(Continua dal numero precedente. Articolo sui Cimbri di Lucio Panozzo da Vicenza In Centro n. 4-2025).
Lo studioso a cui facciamo prevalentemente riferimento è senz’altro l’abate Agostino dal Pozzo di Rotzo, che nelle sue opere di studio del territorio, scrisse abbondantemente sull’argomento tra la fine del XVIII secolo e gli inizi del XIX. Ce ne furono molti altri, specialmente in ambito veronese, e se uno volesse divertirsi con la ricerca, avrebbe bisogno di molto tempo per potersi fare un’idea generale, considerato il numero degli studiosi e la mole delle loro opere. Ma qui io vorrei presentare una sola delle ipotesi così generosamente lasciateci dai vari studiosi, quella che tende a provare l’origine cimbra, ma che naufragò nel suo nascere, anche se ci si accorse della verità solo in tempi moderni. Dobbiamo partire da Plutarco, scrittore greco affezionato alla civiltà romana, autore del famoso libro “La fortuna dei Romani”, dove, descrivendo la guerra che portò alla vittoria su Cimbri e Teutoni (accompagnati a volte in Italia anche da Ambroni e Tigurini), narra delle ultime battaglie avvenute presso Vercelli (più precisamente ai Campi Raudii, ma precisione non c’è, perché nessuno sa dove si trovino questi campi). In breve, il focus di tutta la faccenda sta appunto nel ricercare il sito della battaglia, perché la tradizione che vuole i Cimbri negli altipiani veneti discende da un errore di traduzione che spostò l’ultima battaglia da Vercelli alla Val Lagarina, da cui gli sconfitti superstiti, scappando verso i monti, si sarebbero diffusi nelle zone che abbiamo detto più su. Pare che le cose si siano svolte così: Tito Livio, traduttore dell’opera di Plutarco, passando la minuta al copista e senza controllare l’opera finita, permise la diffusione dell’errore. Livio traduce così la posizione della battaglia: “Apud Athisonem flumen”; attualmente si chiama Toce. Il copista si chiede se Livio abbia preso lucciole per lanterne, perché gli è ignoto il nome del fiume. Tronfio e presuntuoso, corregge senza chiedere spiegazioni al suo datore di lavoro e produce il più grande sbaglio della storia: “Apud Athesim flumen”. Oggi questo fiume si chiama Adige. Quindi “presso il fiume Atisone” diventa “presso il fiume Adige”. Avevo detto che avrei parlato di una sola ipotesi, ma l’appetito vien mangiando.