Il “Coronavirus andaluso” del vicentino Mascarin “recluso” in Spagna: Cuarentena más severa en Conil que en Italia

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Maurizio Mascarin, il
Maurizio Mascarin, il "beato" in quarantena da Coronavirus a Conil de la Frontera

In questa mia rincorsa al recupero del racconto di come convivo, standone alla larga, col col Coronavirus… andaluso mentre il locale balbettante wi-fi mi fa da intralcio principale, eccovi il quarto, quinto e sesto giorno di una quarantena più severa a Conil de la Frontera che in Italia (más severa que en Italia).

Mercoledì 18, quarto giorno di quarantena. Raffiche di vento forte e assordante. Come un mese fa a Tarifa, quando mi son trovato dentro ad una tempesta di sabbia ed è intervenuta la protezione civile con i buldozer per portar fuori dalla sabbia le auto di una decina di turisti. “Tranquilli, aqui es normal. No preocuparse”.

Tramonto sul mare di Conil de la Frontera, foto di Maurizio Mascarin
Tramonto sul mare di Conil de la Frontera, foto di Maurizio Mascarin

Come allora, tanto è forte il vento di stamane che a fatica riesco ad uscire nel poggiolino. È il vento di Levante, e qui quando entra in azione non scherza proprio. Ho controllato il meteo andaluso e nella zona di Cadiz lo dà tra i 36 e i 67 nodi. Fa comunque un bel tepore, oltre i 22 gradi e il sole che sbatte sul pueblo blanco (città bianca), per l’effetto del riverbero, regala un biancore surreale, magico.

Ovviamente anche l’oceano oggi non è da meno. È muscolare, forte, cattivo come l’avevo visto nell’atlantico portoghese della Costa Vicentina. L’onda frequente, aggressiva pare estendersi e volare fin nel cielo, nascondendo quell’orizzonte che nei giorni di mare quieto qui è particolarmente nitido. Già, nonostante tutto mi godo il sollievo del mare. Tutto il resto è… noia

Giovedì 19, quinto giorno di quarantena

Conil de la Frontera deserta per il coronavirus, foto di Maurizio Mascarin
Conil de la Frontera deserta per il coronavirus, foto di Maurizio Mascarin

Il pueblo blanco di Conil de la Frontera è desolatamente vuoto. Oggi sono andato a far la spesa in un mini market che sta nel centro storico. In 600 metri di strada ho incontrato una sola persona, anzi due… sculture nel centro della piazza. Al minimarket si entra con guanti e mascherina uno per volta e c’è l’invito a prendere lo stretto necessario. Ammetto, con sorpresa, che gli andalusi sono molto disciplinati. Cercavo Amuchina, ho trovato un prodotto similare. Di proposito evito di andare in auto al Grande Centro commerciale. E poi Amazon funziona. In 24 ore mi son fatto spedire dall’Italia una igienica confezione di mascherine anti Coronavirus e un libro che in nessun’altra occasione avrei mai letto. Vi incuriosisco? Ma dai, da domani mi metterò a leggere, tanto per stare in tema, “Le mie prigioni” di Silvio Pelllico. Lui recluso in Laguna, io davanti all’Atlantico.

In Spagna la quarantena per l’emergenza Coronavirus è severa più che in Italia. Almeno così mi sembra di capire. Qui non si può andare in due a far la spesa, ad esempio. E non si può nemmeno viaggiare in auto in coppia. Vietato, ovviamente, fare jogging in spiaggia e in qualsiasi altro luogo. Sono le 13.20 e sono sintonizzato su una radio italiana. Avverte che le misure adottate dal nostro Paese dovranno essere gestite con maggior rigore. Vi dico che in Spagna è già così. Gli spagnoli, sotto questo aspetto, si dimostrano dei bravi soldatini, non sgarrano le ordinanze. Ammetto, non me lo aspettavo. Chapeau.

Venerdì 20, sesto giorno di quarantena. E alla fine sono andato in farmacia ad acquistare una confezione di Valeriana. La dottoressa della Farmacia Central, che sta in plaza Juan Pedro Gomez, è una piacente quarantenne molto gentile. Già mi aveva visto qualche settimana fa acquistare un solare protezione 50 e ho avuto la netta impressione che se lo ricordasse per via del mio stentato spagnolo. Stavolta sono andato preparato: “Algo par sentirse comodo”, qualcosa per sentirsi tranquillo. E sussurrando “no se preocupe” mi ha consigliato la classica Valeriana.

Vento sul mare, foto di Maurizio Mascarin
Vento sul mare, foto di Maurizio Mascarin

Ore 13.30. La palma che sta davanti al poggiolino di casa anche oggi è spettinata dal Levante. Non è una palma qualsiasi. È la palma che, dall’inizio di questa “detenzione”, ho adottato. E lei ne sembra felice. Si direbbe che ha accettato la mia richiesta di amicizia; ho la piacevole sensazione che voglia avere cura di me, ed in questa solitudine, in questa assenza di libertà (non solo di movimento) la cosa mi conforta. Si sa ancora poco del linguaggio delle piante, ma questa elegante signora sembra aver capito che la osservo, che le parlo, che mi confido con lei.

Alla prossima puntata, qui tutte

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