ROMA (ITALPRESS) – Leo Gullotta compie 80 anni il 9 gennaio. “È un numero importante – dice all’Italpress l’attore catanese – Sono anche 80 anni della nostra Costituzione, 80 anni che viviamo in questa libertà che, per fortuna, abbiamo. Così come abbiamo un presidente della Repubblica saggio che dobbiamo ascoltare perché ogni volta che parla ci dà lezioni di vita”.
Qualcuno dice che i compleanni “tondi” siano l’occasione per un bilancio. “Il mio è un bilancio positivo. Mi reputo una persona fortunata in tutti i sensi e anche i periodi un po’ bui li ricordo con piacere perché aiutano a crescere. Sono nato a Catania, ho avuto due genitori meravigliosi e ho vissuto gli anni ’60 con il Paese in piena ricostruzione in cui tutti lavoravano e sorridevano”. A proposito di lavoro, lei spazia da sempre dal teatro al cinema e alla televisione. “È la mia professione. L’attore deve conoscere i linguaggi del lavoro che fa: del palco, della macchina da presa, del microfono. Oggi sento la mancanza di questa attenzione professionale, non solo nel mio mestiere. Vale per medici, avvocati, un po’ tutti”.
C’è un titolo, tra le decine e decine del suo curriculum, che le è rimasto particolarmente nel cuore. “Ho iniziato da ragazzino, in 65 anni di cose ne ho fatte talmente tante… Ricordo soprattutto gli incontri che mi hanno fatto crescere: Salvo Randone, Turi Ferro, Glauco Mauri. In quel periodo c’erano grandi e meravigliosi interpreti da cui ho cercato di “rubare” e mai di copiare”.
Un film, un programma tv o uno spettacolo che non avrebbe dovuto fare? “Nessuno. Ogni cosa deve essere una crescita e lo sbaglio ci vuole, aiuta a capire. Pensi che noia se andasse sempre tutto bene!”. La sua carriera televisiva è inevitabilmente legata al Bagaglino. “Sono stati venti anni fantastici. Quella trasmissione è entrata nel cuore degli italiani, facevamo ascolti fantastici. Era una macchina da guerra: si lavorava, si lavorava, si lavorava. Era uno show unico. Ancora oggi quando cortesemente mi fermano per un selfie o per parlare con me, molte persone mi dicono che quel programma gli ricorda qualcuno con cui lo guardavano e che oggi non hanno più accanto. Mi piace l’idea di ricordare chi non c’è più”. Oggi sarebbe possibile riproporre un programma come quello? “No, i tempi sono cambiati totalmente. Il Bagaglino è stata una storia a sé stante”.
Ha detto che 80 è un numero importante: come festeggerà? “Come si fa ad avere voglia di festeggiare con le immagini che vediamo ormai tutti i giorni al telegiornale? Con Trump che ogni giorno si inventa una novità assurda da affarista e non da presidente, un uomo che si arroga il diritto di comandare, condannare, estradare, licenziare qualcuno solo perché non è d’accordo con lui, che decide di farsi proprietario di ogni cosa nel mondo. Quello che fa Trump fa paura e non si può giustificare come non si può giustificare l’Ucraina e non si può giustificare Gaza dove ora Netanyahu non vuole che entri più nessuno per non raccontare quello che succede”.
Qualcosa, però, si regalerà. “Mi regalerò la messa in scena di “Tutto per bene”, uno dei lavori più spettacolari ma meno rappresentati di Pirandello. Debutteremo a ottobre, la regia sarà di Fabio Grossi. Oggi non si mette più in scena quasi nulla, interessano di più i follower e anche questo mi fa paura”.
Cosa si augura per questo 2026 appena iniziato? “Come uomo la salute. Come cittadino, anche se so dire una cosa ovvia, la pace, il calmarsi di questi uomini di potere che non fanno altro che cercare e alimentare la propria potenza. Mi auguro anche una nuova Europa e mi auguro che nelle università i giovani continuino ad avere la libertà che serve, senza l’uso del linguaggio dei manganelli, perché è lì che si formano gli uomini e le donne di domani”. Chiudiamo con una piccola curiosità. Sul suo sito lei parla della sua “straordinaria normalità”: come si fa a essere straordinariamente normali? “Cercando di stare con i piedi sulla terra, senza fuffa di alcun tipo e, soprattutto, cercando sempre di capire”.
– Foto IPA Agency –
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