venerdì, Aprile 19, 2024
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L’oro di Vicenza. L’età medievale e i capolavori di arte sacra

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La storia dell’arte sacra vicentina racconta una profonda devozione di popolo e il forte richiamo all’identità culturale oltre che religiosa della città. Attraverso la generosità delle donazioni diventava possibile la realizzazione di autentici capolavori in oro.

I capolavori di oreficeria sacra, attualmente conservati nella diocesi di Vicenza – sebbene non siano oggetto centrale dello studio, più orientato alla ricerca sulla gioielleria – sono, comunque, un elemento importante nell’analisi dello stile e delle tecniche orafe dell’epoca tra la fine del XIII e il XV secolo.

arte sacra
Reliquia della Sacra Spina a Santa Corona

Ne è un esempio il Reliquiario della Santa Spina, donato nel 1259 da San Luigi re di Francia al vescovo vicentino Bartolomeo da Breganze che volle la costruzione della chiesa di Santa Corona per conservare la reliquia e dove è ancora oggi custodita. In origine il reliquiario era costituito da una croce d’argento dorato che reggeva una teca in cristallo ove era posta la reliquia sormontata da una corona anch’essa d’argento.

Successivamente venne ingrandito con un basamento in forme gotico–internazionali, con una parte centrale a corona e con una sovrastante struttura a rami di pruno. La corona centrale, originale, lavorata come una corona di spine, regge una piccola teca contenente la reliquia di una spina della corona di Cristo, con raffigurazioni delle Marie al sepolcro da un lato, della Resurrezione dall’altro e da iscrizioni liturgiche in gotico.

Alla corona sono applicate altre tre placche con miniature tipicamente duecentesche disegnate su pergamena e protette da vetro, esse raffigurano San Luigi e il Beato Bartolomeo. Una recente e accurata ispezione delle parti interne del reliquiario ha potuto accertare un intervento ottocentesco che comportò il rifacimento completo del fusto e del piede, cui si sono aggiunti il completamento delle parti decorative mancanti e la indoratura del coronamento floreale.

Di epoca posteriore sono la base, con struttura piramidale a sei facce, le cui bordature a traforo contornano sei placchette in argento smaltate a traslucido con raffigurazioni di santi. L’impugnatura è costituita da tre parti sovrapposte ispirate all’architettura gotica con edicole, finestrelle, pinnacoli e statuine a cesello e fusione.

L’albero, che sovrasta il reliquiario, è composto da sei rami laterali, terminanti in piccoli busti di profeti, e uno centrale con la figura di un angelo alato, l’influenza è chiaramente gotico-naturalistica. Se si considera un confronto con l’oreficeria veneziana, il reliquiario, non considerando il nucleo centrale più antico, viene datato tra la seconda metà e verso la fine del XIV secolo.

Madonna con Bambino

Un altro modello esemplare dell’oreficeria sacra di impronta trecentesca è la statuina in argento della Madonna con Bambino, oggi conservata al Duomo. Voluta dal vescovo di Vicenza Giovanni de Surdis nel 1383, quando Vicenza era in preda alla peste, egli volle spendere, come si legge nel testamento, cinquanta ducati d’oro per costruire una figura della Madonna tutta in argento, “…per porla sopra l’altare di Maria Vergine nel Duomo di Vicenza”. Alta 54 centimetri, lavorata in argento tutto tondo, la statua raffigura la Vergine a figura intera che, ritta in piedi, regge sul braccio sinistro il piccolo Gesù.

Il capo è senza velo, sovrasta la corona regale. La lunga tunica, cinta in vita, le cade ai piedi in ricco panneggio curato. Lo scollo e i bordi delle maniche sono impreziositi da fine decorazione, di gusto rinascimentale. La figura poggia su uno zoccolo ottagonale a due fasce sovrapposte, di gusto gotico. La prima fascia sopra il bordo sagomato reca alternate i simboli della famiglia dei de Sordi (tre aquile imperiali ad ali spiegate disposte a triangolo su sfondo azzurro) e una rosa araldica.

Su un piccolo braccio a sporto proprio di fronte alla Vergine è applicata la piccola immagine del vescovo Giovanni de Surdis, il committente dell’opera, con mitra in capo, in ginocchio e a mani giunte, in posa solenne. Da queste sue caratteristiche si presume che l’opera sia da assegnarsi ad artefice, per ora anonimo, settentrionale con forti influssi nordicotedeschi. Un altro esempio di oreficeria sacra trecentesca è la Croce processionale del Duomo di Vicenza.

La croce poggia su un nodo nella consueta struttura a tempietto gotico-internazionale, con piccole guglie, nicchie e statuine di santi, cui sovrasta un cupolino a spicchi; di qui si dipartono due rami recanti le figure della Vergine addolorata e di San Giovanni. Per la tipologia e i suoi caratteri stilistici, la grande croce è stata riferita dall’Arslan alla bottega dei Da Sesto (Venezia), ipotesi successivamente confermata da Steingräber, che vi riscontra altresì influssi del primo Rinascimento, e da Mariacher, che tende a ricollegarla allo stretto ambito dei Da Sesto per il permanere del gusto tardogotico nel nodo e nella decorazione del fondo delle lamine.

Questi sono i prodotti più significativi dell’oreficeria sacra a Vicenza nel tardo Trecento, alcuni dei quali divennero in seguito modelli per la realizzazione della corona della statua della Madonna di Monte Berico, ma non mancano altri elementi di tradizione tardo gotica custodite nelle parrocchie della provincia di Vicenza, come il calice di rame e argento dorato della chiesa parrocchiale dell’Assunta a Sarego o la croce astile in lamina d’argento della chiesa parrocchiale di Cornedo Vicentino.

Dalla tesi di laurea di Anna Milan “Dalla Fiera al Museo dell’oro: oreficeria e gioielleria a Vicenza” pubblicata a puntate su Storie Vicentine n. 10 settembre-ottobre 2022


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