lunedì, Luglio 15, 2024
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Giandomenico Tiepolo: Pranzo all’aperto di una famiglia di contadini

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Giandomenico, figlio di Giambattista Tiepolo, entrò giovanissimo a far parte della bottega del padre e con lui collaborò in numerose opere, acquisendo però ben presto una sua particolare autonomia espressiva, moderna e libera.

Nel 1757 lavorò nella Villa Valmarana “Ai Nani”, in cui realizzò questi celeberrimi affreschi insieme al padre. Eppure una data in essi dipinta, interpretata come “1737”, sembrava escludere un intervento del figlio che all’epoca aveva solo 10 anni.

In realtà, in seguito a più attenti esami, venne appurato che quella cifra era un cinque e non un tre. Ecco quindi giustificato l’intervento del figlio trentenne e questo viene considerato il lavoro più famoso da parte di Giandomenico.

In particolare si dedicò alla Foresteria, dove si scostò dallo stile paterno, più classico, per assumerne uno più moderno, ispirato all’illuminismo. Alcune delle scene qui dipinte furono decisamente  precorritrici  per  i  gusti dell’epoca (nella Sala dei Contadini li dipinge durante il loro duro lavoro quotidiano, e nella sala delle Cineserie segue una moda del tempo).

Giandomenico Tiepolo
Giandomenico Tiepolo -Pranzo all’aperto di una famiglia di contadini

La scena del pranzo all’aperto della famiglia di contadini è di un realismo spettacolare. La donna, nonostante il fardello della gravidanza, resta in piedi a osservare e pronta a servire, mangiando con il piatto sopra la pancia. Alcune suppellettili già svuotate sono posate a terra ai suoi piedi.

Il contadino è ripreso di spalle su uno sgabello, senza alcun riguardo per l’osservatore, bada solo al suo pasto e imboccando il figlio più piccolo trova quel poco di tempo per trastullarlo sulle ginocchia.

L’altro figlio è seduto per terra mentre si rifocilla con appetito vorace, sembra guardare incuriosito e seccato l’inopportuno osservatore. Un cane alza il capo a fiutare e seguire con lo sguardo dove vanno i bocconi migliori.

Un’altra familiare di sghembo mentre esce infagottata, di spalle e a ridosso della moglie, forma con lei un’unica massa corporea che controbilancia la pancia enorme. Alcune zucche pendono dalla staccionata per finire, una volta maturate, sulla tavola dei signori. A pochi metri di distanza, dentro la villa, un servitore moresco scende una splendida scala di marmo per servire cioccolata in tazza ai suoi padroni e la tecnica illusoria del “trompe-l’oeil” è così realistica da staccarsi alla vista dalla parete su cui è dipinto.

Il realismo naturalistico di Giandomenico è di una qualità narrativa sorprendente, un passo più avanti rispetto alla pittura paterna. La sua pittura è il contraltare alle stucchevoli scene epiche, eroiche, mitologiche e sentimentalistiche del padre. Nella sua espressione usa volutamente un tono minore, quasi dimesso ma spontaneo, e lui così dipinge il “mondo nuovo” e descrive appieno la percezione di crisi del “mondo vecchio”.

Di Luciano Cestonaro da Storie Vicentine n. 3 Luglio-Agosto 2021


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