Ancora un appuntamento di spessore nella stagione di Prosa al Ridotto del Teatro Comunale di Vicenza: si tratta di Antigone – interpretata dai giovanissimi talenti di PoEM | Potenziali Evocati Multimediali che il pubblico vicentino ha imparato a conoscere ed apprezzare nel Ciclo dei Classici al Teatro Olimpico del 2022 e 2023, regia di Gabriele Vacis – in programma al Ridotto venerdì 20 febbraio alle 20.45.
Antigone è tra i personaggi della tragedia classica che, ancora oggi riesce a parlare con forza alla nostra contemporaneità ed è da sempre l’emblema di una gioventù consapevole, assertiva e capace di opporsi al potere precostituito e ai compromessi. Gabriele Vacis, pur partendo dal testo di Sofocle e dalla storia che in esso è raccontata, mette in scena una fitta rete di rimandi alla storia di questo personaggio che attraversa tutti i tragici greci, alla ricerca della “sostanza pesante della fraternità”. Nel lavoro la coraggiosa principessa di Tebe, simbolo della lotta contro il potere autoritario e paladina della difesa dei diritti umani, diventa un’interpretazione corale: non un’unica protagonista ma una moltitudine di voci, quelle dei giovani attori che porranno a sé stessi e al pubblico questioni profonde e attualissime che arrivano da un passato lontano: c’è qualcosa per cui saremmo disposti a morire? E di conseguenza per cosa vale la pena vivere?
Lo spettacolo (2023), regia di Gabriele Vacis, scenofonia e ambienti di Roberto Tarasco, vede in scena Davide Antenucci, Andrea Caiazzo, Pietro Maccabei, Lucia Raffaella Mariani, Eva Meskhi, Erica Nava, Enrica Rebaudo, Edoardo Roti, Lorenzo Tombesi, Gabriele Valchera.
Antigone mette in scena uno dei personaggi femminili più importanti della storia del teatro attraverso due tragedie: Fenicie di Euripide e Antigone di Sofocle, perché conoscendo gli antefatti è possibile comprendere meglio le scelte della protagonista. Antigone nel corso dei secoli, dei millenni, è stata il simbolo della rivoluzione ma anche della conservazione più oscurantista. E questo sono i Classici, comprendono la cosa e il suo contrario, contengono i paradossi, sono specchi che riflettono gli sguardi di un’epoca. Lo spettacolo alterna brani di Euripide e di Sofocle a interventi pensati e scritti dagli attori e dalle attrici. Le questioni che pongono sono enormi. Si interrogano sul senso delle cose, sul futuro come promessa o come minaccia, e su come occupare il tempo che hanno a disposizione. C’è questo doppio sentimento che sto esplorando da un po’ di anni, un sentimento che prima generava in me un certo distacco dai nostri giovani. Mi sembrava che per loro fosse tutto dovuto. Poi invece mi sono accorto della complessità da cui erano attraversati e di cui erano portatori. Molti di loro, non tutti ovviamente, hanno una mostruosa fame di senso. Fame di obiettivi che li costringano a divorare il mondo. Fame di rischio. Con i nostri ragazzi ci lavoro da anni, solo su questo: che siano presenti, che siano consapevoli, che non sfuggano, che non si distraggano (dalle note di Gabriele Vacis).


