Tra le autorità presenti l’assessore al Bilancio del Comune di Palermo Brigida Alaimo, il consigliere comunale Pasquale Terrani, in rappresentanza della Città Metropolitana, il direttore generale della Provincia Nicola Vernuccio e il sindaco Pietro Musotto di Pollina, sua città natale: altre figure politiche, di ogni colore, hanno invece scelto di sedersi tra il pubblico; tra questi Edy e Aristide Tamajo, Giulio Tantillo, Gianfranco Miccichè, Antonello Cracolici, Fabrizio Ferrara e l’ex sindaco di Palermo Diego Cammarata. A celebrare la funzione il parroco, don Dino Taormina: “Musotto è stato donato alla società per fare del bene alla nostra Sicilia e noi grati accogliamo il suo dono – sottolinea – Lo ringraziamo per quello che ha fatto per la società. Nella sofferenza e nella malattia sperimentiamo il valore delle grandi cose e il rispetto di quelle piccole: è così che ha fatto lui, sentendosi accompagnato da una vita in cui ha affrontato le varie sfide con un percorso solido. Ne apprezziamo l’impegno e la profusione che ha messo a disposizione della sua terra, nella politica come nell’impegno civile”. Alaimo traccia un ricordo dell’ex presidente della Provincia, evidenziando come “Palermo perde un alto rappresentante delle istituzioni, un uomo che ha incarnato diversi ruoli con stile e con una capacità che non molti oggi hanno. Quando era presidente della Provincia Musotto riceveva numerosi studenti, alterati da alcune vicende: tra questi c’ero io, che ero rappresentante d’istituto, e mi diede una lezione dicendomi che anche chi fa politica può e deve dire no; ci disse comunque che avrebbe trovato una soluzione ed effettivamente la trovò, cosa che ci stupì molto. Da rappresentante delle istituzioni non ha mai dimenticato la finalità principale della politica: stare al servizio della gente”. L’urna contenente le ceneri del Presidente Francesco Musotto è stata trasferita al cimitero di Pollina per essere tumulata nella tomba di famiglia. xd8/vbo/gtr

Meeting di Rimini, Scholz “Portare conciliazione nei deserti di guerra”

RIMINI (ITALPRESS) – “Questo Meeting vuole testimoniare, di fronte a tanta rassegnazione, che è possibile portare linfa nel deserto dell’indifferenza, accoglienza nei deserti dell’abbandono, amicizia nei deserti della solitudine esistenziale e soprattutto conciliazione nei deserti di guerra”. Così Bernhard Scholz, presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli, in apertura della 46esima edizione del Meeting di Rimini. “Vogliamo testimoniare che, di fronte a tanto scetticismo, è possibile essere presenti nelle nostre famiglie, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, in tutta la nostra società, con una passione per il destino di ogni uomo, con un interesse educativo autentico, con un lavoro orientato al bene di tutto e tutti, e con un impegno politico lungimirante e competente”.

“Vorrei esprimere la nostra ferma condivisione degli appelli rivolti da Papa Leone XIV al governo israeliano affinché permetta senza restrizioni il soccorso umanitario alla stremata popolazione civile in Gaza, così come ad Hamas affinché liberi al più presto tutti gli ostaggi”, ha aggiunto. “Mi permetto di aggiungere che, di fronte a tutti i conflitti militari che purtroppo sono nati in tanti Paesi del mondo, il Meeting ha sempre rifiutato di identificare un popolo con le decisioni del proprio governo, in particolare quando degenera in attacchi alla popolazione civile”, ha sottolineato. “Ci auguriamo che questo Meeting possa far emergere che la pace può rinascere dai popoli stessi, quando si fa spazio a luoghi di riconciliazione e di accoglienza reciproca”, ha concluso.

– foto Meeting Rimini 2025 –

(ITALPRESS).

Vendemmia 2025, Caner “In Veneto ottime qualità e incremento della produzione”

VENEZIA (ITALPRESS) – “La vendemmia 2025 si presenta sotto i migliori auspici sia per quantità che per qualità, nonostante i fenomeni atmosferici estremi e le criticità fitosanitarie che non sono mancati. Il mondo del vino deve fare i conti con una congiuntura internazionale difficile, caratterizzata da consumi in calo e dazi. Per questo, come Regione, guardiamo con attenzione al nuovo ‘Pacchetto Vino’ dell’Unione Europea, che introduce strumenti fondamentali per gestire l’offerta, affrontare il surplus dell’offerta con conseguente possibile calo dei prezzi, e valorizzare le nuove tendenze del consumo dai vini a basso tenore alcolico al turismo enologico”. L’assessore della Regione Veneto all‘Agricoltura Federico Caner ha aperto stamattina l’incontro del Trittico Vitivinicolo, appuntamento organizzato da Regione, Veneto Agricoltura, Arpav e Crea per tracciare le previsioni per la vendemmia 2025.

“Dai dati presentati dall’Osservatorio Economico Agroalimentare di Veneto Agricoltura in collaborazione con il Crea – dichiara Caner -, emerge un quadro complessivamente positivo: la produzione di uva nel Veneto è stimata attorno ai 14 milioni di quintali, con un incremento previsto tra il +3% e il +5% rispetto al 2024. Un risultato favorito dall’entrata in produzione di nuovi impianti e da un andamento climatico che, pur con episodi di maltempo e grandinate localizzate, ha garantito uno sviluppo vegetativo regolare e uno stato sanitario generalmente buono”. Le rese si mantengono stabili o in lieve aumento, mentre la qualità delle uve è giudicata da buona a ottima, con aspettative elevate anche per i vini che ne deriveranno. Non mancano tuttavia criticità nei vigneti biologici, dove le fisiopatie hanno inciso sulle rese, e restano da monitorare possibili fenomeni di marciume acido o botrite se le piogge dovessero intensificarsi durante la raccolta.

“La vendemmia è già iniziata per le varietà più precoci, come Pinot e Chardonnay per le basi spumante, mentre la raccolta della Glera prenderà avvio intorno al 5 settembre – continua Caner -. A seguire, Merlot dal 10 settembre, Corvina dal 17, Garganega e tutte le altre varietà simbolo della viticoltura veneta dal 23″. Se si analizza la produzione prevista per provincia, i dati variano. Se Belluno sarà sostanzialmente in linea con il 2024 (+1%), su Padova e Rovigo si prevede un incremento fino al +10% per Glera, Pinot grigio, Merlot e Cabernet. Stabile anche la produzione a Treviso, con eccezione del Pinot grigio (+2%) e della Glera (-3%), vitigno che invece cresce nel Veneziano (+5%) assieme allo Chardonnay (+3%), mentre cala il Pinot grigio (-3%). Per Vicenza e Verona sarà un’annata particolarmente positiva, con aumenti fino al +15% per Merlot e +10% per Corvinone e Garganega. Il trend si estende anche al resto del Nord-Est: in Friuli Venezia Giulia la produzione è stimata in crescita del 10%, mentre in Trentino-Alto Adige si prevede un incremento del 5-10%.

“Nonostante le ottime prospettive – aggiunge Caner -, il comparto vitivinicolo si trova ad affrontare sfide importanti. Da un lato, l’andamento climatico sempre più imprevedibile impone scelte tecniche tempestive, dall’altro il mercato internazionale continua a vivere una fase di incertezza, segnata dal calo dei consumi globali e dal peso dei dazi Usa. In merito, sono convinto che le nostre imprese sapranno riassorbire gli aumenti legati ai dazi, e per questo esorto sempre i produttori a diversificare i mercati. Il cosiddetto Pacchetto Vino atteso da Bruxelles rappresenta un tassello strategico per rafforzare la filiera: dalla proroga delle autorizzazioni di reimpianto alla promozione nei Paesi terzi, passando per strumenti straordinari come la distillazione obbligatoria e la vendemmia verde. L’obiettivo è duplice: garantire equilibrio sul mercato e assicurare redditività ai produttori, mantenendo al tempo stesso alta la reputazione del vino veneto e italiano nel mondo”.

– foto ufficio stampa Regione Veneto –

(ITALPRESS).

Spese militari: la guerra delle cifre ruota intorno a 300 miliardi

(Articolo di Salvatore Borghese sulle spese militari da VicenzaPiù Viva n. 300, sul web per gli abbonati).

In base ai nuovi impegni sottoscritti con la NATO, l’Italia dovrà aumentare significativamente le proprie spese destinate alla difesa. Un’idea che agli italiani piace sempre meno…

Trecento è un numero che sarebbe apparso perfettamente a suo agio in mezzo alle cifre (tante) di cui si è sentito parlare ultimamente nel dibattito politico italiano. Intesi, ovviamente, come “trecento miliardi”: sarebbero in realtà persino molti più di così (finanche più di 400) gli euro che lo stato italiano dovrebbe sborsare nei prossimi anni per onorare gli impegni presi nell’ultimo vertice NATO, stando ad alcune dichiarazioni di esponenti dell’opposizione. Lo scorso 25 giugno a L’Aja, infatti, i paesi membri dell’alleanza atlantica si sono impegnati ad aumentare le proprie spese per la difesa fino al 3,5% del PIL, a cui si aggiunge un ulteriore 1,5% in spese definite “dual use” (ovvero legate alla sicurezza e alla resilienza delle infrastrutture di Salvatore Borghese civili) entro il 2035. In totale, la spesa militare complessiva salirebbe così fino al 5% del PIL, proprio come auspicato dal presidente USA Donald Trump. A partire da questo dato di fatto è partito – immancabile – il balletto delle cifre e delle accuse incrociate.

Spese militari
Spese militari

Ma quanto spenderemo davvero?

La realtà, come spesso accade, è un po’ più sobria – e decisamente meno sensazionale. Innanzitutto, perché il nuovo obiettivo della NATO è da intendersi come una soglia di riferimento, non come un obbligo immediato.
L’Italia, attualmente, spende circa l’1,5% del PIL per la difesa (dato recentemente “aggiustato” in modo da farlo arrivare al 2%). Un aumento pluriennale verso il 3,5% (più le spese “dual use”) non comporterebbe quindi uno sbilanciamento improvviso, ma un incremento graduale (di circa 3-5 miliardi ogni anno), come spiegato da un recente articolo del Post.
Inoltre, l’Italia potrebbe utilizzare la clausola sul “dual use” per includere spese già previste in ambito infrastrutturale e di protezione civile, riducendo così l’impatto complessivo dell’aumento. In altre parole, le spese previste non saranno tutte nuove, ma andranno a coprire investimenti già programmati ma che verranno opportunamente “riclassificati”.
Del resto, visti i limiti e i vincoli derivanti dalla struttura della spesa pubblica in Italia, non potrebbe che essere così. Secondo l’analista ISPI Matteo Villa, l’Italia non arriverà mai a rispettare un impegno così macroscopico come quello di portare la spesa militare al 3,5% del PIL, a meno di usare artifici contabili (come già fatto quest’anno per farla salire dall’1,5% al 2%). Insomma, questo obiettivo, pur formalmente dichiarato, verosimilmente non si tradurrà certo in una rivoluzione.

ISPI-IPSOS
ISPI-IPSOS

Perché allora si parla di cifre enormi?

Nonostante queste puntualizzazioni, alcuni esponenti politici continuano a parlare di stime di centinaia di miliardi di spesa ulteriore. Una possibile spiegazione è di tipo “strategico”: alimentare la percezione di un aumento massiccio della spesa militare può servire a compattare l’opinione pubblica contro il governo in carica che (a differenza di quello spagnolo, unico tra i paesi NATO) ha sottoscritto tali impegni.
Ma c’è anche un altro fattore, più strutturale: l’opinione pubblica italiana è storicamente fredda – se non apertamente ostile – rispetto all’idea di aumentare le spese militari. E cavalcare questo sentimento è, semplicemente, politicamente conveniente.

Cosa ne pensano gli italiani?

Un sondaggio Ipsos per l’ISPI pubblicato ad aprile mostrava che solo il 10% degli italiani è favorevole ad aumentare la spesa militare. Il 43% è per mantenerla ai livelli attuali, mentre quasi un italiano su quattro vorrebbe addirittura ridurla. Tutto questo, nonostante la crescente incertezza internazionale e la minore disponibilità degli Stati Uniti a farsi carico della sicurezza europea.
Già a marzo, un’indagine condotta da Euromedia aveva evidenziato un orientamento simile: anche allora, i favorevoli a un aumento delle spese militari – “vista la nuova situazione internazionale” – erano circa un terzo, contro una maggioranza assoluta (intorno al 55%) di contrari. Un dato particolarmente significativo era che i favorevoli risultavano maggioritari solo tra gli elettori di PD, Forza Italia, Azione e Italia Viva – partiti che, insieme, ad oggi rappresentano circa il 35% dell’elettorato.
Alcuni dati, inoltre, sembrerebbero dimostrare che più il tema viene discusso, più aumentano i contrari: un sondaggio dell’istituto Ixè condotto a fine giugno ha rilevato che oltre il 70% degli italiani è contrario ad aumentare la spesa pubblica in difesa e armamenti.

IXE
IXE

Un’opposizione trasversale, che attraversa tutte le principali fasce demografiche e gli elettorati – con l’unica eccezione di chi si auto-colloca al centro, dove i favorevoli sono leggermente prevalenti (53%).
Lo stesso sondaggio ha segnalato anche un raffreddamento nei confronti dell’idea di un esercito europeo: oggi, il 52% degli italiani si dice contrario, in netto contrasto con il favore espresso in precedenti rilevazioni negli scorsi anni.

300, COME MILIARDI AL VENTO

Un’anomalia europea. In questo scenario, l’Italia rappresenta un’eccezione rilevante. Secondo una recente ricerca dello European Council on Foreign Relations (ECFR), l’Italia è l’unico tra i grandi paesi europei in cui il numero dei contrari all’aumento della spesa militare (57%) supera nettamente quello dei favorevoli (17%).
In Germania, Francia, Spagna e Regno Unito i ruoli sono invertiti: i cittadini favorevoli all’aumento sono la maggioranza, talvolta con percentuali molto nette (come in Polonia, paese confinante con la Russia).
Questa posizione peculiare si spiega, in parte, con una tradizione culturale che ha sempre privilegiato il welfare rispetto alla spesa militare; ma anche con una diffidenza di lungo corso verso le logiche della deterrenza. In un paese in cui vi è un diffuso scetticismo (non del tutto ingiustificato) su come vengono investite le risorse pubbliche in scuola e sanità e con una pressione fiscale così elevata, ogni euro in più alla difesa viene percepito come
un euro in meno destinato ad altri scopi ritenuti prioritari.

Una strategia rischiosa

La strategia del governo italiano (mantenere l’impegno formale con la NATO, senza generare un impatto immediato sul bilancio né un forte contraccolpo nell’opinione pubblica) potrebbe rivelarsi fragile nel lungo periodo. La pressione dei partner – e in particolare degli Stati Uniti guidati da Trump – affinché l’Europa si faccia carico della propria sicurezza è enormemente aumentata rispetto al passato. Se lo scenario globale dovesse deteriorarsi ulteriormente, la richiesta di impegni più concreti potrebbe diventare difficile da eludere. In quel caso, l’Italia dovrà scegliere: accettare un aumento netto (ed effettivo) delle spese militari, assumendosene anche il costo politico interno; oppure difendere la propria specificità, rischiando un progressivo isolamento nel contesto euro-atlantico.
La vera posta in gioco non è solo contabile, ma culturale. Riguarda l’idea di sicurezza che ogni paese coltiva, e la disponibilità – o meno – a investire in essa. Per ora, almeno in Italia, quella disponibilità sembra rimanere molto limitata.