giovedì, Gennaio 22, 2026
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Via ai lavori per la cassa di laminazione sul fiume Monticano

ROMA (ITALPRESS) – È stato ufficialmente avviato oggi, con un colpo di escavatore simbolico da parte del Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, il primo stralcio dei lavori per la realizzazione della cassa di laminazione sul fiume Monticano, nel Comune di Fontanelle (TV).

“Non possiamo più inseguire le emergenze: dobbiamo prevenirle con opere moderne ed efficienti – ha dichiarato il presidente Zaia -. Questo bacino proteggerà persone, imprese e territorio, ed è parte di un piano strategico che ho avviato dopo l’alluvione del 2010; parliamo di 23 grandi bacini di laminazione, oltre 110 milioni di metri cubi di sicurezza per il Veneto. Vasche di accumulo che trattengono e regolano le piene, riducendo il rischio per le nostre comunità. L’opera inaugurata oggi è un tassello decisivo di questo programma, realizzato grazie a tecnici regionali, maestranze, volontari e all’assessore Bottacin, che ringrazio per il costante impegno”.

La cerimonia si è svolta nell’area del cantiere alla presenza delle autorità regionali e locali. A fare gli onori di casa la Sindaca di Fontanelle, Maurina Sessolo, seguita dall’intervento tecnico dell’Assessore regionale all’Ambiente e alla Protezione Civile, Gianpaolo Bottacin, che ha illustrato nel dettaglio le caratteristiche dell’opera, supportato da una presentazione tecnica. A concludere la cerimonia è stato il Vescovo della Diocesi di Vittorio Veneto, Monsignor Riccardo Battocchio, che in occasione della sua prima uscita sul territorio ha benedetto l’avvio dell’opera.

La nuova cassa di laminazione – parte integrante del progetto “Pra’ dei Gai” – sarà in grado di contenere fino a 1,1 milioni di metri cubi di acqua, riducendo i picchi di piena del Monticano e contribuendo alla protezione di territori densamente abitati come Oderzo, Motta di Livenza, Fontanelle, Gorgo al Monticano, Mansuè e Portobuffolè. L’opera, che sarà completata entro il 2027, prevede un investimento di 16 milioni e 750 mila euro fra lavori, espropri e altri costi; 5,3 milioni di euro sono già stati appaltati alle aziende che realizzeranno questo primo stralcio. Il progetto generale prevede inoltre una seconda cassa di laminazione sul fiume Livenza, per un invaso complessivo di circa 19 milioni di metri cubi.

“La sicurezza idraulica del territorio si costruisce anche con il rinforzo delle difese arginali. Con fondi commissariali e PNRR stiamo intervenendo sul Piave e sul Tagliamento con la diaframmatura degli argini, e stiamo già progettando ulteriori tratti fino alla foce – ha concluso Zaia -. Allo stesso tempo, stiamo programmando nuovi bacini a monte per completare la rete di protezione. La nostra strategia guarda anche alla gestione della risorsa idrica in un’ottica plurima: potenziamento degli invasi esistenti, nuove opere di raccolta, efficientamento della rete idropotabile e irrigua. Sono interventi che richiedono risorse nazionali ed europee, ma che non possiamo rimandare, perché il ricordo della crisi idrica del 2022 è ancora vivo e ci impone di agire oggi per garantire la sicurezza e la resilienza del Veneto domani”.

– Foto Ufficio stampa Regione Veneto –

(ITALPRESS)

Ucraina, Zelensky “Russia non ferma uccisioni, non merita premi”

KIEV (UCRAINA) (ITALPRESS) – “La Russia si rifiuta di fermare le uccisioni e quindi non dovrebbe ricevere alcun premio o riconoscimento positivo”. Lo ha scritto il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, su Telegram.

“Questa non è solo una posizione morale, è una posizione razionale. Le concessioni non convincono un assassino. Ma una protezione davvero forte della vita ferma gli assassini”, ha proseguito. Secondo il capo dello Stato ucraino, “la Russia sta prolungando la guerra e quindi merita una maggiore pressione da parte del mondo”.

-Foto IPA Agency-

(ITALPRESS)

Policlinico di Palermo, un murales celebrerà Paolo Giaccone

PALERMO (ITALPRESS) – Ucciso semplicemente per aver fatto il proprio dovere di medico, respingendo le pressanti richieste di Cosa nostra di alterare una perizia ed evitare l’incriminazione di un boss: Paolo Giaccone se ne andava 43 anni fa, freddato da cinque proiettili tra i viali del Policlinico che oggi porta il suo nome.
Lo hanno ricordato con una cerimonia sul luogo dell’eccidio i familiari, gli ex colleghi e gli attuali dirigenti del dipartimento di Medicina legale, la direttrice generale del Policlinico Maria Grazia Furnari, il presidente della scuola di Medicina Marcello Ciaccio, l’assessore comunale all’Ambiente Pietro Alongi, il presidente della commissione Antimafia all’Ars Antonello Cracolici, il prefetto di Palermo Massimo Mariani e i rappresentanti delle Forze dell’Ordine.
Oltre che come docente ordinario di Medicina legale, Giaccone esercitava la professione svolgendo consulenze per il Tribunale, in un periodo profondamente segnato dalla pervasività di Cosa nostra nel tessuto sociale ed economico della città. Nel 1981, dopo una sparatoria a Bagheria in cui persero la vita quattro persone, gli fu assegnato l’incarico di esaminare un’impronta digitale lasciata da uno dei killer: questi venne poi identificato in Giuseppe Marchese, esponente di spicco della cosca di corso dei Mille. Diverse furono le intimidazioni nei confronti di Giaccone affinchè modificasse la perizia e scagionasse Marchese, ma il medico fu irremovibile e il killer venne condannato all’ergastolo. L’11 agosto 1982 il drammatico epilogo, in una Palermo ancora scossa dall’omicidio di Pio La Torre e che tre settimane dopo sarebbe rimasta impietrita dalla strage di via Carini.
“Giaccone ha rappresentato e rappresenta tutt’oggi un grande punto di riferimento – sottolinea Furnari – I suoi valori non devono appartenere solo al passato e al periodo in cui venne colpito da professionista della sanità. Il suo è un messaggio che parla ogni giorno e a voce alta, soffermandosi sull’attaccamento ai valori della legalità, del rispetto delle regole, della giustizia e del coraggio di non piegarsi alla mafia: rifiutandosi di alterare una perizia si è mantenuto coerente con i suoi principi di correttezza morale e verità. Come Policlinico lo ricordiamo tutti i giorni con i sistemi di verifica e monitoraggio che mettiamo in campo”.
Per celebrarne ulteriormente il ricordo e trasmetterlo alle nuove generazioni di medici, aggiunge, “intendiamo realizzare un murales con il suo volto sulla facciata del Policlinico: a occuparsene sarà Igor Scalisi Palminteri. Ho voluto un’immagine non triste ma serena, perchè il suo deve essere un messaggio di etica e legalità”.
Secondo Ciaccio “la sua vita professionale, la vicenda umana e le modalità in cui è morto sono un esempio per diffondere la cultura della legalità: tale esempio è tramandato alle future generazioni, di medici ma non solo, e descrive perfettamente come svolgere la professione con onestà intellettuale e senso etico. Ricordarlo non è solo un atto formale, ma un adempimento importante che dobbiamo alla memoria di Paolo Giaccone ma anche delle generazioni future, che devono sapere chi è stato e cosa ha fatto per Palermo”.
Alongi lo definisce come “un simbolo straordinario di lotta alla mafia: da professore universitario che si occupava di perizie ha deciso di combatterla con coraggio e senso di rispetto anche nei confronti dei figli, per continuare a guardarli negli occhi. Quel periodo era difficilissimo per Palermo ed era difficile anche trovare figure come Giaccone e Dalla Chiesa: molti colletti bianchi stavano dall’altra parte, mentre loro erano esempi da riconoscere e ricordare tutti i giorni dell’anno”.
Cracolici si sofferma sull’importanza di tali momenti celebrativi: “Giornate come questa sono la più grande sconfitta della mafia, che ha ucciso gli uomini ma non la memoria. Palermo è la capitale della memoria, ma non intesa solo come ricordo: la celebrazione dei vari anniversari riattualizza l’impegno contro la mafia, specialmente nei confronti di chi è nato dopo o ha aperto gli occhi dopo quegli assassinii, avvenuti in un’epoca in cui molti tenevano gli occhi chiusi. Quello che ha vissuto questa terra non deve più ripetersi”.
Alla cerimonia ha preso parte come ogni anno Milly Giaccone, figlia del medico legale: “Mio padre mi ha lasciato soprattutto l’eredità di portare avanti il suo messaggio di onestà e mi ha trasmesso un grande esempio nel suo modo di rapportarsi con gli altri in maniera cordiale, senza mai mettersi su un piedistallo: era una figura empatica e il suo prestigio derivava proprio dalla simpatia e dal suo modo di entrare in contatto con gli studenti. Mi sono sempre chiesta se fosse consapevole dei rischi che stava correndo per via dei suoi principi morali: negli ultimi tempi lo vedevo molto pensieroso e preoccupato, ma non so se pensasse di rischiare la vita. Una mattina gli chiesi se era in pericolo, ma lui si sentiva al sicuro: non so se lo facesse per rassicurare la famiglia o se veramente non pensava si arrivasse a questo livello; ammiro quello che ha fatto e ho sempre portato avanti il suo pensiero di onestà, però forse avrebbe potuto lasciare qualche responsabilità agli altri”.
Tra i ricordi insieme ne cita uno in particolare: “Quando mi sono iscritta a medicina mi disse di vivere giorno per giorno, perchè il tempo corre veloce e in futuro avrei rimpianto questi momenti: adesso ci ripenso e mi dico che è vero. Il dolore della perdita all’inizio era potente, soprattutto in questo periodo dell’anno, poi a questo dolore se n’è aggiunto uno ancora più grande con la morte di mio figlio per leucemia fulminante”.
Per Paolo Procaccianti, collega del docente assassinato dalla mafia a Medicina legale, “Giaccone è stato un maestro di vita, professionale e non: senza i suoi insegnamenti oggi non sarei quello che sono. Il suo modo di affrontare l’esistenza mi ha trasmesso un insegnamento davvero importante: non dimenticherò mai l’aiuto che dava agli altri, era sempre proiettato verso chi aveva bisogno. In quegli anni non c’era la medicina legale di oggi, ma i lavori della prima parte della mia vita sono tutti con lui”.
-foto ufficio stampa Policlinico Palermo-
(ITALPRESS).

Policlinico di Palermo, un murales celebrerà Paolo Giaccone

PALERMO (ITALPRESS) – Ucciso semplicemente per aver fatto il proprio dovere di medico, respingendo le pressanti richieste di Cosa nostra di alterare una perizia ed evitare l’incriminazione di un boss: Paolo Giaccone se ne andava 43 anni fa, freddato da cinque proiettili tra i viali del Policlinico che oggi porta il suo nome.
Lo hanno ricordato con una cerimonia sul luogo dell’eccidio i familiari, gli ex colleghi e gli attuali dirigenti del dipartimento di Medicina legale, la direttrice generale del Policlinico Maria Grazia Furnari, il presidente della scuola di Medicina Marcello Ciaccio, l’assessore comunale all’Ambiente Pietro Alongi, il presidente della commissione Antimafia all’Ars Antonello Cracolici, il prefetto di Palermo Massimo Mariani e i rappresentanti delle Forze dell’Ordine.
Oltre che come docente ordinario di Medicina legale, Giaccone esercitava la professione svolgendo consulenze per il Tribunale, in un periodo profondamente segnato dalla pervasività di Cosa nostra nel tessuto sociale ed economico della città. Nel 1981, dopo una sparatoria a Bagheria in cui persero la vita quattro persone, gli fu assegnato l’incarico di esaminare un’impronta digitale lasciata da uno dei killer: questi venne poi identificato in Giuseppe Marchese, esponente di spicco della cosca di corso dei Mille. Diverse furono le intimidazioni nei confronti di Giaccone affinchè modificasse la perizia e scagionasse Marchese, ma il medico fu irremovibile e il killer venne condannato all’ergastolo. L’11 agosto 1982 il drammatico epilogo, in una Palermo ancora scossa dall’omicidio di Pio La Torre e che tre settimane dopo sarebbe rimasta impietrita dalla strage di via Carini.
“Giaccone ha rappresentato e rappresenta tutt’oggi un grande punto di riferimento – sottolinea Furnari – I suoi valori non devono appartenere solo al passato e al periodo in cui venne colpito da professionista della sanità. Il suo è un messaggio che parla ogni giorno e a voce alta, soffermandosi sull’attaccamento ai valori della legalità, del rispetto delle regole, della giustizia e del coraggio di non piegarsi alla mafia: rifiutandosi di alterare una perizia si è mantenuto coerente con i suoi principi di correttezza morale e verità. Come Policlinico lo ricordiamo tutti i giorni con i sistemi di verifica e monitoraggio che mettiamo in campo”.
Per celebrarne ulteriormente il ricordo e trasmetterlo alle nuove generazioni di medici, aggiunge, “intendiamo realizzare un murales con il suo volto sulla facciata del Policlinico: a occuparsene sarà Igor Scalisi Palminteri. Ho voluto un’immagine non triste ma serena, perchè il suo deve essere un messaggio di etica e legalità”.
Secondo Ciaccio “la sua vita professionale, la vicenda umana e le modalità in cui è morto sono un esempio per diffondere la cultura della legalità: tale esempio è tramandato alle future generazioni, di medici ma non solo, e descrive perfettamente come svolgere la professione con onestà intellettuale e senso etico. Ricordarlo non è solo un atto formale, ma un adempimento importante che dobbiamo alla memoria di Paolo Giaccone ma anche delle generazioni future, che devono sapere chi è stato e cosa ha fatto per Palermo”.
Alongi lo definisce come “un simbolo straordinario di lotta alla mafia: da professore universitario che si occupava di perizie ha deciso di combatterla con coraggio e senso di rispetto anche nei confronti dei figli, per continuare a guardarli negli occhi. Quel periodo era difficilissimo per Palermo ed era difficile anche trovare figure come Giaccone e Dalla Chiesa: molti colletti bianchi stavano dall’altra parte, mentre loro erano esempi da riconoscere e ricordare tutti i giorni dell’anno”.
Cracolici si sofferma sull’importanza di tali momenti celebrativi: “Giornate come questa sono la più grande sconfitta della mafia, che ha ucciso gli uomini ma non la memoria. Palermo è la capitale della memoria, ma non intesa solo come ricordo: la celebrazione dei vari anniversari riattualizza l’impegno contro la mafia, specialmente nei confronti di chi è nato dopo o ha aperto gli occhi dopo quegli assassinii, avvenuti in un’epoca in cui molti tenevano gli occhi chiusi. Quello che ha vissuto questa terra non deve più ripetersi”.
Alla cerimonia ha preso parte come ogni anno Milly Giaccone, figlia del medico legale: “Mio padre mi ha lasciato soprattutto l’eredità di portare avanti il suo messaggio di onestà e mi ha trasmesso un grande esempio nel suo modo di rapportarsi con gli altri in maniera cordiale, senza mai mettersi su un piedistallo: era una figura empatica e il suo prestigio derivava proprio dalla simpatia e dal suo modo di entrare in contatto con gli studenti. Mi sono sempre chiesta se fosse consapevole dei rischi che stava correndo per via dei suoi principi morali: negli ultimi tempi lo vedevo molto pensieroso e preoccupato, ma non so se pensasse di rischiare la vita. Una mattina gli chiesi se era in pericolo, ma lui si sentiva al sicuro: non so se lo facesse per rassicurare la famiglia o se veramente non pensava si arrivasse a questo livello; ammiro quello che ha fatto e ho sempre portato avanti il suo pensiero di onestà, però forse avrebbe potuto lasciare qualche responsabilità agli altri”.
Tra i ricordi insieme ne cita uno in particolare: “Quando mi sono iscritta a medicina mi disse di vivere giorno per giorno, perchè il tempo corre veloce e in futuro avrei rimpianto questi momenti: adesso ci ripenso e mi dico che è vero. Il dolore della perdita all’inizio era potente, soprattutto in questo periodo dell’anno, poi a questo dolore se n’è aggiunto uno ancora più grande con la morte di mio figlio per leucemia fulminante”.
Per Paolo Procaccianti, collega del docente assassinato dalla mafia a Medicina legale, “Giaccone è stato un maestro di vita, professionale e non: senza i suoi insegnamenti oggi non sarei quello che sono. Il suo modo di affrontare l’esistenza mi ha trasmesso un insegnamento davvero importante: non dimenticherò mai l’aiuto che dava agli altri, era sempre proiettato verso chi aveva bisogno. In quegli anni non c’era la medicina legale di oggi, ma i lavori della prima parte della mia vita sono tutti con lui”.
-foto ufficio stampa Policlinico Palermo-
(ITALPRESS).

Nel reggino sequestrati 200 chili di alimenti non tracciati

REGGIO CALABRIA (ITALPRESS) – I Carabinieri della Stazione di Archi, con il supporto di militari specializzati nella tutela agroalimentare e funzionari dell’Agenzia delle Entrate, hanno effettuato una serie di controlli serrati in diversi esercizi di ristorazione sul lungomare reggino.

Durante una delle ispezioni, le gravi irregolarità riscontrate presso un noto stabilimento balneare hanno portato all’elevazione di sanzioni amministrative per 11.500 euro, legate a violazioni nella gestione e descrizione degli alimenti nei menù proposti ai clienti. In un secondo intervento, in un altro locale della zona, i militari hanno rilevato carenze igienico-strutturali e rinvenuto circa 200 kg di derrate alimentari prive di tracciabilità, immediatamente sottoposte a sequestro amministrativo. Contestate anche violazioni sulle modalità di conservazione degli alimenti e sulla corretta informazione ai consumatori, per ulteriori 17.000 euro di sanzioni.

– Foto Carabinieri –

(ITALPRESS)

Posizionato il dodicesimo cassone nella Nuova Diga Foranea di Genova

GENOVA (ITALPRESS) – Con il posizionamento del dodicesimo cassone, il cantiere della Nuova Diga Foranea di Genova segna un nuovo progresso. L’opera è realizzata dal consorzio PerGenova Breakwater, guidato da Webuild, su incarico dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale.

A fine agosto inizieranno le attività per la realizzazione dei cassoni più grandi, con dimensioni fino a 67 metri di lunghezza, 35 metri di larghezza e 33 metri di altezza. Per costruirli verrà impiegata la Tronds Barge 33, una chiatta semisommergibile lunga 110 metri e larga 45 metri, in grado di immergersi fino a 20 metri sotto il livello dell’acqua. Questa capacità di affondamento consente di abbassare il ponte della chiatta al di sotto della linea di galleggiamento, facilitando le operazioni di varo e movimentazione dei cassoni. Attualmente sono oltre 450 le persone coinvolte nel progetto, tra personale diretto e di terzi e con le nuove attività previste ci sarà un incremento occupazionale, legato anche al raddoppio dei turni di lavoro.

Con una lunghezza che nella sua configurazione finale raggiungerà 6,2 chilometri e una profondità di posa che raggiunge i 50 metri – la più profonda mai sperimentata in Europa per una diga foranea – la nuova infrastruttura renderà il porto di Genova accessibile alle navi di nuova generazione fino a 400 metri di lunghezza, rafforzando il ruolo dello scalo ligure nel Corridoio Reno-Alpi della rete TEN-T.

L’opera, sviluppata interamente in mare aperto, sta prendendo forma su un fondale già consolidato con oltre 2.200 tonnellate di ghiaia posate a cui si aggiungono 41.000 colonne sommerse, pari ad un totale di 478.000 metri lineari già realizzati, più della metà della lunghezza complessiva prevista dal progetto.

“La Nuova Diga Foranea rappresenta un progetto strategico per il futuro della logistica italiana, che integra innovazione, sostenibilità e visione sistemica – spiega Webuild in una nota -. In sinergia con il Progetto Unico Terzo Valico dei Giovi-Nodo di Genova, attualmente in corso e anche questo realizzato da Webuild, contribuirà a creare un sistema infrastrutturale moderno e interconnesso, capace di rispondere alle sfide della mobilità e del commercio globale”.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS)