Il trasformismo in Italia, tra cibo e politica. Un’ autentica ricetta nazionale

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Se c’è un onnivoro per eccellenza forse è proprio l’uomo, che può cibarsi di ogni specie dai vegetali, agli insetti, ai mammiferi, fino a casi estremi di cannibalismo. Pur potendo mangiare di tutto l’uomo però, fin dall’antichità, sceglie di cosa cibarsi: ogni cultura infatti seleziona nella vasta gamma di alimenti potenzialmente disponibili quelli da includere nella propria alimentazione e quelli che invece sono tabù.

Questa scelta non corrisponde per forza a motivazioni di reperibilità o maggiore funzionalità degli alimenti, ogni cultura ha un suo modello alimentare in cui certe categorie di cibo sono approvate e desiderabili, certe altre invece sono rifiutate e provocano disgusto; le ragioni di queste scelte vanno cercate nella struttura sociale e gerarchica di ogni comunità e rimandano a precisi significati antropologici, psicologici e sociologici, in cui si è sempre intrisa la politica.

Il cibo e la simbologia politica contemporanea

Il cibo ha sempre avuto una valenza simbolica nella politica, dagli albori della civilta’ ai giorni nostri. “Datemi da mangiare bene e vi farò buona politica”, diceva LUIGI XIV. Nell’Italia repubblicana, chi non ricorda, l’attore Francesco Nuti, con il suo giochino tratto da Caruso Paskowsky, in pieno pentapartito che classificava i partiti associandoli ai salumi dove “la mortadella è comunista, il salame socialista, il prosciutto democristiano, la coppa liberale, le salsicce repubblicane, il prosciutto cotto è fascista…”

Un po’ di recente memoria storica ci permette di ricostruire famosi passaggi gastro – politici, come il patto delle sardine, con cui D’Alema (poi diventato produttore di vino) e Buttiglione convinsero Bossi a dare l’appoggio esterno al governo Dini. Le sardine, narrano le fantasie giornalistiche, erano l’unica cosa rimasta nel frigorifero del Senatùr. Niente di meglio per celebrare la (presunta) frugalità padana contro la Roma del magna magna. A testimonianza della valenza simbolica, e quindi spesso fallace, del connubio cibo – politica, si scoprì poi che la Lega era ampiamente dentro il magna magna che oggi si riassume in una cifra, 49 milioni, indebitamente estorti da Bossi e amici, ai cittadini italiani, da restituire in 70 anni, in comode rate a dispetto del più becero condono tombale.

Non possiamo tralasciare, in piena saturazione video, da master chef, il patto della crostata al risotto ai funghi di D’Alema con lo chef dei vip Vissani, l’olio della masseria di Di Pietro, la birra di Bersani, la bufala di Mastella, la mortadella di Prodi, i prodotti Eataly apprezzati da Renzi, le diete vegane e fruttariane dei grillini e via via fino alla pizza di Obama e alla cucina light e trendy di Michelle.

L’abbinamento cibo – politica sembra ormai un dato acquisito con tutto il senso un po’ vanaglorioso e costantemente populista presente in tutte le feste di partito, in cui sudaticci ed eccitati volontari stringono mani e abbondano in sorrisi al politico di turno per cui diventa obbligatorio da parte di quest’ultimo soffermarsi negli stand in cui si cucina. Dagli stand di partito alle feste del capo “Silvio” a base di piatti raffinati in cui il “piacere” era presente dentro e fuori il menù, fino ai drink estivi, sul bagnasciuga, del ex longobardo, Salvini.

Cibo e le raffigurazioni della politica nella nostra vita quotidiana

Questa metafora del cibo abbinato alla politica si conclude con una riflessione e una raffigurazione di una realtà socio culturale nazionale determinata. E’ da tempo immemorabile che c’è il detto “sei quello che mangi“. Che si potrebbe estendere in “sei dove mangi“. Le cronache politiche di questi giorni, dalla citazione “della politica dei due forni”, elaborata da Andreotti, al recentissimo “tonno pentastellato” rientrato nella scatola, made in Meloni, ci danno molti spunti per una riflessione, anche se sotto forma di un giochino estivo con la stessa attendibilità delle previsioni zodiacali.

Basti ricordare il “patto della carbonara“, siglato a suo tempo da 28 senatori della minoranza Pd, resistenti all’alieno Renzi, in una trattoria di qualità, ma non alla moda, in centro a Roma fino alla pizza, cibo nazional – popolare, consumata dopo Ferragosto dal “democratico” Zingaretti col “cittadino” Di Maio.

Una cena che oggi ha ratificato la nascita, con l’incarico bis a Conte, non solo di un quasi certo ed inedito governo “giallo-rosso” ma del nuovo “trasformismo” dell’era digitale, in cui uno vale …nessuno.

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Marco Spiandorello
Marco Spiandorello, 51 anni, padre di cinque figli, vive e risiede a Padova. Ha compiuto inizialmente gli studio professionali turistico alberghieri, completati con un percorso economico – giuridico ed umanistico nelle università di Perugia e Padova. Dopo giovanili esperienze lavorative nel settore alberghiero in Italia e all’estero, in particolare in Svizzera, e il servizio militare assolto ,ha iniziato l’attività imprenditoriale, giovanissimo, rilevando l’azienda di famiglia, una scuola di estetica di Padova. Contemporaneamente ha alternato esperienze lavorative, sempre in iItalia e all’estero, con l’insegnamento nella scuola pubblica e l’attività di cooperazione in Slovacchia e Romania. Nel 1994, dopo la partecipazione al concorso nazionale, viene immesso in ruolo dal Ministero della Pubblica Istruzione in qualità di docente di scuola superiore. L’insegnamento e l’esercizio della libera professione, oltre all’attività di impresa gli permettono di lavorare in diversi settori (formazione professionale ,industria turistica, pubblica amministrazione, PMI, Università, agroalimentare, sicurezza pubblica, lavoro, termalismo, agro ambiente, comunicazione pubblica, sociale ed immigrazione) in quasi tutte le regioni italiane, e in diversi paesi europei ed extraue (Spagna, Romania, Moldavia, Albania, Bielorussia, Ucraina e Senegal). Solo negli anni 2000 si approccia a tematiche completamente diverse dall’origine del suo itinerario personale, organizzando azioni, e progettando studi, dedicati a due ambiti cruciali della vita del nostro Paese: l’Immigrazione e la Sicurezza pubblica insieme allo Sviluppo economico del territorio. Le sue esperienze professionali hanno registrato numerose attività, occasionali, in qualità di organizzatore di eventi, missioni istituzionali e di cooperazione, oltre a diverse attività redazionali e giornalistiche a mezzo stampa e radiotelevisive. Ha maturato numerose esperienze politiche “dietro le quinte” collaborando con alcuni partiti ed amministratori locali e nazionali, dal 1987 al 2012. Dal 2011 al 2015 è stato amministratore della piu’ grande struttura formativa nazionale, accreditata nel settore del benessere (estetiste e parrucchiere), con più di 1000 allievi dislocati in quattro province del Veneto. Quest’ultima esperienza gli ha permesso di erogare attività di servizio pubblico per la Pubblica amministrazione (Regione Veneto formazione ) con la conseguente acquisizione di conoscenze e competenze nei sistemi di processo della progettazione. gestione, controllo e rendicontazione delle risorse pubbliche. Dal 2016 è rientrato a tempo pieno ad insegnare marketing e laboratorio enogastromico presso l’Istituto Alberghiero di Abano Terme.