Un laico alla guida dell’Issr “Onisto”

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Leopoldo Sandonà è il nuovo direttore dell’Istituto Superiore di Scienze religiose A. Onisto di Vicenza. Lo ha nominato a metà luglio il gran cancelliere della Facoltà teologica del Triveneto il patriarca Francesco Moraglia, dopo che era stato indicato dal vescovo di Vicenza Pizziol scegliendo da una terna presentata dal collegio docenti. Il prof. Sandonà, uno dei pochi direttori laici a livello nazionale, sostituisce don Aldo Martin nominato rettore del Seminario vescovile.

L’Istituto Onisto conta circa 150 studenti, 25 docenti di cui un quarto laici. «In questi anni – ci dice il neodirettore – l’Istituto è cresciuto e si è consolidato grazie a un lavoro importante su alcuni fronti decisivi: dagli aspetti fiscali ai docenti stabili, dal trasloco alla segreteria. Ora anche la presenza di cinque docenti stabili (don Alessio dal Pozzolo e don Simone Zonato si aggiungono a don Aldo Martin, don Matteo Pasinato e Leopoldo Sandonà, ndr) rappresenta un consolidamento in più».

Con che spirito assume questa nuova responsabilità?

«Con lo spirito di quando si inizia una sfida che in questo caso è sia ecclesiale che professionale. Sono comunque fiducioso perché dopo gli anni dei Direttori precedenti, in cui si sono fatti carico da soli di impegni onerosi, oggi siamo cinque docenti stabili ed è possibile un’azione collegiale. Bisogna essere riconoscenti in particolare del lavoro imponente di questi anni ad opera di don Aldo Martin che ha messo a regime l’Istituto, in un tempo in cui altri invece venivano chiusi. È un risultato molto importante e non scontato».

Alla base di questo percorso c’è dunque una scelta strategica?

«La posizione del Vescovo, sempre attento ad accompagnare i processi in atto, è stata chiara e ha operato per la centralità dell’Istituto nella formazione teologico-culturale, visto che nel frattempo quello di Monte Berico è venuto meno e i seminaristi vanno a studiare a Padova. Anche l’ubicazione logistica dell’Istituto, all’interno di quello che sarà il nuovo centro pastorale, faciliterà con la vicinanza i rapporti con altre realtà della diocesi».

In questi anni il numero di laici che frequentano l’istituto è cresciuto. La nomina di un direttore laico è la naturale evoluzione di questa tendenza?

«Il fatto che ci sia un laico direttore è sicuramente anche una delle conseguenze di questo processo, ma più che questo sottolineerei soprattutto la complementarietà e la collaborazione sempre maggiore che c’è tra laici, consacrati e presbiteri».

Rispetto alle scelte future quali sono le sue idee?

«Ci sarà continuità con le scelte degli ultimi anni. Si proseguiranno le sinergie sviluppate con le realtà pastorali per una formazione a servizio della comunità ecclesiale (vedi il corso sulla “Evangelii Gaudium” dello scorso anno e che avrà una nuova proposta nel prossimo anno pastorale dal titolo “Eucarestia è missione), con le scuole di formazione teologica, con gli altri Istituti accademici della Facoltà Teologica del Triveneto e con le realtà culturali della Diocesi. Poi si tratterà insieme di valutare le scelte da compiere».

L’esperienza traumatica del lockdown lascia all’Istituto in eredità qualcosa che può essere tenuto?

«Vedo molto positivamente una didattica mista. Chiarito che l’esperienza comunitaria in presenza non è surrogabile, questo non impedisce alcune proposte a distanza. In tal senso l’approccio misto può essere una risorsa da tener presente. Questo, peraltro, è un modo per tener conto dei costi, per fare proprio l’appello ecologico della “Laudato si’”, per rendere la proposta più sostenibile, specie per chi viene da lontano».

L’istituto è l’unica realtà culturale di carattere accademico, di chiara matrice cristiana. Come potrà contribuire al dibattito culturale sul territorio?

«In questi anni ci sono state iniziative che hanno aperto l’Istituto alla città. L’idea è di proseguire in questa direzione sia in termini di conoscenza dell’Istituto che di dialogo con i diversi mondi. Bisogna poi ragionare anche con riferimento alle altre realtà culturali diocesane».

Cosa la preoccupa di più nell’assumere questa responsabilità?

«L’essere all’altezza delle aspettative che sento essere molte. Accanto a questo ci sono poi le questioni di bilancio che sono sempre molto presenti e rispetto alle quali non ci si può distrarre».

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