Vicenza città murata: le porte cittadine e i loro segreti. Parte 3

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PORTA SAN LORENZO

Entrando da Porta Santa Croce e proseguendo per la Strada dei Carmini, ora Corso Fogazzaro, all’incrocio con Motton San Lorenzo era ubicata una porta detta di San Lorenzo, della primaria cinta medioevale non si conosce la data di costruzione o demolizione.

PORTA CASTELLO

E’ la più antica tra le porte ancora visibili.
Risale al periodo precedente il 1200. Aveva il fossato e il ponte levatoio. Il sito aveva molta importanza per la difesa della città perché era la strada principale da Verona e il Brennero, da dove venivano prevalentemente le orde barbariche. Notevoli i lavori eseguiti dai Da Romano (Ezzelino) quando furono Signori della città. La piazza con il Castello era anche detta di San Savino per la presenza di una chiesa ubicata nelle vicinanze o anche Piazza dei Buoi perché vi si teneva il mercato degli animali.
Notevoli gli ammodernamenti eseguiti dagli Scaligeri nel 1340 con il poderoso torrione, restaurato nel 1507 ad opera della Serenissima Repubblica minacciata dalla Lega di Cambrai.

LA ROCCHETTA 1365

La rocca eretta dagli Scaligeri nel 1365 faceva parte delle nuove costruzioni murarie a difesa della città, in linea con Porta Nuova al Giardino Salvi e Porta Santa Croce, contribuiva alla difesa di San Felice. Sappiamo che nel 1338 Vivaro da Vivari, detto il Guercio, assaltò la città e la prese ma fu riconquistata subito dopo da Mastino della Scala che cinse di mura la Rocca detta Rocchetta, eresse Porta Nuova e trasformò il campanile di San Felice in una Torre di difesa (come la Torre Bissara).
Il manufatto nel 1848 fu utilizzato come polveriera nella difesa del X Giugno, su alcuni mattoni rossi è stata incisa la data 1848.
Attualmente della Rocchetta esistono alcuni ruderi, una folta vegetazione rende ancor più malinconica la storia cittadina. La casa del Boja è stata manomessa ed è ancora senza tetto a causa di un parziale restauro mal riuscito ed incompleto. Nel 1961 l’architetto Pavan presentò un progetto di restauro con significativo recupero di tutta l’area, ma non se ne fece niente.

Arco della Rocchetta
Non è una porta Medioevale ma semplicemente una apertura per congiungere Via Bonollo, appena inaugurata con il Quartiere di San Felice detto di Vicenza Nova fuori le mura.
L’apertura, deliberata l’11 ottobre 1924, ha un arco a volta a tutto sesto, con due aperture ai lati per il passaggio pedonale.
Era stata progettata anche come ricevitoria del dazio, vedi Porta San Bortolo, ma non se ne fece nulla. A ricordo della delibera l’Amministrazione del tempo fece murare la lapide. Questo arco è anche chiamato erroneamente Porta Nova.

PORTA DEL GUANTO

Il nome Porta di Mezzo o meglio del Guanto, secondo alcune interpretazioni deriva da “Guarentum” che avrebbe il significato di rocca, torre, ivi nel 1230 il Podestà Filippo Zugliani, veneziano, fece costruire a protezione del Pra’ della Valle. La porta comunque permetteva la continuità stradale verso il basso vicentino, il Porto del Sale in Borgo Berga e la strada Berica detta della Riviera.

PORTA SAN BARTOLAMIO – SAN BORTOLO 1435

Progettata dal Doge Francesco Foscari della Serenissima Repubblica pochi anni dopo l’adesione di Vicenza a Venezia.
La Porta San Bortolo è citata più volte in quanto vicina al Civico
Ospedale. Nel tempo è stata manomessa da ambo i lati per lasciare spazio alle auto che entravano in città. La porta aveva un ponte levatoio e una torre da difesa, è ancora visibile la Piazza d’armi. Restaurata dagli alpini dell’ ANA, faceva parte del complesso difensivo di Porta Santa Croce lungo Viale d’Alviano. Era l’ingresso nord est della città. La porta ha lo stesso toponimo e trae origini dalla chiesa con monastero dedicata a San Bortolo.

Riporta lo storico Pagliarino:
nel 1217 fu fondata la chiesa di San Bartolomeo nel Borgo di Pusterla, in quel monastero abitavano alcuni frati vestiti di vesti bianche e alquante monache dell’Ordine di San Marco di Mantova.
Nel 1230 la fabbrica della chiesa fu terminata, ne entrò in possesso la Confraternita dei secolari con a capo Padre Danioto, ma poco dopo essa fu concessa ai Canonici di San Marco di Mantova che avevano pure la chiesa in Contrà San Tommaso dedicata a San Giovanni Battista. In questo monastero coabitavano monaci e monache sino al 1425 quando, per giuste cause, fu ordinato che tutte le monache di San Bortolamio “abitassero in latro loco distinto”.
Nel 1446 la chiesa e il Monastero passarono ai Canonici Regolari
Lateranensi che vi restarono sino al 1771 dopo aver abbellito la chiesa con molte opere d’arte di Bartolomeo Montagna, Cima Da Conegliano, Buonconsiglio ed altri eccellenti pittori.
Nel 1775 il monastero fu soppresso per riduzione del numero dei frati, vi fu trasferito l’Ospedale di Sant’Antonio Abbate, per il trasferimento furono pagati 8000 ducati.
Il complesso divenne poi Ospedale Civile di Vicenza.

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