lunedì, Gennaio 12, 2026

Rumba, il ballo nato dalla resistenza degli schiavi: storia, evoluzione e significato culturale

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(Articolo di Serena Balbo sulla rumba da VicenzaPiù Viva n. 304, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr).

Dalle radici africane ai quartieri popolari di Cuba, la rumba racconta un viaggio di dolore, libertà e creatività. Musica, ritualità e identità si intrecciano in un ballo divenuto Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO e simbolo di una cultura capace di trasformare la sofferenza in espressione.

Per dare avvio a questa rubrica mensile dedicata al ballo, voglio partire dal mese in cui ci troviamo, dicembre. Al tempo dell’antica Roma, dal 17 al 23 dicembre si svolgevano i saturnalia, un momento dedicato a banchetti e sacrifici in onore di Saturno, in quanto dio della semina. Feste, doni e sovversione delle regole, perché per quella sola occasione gli schiavi potevano essere serviti dai padroni. E proprio agli schiavi è dedicato il ballo scelto per questo numero.
Durante l’epoca coloniale gli schiavi africani, in particolare provenienti dall’Africa occidentale e centrale, vennero deportati nelle Americhe per lavorare nelle piantagioni. Secondo alcuni calcoli, considerando solo Cuba, sbarcarono 600.000 africani, e con le persone giunsero anche le antiche tradizioni. Gli schiavi usavano la danza non solo come forma di intrattenimento, ma anche come mezzo di resistenza culturale e spirituale; i balli, spesso accompagnati da percussioni come tamburi e maracas, avevano una funzione rituale e simbolica: raccontavano storie, rendevano omaggio agli antenati e invocavano le divinità.

RUMBA 2 (La clave)
RUMBA (La clave)

Questi elementi si mescolarono alle tradizioni europee introdotte dai colonizzatori, plasmando quindi uno stile unico che rispecchia la complessità dell’identità cubana.
La rumba, infatti, nacque dalla commistione di ritmi e motivi melodici spagnoli – forti le influenze andaluse – con altri ritmi africani, ufficialmente il ballo sbocciò a Cuba dopo il 1866, con i moti d’indipendenza e l’abolizione della schiavitù: le popolazioni di pelle nera iniziarono a spostarsi dalle campagne (dove non possedevano alcun bene) verso le periferie degli agglomerati urbani, dove costruirono accampamenti di fortuna da cui ebbero
origine poveri quartieri. Per loro la danza rappresentava un modo di esprimersi e avere voce.
All’inizio i suonatori di rumba erano persone estremamente povere che non possedevano veri e propri strumenti musicali, per cui per suonare utilizzavano la clave (composta da due bastoncini di legno e usata tutt’oggi), i mobili di casa, gli utensili da lavoro, le maracas (zucche svuotate e riempite di sassi) e i “cajones” cioè le casse vuote con cui veniva importato il baccalà, che diedero origine al nome “rumba de Cajon”.
In seguito, con il passar del tempo, per suonare le percussioni della rumba si iniziarono ad utilizzare i tamburi di origine africana che generalmente erano tre: tumba, llamador e quinto.
La parola rumba proviene dalla Spagna e originariamente si riferiva alle donne di strada, “donne di rumbo”: non a caso alcuni movimenti della donna in esordio furono ritenuti immorali dalla borghesia. Nella lingua spagnola il verbo “rumbear” definisce un particolare modo di ballare, basato sui movimenti seducenti dei fianchi e del bacino, pertanto il “rumbeare” è tipico di molti balli caraibici e latino-americani.

RUMBA
RUMBA

Inizialmente, sull’isola venivano praticate principalmente tre varianti della rumba:
• lo yambù, molto coreografico, con figure aperte e senza contatto fra i ballerini, ha un ritmo pacato e non vi sono movimenti pelvici.
• la columbia, che serviva come dimostrazione di coraggio e di abilità atletica, era riservata ai maschi, ha un ritmo elevato e vengono eseguiti virtuosismi, passi acrobatici e giri.
• la rumba guaguancò, il genere più praticato e diffuso anche al di fuori di Cuba, è un ballo carico di erotismo, dove l’uomo “insegue” la donna alla ricerca del vacunao (che deriva dal verbo vacunar, vaccinare), ovvero il contatto con il bacino, mentre la donna cerca di
sfuggirgli. In questa forma, la ballerina partecipa ad una sorta di corteggiamento audace.
Nella rumba delle origini alcuni movimenti dei cavalieri furono considerati pericolosi (es. la prova dei coltelli dove ogni ballerino si legava alle caviglie dei coltelli molto affilati e danzava secondo un ritmo crescente), mentre alcuni movimenti della donna furono ritenuti troppo licenziosi dalla borghesia e dalle classi dominanti. Per questo motivo la rumba rimase confinata nelle estreme periferie urbane (tra cui i quartieri popolari della città di Matanzas) e fra la povera gente.
In seguito, all’Avana l’influenza musicale diede origine al son, una sorta di rumba più pacata, apprezzata dalla piccola e media borghesia; le classi sociali più elevate preferirono invece il danzón, ballo raffinato dai toni più sommessi che attingeva alla tradizione francese, nato come reinterpretazione della contraddanza europea (una danza
campagnola che venne via via elevata di rango), e che usava pressoché strumenti a corda.
Con lo sviluppo del turismo statunitense in Sudamerica, il ritmo “viaggiò” negli Stati Uniti, subendo un’ulteriore evoluzione. La rumba americana aveva uno stile più contenuto, essendo una versione modificata del son; principale esponente e soprannominato “re della rumba” Xavier Cugat, spagnolo di nascita che negli anni ’30 si stabilì a New York, esibendosi insieme alla moglie.
In Europa, il ballo si diffuse un po’ negli anni Trenta, ma soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale, anche perché nel 1947 durante un congresso di maestri di ballo a Milano ne furono codificate le regole di base.

La caratteristica principale della rumba è l’utilizzo di un movimento sinuoso e dondolante per i ballerini, dove però la postura va mantenuta perfettamente eretta. È un ballo lento e difficoltoso nell’esecuzione, anche perché è necessario avere il senso ritmico e la coordinazione dei movimenti; la musica è in tempo 2/4 rapido, con ampio uso di sincopi e con una base ritmica costituita da un periodo di quattro battute ripetuto.
Una musica di rumba si può dividere in tre fasi: la prima è l’introduzione, un frammento melodico senza testo, chiamata anche “Diana” o esposizione, la seconda è la parte centrale, la “Décima” o il coro, dove il cantante improvvisa un testo per presentare il tema che dà il motivo alla rumba.
Ed infine la parte denominata “rompe la rumba”, dove entrano in maniera preponderante le percussioni e il cantante alterna le sue improvvisazioni con il ritornello del coro.
Se le radici della musica cubana si possono rinvenire principalmente in Spagna e in Africa, a cui però si sono aggiunte influenze da altri paesi (la Francia e le sue colonie nelle Americhe), gli Stati Uniti d’America e Porto Rico, d’altro canto, la musica cubana ha influenzato la nascita di nuovi generi, contribuendo allo sviluppo del jazz e della salsa, ma anche del tango argentino, dell’highlife ganese, dell’afrobeat africano e del nuevo flamenco spagnolo.
Di antiche origini africane anche la bomba, genere musicale tipico di Porto Rico, le cui basi musicali furono importate dagli schiavi ghanesi e nigeriani.
La rumba, con samba, cha cha cha, paso doble e jive fa parte del gruppo di danze latino-americane riconosciute ufficialmente dalla WDSF (World DanceSport Federation) e in Italia dalla FIDS che stabiliscono le regole di validità.
Nel 2016 la Rumba fu riconosciuta come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO che la definì “una festosa combinazione di musica e balli e tutte le pratiche associate”, un tributo alla sua importanza come simbolo di identità e resilienza culturale.

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