Roggia Seriola: studio sul percorso del torrente che nasce a Maddalene e percorre l’intero centro città

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Maddalene_sorgenti_Seriola
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Lo studio-ricerca sul percorso storico della Seriola non è stato facile perchè il suo principale servizio idraulico era colmare il fossato scavato innanzi alle mura in protezione della città, costruite intorno all’anno 1000. Molto topografi, nelle loro mappe e carteggi su Vicenza, fecero pochi riferimenti alla Seriola vuoi per il breve corso, o per la funzione tecnica del fossato lungo le mura che l’invenzione delle armi da fuoco rese inutile con tutta la muraglia medievale fatta di torri, fossati, ponti levatoi e punti doganali. Un altro utilizzo dell’acqua della Seriola era la forza motrice onde far ruotare macchine idrauliche per macinare il grano, pile per la brillatura del riso, per segherie a biella o per tintorie. A Vicenza, i mulini erano molto utilizzati ed eran quasi tutti di proprietà di nobili o del clero, i cui numerosi conventi utilizzavano l’acqua della Seriola ad uso domestico.
Esempi di questi mulini sono rimasti nella toponomastica, ad esempio:
Stradella dei Munari (Busa dei Munari). Fino a qualche anno fa vedeva la presenza di molino per la macinazione dei cereali, le cui ruote erano azionate dal Bacchiglione. Un industriale, tal Giovanni Casarotto, introdusse in tempi più recenti tecniche di produzione moderne.
Strada dei Molini. Sulla Strada di Saviabona percorsa dall’Astichello in un loco naturale ricco d’acqua e di vegetazione erano installati alcuni molino che servivano al canapificio del marchese Poi di Cavazzale.
Corte dei Molini. Breve vicolo sino alla muraglia su cui si affaccia il Bacchiglione. In questo sito vi erano numerose ruote di mulini alimentate dall’acqua del fiume. È accertato (vedi Giarolli) che il Vescovo di Vicenza Liudigerio, nel 1004 assegnò al Monastero di San Pietro (Abbadesse) come privilegio “un mulino sul fiume Astico (Astichello), accanto al ponte”.
Ogni traccia di queste installazioni è ora perduta

Quando le armi da fuoco resero inutile l’utilizzo del fossato circondante le mura, per la Seriola inizio un nuovo periodo, venendo principalmente impiegata per fornire energia idraulica a molti mulini della città.
Questa storia comincia il 16 Luglio 1444 con un’investitura rilasciata a favore di Padre Bartolomeo dei Provinciali (forse Gerolimini?) per l’utilizzo dell’acqua.
A partire dal 1750, cominciarono le diatribe per un corretto utilizzo delle acque che portò ad un intervento del Municipio e della Serenissima Repubblica che istituì l’Ufficio delle Raxon Vecie per dare una soluzione al problema che nessuno voleva risolvere sino alla costituzione dei primi Consorzi di Bonifica per le acque e il territorio a cui dovettero partecipare tutti per la salvaguardia del bacino idrico. Il 20 Luglio 1785, alcuni “opificanti” proprietari di mulini, cioè: i conti Trento, Checozzi, Valmarana, Cagnotto, “erigendosi arbitri assoluti dell’acqua per la Seriola fiorente si obbligavano di espurgare la tratta a comuni spese sino al ponte del Retrone; agli ultimi due utenti la residuante tratta dal Ponte Furo allo sbocco in Bacchiglione”.
Nel tempo, per diritti di successione o eredità, subentrarono: Bertolini (proprietario Missioni Estere) conte Salvi, Lampertico, De Tacchi, De Santi, Fortunato, i quali non avevano nessuna intenzione di rispettare gli accordi, dimenticando il preesistito Consorzio Acque Seriola.
Lo scolo così era caduto in abbandono, con problemi sanitari anche per la città, si era interrato, fatto limaccioso, convertito in una fonte di morbose esalazioni invece che di acque vive e salutari. I cittadini facevano continue lagnanze, così il Municipio, il 29 Settembre 1809, per disposizione del Prefetto, attivò un Consorzio Acque per provvedere agli emergenti bisogni, addebitando agli interessati le spese. L’intervento del Municipio suscitò opposizioni e contrarietà. Il Comune tentò di ricostituire il regolare Consorzio, ma non se ne fece nulla.

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